Spiritualità coniugale e familiare
p. Antonio Santoro omi

GESU' E IL DISEGNO DI DIO SUL MATRIMONIO

In ascolto della Parola

Diamo inizio a questi nostri incontri di spiritualità coniugale e familiare attivando, con consapevolezza, un atteggiamento di ascolto della Parola di Dio. I due versetti che leggeremo della seconda lettera dell'apostolo Pietro, non solo ci sono di consolazione e di sostegno, ma riassumono molto bene l'obiettivo principale sia di queste giornate di spiritualità come pure di ogni itinerario di formazione umana e cristiana che riguardi la coppia e la famiglia secondo il disegno di Dio.
<Fratelli, -esorta Pietro - cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l'ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo> (1, 10-11). E' bene sottolineare che i destinatari della lettera non sono <comunità di consacrati>, ma comunità di cristiani (singoli, coppie, famiglie e, forse, anche <eunuchi> per il Regno dei cieli). Per dirla con le stesse parole di Pietro, destinatari sono <coloro che hanno ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo> (2Pt 1, 1). Dunque, ciascuno, nella sua condizione di vita, cerchi di rendere sempre più sicura la sua vocazione, elezione, per essere un autentico discepolo-cittadino del regno di Dio.
L'apostolo Pietro con espressioni concise ci pone subito nella prospettiva della sequela di Gesù. Per voi sposi (o per chi ancora è fidanzato/a), si tratta di sequela come coppia! Ecco la specificità della vostra spiritualità coniugale.

Cristo, Verbo incarnato, uomo-Dio, epifania del mistero di Dio e dell'uomo

Per fare <memoria> del <dono> ricevuto - il carisma coniugale - ci lasceremo illuminare soprattutto dalla Parola di Dio secondo il metodo della lectio divina nell'ottica di Gaudium et spes 22: <In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo. […] Cristo […], nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli fa manifesta la sua altissima vocazione […] quella divina>.
Alla luce di GS 22 possiamo interpretare e comprendere la Parola di Dio secondo questo criterio unitario e inclusivo di verità che concorda con la visione personalista dell'essere umano concepito nella prospettiva cristiana come totalità unificata (Familiaris consortio, 11).
a) Verità teologica: Chi è Dio (i suoi <volti>), il Dio di Gesù Cristo?
b) Verità antropologica: Chi è l'uomo secondo Dio? Questa verità comprende la grandezza e dignità dell'uomo, il suo destino, i suoi limiti, le sue possibilità.
c) Verità spirituale ed etica: Come devono vivere l'uomo e la donna per realizzarsi secondo il disegno di Dio su di loro, quindi per il pieno compimento della loro umanità.

Testi di riferimento
Matteo 19, 3-12; Marco 10, 2-12; Luca 16, 18; Matteo 5, 31-32; 1Corinti 7, 10-11; Rom 7, 2-3.

Contesto evangelico
Mt 19, 3-12 è inserito nel contesto dell'insegnamento di Gesù relativo alle condizioni per far parte del suo Regno (vedi il cap. 18 e le due pericopi di Mt 19, 13-15 sull'umiltà e Mt 19, 16-29 sulla povertà).
Dunque, Gesù parla del matrimonio intendendolo come una particolare modalità di sequela.

Contesto storico-culturale

Al tempo di Gesù la prassi divorzista era diffusa e consolidata. Questa prassi trovava la sua giustificazione in Deuteronomio 24, 1-4 in cui si tratta più che del divorzio di una situazione conseguente il ripudio di una moglie. Il divorzio era un diritto dell'uomo; mentre nel mondo greco-romano anche la moglie poteva divorziare dal marito.
Nel giudaismo rabbinico si discuteva sui motivi di liceità del ripudio della moglie. Due erano le posizioni in materia.
La scuola di rabbi Shammay che interpretava il testo di Deuteronomio in senso restrittivo, ritenendo così lecito il ripudio solo in caso di adulterio della moglie. La scuola di rabbi Hillel, invece, era più permissiva. Hillel, infatti, riteneva che il marito potesse ripudiare la moglie anche per futili motivi, quale per esempio, una pietanza bruciata. Al tempo di Gesù l'opinione e la prassi dominanti si ispiravano alla scuola di Hillel. Infatti, l'evangelista Matteo evidenzia bene questo contesto culturale riportando la domanda precisa dei farisei:< E' lecito ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?>

La posizione di Gesù : Ciò che Dio ha unito, l'uomo non separi.

· Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: "E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?" (Mt 19, 3; Mc 10, 2).
Abbiamo già sinteticamente descritto il contesto storico-culturale in cui si colloca l'accesa discussione di Gesù con i farisei, narrataci da Matteo 19, 3-9 e Marco 10, 2-12. In Luca16, 18 troviamo solo l'affermazione di Gesù che esclude il divorzio: <Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio>.
Dall'insieme dei testi del Nuovo Testamento, la posizione di Gesù appare chiara e inequivocabile, originaria e controcorrente. Adesso, analizziamo - per quanto ci è possibile! - la posizione sostenuta da Gesù, cercando di cogliere nelle sue parole lo spessore teologico (disegno di Dio sul matrimonio), antropologico (differenza sessuale maschio-femmina, uguale dignità uomo-donna, tensione unitiva dell'amore coniugale), etico-spirituale (l'uomo e la donna, sposi <nel Signore>, si realizzano come persone nel matrimonio nella misura in cui accolgono e vivono il disegno originario del Creatore sul matrimonio, confermato e radicalizzato da Gesù).

· Egli [Gesù] allora rispondendo disse: Non avete letto che il Creatore da principio [ap'arghès] (Mt 19, 4; Mc 10, 6).
Gesù, nella sua risposta ai farisei, non si lascia impastoiare dalle disquisizioni legalistiche dei suoi interlocutori, ma indica loro, senza compromessi, il criterio fondamentale di discernimento: la volontà di Dio manifestata fin dalle origini della creazione. Gesù, da maestro qual è, vuole riportare gli interlocutori (di ieri e di sempre…) al primato della Parola, quindi, al primato del disegno di Dio sul matrimonio. <Non avete letto che il Creatore da principio> (Mt 19, 4b). Con ciò Gesù ci indica un atteggiamento fondamentale, e come se volesse dire/ci: ponetevi in ascolto della Parola del Creatore!

· Li creò maschio e femmina ( [Gen 1, 27] Mt 19, 4b; Mc 10, 6b).
Gesù afferma la costitutiva differenza sessuale quale bene voluto dal Creatore.

· Per questo "l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola"?[Gen 2, 24] Così che non sono più due, ma una carne sola (Mt 19, 5-6a; Mc 10, 7-8).
Gesù, appellandosi al <principio>, cioè all'ordine della creazione , e citando insieme il primo e il secondo racconto della creazione, non solo richiama, ma conferma, radicalizza e illumina ulteriormente (così che non sono più due…), la volontà di Dio sul matrimonio (verità teologica) e la sua istituzione divina. Dunque, il matrimonio non deve la sua origine alle culture dei popoli, ma a Dio direttamente, in quanto fa parte del progetto della creazione, appunto fin <dal principio>.
Gesù svela anche all'uomo e alla donna il mistero nuziale inscritto nelle loro carni: l'unità e l'indissolubilità dell'<alleanza coniugale> prima che un'esigenza etica costituiscono un'esigenza antropologica perché inscritte nella natura stessa dell'amore coniugale (verità antropologica). <Non sono più due, ma una carne sola>: Gesù afferma in tal modo il matrimonio monogamico escludendo ogni forma di poligamia e poliandria.
Inoltre, implicitamente, Gesù indica agli interlocutori del suo evangelo la via della fedeltà a questa volontà Dio per realizzarsi pienamente come persone…è la via della santità coniugale (verità spirituale ed etica)!
Gesù evidenzia le verità fondamentali (o, proprietà essenziali) del matrimonio secondo Dio: l'unità e l'indissolubilità. L'unità: in virtù della differenza sessuale e della tensione unitiva dell'amore coniugale (li creò maschio e femmina…Per questo l'uomo lascerà…); anzi, è proprio in questa differenza sessuale che il Creatore ha inscritto la vocazione all'unità (specialmente all'unità coniugale). Nelle parole di Gesù, dunque, traspare l'esclusione di ogni forma di convivenza e di unione omosessuale. L'indissolubilità: è un'esigenza inerente all' una caro, cioè costitutiva dell'unità coniugale. Questa unità va intesa nella sua oggettività, cioè per il fatto di essere coppia coniugale e non va fatta dipendere dall'alternarsi di emozioni, sentimenti, passioni. Queste variazioni di <umori> vanno gestite, per tempo, dalla più radicata vocazione all'amore, nella coppia specificata in senso coniugale e familiare dal Creatore.

· Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non separi (Mt19, 6b; Mc 10, 9).
Gesù, Verbo fatto carne, <in principio era presso Dio e tutto è stato fatto per mezzo di lui> (Gv 1, 2-3), manifesta ad ogni uomo e ad ogni donna chiamati ad essere sposi <nel Signore> (1Cor 7, 39) una certezza straordinaria…che stentiamo forse a credere! Ecco il <miracolo> quotidiano del mistero nuziale: Dio, autore e fonte della vita e dell'amore, fin dalla creazione dell'uomo e della donna, non cessa di coinvolgersi direttamente con un atto creativo sempre nuovo nel costituire una nuova coppia coniugale . E' Dio Creatore l'autore dell'una caro! Dunque, nessun essere umano (possiamo certamente aggiungere: né alcuna autorità umana) , né uomo, né donna, può annullare quell'unità separando <i due> uniti insieme da una precisa volontà di Dio diretta a quelle due persone. E' in questa iniziativa personale e sempre nuova di Dio che trova fondamento e giustificazione la visione umano-cristiana del matrimonio come vocazione. C'è da chiedersi, serenamente e seriamente, se siamo proprio convinti che il Signore della Vita e dell'Amore, non solo è presente alla celebrazione del proprio matrimonio - quale rispettabilissimo ospite - ma se è anzitutto l'autore, l'artefice principale di quell'unione nuziale che, vista la sua origine e la sua natura, non può che essere indissolubile. Un'autentica spiritualità coniugale e familiare trova in questo contesto il suo fondamento specifico. Nella misura in cui si riflette, si prega, si contempla la verità del mistero nuziale, ci si apre a Dio singolarmente e insieme, come coppia, maturando e sperimentando quella comunione reciproca e con Dio già inscritta nella vocazione dell'essere una sola carne.

· Gli dicono:Perché allora Mosè ha ordinato di "darle l'atto di ripudio[biblìon apostasìu] e di mandarla via?" [Deut 24,1] (Mt 19, 7; Mc 10, 3-4).
Citare Mosè significava appellarsi alla massima ed insindacabile autorità della Torah (la <Legge> contenuta nel Pentateuco). Dunque, la risposta non poteva che essere di conferma alla liceità del ripudio, semmai si trattava di sapere se Gesù si schierava con la posizione di rabbi Shammay o con rabbi Hillel. In merito afferma l'esegeta POPPI: <Il tranello dei farisei consisteva in questo: Gesù, negando la liceità del divorzio, avrebbe contraddetto la Legge di Mosè, condannando indirettamente anche l'adulterio di Erode Antipa> .

· [Gesù] Dice a loro: Mosè per la durezza del vostro cuore [pros ten sklerokardìan umòn] permise a voi di ripudiare le vostre mogli,ma da principio non fu così (Mt 19, 8; Mc 10, 5).
Due considerazioni. La prima. Mosè, prescrivendo l'atto o libello di ripudio tentava di limitare gli abusi di una mentalità e di una prassi divorzista e le deleterie conseguenze anche etiche (perché esponevano la moglie al peccato, unendosi ad un altro uomo senza aver avuto l'atto di ripudio del marito precedente). Infatti, <la donna, avuto l'atto di ripudio, era libera di sposare un altro uomo, senza che il marito precedente avesse il diritto di reclamarla, come capitava prima> .
Seconda considerazione. Forse anche noi, con una punta di scetticismo o di perplessità, ci domandiamo come è possibile non rendersi conto di una verità così fondamentale - l'indissolubiltà dell' <una caro> - inscritta nella natura stessa dell'amore nuziale ed evidenziata già fin dalla prima pagina delle Sacre Scritture. Ebbene, nonostante i ragionamenti degli interlocutori di Gesù (di ieri e di oggi), la sklerokardìa, la <durezza di cuore>, impedisce di <vedere>, <accogliere> ed <obbedire> a quella verità già presente nell'ordine della creazione. San Paolo, nella lettera agli Efesini, esortandoli a rivestire l'<uomo nuovo>, descrive brevemente e con chiarezza cosa può comportare la <durezza di cuore> .
Il biblista B. MAGGIONI così spiega il significato biblico di sklerokardìa : <La durezza di cuore (…) impedisce di cogliere il disegno creativo di Dio. La durezza di cuore non è una arretratezza culturale, o nella civiltà, ma piuttosto una indisponibilità interiore, una incapacità a correre il rischio del completo dono di sé, che è la nota essenziale dell'amore di Dio e dell'uomo. Il primo presupposto per uscire dalla durezza di cuore è l'apertura al mistero di Dio. Nell'Antico Testamento la sclerocardìa non riguarda anzitutto i rapporti interumani, ma il rapporto con Dio [cf. Ger 4, 4; Ez 3, 7; Deut 10, 16; Sir 16, 9]: i rapporti interumani ne sono la conseguenza. Non a caso in Marco 16, 14 la sclerocardìa è accostata alla incredulità. La redazione di Matteo su questo tema è ancora più chiara di Marco. Ai discepoli che si meravigliavano di fronte alla sua lettura dell'esperienza matrimoniale, Gesù risponde: "Non tutti comprendono questa parola, ma solo coloro ai quali è data> (19,11). L'amore, come il mistero di Dio, è una realtà che svela il suo significato solo a chi è in ascolto> .

· Ora [io] vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di pornéia, e sposi un'altra, commette adulterio [moichàtai- àomai ] (Mt 19, 9). Nella versione di Marco10, 12 troviamo una significativa aggiunta che fa giustizia della discriminazione femminile: <[…] Così pure la donna che ripudia suo marito e ne sposa un altro commette adulterio> . L'inciso, <se non in caso di pornéia [impudicizia, concubinato]>, è riportato anche da Mt 5,31-32 - nel contesto del discorso della montagna: <Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di pornéia [parektòs logu pornéias], la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio>. Questo inciso non lo troviamo né in Marco, né in Luca, né in San Paolo.
Alcune considerazioni.
a) Come abbiamo già visto, Gesù, rifacendosi alla volontà creativa di Dio (<da principio>), condanna senza possibilità di appello il divorzio: né l'uomo, né la donna possono divorziare e contrarre un nuovo matrimonio perché, rimanendo il vincolo del primo matrimonio, non si può contrarne un altro. <In altre parole - afferma il biblista BARBAGLIO - definendo in termini di adulterio l'unione matrimoniale della ripudiata con un altro uomo [o di un ripudiato con un'altra donna], Cristo sottintende che essa non è stata liberata dal vincolo matrimoniale in forza dell'atto di ripudio> . Possiamo dire che Gesù motiva il rifiuto del divorzio - a cui segue un secondo matrimonio -, prima con una ragione teologica: il disegno di Dio sul matrimonio, richiamo alla normatività del "principio"; poi con una ragione morale: <perchè ciascun divorziato finisce per creare unioni matrimoniali che si riducono a concubinato e a rapporti adulterini> ; quindi anche per una ragione antropologica: perché il ripudiante esponendo la ripudiata all'adulterio lede la sua dignità di persona e di sposa (o sposo).

b) L'evangelista Luca, riportando il detto antidivorzista di Gesù, non solo concorda con gli evangelisti Matteo e Marco nel condannare il ripudio, ma sembra sottolineare in modo particolare l'esclusione del ripudio seguito da nuove nozze, così da non lasciare ombra di dubbio nella prassi di coloro che si sono messi alla sequela di Gesù: <Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito,commette adulterio> (Lc 16,18). Dunque, né chi ripudia né chi è ripudiato/a può passare a nuove nozze .

c) L'inciso di Matteo 19,9 <se non in caso di pornéia>, e riportato anche da Mt 5,31-32, costituisce ancora oggi motivo di molte discussioni.
La maggior parte degli esegeti ortodossi e protestanti interpreta pornéia come un sinonimo di moichéia, cioè adulterio, donde il permesso di divorziare. In ambito cattolico la maggior parte degli esegeti <opta per ipotesi più chiaramente favorevoli al principio della indissolubilità o interpretando pornéia nel senso di zenùt che indica unioni irregolari, e quindi ritenute solo falsi matrimoni oppure supponendo che la licenza di cui parla la clausola [Mt 5, 32; 19, 9] debba riguardare non il divorzio, ma solo la separazione legale, senza possibilità di seconde nozze, anche se tale istituzione era del tutto sconosciuta al giudaismo> . Notiamo però che dal contesto delle antitesi - vi fu detto … ma io vi dico - del discorso della montagna (per fare un esempio molto emblematico) risulta chiaramente che Gesù ha introdotto non poche soluzioni nuove. In merito a quanto stiamo riflettendo si veda la prospettiva della separazione già contemplata dall'apostolo Paolo in 1Cor 7, 11.

Tra gli esegeti si ipotizza anche che l'inciso è dovuto alla preoccupazione dell'evangelista Matteo il quale voleva rassicurare le comunità giudeo-cristiane alle quali scriveva. Questi giudei convertiti <continuavano ad attenersi alle consuetudini giudaiche che proibivano la zenùt, o <prostituzione> degli scritti rabbinici, riguardante ogni tipo di unione resa incestuosa da un grado di parentela proibito dalla legge (Lev 18). Tali unioni erano, invece, spesso consentite dalla legislazione romana, cui si attenevano i convertiti dal paganesimo, con grave scandalo dei provenienti dall'ebraismo. Di qui la conclusione del Concilio di Gerusalemme, che stabilì per tutti la necessità di astenersi, oltre che dalle carni offerte agli idoli, dal sangue e dagli animali soffocati, anche dalla pornéia (At 15, 20.29)> .

Se, per ipotesi, Matteo con l'inciso <eccetto il caso di pornéia> volesse intendere l'adulterio (e quindi il permesso di divorziare e di risposarsi), ci sarebbe da chiedersi in che cosa Matteo fa differenziare l'insegnamento di Gesù dalla tradizione degli antichi. Infatti, Matteo, nella serie di antitesi del discorso della montagna, <elenca la concezione matrimoniale di Gesù fra gli esempi più significativi di contrapposizione fra la tradizione degli antichi e la novità cristiana (5,31): "A voi è stato detto […]. Ma io vi dico".> . Interpretando pornèia come adulterio, dovremmo concludere che Gesù si sia schierato con la scuola di Shammay disquisendo sulla casistica matrimoniale e senza apportare alcuna novità. Ma, allora, se così fosse, non ci spiegheremmo la reazione scandalizzata, ma chiara e precisa, dei discepoli riportata dallo stesso Matteo: <Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi>( 19,10).

In conclusione: dall'insieme degli elementi evidenziati ci sembra di poter affermare che l'inciso di Matteo, <eccetto in caso di pornéia>, non costituisca un'eccezione all'indissolubilità del matrimonio.
Comunque, se per ipotesi, l'inciso di Matteo costituisse un'attenuazione della posizione della radicalità di Gesù operata dall'evangelista a favore di coloro che hanno infranto l'alleanza coniugale con l'adulterio, verremmo a trovarci, paradossalmente, in una situazione molto simile a quella dei diretti interlocutori di Gesù. Immaginiamo un dialogo col Maestro. E gli chiediamo: "Maestro, ci hanno detto che in un certo periodo storico e in un certo luogo della Chiesa che tu hai istituito, taluni dei tuoi pastori hanno permesso di divorziare e di risposarsi a coloro che erano state vittime di un adulterio, Ma, sembra che anche oggi alcuni dentro la tua Chiesa , semplici fedeli e pastori, siano favorevoli ad una soluzione di divorzio con passaggio a nuove nozze in caso di adulterio o comunque per il venir meno dell'amore coniugale, cardine della vita della vita degli sposi. Tu cosa ne pensi? Coloro che hanno sostenuto e sostengono questa posizione più morbida - oggi noi diremmo <pastoralmente più comprensiva> - rispetto alla tua e a quella della tua <Chiesa ufficiale>, hanno agito bene oppure non sono stati fedeli alla tua parola?"
Dopo quello che ci siamo detti, ritengo che non sia difficile immaginare la risposta di Gesù. Anche a noi, ora - come allora ai suoi interlocutori più o meno interessati o curiosi - ribadisce (forse con una punta di amarezza, visto che sono passati duemila anni): "La durezza del vostro cuore non vi consente di <vedere> e di <capire> quello che già è scritto nel progetto del mistero nuziale fin dalla creazione e da me confermato e reso possibile con il mistero della nuova ed eterna alleanza, di cui il matrimonio è destinato ad essere <memoria> nel tempo della storia. Accogliete tutti nella carità, ma secondo la mia verità. Ancora una volta vi dico: Non ho bisogno che qualcuno mi dia testimonianza su un altro, Io so quello che c'è nel cuore di ogni uomo [Gv 2, 25]. Non tutti possono capire cosa significhi essere <eunuchi> per il regno dei cieli , sia come sposi che come <vergini> come me [Mt 19, 11-12]. Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me [Gv 14, 1]. Ciò che vi ho detto è perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo [Gv 16, 33]. Rimanete in me, senza di me non potete far nulla [Gv 15,5]. Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi [Gv 8, 31b-32]. Chi può capire capisca [Mt 19, 12]. E voi potete capire perché il Padre mio vi fa dono dello Spirito Consolatore, lo Spirito di verità […] Il Padre vi manda sempre lo Spirito Santo nel mio nome, egli v'insegnerà ogni e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto [Gv 14, 16. 26]. Ho pregato perché tutti possiamo essere una sola cosa [Gv 17, 21]. Ascoltate i pastori a me fedeli. Parlando di loro nel mio evangelo trovate scritto ciò che io ho detto:<Chi ascolta voi ascolta me>(Lc10,16).

· Gli dissero i discepoli: "Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna non conviene sposarsi". Egli rispose loro: "Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire capisca." (Mt 19, 11-12).

La reazione dei discepoli più che incomprensione, forse, manifesta che loro, in qualche modo, hanno colto la novità dell'insegnamento di Gesù; nello stesso tempo, però, non hanno compreso che il Maestro rende possibile vivere il mistero nuziale secondo il disegno originario di Dio perché, Lui, offre agli sposi la possibilità di viverlo per il mistero della redenzione, che è la grazia dell'Alleanza nuova ed eterna nel suo sangue; di questa specialissima umano-divina alleanza, il sacramento del matrimonio è partecipazione reale e memoria fino al ritorno glorioso del divino Sposo.
Nell' ordine della redenzione, gli sposi <nel Signore> sono <creature nuove> e, in quanto coppia, sono chiamati a vivere la novità dell'evangelo, appunto, come <eunuchi per il regno dei cieli>. La novità consiste nella effettiva possibilità di vivere con radicalità l'una caro con le sue esigenze intrinseche di fedeltà, unità e indissolubilità. E scegliendo, per dono di Dio, di essere una sola carne, si è anche fatti <eunuchi> rispetto ad altre "esperienze coniugali" che la <sklerokardìa> renderebbe possibili e, magari, auspicabili e ricercate.

Gesù coglie l'obiezione dei discepoli per indicare loro un'altra modalità di sequela, oltre quella della vita matrimoniale. E' la via celibataria per il Regno: anche questa è frutto di una chiamata, è un dono concesso… E' questa una vocazione che Gesù incarna nella sua esistenza terrena; la evidenzia, forse, per dare una risposta a coloro che deridevano la sua condizione di celibe in un contesto culturale-religioso non certo favorevole a questa scelta di vita.

In merito al testo di Matteo 19, 10-12, possiamo concludere affermando che sia la castità coniugale (vissuta come espressione e fedeltà dell'una caro, quindi dell'unità indissolubile) sia la castità della <verginità consacrata>, può essere compresa e vissuta nella luce e nelle risorse di grazia del Regno, appunto come afferma Gesù, nella risposta rassicurante data ai suoi discepoli: <Non tutti comprendono questa parola, ma soltanto coloro ai quali è dato> (v.11). A questo riguardo, il teologo MASSIMO DA CRISPIERO , evidenzia la portata evangelica delle due vocazioni cristiane: < All'interno del regno, e per la grazia presente in esso, il dominio e la padronanza di sé può spingersi fino alla radicale preclusione del rapporto dei sessi. I limiti che, in questo settore, impone la legge della unità indissolubile, esigono un po' [e forse più di un po'!] la stessa padronanza e lo stesso dominio. Dalle parole di Cristo sembra risultare una certa affinità tra l'impegno di amore degli sposi che rimangono fedeli alla legge della unità indissolubile, e quello di coloro che, per amore del Regno, hanno rinunciato completamente al matrimonio. La castità coniugale, che obbedisce alla legge della fedeltà spinta fino all'indissolubilità, e la castità totale di chi rinuncia al matrimonio, sono due forme diverse di realizzare l'amore nell'ambito del Regno> .

Sintesi conclusiva

· Gesù richiamandosi al <principio> (Mt 19, 4. 8; Mc 10, 6), contemporaneamente afferma sia una verità teologica sia antropologica che etico-spirituale. Come?
a) Gesù conferma l'identità umana di ogni singolo essere umano e dell'uomo-donna quale essere creato <a sua immagine e somiglianza>. Egli, ribadendo la differenza sessuale (<maschio e femmina li creò>) e radicalizzando la verità dell'<una caro>, esclude ogni forma di convivenza adulterina, di unione omosessuale, di poligamia e di poliandria.
b) Gesù vuole mostrare ai suoi interlocutori - e a quelli di ogni tempo, luogo, cultura - la sostanziale unità fra la situazione dell'uomo storico decaduto e la condizione dell'uomo nello stato di <innocenza originaria>. Questa sostanziale unità è garantita grazie all'immagine di Dio nell'uomo che dà continuità alla medesima identità umana tra l'<uomo del principio> e l'<uomo decaduto>.
c) Gesù, nella prospettiva del mistero della redenzione e dell'intera economia salvifica, rende possibile all'uomo di vivere pienamente secondo quei valori che sono patrimonio dell'<uomo del principio>, appunto l'uomo creato maschio e femmina <ad immagine e somiglianza> di Dio. Le esigenze del mistero nuziale (amore-carità coniugale e familiare, unità, indissolubilità, fecondità generosa, <kenosi> coniugale e familiare, in una parola, la fedeltà all'alleanza nuziale) possono essere vissute, in misura sempre crescente, dagli sposi cristiani perché questi sono inseriti nell'ordine della redenzione: quindi, per la grazia che sgorga dal Crocifisso Risorto, in virtù del dono del suo Spirito che - anche per la corrispondenza degli sposi - fa costante memoria del carisma coniugale che gli sposi hanno avuto in dono dal Signore della Vita e dell'Amore, per esserne testimonianza, sacramento e profezia.

· Gesù con la sua chiara e precisa posizione ci insegna un fondamentale criterio di discernimento nel continuo processo di inculturazione della fede ( o, se si vuole, del complesso rapporto fede-cultura). Il disegno di Dio e la sua Parola non possono essere imprigionate, né manipolate e travisate da tradizioni e consensi sociali, religiosi, politici, culturali.
Anche per noi, uomini e donne del terzo millennio dell'era cristiana, specie per quanto concerne il vangelo del matrimonio e della famiglia, valgono le parole di San Paolo ai Galati - pronunciate chissà con quale sofferta e misteriosa consapevolezza - :< Vi dichiaro, dunque, fratelli che il vangelo da me annunziato non è modellato sull'uomo; infatti io non l'ho ricevuto né imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo> (1, 11-12).

· Gèsù ci fa capire chiaramente che il matrimonio è una vocazione specifica, grande e bella. E' una vocazione che si riceve come dono e gli sposi che la ricevono sono costantemente interpellati nella loro libertà a vivere il loro essere dono l'uno per l'altro/a con impegno e responsabilità. Gesù, dunque, rifacendosi al <principio> e affermando che <ciò che Dio ha congiunto l'uomo non separi>, ci svela che il matrimonio secondo il disegno divino è vocazione, dono e compito responsabile.

· Con la consapevolezza di aver toccato un argomento vitale - e motivo di sofferenza per non poche persone - ricordiamoci il saggio criterio che già l'apostolo Paolo dava ai primi cristiani, verità nella carità: <Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo> (Ef 4, 15). E' questo anche il criterio fondamentale che i Vescovi italiani indicano nel Direttorio di Pastorale Familiare (1993) relativamente alla <pastorale delle famiglie in situazione difficile o irregolare> (capitolo VII, n. 192).

· Prima di concludere questa nostra riflessione mi è doveroso notare che non abbiamo esaurito l'argomento enunciato nel titolo: Gesù e il disegno di Dio sul matrimonio. Certamente, abbiamo detto non poco, ma rimane ancora da trattare la prospettiva escatologica espressa nella visione che Gesù ci dà del matrimonio. Sarà oggetto di un'altra riflessione, magari unitamente ad una riflessione relativa alla <verginità consacrata> per il Regno.

· Sentendomi vicino a chi, forse, sente più il peso che la bellezza e la grandezza della sua vocazione e situazione matrimoniale, faccio mie le parole dell'apostolo Paolo e gli dico: <Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione, vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla> (1 Cor 10, 13).
Mi piace concludere questa nostra riflessione con un augurio che è uno sguardo sul futuro della nostra eternità: <Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo! Fratelli, pregate anche per noi. […] La grazia del Signore Gesù Cristo sia con voi> ( 2Ts 5, 23-25.28).
Colui chi vi ha chiamati e uniti è Lui per primo e sempre fedele a se stesso e, quindi, alla vostra vocazione coniugale.
Cari sposi,in qualunque situazione vi troviate, fidatevi sempre e comunque della fedeltà di Dio. Col pio salmista anche voi ripetetevi spesso: Nella tua fedeltà è la nostra forza!
Considerando e contemplando la grandezza e bellezza del mistero nuziale - reso manifesto nelle vostre carni e nella vostra storia così ordinaria, quotidiana e, talvolta, perfino banale - voi stessi rimanete senza parole…
Cari sposi <nel Signore>, non temete, ma lasciatevi andare al giubilo, cantate a Dio, con arte, nel giubilo. Sant'Agostino, grande conoscitore del cuore umano, sia nel peccato che nella grazia, così spiegava il giubilo ai cristiani della sua comunità ecclesiale: < Che cosa significa cantare nel giubilo? Comprendere e non saper spiegare a parole ciò che si canta col cuore […] Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole. E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l'ineffabile Dio? Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E se non lo puoi esprimere, e d'altra parte non puoi tacerlo, che cosa ti rimane se non "giubilare"? Allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia non conoscerà i limiti delle sillabe. Cantate a lui con arte nel giubilo (cfr Sal 32,3)> .

Riflettere per una migliore qualità di vita

1. Nella riflessione di oggi che cosa ti ha colpito di più? Esplicita anche il perché.
2. I farisei hanno chiesto a Gesù: <E' lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?> Se oggi venisse posta a te la stessa domanda cosa risponderesti?
3. Senza indulgere a frettolosi sensi di colpa o a facili buonismi, cosa suscita in te e in voi, l'affermazione di Gesù: <per la durezza del vostro cuore Mosè permise di ripudiare…>?
4. Forse, in qualche modo, ti senti anche tu affetto/a da <sklerokardìa>, dovuta ad incredulità, a conoscenze inadeguate, a non ben chiare resistenze psicologiche, a condizionamenti storici-sociali-culturali, a situazioni di <compromesso affettivo-relazionale> con qualcuno/a, ecc. …?
5. Ci sono dei <motivi> di rifiuto di tuo/a marito/moglie? Ne parli con qualcuno? Con chi ti confronti seriamente?
6. Cosa fai/fate perché la vostra alleanza nuziale si consolidi e si sviluppi?
7. Se ritieni di trovarti in una situazione di <sklerokardìa>, t'invito ad andare oltre e ti chiedo:Dinanzi al mistero dell'amore nuziale, così come Dio l'ha voluto, il tuo/vostro atteggiamento fondamentale è di apertura, oppure…?
8. Secondo te/voi, qual è la cosa più bella che Gesù vuole comunicarci donandoci il suo vangelo del matrimonio?

 

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