Associazione

OASI CANA Onlus

Missionari

della Famiglia

     FESTA DELLA SOLIDARIETA’

Festa del SI alla sequela del nostro Dio Solidale…

“Centro Solidali con Te”

SS. Trinità, Sambuca di Sicilia (AG), 6/06/04

Ai membri dell’Associazione OASI CANA e ai Missionari della Famiglia

            Carissimi,

ormai da anni ci ritroviamo a Sambuca di Sicilia, al nostro Centro Solidali con Te. Questo appuntamento annuale lo facciamo coincidere con la solennità liturgica della SS. Trinità per celebrare la festa della solidarietà dell’Associazione Oasi Cana Onlus e dei Missionari della Famiglia (MdF). In questi anni sono maturate e consolidate la consapevolezza e le ragioni di questa celebrazione.

Siamo qui, fondamentalmente, per ridire il nostro sì a Dio come Associazione Oasi Cana e come MdF. Ma, ciò è possibile se ciascuno di noi, ogni coppia e famiglia rinnova il proprio sì a Dio. Sì ad amarlo, sì nell’impegno di seguirlo nell’ Associazione e nei Missionari della Famiglia e tramite i servizi che le due realtà offrono. Servizi, di cui questo nostro Centro costituisce un segno molto eloquente; direi, un “segno sacramentale” della solidarietà di Dio verso persone e famiglie particolarmente provate. Dio-Amore-Trinità si fa solidale con queste famiglie, attraverso la mediazione delle nostre persone, di noi membri dell’Associazione Oasi Cana e dei MdF; sia dei membri soci, sia di quelli iscritti, così pure dei membri delle Comunità Maria Immacolata, di tanti altri volontari e del personale assunto specializzato.

Ma, non dimentichiamo, che il nostro Dio si è fatto e si fa solidale con ciascuno di noi, in qualunque condizione si trovi. Infatti, insegna il Concilio Vaticano II, “con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (Gaudium et spes 22). Per le esigenze intrinseche dell’amore vero, segue che la solidarietà di Dio con noi interpella ed esige, pur nella libertà, la nostra solidarietà con Lui, la corrispondenza alla sua provocazione d’amore solidale.

La nostra Famiglia dell’Oasi, cioè noi e coloro che con noi condividono le nostre origini, le nostre finalità e i nostri servizi, siamo convocati qui dallo Spirito per rinnovarci nella consapevolezza di questa chiamata e missione: essere manifestazione concreta ed umile dell’amore solidale del nostro Dio, Famiglia Divina, Padre, Figlio, Spirito Santo. Famiglia, da cui ogni altra famiglia prende nome, origine, esistenza, sostegno, ragion d’essere; e, per ogni famiglia, come per ogni persona, costituisce la meta finale.

Oggi, dunque, siamo qui, per rinnovare il nostro impegno di solidarietà con Dio per il bene di fratelli e sorelle che Egli pone sul nostro cammino.

Siamo chiamati a fare questo con la lucida consapevolezza che non siamo migliori di altri…!

Lo Spirito Santo che conosce le intenzioni del nostro cuore sa cosa c’è veramente dentro di noi; conosce le nostre azioni ed emozioni, le nostre fantasie e i nostri pensieri, tutto ciò che è sconosciuto agli altri, ma non a Lui, né, forse, a noi stessi.

Ma, dinanzi a Dio, ciò che più conta non è il nostro limite, né il nostro peccato, né i nostri fallimenti, bensì l’umiltà di riconoscerci, accoglierci e offrirci a Lui così come siamo e come ci sperimentiamo nelle nostre azioni e nelle nostre relazioni interpersonali.

Ciò che più conta è quanto ci testimonia il grande Papa Paolo VI: “Le certezze, gli scacchi, le prove, sono inerenti al mistero della Chiesa e della risurrezione di Cristo. Solo la certezza di compiere l’opera di Dio ci deve sostenere. Solo essa darà la serenità indispensabile per portare avanti la nostra missione. Ogni giorno bisogna ricominciare”.

Siamo qui per rinnovarci in questa certezza di compiere l’opera di Dio. Tutto il resto, va messo da parte. Tutto va posposto a questo Bene assoluto. Nessun impedimento, nessun particolarismo né individuale, né familiare, né di altra natura, deve in alcun modo intralciare questa opera di Dio.

Ma, il realismo cristiano ci dice che non pochi possono essere gli intralci alla realizzazione dell’opera di Dio. Ciascuno di noi, per esperienza, non dovrebbe faticare a riconoscere questa verità.

Consapevoli di questo realismo cristiano, che sperimentiamo nelle nostre carni, siamo chiamati a ricominciare ogni giorno. Ricominciare! Questo atto umano e cristiano, non accade in modo automatico.

L’atto del ricominciare implica il continuo superamento delle difficoltà, interpella la nostra coscienza e comporta l’esigenza e l’impegno di coniugare solidarietà e conversione permanente, cioè, solidarietà e primato di Dio, della sua volontà, dell’amore a Dio e al prossimo nella nostra vita.

Sant’Eugenio de Mazenod, fondatore dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, e quindi fondatore anche della “Famiglia dell’Oasi”, considerate le sue radici, dinanzi all’esigenza del “ricominciare” sempre,  affermava: “Mio Dio, di fronte alle difficoltà che si incontrano per compiere i propri doveri, c’è da scoraggiarsi e far marcia indietro! Ma bisogna andare avanti. E’ una necessità per la gloria di Dio. Abbiamo coraggio e contiamo sulla sua grazia. Per fare questo bisogna prima di tutto che  mi metta seriamente all’opera per diventare un santo” (1837).

La solidarietà cristiana, quindi la nostra solidarietà, si fonda, si alimenta, si rivitalizza, diventa feconda nella misura in cui ciascuno di noi dall’esteriorità della sua vita cammina verso l’interiorità; dal centrarsi prioritariamente sul proprio io,  sugli interessi e i bisogni familiari cammina invece verso il centro della propria vita che è Dio, che è dentro di noi oltre che fuori.

In altri termini, ricominciare tenendo fisso lo sguardo sulla nostra vocazione fondamentale: la santità, quale progressivo cammino di unione con Dio nella quotidianità della nostra vita.

L’emblema della solidarietà cristiana è Cristo Crocifisso e Risorto, anzi Cristo Risorto con i segni della passione e morte.

Il “Centro Solidali con Te” e le altre nostre strutture di servizio (Consultorio Familiare Cana, Sedes sapientiae per la spiritualità e la formazione della coppia e della famiglia,  Lettera di famiglia, scuola materna, ecc.) vogliamo che siano sempre più un particolare significativo di quell’emblema: una partecipazione e una manifestazione della solidarietà della SS. Trinità che in Cristo e nello Spirito esprime e realizza nella storia degli esseri umani, ed anche tramite essi, l’amore di Dio Padre per ogni creatura, specie per quella più bisognosa.

Il Vangelo di qualche giorno fa ci ricordava questo amore particolare di Dio con espressioni cariche di tenera attenzione: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!” (Mt 10, 28-31).

Questa certezza, voi valete più, deve accompagnarci tutti i giorni della nostra esistenza: nel momento della gioia e della gratificazione ed anche nel momento della tribolazione. Consapevoli che la tribolazione vissuta in compagnia della Trinità (e fruendo delle mediazioni sacramentali ed umane messe a nostra disposizione dalla Divina Provvidenza), “produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. (Rm 5, 4-5).

            “L’amore di Dio - afferma Giovanni Paolo II nel suo ultimo libro Alzatevi, Andiamo!non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare, né ci pone esigenze a cui non sia possibile far fronte. Mentre chiede, Egli offre l’aiuto necessario. Parlo di questo da un luogo in cui mi ha condotto l’amore di Cristo Salvatore, chiedendomi di uscire dalla mia terra per portare frutto altrove con la sua grazia, un frutto destinato a rimanere. Facendo eco alle parole del nostro Maestro e Signore, ripeto perciò anch’io a ciascuno di voi: “Alzatevi, andiamo!”. Andiamo fidandoci di Cristo. Sarà Lui ad accompagnarci nel cammino, fino alla meta che Lui solo conosce.”

            Periodicamente lo Spirito Santo ci fa sentire con maggiore forza la chiamata di Dio a lasciare la nostra “terra” (e ciascuno sa quale sia la sua zolla di terra da lasciare: cose, attaccamenti, risentimenti, stanchezza, delusioni, sicurezze umane, presunzioni, la propria idea di bene, di solidarietà, forse anche l’immagine di sé, ecc…).

            Lasciare per andare oltre la nostra prospettiva personale e associativa al fine di andare altrove per portare frutto. Altrove… come nuovi ambiti di servizio e come riscoperta e riqualificazione del nostro impegno personale.

Nelle unità coniugali e a livello personale e coniugale, fermiamoci e interroghiamoci su come celebriamo ogni giorno la nostra solidarietà in famiglia e fuori, in particolare in Associazione.

La posta in gioco è molto alta. Osservando questa opera di Dio, piccola ma significativa, osservandola nell’oggi e intuendo qualcosa del suo futuro, sento di confidare “all’orecchio del cuore” di ognuno di voi, e di tutti noi insieme, l’appello di Gesù ai suoi discepoli, ripreso dal Santo Padre:

Alzatevi, andiamo! Siamo infatti pellegrini della trascendenza e dell’amore; pellegrini col nostro Dio solidale e verso di Lui. Pellegrini nel tempo verso l’eternità, nella solidarietà, insieme.

Che l’incontro con Lui, nel nostro ultimo giorno terreno, non ci trovi “distratti” e aggrovigliati nell’intricata matassa della nostra quotidianità, ma intenti a tessere la sua tela, anche se non sempre riusciamo a cogliere l’insieme del suo disegno d’amore.

            Con lo sguardo fisso su Cristo Salvatore, sostenuti dalla speranza che non delude, confermiamo l’amore effuso nei nostri cuori rinnovando la nostra fede e il nostro impegno; così avremo l’energia necessaria per ricominciare sempre,con nuovo vigore,il nostro cammino alla sequela del nostro Dio Solidale

            Con stima e benevolenza, tutti saluto e benedico. In Santa Maria di Cana e Sant’Eugenio.

p. Antonio Santoro omi

 

 

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