{"id":359,"date":"2016-01-20T10:52:48","date_gmt":"2016-01-20T09:52:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oasicana.it\/legame-tra-innocenza-originaria-e-redenzione-operata-da-cristo-26-settembre-1979\/"},"modified":"2026-07-27T11:56:23","modified_gmt":"2026-07-27T09:56:23","slug":"legame-tra-innocenza-originaria-e-redenzione-operata-da-cristo-26-settembre-1979","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oasicana.it\/fr\/legame-tra-innocenza-originaria-e-redenzione-operata-da-cristo-26-settembre-1979\/","title":{"rendered":"Lien entre innocence originelle et r\u00e9demption op\u00e9r\u00e9e par le Christ (26 septembre 1979)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\" align=\"center\"><b><i>AUDIENCE G\u00c9N\u00c9RALE \u2013\u00a0<\/i><\/b><i>Mercoled\u00ec, 26 Settembre 1979 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Cristo, rispondendo alla domanda sull\u2019unit\u00e0 e indissolubilit\u00e0 del matrimonio, si \u00e8 richiamato a ci\u00f2 che sul tema del matrimonio \u00e8 stato scritto nel Libro della Genesi. Nelle due precedenti nostre riflessioni abbiamo sottoposto ad analisi sia il cosiddetto testo elohista (<i>Janv.<\/i> 1), sia quello jahvista (<i>Janv.<\/i> 2). Oggi desideriamo trarre da queste analisi alcune conclusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando Cristo si riferisce al \u201cprincipio\u201d, chiede ai suoi interlocutori di superare, in un certo senso, il confine che, nel Libro della Genesi, passa tra lo stato di innocenza originaria e quello di peccaminosit\u00e0, iniziato con la caduta originale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Simbolicamente si pu\u00f2 legare questo confine con l\u2019albero della conoscenza del bene e del male, che nel testo jahvista delimita due situazioni diametralmente opposte: la situazione dell\u2019innocenza originaria e quella del peccato originale. Queste situazioni hanno una propria dimensione nell\u2019uomo, nel suo intimo, nella sua conoscenza, coscienza, scelta e decisione, e tutto ci\u00f2 in rapporto a Dio Creatore che, nel testo jahvista (<i>Janv.<\/i> 2-3), \u00e8, al tempo stesso, il Dio dell\u2019alleanza, della pi\u00f9 antica alleanza del Creatore con la sua creatura, cio\u00e8 con l\u2019uomo. L\u2019albero della conoscenza del bene e del male, come espressione e simbolo dell\u2019alleanza con Dio infranta nel cuore dell\u2019uomo, delimita e contrappone due situazioni e due stati diametralmente opposti: quello dell\u2019innocenza originaria e quello del peccato originale, e insieme della peccaminosit\u00e0 ereditaria dell\u2019uomo che ne deriva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia le parole di Cristo, che si riferiscono al \u201cprincipio\u201d, ci permettono di trovare nell\u2019uomo una continuit\u00e0 essenziale e un legame fra questi due diversi stati o dimensioni dell\u2019essere umano. Lo stato di peccato fa parte dell\u2019\u201cuomo storico\u201d, sia di colui del quale leggiamo in Matteo 19 cio\u00e8 dell\u2019interlocutore di Cristo d\u2019allora, sia pure di ogni altro potenziale o attuale interlocutore di tutti i tempi della storia, e quindi, naturalmente, anche dell\u2019uomo di oggi. Quello stato per\u00f2 \u2013 lo stato \u201cstorico\u201d, appunto \u2013 in ogni uomo, senza alcuna eccezione, affonda le radici nella sua propria \u201cpreistoria\u201d teologica, che \u00e8 lo stato dell\u2019innocenza originaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. Non si tratta qui di sola dialettica. Le leggi del conoscere rispondono a quelle dell\u2019essere. \u00c8 impossibile capire lo stato della peccaminosit\u00e0 \u201cstorica\u201d, senza riferirsi o richiamarsi (e Cristo infatti vi si richiama) allo stato di originaria (in un certo senso \u201cpreistorica\u201d) e fondamentale innocenza. Il sorgere quindi della peccaminosit\u00e0 come stato, come dimensione della esistenza umana \u00e8, sin dagli inizi, in rapporto con questa reale innocenza dell\u2019uomo come stato originario e fondamentale, come dimensione dell\u2019essere creato \u201ca immagine di Dio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E cos\u00ec avviene non soltanto per il primo uomo, maschio e femmina quali \u201cdramatis personae\u201d e protagonisti delle vicende descritte nel testo jahvista dei capitoli 2 e 3 della Genesi, ma anche per l\u2019intero percorso storico dell\u2019esistenza umana. L\u2019uomo storico \u00e8 dunque, per cos\u00ec dire, radicato nella sua preistoria teologica rivelata; e perci\u00f2 ogni punto della sua peccaminosit\u00e0 storica si spiega (sia per l\u2019anima che per il corpo) col riferimento all\u2019innocenza originaria. Si pu\u00f2 dire che questo riferimento \u00e8 \u201ccoeredit\u00e0\u201d del peccato, e proprio del peccato originale. Se questo peccato significa, in ogni uomo storico, uno stato di grazia perduta, allora esso comporta pure un riferimento a quella grazia, che era precisamente la grazia dell\u2019innocenza originaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. Quando Cristo, secondo il capitolo 19 di Matteo, si richiama al \u201cprincipio\u201d, con questa espressione egli non indica soltanto lo stato di innocenza originaria quale orizzonte perduto dell\u2019esistenza umana nella storia. Alle parole, che egli pronunzia proprio con la sua bocca, abbiamo il diritto di attribuire contemporaneamente tutta l\u2019eloquenza del mistero della redenzione. Infatti gi\u00e0 nell\u2019ambito dello stesso jahvista di Genesi 2 e 3, siamo testimoni di quando l\u2019uomo, maschio e femmina, dopo aver rotto l\u2019alleanza originaria col suo Creatore, riceve la prima promessa di redenzione nelle parole del cosiddetto Protoevangelo in Genesi 3,15 (Gi\u00e0 la traduzione greca dell\u2019Antico Testamento, quella dei Settanta, risalente circa al II secolo a. C. interpreta Genesi 3,15 nel senso messianico, applicando il pronome maschile \u201caut\u00f2s\u201d in riferimento al sostantivo neutro greco \u201csperma\u201d [\u201csemen\u201d nella Volgata]. La traduzione giudaica continua questa interpretazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esegesi cristiana, cominciando da Sant\u2019Ireneo [<i>Adversus haereses<\/i>, III, 23,7] vede questo testo come protoevangelo, che preannunzia la vittoria su Satana riportata da Ges\u00f9 Cristo. Sebbene negli ultimi secoli gli studiosi della Sacra Scrittura abbiano diversamente interpretato questa pericope, ed alcuni di essi contestino l\u2019interpretazione messianica, tuttavia negli ultimi tempi si ritorna ad essa sotto un aspetto un po\u2019 diverso. L\u2019autore jahvista unisce infatti la preistoria con la storia di Israele, che raggiunge il suo vertice nella dinastia messianica di Davide, la quale porter\u00e0 a compimento le promesse di Genesi 3,15 [cf. 2<i>Sam<\/i> 7,12]. Il Nuovo Testamento ha illustrato il compimento della promessa nella stessa prospettiva messianica: Ges\u00f9 \u00e8 Messia, discendente di Davide [<i>Rm<\/i> 1,3; 2<i>Tm<\/i> 2,8], nato da donna [<i>Gal<\/i> 4,4], nuovo Adamo-Davide [1<i>Cor<\/i> 15], che deve regnare \u201cfinch\u00e9 non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi\u201d [1<i>Cor<\/i> 15,25] E infine [<i>Ap<\/i> 12,1-10] presenta il compimento finale della profezia di Genesi 3,15, che pur non essendo un chiaro e immediato annunzio di Ges\u00f9, come Messia di Israele, conduce tuttavia a Lui attraverso la tradizione regale e messianica che unisce l\u2019Antico e il Nuovo Testamento), e comincia a vivere nella prospettiva teologica della redenzione. Cos\u00ec dunque l\u2019uomo \u201cstorico\u201d sia l\u2019interlocutore di Cristo, di quel tempo, di cui parla Matteo 19, sia l\u2019uomo di oggi partecipa a questa prospettiva. Egli partecipa non soltanto alla storia della peccaminosit\u00e0 umana, come un soggetto ereditario e nello stesso tempo personale e irrepetibile di questa storia, ma partecipa pure alla storia della salvezza, anche qui come suo soggetto e concreatore. Egli \u00e8 quindi non soltanto chiuso a causa della sua peccaminosit\u00e0, riguardo all\u2019innocenza originaria, ma \u00e8 contemporaneamente aperto verso il mistero della redenzione, che si \u00e8 compiuta in Cristo e attraverso Cristo. Paolo, autore della lettera ai Romani, esprime questa prospettiva della redenzione nella quale vive l\u2019uomo \u201cstorico\u201d, quando scrive: \u201c\u2026anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando\u2026 la redenzione del nostro corpo\u201d (<i>Rm<\/i> 8,23). Non possiamo perdere di vista questa prospettiva mentre seguiamo le parole di Cristo che, nel suo colloquio sull\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio, fa ricorso al \u201cprincipio\u201d. Se quel \u201cprincipio\u201d indicasse solo la creazione dell\u2019uomo come \u201cmaschio e femmina\u201d, se \u2013 come gi\u00e0 abbiamo accennato \u2013 conducesse gli interlocutori solo attraverso il confine dello stato di peccato dell\u2019uomo fino all\u2019innocenza originaria, e non aprisse contemporaneamente la prospettiva di una \u201credenzione del corpo\u201d la risposta di Cristo non sarebbe affatto intesa in modo adeguato. Proprio questa prospettiva della redenzione del corpo garantisce la continuit\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 tra lo stato ereditario del peccato dell\u2019uomo e la sua innocenza originaria, sebbene questa innocenza sia stata storicamente da lui perduta in modo irrimediabile. \u00c8 anche evidente che Cristo ha il massimo diritto di rispondere alla domanda postagli dai dottori della Legge e dell\u2019alleanza (come leggiamo in Matteo 19 e in Marco 10), nella prospettiva della redenzione sulla quale poggia l\u2019alleanza stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. Se nel contesto sostanzialmente cos\u00ec delineato della teologia dell\u2019uomo-corpo pensiamo al metodo delle analisi ulteriori circa la rivelazione del \u201cprincipio\u201d, in cui \u00e8 essenziale il riferimento ai primi capitoli del Libro della Genesi, dobbiamo subito rivolgere la nostra attenzione ad un fattore che \u00e8 particolarmente importante per l\u2019interpretazione teologica: importante perch\u00e9 consiste nel rapporto tra rivelazione ed esperienza. Nell\u2019interpretazione della rivelazione circa l\u2019uomo, e soprattutto circa il corpo, per ragioni comprensibili dobbiamo riferirci all\u2019esperienza, poich\u00e9 l\u2019uomo-corpo viene percepito da noi soprattutto nell\u2019esperienza. Alla luce delle menzionate considerazioni fondamentali, abbiamo il pieno diritto di nutrire la convinzione che questa nostra esperienza \u201cstorica\u201d deve, in un certo modo, fermarsi alle soglie dell\u2019innocenza originaria dell\u2019uomo, poich\u00e9 nei suoi confronti rimane inadeguata. Tuttavia alla luce delle stesse considerazioni introduttive, dobbiamo arrivare alla convinzione che la nostra esperienza umana \u00e8, in questo caso, un mezzo in qualche modo legittimo per l\u2019interpretazione teologica, ed \u00e8, in un certo senso, un indispensabile punto di riferimento, al quale dobbiamo richiamarci nell\u2019interpretazione del \u201cprincipio\u201d. L\u2019analisi pi\u00f9 particolareggiata del testo ci permetter\u00e0 di averne una visione pi\u00f9 chiara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5. Sembra che le parole della lettera ai Romani 8,23, or ora citata, rendano nel modo migliore l\u2019orientamento delle nostre ricerche incentrate sulla rivelazione di quel \u201cprincipio\u201d, al quale si \u00e8 riferito Cristo nel suo colloquio sull\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio (<i>Mt<\/i> 19; <i>Mc<\/i> 10). Tutte le successive analisi che a questo proposito saranno fatte in base ai primi capitoli della Genesi, rifletteranno quasi necessariamente la verit\u00e0 delle parole paoline: \u201cNoi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando\u2026 la redenzione del nostro corpo\u201d. Se ci mettiamo in questa posizione \u2013 cos\u00ec profondamente concorde con l\u2019esperienza (Parlando qui del rapporto tra l\u2019\u201cesperienza\u201d e la \u201crivelazione\u201d, anzi di una sorprendente convergenza tra loro, vogliamo soltanto constatare che l\u2019uomo, nel suo attuale stato dell\u2019esistere nel corpo, sperimenta molteplici limiti, sofferenze, passioni, debolezze ed infine la morte stessa, i quali, in pari tempo, riferiscono questo suo esistere nel corpo ad un altro e diverso stato o dimensione. Quando San Paolo scrive della \u201credenzione del corpo\u201d, parla con il linguaggio della rivelazione; l\u2019esperienza infatti non \u00e8 in grado di cogliere questo contenuto, l\u2019autore della Lettera ai Romani, 8,23 riprende tutto ci\u00f2 che tanto a lui quanto, in certo modo, ad ogni uomo [indipendentemente dal suo rapporto con la rivelazione] \u00e8 offerto attraverso l\u2019esperienza dell\u2019esistenza umana, che \u00e8 un\u2019esistenza nel corpo. Abbiamo quindi il diritto di parlare del rapporto tra l\u2019esperienza e la rivelazione, anzi abbiamo il diritto di porre il problema della loro reciproca relazione, anche se per molti tra l\u2019una e l\u2019altra passa una linea di totale antitesi e di radicale antinomia. Questa linea, a loro parere, deve senz\u2019altro essere tracciata tra la fede e la scienza, tra la teologia e la filosofia. Nel formulare tale punto di vista, vengono presi in considerazione piuttosto concetti astratti che non l\u2019uomo quale soggetto vivo.) \u2013 il \u201cprincipio\u201d deve parlarci con la grande ricchezza di luce che proviene dalla rivelazione, alla quale desidera rispondere soprattutto la teologia. Il seguito delle analisi ci spiegher\u00e0 perch\u00e9 e in quale senso questa deve essere teologia del corpo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UDIENZA GENERALE &#8211;\u00a0Mercoled\u00ec, 26 Settembre 1979 1. 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