{"id":341,"date":"2016-01-21T23:06:16","date_gmt":"2016-01-21T22:06:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oasicana.it\/il-ciclo-della-conoscenza-generazione-e-la-prospettiva-della-morte\/"},"modified":"2026-07-27T11:56:23","modified_gmt":"2026-07-27T09:56:23","slug":"il-ciclo-della-conoscenza-generazione-e-la-prospettiva-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oasicana.it\/es\/il-ciclo-della-conoscenza-generazione-e-la-prospettiva-della-morte\/","title":{"rendered":"El ciclo del conocimiento-generaci\u00f3n y la perspectiva de la muerte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><b><i>AUDIENCIA GENERAL  \u2013<\/i><\/b><i>Mercoled\u00ec, 26 Marzo 1980<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Si avvia verso la fine il ciclo di riflessioni con cui abbiamo cercato di seguire il richiamo di Cristo trasmessoci da Matteo (<i>Mt<\/i> 19,3-9) e da Marco (<i>Mc<\/i> 10,1-12): \u201cNon avete letto che il Creatore da principio li cre\u00f2 maschio e femmina e disse: \u201cPer questo l\u2019uomo lascer\u00e0 suo padre e sua madre e si unir\u00e0 a sua moglie e i due saranno una carne sola?\u201d\u201d (<i>Mt<\/i> 19,4-5). L\u2019unione coniugale, nel Libro della Genesi, \u00e8 definita come \u201cconoscenza\u201d: \u201cAdamo si un\u00ec a Eva, sua moglie, la quale concep\u00ec e partor\u00ec\u2026 e disse: \u201cHo acquistato un uomo dal Signore\u201d\u201d (<i>Ene<\/i> 4,1). Abbiamo cercato gi\u00e0 nelle nostre precedenti meditazioni di far luce sul contenuto di quella \u201cconoscenza\u201d biblica. Con essa l\u2019uomo, maschio-femmina, non soltanto impone il proprio nome, come ha fatto imponendo i nomi agli altri esseri viventi (<i>animalia<\/i>) prendendone cos\u00ec possesso, ma \u201cconosce\u201d nel senso di Genesi 4,1 (e di altri passi della Bibbia), e cio\u00e8 realizza ci\u00f2 che il nome \u201cuomo\u201d esprime: realizza l\u2019umanit\u00e0 nel nuovo uomo generato. In certo senso, quindi, realizza se stesso, cio\u00e8 l\u2019uomo-persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. In questo modo, si chiude il ciclo biblico della \u201cconoscenza-generazione\u201d. Tale ciclo della \u201cconoscenza\u201d \u00e8 costituito dall\u2019unione delle persone nell\u2019amore, che permette loro di unirsi cos\u00ec strettamente tra loro, da diventare un\u2019unica carne. Il Libro della Genesi ci rivela pienamente la verit\u00e0 di questo ciclo. L\u2019uomo, maschio e femmina, che, mediante la \u201cconoscenza\u201d di cui parla la Bibbia, concepisce e genera un essere nuovo, simile a lui, al quale pu\u00f2 imporre il nome di \u201cuomo\u201d (\u201cho acquistato un uomo\u201d), prende, per cos\u00ec dire, possesso della stessa umanit\u00e0, o meglio la riprende in possesso. Tuttavia, ci\u00f2 avviene in modo diverso da come aveva preso possesso di tutti gli altri esseri viventi (<i>animalia<\/i>), quando aveva imposto loro il nome. Infatti, allora, egli era diventato il loro signore, aveva cominciato ad attuare il contenuto del mandato del Creatore: \u201cSoggiogate la terra e dominatela\u201d (cf. <i>Ene<\/i> 1,28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. La prima parte, invece, dello stesso mandato: \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra\u201d (<i>Ene<\/i> 1,28) nasconde un altro contenuto e indica un\u2019altra componente. L\u2019uomo e la donna in questa \u201cconoscenza\u201d, in cui danno inizio ad un essere simile a loro, del quale possono insieme dire che \u201c\u00e8 carne della mia carne e osso delle mie ossa\u201d (<i>Ene<\/i> 2,24), vengono quasi insieme \u201crapiti\u201d, insieme presi ambedue in possesso dall\u2019umanit\u00e0 che essi, nell\u2019unione e nella \u201cconoscenza\u201d reciproca, vogliono esprimere nuovamente, prendere nuovamente in possesso, ricavandola da loro stessi, dalla propria umanit\u00e0, dalla mirabile maturit\u00e0 maschile e femminile dei loro corpi e in fine \u2013 attraverso tutta la sequenza dei concepimenti e delle generazioni umane fin dal principio \u2013 dal mistero stesso della Creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. In questo senso, si pu\u00f2 spiegare la \u201cconoscenza\u201d biblica come \u201cpossesso\u201d. \u00c8 possibile vedere in essa qualche equivalente biblico dell\u2019\u201c<i>eros<\/i>\u201d? Si tratta qui di due ambiti concettuali, di due linguaggi: biblico e platonico; soltanto con grande cautela essi possono essere interpretati l\u2019uno con l\u2019altro. (Secondo Platone, 1\u2019\u201c<i>eros<\/i>\u201d \u00e8 l\u2019amore assetato del Bello trascendente ed esprime l\u2019insaziabilit\u00e0 tendente al suo eterno oggetto; esso, quindi, eleva sempre tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano verso il divino, che solo \u00e8 in grado di appagare la nostalgia dell\u2019anima imprigionata nella materia, \u00e8 un amore che non indietreggia davanti al pi\u00f9 grande sforzo, per raggiungere l\u2019estasi dell\u2019unione; quindi \u00e8 un amore egocentrico, \u00e8 bramosia, sebbene diretta verso valori sublimi [cf. A. Nygren, <i>Er\u00f4s et Agap\u00e9<\/i>, Paris 1951, vol. II, pp. 9-10]. Lungo i secoli, attraverso molte trasformazioni, il significato dell\u2019\u201c<i>eros<\/i>\u201d \u00e8 stato abbassato alle connotazioni meramente sessuali. Caratteristico \u00e8 qui il testo di P. Chauchard, che sembra perfino negare all\u2019\u201ceros\u201d le caratteristiche dell\u2019amore umano. \u201c<i>La c\u00e9r\u00e9bralisation de la sexualit\u00e9 ne r\u00e9side pas dans les trucs techniques ennuyeux, mais dans la pleine reconnaissance de sa spiritualit\u00e0, du fait qu\u2019Er\u00f4s n\u2019est humain qu\u2019anim\u00e9 par Agap\u00e9 et qu\u2019Agap\u00e9 exige l\u2019incarnation dans Er\u00f4s<\/i>\u201d [P. Chauchard, <i>Vices des vertus, vertus des vices<\/i>, Paris 1963, p. 147].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il paragone della \u201cconoscenza\u201d biblica con 1\u2019\u201c<i>eros<\/i>\u201d platonico rivela la divergenza di queste due concezioni. La concezione platonica si basa sulla nostalgia del Bello trascendente e sulla fuga dalla materia; la concezione biblica, invece, \u00e8 diretta verso la realt\u00e0 concreta, e le \u00e8 alieno il dualismo dello spirito e della materia come pure la specifica ostilit\u00e0 verso la materia [\u201cE Dio vide che era cosa buona\u201d: <i>Ene<\/i> 1,10.12.18.21.25].In quanto il concetto platonico di \u201c<i>eros<\/i>\u201d oltrepassa la portata biblica della \u201cconoscenza\u201d umana, il concetto contemporaneo sembra troppo ristretto La \u201cconoscenza\u201d biblica non si limita a soddisfare l\u2019istinto o il godimento edonistico, ma \u00e8 un atto pienamente umano, diretto consapevolmente verso la procreazione, ed \u00e8 anche l\u2019espressione dell\u2019amore interpersonale [cf. <i>Ene<\/i> 29,20; 1 <i>Sam<\/i> 1,8; 2 <i>Sam<\/i> 12,24]). Sembra, invece, che nella rivelazione originaria non sia presente l\u2019idea del possesso della donna da parte dell\u2019uomo, o viceversa, come di un oggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altronde, \u00e8 per\u00f2 noto che, in base alla peccaminosit\u00e0 contratta dopo il peccato originale, uomo e donna debbono ricostruire, con fatica, il significato del reciproco dono disinteressato. Questo sar\u00e0 il tema delle nostre ulteriori analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5. La rivelazione del corpo, racchiusa nel Libro della Genesi, particolarmente nel capitolo 3, dimostra con impressionante evidenza che il ciclo della \u201cconoscenza-generazione\u201d, cos\u00ec profondamente radicato nella potenzialit\u00e0 del corpo umano, \u00e8 stato sottoposto, dopo il peccato, alla legge della sofferenza e della morte. Dio-Jahv\u00e9 dice alla donna: \u201cMoltiplicher\u00f2 i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli\u201d (<i>Ene<\/i> 3,16). L\u2019orizzonte della morte si apre dinanzi all\u2019uomo, insieme alla rivelazione del significato generatore del corpo nell\u2019atto della reciproca \u201cconoscenza\u201d dei coniugi. Ed ecco che il primo uomo, maschio, impone a sua moglie il nome di Eva, \u201cperch\u00e9 essa fu la madre di tutti i viventi\u201d (<i>Ene<\/i> 3,20), quando gi\u00e0 egli aveva sentito le parole della sentenza, che determinava tutta la prospettiva dell\u2019esistenza umana \u201cal di dentro\u201d della conoscenza del bene e del male. Questa prospettiva \u00e8 confermata dalle parole: \u201cTornerai alla terra, perch\u00e9 da essa sei stato tratto: polvere tu sei e polvere tornerai!\u201d (<i>Ene<\/i> 3,19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il carattere radicale di tale sentenza \u00e8 confermato dall\u2019evidenza delle esperienze di tutta la storia terrena dell\u2019uomo. L\u2019orizzonte della morte si estende su tutta la prospettiva della vita umana sulla terra, vita che \u00e8 stata inserita in quell\u2019originario ciclo biblico della \u201cconoscenza-generazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uomo che ha infranto l\u2019alleanza col suo Creatore, cogliendo il frutto dall\u2019albero della conoscenza del bene e del male, viene da Dio-Jahv\u00e9 staccato dall\u2019albero della vita: \u201cOra egli non stenda pi\u00f9 la mano e non prenda anche dell\u2019albero della vita, ne mangi e viva sempre\u201d (<i>Ene<\/i> 3,21). In questo modo, la vita data all\u2019uomo nel mistero della creazione non \u00e8 stata tolta, ma ristretta dal limite dei concepimenti, delle nascite e della morte, e inoltre aggravata dalla prospettiva della peccaminosit\u00e0 ereditaria; per\u00f2 gli viene, in certo senso, nuovamente data come compito nello stesso ciclo sempre ricorrente. La frase: \u201cAdamo si un\u00ec a (\u201cconobbe\u201d) Eva sua moglie, la quale concep\u00ec e partor\u00ec\u201d (<i>Ene<\/i> 4,1), \u00e8 come un sigillo impresso nella rivelazione originaria del corpo al \u201cprincipio\u201d stesso della storia dell\u2019uomo sulla terra. Questa storia si forma sempre di nuovo nella sua dimensione pi\u00f9 fondamentale quasi dal \u201cprincipio\u201d, mediante la stessa \u201cconoscenza-generazione\u201d, di cui parla il Libro della Genesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">6. E cos\u00ec, ciascun uomo porta in s\u00e9 il mistero del suo \u201cprincipio\u201d strettamente legato alla coscienza del significato generatore del corpo. Genesi 4,1-2 sembra tacere sul tema del rapporto che intercorre tra il significato generatore e quello sponsale del corpo. Forse non \u00e8 ancora n\u00e9 il tempo n\u00e9 il luogo per chiarire questo rapporto, anche se nell\u2019ulteriore analisi ci\u00f2 sembra indispensabile Occorrer\u00e0, allora, porre nuovamente le domande legate all\u2019apparire della vergogna nell\u2019uomo, vergogna della sua mascolinit\u00e0 e della sua femminilit\u00e0, prima non sperimentata. In questo momento, tuttavia, ci\u00f2 passa in secondo ordine. In primo piano resta, invece, il fatto che \u201cAdamo si un\u00ec a (\u201cconobbe\u201d) Eva sua moglie, la quale concep\u00ec e partor\u00ec\u201d. Questa \u00e8 appunto la soglia della storia dell\u2019uomo. \u00c8 il suo \u201cprincipio\u201d sulla terra. Su questa soglia l\u2019uomo, come maschio e femmina, sta con la coscienza del significato generatore del proprio corpo: la mascolinit\u00e0 nasconde in s\u00e9 il significato della paternit\u00e0 e la femminilit\u00e0 quello della maternit\u00e0. Nel nome di questo significato, Cristo dar\u00e0 un giorno la categorica risposta alla domanda rivoltagli dai farisei (<i>Mt<\/i> 19; <i>Mc<\/i> 10). Noi, invece, penetrando il semplice contenuto di questa risposta, cerchiamo in pari tempo di mettere in luce il contesto di quel \u201cprincipio\u201d, al quale Cristo si \u00e8 riferito. In esso affonda le radici la teologia del corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">7. La coscienza del significato del corpo e la coscienza del significato generatore di esso vengono a contatto, nell\u2019uomo, con la coscienza della morte, di cui portano in s\u00e9, per cos\u00ec dire, l\u2019inevitabile orizzonte. Eppure, sempre ritorna nella storia dell\u2019uomo il ciclo conoscenza generazione\u201d, in cui la vita lotta, sempre di nuovo, con la inesorabile prospettiva della morte, e sempre la supera. E come se la ragione di questa inarrendevolezza della vita, che si manifesta nella \u201cgenerazione\u201d, fosse sempre la stessa \u201cconoscenza\u201d, con la quale l\u2019uomo oltrepassa la solitudine del proprio essere e, anzi, di nuovo si decide ad affermare tale essere in un \u201caltro\u201d. Ed ambedue, uomo e donna, lo affermano nel nuovo uomo generato. In questa affermazione, la \u201cconoscenza\u201d biblica sembra acquistare una dimensione ancor maggiore. Sembra, cio\u00e8, inserirsi in quella \u201cvisione\u201d di Dio stesso, con la quale finisce il primo racconto della creazione dell\u2019uomo circa il \u201cmaschio\u201d e la \u201cfemmina\u201d fatti \u201cad immagine di Dio\u201d: \u201cDio vide quanto aveva fatto ed\u2026 era cosa molto buona\u201d (<i>Ene<\/i> 1,31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uomo, nonostante tutte le esperienze della propria vita, nonostante le sofferenze, le delusioni di se stesso, la sua peccaminosit\u00e0, e nonostante, infine, la prospettiva inevitabile della morte, mette tuttavia sempre di nuovo la \u201cconoscenza\u201d all\u2019\u201cinizio\u201d della \u201cgenerazione\u201d; egli, cos\u00ec, sembra partecipare a quella prima \u201cvisione\u201d di Dio stesso: Dio Creatore \u201cvide\u2026, ed ecco era cosa buona\u201d. E, sempre di nuovo, egli conferma la verit\u00e0 di queste parole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UDIENZA GENERALE \u00a0&#8211;\u00a0Mercoled\u00ec, 26 Marzo 1980 1. 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