SINTESI DELLA ENCICLICA DI GIOVANNI PAOLO II
"ECCLESIA DE EUCHARISTIA"
a cura della Vatican Information Service
La quattordicesima Lettera Enciclica di Giovanni Paolo II, pubblicata in
lingua inglese, francese, spagnola, italiana, tedesca, portoghese e latina,
si compone di una Introduzione, sei capitoli e una conclusione. Di seguito
riportiamo alcuni estratti del Documento:
INTRODUZIONE
"La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto
un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del
mistero della Chiesa".
"Da quando ho iniziato il mio ministero di Successore di Pietro, ho sempre
riservato al Giovedì Santo, giorno dell'Eucaristia e del Sacerdozio, un
segno di particolare attenzione, inviando una lettera a tutti i sacerdoti
del mondo. Quest'anno, venticinquesimo per me di Pontificato, desidero
coinvolgere più pienamente l'intera Chiesa in questa riflessione
eucaristica, anche per ringraziare il Signore del dono dell'Eucaristia e del
Sacerdozio: 'Dono e mistero'. (.).Come non sentire il bisogno di esortare
tutti a farne sempre rinnovata esperienza?"
"L'Eucaristia, presenza salvifica di Gesù nella comunità dei fedeli e suo
nutrimento spirituale, è quanto di più prezioso la Chiesa possa avere nel
suo cammino nella storia".
"Non c'è dubbio che la riforma liturgica del Concilio abbia portato grandi
vantaggi per una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione dei
fedeli al santo Sacrificio dell'altare. (.) La devota partecipazione dei
fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di
Cristo, è una grazia del Signore che ogni anno riempie di gioia chi vi
partecipa".
"Purtroppo accanto a queste luci, non mancano delle ombre. Infatti vi sono
luoghi dove si registra un pressoché completo abbandono del culto di
adorazione eucaristica. Si aggiungono, nell'uno o nell'altro contesto
ecclesiale, abusi che contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina
cattolica su questo mirabile Sacramento. Emerge talvolta una comprensione
assai riduttiva del Mistero eucaristico. Spogliato del suo valore
sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di
un incontro conviviale fraterno. Inoltre, la necessità del sacerdozio
ministeriale, che poggia sulla successione apostolica, rimane talvolta
oscurata e la sacramentalità dell'Eucaristia viene ridotta alla sola
efficacia dell'annuncio. Di qui anche, qua e là, iniziative ecumeniche che,
pur generose nelle intenzioni, indulgono a prassi eucaristiche contrarie
alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la sua fede. Come non
manifestare, per tutto questo, profondo dolore? L'Eucaristia è un dono
troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni. Confido che questa
mia Lettera enciclica possa contribuire efficacemente a che vengano
dissipate le ombre di dottrine e pratiche non accettabili, affinché
l'Eucaristia continui a risplendere in tutto il fulgore del suo mistero".
I. MISTERO DELLA FEDE
"Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, memoriale della morte e
risurrezione del suo Signore, questo evento centrale di salvezza è reso
realmente presente e 'si effettua l'opera della nostra redenzione'. (.)
Mistero grande, Mistero di misericordia. Che cosa Gesù poteva fare di più
per noi? Davvero, nell'Eucaristia, ci mostra un amore che va fino
'all'estremo', un amore che non conosce misura".
"La Messa rende presente il sacrificio della Croce, non vi si aggiunge e
non lo moltiplica. (.) La natura sacrificale del Mistero eucaristico non può
essere, pertanto, intesa come qualcosa a sé stante, indipendentemente dalla
Croce o con un riferimento solo indiretto al sacrificio del Calvario".
II. L'EUCARISTIA EDIFICA LA CHIESA
"Con la comunione eucaristica la Chiesa è parimenti consolidata nella sua
unità di corpo di Cristo".
"Il culto reso all'Eucaristia fuori della Messa è di un valore
inestimabile nella vita della Chiesa. Tale culto è strettamente congiunto
con la celebrazione del Sacrificio eucaristico. La presenza di Cristo sotto
le sacre specie che si conservano dopo la Messa - presenza che perdura
fintanto che sussistono le specie del pane e del vino - deriva dalla
celebrazione del Sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e
spirituale. Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza
personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del
Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente
sotto le specie eucaristiche (.). Come non sentire un rinnovato bisogno di
trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa,
in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo
Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa
esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!".
III. L'APOSTOLICITÀ DELL'EUCARISTIA E DELLA CHIESA
"È in continuità con l'agire degli Apostoli, obbedienti all'ordine del
Signore, che la Chiesa celebra l'Eucaristia lungo i secoli".
"Il ministero dei sacerdoti che hanno ricevuto il sacramento dell'Ordine,
nell'economia di salvezza scelta da Cristo, manifesta che l'Eucaristia, da
loro celebrata, è un dono che supera radicalmente il potere dell'assemblea
ed è comunque insostituibile per collegare validamente la consacrazione
eucaristica al sacrificio della Croce e all'Ultima Cena".
"L'assemblea che si riunisce per la celebrazione dell'Eucaristia necessita
assolutamente di un sacerdote ordinato che la presieda per poter essere
veramente assemblea eucaristica. D'altra parte, la comunità non è in grado
di darsi da sola il ministro ordinato. Questi è un dono che essa riceve
attraverso la successione episcopale risalente agli Apostoli".
"I fedeli cattolici, pertanto, pur rispettando le convinzioni religiose di
questi loro fratelli separati, debbono astenersi dal partecipare alla
comunione distribuita nelle loro celebrazioni, per non avallare un'ambiguità
sulla natura dell'Eucaristia e mancare, di conseguenza, al dovere di
testimoniare con chiarezza la verità. Ciò finirebbe per ritardare il cammino
verso la piena unità visibile. Similmente, non si può pensare di sostituire
la Santa Messa domenicale con celebrazioni ecumeniche della Parola o con
incontri di preghiera in comune con cristiani appartenenti alle suddette
Comunità ecclesiali oppure con la partecipazione al loro servizio liturgico.
Tali celebrazioni ed incontri, in se stessi lodevoli in circostanze
opportune, preparano alla desiderata piena comunione anche eucaristica, ma
non la possono sostituire".
"Il Concilio Vaticano II ha individuato nella carità pastorale il vincolo
che dà unità" alla vita e attività del presbitero. "Essa - soggiunge il
Concilio - 'scaturisce soprattutto dal Sacrificio eucaristico, il quale
risulta quindi il centro e la radice di tutta la vita del presbitero'. Si
capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del sacerdote,
oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la
raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l'Eucaristia, (.)
vero centro della sua vita e del suo ministero", attingendo ad Essa,
"l'energia spirituale necessaria per affrontare i diversi compiti pastorali.
Le sue giornate diventeranno così veramente eucaristiche".
"Dalla centralità dell'Eucaristia nella vita e nel ministero dei sacerdoti
deriva anche la sua centralità nella pastorale a favore delle vocazioni
sacerdotali". Cristo "spesso si serve dell'esempio di zelante carità
pastorale di un sacerdote per seminare e sviluppare nel cuore del giovane il
germe della chiamata al sacerdozio".
"Allorché, per scarsità di sacerdoti, è stata affidata a fedeli non
ordinati una partecipazione alla cura pastorale di una parrocchia, abbiano
costoro presente che, come insegna il Concilio Vaticano II, 'non è possibile
che si formi una comunità cristiana se non avendo come radice e come cardine
la celebrazione della sacra Eucaristia'. Sarà pertanto loro cura di
mantenere viva nella comunità una vera 'fame' dell'Eucaristia, che conduca a
non perdere nessuna occasione di avere la celebrazione della Messa, anche
approfittando della presenza occasionale di un sacerdote non impedito a
celebrarla dal diritto della Chiesa".
IV. L'EUCARISTIA E LA COMUNIONE ECCLESIALE
"La Chiesa, mentre è pellegrinante qui in terra, è chiamata a mantenere ed
a promuovere sia la comunione con Dio Trinità sia la comunione tra i fedeli.
A questo fine essa ha la Parola e i Sacramenti, soprattutto l'Eucaristia,
della quale essa 'continuamente vive e cresce' e nella quale in pari tempo
esprime se stessa. Non a caso il termine comunione è diventato uno dei nomi
specifici di questo eccelso Sacramento".
"La celebrazione dell'Eucaristia, però, non può essere il punto di avvio
della comunione, che presuppone come esistente, per consolidarla e portarla
a perfezione. Il Sacramento esprime tale vincolo di comunione sia nella
dimensione invisibile che, in Cristo, per l'azione dello Spirito Santo, ci
lega al Padre e tra noi, sia nella dimensione visibile implicante la
comunione nella dottrina degli Apostoli, nei Sacramenti e nell'ordine
gerarchico".
"La comunione invisibile, pur essendo per sua natura sempre in crescita,
suppone la vita di grazia, per mezzo della quale si è resi 'partecipi della
natura divina' (2 Pt 1,4), e la pratica delle virtù della fede, della
speranza e della carità. (.) L'integrità dei vincoli invisibili è un preciso
dovere morale del cristiano che vuole partecipare pienamente all'Eucaristia
comunicando al corpo e al sangue di Cristo"
"In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica
stabilisce: 'Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve
ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla
comunione'. Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa
la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa
ammonizione dell'apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna
ricezione dell'Eucaristia, 'si deve premettere la confessione dei peccati,
quando uno è conscio di peccato mortale'".
"Il giudizio sullo stato di grazia, ovviamente, spetta soltanto
all'interessato, trattandosi di una valutazione di coscienza. Nei casi però
di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente
contrario alla norma morale, la Chiesa, nella sua cura pastorale del buon
ordine comunitario e per il rispetto del Sacramento, non può non sentirsi
chiamata in causa. A questa situazione di manifesta indisposizione morale fa
riferimento la norma del Codice di Diritto Canonico sulla non ammissione
alla comunione eucaristica di quanti 'ostinatamente perseverano in peccato
grave manifesto'".
"La comunione ecclesiale, come ho già ricordato, è anche visibile. (.)
L'Eucaristia, essendo la suprema manifestazione sacramentale della comunione
nella Chiesa, esige di essere celebrata in un contesto di integrità dei
legami anche esterni di comunione. In modo speciale, poiché essa è 'come la
consumazione della vita spirituale e il fine di tutti i Sacramenti',
richiede che siano reali i vincoli della comunione nei Sacramenti,
particolarmente nel Battesimo e nell'Ordine sacerdotale. Non è possibile
dare la comunione alla persona che non sia battezzata o che rifiuti
l'integra verità di fede sul Mistero eucaristico".
"Inoltre, (.) va ricordato che 'il Sacrificio eucaristico, pur
celebrandosi sempre in una particolare comunità, non è mai celebrazione di
quella sola comunità'. (.) La comunione ecclesiale dell'assemblea
eucaristica è comunione col proprio Vescovo e col Romano Pontefice".
"L'Eucaristia crea comunione ed educa alla comunione".
"Questa peculiare efficacia nel promuovere la comunione, che è propria
dell'Eucaristia, è uno dei motivi dell'importanza della Messa domenicale.
(.) Su di essa e sulle altre ragioni che la rendono fondamentale per la vita
della Chiesa e dei singoli fedeli mi sono soffermato nella Lettera
apostolica circa la santificazione della domenica 'Dies Domini', ricordando,
tra l'altro, che per i fedeli partecipare alla Messa è un obbligo, a meno
che non abbiano un impedimento grave, sicché ai Pastori s'impone il
corrispettivo dovere di offrire a tutti l'effettiva possibilità di
soddisfare al precetto".
"Nel considerare l'Eucaristia quale sacramento della comunione ecclesiale
vi è un argomento da non tralasciare a causa della sua importanza: mi
riferisco al suo rapporto con l'impegno ecumenico".
"Proprio perché l'unità della Chiesa, che l'Eucaristia realizza mediante
il sacrificio e la comunione al corpo e al sangue del Signore, ha
l'inderogabile esigenza della completa comunione nei vincoli della
professione di fede, dei Sacramenti e del governo ecclesiastico, non è
possibile concelebrare la stessa liturgia eucaristica fino a che non sia
ristabilita l'integrità di tali vincoli. Siffatta concelebrazione non
sarebbe un mezzo valido, e potrebbe anzi rivelarsi un ostacolo al
raggiungimento della piena comunione, attenuando il senso della distanza dal
traguardo e introducendo o avallando ambiguità sull'una o sull'altra verità
di fede. Il cammino verso la piena unità non può farsi se non nella verità.
In questo tema il divieto della legge della Chiesa non lascia spazio a
incertezze, in ossequio alla norma morale proclamata dal Concilio Vaticano
II."
"Se in nessun caso è legittima la concelebrazione in mancanza della piena
comunione, non accade lo stesso rispetto all'amministrazione
dell'Eucaristia, in circostanze speciali, a singole persone appartenenti a
Chiese o Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa cattolica.
In questo caso, infatti, l'obiettivo è di provvedere a un grave bisogno
spirituale per l'eterna salvezza di singoli fedeli, non di realizzare una
intercomunione, impossibile fintanto che non siano appieno annodati i legami
visibili della comunione ecclesiale".
V. IL DECORO DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
"Il Convito eucaristico è davvero convito 'sacro', in cui la semplicità
dei segni nasconde l'abisso della santità di Dio: 'O Sacrum convivium, in
quo Christus sumitur!'".
"Sull'onda di questo elevato senso del mistero, si comprende come la fede
della Chiesa nel Mistero eucaristico si sia espressa nella storia non solo
attraverso l'istanza di un interiore atteggiamento di devozione, ma anche
attraverso una serie di espressioni esterne, volte ad evocare e sottolineare
la grandezza dell'evento celebrato. Nasce da questo il percorso che ha
condotto, progressivamente, a delineare uno speciale statuto di
regolamentazione della liturgia eucaristica, nel rispetto delle varie
tradizioni ecclesiali legittimamente costituite".
"Le forme degli altari e dei tabernacoli si sono sviluppate dentro gli
spazi delle aule liturgiche seguendo di volta in volta non solo i motivi
dell'estro, ma anche i dettami di una precisa comprensione del Mistero.
Altrettanto si può dire della musica sacra, se solo si pensa alle ispirate
melodie gregoriane, ai tanti e spesso grandi autori che si sono cimentati
con i testi liturgici della Santa Messa. E non si rileva forse un'enorme
quantità di produzioni artistiche, dalle realizzazioni di un buon
artigianato alle vere opere d'arte, nell'ambito degli oggetti e dei
paramenti utilizzati per la Celebrazione eucaristica? In questa prospettiva
di un'arte tesa ad esprimere, in tutti i suoi elementi, il senso
dell'Eucaristia secondo l'insegnamento della Chiesa, occorre prestare ogni
attenzione alle norme che regolano la costruzione e l'arredo degli edifici
sacri".
"Nei miei numerosi viaggi pastorali ho avuto modo di osservare, in tutte
le parti del mondo, di quanta vitalità sia capace la Celebrazione
eucaristica a contatto con le forme, gli stili e le sensibilità delle
diverse culture. (.) È necessario tuttavia che questo importante lavoro di
adattamento sia compiuto nella costante consapevolezza dell'ineffabile
Mistero con cui ogni generazione è chiamata a misurarsi. Il 'tesoro' è
troppo grande e prezioso per rischiare di impoverirlo o di pregiudicarlo
mediante sperimentazioni o pratiche introdotte senza un'attenta verifica da
parte delle competenti Autorità ecclesiastiche. La centralità del Mistero
eucaristico, peraltro, è tale da esigere che la verifica avvenga in stretto
rapporto con la Santa Sede".
"Occorre purtroppo lamentare che, soprattutto a partire dagli anni della
riforma liturgica post-conciliare, per un malinteso senso di creatività e di
adattamento, non sono mancati abusi, che sono stati motivo di sofferenza per
molti. Una certa reazione al 'formalismo' ha portato qualcuno, specie in
alcune regioni, a ritenere non obbliganti le 'forme' scelte dalla grande
tradizione liturgica della Chiesa e dal suo Magistero e a introdurre
innovazioni non autorizzate e spesso del tutto sconvenienti".
"Sento perciò il dovere di fare un caldo appello perché, nella
Celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande
fedeltà. Esse sono un'espressione concreta dell'autentica ecclesialità
dell'Eucaristia; questo è il loro senso più profondo. La liturgia non è mai
proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella
quale si celebrano i Misteri".
"Anche nei nostri tempi, l'obbedienza alle norme liturgiche dovrebbe
essere riscoperta e valorizzata come riflesso e testimonianza della Chiesa
una e universale, resa presente in ogni celebrazione dell'Eucaristia. (.)
Proprio per rafforzare questo senso profondo delle norme liturgiche, ho
chiesto ai Dicasteri competenti della Curia Romana di preparare un documento
più specifico, con richiami anche di carattere giuridico, su questo tema di
grande importanza. A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato
alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di
trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere
sacro e la dimensione universale".
VI. ALLA SCUOLA DI MARIA, DONNA 'EUCARISTICA'
"Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ricchezza il rapporto intimo che
lega Chiesa ed Eucaristia, non possiamo dimenticare Maria, Madre e modello
della Chiesa. (.) In certo senso, Maria ha esercitato la sua fede
eucaristica prima ancora che l'Eucaristia fosse istituita, per il fatto
stesso di aver offerto il suo grembo verginale per l'incarnazione del Verbo
di Dio. L'Eucaristia, mentre rinvia alla passione e alla risurrezione, si
pone al tempo stesso in continuità con l'Incarnazione. (.) Maria fece sua,
con tutta la vita accanto a Cristo, e non soltanto sul Calvario, la
dimensione sacrificale dell'Eucaristia".
"Nell'Eucaristia la Chiesa si unisce pienamente a Cristo e al suo
sacrificio, facendo suo lo spirito di Maria. È verità che si può
approfondire rileggendo il Magnificat in prospettiva eucaristica.
L'Eucaristia, infatti, come il cantico di Maria, è innanzitutto lode e
rendimento di grazie".
CONCLUSIONE
"Da oltre mezzo secolo, ogni giorno, da quel 2 novembre 1946 in cui
celebrai la mia prima Messa nella cripta di San Leonardo nella cattedrale
del Wawel a Cracovia, i miei occhi si sono raccolti sull'ostia e sul calice
in cui il tempo e lo spazio si sono in qualche modo 'contratti' e il dramma
del Golgota si è ripresentato al vivo, svelando la sua misteriosa
'contemporaneità'".
"Il Mistero eucaristico - sacrificio, presenza, banchetto - non consente
riduzioni né strumentalizzazioni; va vissuto nella sua integrità, sia
nell'evento celebrativo, sia nell'intimo colloquio con Gesù appena ricevuto
nella comunione, sia nel momento orante dell'adorazione eucaristica fuori
della Messa. (.) La via che la Chiesa percorre in questi primi anni del
terzo millennio è anche via di rinnovato impegno ecumenico".
"Il tesoro eucaristico, che il Signore ha messo a nostra disposizione, ci
stimola verso il traguardo della sua piena condivisione con tutti i
fratelli, ai quali ci unisce il comune Battesimo. Per non disperdere tale
tesoro, occorre però rispettare le esigenze derivanti dal suo essere
Sacramento della comunione nella fede e nella successione apostolica".
"Nell'umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel
suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e
ci rende per tutti testimoni di speranza".