Associazione OASI CANA Onlus

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Ai Membri dell’Associazione OASI CANA Onlus

Oasi Cana, 25 marzo 2001

Centrati sull’Essenziale

 

Carissimi, da quando abbiamo cominciato “a piccoli passi” , come “Gruppo Cana” nel 1985, di strada ne abbiamo fatto… Avevamo i capelli neri…, alcuni ancora fidanzati, altri giovani sposi, altri ancora giovani genitori. Pochi i bambini. Quasi tutti i vostri figli, che oggi sono in mezzo a noi, erano conosciuti solo da Dio.

Non era facile trovare un luogo per vederci.  Dal salottino della comunità omi a Palermo alle case dei primi “oasiani”. Poi cominciammo a “viaggiare”: da Palermo a Sambuca, a Gesso, a San Marco d’Alunzio, a Romitello, a Mazara del Vallo.  E in tutto questo,  maturava l’esigenza di un’Oasi… che la Provvidenza ci diede nel 1993. Poi il Centro Solidali con Te; poi l’Oasi Famiglia (col suo progetto murario da realizzare, ma quello di vita è già molto in atto); finalmente il Consultorio Familiare “Cana”, con grandi prospettive di servizio, come lascia prevedere l’attività di questi primi mesi, in cui il passa-parola è stato molto efficace (con oltre 115 fruitori, senza contare che molti di questi registrano più presenze al Consultorio). E poi, pensiamo a tutta la programmazione formativa per i fanciulli, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani.

            Non posso qui non evidenziare anche la nascita dei Missionari della Famiglia.

 

Si tratta di Un unico disegno,  di un solo unitario e armonico progetto-famiglia. Noi siamo chiamati ad essere gli affidatari, gli amministratori, i custodi attivi. Dio, Famiglia Divina, Signore della Vita e dell’Amore, ne è l’Autore in quanto ispiratore e il sicuro custode insieme con Maria, che noi amiamo invocare come “Santa Maria di Cana”.

 

Spesso mi domando – ed oggi lo faccio in modo tutto particolare – quale conoscenza, consapevolezza e coscienza abbiamo sia delle singole realizzazioni dell’Associazione sia del loro insieme; cioè, che esse fanno parte di un “disegno” che non ci appartiene e che ci è stato affidato perché come cittadini di questo mondo e cristiani in questo mondo, possiamo contribuire a rendere più umana la nostra società mediante: una più chiara identità vocazionale (coppie e famiglie cristiane); una formazione permanente cercata e seguita con impegno davvero prioritario (come singole coppie e famiglie nelle unità coniugali e in quelle più assembleari); un cammino di effettiva e costante conversione a Cristo Sposo e alla Chiesa sposa per essere testimoni e missionari, in modo particolare, del Vangelo del matrimonio e della famiglia. Vivere questo Vangelo costituisce il senso stesso del vostro essere e del vostro esistere in quanto coppie, famiglie ed associati ad una realtà che ha ragione di esistere solo ed in quanto si attiva a favore delle persone ed in modo specifico, delle coppie e delle famiglie.

Ne siamo consapevoli? Tutti? Ne siamo anche convinti?

Non ritengo superfluo che in un contesto di cammino quaresimale, cioè di conversione, ci interroghiamo, con rinnovata consapevolezza e coscienza, come singoli, coppie e famiglie: Che senso ha far parte dell’Associazione oggi? 

Non siamo frettolosi nel rispondere. Attenti alle reazioni emotive… ai ragionamenti…

Rientrando in noi stessi, ascoltiamoci… Ascoltiamo i gemiti di chi ci sta accanto e di quanti il Signore pone sui sentieri della nostra esistenza quotidiana. Da soli, forse, potremo piangere con gli altri o ampliarne i lamenti; Insieme, possiamo asciugare le lacrime, trasformare il grido di disperazione in speranza e gioia di vivere anche quando le cose non vanno secondo le nostre attese, talvolta legittime.

Lasciamoci guidare dallo Spirito, non chiudiamoci, anche quando la delusione per la sofferenza o per il fallimento nelle nostre relazioni interpersonali (dentro e fuori le pareti domestiche) potrebbero indurci all’isolamento, alla chiusura, alla rassegnazione…ma con quali con conseguenze? Ciascuno, conosce un po’ le sue, e non penso che siano positive e cariche di “senso” per continuare a vivere con qualità.

Confrontiamoci. Non rimaniamo piegati su noi stesi e sui nostri problemi. Non lasciamoci appesantire o peggio schiacciare dal peso delle nostre giornate, del nostro lavoro, delle cosiddette necessità di famiglia, ecc.

Puntiamo sull’essenziale !

Rendiamoci conto che far parte di questa nostra realtà associativa è un grande dono, una grande opportunità di qualità di vita, anche solo da un punto di vista umano.

 

Abbiamo delle realizzazioni che richiedono a tutti e a ciascuno di essere attenti, desti e leggeri, non appesantiti, né sonnecchianti, né distratti e dispersi in tante occupazioni che “non  ci costruiscono”…, né apportano quel contributo per la realizzazione di quel bene comune per la edificazione della società e della Chiesa. Bene comune che è esigito dal nostro essere cittadini di questo mondo e di questa Chiesa nel mondo.

Occorre osare, con coraggio, audacia e tenacia, facendo tesoro di quei mezzi umani e cristiani che l’Associazione mette a disposizione. Sta a ciascuno (singoli, coppie e famiglie, unità coniugali…) profittarne e farli fruttificare.

 

Come procedere? Con quale prospettiva? Direi, diamo priorità alla formazione.

 Non dimentichiamoci che ogni nostra realizzazione ha come base e alimento la nostra formazione umana ed evangelica. La nostra esperienza personale, coniugale ed associativa conferma questa semplice e concreta verità.

            Concretamente :

·                          Potenziare e qualificare sempre più le realtà di servizio già esistenti.

·                          Incontri ( in particolare, fedeltà a quelli delle unità coniugali e  a quelli assembleari); giornate di spiritualità e ritiri (per singole coppie o piccoli gruppi famiglia o unità coniugali; vedi l’esperienza di quest’anno).

·                          Rivedere e/o ricomporre le unità coniugali; quindi verificare l’opportunità di cambiare anche le coppie  referenti delle u.c., favorendo così una proficua rotazione. Circa la vita nelle unità coniugali suggerisco di riconsiderare quanto è scritto sia nel “regolamento interno” relativo alle unità coniugali, sia quanto ho scritto per l’assemblea di ottobre del 1997 a Sambuca (testi tutti in vostro possesso).

·                          Incontri di formazione e condivisione con le coppie referenti delle unità coniugali (eventualmente, compresi anche i referenti di gruppi familiari che seguiamo o che intendiamo formare).

·                          Incontri a livello associativo: sia a servizio di altre coppie e famiglie (così è andato configurandosi il nostro incontro estivo) sia per i soli membri dell’Associazione, con modalità, tempi e luoghi da definire insieme. Queste  indicazioni mirano ad evidenziare l’importanza dei momenti soprattutto formativi e ricreativi riservati ai membri dell’Associazione. Lo “stare insieme” ci aiuta a crescere in conoscenza, comprensione, condivisione, amore, creatività di servizio.

·                          Infine, ma non per ultimo, mi sta particolarmente a cuore, una realizzazione in tempi relativamente brevi. Si tratta di collaborare con i Missionari della Famiglia per realizzare insieme una missione,, appunto, “Famiglia in missione”: una missione popolare parrocchiale centrata sulla famiglia, organizzata e gestita dai Missionari della Famiglia e dall’Associazione Oasi Cana, con il coinvolgimento anche di altre persone.

 

Tutto ciò  (il cosiddetto concreto!) non può prescindere da una adesione-sequela personale, di coppia (e speriamo anche di famiglia) a Cristo Signore, nostra via, verità e vita, in una logica sponsale che vede tutti e ciascuno proiettati verso gli altri nel dono sincero di sé; confidando sempre nella misericordia di Dio Padre che sempre ci attira a sé con l’infaticabile opera dello Spirito che ciascuno plasma interiormente, dandogli la “forma” del Figlio unigenito; realizzando così, progressivamente in noi, personalmente e come coppia, la tanto sospirata “immagine” che avrà il suo pieno compimento alla fine, quando ci concederà di vederLo faccia a faccia. Verso quella divina mèta stiamo camminando.

 

            Siamo numericamente un piccolo gregge, ma speriamo di essere sempre e di più lievito che fa fermentare la pasta dell’umanità delle nostre persone, delle nostre famiglie delle nostre comunità ecclesiali, dei nostri ambienti di parentela e di lavoro.

 

Prima di concludere, per il bene che nutro per tutti e ciascuno di Voi, relativamente ai contenuti di questa lettera-messaggio, vi chiedo di riflettere e pregare personalmente e in coppia, e di riservare un congruo tempo in unità coniugale per un’opportuna “revisione di vita” dell’unità coniugale stessa.

 

            A tutti, con stima, fiducia e affetto, il mio più sincero saluto in Santa Maria di Cana e Sant’Eugenio.

                                                                                  p. Antonio Santoro omi

 

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