![]() |
Associazione OASI CANA Onlus |
|||||||||||||||||||||
|
Associazione per l'accoglienza, la promozione e la formazione della coppia e della famiglia |
||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||
Centro Studi Sedes Sapientiae“Centro OASI CANA per la Famiglia e la Vita”Corso Calatafimi n. 1057, Palermo - Tel/Fax: 091.6685437; 387960184; www.oasicana.it ; Cod. Fisc. 97082060829Itinerario biennale di formazione per fidanzati, sposi, operatori di pastoralep. Santoro Antonio omi
PARTE SECONDA Contenuti per un progetto formativoCapitolo Primo: Il “Direttorio di Pastorale Familiare”II. A dieci anni dal DPF: luci, ombre, prospettive Alcuni risultati di una ricerca nazionale3. Pastorale Familiare: Prospettive … In questa ultima parte, mettiamo in evidenza alcune prospettive, desunte sia dai risultati della ricerca nazionale sulla pastorale familiare sia dal mio impegno a favore della piccola chiesa domestica e con essa. In premessa direi che non possiamo guardare al futuro della pastorale familiare senza tener conto sia delle luci che delle ombre rilevate dall’indagine e precedentemente considerate. Con ciò intendo dire che i punti-luce vanno consolidati e potenziati; così pure bisogna saper cogliere quell’invocazione di sviluppo intrinseca ai risultati classificati come ombre. ¨ Credere nel matrimonio e nella famiglia! Nonostante le contraddizioni che la complessità e il travaglio che il vivere quotidiano riserva a singoli, coppie e famiglie; sebbene immersi in una cultura in cui l’individuo pretende di essere misura di tutte le cose e di ogni relazione; dobbiamo avere il coraggio come cristiani di annunciare, incoraggiare a celebrare, testimoniare il Vangelo del Matrimonio e della Famiglia. E’una grande sfida, soprattutto per la famiglia cristiana, che precede ogni fare: Famiglia credi in ciò che sei! Se c’è questa fede-fiducia, allora la famiglia si ritrova quell’energia necessaria per assumersi la responsabilità inerente al dono-compito della sua identità-vocazione-missione: Famiglia “diventa” ciò che “sei”! ¨ Prendere “sul serio” il “Direttorio di Pastorale Familiare”. Ciò significa anzitutto credere nella validità di questo strumento pastorale, conoscere i contenuti del DPF, approfondirli, cominciare ad attuarli con gradualità e saggezza pastorale, tenendo conto delle situazioni concrete in cui si è inseriti, in collaborazione con i competenti organismi pastorali diocesani e con le aggregazioni ecclesiali di spiritualità coniugale e familiare presenti nel territorio. ¨ Famiglia come risorsa pastorale oltre che sociale, “questione cruciale ed ineludibile”. Non si tratta tanto di un “aggiustamento” nella pastorale ordinaria, magari integrando qualcosa alle cose che si fanno. Si tratta piuttosto di “un’autentica “conversione pastorale” [la ricerca si riferisce in particolare ai presbiteri che considerano poco la famiglia come risorsa], un radicale cambio di mentalità che poi consenta un effettivo nuovo cammino nell’accostamento e nell’accompagnamento delle famiglie. Certamente, è questa una prospettiva di lungo respiro, un percorso lento e progressivo, per arrivare per gradi alla meta di una maggiore considerazione della famiglia nella struttura stessa di base della Chiesa, la parrocchia”[1]. “La risorsa coppia è un punto qualificante e quindi di non ritorno per ciò che concerne gli operatori della pastorale familiare”[2]. ¨ Strutture di pastorale familiare e coppie referenti: chiarezza e radicamento. Bisogna mirare ad una maggiore chiarezza per quanto concerne i compiti degli organismi di pastorale familiare ai diversi livelli dell’organizzazione e della vita delle diocesi; così pure occorre rendere capillare e stabile quella rete di coppie referenti sia a livello parrocchiale che di zona pastorale o di forania o di vicariato. L’esperienza diretta insegna che queste coppie costituiscono come una naturale cinghia di trasmissione fra il “centro” (ufficio o centro o commissione di pastorale familiare) e le parrocchie e le aggregazioni ecclesiali presenti nel territorio diocesano. ¨ Presenza, ruolo e rapporti dei movimenti e delle associazioni nella pastorale diocesana. La ricerca registra che la fase conflittuale si va sempre più superando e si auspica un processo di integrazione delle realtà associative ecclesiali nella pastorale ordinaria (p. 33), sempre nel rispetto delle singole identità. ¨ Investire sulla formazione. Si tratta sia di formare gli operatori di pastorale familiare destinati a formare altri (formazione dei formatori), sia formare gli sposi in quanto tali e in quanto genitori, sia si tratta della formazione dei presbiteri (durante la loro formazione di base che permanente). ¨ Educazione all’amore e preparazione al matrimonio (nelle sue fasi: remota, prossima, immediata). Esigono un comune impegno ed una inderogabile collaborazione tra pastorale giovanile, scolastica e universitaria, ufficio catechistico e pastorale familiare; un coinvolgimento della comunità parrocchiale nella preparazione dei fidanzati al matrimonio ed un ripensamento circa l’adeguatezza dei contenuti e la modalità di trasmissione degli stessi. Occorre puntare di più sulla proposta e realizzazione di percorsi di preparazione al matrimonio. ¨ Operatori a tempo pieno. L’impegno richiesto sia dalla pastorale familiare ordinaria sia alle sue urgenze in questo nostro contesto storico-sociale-culturale, esigono una presenza a tempo pieno sia di presbiteri che di laici negli organismi di pastorale familiare e nell’azione formativa. Chi è impegnato sul campo sa che la presenza dei volontari, pur così meritoria, è insufficiente e non consente di gestire neanche la pastorale familiare ordinaria. In prospettiva, se si vuole stabilità di azione e continuità, occorre prendere in seria considerazione “la possibilità di un diverso inquadramento di queste persone, che contempli anche un eventuale rapporto professionale” [3]. ¨ Maggiori risorse per la pastorale familiare. Guardando al futuro del servizio pastorale alla coppia e alla famiglia, occorre avere il coraggio d’investire maggiori risorse. Fino ad oggi, purtroppo, non è così. Molto opportunamente, Don Silvano Caccia (responsabile del Servizio per la famiglia della diocesi di Milano) evidenza in un suo commento alla ricerca nazionale: “E’ indubbio che l’insieme delle risorse messe a disposizione della pastorale familiare è sottodeterminato rispetto al riconoscimento della sua importanza, che ai livelli più diversi viene ripetutamente affermato nella comunicazione ecclesiale”[4]. ¨ Una spiritualità coniugale e familiare elaborata insieme da sposi e presbiteri e altri soggetti di vita consacrata. E’ questa certamente una sfida decisiva per una spiritualità teologicamente fondata e nello stesso tempo incarnata nella vita degli sposi e delle famiglie. La spiritualità coniugale e familiare deve avere il linguaggio e il sapore del vissuto coniugale e familiare. ¨ Sostegno alle coppie in difficoltà relazionale ed accoglienza delle coppie e famiglie “in situazione difficile o irregolare”. Si tratta di situazioni che non riguardano solo i consultori familiari e altri specialisti del settore; si tratta di “nuovi poveri”, quindi anche di un problema pastorale: “Si tratta di un problema della comunità, - afferma Mons Sergio Nicolli - non solo di un problema privato di quella coppia e di quella famiglia, è un problema che riguarda persone che sono un bene prezioso nella comunità”[5]. ¨ Matrimoni misti e interreligiosi. Questo fenomeno anche se ancora è contenuto, non sarà così in futuro. Pertanto occorre che le diocesi si preparino ad affrontarlo. ¨ Rilancio/potenziamento dei Consultori, dei Centri di aiuto alla vita e dei Centri di regolazione naturale della fertilità umana. La ricerca nazionale registra che attraverso queste strutture “è possibile intercettare quelle famiglie che difficilmente la pastorale familiare incontra o sa avvicinare, creando la possibilità […] di evangelizzare anche quelle realtà cosiddette ‘lontane’ ”[6]. ¨ Impegno per il riconoscimento della soggettività sociale della famiglia e per la messa in atto di politiche a sostengo della famiglia secondo i principi di sussidiarietà e solidarietà. Ciò può avvenire soprattutto attraverso l’azione significativa del Forum delle Associazioni Familiari ai diversi livelli: nazionale, regionale, provinciale, comunale. Per il raggiungimento degli obiettivi, questo impegno sollecita la pastorale familiare per un lavoro sinergico col Forum, con gli uffici di pastorale sociale e del lavoro, con le Scuole (ove esistono) di politica. ¨ Una particolare testimonianza di carità verso anziani, malati e handicappati. La famiglia che ha al suo interno questi soggetti non può essere lasciata sola. La pastorale familiare se ne deve fare carico in stretta collaborazione con altri organismi diocesani ed interdiocesani; pensiamo, a Centri o Uffici di Pastorale della Salute, alla Caritas, oltre che ad associazioni che attenzionano questi soggetti. ¨ Osservatori sulla famiglia. L’obbiettivo è il monitoraggio dei fenomeni socio-religiosi che riguardano la famiglia. Si tratta di aiutare la pastorale familiare a “tenere gli occhi sempre aperti” sui fenomeni di cambiamento e le nuove urgenze pastorali[7] per saper discernere “le richieste e gli appelli dello Spirito che risuonano anche negli stessi avvenimenti della storia[8]”. Discernere, per contribuire a realizzare oggi il disegno di salvezza. ¨ Pastorale familiare per una parrocchia missionaria nella prospettiva della “nuova evangelizzazione[9]. E’ questo quanto auspicano i Vescovi italiani nel documento Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (2004): “La parrocchia missionaria fa della famiglia un luogo privilegiato della sua azione, scoprendosi essa stessa famiglia di famiglie, e considera la famiglia non solo come destinataria della sua attenzione, ma come vera e propria risorsa dei cammini e delle proposte pastorali” (n.9). ¨ Favorire una pastorale secondo una logica ed una prassi di autentica comunione ecclesiale interparrocchiale e interdiocesana. Visto che l’esperienza ci dice che non tutte le parrocchie né tutte le diocesi hanno le risorse (di personale, di strutture, di mezzi…) per gestire (con competenza, qualità e continuità) iniziative e/o strutture stabili di servizio alla famiglia, perché non mettere in atto quell’autentico spirito missionario che ci dovrebbe fare agire come corpo ecclesiale (composto da singole persone, coppie, famiglie, aggregazioni, parrocchie, diocesi, regioni ecclesiastiche, ecc.)? Rimane quanto mai valido l’accorato appello di san Paolo ai cristiani, di ieri e di sempre, di collaborare per l’unità e la crescita di tutto il Corpo : “Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità” (Ef 1,16). Agendo così, avremmo tutti da guadagnarne! Ma, chissà perché, non sempre ciò che è logico ed ovvio ci convince e ci coinvolge, anche quando si tratta della nostra fede! ¨ Pastorale familiare per rifare il tessuto sociale ed ecclesiale delle nostre comunità[10]. Nell’ottica della nuova evangelizzazione, come si potrebbe rifare il tessuto sociale ed ecclesiale delle nostre comunità senza l’apporto determinante della cellula fondamentale e primaria della società e della Chiesa? Di qui anche la necessità e l’urgenza di ripartire dalla centralità pastorale della famiglia e con essa, mediante un’azione pastorale organica e progettuale. Concludiamo. Per essere testimoni della speranza cristiana, protagonisti della cultura della vita e della famiglia non bastano gli slogan a loro favore, ma occorre dare concretezza, pur se con gradualità, alle prospettive (alcune qui sintetizzate) che il vissuto ecclesiale, oltre che sociale, ci presentano come non dilazionabili. [1] CISF-CEI, La Pastorale Familiare in Italia. Una ricerca nazionale a dieci anni dal Direttorio di Pastorale Familiare, Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo, 2005, p. 67. [2] Ivi, S. Caccia, p. 144. [3] Ivi, p. 32. [4] Ivi, p. 141. [5] Ivi, p. 200 e ss. [6] Ivi, p. 102. [7] Ivi, G. Campanini, pp.136-137. [8] Familiaris consortio 4. [9] Ivi, p.193. [10] Giovanni Paolo II, Christifideles laici (1988), n. 34. |
||||||||||||||||||||||