LA FAMIGLIA: IL LAVORO E LA FESTA

incontro mondiale delle famiglia milano 2012 

Catechesi preparatorie
per il VII Incontro mondiale delle Famiglie

(Milano, 30 maggio – 3 giugno 2012)

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Indice delle catechesi (cliccando sul link potrete acceder al testo completo delle catechesi)

  1. Il segreto di Nazareth
  2. La famiglia genera la vita
  3. La famiglia vive la prova
  4. La famiglia anima la società
  5. Il lavoro e la festa nella famiglia
  6. Il lavoro risorsa per la famiglia
  7. Il lavoro sfida per la famiglia
  8. La festa tempo per la famiglia
  9. La festa tempo per il Signore
  10. La festa tempo per la comunità

 

 

1.       Il segreto di Nazareth

 

La vita di famiglia porta con sé uno stile singolare, nuovo, creativo, da vivere e gustare nella coppia e da trasmettere ai figli affinché trasformi il mondo. Lo stile evangelico della vita familiare influisce dentro e oltre la cerchia ecclesiale, facendo rifulgere il carisma del matrimonio, il comandamento nuovo dell’amore verso Dio e verso il prossimo. L’avventura della vita umana parte da ciò che abbiamo ricevuto: la vita, la casa, l’affetto, la lingua, la fede. La nostra umanità è forgiata da una famiglia, con le sue ricchezze e le sue povertà. L’esperienza di Gesù a Nazareth ci invita a  uno stile capace di accogliere e generare.  

 Il segreto di Nazareth

 

2.            La famiglia genera la vita

 

Nella vita di famiglia le relazioni interpersonali hanno fondamento e ricevono alimento dal mistero dell’amore. Il matrimonio cristiano, quel vincolo per cui l’uomo e la donna promettono di amarsi nel Signore per sempre e con tutto se stessi, è la sorgente che alimenta e vivifica i rapporti fra tutti i membri della famiglia.

L’amore di coppia, fatto di attrazione, compagnia, dialogo, amicizia, cura… affonda le sue radici nell’amore di Dio, che fin dall’origine ha pensato l’uomo e la donna quali creature che si amassero del suo stesso amore, benché l’insidia del peccato possa rendere faticosa e ambigua la loro relazione.

La famiglia genera la vita

 

3.            La famiglia vive la prova

 

La Scrittura sollecita a un rinnovato «sguardo» la Chiesa per leggere con amore le sofferenze e le fatiche che attraversano la vita familiare e chiede anche oggi ai suoi pastori, ai ministeri laicali, alle famiglie, di arricchire lo «sguardo» della Chiesa sulla folla innumerevole che è come «un gregge senza pastore».

La fiducia in Dio non esonera dalla riflessione, dalla valutazione delle situazioni, dal complesso percorso della decisione, piuttosto rende possibile vivere in tutte le situazioni, senza mai disperare o rassegnarsi. Ai genitori è chiesto di custodire i figli dalle molte notti della loro relazione, dei loro problemi, e dalle notti dei loro stessi figli, dando prova della loro saggezza nella discrezione della loro presenza, nel farsi da parte che non è mai un abbandono, ma una forma di stima e di libertà che prepara il futuro del mondo.

 La famiglia vive la prova

 

4.       La famiglia anima la società

 

La famiglia - prima scuola degli affetti, la culla della vita umana dove il male può essere affrontato e superato - porta in dono alla società il prezioso frutto dell’amore gratuito che veste i panni della dolcezza, della bontà, del servizio, del disinteresse e della stima reciproca. D’altra parte, essa costituisce la «prima e vitale cellula della società» (FC 42), perché in essa si impara quanto importante sia il legame con gli altri. In famiglia si avverte che la forza degli affetti non può rimanere confinata «tra di noi», ma è destinata al più ampio orizzonte della vita sociale.

Gesù invita a superare una visione egoistica dei legami familiari e sociali, ad allargare gli affetti oltre il ristretto cerchio della propria famiglia, affinché divengano lievito di giustizia per la vita sociale.

La famiglia anima la società

 

5.              Il lavoro e la festa nella famiglia

 

Non soltanto il lavoro, ma lo stesso riposo festivo costituisce un diritto fondamentale e insieme un bene indispensabile per gli individui e le loro famiglie. L’uomo e la donna valgono più del loro lavoro: essi sono fatti per la comunione e per l’incontro.

La creazione «molto buona» non deve essere solo contemplata dall’uomo, ma è anche un appello alla collaborazione. Il lavoro è, infatti, per ogni uomo una chiamata a partecipare all’opera di Dio e, per questo,  vero e proprio luogo di santificazione. Trasformando la realtà, egli riconosce che il mondo viene da Dio, il quale lo coinvolge a portare a compimento l’opera buona da lui iniziata.

Il lavoro e la festa nella famiglia

 

6.                 Il lavoro risorsa per la famiglia

 

Il lavoro è una risorsa per la famiglia nel duplice senso di costituire una fonte di sostentamento e di sviluppo della famiglia e al tempo stesso luogo in cui si esercita la solidarietà tra le famiglie e tra le generazioni. L’insegnamento della Chiesa suggerisce di tenere in correlazione il lavoro con la famiglia.

Tra le responsabilità della famiglia vi è quella di aprirsi ai bisogni degli altri, vicini o lontani che siano. L’attenzione ai poveri è una delle più belle forme di amore del prossimo che una famiglia possa vivere. In una società dove la comunicazione distorta e menzognera è all’origine di tante sofferenze e incomprensioni, la famiglia può inoltre divenire il contesto propizio per l’educazione alla sincerità e alla verità.

Il lavoro risorsa per la famiglia

 

7.            Il lavoro sfida per la famiglia

 

Il cristiano riconosce il valore del lavoro, ma sa vedere in esso anche le deformazioni introdotte dal peccato. La famiglia cristiana per questo accoglie il lavoro come una provvidenza per la sua vita e la vita dei suoi familiari. Ma evita di fare del lavoro un valore assoluto e considera questa tendenza, oggi tanto diffusa, come una delle tentazioni idolatriche dell’epoca.

L’uomo non lavora in proprio, ma collabora all’opera di Dio. La sua collaborazione, peraltro, è attiva e responsabile, cosicché egli, rifuggendo la pigrizia ed esercitando la laboriosità, «custodisce e coltiva» la terra «lavorando».

Il lavoro sfida per la famiglia

 

8.            La festa tempo per la famiglia

 

La famiglia che sa sospendere il flusso continuo del tempo e si prende una sosta per fare memoria grata dei benefici ricevuti dal suo Signore si esercita ad entrare nel riposo di Dio. La famiglia chiamata a riposare nel Signore sa riorientare la dispersione dei giorni verso il giorno della gratitudine.

L’incontro con Dio e con l’altro è il cuore della festa. La mensa della domenica, in casa e con la comunità, è diversa da quella di ogni giorno: quella di ciascun giorno serve per sopravvivere, quella della domenica per vivere la gioia dell’incontro. La mensa festiva è tempo per Dio, spazio per l’ascol­to e la comunione, disponibilità per il culto e la carità.

La festa tempo per la famiglia

 

 

9.            La festa tempo per il Signore

 

La famiglia è gelosa della domenica, «giorno di gioia e di riposo»: così la definisce il Vaticano II nella costituzione Sacrosanctum Concilium. Deve essere gelosa non tanto della domenica come giorno libero, riposo collettivo, festa di popolo, ma soprattutto della domenica come «giorno del Signore», cioè come giorno dell’assemblea eucaristica, da cui parte e verso cui converge (fonte e culmine), in unità di tempo e di luogo, tutta la vita cristiana.

Per sperimentare la «presenza» del Signore risorto, la famiglia deve lasciarsi illuminare dall’eucaristia domenicale. La celebrazione della messa diventa il cuore vivo e pulsante del giorno del Signore, della sua presenza qui e oggi come Risorto. L’eucaristia ci fa approdare sulla sponda del mistero santo di Dio. Nella domenica la famiglia trova il centro della settimana, il giorno che custodisce la sua vita quotidiana.

La festa tempo per il Signore 

 

10.       La festa tempo per la comunità

 

La domenica è la ripetizione nel ciclo breve del tempo settimanale del grande mistero della Pasqua. È detta anche «piccola Pasqua domenicale». «Vivere secondo la domenica» vuol dire vivere nella consapevolezza della liberazione portata da Cristo, perché la sua vittoria si manifesti pienamente a tutti gli uomini attraverso una condotta intimamente rinnovata. La domenica come festa per gli altri non va intesa solo in funzione liturgica: essa è un valore umano, oltre che un dono cristiano.

Il giorno del Signore fa vivere la festa come tempo per gli altri, giorno della comunione e della missione. L’eucaristia è memoria del gesto di Gesù: «questo è il corpo donato, questo è il sangue versato per voi e per tutti». Il «per voi e per tutti» lega strettamente la vita fraterna (per voi) e l’apertura a tutti (per la moltitudine). Nella congiunzione «e» sta tutta la forza della missione evangelizzatrice della famiglia e della comunità: è donato a noi affinché sia per tutti.

La festa tempo per la comunità

 

 

 

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