{"id":336,"date":"2016-01-22T17:28:16","date_gmt":"2016-01-22T16:28:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oasicana.it\/26-la-concupiscenza-e-il-frutto-della-rottura-dellalleanza-con-dio\/"},"modified":"2026-07-27T11:56:23","modified_gmt":"2026-07-27T09:56:23","slug":"26-la-concupiscenza-e-il-frutto-della-rottura-dellalleanza-con-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oasicana.it\/en\/26-la-concupiscenza-e-il-frutto-della-rottura-dellalleanza-con-dio\/","title":{"rendered":"La concupiscenza \u00e8 il frutto della rottura dell&#8217;alleanza con Dio"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>GENERAL AUDIENCE  \u2013<\/em><\/strong>30 aprile 1980<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify\">Durante l\u2019ultima nostra riflessione, abbiamo detto che le parole di Cristo nel Discorso della montagna sono in diretto riferimento al \u00abdesiderio\u00bb che nasce immediatamente nel cuore umano; indirettamente, invece, quelle parole ci orientano a comprendere una verit\u00e0 sull\u2019uomo, che \u00e8 di importanza universale.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa verit\u00e0 sull\u2019uomo \u00abstorico\u00bb, di importanza universale, verso la quale ci indirizzano le parole di Cristo tratte da Matteo 5,27-28, sembra essere espressa nella dottrina biblica sulla triplice concupiscenza. Ci riferiamo qui al conciso enunciato della prima Lettera di S. Giovanni: \u00abTutto quello che \u00e8 nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volont\u00e0 di Dio rimane in eterno\u00bb (1Gv 2,16-17). E\u2019 ovvio che per capire queste parole, bisogna tenere gran conto del contesto, in cui sono inserite, cio\u00e8 il contesto di tutta la \u00abteologia giovannea\u00bb, su cui si \u00e8 tanto scritto. Tuttavia, le stesse parole s\u2019inseriscono, contemporaneamente, nel contesto di tutta la Bibbia: esse appartengono al complesso della verit\u00e0 rivelata sull\u2019uomo, e sono importanti per la teologia del corpo. Non spiegano la concupiscenza stessa nella sua triplice forma, poich\u00e9 sembrano presupporre che \u00abla concupiscenza del corpo, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita\u00bb, siano, in qualche modo, un concetto chiaro e conosciuto. Spiegano, invece, la genesi della triplice concupiscenza, indicando la sua provenienza non \u00abdal Padre\u00bb, ma \u00abdal mondo\u00bb.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li>La concupiscenza della carne e, insieme ad essa, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, \u00e8 \u00abnel mondo\u00bb e al tempo stesso \u00abviene dal mondo\u00bb, non come frutto del mistero della creazione, ma come frutto dell\u2019albero della conoscenza del bene e del male\u00bb (cfr. Gen 2,17) nel cuore dell\u2019uomo. Ci\u00f2 che fruttifica nella triplice concupiscenza non \u00e8 il \u00abmondo\u00bb creato da Dio per l\u2019uomo, la cui \u00abbont\u00e0\u00bb fondamentale abbiamo pi\u00f9 volte letto in Genesi 1: \u00abDio vide che era cosa buona\u2026 era cosa molto buona\u00bb. Nella triplice concupiscenza fruttifica invece la rottura della prima alleanza con il Creatore, con Dio-Elohim, con Dio-Jahv\u00e8. Questa alleanza fu rotta nel cuore dell\u2019uomo. Bisognerebbe fare qui un\u2019accurata analisi degli avvenimenti descritti in Genesi 3,1-6. Tuttavia, ci riferiamo solo in generale al mistero del peccato, agli inizi della storia umana.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti, solo come conseguenza del peccato, come frutto della rottura dell\u2019alleanza con Dio nel cuore umano \u2013 nell\u2019intimo dell\u2019uomo \u2013 il \u00abmondo\u00bb del Libro della Genesi \u00e8 divenuto il \u00abmondo\u00bb delle parole giovannee (1Gv 2,15-16): luogo e sorgente di concupiscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, dunque, l\u2019enunciato secondo cui la concupiscenza \u00abnon viene dal Padre, ma dal mondo\u00bb, sembra indirizzarci, ancora una volta, verso il biblico \u00abprincipio\u00bb. La genesi della triplice concupiscenza, presentata da Giovanni, trova in questo principio la sua prima e fondamentale delucidazione, una spiegazione, che \u00e8 essenziale per la teologia del corpo. Per intendere quella verit\u00e0 di importanza universale sull\u2019uomo \u00abstorico\u00bb, contenuta nella parole di Cristo durante il discorso della montagna (Mt 5,27-28), dobbiamo ancora una volta tornare al Libro della Genesi, ancora una volta soffermarci \u00aballa soglia\u00bb della rivelazione dell\u2019uomo \u00abstorico\u00bb. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 necessario, in quanto tale soglia della storia della salvezza si dimostra al tempo stesso soglia di autentiche esperienze umane, come costateremo nelle successive analisi. Vi rivivranno gli stessi significati fondamentali, che abbiamo ricavato dalle precedenti analisi, quali elementi costitutivi di una antropologia adeguata e profondo substrato della teologia del corpo.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"3\">\n<li>Pu\u00f2 sorgere ancora la domanda se sia lecito trasporre i contenuti tipici della \u00abteologia giovannea\u00bb, racchiusi in tutta la prima lettera (1Gv 2,15-16), sul terreno del Discorso della montagna secondo Matteo, e precisamente dell\u2019affermazione di Cristo tratta da Matteo 5,27-28: \u00abAvete inteso che fu detto: Non commetterete adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gi\u00e0 commesso adulterio con lei nel suo cuore\u00bb. Riprenderemo questo argomento pi\u00f9 volte: ci\u00f2 nonostante, facciamo riferimento fin d\u2019ora al contesto biblico generale, all\u2019insieme della verit\u00e0 sull\u2019uomo, in essa rivelata ed espressa. Proprio nel nome di questa verit\u00e0, cerchiamo di capire fino in fondo l\u2019uomo, che Cristo indica nel testo di Matteo 5,27-28: cio\u00e8 l\u2019uomo che \u00abguarda\u00bb la donna \u00abper desiderarla\u00bb. Un tale sguardo, in definitiva, non si spiega forse col fatto che quell\u2019uomo \u00e8 appunto un \u00abuomo di desiderio\u00bb, nel senso della prima Lettera di S. Giovanni, anzi che entrambi, cio\u00e8 l\u2019uomo che guarda per desiderare e la donna che \u00e8 oggetto di tale sguardo, si trovano nella dimensione della triplice concupiscenza, che \u00abnon viene dal Padre, ma dal mondo\u00bb? Occorre, dunque, intendere che cosa sia quella concupiscenza o piuttosto chi sia quel biblico \u00abuomo di desiderio\u00bb, per scoprire la profondit\u00e0 delle parole di Cristo secondo Matteo 5,27-28, e per spiegare che cosa significhi il loro riferimento, tanto importante per la teologia del corpo, al \u00abcuore\u00bb umano.<\/li>\n<li>Torniamo di nuovo al racconto jahvista, in cui lo stesso uomo, maschio e femmina, appare all\u2019inizio come uomo di innocenza originaria \u2013 prima del peccato originale \u2013 e poi come colui che ha perduto questa innocenza, infrangendo l\u2019originaria alleanza col suo Creatore. Non intendiamo qui fare un\u2019analisi completa della tentazione e del peccato, secondo lo stesso testo di Genesi 3,1-5, la relativa dottrina della Chiesa e la teologia. Conviene soltanto osservare che la stessa descrizione biblica sembra mettere particolarmente in evidenza il momento chiave, in cui nel cuore dell\u2019uomo \u00e8 posto in dubbio il Dono.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uomo che coglie il frutto dell\u2019albero della conoscenza del bene e del male\u00bb fa, al tempo stesso, una scelta fondamentale e la attua contro il volere del Creatore, Dio Jahv\u00e8, accettando la motivazione suggeritagli dal tentatore: \u00abNon morirete affatto! Anzi, Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male\u00bb; secondo antiche traduzioni: \u00abSarete come d\u00e8i, conoscenti del bene e del male\u00bb. In questa motivazione si racchiude chiaramente la messa in dubbio del Dono e dell\u2019Amore, da cui trae origine la creazione come donazione. Per quanto riguarda l\u2019uomo, egli riceve in dono il \u00abmondo\u00bb ed al tempo stesso la \u00abimmagine di Dio\u00bb, cio\u00e8 l\u2019umanit\u00e0 stessa in tutta la verit\u00e0 della sua duplicit\u00e0 maschile e femminile. E\u2019 sufficiente leggere accuratamente tutto il brano di Genesi 3,1-5, per individuarvi il mistero dell\u2019uomo che volta le spalle al \u00abPadre\u00bb (anche se nel racconto non troviamo tale appellativo di Dio). Mettendo in dubbio, nel suo cuore, il significato pi\u00f9 profondo della donazione, cio\u00e8 l\u2019amore come motivo specifico della creazione e dell\u2019Alleanza originaria (cfr. Gen 3,5), l\u2019uomo volta le spalle al Dio-Amore, al \u00abPadre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In certo senso lo rigetta dal suo cuore. Contemporaneamente, quindi, distacca il suo cuore e quasi lo recide da ci\u00f2 che \u00abviene dal Padre\u00bb: cos\u00ec, resta in lui ci\u00f2 che \u00abviene dal mondo\u00bb.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li style=\"text-align: justify\">\u00abAllora si aprirono gli occhi di tutte e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture\u00bb (Gen 3,6). Questa \u00e8 la prima frase del racconto jahvista, che si riferisce alla \u00absituazione\u00bb dell\u2019uomo dopo il peccato e mostra il nuovo stato della natura umana. Non suggerisce forse anche questa frase l\u2019inizio della \u00abconcupiscenza\u00bb nel cuore dell\u2019uomo? Per dare una risposta pi\u00f9 approfondita a tale domanda, non possiamo soffermarci su quella prima frase, ma occorre rileggere il testo per intero. Tuttavia, qui vale la pena di ricordare ci\u00f2 che nelle prime analisi \u00e8 stato detto sul tema della vergogna come esperienza \u00abdel limite\u00bb. Il Libro della Genesi fa riferimento a questa esperienza per dimostrare il \u00abconfine\u00bb esistente tra lo stato di innocenza originaria (cfr. in particolare Genesi 2,25, al quale abbiamo dedicato molta attenzione nelle precedenti analisi) e lo stato di peccaminosit\u00e0 dell\u2019uomo al \u00abprincipio\u00bb stesso. Mentre Genesi 2,25 sottolinea che \u00aberano nudi\u2026 ma non ne provavano vergogna\u00bb, Genesi 3,6 parla esplicitamente della nascita della vergogna in connessione col peccato. Quella vergogna \u00e8 quasi la prima sorgente del manifestarsi nell\u2019uomo \u2013 in entrambi, uomo e donna \u2013 di ci\u00f2 che \u00abnon viene dal Padre, ma dal mondo\u00bb.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UDIENZA GENERALE \u00a0&#8211;\u00a030 aprile 1980 Durante l&#8217;ultima nostra riflessione, abbiamo detto che le parole di Cristo nel Discorso della montagna sono in diretto riferimento al \u00abdesiderio\u00bb che nasce immediatamente nel cuore umano; indirettamente, invece, quelle parole ci orientano a comprendere una verit\u00e0 sull&#8217;uomo, che \u00e8 di importanza universale. 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