IL GIUBILEO DEI BAMBINI
Lettera del Papa ai bambini
nell'anno della famiglia (1994)
Cari bambini!
Nasce Gesù
Tra pochi giorni celebreremo il Natale, festa intensamente sentita da tutti i
bambini in ogni famiglia. Quest'anno lo sarà ancora di più, perché è l'Anno
della Famiglia. Prima che esso finisca, desidero rivolgermi a voi, bambini del
mondo intero, per condividere con voi la gioia di questa suggestiva ricorrenza.
Il Natale è la festa di un Bambino, di un Neonato. È perciò la vostra festa!
Voi l'attendete con impazienza e ad essa vi preparate con gioia, contando i
giorni e quasi le ore che mancano alla Santa Notte di Betlemme.
Mi pare di vedervi: voi state preparando in casa, in parrocchia, in ogni angolo
del mondo il presepe, ricostruendo il clima e l'ambiente in cui il Salvatore è
nato. È vero!
Nel periodo natalizio la stalla con la mangiatoia occupa nella Chiesa il posto
centrale. E tutti si affrettano a recarvisi in pellegrinaggio spirituale, come
i pastori nella notte della nascita di Gesù. Più tardi saranno i Magi a venire
dal lontano Oriente, seguendo la stella, fino al luogo dove è stato deposto il
Redentore dell'universo.
Ed anche voi, nei giorni di Natale, visitate i presepi, fermandovi a guardare
il Bambino deposto sulla paglia. Fissate sua Madre, San Giuseppe, custode del
Redentore.
Contemplando la Santa Famiglia, pensate alla vostra famiglia, quella in cui
siete venuti al mondo. Pensate alla vostra mamma, che vi ha dato alla luce e al
vostro papà.
Essi si prendono cura del mantenimento della famiglia e della vostra
educazione.
Compito dei genitori infatti non è soltanto quello di generare i figli, ma
anche di educarli sin dalla loro nascita.
Cari bambini, vi scrivo pensando a quando anch'io molti anni fa ero bambino
come voi. Allora anch'io vivevo l'atmosfera serena del Natale, e quando
brillava la stella di Betlemme andavo in fretta al presepe insieme con i miei
coetanei, per rivivere ciò che avvenne 2000 anni fa in Palestina. Noi bambini
esprimevamo la nostra gioia prima di tutto col canto. Quanto sono belli e
commoventi i canti natalizi, che nella tradizione di ogni popolo si intrecciano
intorno al presepe! Quali pensieri profondi vi sono contenuti, e soprattutto
quale gioia e quale tenerezza essi esprimono verso il divino Bambino venuto al
mondo nella Notte Santa!
Pure i giorni che seguono la nascita di Gesù sono giorni di festa: così, otto
giorni dopo, si ricorda che, come voleva la tradizione dell'Antico Testamento,
al Bambino fu dato un nome: fu chiamato Gesù. Dopo quaranta giorni, si
commemora la sua presentazione al Tempio, come avveniva per ogni figlio
primogenito d'Israele. In quell'occasione ebbe luogo un incontro straordinario:
alla Madonna, giunta al Tempio col Bambino, venne incontro il vecchio Simeone,
che prese tra le braccia il piccolo Gesù e pronunciò queste parole profetiche: Ora
lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché
i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i
popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele (Lc 2,
29-32). Poi, rivolgendosi a Maria, sua madre, aggiunse: Egli è qui per la
rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché
siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà
l'anima (Lc 2, 34-35). Così dunque, già nei primi giorni della vita di
Gesù, risuona l'annuncio della Passione, alla quale un giorno sarà associata
anche la Mamma, Maria: il Venerdì Santo Ella starà silenziosa sotto la Croce
del Figlio. Del resto, non dovrà trascorrere molto tempo dalla nascita prima
che il piccolo Gesù si trovi esposto ad un grave pericolo: il crudele re Erode
ordinerà di uccidere i bambini al di sotto dei due anni, e per questo egli sarà
costretto a fuggire con i genitori in Egitto.
Voi conoscete certo molto bene questi eventi legati alla nascita di Gesù.
Ve li raccontano i vostri genitori, i sacerdoti, gli insegnanti, i catechisti,
ed ogni anno li rivivete spiritualmente nel periodo delle feste natalizie,
insieme a tutta la Chiesa: voi quindi sapete di questi aspetti drammatici
dell'infanzia di Gesù.
Cari amici! Nelle vicende del Bimbo di Betlemme potete riconoscere le sorti dei
bambini di tutto il mondo. Se è vero che un bambino rappresenta la gioia non
solo dei genitori, ma della Chiesa e dell'intera società, è vero pure che ai
nostri tempi molti bambini, purtroppo, in varie parti del mondo soffrono e sono
minacciati: patiscono la fame e la miseria, muoiono a causa delle malattie e
della denutrizione, cadono vittime delle guerre, vengono abbandonati dai
genitori e condannati a rimanere senza casa, privi del calore di una propria
famiglia, subiscono molte forme di violenza e di prepotenza da parte degli
adulti. Come è possibile rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza di tanti
bambini, specialmente quando è causata in qualche modo dagli adulti?
Gesù dona la Verità
Il Bambino, che a Natale contempliamo deposto nella mangiatoia, col passar
degli anni crebbe. A dodici anni, come sapete, si recò per la prima volta,
insieme a Maria e Giuseppe, da Nazaret a Gerusalemme in occasione della Festa
di Pasqua. Lì, confuso tra la folla dei pellegrini, si staccò dai genitori e,
insieme con altri suoi coetanei, si pose in ascolto dei dottori del Tempio,
quasi per una lezione di catechismo. Le feste in effetti erano occasioni
adatte per trasmettere la fede ai ragazzi dell'età, più o meno, di Gesù.
Avvenne però che, durante tale incontro, l'Adolescente straordinario, giunto da
Nazaret, non solo pose delle domande assai intelligenti, ma egli stesso
cominciò a dare delle risposte profonde a coloro che lo stavano ammaestrando.
Le domande e più ancora le risposte sbalordirono i dottori del Tempio. Era lo
stesso stupore che, in seguito, avrebbe accompagnato la predicazione pubblica
di Gesù: l'episodio del Tempio di Gerusalemme non era che l'inizio e quasi il
preannuncio di ciò che sarebbe avvenuto alcuni anni più tardi.
Cari ragazzi e ragazze, coetanei di Gesù dodicenne, non vi tornano alla mente,
a questo punto, le lezioni di religione che si svolgono in parrocchia ed a
scuola, lezioni alle quali siete invitati a prender parte? Vorrei allora porvi
alcune domande: qual è il vostro atteggiamento di fronte alle lezioni di
religione? Vi fate coinvolgere come Gesù dodicenne al Tempio? Siete diligenti nel
frequentarle a scuola e in parrocchia? Vi aiutano in questo i vostri genitori?
Gesù dodicenne fu così preso da quella catechesi nel Tempio di Gerusalemme che,
in un certo senso, dimenticò persino i propri genitori. Maria e Giuseppe,
incamminati insieme ad altri pellegrini sulla strada del ritorno verso Nazaret,
si resero conto ben presto della sua assenza. Lunghe furono le ricerche.
Ritornarono sui loro passi e soltanto il terzo giorno riuscirono a trovarlo a
Gerusalemme nel Tempio.
Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti
cercavamo (Lc 2, 48). Com'è strana la risposta di Gesù e come fa
riflettere! Perché mi cercavate? - egli disse - Non sapevate che io devo
occuparmi delle cose del Padre mio? (Lc 2, 49).
Era una risposta difficile da accettare. L'evangelista Luca aggiunge
semplicemente che Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore (2, 51).
In effetti, era una risposta che si sarebbe resa comprensibile solo più tardi,
quando Gesù, ormai adulto, avrebbe iniziato a predicare, dichiarando che per il
suo Padre celeste era disposto ad affrontare ogni sofferenza e persino la morte
sulla croce.
Da Gerusalemme Gesù tornò con Maria e Giuseppe a Nazaret, ove visse loro
sottomesso (cf. Lc 2, 51). Circa questo periodo, prima dell'inizio della
predicazione pubblica, il Vangelo nota soltanto che Gesù cresceva in
sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52).
Cari ragazzi, nel Bambino che ammirate nel presepe sappiate vedere già il
ragazzo dodicenne che nel Tempio di Gerusalemme dialoga con i dottori. Egli è
lo stesso uomo adulto che più tardi, a trent'anni, comincerà ad annunciare la
parola di Dio, si sceglierà i dodici Apostoli, sarà seguito da moltitudini
assetate di verità. Egli confermerà ad ogni passo il suo straordinario
insegnamento con i segni della potenza divina: restituirà la vista ai ciechi,
guarirà i malati, risusciterà persino i morti. E tra i morti richiamati alla
vita ci sarà la dodicenne figlia di Giairo, ci sarà il figlio della vedova di
Nain, restituito vivo alla madre in pianto.
È proprio così: questo Bambino, ora appena nato, una volta diventato grande,
come Maestro della Verità divina, mostrerà uno straordinario affetto per i
bambini. Dirà agli Apostoli: Lasciate che i bambini vengano a me e non
glielo impedite, e aggiungerà: Perché a chi è come loro appartiene il
Regno di Dio (Mc 10, 14).
Un'altra volta, agli Apostoli che discutevano su chi fosse il più grande
metterà davanti un bambino e dirà: Se non vi convertirete e non diventerete
come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli (Mt 18, 3). In quella
occasione pronuncerà anche parole severissime di ammonimento: Chi
scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio
per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse
gettato negli abissi del mare (Mt 18, 6).
Quanto importante è il bambino agli occhi di Gesù! Si potrebbe addirittura
osservare che il Vangelo è profondamente permeato dalla verità sul bambino. Lo
si potrebbe persino leggere nel suo insieme come il Vangelo del bambino.
Che vuol dire infatti: Se non vi convertirete e non diventerete come i
bambini, non entrerete nel Regno dei cieli? Non pone forse Gesù il bambino
come modello anche per gli adulti? Nel bambino c'è qualcosa che mai può mancare
in chi vuol entrare nel Regno dei cieli. Al cielo sono destinati quanti sono
semplici come i bambini, quanti come loro sono pieni di fiducioso abbandono,
ricchi di bontà e puri. Questi solamente possono ritrovare in Dio un Padre, e
diventare a loro volta, grazie a Gesù, altrettanti figli di Dio.
Non è questo il principale messaggio del Natale? Leggiamo in san Giovanni: E
il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (1, 14); ed
ancora: A quanti l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio
(1, 12). Figli di Dio! Voi, cari ragazzi, siete figli e figlie dei vostri
genitori. Ebbene, Dio vuole che tutti siamo suoi figli adottivi mediante la
grazia. Sta qui la vera fonte della gioia del Natale, della quale vi scrivo al
termine ormai dell'Anno della Famiglia. Rallegratevi di questo Vangelo della
divina figliolanza. In questa gioia portino abbondanti frutti le prossime
feste natalizie, nell'Anno della Famiglia.
Gesù dona se stesso
Cari amici, incontro indimenticabile con Gesù è senz'altro la Prima Comunione,
giorno da ricordare come uno dei più belli della vita. L'Eucaristia, istituita
da Cristo la vigilia della sua passione durante l'Ultima Cena, è un sacramento
della Nuova Alleanza, anzi, il più grande dei sacramenti. In esso il Signore si
fa cibo delle anime sotto le specie del pane e del vino. I bambini lo ricevono
solennemente una prima volta - nella Prima Comunione, appunto - e sono invitati
a riceverlo in seguito il più spesso possibile per rimanere in intima amicizia
con Gesù.
Per accostarsi alla Santa Comunione, come sapete, occorre aver ricevuto il
Battesimo: questo è il primo dei sacramenti e il più necessario per la
salvezza. È un grande avvenimento il Battesimo! Nei primi secoli della Chiesa,
quando a ricevere il Battesimo erano soprattutto gli adulti, il rito si
concludeva con la partecipazione all'Eucaristia ed aveva la solennità che oggi
accompagna la Prima Comunione.
Successivamente, quando s'incominciò a dare il Battesimo soprattutto ai neonati
- è il caso anche di molti fra voi, cari bambini, che infatti non ricordate il
giorno del vostro Battesimo - la festa più solenne fu spostata al momento della
Prima Comunione. Ogni ragazzo e ogni ragazza di famiglia cattolica conosce bene
questa consuetudine: la Prima Comunione è vissuta come una grande festa di
famiglia. In quel giorno, insieme con il festeggiato, in genere si accostano
all'Eucaristia i genitori, i fratelli, le sorelle, i parenti, i padrini, talora
anche gli insegnanti e gli educatori.
Il giorno della Prima Comunione è inoltre una grande festa nella parrocchia.
Ricordo come fosse oggi quando, insieme con i miei coetanei, ricevetti per la
prima volta l'Eucaristia nella chiesa parrocchiale del mio paese. Si suole
fissare quest'evento nelle foto di famiglia, perché non venga dimenticato. Tali
istantanee seguono in genere la persona per il resto degli anni. Col passare
del tempo, si rivive, sfogliandole, l'atmosfera di quei momenti; si torna alla
purezza e alla gioia sperimentate nell'incontro con Gesù, fattosi per amore
Redentore dell'uomo.
Per quanti bambini nella storia della Chiesa l'Eucaristia è stata fonte di
forza spirituale, a volte addirittura eroica! Come non ricordare, ad esempio,
ragazzi e ragazze santi, vissuti nei primi secoli ed ancora oggi conosciuti e
venerati in tutta la Chiesa?
Sant'Agnese, che visse a Roma; sant'Agata, martirizzata in Sicilia; san
Tarcisio, un ragazzo ben a ragione chiamato martire dell'Eucaristia, perché
preferì morire piuttosto che cedere Gesù, che portava con sé sotto le specie
del pane.
E così lungo i secoli, sino ai nostri tempi, non mancano bambini e ragazzi tra
i santi e i beati della Chiesa. Come nel Vangelo Gesù manifesta particolare
fiducia nei bambini, così la Mamma sua, Maria, non ha mancato di riservare ai
piccoli, nel corso della storia, la sua materna premura. Pensate a santa
Bernardetta di Lourdes, ai fanciulli di La Salette e, nel nostro secolo, a
Lucia, Francesco e Giacinta di Fatima.
Vi parlavo prima del Vangelo del bambino: non ha avuto esso in questa
nostra epoca un'espressione particolare nella spiritualità di santa Teresa di
Gesù Bambino? È proprio vero: Gesù e la sua Mamma scelgono spesso i bambini per
affidare loro compiti grandi per la vita della Chiesa e dell'umanità. Ne ho
nominato solo alcuni universalmente conosciuti, ma quanti altri meno noti ne
esistono! Il Redentore dell'umanità sembra condividere con loro la
sollecitudine per gli altri: per i genitori, per i compagni e le compagne. Egli
attende tanto la loro preghiera. Che potenza enorme ha la preghiera dei
bambini! Essa diventa un modello per gli stessi adulti: pregare con fiducia
semplice e totale vuol dire pregare come sanno pregare i bambini.
Ed arrivo ad un punto importante di questa mia Lettera: al termine ormai
dell'Anno della Famiglia, è alla vostra preghiera, cari piccoli amici, che
desidero affidare i problemi della vostra e di tutte le famiglie del mondo. E
non soltanto questo: ho ancora altre intenzioni da raccomandarvi. Il Papa conta
molto sulle vostre preghiere.
Dobbiamo pregare insieme e molto, affinché l'umanità, formata da diversi
miliardi di esseri umani, diventi sempre più la famiglia di Dio, e possa vivere
nella pace. Ho ricordato all'inizio le indicibili sofferenze che tanti bambini
hanno sperimentato in questo secolo, e quelle che molti di loro continuano a
subire anche in questo momento.
Quanti, anche in questi giorni, cadono vittime dell'odio che imperversa in
diverse regioni della terra: nei Balcani, ad esempio, ed in alcuni paesi
dell'Africa. Proprio meditando su questi fatti, che colmano di dolore i nostri
cuori, ho deciso di chiedere a voi, cari bambini e ragazzi, di farvi carico
della preghiera per la pace. Lo sapete bene: l'amore e la concordia
costruiscono la pace, l'odio e la violenza la distruggono. Voi rifuggite
istintivamente dall'odio e siete attratti dall'amore: per questo il Papa è
certo che non respingerete la sua richiesta, ma vi unirete alla sua preghiera
per la pace nel mondo con lo stesso slancio con cui pregate per la pace e la
concordia nelle vostre famiglie.
Lodate il nome del Signore!
Permettete, cari ragazzi e ragazze, che al termine di questa Lettera ricordi le
parole di un Salmo che mi hanno sempre commosso: Laudate pueri Dominum! Lodate,
fanciulli del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del
Signore, ora e sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome
del Signore! (cf. Sal 112/113, 1-3). Mentre medito le parole di questo Salmo,
mi passano davanti agli occhi i volti dei bambini di tutto il mondo:
dall'oriente all'occidente, dal settentrione al mezzogiorno. È a voi, piccoli
amici, senza differenze di lingua, di razza o nazionalità, che dico: Lodate il
nome del Signore!
E poiché l'uomo deve lodare Dio prima di tutto con la vita, non dimenticatevi
di ciò che Gesù dodicenne disse a sua Madre e a Giuseppe nel Tempio di
Gerusalemme: Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?
(Lc 2, 49). L'uomo loda Dio seguendo la voce della propria vocazione. Dio
chiama ogni uomo e la sua voce si fa sentire già nell'anima del bambino: chiama
a vivere nel matrimonio oppure ad essere sacerdote; chiama alla vita consacrata
o forse al lavoro nelle missioni... Chi sa?
Pregate, cari ragazzi e ragazze, per scoprire qual è la vostra vocazione, per
poi seguirla generosamente.
Lodate il nome del Signore! I bambini di ogni Continente, nella notte di
Betlemme, guardano con fede al neonato Bambino e vivono la grande gioia del
Natale. Cantando nelle loro lingue, lodano il nome del Signore. Così per tutta
la terra si diffondono le suggestive melodie del Natale. Sono parole tenere,
commoventi che risuonano in tutte le lingue umane; è come un festoso canto
elevato da tutta la terra, che s'unisce a quello degli Angeli, messaggeri della
gloria di Dio, sopra la stalla di Betlemme: Gloria a Dio nel più alto dei
cieli e pace in terra agli uomini che egli ama (Lc 2, 14). Il Figlio
prediletto di Dio si presenta tra noi come un neonato; intorno a Lui i bambini
di ogni Nazione della terra sentono su di sé lo sguardo colmo d'amore del Padre
celeste e gioiscono perché Dio li ama. L'uomo non può vivere senza amore. Egli
è chiamato ad amare Dio e il prossimo, ma per amare veramente deve avere la
certezza che Dio gli vuole bene.
Dio vi ama, cari ragazzi! Questo voglio dirvi al termine dell'Anno della
Famiglia e in occasione di queste feste natalizie che sono in modo particolare
le vostre feste.
Vi auguro che esse siano gioiose e serene; vi auguro di fare in esse una più
intensa esperienza dell'amore dei vostri genitori, dei fratelli, delle sorelle
e degli altri membri della vostra famiglia. Quest'amore poi si estenda
all'intera vostra comunità, anzi a tutto il mondo, grazie proprio a voi, cari
ragazzi e bambini. L'amore allora raggiungerà quanti ne hanno particolare
bisogno, specialmente i sofferenti e gli abbandonati. Quale gioia è più grande
di quella portata dall'amore? Quale gioia è più grande di quella che tu, Gesù,
porti a Natale nell'animo degli uomini, e particolarmente dei bambini?
Alza la tua manina, divino Bambino,
e benedici questi tuoi piccoli amici,
benedici i bambini di tutta la terra!