{"id":335,"date":"2016-01-22T17:38:02","date_gmt":"2016-01-22T16:38:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oasicana.it\/radicale-cambiamento-del-significato-della-nudita-originaria\/"},"modified":"2026-07-27T11:56:23","modified_gmt":"2026-07-27T09:56:23","slug":"radicale-cambiamento-del-significato-della-nudita-originaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oasicana.it\/en\/radicale-cambiamento-del-significato-della-nudita-originaria\/","title":{"rendered":"A radical change in the meaning of original nakedness"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>GENERAL AUDIENCE \u2013\u00a0<\/em><\/strong>14 maggio 1980<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify\">Abbiamo gi\u00e0 parlato della vergogna che sorse nel cuore del primo uomo, maschio e femmina, insieme al peccato. La prima frase del racconto biblico, al riguardo, suona cos\u00ec: \u00abAllora si aprirono gli occhi di tutti e due, e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture\u00bb (Gen 3,7). Questo passo, che parla della vergogna reciproca dell\u2019uomo e della donna quale sintomo della caduta (status naturae lapsae), va considerato nel suo contesto.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">La vergogna in quel momento tocca il grado pi\u00f9 profondo e sembra sconvolgere le fondamenta stesse della loro esistenza. \u00abPoi udirono il Signore Dio, che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l\u2019uomo con la sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino\u00bb (Gen 3,8). La necessit\u00e0 di nascondersi indica che nel profondo della vergogna avvertita reciprocamente, come frutto immediato dell\u2019albero della conoscenza del bene e del male, \u00e8 maturato un senso di paura di fronte a Dio: paura precedentemente ignota. \u00abIl Signore Dio chiam\u00f2 l\u2019uomo e gli disse: \u201cDove sei?\u201d\u00bb. Rispose: \u201cHo udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perch\u00e9 sono nudo, e mi sono nascosto\u201d\u00bb (Gen 3,9-10). Una certa paura appartiene sempre all\u2019essenza stessa della vergogna; nondimeno la vergogna originaria rivela in modo particolare il suo carattere: \u00abHo avuto paura, perch\u00e9 sono nudo\u00bb. Ci rendiamo conto che qui \u00e8 in gioco qualche cosa di pi\u00f9 profondo della stessa vergogna corporale, legata ad una recente presa di coscienza della propria nudit\u00e0. L\u2019uomo cerca di coprire con la vergogna della propria nudit\u00e0 l\u2019autentica origine della paura, indicandone piuttosto l\u2019effetto, per non chiamare per nome la sua causa. Ed \u00e8 allora che Dio Jahv\u00e8 lo fa in sua vece: \u00abChi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell\u2019albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?\u00bb (Gen 3,11).<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li>Sconvolgente \u00e8 la precisione di quel dialogo, sconvolgente \u00e8 la precisione di tutto il racconto. Essa manifesta la superficie delle emozioni dell\u2019uomo nel vivere gli avvenimenti, in modo da svelarne al tempo stesso la profondit\u00e0. In tutto ci\u00f2 la \u00abnudit\u00e0\u00bb non ha soltanto un significato letterale, non si riferisce soltanto al corpo, non \u00e8 origine di una vergogna riferita solo al corpo. In realt\u00e0, attraverso \u00abla nudit\u00e0\u00bb, si manifesta l\u2019uomo privo della partecipazione al Dono, l\u2019uomo alienato da quell\u2019Amore che era stato la sorgente del dono originario, sorgente della pienezza del bene destinato alla creatura.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019uomo, secondo le formule dell\u2019insegnamento teologico della Chiesa, fu privato dei doni soprannaturali e preternaturali, che facevano parte della sua \u00abdotazione\u00bb prima del peccato; inoltre, sub\u00ec un danno in ci\u00f2 che appartiene alla natura stessa, all\u2019umanit\u00e0 nella pienezza originaria \u00abdell\u2019immagine di Dio\u00bb. La triplice concupiscenza non corrisponde alla pienezza di quell\u2019immagine, ma appunto ai danni, alle deficienze, alle limitazioni che apparvero col peccato. La concupiscenza si spiega come carenza, la quale affonda per\u00f2 le radici nella profondit\u00e0 originaria dello spirito umano. Se vogliamo studiare questo fenomeno alle sue origini, cio\u00e8 alla soglia delle esperienze dell\u2019uomo \u00abstorico\u00bb, dobbiamo prendere in considerazione tutte le parole che Dio-Jahv\u00e8 rivolse alla donna (Gen 3,16) e all\u2019uomo (Gen 3,17-19), e inoltre dobbiamo esaminare lo stato della coscienza di entrambi; ed \u00e8 il testo jahvista che espressamente ce lo facilita. Gi\u00e0 prima abbiamo richiamato l\u2019attenzione sulla specificit\u00e0 letteraria del testo a tale riguardo.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"3\">\n<li>Quale stato di coscienza pu\u00f2 manifestarsi nelle parole: \u00abHo avuto paura, perch\u00e9 sono nudo, e mi sono nascosto\u00bb? A quale verit\u00e0 interiore corrispondono esse? Quale significato del corpo testimoniano? Certamente questo nuovo stato differisce grandemente quello originario. Le parole di Genesi 3,10 attestano direttamente un radicale cambiamento del significato della nudit\u00e0 originaria. Nello stato dell\u2019innocenza originaria, la nudit\u00e0, come abbiamo osservato in precedenza, non esprimeva carenza, ma rappresentava la piena accettazione del corpo in tutta la sua verit\u00e0 umana e quindi personale. Il corpo, come espressione della persona, era il primo segno della presenza dell\u2019uomo nel mondo visibile. In quel mondo, l\u2019uomo era in grado, fin dall\u2019inizio, di distinguere se stesso, quasi individuarsi \u2013 cio\u00e8 confermarsi come persona \u2013 anche attraverso il proprio corpo. Esso, infatti, era stato, per cos\u00ec dire, contrassegnato come fattore visibile della trascendenza, in virt\u00f9 della quale l\u2019uomo, in quanto persona, supera il mondo visibile degli esseri viventi (animalia). In tale senso, il corpo umano era dal principio un testimone fedele e una verifica sensibile della \u00absolitudine\u00bb originaria dell\u2019uomo nel mondo, diventando al tempo stesso, mediante la sua mascolinit\u00e0 e femminilit\u00e0, una limpida componente della reciproca donazione nella comunione delle persone. Cos\u00ec, il corpo umano portava in s\u00e9, nel mistero della creazione, un indubbio segno dell\u2019\u00abimmagine di Dio\u00bb e costituiva anche la specifica fonte della certezza di quell\u2019immagine, presente in tutto l\u2019essere umano.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019originaria accettazione del corpo era, in un certo senso, la base dell\u2019accettazione di tutto il mondo visibile. E, a sua volta, era per l\u2019uomo garanzia del suo dominio sul mondo, sulla terra, che avrebbe dovuto assoggettare (cfr. Gen 1,28).<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"4\">\n<li>Le parole \u00abho avuto paura, perch\u00e9 sono nudo, e mi sono nascosto\u00bb (Gen 3,10) testimoniano un radicale cambiamento di tale rapporto.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uomo perde, in qualche modo, la certezza originaria dell\u2019\u00abimmagine di Dio\u00bb, espressa nel suo corpo. Perde anche in certo modo il senso del suo diritto a partecipare alla percezione del mondo, di cui godeva nel mistero della creazione. Questo diritto trovava il suo fondamento nell\u2019intimo dell\u2019uomo, nel fatto che egli stesso partecipava alla visione divina del mondo e della propria umanit\u00e0; il che gli dava profonda pace e gioia nel vivere la verit\u00e0 e il valore del proprio corpo, in tutta la sua semplicit\u00e0, trasmessagli dal Creatore: \u00abDio vide (che) era cosa molto buona\u00bb (Gen 1,31). Le parole di Genesi 3,10: \u00abHo avuto paura, perch\u00e9 sono nudo, e mi sono nascosto\u00bb confermano il crollo dell\u2019originaria accettazione del corpo come segno della persona nel mondo visibile. Insieme, sembra anche vacillare l\u2019accettazione del mondo materiale in rapporto all\u2019uomo. Le parole di Dio-Jahv\u00e8 preannunciano quasi l\u2019ostilit\u00e0 del mondo, la resistenza della natura nei riguardi dell\u2019uomo e dei suoi compiti, preannunciano la fatica che il corpo umano avrebbe poi provato a contatto con la terra da lui soggiogata: \u00abMaledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrr\u00e0 per te e mangerai l\u2019erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finch\u00e9 tornerai alla terra, perch\u00e9 da essa sei stato tratto\u00bb (Gen 3,17-19). Il termine di tale fatica, di tale lotta dell\u2019uomo con la terra, \u00e8 la morte: \u00abPolvere tu sei e in polvere tornerai\u00bb (Gen 3,19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto, o piuttosto in questa prospettiva, le parole di Adamo in Genesi 3,10: \u00abHo avuto paura, perch\u00e9 sono nudo, e mi sono nascosto\u00bb, sembrano esprimere la consapevolezza di essere inerme, e il senso di insicurezza della sua struttura somatica di fronte ai processi della natura, operanti con un determinismo inevitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse, in questa sconvolgente enunciazione si trova implicita una certa \u00abvergogna cosmica\u00bb, in cui si esprime l\u2019essere creato ad \u00abimmagine di Dio\u00bb e chiamato a soggiogare la terra e a dominarla (cfr. Gen 1,28), proprio mentre, all\u2019inizio delle sue esperienze storiche e in maniera cos\u00ec esplicita, viene sottomesso alla terra, particolarmente nella \u00abparte\u00bb della sua costituzione trascendente rappresentata appunto dal corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre qui interrompere le nostre riflessioni sul significato della vergogna originaria, nel Libro della Genesi. Le riprenderemo fra una settimana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UDIENZA GENERALE &#8211;\u00a014 maggio 1980 Abbiamo gi\u00e0 parlato della vergogna che sorse nel cuore del primo uomo, maschio e femmina, insieme al peccato. 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