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 IL MISTERO DELL’ “UNITA’ dei DUE”

Itinerario biennale di formazione per fidanzati, sposi, operatori di pastorale

p. Santoro Antonio omi

  

PARTE PRIMA

Excursus storico-teologico sul matrimonio sacramento e la famiglia  secondo i principali documenti della Chiesa

6. La Familiaris consortio nella prospettiva del Concilio Vaticano II

Per quanto concerne il matrimonio e la famiglia, in questo paragrafo ci proponiamo di evidenziare alcuni elementi che sono propri dell’insegnamento del magistero sia nel Concilio Vaticano II[1] sia nell’esortazione apostolica post-sinodale Familiaris consortio. E’ evidente che, per la parte relativa al matrimonio e la famiglia, sia il Concilio che la FC richiedono uno studio specifico ed approfondito.

 

            L’intento dei Padri Conciliari circa il matrimonio e la famiglia è stato quello di approfondire queste realtà basilari della Chiesa e della società alla luce dell’antropologia personalista, dell’ecclesiologia di comunione (all’interno di una Chiesa ricompresa come mistero, comunione, missione), evidenziandone maggiormente il fondamento biblico-trinitario, quindi cristologico e pneumatologico.

A) Coordinate dell’Insegnamento Conciliare

            Per cogliere adeguatamente il ricco Magistero del Concilio Vaticano II, soprattutto relativamente al sacramento del matrimonio e alla famiglia, bisogna tenere presente alcune coordinate fondamentali che continuamente s'intrecciano, in modo più o meno evidente, nei documenti conciliari, e che fanno da chiave interpretativa dell'insegnamento del Concilio sul matrimonio e la famiglia.

            Evidenziamo ora alcune di queste coordinate.

  • La visione personalista specie del matrimonio e della famiglia[2]: viene messa in luce la dignità della persona umana, del matrimonio e della famiglia. Il Concilio ha sancito un’autentica svolta antropologica nel considerare il matrimonio e la famiglia, rispetto ad una mentalità troppo “contrattualista” del matrimonio.

            In questa prospettiva personalista, però, non manca qualche serio rischio[3], quello, per esempio, di chiudersi in uno sterile individualismo pratico anteponendo il proprio bene individuale e/o collettivo (il mio/nostro “ben-essere”) al bene dell’altro (marito/moglie/figli/genitori/famiglia, ecc.).

  • Cristo rivelatore dell'intera verità sull'uomo e della sua altissima vocazione[4]: Cristo rivela il mistero dell'uomo all'uomo stesso e, mediante l’opera santificante dello Spirito, lo rende capace della "nuova legge dell'amore" (GS 27c)[5]. Da qui, una spiritualità cristiana intesa come “vita secondo lo Spirito”, sia in quanto singoli che coppia, famiglia e comunità ecclesiale.
  • "Radice trinitaria" della "natura-identità" di ogni essere umano e della coppia-famiglia[6]: l'uomo singolo e l'uomo-coppia (cfr GS 52g) sono stati creati da Dio a Sua immagine; questa verità è  fondante di ogni rapporto umano, specie delle relazioni coniugali e familiari.

Pertanto, non sembri esagerato affermare che questa “radice trinitaria” costituisce come il DNA di ogni essere umano e di ogni comunità, sia essa coniugale, familiare, sociale ed ecclesiale.

  • Rapporto tra la Chiesa e la Famiglia, ossia: Fondazione ecclesiologica del matrimonio e della famiglia[7]: il matrimonio sacramento e la famiglia, quale "riflesso della Trinità", si comprendono, si spiegano, si possono vivere solo all'interno della Chiesa  (di quella Chiesa che il Vaticano II oggi comprende e vive come mistero, comunione, missione, in continuo dialogo col "mondo"): la famiglia, fondata sul sacramento del matrimonio, ad immagine della Chiesa è essa stessa "chiesa domestica" (Lumen gentium 11).

B) Alcuni aspetti della "Gaudium et spes"  e della “Lumen gentium” su matrimonio e famiglia

Oltre a quanto appena detto, nella GS possiamo individuare alcune verità centrali che esprimono la forza delle convinzioni e la novità dell'insegnamento della Chiesa conciliare sul matrimonio e la famiglia.

  • Dignità del matrimonio Viene ribadita questa verità anche alla luce delle "coordinate" precedentemente esposte. Leggiamo nella GS: “Il Concilio, mettendo in chiara luce alcuni punti capitali della dottrina della Chiesa, si propone di illuminare e incoraggiare i cristiani e tutti gli uomini che si sforzano di salvaguardare e promuovere la dignità naturale e l'altissimo valore sacro dello stato matrimoniale”(n. 47). Anche senza la prole il matrimonio “conserva il suo valore e la sua indissolubilità” (n.50c).
  • Matrimonio come Vocazione[8]: elezione, dono e compito. Nel rapporto dialogico tra Dio e l'uomo il matrimonio non può che essere una chiamata in due, insieme, a seguire Dio.[9]

            Il Concilio Vaticano II e tutto il Magistero successivo parlano chiaramente e precisamente del matrimonio come dono e stato di vita a cui si accede per vocazione. Questa visione del matrimonio è decisamente innovativa rispetto al passato. Ci si pone così nella linea dell'originario disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.

            Il Concilio considerando "l'esercizio del sacerdozio comune nei sacramenti" afferma che" i coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale essi sono il segno del mistero di unità e di fecondo amore che intercorre fra Cristo e la Chiesa, e vi partecipano ( cf. Ef 5, 32), si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale, nell'accettazione e nell'educazione della prole, e hanno così, nel loro stato di vita e nel loro ordine, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio." (LG 11b).

            La Lumen gentium, inoltre, trattando della "funzione profetica e della testimonianza" dei laici  afferma:" In questa funzione appare di grande valore quello stato di vita, che è santificato da uno speciale sacramento: la vita coniugale e familiare. Ivi si ha un'eccellente scuola di apostolato dei laici, dove la religione cristiana permea tutta la condotta della vita e  ogni giorno più la trasforma. Là i coniugi hanno la propria vocazione, per essere l'uno all'altra e ai figli i testimoni della fede e dell'amore di Cristo.La famiglia cristiana proclama ad alta voce le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata” ( n. 35c).

            Da queste semplici citazioni risulta chiaro che il dono  della vocazione matrimoniale ha in sé il compito (e pertanto anche la finalità) di realizzare la vocazione fondamentale della persona umana all'amore (FC 11), soprattutto, e in modo proprio ai coniugi cristiani,  mediante l'assolvimento dei fini principali del matrimonio ( piena comunione coniugale, procreazione ed educazione della prole). Tutto ciò è possibile in virtù della grazia sacramentale del matrimonio già insita nell' elezione dei "due" da parte di Dio ( cfr Ef 1, 3 - 5). Elezione che si rende manifesta nell'intuizione d'amore [10], percepita, vissuta, verificata, alimentata dai "due" chiamati: quell’uomo e quella donna!

            In breve, la vocazione al matrimonio - come ogni altra vocazione nella Chiesa - non ha altro obiettivo che il raggiungimento della santità degli sposi e di tutta la comunità familiare (cfr LG 11c; 41e; 41g; 42e).

  • Dignità umana e "cristica" dell' "amore coniugale"[11]. Il Concilio riafferma il valore dell'amore coniugale ( in particolare, alla luce sia della prospettiva personalista che cristologica) e ne precisa il compito all'interno della vita matrimoniale. L'amore coniugale "cristificato" (cioè assunto e rendento da Cristo) costituisce come una sola cosa col "patto coniugale" o "consenso matrimoniale"; per cui , l'amore coniugale è ordinato al compimento dei fini del matrimonio secondo il disegno di Dio Creatore e Redentore (cfr nota), costituendo così l' "anima", il principio vitale e unificante, che plasma la vita dei coniugi.
  • Matrimonio, specifica vocazione alla santità[12]. All'interno della prospettiva dell'universale vocazione alla santità, i coniugi cristiani sono chiamati a percorrere un loro proprio cammino di santità (cfr LG 40b; 41g; 42e). La santità, dunque, non è un "privilegio" solo dello stato clericale e religioso, ma tutto il popolo di Dio è chiamato alla santità. Col teologo R. Garcia de Haro possiamo concludere dicendo che la GS presenta il matrimonio come una specifica vocazione alla santità < in modo mai fatto prima in un documento del Magistero>[13].
  • Inscindibilità tra amore coniugale e procreazione responsabile. La GS chiarisce e approfondisce i rapporti tra amore coniugale e procreazione responsabile[14]. Il principio fondamentale sta nel dato che < non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine del trasmettere la vita e del dovere di favorire l'autentico amore coniugale> (GS 51b). Inoltre criterio fondamentale per regolarsi nei "problemi pratici" è il seguente: <(...) Quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana[15] e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l'intimo senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale (...) Sia chiaro a tutti che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini> (GS 51c, d). E' un testo molto chiaro, denso di contenuti e carico di conseguenze pratiche: un testo che va meditato, pregato, discusso con cognizione di causa.
  • Matrimonio come "foedus", patto, e non "contratto". Il Concilio al termine "contratto" ha preferito il termine "foedus", patto (alleanza!) perché <ricco di risonanze bibliche (...) "Foedus" esprime meglio l'idea della mutua donazione di amore, essendo la parola con cui si designa, nella Sacra Scrittura, il rapporto di predilezione tra Dio e il popolo d'Israele, del quale il sacramento del matrimonio è segno>[16]. Si dava così una svolta decisiva, anche nella terminologia, ad una concezione forse ancora un po’ troppo giuridica del matrimonio.

 

            Come affermavo precedentemente, con queste considerazioni, anche se fondamentali, non ho inteso esaurire il discorso su matrimonio e famiglia nel Concilio Vaticano II: certamente ne abbiamo avuto un buon assaggio! Se gustiamo questo non è poco, anzi direi, che si è in grado di approfondire personalmente i contenuti qui evidenziati, e altri ancora, presenti nei documenti conciliari.

Cosa importante è perseverare in questo approfondimento, perché aiutati dallo Spirito Santo questa "sapienza" trasformi la vita personale, coniugale, familiare, sociale, ecclesiale.

C) Familiaris consortio

            L'esortazione apostolica "Familiaris consortio" è soprattutto il frutto dei lavori del  V Sinodo dei Vescovi (ottobre 1980).  

            La FC costituisce una vera "summa" sul sacramento del matrimonio e sulla famiglia. E' lo stesso Giovanni Paolo II che ne presenta i contenuti in continuità di sviluppo - e non solo di verità riaffermate - con l'insegnamento del Concilio. Ecco quanto afferma il Pontefice nel discorso di presentazione della FC: Questa è <una "somma" dell'insegnamento della Chiesa sulla vita, i compiti, le responsabilità e la missione del matrimonio e della famiglia nel mondo attuale > ( disc. 22 dic. 1981). E ancora: Nella FC <si è approfondito e ampliato il chiaro insegnamento del Concilio Vaticano II sul matrimonio e sulla famiglia> (ivi).

Facciamo qualche rilievo.

·         Tutte le coordinate di cui abbiamo parlato relativamente al Concilio Vaticano II, qui, nella

FC sono presenti e determinano i contenuti del documento pontificio.

·         Prospettiva personalista dei contenuti della "Familiaris consortio"[17]

Già ad una semplice lettura della FC, questa prospettiva personalista balza subito in evidenza. Ogni contenuto di questo documento è caratterizzato (il matrimonio, in particolare l'amore coniugale e  la procreazione, gli stessi compiti della famiglia cristiana, ecc.) da questa prospettiva che si radica in un'antropologia teologica, in un modo anche nuovo di "fare teologia", appunto "teologia del corpo" come lo stesso Giovanni Paolo II la definisce nelle sue Catechesi sull'amore umano...(op. cit.). Afferma R. Garcia de Haro che la principale novità della FC sta proprio nella profondità con cui riesce a mostrare che i veri beni e proprietà del matrimonio scaturiscano dalla realtà stessa della persona e dalla sua nativa vocazione all'amore>[18].

Il matrimonio nella FC

Nella seconda parte della FC , il Papa parte da una visione antropologica - l'uomo creato ad immagine di Dio che è amore, viene chiamato all'esistenza per amore e all'amore (n. 11) - e delinea contemporaneamente una teologia del sacramento del matrimonio.

1. Il matrimonio è concepito come "alleanza sponsale" [19]

Ad immagine dell'alleanza tra Dio e il suo popolo Israele e Cristo e la Chiesa, il matrimonio sacramento è soprattutto simbolo (n. 12) di questa Alleanza, è rappresentazione reale, memoriale, simbolo dell'evento della salvezza : ma a modo proprio, cioè gli sposi cristiani vi partecipano in quanto sposi, in due, come coppia (n. 13).

2. Il matrimonio è una delle due "incarnazioni" della vocazione della persona umana all'amore 

FC 11: “La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all'amore: il Matrimonio e la Verginità. Sia l'uno che l'altra nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell'uomo, del suo «essere ad immagine di Dio»”.

3. Il matrimonio è comunità di vita e di amore coniugale caratterizzata dalla "carità coniugale" 

Questa "comunità" <fondata dal Creatore, viene elevata ed assunta nella carità sponsale del Cristo, sostenuta ed arricchita dalla sua forza redentrice> (n. 13).

            L'amore coniugale negli sposi cristiani è ordinato alla < carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce> (ivi).

4.  La grazia del matrimonio

Particolarmente significative sono le espressioni che indicano la grazia propria del sacramento del matrimonio. Il Pontefice citando un suo discorso (3 nov. 1979), a proposito del matrimonio che è, come gli altri sacramenti, simbolo reale dell'evento pasquale, afferma: <Gli sposi vi partecipano in quanto sposi, in due, come coppia, a tal punto che l'effetto primo ed immediato del matrimonio ("res et sacramentum") non è la grazia soprannaturale stessa, ma il legame coniugale cristiano, una comunione a due tipicamente cristiana perché rappresenta il mistero dell'incarnazione del Cristo e il suo mistero di Alleanza> (n. 13).

5. La famiglia è "una comunità di persone fondata e vivificata dall'amore" (n.18)

L'amore è la      ragione     stessa dell'essere e dell'esistere della famiglia. L'amore costituisce il primo compito della famiglia. Il Pontefice a questo punto con vigore afferma: <Il principio interiore, la forza permanente e la meta ultima di tale compito è l'amore: come, senza l'amore, la famiglia non è una comunità di persone, così senza l'amore, la famiglia non può vivere, crescere e perfezionarsi come comunità di persone (...). L'amore tra l'uomo e la donna nel matrimonio e, in forma derivata e allargata, l'amore tra i membri della stessa famiglia - tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra parenti e familiari - è animato e sospinto da un interiore e incessante dinamismo, che conduce la famiglia ad una comunione sempre più profonda ed intensa, fondamento e anima della comunità coniugale e familiare> (ivi). Quanta ricchezza e profondità di contenuti antropologici, psicologici, pedagogici, spirituali, contenuti di vibrante esistenzialità: chi non si accorge della profonda verità delle espressioni di questo Pontefice, davvero "maestro di umanità "!

Spero che si meditino personalmente e insieme come coppia e in gruppo queste verità che toccano le radici del nostro essere e determinano la qualità del nostro agire quotidiano dentro e fuori le pareti di casa.

6. Famiglia “Chiesa domestica” per qualificare l’ identità cristiana della famiglia

            La Familiaris consortio per 15 volte chiama, in modo esplicito, la famiglia cristiana “Chiesa domestica”: nn. 21, 38, 48, 49, 51, 52 (per due volte), 53, 54, 59, 61, 65, 86 (per due volte).  Con questa categoria la FC intende “qualificare l’identità cristiana della famiglia: non solo a livello operativo, indicando cioè la partecipazione della famiglia cristiana alla missione della Chiesa, ma anche – e primariamente – a livello ontologico. Con la categoria di Chiesa domestica, la Familiaris consortio delinea lo “statuto ontologico” ecclesiale della famiglia cristiana, dal quale deriva e si sviluppa il munus o ministerium ecclesiale della famiglia stessa>[20].

7. Ministerialità degli sposi e compiti della famiglia

La missione degli sposi e della famiglia è delineata secondo la loro specifica identità, ossia secondo una modalità comunitaria : “La famiglia cristiana è chiamata a prendere parte viva e responsabile alla missione della Chiesa in modo proprio e originale, ponendo cioè al servizio della Chiesa e della società se stessa nel suo essere ed agire, in quanto intima comunità di vita e di amore. Se la famiglia cristiana è comunità, i cui vincoli sono rinnovati da Cristo mediante la fede e i sacramenti, la sua partecipazione alla missione della Chiesa deve avvenire secondo una modalità comunitaria: insieme, dunque, i coniugi in quanto coppia, i genitori e i figli in quanto famiglia, devono vivere il loro servizio alla Chiesa e al mondo” (n. 50).

Nella terza parte della FC il Papa indica quali sono i compiti della famiglia; compiti che derivano dal suo stesso essere e di esso rappresentano, potremmo dire, lo sviluppo dinamico ed esistenziale:

- Formazione di una comunità di persone: FC 18 - 27;

- Il servizio alla vita: 28 - 41;

- La partecipazione allo sviluppo della società: 42 - 48;

- La partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa: 49 - 64.

8. La pastorale familiare (FC 65 - 85): La famiglia non solo oggetto, ma soggetto di pastorale (n. 72).

 E' un testo ricco di contenuti e di indicazioni molto concrete sia in ordine alla preparazione al matrimonio sia alla formazione dopo la celebrazione del matrimonio, sia in ordine alla responsabilità dell'intera Chiesa nella pastorale familiare e alla preparazione degli operatori di pastorale familiare. Un'attenzione particolare viene data alla problematica relativa alle cosiddette  "situazioni irregolari" (cfr nn.79-84).

 

Concludiamo questa presentazione sintetica della Familiaris consortio con una valutazione, molto autorevole, visto che è stato lo stesso grande Pontefice Giovanni Paolo II a formularla dopo venti anni dalla pubblicazione di questa magna charta sulla famiglia cristiana[21].

            Il Papa con uno sguardo sintetico sia retrospettivo che prospettico afferma: “ Il Sinodo sulla Famiglia ha segnato la vita della Chiesa nel suo cammino di attuazione del Concilio Vaticano II, e la Familiaris consortio, che ne ha raccolto il prezioso lavoro, rappresenta una tappa decisiva nell’individuazione delle responsabilità della famiglia e di ciò che è necessario fare per aiutarla nello svolgimento delle sue insostituibili funzioni. A venti anni da questa esortazione apostolica, dobbiamo ringraziare Dio per i frutti copiosi che da essa sono derivati alla Chiesa e alla società e dobbiamo coglierne i germogli di bene sbocciati nel cuore delle famiglie, che alla luce degli insegnamenti in essa  proposti stanno inaugurando una nuova stagione di vivace protagonismo. Questi venti anni sono serviti per far maturare una diffusa consapevolezza della vocazione e della missione della famiglia e, come accade nel normale corso della vita umana, a questo punto inizia la stagione della maturità, la stagione della piena assunzione di responsabilità.

            E’ necessario da parte della Chiesa accompagnare in modo adeguato questo cammino, fornendo, a partire dalle risorse spirituali che affondano le loro radici nella grazia sacramentale del matrimonio, anche tutti quei contributi umani, culturali, e sociali che possano aiutare la famiglia a porsi come centro e crocevia della vita ecclesiale e sociale. Occorre superare ogni ingenuo ed improprio dualismo tra vita spirituale e vita sociale. Il bene della famiglia è un bene integrale e le varie dimensioni della sua esistenza non sono separabili. La sua vita, in quanto cellula fondamentale della Chiesa e della società, ha sempre un valore sociale e pubblico, che deve essere riconosciuto, tutelato e promosso”.

            Con le parole stesse della Familiaris consortio concludiamo questa parte del nostro itinerario di riflessione   sul matrimonio e la famiglia con uno sguardo pieno di speranza cristiana: <La Chiesa conosce la via sulla quale la famiglia può giungere al cuore della sua verità profonda. Questa via, che la Chiesa ha imparato alla scuola di Cristo e a quella della storia, interpretata nella luce dello Spirito, essa non la impone, ma sente in sé l'insopprimibile esigenza di proporla a tutti senza timore, anzi con grande fiducia e speranza, pur sapendo che la "buona novella" conosce il linguaggio della Croce. Ma è attraverso la Croce che la famiglia può giungere alla pienezza del suo essere e alla perfezione del suo amore> (FC 86).

 

E non è forse questa la missione degli sposi cristiani e della famiglia nel mondo d'oggi?

 

[1] Celebrato dall’11 ottobre 1962 all’8 dicembre 1965.

[2] Leggiamo, a questo proposito,nella "Gaudium et spes": <Dall'indole sociale dell'uomo appare evidente che il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa società siano tra loro interdipendenti. Infine, principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana, come quella che di sua natura ha sommamente bisogno della vita sociale. Poiché la vita sociale non è qualcosa di esterno all'uomo, l'uomo cresce in tutte le sue doti e può rispondere alla sua vocazione attraverso i rapporti con gli altri, i mutui doveri, il colloquio coi fratelli> (n. 25a). E la famiglia non è forse il primo luogo, la "prima scuola di virtù sociali" ("Gravissimum educationis",3) e "la scuola di umanità più completa e più ricca" (GS 52)? In questo contesto, forse, a nessuno sfugge l’interdipendenza tra persona, coppia, famiglia, società e Chiesa.

                Molto significativo è quanto afferma ancora la GS al n. 26: <L'ordine sociale pertanto e il suo progresso debbono sempre lasciare prevalere il bene delle persone, giacché nell'ordinare le cose ci si deve adeguare all'ordine delle persone e non il contrario, secondo quanto suggerisce il Signore stesso quando dice che il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato(Mc 2, 27)>.  Sono significative le prime espressioni con cui si apre la parte fondamentale della GS (47 - 52) riguardante il matrimonio e la famiglia, ivi leggiamo: <La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare> (n.47a). In questo testo notiamo che l'umanizzazione-salvezza dell'uomo e della società passa inevitabilmente per la coppia (notare la distinzione coppia/famiglia) e la famiglia. Si veda anche il n. 27 della GS e, in particolare il n. 49 della GS dove si dice dell'"amore coniugale" che è un <amore diretto da persona a persona con sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona e perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità i sentimenti dell'animo e le loro manifestazioni fisiche e di nobilitarli come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale>. Che testo formidabile carico di singolare umanità! I testi del Magistero, specie quelli conciliari, sono una miniera di sapienza.

                Sempre nella prospettiva della visione personalista, "nella proposizione 1.9 la Commissione Teologica Internazionale ("Il matrimonio cristiano", del 6 dic. 1977) evidenziava, citando la "Gaudium et spes" prima al n. 25, poi 48: <Il matrimonio, in quanto "intima comunità di vita e di amore coniugale" (GS 48) costituisce un luogo e una maniera atta a favorire il bene delle persone secondo la loro vocazione. Quindi il matrimonio non può mai essere concepito come un modo di sacrificare le persone ad un qualche bene comune estrinseco ad esse, poichè il bene comune è la somma " di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione in maniera più piena e più agevole" (GS 26)> (Op. cit. , p. 379).

[3] Si veda il n. 6 della Familiaris consortio relativamente alla concezione della libertà sganciata dalla verità e dalla responsabilità sotto la spinta soggettivista. Per un’errata idea ed esperienza di libertà , questa viene concepita non come la capacità di realizzare la verità del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forza di affermazione, non di rado contro gli altri, per il proprio egoistico benessere.

[4] GS 22: In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rom 5,14) e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. Nessuna meraviglia, quindi, che le verità su esposte [e possiamo aggiungere, anche quelle che verranno esposte, matrimonio e famiglia compresi] trovino in Lui la loro sorgente e tocchino il loro vertice>.              

[5] GS 27c: Il cristiano, poi, reso conforme all'immagine del Figlio che è il primogenito tra molti fratelli, riceve "le primizie dello Spirito" (Rom 8, 23), per cui diventa capace di adempiere la legge nuova dell'amore ( Rom 8, 1 - 11). In virtù di questo Spirito, che è "caparra della eredità" (Ef 1, 14), tutto l'uomo viene interiormente rifatto, fino al traguardo della "redenzione del corpo" (Rom 8,23)>.  Bellissimo testo, questo, in quanto fonda una profonda spiritualità trinitaria, cioè tipicamente cristiana. Gli sposi cristiani devono tenere in grande considerazione la verità contenuta in questo insegnamento del Magistero al fine di vivere in pienezza la grazia del sacramento del matrimonio.

[6] GS 24: <Dio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro con animo di fratelli. Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio [...] sono chiamati all'unico e medesimo fine, cioè a Dio stesso. Perciò l'amore di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento. [...] Anzi il Signore Gesù quando prega il Padre, perché " tutti siano uno, come anche noi siamo uno" (Gv 17, 21 -22) mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l'unione delle persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nella carità. Questa similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa, non possa ritrovarsi se non attraverso un dono sincero di sé (cfr Lc 17, 33)>. Penso che a nessuno sfugga la straordinaria profondità - almeno solo intuita o appena percepita - e la novità di queste affermazioni conciliari. Alla luce di questa prospettiva trinitaria, il matrimonio e la famiglia dovrebbero essere ripensati radicalmente, nel senso che la verità sul matrimonio e la famiglia ( quindi, tutto ciò che riguarda la sacramentalità, la morale coniugale e familiare, la missione e il ministero coniugale e familiare) vanno "riletti", "riscritti", approfonditi in chiave trinitaria. Guardiamo, perciò, il futuro della riflessione sul matrimonio e la famiglia, con grande speranza cristiana e fiducia. Da una approfondita riflessione sul matrimonio deriverà anche una sempre più chiara e decisa azione pastorale in questo ambito.

[7] "Lumen gentium" 11b : in virtù del sacramento del matrimonio e del "carisma" proprio degli sposi cristiani, la famiglia è definita come "chiesa domestica". Per la configurazione ecclesiale degli sposi cristiani e della famiglia si veda anche: LG 34 e 35; 41;  il Decreto Apostolicam actuositatem 11, ove il Concilio tratta dell'apostolato all'interno della famiglia, della famiglia e con la famiglia; il Decreto conciliare Gravissimum educationis n. 3 relativo all'educazione cristiana dei figli ( al n. 6 si tratta dei diritti e dei doveri dei genitori nell'educazione dei loro figli, ove s'invoca il principio di sussidiarietà respingendo "ogni forma di monopolio scolastico" da parte di altri... anzitutto dello Stato!) 

[8] Cfr GS 49b; LG 11b; 35c; 50b; 52g.

[9] Conferenza  Episcopale Italiana, Direttorio di Pastorale Familiare 12; "Lumen Gentium" 35c; Ef 1, 3 - 5; "Familiaris Consortio" 11; GS 49d.

[10] L'intuizione d'amore: L' intuizione spirituale-trascendente consiste in quel fulgido "atto": atto, non necessariamente legato ad un attimo cronologico, o al cosiddetto “colpo di fulmine”, ma nel senso di esperienza della certezza interiore della  percezione di questa reciproca intuizione. Un atto carico di mistero in cui i due, quell'uomo e quella donna, si colgono come "unità" indivisibile, appunto “unità dei due”.

Il riscontro più percettibile di questa “esperienza interiore-di-unità” può essere individuato nella misura in cui si avverte la "sensazione" di una permanente "appartenenza reciproca" sempre più chiara nel tempo del fidanzamento, di un "feeling" particolare, di un "non so che…" che attrae nonostante le differenze e perché no, i litigi, ma pur sempre nella ricerca, nel rispetto e nella stima dell’altro/a, nella consapevolezza dell’altro/a in te. E si rivive in sé l’esperienza degli innamorati del testo biblico del Cantico dei Cantici: Il mio diletto è per me ed io per lui…

Per un approfondimento dell'<intuizione d'amore> si veda  il mio breve scritto in merito.

[11] Cfr GS 47-52, in particolare GS 48b: “L'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi in maniera efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e madre. Per questo motivo i coniugi cristiani sono fortificati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato”.

[12] Ecco alcuni testi: GS48b: “  Ed essi [i coniugi cristiani], compiendo con la forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dello spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, ed assieme rendono gloria a Dio”;LG 11b; 41e; 49b; 52g.

[13] Matrimonio e Famiglia nei documenti del magistero , Milano, Ares, 1989, p. 144.

[14] Questo rapporto viene trattato soprattutto in GS 50 - 51.

[15] Paolo VI nell'enciclica "Humanae vitae" e Giovanni Paolo II, soprattutto nelle sue Catechesi sull'amore umano nel piano divino, hanno cercato di dare le profonde ragioni di queste affermazioni.

[16] R. GARCIA De HARO, op. cit. , p. 169.

[17] E quanto mai significativa la concezione di persona che Giovanni Paolo II esprime nella FC, leggiamo, infatti al n. 11: <In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l'uomo è chiamato all'amore in questa sua totalità unificata. L'amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell'amore spirituale>.

[18] Op. cit. , pp. 233 - 234. Per l'approfondimento del concetto di persona si veda dello stesso Pontefice: l'enciclica Dominum et vivificantem, n. 59; Lettera apostolica Mulieris dignitatem, nn. 7, 18, 29.

[19] Cfr FC 12 e 13.

[20] TETTAMANZI D. , I due saranno una sola carne, Torino-Leumann, Elle Di Ci, 1986, p. 193.

[21] Messaggio del Santo Padre al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana a Vent’anni dalla Familiaris Consortio (15 ottobre 2001).