{"id":317,"date":"2016-01-25T15:46:36","date_gmt":"2016-01-25T14:46:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oasicana.it\/valori-evangelici-e-doveri-del-cuore-umano\/"},"modified":"2026-07-27T11:56:22","modified_gmt":"2026-07-27T09:56:22","slug":"valori-evangelici-e-doveri-del-cuore-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oasicana.it\/en\/valori-evangelici-e-doveri-del-cuore-umano\/","title":{"rendered":"Gospel values and the duties of the human heart"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>GENERAL AUDIENCE\u00a0 \u2013 <\/em><\/strong>15 ottobre 1980<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li>Durante i nostri numerosi incontri del mercoled\u00ec abbiamo fatto una particolareggiata analisi delle parole del discorso della montagna, in cui Cristo fa riferimento al \u00abcuore\u00bb umano. Come ormai sappiamo, le sue parole sono impegnative. Cristo dice: \u00abAvete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gi\u00e0 commesso adulterio con lei nel suo cuore\u00bb (Mt 5,27-28).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale richiamo al cuore mette in luce la dimensione dell\u2019interiorit\u00e0 umana, la dimensione dell\u2019uomo interiore, propria dell\u2019etica, e ancor pi\u00f9 della teologia del corpo. Il desiderio, che sorge nell\u2019ambito della concupiscenza della carne, \u00e8 al tempo stesso una realt\u00e0 interiore e teologica, la quale, in certo modo, viene sperimentata da ogni uomo \u00abstorico\u00bb. Ed \u00e8 appunto quest\u2019uomo \u2013 anche se non conosce le parole di Cristo \u2013 a porsi di continuo la domanda circa il proprio \u00abcuore\u00bb. Le parole di Cristo rendono tale domanda particolarmente esplicita: il cuore \u00e8 accusato oppure \u00e8 chiamato al bene? E questa domanda intendiamo ora prendere in considerazione, verso la fine delle nostre riflessioni ed analisi, collegate con la frase cos\u00ec concisa ed insieme categorica del Vangelo, cos\u00ec carica di contenuto teologico, antropologico ed etico.\u00a0Di pari passo va una seconda domanda, pi\u00f9 \u00abpratica\u00bb: come \u00abpu\u00f2\u00bb e \u00abdeve\u00bb agire l\u2019uomo, che accoglie le parole di Cristo nel discorso della montagna, l\u2019uomo che accetta l\u2019\u00abethos\u00bb del Vangelo, e, in particolare, lo accetta in questo campo?<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li>Quest\u2019uomo trova nelle considerazioni finora fatte la risposta, almeno indiretta, alle due domande: come \u00abpu\u00f2\u00bb agire, cio\u00e8 su che cosa pu\u00f2 contare nel suo \u00abintimo, alla sorgente dei suoi atti \u00abinteriori\u00bb o \u00abesteriori\u00bb? E inoltre: come \u00abdovrebbe\u00bb agire, cio\u00e8 in che modo i valori conosciuti secondo la \u00abscala\u00bb rivelata nel discorso della montagna costituiscono un dovere della sua volont\u00e0 e del suo \u00abcuore\u00bb, dei suoi desideri e delle sue scelte? In che modo lo \u00abobbligano\u00bb nell\u2019azione, nel comportamento, se, accolte mediante la conoscenza, lo \u00abimpegnano\u00bb gi\u00e0 nel pensare e, in certa qual maniera, nel \u00absentire\u00bb? Queste domande sono significative per la \u00abpraxis\u00bb umana, ed indicano un legame organico della \u00abpraxis\u00bb stessa con l\u2019\u00abethos\u00bb. La morale viva \u00e8 sempre \u00abethos\u00bb della prassi umana.<\/li>\n<li>Alle suddette domande si pu\u00f2 rispondere in vario modo. Infatti, sia nel passato, sia oggi vengono date risposte diverse. Ci\u00f2 \u00e8 confermato da un\u2019ampia letteratura. Oltre alle risposte che troviamo in essa, occorre prendere in considerazione l\u2019infinito numero di risposte, che l\u2019uomo concreto d\u00e0 a queste domande da se stesso, quelle che, nella vita di ciascuno, d\u00e0 ripetutamente la sua coscienza, la sua consapevolezza e sensibilit\u00e0 morale. Proprio in questo ambito si attua continuamente una compenetrazione dell\u2019\u00abethos\u00bb e della \u00abpraxis\u00bb. Qui vivono la propria vita (non esclusivamente \u00abteorica\u00bb) i singoli principi, cio\u00e8 le norme della morale con le loro motivazioni, elaborate e divulgate da moralisti, ma anche quelle che elaborano \u2013 sicuramente non senza un legame col lavoro dei moralisti e degli scienziati \u2013 i singoli uomini, come autori e soggetti diretti della morale reale, come co-autori della sua storia, dai quali dipende anche il livello della morale stessa, il suo progresso o la sua decadenza.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">In tutto ci\u00f2 si riconferma dappertutto e sempre, quell\u2019\u00abuomo storico\u00bb al quale una volta Cristo ha parlato, annunziando la buona novella evangelica con il discorso della montagna, ove tra l\u2019altro ha detto la frase che leggiamo in Matteo 5,27-28: \u00abAvete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gi\u00e0 commesso adulterio con lei nel suo cuore\u00bb.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"4\">\n<li>L\u2019enunciato di Matteo si presenta stupendamente conciso riguardo a tutto ci\u00f2 che su questo tema \u00e8 stato scritto nella letteratura mondiale. E forse appunto in questo consiste la sua forza nella storia dell\u2019\u00abethos\u00bb. Occorre nello stesso tempo rendersi conto del fatto che la storia dell\u2019\u00abethos\u00bb scorre in un alveo multiforme, in cui le singole correnti si avvicinano o allontanano vicendevolmente. L\u2019uomo \u00abstorico\u00bb valuta sempre, a modo suo, il proprio \u00abcuore\u00bb, cos\u00ec come giudica anche il proprio \u00abcorpo\u00bb: e cos\u00ec trapassa dal polo del pessimismo al polo dell\u2019ottimismo, dalla severit\u00e0 puritana al permissivismo contemporaneo. E\u2019 necessario rendersene conto, affinch\u00e9 l\u2019\u00abethos\u00bb del discorso della montagna possa sempre avere una debita trasparenza nei confronti delle azioni e dei comportamenti dell\u2019uomo.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">A tale fine occorre fare ancora alcune analisi.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"5\">\n<li>Le nostre riflessioni sul significato delle parole di Cristo secondo Matteo 5,27-28 non sarebbero complete, se non ci soffermassimo \u2013 almeno brevemente \u2013 su ci\u00f2 che si pu\u00f2 chiamare la risonanza di queste parole nella storia del pensiero umano e della valutazione dell\u2019\u00abethos\u00bb. La risonanza \u00e8 sempre una trasformazione della voce e delle parole che la voce esprime. Sappiamo dall\u2019esperienza che tale trasformazione \u00e8 talvolta piena di misterioso fascino. Nel caso in questione, \u00e8 accaduto piuttosto qualcosa di contrario. Infatti, alle parole di Cristo \u00e8 stata piuttosto tolta la loro semplicit\u00e0 e profondit\u00e0 ed \u00e8 stato conferito un significato lontano da quello in esse espresso, un significato in fin dei conti persino contrastante con esse. Abbiamo qui in mente tutto ci\u00f2 che \u00e8 apparso al margine del cristianesimo sotto il nome di manicheismo (Il manicheismo contiene e porta a maturazione gli elementi caratteristici di ogni \u00abgnosi\u00bb, e cio\u00e8 il dualismo di due principi coeterni e radicalmente opposti e il concetto di una salvezza che si realizza solo attraverso la conoscenza (\u00abgnosi\u00bb) o la autocomprensione di se stessi. In tutto il mito manicheo c\u2019\u00e8 un solo eroe e una sola situazione che sempre si ripete: l\u2019anima decaduta \u00e8 sempre imprigionata nella materia ed \u00e8 liberata dalla conoscenza. L\u2019attuale situazione storica \u00e8 negativa per l\u2019uomo, perch\u00e9 \u00e8 una mescolanza provvisoria e anormale di spirito e materia, di bene e di male, che suppone uno stato antecedente, originale, in cui le due sostanze erano separate e indipendenti. Vi sono perci\u00f2 tre \u00abtempi\u00bb: l\u2019\u00abinitium\u00bb, ossia la separazione primordiale; il \u00abmedium\u00bb, e cio\u00e8 l\u2019attuale mescolanza; e il \u00abfinis\u00bb che consiste nel ritorno alla divisione originale, nella salvezza, implicante una totale rottura tra spirito e materia. La materia \u00e8, in fondo, concupiscenza, malvagio appetito del piacere, istinto di morte, paragonabile, se non identico, al desiderio sessuale, alla \u00ablibido\u00bb. Essa \u00e8 una forza che tenta di assalire la Luce; \u00e8 movimento disordinato, desiderio bestiale, brutale, semicosciente. Adamo ed Eva sono stati generati da due demoni; la nostra specie nacque da una serie di atti ripugnanti di cannibalismo e di sessualit\u00e0 e conserva i segni di questa origine diabolica, che sono il corpo, il quale \u00e8 la forma animale degli \u00abArconti dell\u2019inferno\u00bb, e la \u00ablibido\u00bb, che spinge l\u2019uomo ad accoppiarsi e a riprodursi, e cio\u00e8 a mantenere l\u2019anima luminosa sempre in prigionia. Se vuole essere salvato, l\u2019uomo deve cercare di liberare il suo \u00abio vivente\u00bb (no\u00fbs) dalla carne e dal corpo. Poich\u00e9 la materia ha nella concupiscenza la sua suprema espressione, il peccato capitale sta nell\u2019unione sessuale (fornicazione), che \u00e8 la brutalit\u00e0 e la bestialit\u00e0 e che fa figli degli uomini gli strumenti e i complici del male per la procreazione. Gli eletti costituiscono il gruppo dei perfetti, la cui virt\u00f9 ha una caratteristica ascetica, realizzando l\u2019astinenza comandata dai tre \u00absigilli\u00bb: il \u00absigillo della bocca\u00bb proibisce ogni bestemmia e comanda l\u2019astensione dalla carne, dal sangue, dal vino, da ogni bevanda alcoolica, ed anche il digiuno; il \u00absigillo delle mani\u00bb comanda il rispetto della vita (della \u00abluce\u00bb) racchiusa nei corpi, nei semi, negli alberi e proibisce di raccogliere i frutti, di strappare le piante, di togliere la vita agli uomini e agli animali; il \u00absigillo del grembo\u00bb prescrive una totale continenza (cfr. H.Ch.Puech \u00abLe Manich\u00e9isme: son fondateur-sa doctrine\u00bb; H.Ch.Puech \u00abLe Manich\u00e9isme\u00bb, in \u00abHistoire des Religions\u00bb [Encyclop\u00e9die de la Pleiade], II; J.Ries \u00abManich\u00e9isme\u00bb, in \u00abCatholicisme hier, aujourd\u2019hui, demain\u00bb, 34 Lille 1977) e che ha anche cercato di entrare nel terreno del cristianesimo per quanto riguarda appunto la teologia e l\u2019\u00abethos\u00bb del corpo. E\u2019 noto che, nella forma originaria, il manicheismo, sorto nell\u2019oriente al di fuori dell\u2019ambiente biblico \u00e8 scaturito dal dualismo mazdeista, individuava la sorgente del male nella materia, nel corpo e proclamava quindi la condanna di tutto ci\u00f2 che nell\u2019uomo \u00e8 corporeo. E poich\u00e9 nell\u2019uomo la corporeit\u00e0 si manifesta soprattutto attraverso il sesso, allora la condanna veniva estesa al matrimonio e alla convivenza coniugale, oltre che alle altre sfere dell\u2019essere e dell\u2019agire, in cui si esprime la corporeit\u00e0.<\/li>\n<li>Ad un orecchio non adusato, l\u2019evidente severit\u00e0 di quel sistema poteva sembrare in sintonia con le severe parole di Matteo 5,29-30, in cui Cristo parla del \u00abcavare l\u2019occhio\u00bb o del \u00abtagliare la mano\u00bb, se queste membra fossero la causa dello scandalo. Attraverso l\u2019interpretazione puramente \u00abmateriale\u00bb di queste locuzioni, era anche possibile ottenere un\u2019ottica manichea dell\u2019enunciato di Cristo, in cui si parla dell\u2019uomo che ha \u00abcommesso adulterio nel cuore\u2026 guardando la donna per desiderarla\u00bb. Anche in questo caso, l\u2019interpretazione manichea tende alla condanna del corpo, come reale sorgente del male, dato che in esso, secondo il manicheismo, si cela e insieme si manifesta il principio \u00abontologico\u00bb del male. Si cercava dunque di scorgere e talvolta si percepiva tale condanna nel Vangelo, trovandola ove \u00e8 invece stata espressa esclusivamente una esigenza particolare indirizzata allo spirito umano.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Si noti che la condanna poteva \u2013 e pu\u00f2 sempre essere \u2013 una scappatoia per sottrarsi alle esigenze poste nel Vangelo da colui che \u00absapeva quello che c\u2019\u00e8 in ogni uomo\u00bb (Gv 2,25). Non ne mancano prove nella storia. Abbiamo gi\u00e0 avuto in parte l\u2019occasione (e certamente l\u2019avremo ancora) per dimostrare in quale misura tale esigenza possa sorgere unicamente da una affermazione \u2013 e non da una negazione o da una condanna \u2013 se deve portare ad un\u2019affermazione ancor pi\u00f9 matura ed approfondita oggettivamente e soggettivamente. E a una tale affermazione della femminilit\u00e0 e mascolinit\u00e0 dell\u2019essere umano, come dimensione personale dell\u2019\u00abessere corpo\u00bb, debbono condurre le parole di Cristo secondo Matteo 5,27-28. Tale \u00e8 il giusto significato etico di queste parole. Esse imprimono, sulle pagine del Vangelo, una peculiare dimensione dell\u2019\u00abethos\u00bb al fine di imprimerla successivamente nella vita umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cercheremo di riprendere questo tema nelle nostre ulteriori riflessioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UDIENZA GENERALE\u00a0 &#8211; 15 ottobre 1980 Durante i nostri numerosi incontri del mercoled\u00ec abbiamo fatto una particolareggiata analisi delle parole del discorso della montagna, in cui Cristo fa riferimento al \u00abcuore\u00bb umano. Come ormai sappiamo, le sue parole sono impegnative. 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