{"id":354,"date":"2016-01-20T23:38:29","date_gmt":"2016-01-20T22:38:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oasicana.it\/anche-attraverso-la-comunione-delle-persone-luomo-diventa-immagine-di-dio\/"},"modified":"2026-07-27T11:56:23","modified_gmt":"2026-07-27T09:56:23","slug":"anche-attraverso-la-comunione-delle-persone-luomo-diventa-immagine-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oasicana.it\/en\/anche-attraverso-la-comunione-delle-persone-luomo-diventa-immagine-di-dio\/","title":{"rendered":"Through the communion of persons too, man becomes the image of God"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><b><i>GENERAL AUDIENCE  \u2013<\/i><\/b><i>Mercoled\u00ec, 14 Novembre 1979 <\/i><\/p>\n<p>1. Seguendo la narrazione del Libro della Genesi, abbiamo costatato che la \u201cdefinitiva\u201d creazione dell\u2019uomo consiste nella creazione dell\u2019unit\u00e0 di due esseri. La loro unit\u00e0 denota soprattutto l\u2019identit\u00e0 della natura umana; la dualit\u00e0, invece, manifesta ci\u00f2 che, in base a tale identit\u00e0, costituisce la mascolinit\u00e0 e la femminilit\u00e0 dell\u2019uomo creato. Questa dimensione ontologica dell\u2019unit\u00e0 e della dualit\u00e0 ha, nello stesso tempo, un significato assiologico. Dal testo di Genesi 2,23 e dall\u2019intero contesto risulta chiaramente che l\u2019uomo \u00e8 stato creato come un particolare valore dinanzi a Dio (\u201cDio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona\u201d) (<i>Jan<\/i> 1,31) ma anche come un particolare valore per l\u2019uomo stesso: primo, perch\u00e9 \u00e8 \u201cuomo\u201d; secondo, perch\u00e9 la \u201cdonna\u201d \u00e8 per l\u2019uomo, e viceversa l\u2019\u201cuomo\u201d \u00e8 per la donna. Mentre il capitolo primo della Genesi esprime questo valore in forma puramente teologica (e indirettamente metafisica), il capitolo secondo, invece, rivela, per cos\u00ec dire, il primo cerchio dell\u2019esperienza vissuta dall\u2019uomo come valore. Questa esperienza \u00e8 iscritta gi\u00e0 nel significato della solitudine originaria, e poi in tutto il racconto della creazione dell\u2019uomo come maschio e femmina. Il conciso testo di Genesi 2,23, che racchiude le parole del primo uomo alla vista della donna creata, \u201cda lui tolta\u201d, pu\u00f2 essere ritenuto il prototipo biblico del Cantico dei Cantici. E se \u00e8 possibile leggere impressioni ed emozioni attraverso parole cos\u00ec remote, si potrebbe anche rischiare di dire che la profondit\u00e0 e la forza di questa prima e \u201coriginaria\u201d emozione dell\u2019uomo-maschio dinanzi all\u2019umanit\u00e0 della donna, e insieme dinanzi alla femminilit\u00e0 dell\u2019altro essere umano, sembra qualcosa di unico ed irrepetibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. In questo modo, il significato dell\u2019unit\u00e0 originaria dell\u2019uomo, attraverso la mascolinit\u00e0 e la femminilit\u00e0, si esprime come superamento del confine della solitudine, e nello stesso tempo come affermazione \u2013 nei confronti di entrambi gli esseri umani \u2013 di tutto ci\u00f2 che nella solitudine \u00e8 costitutivo dell\u2019\u201cuomo\u201d. Nel racconto biblico, la solitudine \u00e8 via che porta a quell\u2019unit\u00e0 che, seguendo il Vaticano II, possiamo definire \u201ccommunio personarum\u201d (\u201cMa Dio non cre\u00f2 l\u2019uomo lasciandolo solo; fin da principio \u201cuomo e donna li cre\u00f2\u201d (<i>Jan<\/i> 1,17) e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone\u201d [<i>Gaudium et Spes<\/i>, 12]). Come abbiamo gi\u00e0 in precedenza constatato, l\u2019uomo, nella sua originaria solitudine, acquista una coscienza personale nel processo di \u201cdistinzione\u201d da tutti gli esseri viventi (\u201c<i>animalia<\/i>\u201d) e nello stesso tempo, in questa solitudine, si apre verso un essere affine a lui e che la Genesi (<i>Jan<\/i> 2,18 e 20) definisce quale \u201caiuto che gli \u00e8 simile\u201d. Questa apertura decide dell\u2019uomo-persona non meno, anzi forse ancor pi\u00f9, della stessa \u201cdistinzione\u201d. La solitudine dell\u2019uomo, nel racconto jahvista, ci si presenta non soltanto come la prima scoperta della caratteristica trascendenza propria della persona, ma anche come scoperta di un\u2019adeguata relazione \u201calla\u201d persona, e quindi come apertura e attesa di una \u201ccomunione delle persone\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbe qui usare anche il termine \u201ccomunit\u00e0\u201d, se non fosse generico e non avesse cos\u00ec numerosi significati. \u201c<i>Communio<\/i>\u201d dice di pi\u00f9 e con maggior precisione, poich\u00e9 indica appunto quell\u2019\u201caiuto\u201d che deriva, in certo senso, dal fatto stesso di esistere come persona \u201caccanto\u201d a una persona. Nel racconto biblico questo fatto diventa \u201c<i>eo ipso<\/i>\u201d \u2013 di per s\u00e9 \u2013 esistenza della persona \u201cper\u201d la persona, dato che l\u2019uomo nella sua solitudine originaria era, in certo modo, gi\u00e0 in questa relazione. Ci\u00f2 \u00e8 confermato, in senso negativo, proprio dalla sua solitudine. Inoltre, la comunione delle persone poteva formarsi solo in base ad una \u201cduplice solitudine\u201d dell\u2019uomo e della donna, ossia come incontro nella loro \u201cdistinzione\u201d dal mondo degli esseri viventi (\u201c<i>animalia<\/i>\u201d), che dava ad ambedue la possibilit\u00e0 di essere e di esistere in una particolare reciprocit\u00e0. Il concetto di \u201caiuto\u201d esprime anche questa reciprocit\u00e0 nell\u2019esistenza, che nessun altro essere vivente avrebbe potuto assicurare. Indispensabile per questa reciprocit\u00e0 era tutto ci\u00f2 che di costitutivo fondava la solitudine di ciascuno di essi, e pertanto anche l\u2019autoconoscenza e l\u2019autodeterminazione, ossia la soggettivit\u00e0 e la consapevolezza del significato del proprio corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. Il racconto della creazione dell\u2019uomo, nel capitolo primo, afferma sin dall\u2019inizio e direttamente che l\u2019uomo \u00e8 stato creato a immagine di Dio in quanto maschio e femmina. Il racconto del capitolo secondo, invece, non parla dell\u2019\u201cimmagine di Dio\u201d; ma esso rivela, nel modo che gli \u00e8 proprio, che la completa e definitiva creazione dell\u2019\u201cuomo\u201d (sottoposto dapprima all\u2019esperienza della solitudine originaria) si esprime nel dar vita a quella \u201c<i>communio personarum<\/i>\u201d che l\u2019uomo e la donna formano. In questo modo, il racconto jahvista si accorda con il contenuto del primo racconto. Se, viceversa, vogliamo ricavare anche dal racconto del testo jahvista il concetto di \u201cimmagine di Dio\u201d, possiamo allora dedurre che l\u2019uomo \u00e8 divenuto \u201cimmagine e somiglianza\u201d di Dio non soltanto attraverso la propria umanit\u00e0, ma anche attraverso la comunione delle persone, che l\u2019uomo e la donna formano sin dall\u2019inizio. La funzione dell\u2019immagine \u00e8 quella di rispecchiare colui che \u00e8 il modello, riprodurre il proprio prototipo. L\u2019uomo diventa immagine di Dio non tanto nel momento della solitudine quanto nel momento della comunione. Egli, infatti, \u00e8 fin \u201cda principio\u201d non soltanto immagine in cui si rispecchia la solitudine di una Persona che regge il mondo, ma anche, ed essenzialmente, immagine di una imperscrutabile divina comunione di Persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo modo, il secondo racconto potrebbe anche preparare a comprendere il concetto trinitario dell\u2019\u201cimmagine di Dio\u201d, anche se questa appare solamente nel primo racconto. Ci\u00f2, ovviamente, non \u00e8 senza significato anche per la teologia del corpo, anzi forse costituisce perfino l\u2019aspetto teologico pi\u00f9 profondo di tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 dire circa l\u2019uomo. Nel mistero della creazione \u2013 in base alla originaria e costitutiva \u201csolitudine\u201d del suo essere \u2013 l\u2019uomo \u00e8 stato dotato di una profonda unit\u00e0 tra ci\u00f2 che in lui umanamente e mediante il corpo \u00e8 maschile, e ci\u00f2 che in lui altrettanto umanamente e mediante il corpo \u00e8 femminile. Su tutto questo, sin dall\u2019inizio, \u00e8 scesa la benedizione della fecondit\u00e0, congiunta con la procreazione umana (cf. <i>Jan<\/i> 1,28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. In questo modo, ci troviamo quasi nel midollo stesso della realt\u00e0 antropologica che ha nome \u201ccorpo\u201d. Le parole di Genesi 2,23 ne parlano direttamente e per la prima volta nei seguenti termini: \u201ccarne dalla mia carne e ossa dalle mie ossa\u201d. L\u2019uomo maschio pronunzia queste parole, come se soltanto alla vista della donna potesse identificare e chiamare per nome ci\u00f2 che in modo visibile li rende simili l\u2019uno all\u2019altro, e insieme ci\u00f2 in cui si manifesta l\u2019umanit\u00e0. Alla luce della precedente analisi di tutti i \u201ccorpi\u201d, con i quali l\u2019uomo \u00e8 venuto a contatto, e che egli ha concettualmente definito dando loro il nome (\u201c<i>animalia<\/i>\u201d), l\u2019espressione \u201ccarne dalla mia carne\u201d acquista proprio questo significato: il corpo rivela l\u2019uomo. Questa formula concisa contiene gi\u00e0 tutto ci\u00f2 che sulla struttura del corpo come organismo, sulla sua vitalit\u00e0, sulla sua particolare fisiologia sessuale, ecc., potr\u00e0 mai dire la scienza umana. In questa prima espressione dell\u2019uomo maschio, \u201ccarne dalla mia carne\u201d, vi \u00e8 anche racchiuso un riferimento a ci\u00f2 per cui quel corpo \u00e8 autenticamente umano, e quindi a ci\u00f2 che determina l\u2019uomo come persona, cio\u00e8 come essere che anche in tutta la sua corporeit\u00e0 \u00e8 \u201csimile\u201d a Dio (Nella concezione dei pi\u00f9 antichi libri biblici non appare la contrapposizione dualistica \u201canima-corpo\u201d. Come gi\u00e0 \u00e8 stato sottolineato, si pu\u00f2 piuttosto parlare di una combinazione complementare \u201ccorpo-vita\u201d. Il corpo \u00e8 espressione della personalit\u00e0 dell\u2019uomo, e se non esaurisce pienamente questo concetto, occorre intenderlo nel linguaggio biblico come \u201cpars pro toto\u201d; cf. ad es.: \u201cn\u00e9 la carne n\u00e9 il sangue te l\u2019hanno rivelato, ma il Padre mio\u2026 \u201d (<i>Mt<\/i> 16,17), cio\u00e8: non l\u2019\u201cuomo\u201d lo ha rivelato a te.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5. Ci troviamo, dunque, quasi nel midollo stesso della realt\u00e0 antropologica, il cui nome \u00e8 \u201ccorpo\u201d, corpo umano. Tuttavia, come \u00e8 facile osservare, tale midollo non \u00e8 soltanto antropologico, ma anche essenzialmente teologico. La teologia del corpo, che sin dall\u2019inizio \u00e8 legata alla creazione dell\u2019uomo a immagine di Dio, diventa, in certo modo, anche teologia del sesso, o piuttosto teologia della mascolinit\u00e0 e della femminilit\u00e0, che qui, nel Libro della Genesi, ha il suo punto di partenza. Il significato originario dell\u2019unit\u00e0, testimoniata dalle parole di Genesi 2,24, avr\u00e0 nella rivelazione di Dio ampia e lontana prospettiva. Quest\u2019unit\u00e0 attraverso il corpo (\u201ce i due saranno una sola carne\u201d) possiede una dimensione multiforme: una dimensione etica, come viene confermato dalla risposta di Cristo ai farisei in Matteo 19 (cf. anche <i>Mk<\/i> 10) e anche una dimensione sacramentale, strettamente teologica, come viene comprovato dalle parole di San Paolo agli Efesini (\u201cNessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poich\u00e9 siamo membra del suo corpo. Per questo l\u2019uomo lascer\u00e0 suo padre e sua madre e si unir\u00e0 alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero \u00e8 grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!\u201d [<i>Ef<\/i> 5,29-32]), che si riferiscono altres\u00ec alla tradizione dei profeti (Osea, Isaia, Ezechiele). Ed \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 quell\u2019unit\u00e0 che si realizza attraverso il corpo indica, sin dall\u2019inizio, non soltanto il \u201ccorpo\u201d, ma anche la comunione \u201cincarnata\u201d delle persone \u2013 \u201c<i>communio personarum<\/i>\u201d \u2013 che tale comunione sin dall\u2019inizio richiede. La mascolinit\u00e0 e la femminilit\u00e0 esprimono il duplice aspetto della costituzione somatica dell\u2019uomo (\u201cquesta volta essa \u00e8 carne dalla mia carne e ossa dalle mie ossa\u201d), e indicano, inoltre, attraverso le stesse parole di Genesi 2,23, la nuova coscienza del senso del proprio corpo: senso, che si pu\u00f2 dire consista in un arricchimento reciproco. Proprio questa coscienza, attraverso la quale l\u2019umanit\u00e0 si forma di nuovo come comunione di persone, sembra costituire lo strato che nel racconto della creazione dell\u2019uomo (e nella rivelazione del corpo in esso racchiusa) \u00e8 pi\u00f9 profondo della stessa struttura somatica come maschio e femmina. In ogni caso, questa struttura \u00e8 presentata sin dall\u2019inizio con una profonda coscienza della corporeit\u00e0 e sessualit\u00e0 umana, e ci\u00f2 stabilisce una norma inalienabile per la comprensione dell\u2019uomo sul piano teologico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UDIENZA GENERALE \u00a0&#8211;\u00a0Mercoled\u00ec, 14 Novembre 1979 1. Seguendo la narrazione del Libro della Genesi, abbiamo costatato che la \u201cdefinitiva\u201d creazione dell\u2019uomo consiste nella creazione dell\u2019unit\u00e0 di due esseri. 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