{"id":356,"date":"2016-01-20T23:28:33","date_gmt":"2016-01-20T22:28:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oasicana.it\/nella-definizione-stessa-delluomo-lalternativa-tra-morte-ed-immortalita-31-ottobre-1979\/"},"modified":"2026-07-27T11:56:23","modified_gmt":"2026-07-27T09:56:23","slug":"nella-definizione-stessa-delluomo-lalternativa-tra-morte-ed-immortalita-31-ottobre-1979","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oasicana.it\/es\/nella-definizione-stessa-delluomo-lalternativa-tra-morte-ed-immortalita-31-ottobre-1979\/","title":{"rendered":"En la definici\u00f3n misma del hombre, la alternativa entre muerte e inmortalidad (31 de octubre de 1979)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><b><i>AUDIENCIA GENERAL  \u2013<\/i><\/b><i>Mercoled\u00ec, 31 Ottobre 1979 <\/i><b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Ci conviene ritornare oggi ancora una volta sul significato della solitudine originaria dell\u2019uomo, che emerge soprattutto dall\u2019analisi del cosiddetto testo jahvista di Genesi 2. Il testo biblico ci permette, come gi\u00e0 abbiamo constatato nelle precedenti riflessioni, di mettere in rilievo non soltanto la coscienza del corpo umano (l\u2019uomo \u00e8 creato nel mondo visibile come \u201ccorpo tra i corpi\u201d), ma anche quella del suo significato proprio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tenendo conto della grande concisione del testo biblico, non si pu\u00f2, senz\u2019altro, ampliare troppo questa implicazione. \u00c8 per\u00f2 certo che tocchiamo qui il problema centrale dell\u2019antropologia. La coscienza del corpo sembra identificarsi in questo caso con la scoperta della complessit\u00e0 della propria struttura che, in base a un\u2019antropologia filosofica, consiste, in definitiva, nel rapporto tra anima e corpo. Il racconto jahvista col proprio linguaggio (cio\u00e8 con la sua propria terminologia) lo esprime dicendo: \u201cIl Signore Dio plasm\u00f2 l\u2019uomo con polvere del suolo e soffi\u00f2 nelle sue narici un alito di vita e l\u2019uomo divenne un essere vivente\u201d (<i>Ene<\/i> 2,7). E proprio quest\u2019uomo, \u201cessere vivente\u201d, si distingue in continuazione da tutti gli altri esseri viventi del mondo visibile. La premessa di questo distinguersi dell\u2019uomo \u00e8 proprio il fatto che solo lui \u00e8 capace di \u201ccoltivare la terra\u201d (cf. <i>Ene<\/i> 2,5) e di \u201csoggiogarla\u201d (cf. <i>Ene<\/i> 1,28). Si pu\u00f2 dire che la consapevolezza della \u201csuperiorit\u00e0\u201d, iscritta nella definizione di umanit\u00e0, nasce fin dall\u2019inizio in base a una prassi o comportamento tipicamente umano. Questa consapevolezza porta con s\u00e9 una particolare percezione del significato del proprio corpo, la quale emerge appunto dal fatto che sta all\u2019uomo \u201ccoltivare la terra\u201d e \u201cassoggettarla\u201d. Tutto ci\u00f2 sarebbe impossibile senza un\u2019intuizione tipicamente umana del significato del proprio corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. Sembra quindi che occorra parlare innanzitutto di questo aspetto, piuttosto che del problema della complessit\u00e0 antropologica in senso metafisico. Se l\u2019originaria descrizione della coscienza umana, riportata dal testo jahvista, comprende nell\u2019insieme del racconto anche il corpo, se essa racchiude quasi la prima testimonianza della scoperta della propria corporeit\u00e0 (e perfino, come \u00e8 stato detto, la percezione del significato del proprio corpo), tutto ci\u00f2 si rivela non in base a una qualche primordiale analisi metafisica, ma in base a una concreta soggettivit\u00e0 dell\u2019uomo abbastanza chiara. L\u2019uomo \u00e8 un soggetto non soltanto per la sua autocoscienza e autodeterminazione, ma anche in base al proprio corpo. La struttura di questo corpo \u00e8 tale da permettergli di essere l\u2019autore di un\u2019attivit\u00e0 prettamente umana. In questa attivit\u00e0 il corpo esprime la persona. Esso \u00e8 quindi, in tutta la sua materialit\u00e0 (\u201cplasm\u00f2 l\u2019uomo con polvere del suolo\u201d), quasi penetrabile e trasparente, in modo da rendere chiaro chi sia l\u2019uomo (e chi dovrebbe essere) grazie alla struttura della sua coscienza e della sua autodeterminazione. Su questo poggia la fondamentale percezione del significato del proprio corpo, che non si pu\u00f2 non scoprire analizzando la solitudine originaria dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. Ed ecco che, con tale fondamentale comprensione del significato del proprio corpo, l\u2019uomo, quale soggetto dell\u2019antica alleanza col Creatore, viene posto dinanzi al mistero dell\u2019albero della conoscenza. \u201cTu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell\u2019albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perch\u00e9, quando tu ne mangiassi certamente moriresti\u201d (<i>Ene<\/i> 2,16-17). L\u2019originario significato della solitudine dell\u2019uomo si basa sull\u2019esperienza dell\u2019esistenza ottenuta dal Creatore. Tale esistenza umana \u00e8 caratterizzata appunto dalla soggettivit\u00e0, che comprende pure il significato del corpo. Ma l\u2019uomo, il quale nella sua coscienza originaria conosce esclusivamente l\u2019esperienza dell\u2019esistere e quindi della vita, avrebbe potuto capire che cosa significasse la parola \u201cmorirai\u201d? Sarebbe stato egli capace di giungere a comprendere il senso di questa parola attraverso la complessa struttura della vita, datagli quando \u201cil Signore Dio\u2026 soffi\u00f2 nelle sue narici un alito di vita\u2026\u201d? Bisogna ammettere che questa parola, completamente nuova, sia apparsa sull\u2019orizzonte della coscienza dell\u2019uomo senza che egli ne abbia mai sperimentato la realt\u00e0, e che nello stesso tempo questa parola sia apparsa davanti a lui come una radicale antitesi di tutto ci\u00f2 di cui l\u2019uomo era stato dotato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uomo udiva per la prima volta la parola \u201cmorirai\u201d, senza avere con essa alcuna familiarit\u00e0 nell\u2019esperienza fatta fino ad allora; ma d\u2019altra parte non poteva non associare il significato della morte a quella dimensione di vita di cui aveva fino ad allora fruito. Le parole di Dio-Jahv\u00e8 rivolte all\u2019uomo confermavano una dipendenza nell\u2019esistere, tale da fare dell\u2019uomo un essere limitato e, per sua natura, suscettibile di non-esistenza. Queste parole posero il problema della morte in modo condizionale: \u201cQuando tu ne mangiassi\u2026 moriresti\u201d. L\u2019uomo, che aveva udito tali parole, doveva ritrovarne la verit\u00e0 nella stessa struttura interiore della propria solitudine. E, in definitiva, dipendeva da lui, dalla sua decisione e libera scelta, se con la solitudine fosse entrato anche nel cerchio dell\u2019antitesi rivelatagli dal Creatore, insieme all\u2019albero della conoscenza del bene e del male, e avesse cos\u00ec fatto propria l\u2019esperienza del morire e della morte. Ascoltando le parole di Dio-Jahv\u00e8, l\u2019uomo avrebbe dovuto capire che l\u2019albero della conoscenza aveva messo le radici non soltanto nel \u201cgiardino in Eden\u201d, ma anche nella sua umanit\u00e0. Egli, inoltre, avrebbe dovuto capire che quell\u2019albero misterioso nascondeva in s\u00e9 una dimensione di solitudine, fino ad allora sconosciuta, della quale il Creatore lo aveva dotato in mezzo al mondo degli esseri viventi, ai quali lui, l\u2019uomo \u2013 dinanzi allo stesso Creatore \u2013 aveva \u201cimposto nomi\u201d, per giungere a comprendere che nessuno di loro gli era simile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. Quando dunque il fondamentale significato del suo corpo era gi\u00e0 stato stabilito attraverso la distinzione dal resto delle creature, quando per ci\u00f2 stesso era divenuto evidente che l\u2019\u201cinvisibile\u201d determina l\u2019uomo pi\u00f9 che il \u201cvisibile\u201d, allora dinanzi a lui si \u00e8 presentata l\u2019alternativa collegata strettamente e direttamente da Dio-Jahv\u00e8 all\u2019albero della conoscenza del bene e del male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019alternativa tra la morte e l\u2019immortalit\u00e0, che emerge da Genesi 2,17, va oltre il significato essenziale del corpo dell\u2019uomo, in quanto coglie il significato escatologico non soltanto del corpo, ma dell\u2019umanit\u00e0 stessa, distinta da tutti gli esseri viventi, dai \u201ccorpi\u201d. Questa alternativa riguarda per\u00f2 in un modo del tutto particolare il corpo creato dalla \u201cpolvere dei suolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per non prolungare di pi\u00f9 questa analisi, ci limitiamo a constatare che l\u2019alternativa tra la morte e l\u2019immortalit\u00e0 entra, sin dall\u2019inizio, nella definizione dell\u2019uomo e che appartiene \u201cda principio\u201d al significato della sua solitudine di fronte a Dio stesso. Questo originario significato di solitudine, permeato dall\u2019alternativa tra morte e immortalit\u00e0, ha anche un significato fondamentale per tutta la teologia del corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questa constatazione concludiamo per ora le nostre riflessioni sul significato della solitudine originaria dell\u2019uomo. Tale constatazione, che emerge in modo chiaro e incisivo dai testi del Libro della Genesi, induce anche a riflettere tanto sui testi quanto sull\u2019uomo, il quale ha forse troppo scarsa coscienza della verit\u00e0 che lo riguarda, e che \u00e8 racchiusa gi\u00e0 nei primi capitoli della Bibbia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UDIENZA GENERALE \u00a0&#8211;\u00a0Mercoled\u00ec, 31 Ottobre 1979 \u00a0 1. Ci conviene ritornare oggi ancora una volta sul significato della solitudine originaria dell\u2019uomo, che emerge soprattutto dall\u2019analisi del cosiddetto testo jahvista di Genesi 2. 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