PONTIFICIO
CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA
Dichiarazione sulla diminuzione della fecondità nel mondo
Roma, 27 Febbraio 1998
La verità sulle evoluzioni demografiche dei
Paesi del mondo è ormai incontestabile. È sempre più evidente e riconosciuto
che nel mondo si sta vivendo una considerevole decelerazione demografica, che
ha avuto inizio verso il 1968. In 51 Paesi, la fecondità è ormai inferiore alla
«soglia di sostituzione» delle generazioni. Una quindicina di questi
Paesi registra addirittura ogni anno più decessi che nascite. È urgente mettere
tutti a conoscenza di questa verità. Occorre porre subito in atto una vera
solidarietà, risolutamente volta al futuro e rispettosa della Dichiarazione dei
Diritti dell'Uomo, il cui cinquantenario si festeggia quest'anno.
1. L'attenzione per le evoluzioni
demografiche
Conformemente al mandato che gli è stato
affidato, il Pontificio Consiglio per la Famiglia segue da vicino le
evoluzioni demografiche dei diversi Paesi del mondo (1). A tal fine il
Consiglio ha già riunito in diverse occasioni esperti di fama mondiale. Le
riunioni hanno consentito di esaminare in modo più particolareggiato le
situazioni proprie dei vari continenti. Quelle del continente americano sono
state il tema del congresso svoltosi a Città del Messico (2) (21-23
aprile 1993). Quelle dell'Asia e dell'Oceania sono state esaminate durante un
colloquio tenutosi a Taipei (3) (18-20 settembre 1995). Le differenze
nelle evoluzioni demografiche dei Paesi d'Europa sono state analizzate a Roma
(17-19 ottobre 1996) (4). Il Pontificio Consiglio per la Famiglia sta
attualmente preparando una riunione che sarà dedicata all'esame della
situazione dei Paesi africani.
Allo stesso tempo il Consiglio sta seguendo
con attenzione e interesse i lavori dei centri di ricerca che si
occupano delle questioni demografiche. Fra questi centri figura la Divisione
della Popolazione presso il Consiglio economico e sociale dell'ONU. Dal 4 al 6
novembre 1997, questo prestigioso organismo ha riunito quattordici esperti di
fama internazionale al fine di esaminare il calo della fecondità su scala
mondiale, la sua importanza attuale, le sue cause e le sue conseguenze. Questi
esperti non hanno potuto che confermare quello che tutti i dati demografici
indicano da diversi anni: il calo della fecondità che da vent'anni colpisce la
maggior parte dei Paesi industrializzati — Europa del Nord e Occidentale,
Canada, Stati Uniti, Giappone, Australia, Nuova Zelanda — si sta estendendo a
un numero crescente di Paesi in via di sviluppo, nell'Europa Meridionale e
dell'Est, in Asia e nei Caraibi. Uno di questi esperti ha osservato, riguardo
al carattere costante di questo calo a partire dal 1975 in Paesi che già allora
presentavano una fecondità debole: «Una volta iniziata la transizione della
fecondità, il suo calo prosegue in modo invariabile» (5).
2. Un'idea globale ed erronea
Da troppo tempo quasi tutti i discorsi sulla
popolazione propugnano un'idea globale ed erronea secondo la quale il mondo
sarebbe prigioniero di una crescita demografica «esponenziale», ossia
«galoppante», che condurrebbe a una «esplosione demografica». Il Pontificio
Consiglio per la Famiglia, che ha dimostrato in una delle sue pubblicazioni (6)
l'inanità di questa «vulgata», è lieto di constatare che, anche
in seno ad alcune agenzie dell'ONU, si comincia a riconoscere la verità dei
fatti demografici. Di fatto, da circa trent'anni, le conferenze patrocinate da
questa Organizzazione hanno come effetto quello di provocare preoccupazioni
infondate sulle questioni demografiche, in particolare nei Paesi del Sud.
Su questa base allarmistica, diverse agenzie dell'ONU hanno investito, e
continuano a investire, mezzi finanziari considerevoli al fine di
costringere un gran numero di Paesi a mettere in atto politiche malthusiane. È
appurato che questi programmi, sempre monitorati dall'estero, comportano
generalmente misure coercitive di controllo della natalità. Allo stesso
modo, l'aiuto allo sviluppo è regolarmente condizionato all'attuazione
di programmi di controllo della popolazione che includono sterilizzazioni
forzate o compiute all'insaputa delle vittime. Queste azioni malthusiane
sonod'altronde riprese da governi nazionali e rafforzatedall'apporto di
organizzazioni non governative (ONG) fra le quali la più nota è la Federazione
Internazionale per il Planning familiare (IPPF).
Nei Paesi poveri le primi vittime di questi
programmi sono le popolazioni innocenti e indifese. Le si inganna
deliberatamente spingendole ad acconsentire alla loro mutilazione con il
pretesto menzognero che questa è la condizione previa al loro sviluppo.
3. Invecchiamento delle popolazioni e
diminuzione demografica
Queste politiche disastrose sono in totale
contraddizione con le reali evoluzioni demografiche, così come appaiono nelle
statistiche e così come risultano dall'analisi dei dati. Da trent'anni il
tasso di crescita della popolazione mondiale non cessa di diminuire a un
ritmo regolare e significativo. Dopo aver registrato un calo impressionante di
fecondità, 51 Paesi del mondo (su 185) non riescono più a garantire il ricambio
generazionale. Precisiamo che questi 51 Paesi rappresentano il 44% della
popolazione del pianeta. In altre parole, l'indice sintetico di fecondità di
questi Paesi, ossia il numero di figli per donna, è inferiore a 2,1. Si sa che
questo è il livello minimo indispensabile al rinnovamento generazionale nei
Paesi che beneficiano delle migliori condizioni sanitarie.
Questa situazione si riscontra in quasi tutti
i continenti. Hanno così una fecondità inferiore alla «soglia di
sostituzione» in America, gli Stati Uniti, il Canada, Cuba e la
maggior parte delle isole dei Caraibi; in Asia, la Georgia, la
Thailandia, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud; in Oceania,
l'Australia; e la quasi totalità dei quaranta Paesi dell'Europa. In
questo ultimo continente, l'aggravarsi degli effetti dell'invecchiamento sta
ormai portando allo spopolamento, con un numero di decessi superiore a
quello delle nascite. Questo saldo negativo è già un dato di fatto in tredici
Paesi, fra i quali l'Estonia, la Lettonia, la Germania, la Bielorussia, la
Bulgaria, l'Ungheria, la Russia, la Spagna e l'Italia.
A dilàdell'invecchiamento delle
popolazioni che origina, questo calo della fecondità pone, in molti territori,
un problema particolarmente angosciante, quello della diminuzione demografica,
con tutti gli effetti negativi che questa inevitabilmente comporta. Si
prospetta pertanto un aumento del numero dei Paesi con una fecondità inferiore
al ricambio generazionale. Allo stesso modo si reputa che aumenterà il
numero dei Paesi il cui la mortalitàè superiore alla natalità.
La percezione di queste realtà, da lungo
tempo familiari ai demografi attenti, è quasi sconosciuta ai mezzi di
comunicazione sociale, all'opinione pubblica e ai responsabili. È praticamente
passata sotto silenzio nelle conferenze internazionali, come si è potuto
constatare, ad esempio, in occasione della Conferenza del Cairo del 1994 o in
quella di Pechino del 1995.
4. Cause complesse
Le cause di questa situazione completamente
inedita sono indubbiamente complesse. J. Cl. Chesnais, dell'Istituto Nazionale
di Studi Demografici (Parigi), le ha analizzate in dettaglio durante la
riunione degli esperti demografi sopra citata (7).
Alcune di queste cause sono in ogni caso
facilmente individuabili. La nuzialità, in un ambiente che non le è per
nulla favorevole, è diminuita considerevolmente; ciò significa che le persone
che si sposano sono meno che nel passato. L'età media della maternità è
nettamente aumentata e continua a crescere. Le regole del lavoro non
rispondono al desiderio delle donne di conciliare in modo armonico la vita
familiare e l'attività professionale. L'assenza di una vera politica
familiare, nei Paesi maggiormente colpiti dal calo demografico, fa sì che
le famiglie non possano avere in pratica il numero di figli che desidererebbero
avere: si stima dello 0.6 figli per donna la differenza fra il numero di
bambini che le donne europee desiderano avere e quelli che effettivamente hanno
(8).
J. Cl. Chesnais conclude il suo rapporto
sulle cause del calo della fertilità introducendo in campo demografico un
fattore fino a quel momento completamente trascurato dagli esperti: il rapporto
fra pessimismo e speranza vissuto dalle popolazioni. Secondo
questo autore un aumento della fertilità nei Paesi colpiti dal calo demografico
non può avvenire senza un previo cambiamento dell'«umore» dei loro abitanti,
che consenta di passare dall'attuale pessimismo a uno stato d'animo simile a
quello dell'era del «baby-boom», durante la fase di ricostruzione che
seguì la Seconda Guerra Mondiale (9).
Accanto a queste cause legate alle
condizioni di vita, e ad alcuni riassetti socio-culturali nei Paesi
industrializzati, altri fattori vincolano direttamente il calo demografico alla
volontà degli uomini e dunque alla loro responsabilità. Ci riferiamo ai mezzi e
alle politiche di limitazione volontaria delle nascite. La diffusione
dei metodi chimici di contraccezione e spesso la legalizzazione dell'aborto
sono stati decisi nel momento in cui, contemporaneamente, si indebolivano le
politiche favorevoli all'accoglienza della vita.
Da alcuni anni a queste cause si è aggiunta
la sterilizzazione di massa, segnalata in precedenza. Basta pensare alle
campagne massive di sterilizzazione di uomini e donne di cui l'India è stata
teatro nel 1954 e nel 1976, con tutti gli scandali a cui hanno dato luogo,
portando alla caduta del governo della signora Gandhi (10). In Brasile, fra le
donne che ricorrono a un metodo di controllo della natalità, circa il 40% è
sterilizzato.
Proprio in questi giorni i mezzi di comunicazione
sociale hanno diffuso la notizia della campagna di sterilizzazione condotta lo
scorso anno, a tamburo battente, in Perù sotto l'egida del Ministero della
Sanità, notizia che ha sollevato un moto generale — e mondiale — d'indignazione
(11). Non solo si è parlato di «pressioni» esercitate dagli operatori sanitari
(12) per convincere le donne — in maggior parte analfabete e poco o per niente
informate della portata reale di tale «operazione» (13) — a farsi sterilizzare,
ma si sa anche che l'operazione si è conclusa con la perdita di vite umane. La
Chiesa cattolica, attraverso i suoi Vescovi, ha chiesto chiarimenti (14). Non è
stata però l'unica a farlo: un vasto gruppo di parlamentari ha chiesto che il
Congresso peruviano esamini le sterilizzazioni effettuate (più di 100.000) per
verificare in quali condizioni sanitarie e morali sono state compiute. Questi
parlamentari esigono che venga a galla tutta la verità sulle violazioni dei
Diritti dell'Uomo perpetrate durante questa campagna governativa (15).
5. Verso gravi squilibri
Da queste cause principali, brevemente
menzionate, derivano conseguenze estremamente preoccupanti. La
proporzione dei giovani nella popolazione sta diminuendo fortemente. Ne
consegue un rovesciamento della piramide delle età, con una debole
popolazione di adulti giovani che deve garantire la produzione del Paese e
sostenere il peso morto di un'ampia fascia di popolazione di persone anziane e
inattive, che hanno sempre più bisogno di cure e di materiale medico.
All'interno della stessa popolazione attiva si producono profondi squilibri fra
i giovani attivi e gli attivi meno giovani, che cercano di assicurarsi
l'impiego a detrimento delle giovani generazioni le quali quindi s'inseriscono
in un mercato del lavoro ridotto.
Non si può neppure dimenticare l'impatto
esercitato da una popolazione anziana sul sistema educativo. Di fatto,
al fine di far fronte al peso delle persone anziane, forte è la tentazione di
decurtare il budget normalmente destinato alla formazione delle nuove
generazioni. Questo indebolimento del sistema educativo comporta a sua volta un
rischio considerevole: la perdita della memoria collettiva. La
trasmissione dei dati culturali, scientifici, tecnici, artistici, morali e
religiosi ne risulta gravemente ipotecata. Osserviamo anche che, contrariamente
a ciò che si divulga, la disoccupazione stessaè aggravata dal calo
demografico.
Gli esperti sottolineano anche altri aspetti
di questa evoluzione: l'aumento dell'età media della popolazione, ad esempio,
si riflette logicamente sul profilo psicologico di questa popolazione:
la «tristezza», la mancanza di dinamismo intellettuale, economico, scientifico
e sociale e l'assenza di creatività che sembrano già colpire alcune nazioni«invecchiate»
non farebbero che esprimere la struttura della loro piramide demografica.
Al contempo aumenta il numero delle persone
anziane direttamente a carico della società, anche quando la base produttiva di
tale società, fonte di entrate nelle finanze pubbliche, si restringe. Di
conseguenza, per garantire il funzionamento dei sistemi di assistenza sociale
(mutua, pensioni, rimborsi per le spese mediche, ecc.), forte è la tentazione
di ricorrere all'eutanasia. Si sa che questa è già praticata
indiversiPaesi d'Europa.
Fra le conseguenze più evidenti del calo
della fecondità, bisogna menzionare anche gli squilibri violenti,
prevedibili fin da ora, fra i Paesi le cui popolazioni presentano strutture di
età molto diverse. Se, ad esempio, si paragona la piramide delle età di Paesi
come la Francia, la Spagna e l'Italia a quella di Paesi come l'Algeria, il
Marocco, la Turchia, si viene colpiti dal loro carattere invertito e
dalle difficoltà generate da tale situazione di cui alcuni problemi attuali,
legati all'impossibilità per i Paesi ricchi di limitare in modo effettivo
l'immigrazione clandestina dai Paesi più poveri, non sono che la
prefigurazione.
È urgente che l'opinione pubblica e i
responsabili siano perfettamente informati di tali evoluzioni. È
parimenti urgente scartare i dati falsi, spesso citati nelle presentazioni per
mascherare sofismi puramente ideologici, per non parlare poi delle
falsificazioni delle statistiche. In ambito demografico, come negli altri
ambiti del sapere, i fatti sono evidenti e la verità non può rimanere nascosta
per sempre. Non si può che gioire nel constatare che questa verità diviene
sempre più palese, visto che la Divisione della Popolazione delle Nazioni Unite
non ha esitato a riunire il gruppo di esperti per interrogarsi sulla «fecondità
inferiore al livello di sostituzione» «Below replacement Fertility»).
Nulla impedisce che vengano eliminate le inesattezze e le menzogne troppo
spesso utilizzate per «giustificare» programmi, politiche e altri fattori del
tutto incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo.
6. Celebrare l'uomo e i suoi diritti
A tale proposito il cinquantesimo
anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo ravviva la
memoria della comunità umana. Celebrare questi diritti significa celebrare
l'uomo. Si tratta di un'occasione privilegiata perché questa comunità metta
in atto il rispetto dei valori fondamentali che ha sottoscritto e sui quali si
è impegnata a costruire il suo futuro. Questi valori devono essere sottratti
a qualsiasi contestazione da parte degli Stati, degli organismi
internazionali, dei gruppi privati o dei singoli individui. Essi si chiamano:
diritto alla vita, diritto all'integrità fisica e psicologica, uguale dignità
di tutti gli esseri umani (cfr articolo 1).
L'anno 1998 offre dunque a tutti gli uomini
e a tutte le nazioni l'opportunità di riaffermare con entusiasmo la loro
adesione incondizionata alla lettera e allo spirito della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948.
Occorre essere vigili su questo punto. La
fedeltà alla Dichiarazione implica l'esclusione di qualsiasi manovra che, con
il pretesto dei cosiddetti «nuovi diritti», miri a incorporare l'aborto (cfr
articolo 3), a ledere l'integrità fisica (cfr ibidem), a distruggere la
famiglia eterosessuale e monogamica (cfr articolo 16). Attualmente si stanno
compiendo subdole operazioni in tal senso. Esse hanno un fine nefasto: privare
l'essere umano di alcuni suoi diritti fondamentali e sottomettere i più deboli
a nuove forme di oppressione (cfr articoli 4 e 5). Le menzogne di cui si
avvalgono questi tentativi sfociano fatalmente nella violenza e nella barbarie
e introducono la «cultura della morte» (16).
Come ha dichiarato Papa Giovanni Paolo II,
«I diritti dell'Uomo trascendono qualsiasi ordine costituzionale». Tali diritti
sono innati in ogni uomo. Non derivano da decisioni consensuali costantemente
rinegoziabili, a seconda dei rapporti di forza o degli interessi in gioco.
L'esistenza stessa di questi diritti, riconosciuti e proclamati solennemente
nel 1948, non è per nulla debitrice delle formulazioni più o meno felici che si
trovano nelle costituzioni e nelle leggi (cfr articolo 2, 2). Qualsiasi
costituzione, qualsiasi legge che intendesse ridurre la portata di questi
Diritti dichiarati o di manipolarne il significato, dovrebbe essere immediatamente
denunciata come discriminatoria e portatrice di fermenti totalitari, così come
suggerisce il Preambolo della Dichiarazione.
È sulla base di questo riferimento comune ai
valori, difesi al prezzo di tante lacrime, che si può rigenerare il tessuto delle
nazioni e costruire una città mondiale aperta alla «cultura della vita». Questo
progetto ambizioso non è inattuabile, ma la solidarietà fra i popoli, che ne è
al contempo l'alimento e il frutto, presuppone come condizione previa la
riaffermazione della solidarietà delle generazioni.
Il Pontificio Consiglio per la Famiglia invita pertanto tutti gli uomini di buona volontà, e in particolare le associazioni cristiane, a far conoscere le realtà obiettive delle evoluzioni demografiche. Li invita a condannare con coraggio i programmi malthusiani del tutto ingiustificati e per di più totalmente contrari ai Diritti dell'Uomo.
NOTE
1) Cfr Pontificio Consiglio per la Famiglia,
Evoluzioni demografiche. Dimensione etica e pastorale, Città del
Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1994, ISBN 88-209-1991-5.
2) Cuestiones Demográficas en América
Latina en perspectiva del año internacional de la familia 1994, México, aprile
1993, Ediciones Provive, ISBN 980-6256-04-2.
3) International Conference on Demography
and the Family in Asia and Oceania, Taipei, Taiwan, R.O.C. 18-20 settembre
1995, The Franciscan Gabriel Printing Co ltd, Dicembre 1996, ISBN
957-98831-1-4.
4) Familia et Vita, Anno II, n. 1,
1997, pp. 3-137.
5) «Una volta che la transizione della
fertilità ha inizio, seguono inevitabilmente ulteriori cali» Aminur Khan, Fertility
Trends among Low Fertility Countries, Expert Group Meeting on
Below-Replacement Fertility, Population Division, Department of Economic and
Social Affairs, United Nations Secretariat, UN/POP/BRF/BP/1997/1, p. 11.
6) Cfr nota 1.
7) J. Cl. Chesnais, Determinants of
Below-Replacement Fertility, Expert Group Meeting on Below-Replacement
Fertility, Population Division, Department of Economic and Social Affairs,
United Nations Secretariat, New York, 4-6 novembre 1997, UN/POP/BRF/BP/ 1997/2,
pp. 3-17.
8) J. Cl. Chesnais, Determinants of
Below-Replacement Fertility, p. 12.
9) «La seconda parte di questo secolo ha
sperimentato il declino del puritanesimo e la vittoria del materialismo
(edonismo, culto del consumismo, stile di vita americano). Il prossimo secolo
potrebbe evidenziare i limiti di questo modello... La semplice interpretazione
del baby-boom come risposta alla crescita economica non è più
sostenibile. Il vero cruciale cambiamento è stato quello dello stato d'animo,
dal dolore alla speranza. Come è possibile immaginare una simile inversione
della tendenza storica senza un grande shock?» J. Cl. Chesnais, Determinants
of Below-Replacement Fertility, pp. 13-14.
10) Il consenso delle persone a un'operazione
chirurgica fatta in condizioni che sfidavano qualsiasi norma igienica era
ottenuto in cambio di un dono in derrate alimentari. Il numero di queste
sterilizzazioni «volontarie» scese del 90% nell'anno successivo alla caduta del
governo della signora Gandhi. J.H. Leavesley, Update on sterilization,
Family Planning Information Service, vol. 1, n.5, 1980.
11) Come indica il giornale Le Monde,
le accuse contro la politica delle nascite in questo Paese non erano nuove,
«ma, poiché provenivano fino ad ora dalla Chiesa cattolica, l'opinione pubblica
non si esprimeva, attribuendole alla tradizionale opposizione della Chiesa alla
contraccezione. Oggi tuttavia queste proteste sono giunte al terzo congresso
nazionale delle donne contadine e indigene, proteste riprese dal sindacato
contadino, dalle organizzazioni popolari delle donne, dalle femministe e dai
parlamentari dell'opposizione».
N. Bonnet, «La campagna di sterilizzazione in Perù sta sollevando numerose
critiche. L'esistenza di pressioni esercitate sulle donne è stata denunciata da
un giornale e da diverse organizzazioni e riconosciuta dal vice-ministro della
sanità», Le Monde, venerdì 2 gennaio 1998, p. 3.
12) Come ha affermato l'esperto americano
Richard Clinton: «Gli ambulatori hanno quote mensili da rispettare»... Ciò
spiega la fretta, alla fine del mese, con cui gli operatori sanitari, che
rischiavano altrimenti di perdere il loro posto, «sollecitavano» le donne
quechua a passare «dall'ambulatorio» per la vaccinazione del figlio e per un
piccolo intervento indolore e gratuito.
N. Bonnet, La campagne de stérilisation...
13) Il giornale El Comercio, deciso
ad avere la coscienza pulita, ha condotto una vasta inchiesta su queste
sterilizzazioni, nelle regioni più povere del Paese, raccogliendo testimonianze
che confermano che, in cambio di viveri e di cure per i loro figli più giovani,
alcune donne si sono sottoposte alla legatura delle tube. Il giornale spiega
che lo Stato si è fatto carico degli interventi chirurgici, ma, quando le cose
sono andate male, si è rifiutato di addossarsi la responsabilità delle
complicazioni e dei decessi.
N. Bonnet, La campagne de stérilisation au Pérou...
14) Joaquín Díez Esteban, La campaña de
control de la natalidad se cobra cinco víctimas,Palabra,1/2/1998,p. 22.
15) Ibidem.
16) Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus annus, 1991, n. 39.