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 Associazione per l'accoglienza, la promozione e la  formazione della coppia e della famiglia

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 IL MISTERO DELL’ “UNITA’ dei DUE”

Itinerario biennale di formazione per fidanzati, sposi, operatori di pastorale

p. Santoro Antonio omi

  

PARTE SECONDA

Contenuti per un progetto formativo

Capitolo Secondo: Il Vangelo del matrimonio e della famiglia

 

9. UOMO DONNA E FAMIGLIA

<Creati ad immagine della Trinità>

PARTE PRIMA

 Preghiera

            Iniziamo questa nostra riflessione invocando lo Spirito Santo, Persona-Amore, consapevoli che il mistero trinitario e il mistero della nostra vita rimangono assolutamente incomprensibili nella loro insondabilità senza la luce che ci viene dalla rivelazione in virtù del dono dello Spirito del Padre e del Figlio.

 O Spirito Paraclito,/ uno col Padre e il Figlio,/ discendi a noi benigno/ nell’intimo dei cuori.

             Voce e mente si accordino/ nel ritmo della lode,/ il tuo fuoco ci unisca/ in un’anima sola.

             O luce di sapienza,/ rivelaci il mistero/ del Dio trino e unico,/ fonte d’eterno Amore. Amen

 

Obiettivo della nostra riflessione

Con questa riflessione ci proponiamo di cogliere qualcosa della <dimensione trinitaria> dell’essere uomo, donna, famiglia. Cercheremo di comprendere cosa comporta per l’uomo, la donna e la famiglia l’essere <creati ad immagine della Trinità>. In fondo, cercheremo di rispondere alla domanda di sempre ma vista nella prospettiva trinitaria della coppia e della famiglia: chi siamo, quale il nostro mistero, come dobbiamo comportarci coerentemente alla nostra <natura> per realizzarci come persone, coppie e famiglie secondo il disegno originario e originale di Dio?

 

Sintesi introduttiva
  • Partiamo da noi: da come  pensiamo e da come viviamo l’immagine di Dio.

Prendiamo, cioè, consapevolezza dell’immagine di Dio che ci è stata tramandata nell’<educazione> religiosa o che abbiamo acquisito mediante un cammino di fede personale, coniugale, familiare, comunitario. Pertanto, chiediamoci: In quale Dio crediamo? Un Assoluto senza volto e senza nome? Un Dio solitario e distaccato dall’umanità? Nel <Signore degli eserciti> che snuda il suo braccio per annientare i suoi nemici e ribelli?  In Cristo, senza un volto ben preciso? Nel Dio di Gesù Cristo, Trinità-Agape, Divina Famiglia, Comunità d’Amore?

Più le risposte sono <autentiche> più comprendiamo il perché delle nostre scelte e del nostro stile di vita, delle nostre relazioni e di ciò che le ha ispirate e caratterizzate (interesse, generosità, gratuità, paura di castighi, desiderio di essere <riconosciuti>, ecc.)

 

  • Trinità e famiglia: una riflessione teologica recente e promettente.

Come affermava il teologo J. Castellano <la riflessione teologica che vede nella famiglia una relazione esemplare, fondata sul mistero trinitario è abbastanza recente e non sempre si esprime con ricchezza originale. […] La relativa originalità del discorso sulla Trinità applicato alla famiglia, appare nella teologia contemporanea quando si mette in luce la reciprocità fra le persone, la Kenosi dell’una nell’altra, la “pericoresi” della comunione che ci aiuta a capire anche il modo di essere della Trinità nella storia>[1].

 

  • “Comunione di persone. E’ questo un concetto-chiave elaborato dal recente magistero della Chiesa per cogliere l’esemplarità della Trinità per la famiglia[2].

 

  • La Trinità: Un mistero che solo Dio stesso può svelarci.  Il Magistero della Chiesa insegna che <il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. E quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina>[3]. Un mistero che solo Dio stesso può svelarci.

E’ la Parola, il Verbo fatto carne, che ci rivela che il nostro Dio non è un solitario, ma <Dio è famiglia>, assoluta ed eterna <comunione di persone>, di cui la famiglia è riflesso, icona, partecipazione.

 

  • Con l’insegnamento del Concilio Vaticano II possiamo affermare che <in realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. (…) Cristo (…) nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli fa manifesta la sua altissima vocazione […] quella divina>[4].

 

  • In questa luce possiamo formulare questo principio ermeneutico fondamentale: Cristo rivela simultaneamente chi è Dio (verità teologica), chi è l’essere umano secondo Dio (verità antropologica), come devono vivere l’uomo e la donna per realizzarsi secondo il disegno che Dio ha su di loro, per la loro felicità (verità etica, spirituale, psico-affettiva, pedagogica).

 

  • Pericoresi trinitaria. Alla sequela di Gesù, illuminati dal suo Spirito, possiamo cogliere qualcosa della pericoresi (dal greco pericoresis: rotazione, girare attorno) trinitaria: Dio-Trinità, che per natura sua è Agàpe (1Gv 4, 8. 16:<Dio è amore>), vive all’interno delle relazioni delle tre divine Persone una circolarità relazionale oblativa e feconda in sommo grado.Le Persone trinitarie vivono l’una per l’altra, con l’altra e soprattutto l’una nell’altra . L’esperienza umana dell’amore vero fa intuire questa compenetrazione delle Persone della Trinità nell’unica sostanza che è l’amore senza confusione di Persone (cfr Mt 28,19; Gv 10, 30. 38b; 14,6; 17,19-26). E’ questo Dio-Comunione di Persone che nell’oggi della Chiesa e della riflessione teologica (anche ecumenica) viene, a ragione, sempre più considerato come archetipo, modello esemplare, icona eterna di ogni altra comunione-comunità umana (in particolare la Chiesa e la famiglia) chiamata ad essere riflesso dell’esemplarità della comunione delle Persone trinitarie.

 

  • Esemplarità della Trinità per la Famiglia. Per cogliere in che senso possiamo parlare di esemplarità della Trinità per la famiglia, cioè in che modo la famiglia è e può dirsi riflesso della Trinità, adesso, elenchiamo semplicemente alcuni aspetti caratterizzanti le persone della SS.ma Trinità e le loro relazioni: santità e kenosi (<svuotamento>, fare il <vuoto di sé> per accogliere l’atra persona), uguaglianza e distinzione[5] tra le persone, pluralità di persone e unità (di sostanza: la divinità) , alterità e assoluta reciprocità, comunione e fecondità dentro la vita trinitaria e fuori di essa nella creazione e nella realizzazione del piano di salvezza. Tutti questi aspetti li possiamo sintetizzare in una parola: sponsalità, intesa (nella Trinità!) come assoluta capacità di amore e di comunione nella libertà del dono di sé. Sono questi aspetti che possiamo ritrovare nelle relazioni familiari (e non solo in esse) anche se vissute con diversa modalità e intensità.

 

  • La Trinità, creandoci a sua immagine, cosa ci partecipa di sé? Quali radici/doni mette nella natura di ogni essere umano?

-          Anzitutto il dono dell’esistenza: io esisto! Esisto perché sono stato amato, quindi pensato, voluto personalmente, accolto e donato alla Vita.

-          Il dono della comunione e della reciprocità (“legge della reciprocità”) cioè dell’esistere in una relazione d’amore e di reciprocità nell’amore. E’ questo il dono , la responsabilità e il compito, di vivere un’<esistenza sponsale>, cioè quella capacità, inscritta in ogni essere creato ad immagine e somiglianza del Dio trino, di vivere per l’altro/a e  con l’altro/a nel dono sincero di sé caratterizzato dalla “libertà del dono”.

-          Il dono della fecondità e della procreazione, quindi della paternità e maternità intese sia in senso biologico che  educativo-spirituale.

-          Il dono della filiazione divina in virtù della redenzione mediante il dinamismo umano-divino della “Kenosi”.

-          Il dono della “santità oggettiva” in virtù della grazia sacramentale (battesimo, anzitutto, sacramento del matri monio, ecc.).

-          Il dono della missione: <bonum diffusivum sui> il bene si diffonde di per sé. Ciò che abbiamo ricevuto e gustato perchè fruttifichi occorre donarlo: <Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date>.

-          Le radici/doni di Dio Trinità sono poste nella corporeità dell’essere umano.  Ecco il dato fondamentalela <mediazione>, il <luogo>, in cui la Trinità si rivela è la corporeità. Anzitutto e in modo del tutto singolare si manifesta nel corpo del Verbo incarnato (cfr Ebrei 10, 5-10), quindi nel corpo di ogni essere creato ad immagine della Trinità. In merito afferma il card. Martini:< Il corpo è abitazione di Dio, il luogo della sua manifestazione, l’espressione visibile del mistero della Trinità invisibile, che è suprema libertà e sommo amore: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3, 16)>[6]. Nel magistero di Giovanni Paolo II,  relativo al significato sacramentale e sponsale del corpo, trovano fondamento antropologico e teologico le espressioni del card. Martini.

Il corpo costituisce come il <sacramento> della presenza di Dio nel mondo creato.

A questo proposito risuona particolarmente evocativa del mistero di Dio la profonda riflessione di Giovanni Paolo II  sul significato sponsale del corpo: <Il corpo umano, con il suo sesso e la sua mascolinità, visto nel mistero stesso della creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e procreazione, come in tutto l’ordine naturale, ma racchiude fin “dal principio” , l’attributo “sponsale”, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e – mediante questo dono – attua il senso stesso del suo essere ed esistere>[7].

 

  • Osservando la nostra realtà quotidiana che registra non poche fratture e conflittualità, forse ci si domanderà: Allora, come la mettiamo col <significato sponsale del corpo> iscritto in modo indelebile nella nostra natura umana corporea?

Molto sinteticamente potremmo così rispondere, quasi come un titolo di un ampio capitolo (ma senza svilupparlo): La corporeità ferita: dalla sponsalità alla logica dell’<antitesi del dono> dell'uomo storico decaduto e redento.

Con ciò intendiamo dire che l'essere dono-comunione della persona, dopo il peccato originale, non è più solo un dono, ma costituisce anche un compito, un impegno spirituale, etico[8], psico-pedagogico.

 

PARTE SECONDA

 

Testi di riferimento per la riflessione (personale, di coppia, di gruppo)

·         Poniamoci in ascolto della sua Parola per lasciarci ammaestrare da Lui e dal Magistero della sua Chiesa.

  • Alcune citazioni stimoleranno il nostro interesse, la nostra riflessione, preghiera, contemplazione… perché la nostra vita cambi in un continuo processo di unione con Dio: è questa la santità!
  • I testi di Giovanni Paolo II, mentre spiegano e approfondiscono i testi biblici, nello steso tempo enucleano chiaramente la prospettiva e l’<impronta>  trinitaria della creazione e del suo sviluppo, in modo tutto particolare, relativamente alla persona, alla coppia e alla famiglia.
  • I testi citati – specificando, in vari modi, la peculiare qualità relazione dei membri della comunità familiare - sono carichi di contenuti antropologici e teologici e costituiscono anche una preziosa fonte di sostanziali elementdi spiritualità, pedagogia e morale coniugale e familiare
  • Non faccio un commento ai brani qui di seguito riportati. Ispirandomi ad essi e ad altri testi del Magistero, nella terza parte della nostra riflessione, offrirò una esposizione sistematica di alcuni elementi fondamentali relativi all’oggetto del nostro argomento:Uomo Donna Famiglia: <Creati ad immagine della Trinità>.   Pertanto, lascio l’impegno del contatto e dell’approfondimento all’iniziativa responsabile di ciascuna persona, coppia, famiglia, e di ogni gruppo-famiglia. A ciascuno il compito di leggere, meditare, sviscerare, pregare... cominciando dal testo che più lo colpisce a seconda della condizione nella quale si trova, qui e ora.
  • La sequenza dei testi non è casuale ma è intenzionale e finalizzata a mettere in evidenza i contenuti e gli elementi di cui sopra. Sono certo che già ad una prima lettura attenta non poche verità emergono senza bisogno di particolari spiegazioni. Occorre prendersi del tempo, educarsi all’ascolto attivo regalandosi dei tempi di silenzio, lettura meditativa, preghiera, confronto su ciò che si è letto, meditato, pregato, vissuto. Il tutto, poi, si riporta nel rapporto con Lui… in quello stare gratuito dinanzi al Signore della Vita e dell’Amore, perché quei contenuti diventino sempre più <carne della nostra carne>.

Genesi 1, 26a.27.31

E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza>. […] Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

 

Giovanni 1, 1; Colossesi1,15.16b-17

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

 

Egli [Cristo]è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura.

[…]Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.

 

 

Dalla “ Lettera alle Famiglie” di Giovanni Paolo II (stralci dal n. 6)

Prima di creare l'uomo, il Creatore quasi rientra in se stesso per cercarne il modello e l'ispirazione nel mistero del suo Essere che già qui si manifesta in qualche modo come il « Noi » divino. Da questo mistero scaturisce, per via di creazione, l'essere umano […]

Alla luce del Nuovo Testamento è possibile intravedere come il modello originario della famiglia vada ricercato in Dio stesso, nel mistero trinitario della sua vita. Il « Noi » divino costituisce il modello eterno del « noi » umano; di quel « noi » innanzitutto che è formato dall'uomo e dalla donna, creati ad immagine e somiglianza divina. Le parole del Libro della Genesi contengono quella verità sull'uomo a cui corrisponde l'esperienza stessa dell'umanità.

 

Genesi 2, 18.24 

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». […] l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

           

Giovanni 13, 34-35; 17, 21b.26

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.

 Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro (cioè, lo Spirito Santo, Persona-Amore, effuso nei cuori: cfr Rom 5,5).

 

1Giovanni, 4, 12-13.16.19

Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito.

Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi.

 Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.

 

Dalla “Mulieris dignitatem” di Giovanni Paolo II (sintesi del n. 7)

Alla luce della rivelazione l’essere umano può esistere soltanto come “unità dei due”, un esistere cioè in una relazione reciproca d’amore; ciò si fonda sulla “definitiva autorivelazione di Dio Uno e Trino: unità vivente nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. L’uomo e la donna, pertanto, “sono chiamati a vivere una comunione d’amore ed in tal modo a rispecchiare nel mondo la comunione d’amore che è in Dio, per la quale le tre Persone si amano nell’intimo mistero dell’unica vita divina”.

 

Dalla “Lettera alle Famiglie” (n. 8)

A proposito della creazione dell’uomo <ad immagine e somoglianza di Dio> il Concilio Vaticano II afferma : Il Signore Gesù, quando prega il Padre perché ”tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola” (Gv 17, 21-22), aprendoci prospettive inaccessibili alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella vrerità e nell’amore. Questa similitudine manifesta che l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio Abbia voluto per se stessa, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé> (Gaudium et spes, 24).

Nelle parole del Concilio – afferma Giovanni Paolo II – la <comunione> delle persone è, in un certo senso, dedotta dal mistero del <Noi> trinitario e quindi anche la <comunione coniugale> viene riferita a tale mistero. La famiglia, che prende inizio dall’amore dell’uomo e della donna, scaturisce radicalmente dal mistero di Dio. Ciò corrisponde all’essenza più intima dell’uomo e della donna, alla loro nativa ed autentica dignità di persone.

 

 Dalla “Familiaris consortio” (11; 18)

Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore. Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano. In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l’uomo è chiamato all’amore in questa sua totalità unificata.

 

La famiglia, fondata e vivificata dall’amore, è uma comunità di persone. […]Suo primo compito è di vivere fedelmente la realtà della comunione nell’impegno costante di sviluppare un’autentica comunità di persone.

Il principio interiore, la forza permanente e la meta ultima di tale compito è l’amore: come senza amore, la familgia non è una comunità di persone, così senza l’amore, la famiglia non può vivere, crescere e perfezionarsi come comunità di persone. […]

L’amore tra l’uomo e la donna nel matrimonio e, in forma derivata e allargata, l’amore tra i membri della stesa famiglia – tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra parenti e familiari – è animato e sospinto da un interiore e incessante dinaismo, che conduce la famiglia ad una comunione sempre più profonda ed intensa, fondamento e anima della comunità coniugale e familiare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARTE TERZA

 

Il mistero della Trinità sorgente della creazione[9] e del suo sviluppo.

 

Nella pagina biblica della creazione, possiamo contemplare il mistero dell’unico Dio nella Trinità delle Persone, solo alla luce del Nuovo Testamento[10] . La creazione (come pure la <nuova creazione> in Cristo) non solo è opera della Trinità[11], ma in essa Dio uno e trino ha lasciato la sua <impronta>[12]. Ciò è particolarmente vero per la creazione dell’essere umano: <Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza> (Gen 1, 26a)[13].

La molteplicità degli esseri creati tende all’unità orientati dalla legge della reciprocità; legge che, negli esseri umani, si esprime nell’amore reciproco che realizza la <comunione delle persone> (configurandosi come comunità coniugale, familiare, sociale, ecclesiale, ecc.), partecipazione e segno della vita e comunione trinitaria, cioè dell’Essere-Amore delle tre divine Persone.

 

Creazione come donazione

 

Alla luce dell’intera rivelazione registrata nella Bibbia, Parola di Dio scritta, tutta la creazione ha senso solo in riferimento al Creatore: è sua opera (cfr Gen 1 –2); da lui trae origine come donazione,  una vera esplosione d’amore;<è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa> (At17, 25). La bellezza di tutti gli esseri riflette quella del Creatore <perché li ha creati lo stesso autore della bellezza (…) Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore> (Sap. 13, 3. 5). Occorre non lasciarsi catturare dal fascino della bellezza delle cose create, incantati solo dall’apparenza; ma l’essere umano, uomo e donna, <creato a sua immagine e somiglianza> è chiamato ad andare oltre ciò che vede, <poiché - come afferma l’apostolo Paolo  - ciò che di Dio si può conoscere è manifesto agli uomini. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità> (Rom 1, 19 – 20). Le perfezioni invisibili,…l’ eterna potenza e divinità… A cosa si allude se non all’irradiazione e all’impronta dell’autore della bellezza, cioè al mistero delle tre divine Persone di cui Gesù ci parla esplicitamente nel suo vangelo?

 

Ogni uomo e donna, <creati ad immagine della Trinità>[14] si realizzano nella <sponsalità>

 

Una brevissima spiegazione di questa affermazione mi sembra che ci venga offerta dal Catechismo della Chiesa Cattolica, dove leggiamo: <L’immagine divina è presente in ogni uomo. Risplende nella comunione delle persone, a somiglianza dell’unione delle persone divine tra loro>(n. 1702).

Queste affermazioni del CCC si ispirano alle affermazioni di Gaudium et spes 24, già citato.

            Approfondendo l'analisi di GS 24 individuiamo  non solo l'essenziale verità antropologica ed etica sull’uomo, ma anche, e forse anzitutto, la verità teologica sull'uomo giungendo così al nucleo che costituisce l'identità della famiglia (e ponendo anche le basi per una teologia della famiglia su cui potersi fondare anche una spiritualità, missione e pedagogia  coniugale e familiare).

            Sullo sfondo di questa riflessione rimane l’imprescindibile dato che alla base di ogni società, di ogni comunità umana e soprattutto alla base di ogni famiglia c'è l'uomo con l'intima struttura trinitaria  del suo essere personale[15].

 

1. In virtù della <somiglianza> fra l’uomo e Dio

 <L'uomo che Dio ha voluto per se stesso non può ritrovarsi pienamente se non attraverso il dono sincero di sé> (GS 24). La ragione ultima di questa verità sull'uomo la troviamo scritta nel primo capitolo della Genesi: Dio crea l'uomo a "sua immagine e somiglianza" e lo crea in due "versioni": <Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò> (Gn 1, 26 - 27).

 

Con questo atto creativo di assoluta gratuità, Dio-Trinità non solo diventa <esemplare> di vita per le sue creature, ma pone nel cuore degli esseri umani il principio stesso, la radice, della gratuità dell’amore, quindi la capacità, l’impegno e la responsabilità di vivere il rapporto tra gli uomini nella reciprocità del dono sincero di sé. E’ questa reciprocità che Dio-Amore ha stabilito con la sua creatura privilegiata. Ed è questa reciprocità che l’uomo e la donna sono chiamati a vivere specialmente nella loro relazione coniugale e nelle loro relazioni familiari. Qui si trova anche indicato, anche se velatamente, il loro maggiore compito relativo alla loro missione educativa (FC 39) verso i figli.

Notiamo semplicemente che il frutto della reciprocità dell’amore è la comunione, l’unità e la fecondità come espansione oblativa, creativa e procreativa dell’amore quale <dono sincero di sè> vissuto appunto nella reciprocità.

Dio, rivelandosi nella creazione, e rivelandosi Amore, ha voluto incidere questa verità e la verità sull’uomo soprattutto creando ogni essere umano <a sua immagine e somiglianza>.

L’ha creato persona, un essere costitutivamente <in relazione>. Relazione come donazione e come comunione, appunto <ad immagine e somiglianza> della natura di Dio e delle relazioni trinitarie[16].

            Il racconto di Genesi ci dice chi è l'uomo secondo il disegno di Dio e nello stesso tempo dice all'uomo che per realizzarsi come uomo deve agire in conformità al suo essere - secondo il classico adagio, agere sequitur esse - appunto, vivere il suo essere "immagine di Dio", sia come uomo singolo, sia come uomo-donna, cioè nella loro comunione, quale relazione oblativa ed unitiva.

            In quanto <immagine di Dio>, l'uomo - ogni uomo e ogni donna - è un "essere in relazione...", una persona capace di relazione con Dio e con i suoi simili.

            Relazione, nel suo duplice, unitario e circolare dinamismo:

- relazione come donazione: l'uomo è chiamato ad esistere per qualcuno...nella verità e nell'amore del dono sincero di sé;

- relazione come comunione: l'uomo è chiamato ad esistere con...nell'apertura e nell'accoglienza dell'altro.

            Dunque, in quanto "immagine di Dio", la persona è tale per vivere, e se vive, in una relazione di reciproco per...di reciproco dono, cioè in una comunione di persone (communio personarum)[17].

 

            Siamo nella prospettiva dell'ermeneutica del dono[18], come la definisce Giovanni Paolo II nelle sue Catechesi sull'amore umano.

            Il dono, afferma il Pontefice, da una parte rivela < una particolare caratteristica dell'esistenza personale, anzi della stessa essenza della persona>[19], dall'altra, rivela che l'uomo manifesta questa sua essenza - quindi , il significato e il senso della sua esistenza - <esistendo "con qualcuno" e ancor più profondamente e completamente : esistendo "per qualcuno">[20].

           

            E' dalla contemplazione del mistero rivelato della Trinità che cogliamo la natura relazionale-oblativa della persona umana, che si esprime nel corpo e tramite esso.

            La comprensione adeguata di questa intima identità dell'uomo e della donna creati ad immagine di Dio la "deduciamo" dalla rivelazione del mistero della Trinità, di Dio-Amore.

            Infatti, <se le persone della Trinità sono "relazioni sussistenti", secondo l'espressione tomista, anche la persona umana è, per partecipazione ed analogia, relazione donativa verso l'Essere in sé, oltre sé, negli altri, in una modulazione di relazioni che le consentono di essere>[21].

 

            Inoltre, per quel che ne sappiamo dell'esperienza umana, il concetto stesso di amore evoca un particolare rapporto di benevolenza, amicizia, affetto e soprattutto una significativa relazione oblativa che si caratterizza come dono reciproco e disinteressato tra due o più persone.

            Amore, dunque, già nell'esperienza umana dice alterità e reciprocità, quindi comunione nel momento in cui la relazione oblativa è reciproca tra le persone. Nella misura in cui cresce la comunione delle persone, grazie all’amore reciproco e al <dinamismo della kenosi>, le persone sperimentano l’unità e, se  sposi, l’ una caro, essere una sola carne.

 

2. Nella similitudine fra l'uomo e Dio

 Come già visto, oltre alla verità antropologica, GS 24 evidenzia la dimensione trinitaria della verità teologica sull'uomo : <Il Signore Gesù, quando prega il Padre perché " tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola" (Gv 17, 21 - 22), aprendoci prospettive inaccessibili alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l'unione delle persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nell'amore. Questa similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé>.

            Secondo il testo di GS, che sintetizza il pensiero cristiano sull'uomo alla luce della rivelazione, l'uomo, in quanto persona, è simile a Dio non solo perché essere razionale e libero, ma anche a motivo della sua costitutiva capacità di relazione oblativa ed unitiva, cioè per la sua capacità di essere e di fare comunità con altre persone; comunità, che è causa ed effetto della comunione interpersonale (communio personarum); questa, a sua volta, è frutto del libero e reciproco dono sincero di sé tra persone.

 

            Questa più approfondita comprensione della "somiglianza" dell'uomo con Dio, ci illumina un'altra grande verità antropologica e teologica: l'essere umano è "immagine di Dio", quindi in un certo senso ne è "icona", non solo in quanto singolo uomo capace di amare, perché reso partecipe della stessa natura oblativa di Dio Amore; ma icona-riflesso più adeguato di Dio-Amore-Trinità è la comunità delle persone, concretizzazione della communio personarum frutto del libero e reciproco dono sincero di sé delle persone.

            In questa prospettiva possiamo forse intuire meglio sia l'identità della famiglia, quale icona della Trinità, sia i suoi compiti e la sua missione, caratterizzati dalla diaconia della carità coniugale e familiare che si radica nella natura oblativa e comunionale di ogni uomo e donna, specie se legati, meglio, consacrati dallo Spirito mediante un patto: l'alleanza sponsale coniugale.

 

            Seguendo l'insegnamento di Giovanni Paolo II, possiamo affermare alla luce dell'ermeneutica del dono (cioè assumendo la categoria o concetto di "dono" come chiave per interpretare, sia antropologicamente che teologicamente, la natura umana e il significato dell'esistenza di ogni uomo, di ogni coppia e famiglia, della comunità degli uomini) che l'uomo nel racconto della creazione appare che è stato creato da Dio come dono (l'uomo, infatti,< è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa>, abbiamo considerato in GS 24), ma egli stesso, in quanto creato "a sua immagine e somiglianza" , trova in sé < il dono della comunione>[22] che il Creatore ha iscritto nel "cuore" dell'uomo e della donna. Da ciò deduciamo, afferma Papa Wojtyla, quanto < fondamentale e costitutiva per l'uomo sia la relazione e la comunione delle persone. Comunione delle persone significa esistere in reciproco "per", in una relazione di reciproco dono. E questa relazione è appunto il compimento della solitudine originaria dell'uomo>[23].

           

            In questa antropologia e teologia del "dono" si fonda un' etica del dono, così pure una pedagogia e una spiritualità del dono, in quanto l’uomo - singolo e uomo-donna - è per natura e per grazia, dono e comunione.

            Nella prospettiva del "dono" comprendiamo che la dimensione sociale di ogni uomo e di ogni donna si fonda sulla natura oblativo-comunionale dell'essere umano. E l'esigenza di comunione delle persone (la communio personarum) e, quindi, questa stessa comunione, non derivano prioritariamente dalla dimensione sociale dell'uomo ( si dice, infatti, che l'uomo è un essere sociale), ma dalla natura oblativa e comunionale della persona.

 

Questa è la persona umana, ogni uomo e ogni donna. E, con la sua intima struttura trinitaria costituisce la fa miglia, piccola chiesa domestica, e la società , la grande famiglia degli esseri umani, a prescindere dal loro credo.

 

Uomo, Donna, diventa ciò che sei! 

Considerato quanto fin qui abbiamo detto, non sembri esagerata questa esortazione, meglio questo appello insopprimibile, che nella sua brevità sintetizza non solo la finalità principale e, quindi il senso di ogni esistenza umana, ma anche lo stile di vita da condurre e la qualità di vita cui mirare, se si vuole vivere un’esistenza pienamente umana.

Famiglia diventa ciò che sei!  Ogni coppia-famiglia può vivere questo appello accorato di Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio (n. 17), diventando ciò che già è, nella misura in cui gli sposi e gli altri membri della famiglia vivono secondo la loro vocazione e dignità di persone create ad immagine della Trinità. L’unità della coppia e della famiglia dipende non poco dal processo di personalizzazione o umanizzazione delle singole persone che compongono l’intera famiglia umana.

 

Riassumendo quanto fin qui esposto, possiamo concludere dicendo che l’uomo e la donna, creati  <ad immagine e somiglianza> delle Divine Persone, hanno ricevuto il dono della vocazione e, nello stesso tempo, la responsabilità, di realizzare quella <comunione di persone> così intensa da essere (e diventare esistenzialmente) <una sola carne>, autentica <unità dei due> epifania della Comunità Trinitaria fra la comunità degli uomini.

Questa vocazione coniugale e familiare è possibile realizzarla in pienezza in virtù della grazia del sacramento del matrimonio, costante azione dello Spirito Santo, ferma restando la cooperazione della persone umane.

 

Per ritornare nel <seno> della Trinità

 

Quale la nostra meta ultima? In merito, il Catechismo della Chiesa Cattolica  insegna: <Il fine ultimo dell’intera economia divina è che tutte le creature entrino nell’unità perfetta della Beata Trinità> (n. 260). E’ questo che Gesù chiede al Padre nella sua preghiera prima di vivere la sua <pasqua>: cfr Gv 17, 21-23. 26.

Si tratta di un graduale processo di trasformazione di cui san Paolo ha fatto esperienza, come ci attesta nella seconda lettera ai Corinti: <E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore> (3, 18).         

 

A mo’ di conclusione

  • Oltre a quanto abbiamo già evidenziato lungo il corso di questo nostro itinerario riflessivo, possiamo offrire qualche indicazione per un rinnovato impegno a vivere secondo la nostra vera “immagine”:

-          rinnovandoci continuamente nella consapevolezza di ciò che siamo, quindi delle nostre “radici”, lasciarle attingere alle “sorgenti d’acqua viva”, e nel tempo della “siccità” (aridità e sofferenza) non avremo da temere la calura;

-          agendo nell’unità e nel rispetto (che è reale e leale riconoscimento) della pluralità;

-          riconoscendo l’uguale dignità di ogni persona - in particolare della moglie e del marito, dei figli e dei genitori - e il rispetto per la diversità in rapporto a queste persone;

-          riconoscendo di essere interdipendenti, quindi necessitati di rapporti complementari e reciproci; verificando le nostre convinzioni e i nostri comportamenti relativamente alla nostra vera “immagine”;

-          nella consapevolezza che l’esistenza è dono e comunione, per cui la persona umana e la coppia coniugale, così come la famiglia, non possono vivere se non in un rapporto sponsale, cioè instaurando rapporti nel segno della gratuità, quindi veri, generosi, disinteressati. E’ questo vivere in una “circolarità oblativa e feconda” (”pericoresi”): io in/per te, tu in/per me; io con te, tu con me; insieme per gli altri, per Dio, per il creato;

-           nell’<amare Dio per mezzo di Dio>[24], cioè amare Dio mediante quell’<amore effuso nei nostri cuori> (Rom 5,5): Dio-Amore (1Gv 4, (. 16), che ci inibita, ci attira continuamente a sé.

 

Riflettere per meglio vivere

1. Cosa ti ha colpito di più dei contenuti esposti oggi?

2. Quale idea avevi di Dio fino ad oggi?

3. Dopo la nostra riflessione:

a)      E’  cambiato qualcosa nel tuo modo di concepire Dio?

b)      Cambia o può cambiare qualcosa nel vostro modo riconsiderarvi e di relazionarvi? Parlatene in coppia e parliamone in gruppo.

4. Leggendo il testo della relazione (o parte di esso, per esempio, la seconda parte relativa ai testi biblici e del Magistero), prova ad evidenziare (sottolineando con la penna o la matita) quelle espressioni  o parole che, riferiti alla persona, alla coppia e alla famiglia (in modo esplicito o implicito), indicano elementi e contenuti di antropologia,  teologia, spiritualità, missione,  pedagogia, morale… coniugale e familiare.

5. Dopo aver sottolineato… copia le espressioni evidenziate sotto i vari aspetti (antropologico, teologico, spirituale, ecc.).

6. Poi, rileggi con calma e attenzione quanto hai scritto; lasciati risuonare dentro quelle parole o espressioni che, qui ed ora, ti colpiscono di più; lasciati guidare dall’<intenzionalità> del <cuore>… medita, prega, contempla, ringrazia, prendi l’iniziativa di…

7. Infine, se vuoi, prendi nota delle difficoltà e dei dubbi, delle intuizioni e delle esperienze, o di quant’altro scaturisce da questa nostra <riflessione operativa>.

 

 

 

 

Preghiera

 

O Dio, nostro Padre, noi ti ringraziamo perché

hai impresso in noi la tua immagine e ci hai resi

partecipi del tuo amore. E  quando  per il peccato

noi ci siamo allontanati da te , tu non ci hai

abbandonati nella solitudine, ma con la morte e

risurrezione del tuo Figlio e con la potenza dello

Spirito hai restituito l’unità della famiglia

umana, perché il tuo popolo, radunato nel vincolo

di amore della Trinità, formasse la Chiesa,

corpo del Cristo e tempio vivo dello Spirito.

Ti preghiamo per le nostre famiglie: perché

accogliendo la tua Parola e riconoscendo la tua

Presenza, diventino capaci di rispondere alla

loro vocazione di amore nelle situazioni

concrete della vita quotidiana, e divengano

cellule vitali della Chiesa.

Ti preghiamo per le nostre comunità cristiane,

nelle quali tu rendi presente tuo Figlio nei segni

potenti del suo amore: la Parola, l’Eucaristia,

la testimonianza dell’amore reciproco. Fa’

che assomiglino sempre più ad una famiglia:

favoriscano l’amicizia e la collaborazione

tra i loro membri, siano attente ai poveri,

accoglienti verso tutti.

Fa’ che la Chiesa e la famiglia siano una immagine

del tuo amore Trinitario, che è la patria

dove tu ci attendi dopo il nostro viaggio terreno.

Amen.

(Giovanni Paolo II)


 

[1] Famiglia riflesso della Trinità, in PADRI E MADRI per crescere a immagine di Dio, Roma, Città Nuova, 1999, pp. 153-154.

[2] CASTELLANO, p. 154. Cito due testi del Magistero particolarmente significativi.

Lettera alle Famiglie  (nn. 6; 8) di Giovanni Paolo II: La “comunione delle persone”, specialmente la “comunione coniugale” (l’ “unità dei due”), ha la sua sorgente e il suo modello nel mistero del “Noi” trinitario. <La famiglia, - afferma il Pontefice – che prende inizio dall‘amore  dell’uomo e della donna, scaturisce radicalmente dal mistero di Dio. Ciò corrisponde all’essenza più intima dell’uomo e della donna, alla loro nativa ed autentica dignità di persone>.

Catechismo della Chiesa Cattolica (2205; d’ora in poi citato CCC): <La famiglia cristiana è una comunione di persone, segno e immagine della comunione del Padre e del Figlio  e dello Spirito Santo. La sua attività procreatrice ed educativa è il riflesso dell’opera creatrice del Padre. La famiglia è chiamata a condividere la preghiera e il sacrificio di Cristo. La preghiera quotidiana e la lettura della Parola di Dio corroborano in essa la carità. La famiglia cristiana è evangelizzatrice e missionaria>. Significativo è il commento che il teologo Jesus Castellano faceva di questo testo: <Parole misurate di un testo catechistico, che è arrivato a dire quello che non era stato detto fino a questo momento nei testi del Magistero della Chiesa sulla famiglia> (Op. cit., p. 155).

[3] CCC, 234.

[4] Gaudium et spes, 22.

[5] Leggiamo nel CCC :<Le Persone divine sono relative le une alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro, poiché non divide l’unità divina, risiede esclusivamente nelle relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre> (n. 255).

[6] Sul corpo, Milano, Centro Ambrosiano, 2000, p.72. 

[7] Uomo e Donna lo creò, Roma, Città Nuova-Libreria Editrice Vaticana, 1985, Catechesi XIX, n.4, p. 91.

 

[8] Catechesi XIX, n. 2, p. 90. Si veda anche: CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA, Orientamenti educativi sull'amore umano, nn. 27 - 28.

[9] Catechismo della Chiesa Cattolica (in breve CCC), nn. 290 – 292. I tre  paragrafi si concludono con questa significativa affermazione: <La creazione è opera comune della Santissima Trinità>.

[10] < “Dio disse: Sia la luce! E la luce fu” (Gen 1,3). Già in questa parte del primo racconto della creazione si vede in azione la Parola di Dio, di cui Giovanni dirà: “In principio era il Verbo… il Verbo era Dio… Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,1.3). Paolo ribadirà nell’inno della Lettera ai Colossesi che “per mezzo di lui (Cristo) sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui hanno consistenza” (Col 1,16-17). Ma nell’istante iniziale della creazione appare adombrato anche lo Spirito: “Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gen 1,2). La gloria della Trinità – possiamo dire con la tradizione cristiana – risplende nella creazione> (GIOVANNI PAOLO II, Catechesi del mercoledì, 26/01/2000).

[11]< La Trinità divina sta infatti alle origini stesse dell’essere e della storia ed è presente nel loro traguardo ultimo. Essa costituisce l’inizio e il fine della storia della salvezza> (Catechesi del mercoledì 19/01/2000). E nella Catechesi del 7 giugno leggiamo: < La creatura razionale porta inscritta in sé un’intima relazione al creatore, un vincolo profondo costituito innanzitutto dal dono della vita. Dono che è elargito dalla Trinità stessa e comporta due principali dimensioni [ la vita fisica e storica e la <vita eterna>]>.

[12] <E tuttavia, questo mistero [della Trinità] che infinitamente ci supera è anche la realtà più vicina a noi, perché sta alle sorgenti del nostro essere. In Dio infatti noi “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28), e a tutte e tre le divine persone va applicato quanto S. Agostino dice di Dio: Egli è “intimior intimo meo” (Conf. 3, 6, 11). Nelle profondità del nostro essere, dove nemmeno il nostro sguardo riesce ad arrivare, la grazia rende presenti il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, l’unico Dio in tre persone. Il mistero della Trinità, lungi dall’essere un’arida verità consegnata all’intelletto, è vita che ci abita e ci sostiene> ( Catechesi del mercoledì 19/01/2000).

[13] In questo plurale già i Padri della Chiesa  avevano colto la presenza della Trinità. Pierre ADNES, teologo contemporaneo, riportando la tesi del noto teologo protestante Karl BARTH, relativamente al significato del plurale divino di Gen 1, 26a (<Facciamo l’uomo…>), afferma: < Per il teologo protestante è la stessa coppia umana ad essere immagine di Dio, non certo in quanto capace di procreare – poiché divide questa condizione materiale con gli animali – ma in quanto rappresenta la forma fondamentale del rapporto dialogale da persona a persona.  L’uomo e la donna sono infatti, in seno all’esistenza  umana, nel rapporto di un Io con un Tu. Ora Dio, se è uno e unico, non è certo solitario. E’ pluralità di persone, Trinità. “ La caratteristica dell’essenza di Dio – che consiste nell’essere un Io e un Tu – e la caratteristica dell’essere umano – che consiste nell’essere uomo e donna – corrispondono esattamente”, spiega Barth.  Si può quindi parlare, al riguardo, di analogia. La coppia umana riflette e imita il rapporto dell’Io e del Tu che costituisce l’essere divino. Il plurale che l’autore ispirato del racconto genesiaco pone sulla bocca di Dio al momento in cui questi sta per creare la specie umana – plurale di cui gli esegeti moderni dànno diverse spiegazioni – si comprende , in realtà solo alla luce della dottrina cristiana del Dio-Trinità.> (Matrimonio e Mistero trinitario  in AA.VV., Amore e stabilità del matrimonio, Roma, Pontificia Università gregoriana, 1976, pp 9-10).

[14] In questi ultimi anni il Magistero e la riflessione teologica hanno maturato la consapevolezza che il mistero della Trinità  (e non un Dio <solitario>) è la sorgente e il modello esemplare della famiglia, <piccola chiesa> e non solo della grande Chiesa. Occorre però che l’acquisizione di questo dato non offuschi  un’altra verità fondamentale: la persona è <creata ad immagine e somiglianza di Dio>, di quel Dio che si è rivelato come Trinità e Amore. Entrambe le verità si illuminano a vicenda e insieme partecipano del mistero trinitario e a modo proprio lo riflettono.

Verità evidenti per chi crede? Quanto ci diremo forse ci sembrerà evidente, almeno alcuni aspetti della nostra riflessione; ma attenti a non illuderci, perchè la vera evidenza ci apparirà solo dopo riflessioni, meditazioni, preghiera, contemplazione, esperienza di vita, confronto. Non dimentichiamoci che questo tipo di evidenza è un dono di fede-rivelazione che va invocato costantemente.

[15] K. Wojtyla, PERCHE' L'UOMO. Scritti inediti di antropologia e filosofia, a cura di M SERRETTI, Città del Vaticano, Leonardo,1995, pp. 201 - 202.

[16]A proposito del fondamento trinitario della persona umana mi sembra bello e pregno di contenuti quanto afferma PAUL EVDOKIMOV, famoso teologo ortodosso contemporaneo: <Novità del Cristianesimo è la rivelazione della persona umana. Tale rivelazione promana dall’alto, dal dogma trinitario. Ogni Persona divina è una reciproca donazione sussistente dirimpetto all’altra e nella circuminsessione dei Tre. In questo co-esse (essere con) la Persona è per la comunione, e per mezzo di essa esiste. Strettamente parlando, la Persona non esiste che in Dio. L’uomo ha una nostalgia innata di divenire “persona”, ma egli non la realizza se non nella comunione, nella partecipazione al personalismo trinitario di Dio. “Fare e, facendo, farsi”[16] è una formula filosofica, e la teologia la eleva a quest’altra: “superandosi farsi”; quindi non sum, ma sursum. Si tratta di un incessante superamento verso il Tu divino, “ogni inizio generando un inizio nuovo”. Su questo piano la nostra persona, il nostro io non ci appartiene più in proprio, ricevendola noi nell’ordine della grazia che la perfezione. Concisamente s. Massimo: “Identità (a se stesso, alla propria verità iconica) per grazia”. La profondità dell’io, l’elemento più personale ed unico è un dono> (Sacramento dell’Amore, Milano, CENS, 1994, pp. 62 – 63). Circuminsessione: “Vicendevole compenetrazione delle tre Persone divine nell’unicità della loro essenza e della loro vita”, in EVDOKIMOV, ib. , nota 8, p. 63.

[17] Oltre che al primo ciclo delle famose Catechesi sull'Amore umano di Giovanni Paolo II (in particolare, si vedano le Catechesi IX;XII - XIX; XXIII), per questi concetti (uomo "immagine e somiglianza" di Dio, persona, comunione, dono) si veda anche l'enciclica Mulieris dignitatem, 6 - 7.

Nella misura in cui le persone vivono la reciprocità del dono sperimentano la complementarietà, cioè che sono fatti per <vivere in comunione> e, se chiamati ad essere sposi, colgono mediante la loro esperienza che sono fatti per essere <uno>, <unità dei due>. In una concezione dell’essere umano considerato più come individuo che come persona, la complementarietà viene intesa come completamento di qualcosa che manca: due essere incompleti (vedi, per esempio, la proverbiale espressione della <dolce metà!) che hanno <bisogno> l’uno dell’altro per essere un <intero>. La complementarietà  è come un appello, un’esigenza d’identità-reciprocità-unità: l’io si scopre –  <si ritrova>, <si ricompone> - nella relazione col tu. Si è veramente complementari, nel senso fin qui esposto, quando <i due>, in una relazione possono affermare l’uno nei riguardi dell’altra: Il tuo amore mi riconduce a me stesso/a, <mi ricompone>, integrandomi (cioè armonizzandomi <dentro>), contribuendo a sviluppare in me aspetti, dimensioni del mio essere personale condizionati, bloccati, o poco sviluppati.

[18] L'espressione ermeneutica del dono, nelle Catechesi sull'Amore umano, sta ad indicare <una nuova dimensione, un nuovo criterio di comprensione e di interpretazione (...) della verità essenziale e della profondità di significato dell'originaria solitudine-unità-nudità> (Catechesi, XIII, 2, in UOMO E DONNA lo creò. Catechesi sull'amore umano, Roma, Città Nuova - Libreria Editrice Vaticana, 1985, p. 72).

[19] Catechesi XIV, 2, p.74.

[20] Catechesi ib.

[21] A. DANESE, Riflessioni per un umanesimo familiare, nella rivista La Famiglia, anno XXXII / maggio - giugno, 1998, n. 189, p. 19.

[22] Catechesi XLIX, 5, 203.

[23] Catechesi, XIV, 2, p. 74.

[24] S. AGOSTINO, Discorsi, ufficio delle letture, martedì della 3.a settimana   di Pasqua.