Agenzia FIDES - 30 settembre 2005

SPECIALE FIDES

 

Instrumentum mensis Septembris

pro lectura Magisterii

Summi Pontifici Benedicti XVI, pro evangelizatione

in terris missionum

 

 

Annus I – Numerus VI, September A.D. MMV

 

 

 

Anche nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, dove il Santo Padre ha trascorso quasi interamente il mese di settembre, Benedetto XVI ha proseguito la sua normale attività incontrando i pellegrini provenienti da ogni parte del mondo per l’Angelus domenicale, ha ricevuto Vescovi e Ambasciatori, personalità del mondo della cultura, religiosi e studiosi. Ogni mercoledì il Santo Padre si è poi recato in Piazza San Pietro, per incontrare i numerosi fedeli e pellegrini. La celebrazione dell’XI Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e la conclusione dell’Anno dell’Eucaristia, sono stati i temi ricorrenti prima della recita dell’Angelus: il Pontefice ha invitato l’intera Comunità ecclesiale a sentirsi coinvolta nella preparazione immediata al Sinodo, ha parlato della santificazione dei sacerdoti attraverso il sacramento dell’Eucaristia, e del legame tra Eucaristia e carità. A Castelgandolfo il Santo Padre ha anche avuto un importante incontro ecumenico con i rabbini capo di Israele, il Signor Shlomo Moshe Amar e il Signor Yona Metzger. A loro il Sommo Pontefice ha ricordato il quarantesimo anniversario della dichiarazione conciliare Nostra Aetate, un testo capace di dare ancora oggi un notevole contributo ai rapporti dei cattolici con i membri delle altre religioni e in particolare con gli ebrei. Durante questo mese il Santo Padre ha incontrato i Vescovi messicani, venuti a Roma in occasione della visita Ad limina Apostolorum, e ricevuti in quattro gruppi. Profonde e significative le parole che Benedetto XVI ha voluto rivolgere loro sulla situazione del Paese, sull’impegno della Chiesa, sulla formazione del clero. In particolare il Santo Padre ha ricordato ai Vescovi la necessità di fondare ogni azione missionaria sul sacramento dell’Eucaristia, “fonte e culmine della vita della Chiesa”.

 

 

·           SYNTHESIS INTERVENTUUM

 

4 settembre 2005 – Angelus

4 settembre 2005 – Messaggio per il IX Simposio Intercristiano

7 settembre 2005 – Udienza generale

8 settembre 2005 – Udienza al primo gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

11 settembre 2005 – Angelus

14 settembre 2005 – Udienza generale

15 settembre 2005 – Udienza al secondo gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

15 settembre 2005 – Udienza ai rabbini Capo di Israele

16 settembre 2005 – Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”

18 settembre 2005 – Angelus

21 settembre 2005 – Udienza generale

23 settembre 2005 – Udienza al terzo gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

25 settembre 2005 – Angelus

28 settembre 2005 – Udienza generale

29 settembre 2005 – Udienza al quarto gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

30 settembre 2005 – Discorso in occasione della visita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù

 

 

·           VERBA PONTIFICIS

 

Dialogo

Disastri naturali

Eucaristia

Fiducia nel Signore

Missione

Sacra Scrittura

 

 

·           INTERVENTUS SUPER QUAESTIONES

 

Disastri naturali – “Stiamo ricevendo molti aiuti e preghiere per le vittime dell’uragano. I cattolici e i membri di altre confessioni religiose stanno rispondendo con molta generosità” dice Monsignor Kozar, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie

Disastri naturali – L’impegno dei Salesiani per le popolazioni colpite dall’uragano: priorità alle scuole

Disastri naturali – Il Presidente del Pontificio Consiglio "Cor unum" a New Orleans per portare la solidarietà e l’aiuto di Benedetto XVI alle vittime dell’uragano

Disastri naturali – Appello urgente dell'Arcivescovo di New Orleans ai cattolici di tutto il mondo per aiuti e preghiere. Danneggiati il 90% degli edifici dell’Arcidiocesi: chiese, scuole, parrocchie…

Disastri naturali – Anche tra le macerie dell’urgano si continua a preparare la Giornata Missionaria Mondiale: “Proprio perché ora stiamo soffrendo possiamo comprendere di più quelli che soffrono in tante parti del mondo

Disastri naturali – Lettera dell'Arcivescovo di New Orleans a tutti gli sfollati sparsi nel paese: “Condivido le vostre sofferenze, vi sostengo con la preghiera e voglio mettermi a servizio delle vostre necessità." Il sito internet dell’Arcidiocesi punto di riferimento per mantenere i collegamenti

Eucaristia – “L'Eucaristia, cuore della vita cristiana e fonte della missione evangelizzatrice della Chiesa": I Congresso Eucaristico Universitario Internazionale all'Università Cattolica di Murcia

Eucaristia – Celebrato il primo Congresso Eucaristico Nazionale nella storia del Pakistan: successo per l’afflusso di 20mila fedeli e per l’eco sui mass media

Eucaristia - Nell’Anno dell’Eucaristia una Nota pastorale dei Vescovi sulla Celebrazione Eucaristica richiama il significato dell’autentica inculturazione e del rinnovamento liturgico

Missione – "La missione porta aria fresca nelle nostre comunità, favorisce la ministerialità laicale e valorizza le risorse giovanili”: una lettera ai Parroci dalla Settimana di Formazione e Spiritualità missionaria

Missione – Missionari Marianisti impegnati nella formazione di oltre 200 giovani evangelizzatori delle Salomone

Missione – “Tutto il continente Americano si dichiari in stato di missione, al servizio della Nuova Evangelizzazione e della Missione Ad Gentes”: obiettivi e temi del Terzo Congresso Missionario Americano (CAM 3)

Missione – “L'incontro con Pietro rafforza i legami di comunione delle nostre Chiese con la Chiesa di Roma” dice l’Arcivescovo di Durango in visita “Ad limina". Missione diocesana, catechesi, parrocchia le priorità pastorali della sua Arcidiocesi per i prossimi anni

Missione – Vitalità della Chiesa, necessità di una formazione più profonda, educazione alla pace e alla promozione dei diritti umani nel comunicato finale dell’incontro delle Conferenze Episcopali dei Paesi lusofoni

Missione – I tre quarti degli africani pongono la loro fiducia soprattutto nei leader religiosi. “Un invito a rimanere fedeli alla propria missione” afferma un missionario con lunga esperienza in Sierra Leone

Missione – Il Cardinale Napier, Arcivescovo di Durban, in Australia per la presentazione del mese missionario: “Proclamando la vita per tutti- testimoniate, liberate, insegnate e celebrate”

Missione - La Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo festeggia il ventesimo anniversario della sua fondazione

Pace – Le speranze di Aceh dopo l’accordo di pace: necessario l’impegno di tutti per aprire una nuova pagina nella storia di Sumatra

Pace – Il dramma della violenza sessuale al centro dell’incontro organizzato dalla Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale congolese

Pace - Tregua della guerriglia in Nepal, mentre il paese è in cerca di pace. La Chiesa ricorda il problema dei profughi

Pace – Il dramma della violenza sessuale al centro dell’incontro organizzato dalla Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale congolese

Pace - Riconciliazione ed educazione: la Chiesa cattolica del Burundi offre un contributo insostituibile

Pace - Appello di Pace a conclusione dell’Incontro internazionale di Lione “Uomini e Religioni”: “La pace rende più possibile un mondo migliore. La via della pace è il dialogo.”

Sacra Scrittura – «La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa»: Convegno Biblico internazionale nel 40° anniversario della promulgazione della Costituzione conciliare «Dei Verbum»

Sacra Scrittura – “Favorire la creazione di centri biblici in tutta l’Africa”: intervento del Presidente della Conferenza Episcopale Congolese al Convegno degli esegeti cattolici in corso a Kinshasa

Sacra Scrittura – Mese della Bibbia: più di 10mila esemplari della Parola di Dio diffusi tra le famiglie più povere delle comunità rurali della Prelatura di Moyobamba

 

 

·           QUAESTIONES

 

Il Cardinale Crescenzio Sepe presiede l’ordinazione episcopale del nuovo Vicario apostolico del Kuwait: “Il dovere di annunciare il Vangelo appartiene a titolo speciale al Vescovo, che lo assume, come impegno primario, nel giorno della sacra Ordinazione”

“La Missione resta sempre l’esigenza più pressante per la Chiesa”: messaggio del Cardinale Crescenzio Sepe alla riunione delle Conferenze Episcopali lusofone, che si chiude oggi a Maputo

Il Cardinale Crescenzio Sepe elogia la comunità cattolica azera per aver conservato la fede “nonostante lunghi decenni di violenta persecuzione” e “per aver saputo instaurare il dialogo inter-religioso costruttivo, la pacifica convivenza e la stima reciproca tra musulmani, ortodossi, ebrei e cattolici”

Con la posa della prima pietra della nuova chiesa a Baku “si avvera il grande sogno dei cattolici”. Il Cardinale Crescenzio Sepe benedice anche il cantiere per una casa di accoglienza dei senza tetto “di ogni fede, cultura o lingua” che sarà affidata alle suore di Madre Teresa

Da un Dossier dell’Agenzia Fides: Conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri. Testimonianza del Cardinale Jàn Chryzostom Korec, Vescovo di Nitra (Repubblica Slovacca)

La Cina e l’Europa “diverse ma unite”: intervento di apertura del Cardinale Crescenzio Sepe al Convegno ecumenico sui rapporti culturali e spirituali

“La testimonianza cristiana di comunione e di amore della famiglia ha oggi un potenziale evangelizzatore senza pari”: il Cardinale Crescenzio Sepe presiede la XVI Giornata Mariana della Famiglia al Santuario di Torreciudad

Intenzione missionaria del mese di ottobre 2005: “Perché, al fondamentale impegno della preghiera, i fedeli uniscano lo sforzo di contribuire anche economicamente all'opera missionaria” Commento all'intenzione missionaria indicata dal Santo Padre, a cura di Monsignor Robert Sarah, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

Il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, ha nominato i Segretari generali delle Pontificie Opere Missionarie

 

 

SYNTHESIS INTERVENTUUM

 

4 settembre 2005 – Angelus

VATICANO - Il Papa invita l’intera Comunità ecclesiale a sentirsi coinvolta nella preparazione immediata al Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia “con la preghiera e la riflessione, valorizzando ogni occasione, evento e incontro”. Un particolare ricordo per le vittime dell’uragano negli Stati Uniti d’America e per l’Irak

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - Un invito all’intera Comunità ecclesiale, affinché si senta coinvolta nella preparazione immediata all’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi - che si svolgerà in Vaticano nel prossimo ottobre sul tema “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa” - “e vi partecipi con la preghiera e la riflessione, valorizzando ogni occasione, evento e incontro” è stato rivolto dal Santo Padre Benedetto XVI durante la preghiera dell’Angelus di domenica 4 settembre.

Parlando della residenza di Castel Gandolfo, il Santo Padre si è soffermato in particolare sull’ultima fase dell’Anno dell’Eucaristia, “voluto dall’amato Papa Giovanni Paolo II per ridestare nel popolo cristiano la fede, lo stupore e l’amore verso questo grande Sacramento che costituisce il vero tesoro della Chiesa”. Il Papa ha ricordato la devozione con cui Giovanni Paolo II celebrava la Santa Messa, “e quanto tempo trascorreva in adorante, silenziosa preghiera davanti al Tabernacolo!”, nell’ora della morte, si è poi trovato ad unire l'offerta della propria vita a quella di Cristo nella Messa che veniva celebrata accanto al suo letto. “La sua esistenza terrena si è chiusa nell’Ottava di Pasqua, proprio nel cuore di quest’Anno eucaristico, nel quale si è compiuto il passaggio dal suo grande pontificato al mio. Con gioia pertanto, fin dall’inizio di questo servizio! che il Signore mi ha chiesto, riaffermo la centralità del Sacramento della presenza reale di Cristo nella vita della Chiesa e in quella di ogni cristiano.”

Il Papa ha poi ricordato i numerosi riferimenti al mistero dell’Eucaristia anche nella recente Giornata Mondiale della Gioventù, in particolare la Veglia di sabato 20 agosto, a Marienfeld, “che ha avuto il suo momento culminante nell’adorazione eucaristica”. In alcune chiese di Colonia, di Bonn e di Düsseldorf si è tenuta inoltre l'adorazione continua, giorno e notte, con la partecipazione di molti giovani. Infine Benedetto XVI ha auspicato che “in ogni comunità sia sempre più assidua e fervida la partecipazione all’Eucaristia”, ed in particolare ha esortato “a santificare con gioia il ‘giorno del Signore’, la Domenica, giorno sacro per i cristiani”.

Dopo la preghiera dell’Angelus, il Santo Padre ha rivolto il suo pensiero alle vittime dell’uragano negli Stati Uniti d’America ed a quanti sono rimasti uccisi a Baghdad dal panico della folla: “In questi giorni siamo tutti addolorati per il disastro provocato da un uragano negli Stati Uniti d’America, specialmente a New Orleans. Desidero assicurare la mia preghiera per i defunti ed i loro familiari, per i feriti e i senzatetto, per gli ammalati, i bambini, gli anziani; benedico quanti sono impegnati nella difficile opera di soccorso e di ricostruzione. Al Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, l’Arcivescovo Paul Josef Cordes, ho dato incarico di recare alle popolazioni colpite la testimonianza della mia solidarietà. Il mio pensiero va anche agli iracheni che mercoledì scorso hanno visto perire, vittime di un inarrestabile movimento di panico, centinaia di loro concittadini - per lo più anziani, donne e bambini - riuniti a Baghdad per una commemorazione religiosa. Voglia l’Onnipotente toccare i cuori di tutti, perché finalmente si instauri in quel tribolato Paese un clima di riconciliazione e di reciproca fiducia.” (S.L.) (Agenzia Fides 5/9/2005; righe 38, parole 527)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=351

 

4 settembre 2005 – Messaggio per il IX Simposio Intercristiano

VATICANO -“Realizzare la piena comunione dei cristiani deve essere un obiettivo per tutti coloro che professano la fede nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica”: Messaggio del Papa al IX Simposio Intercristiano

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato un Messaggio al Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in occasione del IX Simposio promosso dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dalla Facoltà Teologica dell’Università Aristotile di Tessalonica. Il Simposio, che si è aperto ieri, domenica 4 settembre, ad Assisi, studierà quest'anno il tema «L'Eucaristia nella tradizione orientale e occidentale con particolare riferimento al dialogo ecumenico». Da parte del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani prende parte! al Simposio il Sottosegretario Monsignor Eleuterio F. Fortino.

“La ricerca della piena unità visibile tra tutti i discepoli di Cristo viene avvertita come particolarmente urgente nel nostro tempo e si sente per questo il bisogno di una più profonda spiritualità e di un accresciuto amore reciproco” scrive il Santo Padre nel suo Messaggio, sottolineando come il tema affrontato quest’anno “è molto significativo per la vita dei cristiani e per la ricomposizione della comunione piena fra tutti i discepoli di Cristo”.

Benedetto XVI auspica inoltre che “il dialogo e il confronto nella verità e nella carità, che sarà sviluppato durante il Simposio, farà certamente emergere la fede comune insieme a quegli aspetti teologici e liturgici peculiari dell’Oriente e dell’Occidente che sono complementari e dinamici per l’edificazione del Popolo di Dio e che costituiscono una ricchezza per la Chiesa”… Realizzare la piena comunione dei cristiani deve essere un obiettivo per tutti coloro che professano la fede nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica”. Infine il Papa ricorda che “Il Simposio, che si pone sulla scia di analoghe e fruttuose iniziative ecumeniche, pone in luce l’impegno, la ricerca e lo studio comuni tesi a chiarire differenze e a superare incomprensioni”. (S.L.) (Agenzia Fides 5/9/2005 - Righe 22, Parole 295)

Il testo originale del Messaggio del Papa, in italiano

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=352

 

7 settembre 2005 – Udienza generale

VATICANO - La catechesi del Papa durante l’udienza generale: “Cristo è il principio di coesione, il mediatore, la destinazione finale verso cui converge tutto il creato. Egli è il Figlio per eccellenza nella grande famiglia dei figli di Dio, nella quale ci inserisce il Battesimo”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Cristo fu generato prima di ogni creatura, è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti” (Vespri del Mercoledì della 3a settimana; Lettura: cfr Col 1,3.12.15.17-18): questo Cantico è stato l’oggetto della catechesi del Santo Padre Benedetto XVI durante l’udienza generale di oggi, mercoledì 7 settembre. Il Santo Padre è giunto in Vaticano dalla residenza estiva di Castel Gandolfo per incontrare fedeli e pellegrini riuniti in piazza San Pietro.

“Il cuore dell’inno è costituito dai versetti 15-20, dove entra in scena in modo diretto e solenne Cristo, definito «immagine» del «Dio invisibile»” ha spiegato il Santo Padre. Nelle sue Lettere l’Apostolo Paolo usa più volte il termine “icona”, “applicandolo sia a Cristo, icona perfetta di Dio, sia all’uomo, immagine e gloria di Dio. Questi, tuttavia, col peccato «ha cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile» (Rm 1,23), scegliendo di adorare gli idoli e divenendo simile ad essi”. Il Papa ha quindi esortato: “Dobbiamo continuamente modellare la nostra immagine su quella del Figlio di Dio, poiché siamo stati «liberati dal potere delle tenebre», «trasferiti nel regno del suo Figlio diletto».”

Cristo precede tutta la creazione, essendo generato fin dall’eternità, e per l’Apostolo, “è sia il principio di coesione («tutte le cose in lui sussistono»), sia il mediatore («per mezzo di lui»), sia la destinazione finale verso cui converge tutto il creato. Egli è «il primogenito tra molti fratelli», ossia è il Figlio per eccellenza nella grande famiglia dei figli di Dio, nella quale ci inserisce il Battesimo.”

Il Cantico passa quindi al mondo della storia: “Cristo è «il capo del corpo, cioè della Chiesa» e lo è attraverso la sua Incarnazione. Egli, infatti, è entrato nella comunità umana, per reggerla e comporla in un «corpo», cioè in una unità armoniosa e feconda. La consistenza e la crescita dell’umanità hanno in Cristo la radice, il perno vitale, «il principio». Appunto con questo primato Cristo può diventare il principio della risurrezione di tutti, il «primogenito tra i morti», perché «tutti riceveranno la vita in Cristo”.

Nella conclusione l’inno celebra la «pienezza» che Cristo ha in sé come dono d’amore del Padre. “È la pienezza della divinità che si irradia sia nell’universo sia nell’umanità, divenendo sorgente di pace, di unità, di armonia perfetta”. Attraverso il sangue sparso da Cristo sulla croce siamo stati giustificati e santificati: “Versando il suo sangue e donando se stesso, Cristo ha effuso la pace che, nel linguaggio biblico è sintesi dei beni messianici e pienezza salvifica estesa a tutta la realtà creata. L’inno finisce, perciò, con un orizzonte luminoso di riconciliazione, unità, armonia e pace, sul quale si erge solenne la figura del suo artefice, Cristo, «Figlio diletto» del Padre.” (S.L.) (Agenzia Fides 7/9/2005, righe 31, parole 459)

Il testo integrale della catechesi del Santo Padre, plurilingue

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=353

 

8 settembre 2005 – Udienza al primo gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

VATICANO - Il Papa ricorda al primo gruppo di Vescovi del Messico in visita Ad limina che “la società attuale interroga e osserva la Chiesa, esigendo coerenza e coraggio nella fede”

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “I momenti di incontro fra i Vescovi sono una preziosa occasione per vivere e approfondire l'unità. In tal senso, la Conferenza dell'Episcopato del Messico è anche chiamata ad essere un segno vivo della comunione ecclesiale, volta a facilitare il ministero dei Vescovi e a rafforzare la collegialità. Oggi più che mai è necessario unire le forze e scambiare esperienze”. E’ l’esortazione rivolta dal Santo Padre Benedetto XVI al primo gruppo di Vescovi del Messico («Norte Occidente») ricevuti in visita Ad limina Apostolorum giovedì 8 settembre, nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Dopo aver ricordato che “la nazione messicana è sorta come incontro di popoli e di culture la cui fisionomia è stata marcata dalla presenza viva di Gesù Cristo e dalla mediazione di Maria”, il Papa ha detto: “Oggi il Messico vive un processo di transizione caratterizzato dalla comparsa di gruppi che, a volte in modo più o meno ordinato, cercano nuovi spazi di partecipazione e di rappresentazione. Molti di essi propugnano con particolare forza la rivendicazione a favore dei poveri e degli esclusi dallo sviluppo, in particolare degli indigeni. Il profondo anelito di consolidare una cultura e delle istituzioni democratiche, economiche e sociali che riconoscano i diritti umani e i valori culturali del popolo, deve trovare un'eco e una risposta illuminante nell'azione pastorale della Chiesa.”

Il Santo Padre ha quindi sottolineato l’urgenza, per tutti gli ambiti della Chiesa, di aiutare ogni fedele “a vivere il Vangelo nelle diverse dimensioni della vita… Le forme tradizionali di vivere la fede, trasmesse in modo sincero e spontaneo attraverso i costumi e gli insegnamenti familiari, devono maturare in un'opzione personale e comunitaria”. In particolare tale formazione è necessaria per i giovani, ha evidenziato Benedetto XVI, i quali “quando smettono di frequentare la comunità ecclesiale dopo i Sacramenti di iniziazione, si trovano di fronte a una società contrassegnata da un crescente pluralismo culturale e religioso.”

Anche le famiglie “richiedono un accompagnamento adeguato per poter scoprire e vivere la loro dimensione di «chiesa domestica»”. Occorre sempre tenere presente che comunque la sola conoscenza dei contenuti della fede “non supplisce mai all'esperienza dell'incontro personale con il Signore.”

Tra le luci che indicano la ricchezza ecclesiale del Messico, il Santo Padre ha citato gli oltre quattrocento Istituti di vita consacrata, soprattutto femminili, molti dei quali fondati in Messico, “che evangelizzano in tutto il Paese e nei diversi ambienti, culture e luoghi”. A loro si aggiunge una maggiore partecipazione dei fedeli laici, una crescente presenza di movimenti laici nazionali e internazionali, una maggiore esperienza comunitaria. “Nel rispetto delle realtà locali e regionali, i Vescovi devono favorire alcuni processi pastorali organici che diano un senso più profondo alle manifestazioni derivate da una mera tradizione o da un costume. Questi processi devono mirare prima di tutto a integrare le direttrici del Concilio con le sfide pastorali che le diverse situazioni concrete presentano”. Infine Benedetto XVI ha ricordato che “la società attuale interroga e osserva la Chiesa, esigendo coerenza e coraggio nella fede. Segni visibili della credibilità saranno la testimonianza di vita, l'unità dei credenti, il servizio ai poveri e l'instancabile promozione della loro dignità. Nel compito evangelizzatore bisogna essere creativi, sempre in fedeltà alla Tradizione della Chiesa e del suo magistero.” Poiché viviamo in una cultura caratterizzata dai mezzi di comunicazione sociale il Papa ha esortato ad approfittare “della preparazione di tanti uomini di cultura e delle opportunità che le istituzioni pubbliche concedono in questo campo”. (S.L.) (Agenzia Fides 9/9/2005; righe 41, parole 577)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in spagnolo

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=354

 

 

 

 

11 settembre 2005 - Angelus

VATICANO - Il Papa all’Angelus: “L’Eucaristia è mistero di morte e di gloria come la Croce, che non è un incidente di percorso, ma il passaggio attraverso cui Cristo è entrato nella sua gloria e ha riconciliato l’umanità intera”. Il ricordo delle vittime della violenza terroristica nel mondo.

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Mercoledì prossimo, 14 settembre, celebreremo la festa liturgica dell’Esaltazione della santa Croce. Nell’Anno dedicato all’Eucaristia, questa ricorrenza acquista un significato particolare: ci invita a meditare sul profondo e indissolubile legame che unisce la celebrazione eucaristica e il mistero della Croce. Ogni santa Messa, infatti, rende attuale il sacrificio redentore di Cristo.” Sono le parole con cui il Santo Padre Benedetto XVI ha introdotto domenica 11 settembre la preghiera mariana dell’Angelus, recitata dal Palazzo apostolico di Castel Gandolfo! .

Ricordando l’enciclica “Ecclesia de Eucaristia” di Giovanni Paolo II, il Papa ha sottolineato che l’Eucaristia è “il memoriale dell’intero mistero pasquale: passione, morte, discesa agli inferi, risurrezione e ascensione al cielo, e la Croce è la manifestazione toccante dell’atto d’amore infinito con il quale il Figlio di Dio ha salvato l’uomo e il mondo dal peccato e dalla morte. Per questo il segno della Croce è il gesto fondamentale della preghiera del cristiano… L’Eucaristia è mistero di morte e di gloria come la Croce, che non è un incidente di percorso, ma il passaggio attraverso cui Cristo è entrato nella sua gloria e ha riconciliato l’umanità intera, sconfiggendo ogni inimicizia.”

Maria, che fu presente sul Calvario presso la Croce, è ugualmente presente, “con la Chiesa e come Madre della Chiesa, in ciascuna delle nostre Celebrazioni eucaristiche. Per questo, nessuno meglio di lei può insegnarci a comprendere e vivere con fede e amore la santa Messa, unendoci al sacrificio redentore di Cristo.”

Dopo la recita dell’Angelus, il Papa ha ricordato il Vertice di Capi di Stato e di Governo per discutere alcuni temi di importanza fondamentale che inizierà il 14 settembre a New York, presso le Nazioni Unite, in cui la Santa Sede sarà rappresentata dal Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato. “Faccio fervidi voti - ha detto il Pontefice - perché i governanti ivi riuniti trovino soluzioni idonee per raggiungere i grandi scopi prefissi, in spirito di concordia e generosa solidarietà. Auspico in particolare successo nel mettere in opera efficaci misure concrete per rispondere ai più urgenti problemi posti dall'estrema povertà, dalle malattie e dalla fame, che affliggono tanti popoli.” Salutando poi nelle diverse lingue i gruppi presenti, Benedetto XVI ha detto ai pellegrini di lingua inglese: “Oggi, 11 settembre, ricordiamo le vittime della violenza terroristica in tutto il mondo. Dio ispiri ovunque uomini ! e donne di buona volontà a rinunciare all’odio ed a costruire un mondo di giustizia, solidarietà e pace”. (S.L.) (Agenzia Fides 12/9/2005; righe 29, parole 417)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=355

 

14 settembre 2005 – Udienza generale

VATICANO - La catechesi del Papa durante l’udienza generale: “Dio e uomo camminano insieme nella storia, e il tempio ha il compito di segnalare in modo visibile questa comunione”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto l’Udienza generale in Piazza San Pietro, dove è giunto in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo. Nella sua consueta catechesi sui Salmi e Cantici della liturgia delle Ore, il Papa ha commentato il Salmo 131, 1-10: “Le promesse divine fatte a Davide” (Vespri del Giovedì della 3a settimana - Lettura: Sal 131,1-3.5.8-9).

Alcuni studiosi ritengono che questo canto “sia risuonato nella celebrazione solenne del trasporto dell’arca del Signore, segno della presenza divina in mezzo al popolo di Israele, a Gerusalemme, la nuova capitale scelta da Davide” ha spiegato il Papa, mentre per altri studiosi si tratta di “una celebrazione commemorativa di quell’evento antico.” Comunque l’inno “sembra supporre una dimensione liturgica: probabilmente veniva utilizzato durante lo svolgersi di una processione, con la presenza di sacerdoti e fedeli e il coinvolgimento di un coro.”

Nei primi dieci versetti del Salmo si colloca il giuramento solenne pronunziato da Davide: “il sovrano non metterà piede nel palazzo reale di Gerusalemme, non andrà tranquillo a riposare, se prima non avrà trovato una dimora per l’arca del Signore. Nel centro stesso della vita sociale ci deve essere, dunque, una presenza che evoca il mistero di Dio trascendente. Dio e uomo camminano insieme nella storia, e il tempio ha il compito di segnalare in modo visibile questa comunione.”

Dopo le parole di Davide, un coro liturgico rievoca gli avvenimenti passati: il ritrovamento dell’arca nelle campagne di Iaar, il suo trasporto nella futura città santa e la celebrazione festosa che vede da un lato, il popolo adorante, ossia l’assemblea liturgica e, dall’altro lato, il Signore che torna a rendersi presente e operante nel segno dell’arca collocata in Sion. “L’anima della liturgia è in questo incrocio tra sacerdoti e fedeli, da una parte, e il Signore con la sua potenza, dall’altra.”

La prima parte del Salmo si conclude con un’acclamazione orante a favore dei re successori di Davide che è stata interpretata in chiave messianica: “lo sguardo dell’orante corre così oltre le vicende del regno di Giuda e si proietta verso la grande attesa del ‘Consacrato’ perfetto, il Messia che sarà sempre gradito a Dio, da lui amato e benedetto.” (S.L.) (Agenzia Fides 14/9/2005, righe 25, parole 374)

Il testo integrale della catechesi del Santo Padre, plurilingue

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=356

 

15 settembre 2005 – Udienza al secondo gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

VATICANO - L’esortazione del Papa al secondo gruppo di Vescovi del Messico in visita Ad limina: “Come Chiesa missionaria, tutti siamo chiamati a comprendere le sfide che la cultura post-moderna pone alla nuova evangelizzazione del Continente”

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Il Messico ha davanti a sé la sfida di trasformare le sue strutture sociali affinché siano più conformi alla dignità della persona ed ai suoi diritti fondamentali… A questo compito sono chiamati a collaborare i cattolici… scoprendo il loro impegno di fede e il significato unitario della loro presenza nel mondo”: è quanto ha raccomandato il Santo Padre Benedetto XVI al secondo gruppo di Vescovi messicani (della zona «Noreste Centro»), ricevuti in udienza giovedì 15 settembre nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, per la visita Ad limina. Tra i problemi più gravi che colpiscono il Messico, il Papa ha ! indicato il deterioramento, in alcuni ambienti, “di sane forme di convivenza e della gestione della cosa pubblica”, mentre aumentano corruzione, impunità, narcotraffico, crimine organizzato. “Tutto ciò - ha detto il Papa - porta a diverse forme di violenza, all’indifferenza e al disprezzo del valore inviolabile della vita”.

Nonostante sia diffusa la piaga della povertà, i messicani dimostrano senso religioso e fede in Dio, valori che però sono messi in pericolo dalla migrazione all'estero, “dove molti lavorano in condizioni precarie, in uno stato di vulnerabilità e affrontando con difficoltà un contesto culturale diverso dalla loro tradizione sociale e religiosa”. Quando gli emigrati vengono accolti bene e si inseriscono nelle loro nuove comunità “questo fenomeno è in un certo senso positivo e favorisce anche l’evangelizzazione di altre culture”. Come ha sottolineato l’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’America, la mobilità umana è “una priorità pastorale nei rapporti di cooperazione con le Chiese del Nordamerica”.

Molti battezzati purtroppo oggi “influenzati da innumerevoli proposte di pensiero e di costumi, rimangono indifferenti ai valori del Vangelo e si vedono persino indotti a comportamenti contrari alla visione cristiana della vita”. A ciò si deve aggiungere l'attività delle sette e dei nuovi gruppi religiosi in America che, ha esortato Papa Benedetto XVI, deve stimolare le Chiese particolari messicane “a riservare ai fedeli un'attenzione religiosa più personalizzata, consolidando le strutture di comunione e proponendo una purificata religiosità popolare, al fine di rendere più viva la fede di tutti i cattolici".

Il Santo Padre ha concluso il suo discorso con questa esortazione: “Tutto ciò implica, nella pratica pastorale la necessità di rivedere la nostra mentalità, i nostri atteggiamenti e comportamenti e ampliare i nostri orizzonti, impegnandoci a condividere ed a lavorare con entusiasmo per rispondere ai grandi interrogativi dell'uomo di oggi. Come Chiesa missionaria, tutti siamo chiamati a comprendere le sfide che la cultura post-moderna pone alla nuova evangelizzazione del Continente. Il dialogo della Chiesa con la cultura del nostro tempo è vitale per la Chiesa stessa e per il mondo”. (S.L.) (Agenzia Fides 16/9/2005; righe 31, parole 457)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in spagnolo

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15 settembre 2005 – Udienza ai rabbini Capo di Israele

VATICANO- Il Papa ai Rabbini Capo di Israele: “La vostra visita è un ulteriore progresso verso l'edificazione di rapporti più profondi fra Cattolici ed Ebrei”

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Considero la vostra visita come un ulteriore passo in avanti verso l'edificazione di rapporti più profondi fra Cattolici ed Ebrei, un corso che ha tratto nuovo impulso ed energia dalla ‘Nostra Aetate’ e dalle molte forme di contatto, dialogo e collaborazione che trovano origine nei principi e nello spirito di quel documento. La Chiesa continua a fare ogni sforzo per rendere concreta la visione del Concilio di una nuova era di una migliore comprensione reciproca, rispetto e solidarietà tra noi”. Così il Santo Padre si è rivolto ai Rabbini Capo di Israele, Signor Shlomo Moshe Amar e Signor Yona Metzger, ricevuti giovedì 15 settembre, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

L’udienza è stata motivo per sottolineare i risultati positivi raggiunti nei rapporti tra cristiani ed ebrei nel quarantesimo anniversario della Dichiarazione del Concilio Vaticano II "Nostra Aetate", “una pietra miliare sul cammino verso la riconciliazione dei cristiani con il popolo ebraico” ha sottolineato Benedetto XVI. Ricordando il discorso pronunciato alla Sinagoga di Colonia, in occasione della sua recente visita pastorale, il Papa ha ribadito che occorre “trasmettere ai giovani la torcia della speranza che Dio ha dato al Popolo Ebraico ad ai Cristiani, affinché (...) le generazioni future, con l’aiuto di Dio, possano edificare un mondo più giusto e pacifico, in cui tutti abbiano gli stessi diritti...”.

Infine il Papa ha ricordato come “gli occhi del mondo” siano costantemente rivolti alla Terra Santa, “Terra Santa per gli Ebrei, i Cristiani ed i Musulmani”, mentre purtroppo spesso assistiamo in quei luoghi ad atti di violenza e di terrore. “È necessario perseverare affinché la religione e la pace proseguano all'unisono” ha ribadito Benedetto XVI, rivolgendo il suo pensiero alle Comunità Cristiane della Terra Santa, che si trovano ad affrontare “nuove e crescenti sfide". (S.L.) (Agenzia Fides 17/9/2005, righe 32, parole 443)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in inglese

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16 settembre 2005 – Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”

VATICANO - “La Chiesa non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre e nuovamente trae orientamento per il suo cammino… solo chi si pone innanzitutto in ascolto della Parola può poi diventarne annunciatore”: il Papa ai partecipanti al Congresso Internazionale “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Ringrazio di cuore tutti coloro che lavorano a servizio della traduzione e della diffusione della Bibbia, fornendo i mezzi per spiegare, insegnare e interpretare il suo messaggio. In questo senso, un ringraziamento speciale va alla Federazione Biblica Cattolica per la sua attività, per la pastorale biblica che promuove, per l’adesione fedele alle indicazioni del Magistero e per lo spirito aperto alla collaborazione ecumenica in campo biblico.” Con queste parole il Santo Padre Benedetto XVI si è rivolto ai partecipanti al Congresso Internazionale “La Sacra Scri! ttura nella vita della Chiesa” in svolgimento a Roma, ricevuti in udienza nella tarda mattinata di venerdì 16 settembre nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Il Convegno è stato promosso dalla Federazione Biblica Cattolica e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, per commemorare il 40° anniversario di promulgazione della Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione “Dei Verbum” del Concilio Vaticano II.

Dopo aver espresso il suo compiacimento per la presenza al Congresso dei “Delegati Fraterni” delle Chiese e Comunità ecclesiali d’Oriente e d’Occidente e dei rappresentanti delle grandi Religioni del mondo, il Santo Padre ha ricordato il proprio contributo all’elaborazione della Costituzione dogmatica “Dei Verbum”, quando, “come giovane teologo” prese parte “alle vivaci discussioni che l’accompagnarono”. Fin dalle prime frasi della Costituzione, il Concilio ha voluto chiaramente indicare un aspetto qualificante della Chiesa: “essa è una comunità che ascolta ed annuncia la Parola di Dio. La Chiesa non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre e nuovamente trae orientamento per il suo cammino… solo chi si pone innanzitutto in ascolto della Parola può poi diventarne annunciatore”.

Il Santo Padre ha poi proseguito: “Chiesa e Parola di Dio sono tra loro inscindibilmente legate. La Chiesa vive della Parola di Dio e la Parola di Dio risuona nella Chiesa, nel suo insegnamento e in tutta la sua vita.” Grazie all’impulso dato dalla Costituzione conciliare, negli ultimi tempi è stata “profondamente rivalutata l’importanza fondamentale della Parola di Dio” e di conseguenza si è avviato un rinnovamento nella vita della Chiesa, “soprattutto nella predicazione, nella catechesi, nella teologia, nella spiritualità e nello stesso cammino ecumenico. La Chiesa deve sempre rinnovarsi e ringiovanire e la Parola di Dio, che non invecchia mai né mai si esaurisce, è mezzo privilegiato a tale scopo”. Infine Benedetto XVI ha raccomandato l’antica tradizione della Lectio divina: l’assidua lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera. “Questa prassi, se efficacemente promossa, recherà alla Chiesa - ne sono convinto - una nuova primavera spirituale. Quale punto fermo della pastorale biblica, la Lectio divina va perciò ulteriormente incoraggiata, mediante l’utilizzo anche di metodi nuovi, attentamente ponderati, al passo con i tempi.” (S.L.) (Agenzia Fides 17/9/2005, righe 32, parole 443)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in italiano

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18 settembre 2005 – Angelus

VATICANO - Il Papa all’Angelus: “Il presbitero deve essere prima di tutto adoratore e contemplativo dell’Eucaristia, a partire dal momento stesso in cui la celebra. La validità del Sacramento non dipende dalla santità del celebrante, ma la sua efficacia, per lui stesso e per gli altri, sarà tanto maggiore quanto più egli lo vive con fede profonda, amore ardente, fervido spirito di preghiera”

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Mentre l’Anno dell’Eucaristia si avvia al termine, vorrei riprendere un tema particolarmente importante, che stava tanto a cuore anche al venerato mio predecessore Giovanni Paolo II: la relazione tra la santità, via e meta del cammino della Chiesa e di ogni cristiano, e l’Eucaristia. In particolare, il mio pensiero va quest’oggi ai sacerdoti, per sottolineare che proprio nell’Eucaristia sta il segreto della loro santificazione.” Con queste parole il Santo Padre Benedetto XVI ha introdotto la preghiera dell’Angelus recitato dal Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, domenica 18 settembre.

Soffermandosi sul rapporto tra il sacerdote e l’Eucaristia, il Papa ha detto: “In forza della sacra Ordinazione, il sacerdote riceve il dono e l’impegno di ripetere sacramentalmente i gesti e le parole con i quali Gesù, nell’Ultima Cena, istituì il memoriale della sua Pasqua. Tra le sue mani si rinnova questo grande miracolo d’amore, del quale egli è chiamato a diventare sempre più fedele testimone e annunciatore. Ecco perché il presbitero dev’essere prima di tutto adoratore e contemplativo dell’Eucaristia, a partire dal momento stesso in cui la celebra. Sappiamo bene che la validità del Sacramento non dipende dalla santità del celebrante, ma la sua efficacia, per lui stesso e per gli altri, sarà tanto maggiore quanto più egli lo vive con fede profonda, amore ardente, fervido spirito di preghiera.”

Il Papa ha poi citato alcuni esempi di Santi “che hanno attinto la forza dell’imitazione di Cristo dalla quotidiana intimità con lui nella celebrazione e nell’adorazione eucaristica”: San Giovanni Crisostomo, chiamato anche “dottore eucaristico” per la vastità e la profondità della sua dottrina sul santissimo Sacramento; San Pio da Pietrelcina, che celebrando la santa Messa “riviveva con tale fervore il mistero del Calvario da edificare la fede e la devozione di tutti”; San Giovanni Maria Vianney, parroco di Ars, “riuscì a fare di quel piccolo paese un modello di comunità cristiana animata dalla Parola di Dio e dai Sacramenti”. Infine Benedetto XVI ha invocato la particolare intercessione della Vergine Maria per i sacerdoti del mondo intero: “affinché traggano da questo Anno dell’Eucaristia il frutto di un rinnovato amore al Sacramento che celebrano… e possano sempre vivere e testimoniare il mistero che è posto nelle loro mani per la salvezza del mondo”. (S.L.) (Agenzia Fides 19/9/2005; righe 27, parole 379)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre

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21 settembre 2005 – Udienza generale

VATICANO -La catechesi del Papa sul Salmo 131: “una celebrazione del Dio-Emmanuele che sta con le sue creature, vive accanto ad esse e le benefica, purché rimangano unite a lui nella verità e nella giustizia”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Proseguendo la catechesi sul Salmo 131, iniziata nell’udienza generale di mercoledì scorso, questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha preso in considerazione la seconda parte del Salmo: “Elezione di Davide e di Sion” (Vespri del Giovedì della 3a settimana - Lettura: Sal 131,11.13-14.17-18). Questa seconda parte, ha spiegato il Papa, “evoca un evento capitale nella storia d’Israele: la traslazione dell’arca del Signore nella città di Gerusalemme”, ad opera del re Davide. “Il re, infatti, aveva emesso il giuramento di non stabilirsi nel palazzo reale se prima non avesse trovato una dimora per l’arca di Dio, segno della presenza! del Signore accanto al suo popolo”.

“A quel giuramento del sovrano risponde ora il giuramento di Dio stesso: «Il Signore ha giurato a Davide e non ritratterà la sua parola» … Alla promessa e al dono di Dio, che non ha nulla di magico, deve rispondere l’adesione fedele e operosa dell’uomo in un dialogo che intreccia due libertà, la divina e l’umana.” Il Salmo esalta quindi “gli effetti stupendi sia del dono del Signore, sia della fedeltà di Israele. Si sperimenterà, infatti, la presenza di Dio in mezzo al popolo: egli sarà come un abitante tra gli abitanti di Gerusalemme, come un cittadino che vive con gli altri cittadini le vicende della storia, offrendo però la potenza della sua benedizione”. Dio benedirà i raccolti, si preoccuperà dei poveri, stenderà il suo manto protettivo sui sacerdoti, farà sì che tutti i fedeli vivano nella gioia e nella fiducia, in particolare benedirà Davide e la sua discendenza.

Come era già accaduto nella prima parte del Salmo, entra in scena anche nella seconda parte la figura del «Consacrato», in ebraico «Messia», “annodando così la discendenza davidica al messianismo che, nella rilettura cristiana, trova piena attuazione nella figura di Cristo. Il Salmo 131 diventa, allora, una celebrazione del Dio-Emmanuele che sta con le sue creature, vive accanto ad esse e le benefica, purché rimangano unite a lui nella verità e nella giustizia. Il centro spirituale di questo inno è già preludio alla proclamazione giovannea: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».”

Concludendo la sua catechesi il Santo Padre ha ricordato che “l’inizio di questa seconda parte del Salmo 131 è stato abitualmente usato dai Padri della Chiesa per descrivere l’incarnazione del Verbo nel grembo della Vergine Maria” ed ha citato a questo proposito un passo di Sant'Ireneo che si richiama alla profezia di Isaia sulla vergine partoriente. “Nel Salmo appare e traspare già il mistero di un Dio che abita con noi, che diventa uno con noi nell’Incarnazione. E questa fedeltà di Dio e la nostra fiducia nei cambiamenti della storia sono a nostra gioia.” (S.L.) (Agenzia Fides 21/9/2005, righe 28, parole 459)

Il testo integrale della catechesi del Santo Padre, plurilingue

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23 settembre 2005 – Udienza al terzo gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

VATICANO - Benedetto XVI al terzo gruppo di Vescovi del Messico: “vi invito a proseguire senza scoraggiarvi nella missione di insegnare e annunciare agli uomini il Vangelo di Cristo… Nella società attuale non dobbiamo cadere nello sconforto, né nella mancanza di entusiasmo nei progetti pastorali”

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Il vostro ministero pastorale deve rivolgersi a tutti, sia ai fedeli che partecipano attivamente alla vita della comunità diocesana, sia alle persone che si sono allontanate e che sono alla ricerca del senso della propria vita. Per questo vi invito a proseguire senza scoraggiarvi nella missione di insegnare e annunciare agli uomini il Vangelo di Cristo… Nella società attuale, che rivela segni tanto visibili di secolarismo, non dobbiamo cadere nello sconforto, né nella mancanza di entusiasmo nei progetti pastorali. Ricordate che lo Spirito vi infonde le forze necessarie. Abbiate fiducia ! in Lui.” E’ l’esortazione che Papa Benedetto XVI ha rivolto al terzo gruppo di Vescovi messicani, ricevuti in udienza nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo il 23 settembre, per la loro visita Ad Limina Apostolorum.

I Vescovi appartengono alle circoscrizioni ecclesiastiche messicane del Centro-oriente (Jalapa, Città del Messico, Puebla, Tlalnepantla e diocesi suffraganee). “Il centro della Repubblica Messicana - ha ricordato il Santo Padre - è la regione in cui si stabilirono gli antichi popoli indigeni e dove ebbe inizio l'azione missionaria della Chiesa, poi estesa alle altre regioni. La vita urbana è caratterizzata dalla convivenza di molteplici culture e costumi… la vita risulta complessa per le diverse classi sociali delle quali la pastorale diocesana deve occuparsi senza discriminazioni, preoccupandosi prima di tutto di quanti si trovano in una situazione di grande povertà, solitudine o emarginazione. Tutti questi gruppi sociali forgiano il volto urbano e costituiscono una sfida costante per l'attività pastorale, la cui pianificazione deve includere anche i fratelli che emigrano, sempre in numero maggiore, dall'ambiente rurale a quello urbano, alla ricerca di una vita più degna”. Questa realtà, ed i suoi pressanti problemi, devono essere al centro dell'attenzione del Vescovo, il quale “deve promuovere e consolidare la comunione, di modo che i fedeli si sentano chiamati con maggiore intensità alla vita comunitaria, facendo sì che la Chiesa sia «la casa e la scuola della comunione».”

Il Papa ha quindi chiesto ai Vescovi di dedicare "le cure e le energie migliori” ai sacerdoti, primi collaboratori del Vescovo nel ministero pastorale: “Vi incoraggio pertanto a stare sempre vicini a ciascuno di essi, a mantenere con loro un rapporto di amicizia sacerdotale, sull'esempio del Buon Pastore. Aiutateli a essere uomini di preghiera assidua… La preghiera del sacerdote è un'esigenza del suo ministero pastorale, in quanto per la comunità è imprescindibile la testimonianza del sacerdote orante, che proclama la trascendenza e si immerge nel mistero di Dio. Preoccupatevi della situazione particolare di ogni sacerdote incoraggiandolo a procedere con gioia e con speranza lungo il cammino della santità sacerdotale, offrendogli l'aiuto di cui ha bisogno e promuovendo parimenti la fraternità fra di essi.” Benedetto XVI ha anche raccomandato di seguire “con particolare cura” la formazione dei seminaristi e di promuovere la pastorale vocazionale.

Infine il Papa ha concluso invitando alla speranza: “Dinanzi a un panorama mutevole e complesso come quello attuale, la virtù della speranza è sottoposta a dura prova nella comunità dei credenti. Proprio per questo dobbiamo essere apostoli pieni di speranza, che confidano con gioia nelle promesse di Dio. Egli non abbandona mai il suo popolo, anzi lo invita alla conversione affinché divenga realtà il suo Regno. Regno di Dio vuol dire non solo che Dio esiste e vive, ma anche che è presente e opera nel mondo”. (S.L.) (Agenzia Fides 24/9/2005; righe 38, parole 571)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in spagnolo

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25 settembre 2005 - Angelus

VATICANO - Il Papa sottolinea all’Angelus il legame tra Eucaristia e carità: “L’Eucaristia diventa la sorgente dell’energia spirituale che rinnova il mondo nell’amore di Cristo”. Un ricordo particolare per le vittime dei disastri naturali negli Stati Uniti e in altre parti del mondo.

Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - Nell’ultima domenica trascorsa a Castel Gandolfo prima di rientrare in Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ieri ha ringraziato tutti per l’accoglienza e, prima di recitare la preghiera dell’Angelus, proseguendo la riflessione sul Mistero eucaristico, ha messo in luce il legame esistente tra l’Eucaristia e la carità. “Carità - in greco agape, in latino caritas - non significa prima di tutto l’atto o il sentimento benefico - ha spiegato il Papa -, ma il dono spirituale, l’amore di Dio che lo Spirito Santo effonde nel cuore umano e che lo muove a donarsi a sua volta a ! Dio stesso e al prossimo.

L’intera esistenza terrena di Gesù, “è stata un unico atto d’amore”: “Le parole di Gesù nel Cenacolo anticipano la sua morte e manifestano la coscienza con cui Egli l’ha affrontata, trasformandola nel dono di sé, nell’atto d’amore che si dona totalmente. Nell’Eucaristia il Signore si dà a noi con il suo corpo, la sua anima e la sua divinità, e noi diventiamo una sola cosa con lui e tra noi. La nostra risposta al suo amore dev’essere allora concreta, si deve esprimere in un’autentica conversione all’amore, nel perdono, nella reciproca accoglienza e nell’attenzione ai bisogni di tutti. Tante e molteplici sono le forme del servizio che possiamo rendere al prossimo nella vita di ogni giorno. L’Eucaristia diventa così la sorgente dell’energia spirituale che rinnova il mondo nell’amore di Cristo.”

Il Papa ha quindi citato l’esempio di numerosi Santi, “che hanno tratto dall’Eucaristia la forza di una carità operosa e non di rado eroica”: san Vincenzo de’ Paoli e la beata Madre Teresa. In particolare la Vergine Maria, dopo l’Annunciazione si recò in fretta a visitare e aiutare la cugina Elisabetta. “Preghiamo perché ogni cristiano, nutrendosi del Corpo e del Sangue del Signore - ha detto il Santo Padre -, cresca sempre più nell’amore verso Dio e nel servizio generoso ai fratelli”.

Dopo la preghiera, salutando i pellegrini di lingua inglese, il Santo Padre ha ricordato in modo particolare “quanti sono colpiti dai disastri naturali negli Stati Uniti e in altre parti del mondo”. Ed ha invitato ad unirsi alla sua preghiera al Signore “per coloro che soffrono, per le vittime ed i loro parenti, e per i soccorritori”. (S.L.) (Agenzia Fides 26/9/2005; righe 25, parole 379)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre

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28 settembre 2005 – Udienza generale

VATICANO - La catechesi del Papa all’udienza generale: “L’amore divino diviene concreto e quasi sperimentabile nella storia con tutte le sue vicende aspre e gloriose”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nella catechesi tenuta durante l’udienza generale di questa mattina, 28 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha commentato la prima parte del Salmo 134 (134,1-12 - “Lodate il Signore che opera meraviglie” - Vespri del Venerdì della 3a Settimana), “un inno di indole liturgica, intessuto di allusioni, reminiscenze e rimandi ad altri testi biblici”. Questa prima sezione si apre con un appassionato invito a lodare il Signore. “Siamo, quindi, nell’atmosfera viva del culto che si svolge nel tempio, il luogo privilegiato e comunitario della preghiera - ha spiegato il Santo Padre -. Là si sperimenta in modo efficace la presenza del nostro Dio, un Dio buono e amabile, il Dio dell’elezione e dell’alleanza”.

Dopo l’invito alla lode, una voce solista proclama la professione di fede. “L’onnipotenza divina si manifesta in continuazione nel mondo intero in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi… Ma è soprattutto un altro aspetto dell’attività divina che viene celebrato in questa professione di fede. Si tratta del mirabile intervento nella storia, dove il Creatore mostra il volto di redentore del suo popolo e di sovrano del mondo. Si fanno passare davanti agli occhi di Israele raccolto in preghiera i grandi eventi dell’Esodo”. Ecco quindi le piaghe d’Egitto, le vittorie di Israele dopo la marcia nel deserto, ed infine la meta tanto sospirata e attesa, la terra promessa. “L’amore divino diviene concreto e quasi sperimentabile nella storia con tutte le sue vicende aspre e gloriose - ha detto Benedetto XVI -. La liturgia ha il compito di rendere sempre presenti ed efficaci i doni divini, soprattutto ! nella grande celebrazione pasquale che è la radice di ogni altra solennità e costituisce l’emblema supremo della libertà e della salvezza.”

Nei saluti al termine dell’udienza, il Pontefice ha rivolto un saluto particolare “ai sacerdoti dei Pontifici Collegi San Paolo apostolo, San Pietro apostolo, San Francesco d’Assisi e Pio Brasiliano, provenienti da varie Nazioni per intraprendere gli studi qui a Roma, nelle diverse Università Pontificie” rivolgendo loro questo invito: “Vi esorto ad utilizzare con saggezza il tempo della vostra permanenza nella Città eterna, così da tornare nei vostri Paesi con una seria formazione spirituale e teologica, necessaria per l’impegno apostolico che vi attende.” (S.L.) (Agenzia Fides 28/9/2005, righe 26, parole 377)

Il testo integrale della catechesi del Santo Padre, plurilingue

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29 settembre 2005 – Udienza al quarto gruppo di Vescovi messicani in visita “Ad limina”

VATICANO - Il Santo Padre Benedetto XVI all’ultimo gruppo di Vescovi del Messico: “Il compito episcopale di insegnare consiste nel trasmettere il Vangelo di Cristo, con i suoi valori morali e religiosi, tenendo presenti le diverse realtà e aspirazioni che emergono nella società contemporanea”.

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Il compito episcopale di insegnare consiste nel trasmettere il Vangelo di Cristo, con i suoi valori morali e religiosi, tenendo presenti le diverse realtà e aspirazioni che emergono nella società contemporanea, la cui situazione i Pastori devono conoscere bene… Al tempo stesso, i Pastori della Chiesa in Messico devono prestare un'attenzione particolare, come si faceva nelle prime comunità cristiane, ai gruppi più indifesi e ai poveri. Questi costituiscono ancora un ampio settore della popolazione nazionale, vittime a volte di strutture insufficienti e inaccettabili. Nel Vangelo, la risposta adatta è promuovere la solidarietà e la pace, affinché rendano la giustizia realmente attuabile.” E’ quanto ha raccomandato il Santo Padre Benedetto XVI all’ultimo gruppo di Vescovi messicani, ricevuti in visita Ad Limina Apostolorum il 29 settembre, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico. I Vescovi, accompagnati dal Cardinale Juan Sandoval Iñiguez, Arcivescovo di Guadalajara, appartenevano al gruppo del « Sur Oriente», che comprende le Arcidiocesi e Diocesi delle Province ecclesiastiche di Acapulco, Antequera e Yucatán.

Il Santo Padre ha ricordato l’impegno della Chiesa “per sradicare qualsiasi forma di emarginazione, esortando i cristiani a praticare la giustizia e l'amore” anche attraverso la condivisione delle risorse con i fratelli più bisognosi. “È necessario non solo alleviare i bisogni più seri, ma anche andare alla radice del problema, proponendo misure che diano alle strutture sociali, politiche ed economiche una configurazione più equa e solidale. In tal modo la carità sarà al servizio della cultura, della politica, dell'economia e della famiglia, divenendo fondamento di un autentico sviluppo umano e comunitario”.

La ricchezza della cultura, della storia e delle tradizioni del popolo messicano, si manifesta anche con la sua gioia ed il suo profondo senso della festa. “Questa è una delle espressioni della gioia cristiana fin dai tempi della prima evangelizzazione - ha detto il Santo Padre -, che conferisce grande espressività alle celebrazioni e alle manifestazioni della religiosità popolare. Spetta ai Pastori orientare questa peculiarità tanto comune ai fedeli messicani verso una fede salda e matura, capace di modellare una condotta di vita coerente con ciò che con gioia si professa. Tutto ciò ravviverà anche il crescente impulso missionario dei messicani”.

Nella parte conclusiva del suo discorso, il Santo Padre ha messo in rilievo che anche in Messico si “manifesta in tante espressioni il ‘genio’ della donna”, ed a questo proposito ha affermato: “continua ad essere una sfida del nostro tempo cambiare la mentalità, perché la donna sia trattata con piena dignità in tutti gli ambienti e si protegga anche la sua insostituibile missione di madre e prima educatrice dei figli”. Un altro settore importante è costituito dalla pastorale giovanile: “In molti di loro esiste il falso concetto che impegnarsi e prendere decisioni definitive fa perdere la libertà. Conviene ricordare loro che l'uomo è libero quando sceglie incondizionatamente secondo la verità ed il bene. Solo se mettono Gesù Cristo al centro della loro esistenza è possibile dare un senso alla vita e costruire qualche cosa di grande e duraturo”. Infine il Santo Padre ! ha invitato i Vescovi a “procedere ed agire concordi in uno spirito di comunione, che ha il suo culmine e la sua sorgente inesauribile nell'Eucaristia”. Il Congresso Eucaristico Internazionale di Guadalajara, “ha lasciato tracce profonde nel popolo dei fedeli, che è bene conservare come un tesoro di fede celebrata e condivisa". (S.L.) (Agenzia Fides 30/9/2005; righe 39, parole 566)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in spagnolo

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30 settembre 2005 – Discorso in occasione della visita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù

VATICANO- La visita del Santo Padre all’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù”, “un avamposto dell’azione evangelizzatrice della Comunità cristiana nella nostra Città”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “L’Ospedale Bambino Gesù, oltre ad essere una immediata e concreta opera di aiuto della Santa Sede verso i bambini ammalati, rappresenta un avamposto dell’azione evangelizzatrice della Comunità cristiana nella nostra Città. Qui si può offrire una testimonianza concreta ed efficace del Vangelo a contatto con l’umanità sofferente; qui si proclama con i fatti la potenza di Cristo che con il suo spirito guarisce e trasforma l’umana esistenza. Preghiamo perché, insieme con le cure, sia comunicato ai piccoli ospiti l’amore di Gesù”. E’ quanto ha sottolineato il Santo Padre Benedetto XVI durante la visita all’Ospedale Pedia! trico della Santa Sede, venerdì 30 settembre. Accolto dai Cardinali Angelo Sodano, Segretario di Stato; Camillo Ruini, Vicario per la diocesi di Roma; Francesco Marchisano, Consigliere di Amministrazione dell’Ospedale; e dal Presidente dell’Ospedale, Dott. Francesco Silvano; dal Direttore Amministrativo, Dott. Massimo Spina; dal Direttore Sanitario, Dott. Tommaso Langiano. il Santo Padre ha visitato il Dipartimento Emergenze e Accettazione, il Reparto di Neurotraumatologia e quello di Cardiologia. Dopo aver sostato nella Cappella per un momento di preghiera, il Santo Padre ha ricevuto nell’Aula delle Conferenze il saluto del Presidente del "Bambino Gesù", Dott. Francesco Silvano, quindi ha pronunciato il suo discorso.

Benedetto XVI ha salutato e ringraziato per l’accoglienza le Autorità, i medici, il personale e tutti i bambini con i loro familiari, quindi ha detto di aver scelto il "Bambino Gesù" per la sua prima visita ad un ospedale, per due motivi: perché questo Istituto appartiene alla Santa Sede e per testimoniare l’amore di Gesù per i bambini, “in ogni persona sofferente, ancor più se piccola e indifesa, è Gesù che ci accoglie e attende il nostro amore”.

Il Santo Padre ha poi elogiato la qualità dell’accoglienza e della cura riservata a chi è ammalato: “Qui è vostra preoccupazione assicurare un trattamento eccellente non solo sotto il profilo sanitario, ma anche sotto l’aspetto umano. Voi cercate di dare una famiglia ai degenti e ai loro accompagnatori, e questo richiede il contributo di tutti… Questo stile, che vale per ogni Casa di cura, deve contraddistinguere in modo speciale quelle che si ispirano ai principi evangelici. Per i bambini, poi, non va lesinata alcuna risorsa. Al centro di ogni progetto e programma ci sia pertanto sempre il bene del malato, il bene del bambino ammalato”. Per realizzare questa difficile missione, il Santo Padre ha esortato a saper riconoscere in ogni piccolo paziente, il volto di Gesù, e ad attingere forza spirituale da Gesù realmente presente nell’Eucaristia, “per confortare e curare quanti qui sono ricoverati&rdq! uo;. Al termine del suo discorso, il Santo Padre ha invocato l’intercessione di Maria Santissima, Salus infirmorum - Salute dei malati, Madre del Bambino Gesù e di tutti i bambini, affinché protegga gli ammalati, le loro famiglie, i dirigenti, i medici e l’intera Comunità dell’Ospedale. (S.L.) (Agenzia Fides 3/10/2005, righe 33, parole 473)

Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in italiano

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VERBA PONTIFICIS

 

Dialogo

“Realizzare la piena comunione dei cristiani deve essere un obiettivo per tutti coloro che professano la fede nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, "sia i fedeli che i pastori e ognuno secondo le proprie capacità, tanto nella vita quotidiana quanto negli studi teologici e storici" (UR 5). Il Simposio, che si pone sulla scia di analoghe e fruttuose iniziative ecumeniche, pone in luce l’impegno, la ricerca e lo studio comuni tesi a chiarire differenze e a superare incomprensioni. In questa linea, gli Istituti di insegnamento teologico possono svolgere un ruolo fondamentale per la formazione delle nuove generazioni e per offrire una rinnovata testimonianza cristiana nel mondo di oggi” (4 settembre 2005 – Messaggio per il IX Simposio Intercristiano).

 

Disastri naturali

“In questi giorni siamo tutti addolorati per il disastro provocato da un uragano negli Stati Uniti d’America, specialmente a New Orleans. Desidero assicurare la mia preghiera per i defunti ed i loro familiari, per i feriti e i senzatetto, per gli ammalati, i bambini, gli anziani; benedico quanti sono impegnati nella difficile opera di soccorso e di ricostruzione. Al Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, l’Arcivescovo Paul Josef Cordes, ho dato incarico di recare alle popolazioni colpite la testimonianza della mia solidarietà. Il mio pensiero va anche agli iracheni che mercoledì scorso hanno visto perire, vittime di un inarrestabile movimento di panico, centinaia di loro concittadini – per lo più anziani, donne e bambini – riuniti a Baghdad per una commemorazione religiosa. Voglia l’Onnipotente toccare i cuori di tutti, perché finalmente si instauri in quel tribolato Paese un clima di riconciliazione e di reciproca fiducia” (4 settembre 2005 – Angelus).

 

Eucaristia

“L’Anno dell’Eucaristia si avvia ormai verso la sua fase conclusiva. Si chiuderà, nel prossimo mese di ottobre, con la celebrazione dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi in Vaticano, che avrà come tema: "L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa". Quest’Anno speciale dedicato al Mistero eucaristico è stato voluto dall’amato Papa Giovanni Paolo II per ridestare nel popolo cristiano la fede, lo stupore e l’amore verso questo grande Sacramento che costituisce il vero tesoro della Chiesa. Con quanta devozione egli celebrava la Santa Messa, centro di ogni sua giornata! E quanto tempo trascorreva in adorante, silenziosa preghiera davanti al Tabernacolo! Negli ultimi mesi la malattia lo ha assimilato sempre più a Cristo sofferente. Colpisce il pensiero che, nell’ora della morte, egli si sia trovato ad unire l'offerta della propria vita a quella di Cristo nella Messa che veniva celebrata accanto al suo letto. La sua esistenza terrena si è chiusa nell’Ottava di Pasqua, proprio nel cuore di quest’Anno eucaristico, nel quale si è compiuto il passaggio dal suo grande pontificato al mio. Con gioia pertanto, fin dall’inizio di questo servizio che il Signore mi ha chiesto, riaffermo la centralità del Sacramento della presenza reale di Cristo nella vita della Chiesa e in quella di ogni cristiano” (4 settembre 2005 – Angelus).

“In vista dell’Assemblea sinodale di ottobre, i Vescovi che ne saranno membri, stanno esaminando lo "Strumento di lavoro" appositamente approntato. Chiedo però che l’intera Comunità ecclesiale si senta coinvolta in questa fase di preparazione immediata e vi partecipi con la preghiera e la riflessione, valorizzando ogni occasione, evento e incontro. Anche nella recente Giornata Mondiale della Gioventù moltissimi sono stati i riferimenti al mistero dell’Eucaristia. Ripenso, ad esempio, alla suggestiva Veglia di sabato sera, 20 agosto, a Marienfeld, che ha avuto il suo momento culminante nell’adorazione eucaristica: una scelta coraggiosa, che ha fatto convergere gli sguardi e i cuori dei giovani su Gesù presente nel Santissimo Sacramento. Ricordo inoltre che, durante quelle memorabili giornate, in alcune chiese di Colonia, di Bonn e di Düsseldorf si è tenuta l'adorazione continua, giorno e notte, con la partecipazione di molti giovani, che hanno potuto così scoprire insieme la bellezza della preghiera contemplativa! Confido che, grazie all’impegno di Pastori e fedeli, in ogni comunità sia sempre più assidua e fervida la partecipazione all’Eucaristia. Vorrei quest’oggi, in particolare, esortare a santificare con gioia il "giorno del Signore", la Domenica, giorno sacro per i cristiani. Mi piace, in questo contesto, ricordare la figura di san Gregorio Magno, di cui abbiamo celebrato ieri la memoria liturgica. Quel grande Papa diede un contributo di portata storica alla promozione della liturgia nei suoi vari aspetti e, in particolare, alla conveniente celebrazione dell'Eucaristia. La sua intercessione, insieme con quella di Maria Santissima, ci aiuti a vivere in pienezza ogni domenica la gioia della Pasqua e dell’incontro con il Signore risorto” (4 settembre 2005 – Angelus).

 

Fiducia nel Signore

“Già in precedenza ci siamo soffermati sul grandioso affresco del Cristo, Signore dell’universo e della storia, che domina l’inno posto all’inizio della Lettera di san Paolo ai Colossesi. Questo cantico, infatti, scandisce tutte le quattro settimane in cui si articola la Liturgia dei Vespri. Il cuore dell’inno è costituito dai versetti 15-20, dove entra in scena in modo diretto e solenne Cristo, definito «immagine» del «Dio invisibile» (v. 15). Il termine greco eikon, «icona», è caro all’Apostolo: nelle sue Lettere lo usa nove volte applicandolo sia a Cristo, icona perfetta di Dio (cfr 2Cor 4,4), sia all’uomo, immagine e gloria di Dio (cfr 1Cor 11,7). Questi, tuttavia, col peccato «ha cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile» (Rm 1,23), scegliendo di adorare gli idoli e divenendo simile ad essi. Dobbiamo, perciò, continuamente modellare la nostra immagine su quella del Figlio di Dio (cfr 2Cor 3,18), poiché siamo stati «liberati dal potere delle tenebre», «trasferiti nel regno del suo Figlio diletto» (Col 1,13). Cristo è, poi, proclamato «primogenito (generato prima) di ogni creatura» (v. 15). Cristo precede tutta la creazione (cfr v. 17), essendo generato fin dall’eternità: per questo «tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (v. 16). Anche nell’antica tradizione ebraica si affermava che «tutto il mondo è stato creato in vista del Messia» (Sanhedrin 98b)” (7 settembre 2005 – Udienza generale).

“Il giuramento divino coinvolge, però, l’impegno umano, tant’è vero che è condizionato da un «se»: «Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza» (Sal 131,12). Alla promessa e al dono di Dio, che non ha nulla di magico, deve rispondere l’adesione fedele e operosa dell’uomo in un dialogo che intreccia due libertà, la divina e l’umana” (21 settembre 2005 – Udienza generale).

Già sant’Ireneo, richiamandosi alla profezia di Isaia sulla vergine partoriente, spiegava: «Le parole: “"Ascoltate, dunque, casa di Davide" (Is 7,13) indicano che il re eterno, che Dio aveva promesso a Davide di suscitare dal "frutto del suo seno" (Sal 131,11), è quello stesso che è nato dalla Vergine, proveniente da Davide. Perciò gli aveva promesso un re che sarebbe nato dal "frutto del suo seno", espressione che indica una vergine incinta. Dunque la Scrittura... pone ed afferma il frutto del seno per proclamare che la generazione di colui che doveva venire sarebbe avvenuta dalla Vergine. Come appunto Elisabetta, ripiena di Spirito Santo, attestò dicendo a Maria: "Benedetta sei tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno" (Lc 1,42). Così lo Spirito Santo indica a quelli che vogliono ascoltarlo che nel parto della Vergine, cioè di Maria, si è compiuta la promessa, fatta da Dio a Davide, di suscitare un re dal frutto del suo seno»” (Contro le eresie, 3,21,5: Già e Non Ancora, CCCXX, Milano 1997, p. 285). “E così vediamo nel grande arco, che va dal Salmo antico fino all’Incarnazione del Signore, la fedeltà di Dio. Nel Salmo appare e traspare già il mistero di un Dio che abita con noi, che diventa uno con noi nell’Incarnazione. E questa fedeltà di Dio e la nostra fiducia nei cambiamenti della storia sono a nostra gioia”. (21 settembre 2005 – Udienza generale).

L’onnipotenza divina si manifesta in continuazione nel mondo intero «in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi». È Lui a produrre nubi, folgori, pioggia e venti, immaginati come racchiusi in «riserve» o serbatoi (cfr vv. 6-7). Ma è soprattutto un altro aspetto dell’attività divina che viene celebrato in questa professione di fede. Si tratta del mirabile intervento nella storia, dove il Creatore mostra il volto di redentore del suo popolo e di sovrano del mondo. Si fanno passare davanti agli occhi di Israele raccolto in preghiera i grandi eventi dell’Esodo. Ecco innanzitutto la commemorazione sintetica ed essenziale delle «piaghe» d’Egitto, i flagelli suscitati dal Signore per piegare l’oppressore (cfr vv. 8-9). Si procede poi con l’evocazione delle vittorie riportate da Israele dopo la lunga marcia nel deserto. Vengono attribuite al potente intervento di Dio, che «colpì numerose nazioni e uccise re potenti» (v. 10). Infine, ecco la meta tanto sospirata e attesa, quella della terra promessa: «Diede la loro terra in eredità a Israele, in eredità a Israele suo popolo» (v. 12). L’amore divino diviene concreto e quasi sperimentabile nella storia con tutte le sue vicende aspre e gloriose. La liturgia ha il compito di rendere sempre presenti ed efficaci i doni divini, soprattutto nella grande celebrazione pasquale che è la radice di ogni altra solennità e costituisce l’emblema supremo della libertà e della salvezza. (28 settembre 2005 – Udienza generale).

 

Missione

“A tutti auguro di lasciarsi sempre illuminare da Cristo, per rendere testimonianza della sua presenza salvifica in ogni ambiente” (7 settembre 2005 – Udienza generale).

Prendete e mangiate, questo è il mio corpo … bevetene tutti, questo è il mio sangue" (Mt 26,26-27). Le parole di Gesù nel Cenacolo anticipano la sua morte e manifestano la coscienza con cui Egli l’ha affrontata, trasformandola nel dono di sé, nell’atto d’amore che si dona totalmente. Nell’Eucaristia il Signore si dà a noi con il suo corpo, la sua anima e la sua divinità, e noi diventiamo una sola cosa con lui e tra noi. La nostra risposta al suo amore dev’essere allora concreta, si deve esprimere in un’autentica conversione all’amore, nel perdono, nella reciproca accoglienza e nell’attenzione ai bisogni di tutti. Tante e molteplici sono le forme del servizio che possiamo rendere al prossimo nella vita di ogni giorno. L’Eucaristia diventa così la sorgente dell’energia spirituale che rinnova il mondo nell’amore di Cristo” (25 settembre 2005 – Angelus).

“Esemplari testimoni di questo amore sono i santi, che hanno tratto dall’Eucaristia la forza di una carità operosa e non di rado eroica. Penso a san Vincenzo de’ Paoli, del quale celebreremo dopodomani la memoria liturgica, il quale affermava: "Che gioia servire la persona di Gesù Cristo nelle sue povere membra!". Penso alla beata Madre Teresa, fondatrice delle Missionarie della Carità, che nei più poveri tra i poveri amava Gesù, ricevuto e contemplato ogni giorno nell’Ostia consacrata. Prima e più di tutti i santi, la carità divina ha colmato il cuore della Vergine Maria. Dopo l’Annunciazione, spinta da Colui che portava in grembo, la Madre del Verbo incarnato si recò in fretta a visitare e aiutare la cugina Elisabetta. Preghiamo perché ogni cristiano, nutrendosi del Corpo e del Sangue del Signore, cresca sempre più nell’amore verso Dio e nel servizio generoso ai fratelli”. (25 settembre 2005 – Angelus).

 

Sacra Scrittura

“La Costituzione dogmatica Dei Verbum, della cui elaborazione fui testimone partecipando in prima persona come giovane teologo alle vivaci discussioni che l’accompagnarono, si apre con una frase di profondo significato: "Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans, Sacrosancta Synodus ...". Sono parole con le quali il Concilio indica un aspetto qualificante della Chiesa: essa è una comunità che ascolta ed annuncia la Parola di Dio. La Chiesa non vive di se stessa ma del Vangelo e dal Vangelo sempre e nuovamente trae orientamento per il suo cammino. È una annotazione che ogni cristiano deve raccogliere ed applicare a se stesso: solo chi si pone innanzitutto in ascolto della Parola può poi diventarne annunciatore. Egli infatti non deve insegnare una sua propria sapienza, ma la sapienza di Dio, che spesso appare stoltezza agli occhi del mondo (cfr 1 Cor 1, 23)” (16 settembre 2005 – Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”).

“La Chiesa sa bene che Cristo vive nelle Sacre Scritture. Proprio per questo - come sottolinea la Costituzione - essa ha sempre tributato alle Divine Scritture una venerazione simile a quella riservata per il Corpo stesso del Signore (cfr DV 21). Proprio in considerazione di questo, giustamente asseriva san Girolamo, citato dal documento conciliare, che l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo (cfr DV 25)” (16 settembre 2005 – Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”).

“Chiesa e Parola di Dio sono tra loro inscindibilmente legate. La Chiesa vive della Parola di Dio e la Parola di Dio risuona nella Chiesa, nel suo insegnamento e in tutta la sua vita (cfr DV 8). Perciò l’Apostolo Pietro ci ricorda che «nessuna Scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio» (2 Pt 1, 20) (16 settembre 2005 – Udienza ai partecipanti al Congresso Internazionale “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”).

 

 

INTERVENTUS SUPER QUAESTIONES

 

Disastri naturali

New York - “Siamo molto grati per le preghiere e le offerte che stiamo ricevendo nei nostri uffici ed in altri uffici della Chiesa in tutto il paese” afferma Monsignor John E. Kozar, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie degli Stati Uniti. “I cattolici e i membri delle altre confessioni religiose stanno rispondendo con generosità per aiutare quanti si trovano in circostanze cosi tragiche. Tutti ci siamo visti colpiti in qualche modo con questa devastazione. I nostri ‘fratelli’ dell'Arcidiocesi di New Orleáns e della Diocesi di Biloxi, si sono visti obbligati ad abbandonare uffici, chiese, case, rettorie e conventi” continua Monsignor K! ozar, sottolineando che la maggioranza delle diocesi colpite sono proprio quelle che hanno meno mezzi per affrontare questa avversità. “I cattolici degli Stati Uniti hanno sempre offerto spontaneamente e generosamente aiuti. Sentiamo profondamente il senso della perdita di tutto e della tristezza che stanno sperimentando le persone in Luisiana, Mississipi ed Alabama. La maggior parte dei cattolici comprende perfettamente il significato delle parole del Signore quando disse: 'Ogni cosa che fate ad uno di questi piccoli la fate a me’ ed agiscono in conseguenza”.

L'Arcivescovo di New Orleáns, Alfred Hughes, si è unito alle migliaia di persone senzatetto e si è dedicato ad assistere le vittime dell'uragano, chiedendo preghiere alla nazione, racconta Monsignor Kozar. L'Arcivescovo Hughes ed il Vescovo Robert W. Muench, di Baton Rouge, sono andati a pregare con le persone che si trovavano nei rifugi di fortuna. Il Vescovo Thomas Rodi di Biloxi (Mississipi) é riuscito a prendere contatto con la Conferenza Episcopale grazie al suo cellulare: ha detto che il 20 per cento delle chiese della sua diocesi ed un terzo delle scuole sono distrutte.

Monsignor William Skylstad, Vescovo di Spokane e Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB), ha affermato che questo disastro “colpisce tutti i Vescovi degli Stati Uniti per il gran numero di personale ecclesiastico che é rimasto isolato, sta lavorando in mezzo a grandi disagi, e forse non è neanche cosciente che tutto il paese sta pregando per loro. Non sappiamo neanche se tutti stiano bene”. L'USCCB ha indetto una colletta nazionale in tutte le diocesi del paese e ha chiesto preghiere per le vittime dell'uragano Katrina.

Anche i Cavalieri di Colombo hanno preparato un programma di assistenza per le vittime dell'uragano in Luisiana, Mississipi, Alabama e Florida. Monsignor John Kozar sta mantenendo sempre informati della situazione il personale della Direzionale nazionale POM, benefattori ed amici, al fine di poter aiutare nel miglior modo possibile tanti fratelli e sorelle, principalmente per mezzo della preghiera. “Tutti i giorni l'ufficio nazionale delle POM degli USA offre la Messa per la popolazione delle zone colpite. L'ufficio nazionale, cosi come i nostri Direttori diocesani, incoraggiano i fedeli a dare il loro aiuto in questo disastro: ricordiamo loro che ci saranno collette speciali nelle singole parrocchie, come ha raccomandato la Conferenza Episcopale, e chiediamo che preghino Dio per le vittime e i loro familiari”. (RG) (Agenzia Fides 5/9/2005, righe 34, parole 497)

New Orleans - Nella tragedia di New Orleans anche i Salesiani della zona sono impegnati per l’assistenza agli sfollati e la ricostruzione. In risposta alle richieste di aiuto giunte dal Salesiani in America, il “Volontariato Internazionale per lo Sviluppo” (Vis), organizzazione non governativa legata al mondo salesiano, ha inviato un primo contributo di 10.000 dollari che serviranno a iniziare la ricostruzione di alcuni edifici danneggiati o parzialmente distrutti dalla furia dell’uragano. La priorità sarà data al Liceo salesiano di Shaw, frequentato da tantissimi ragazzi, soprattutto dei quartieri più a rischio. “La solidarietà non conosce confini, è un sentimento universale, capace di abbattere muri e di ridimensionare la visione globale del mondo: senza più nord e sud del mondo. La sopravvivenza dell’umanità dipende dalla capacità di aiutarsi gli uni con gli altri: questa è la lezione universale dell’uragano Khatrina”, ha dichiarato Antonio Raimondi, presidente del Vis. (PA) (Agenzia Fides 6/9/2005 righe 15 parole 175)

Città del Vaticano - Il Santo Padre Benedetto XVI ha dato incarico al Presidente del Pontificio Consiglio “Cor unum”, l’Arcivescovo Paul Josef Cordes, di recare la testimonianza della Sua solidarietà insieme con l’aiuto concreto alle popolazioni colpite dall’uragano Katrina, che si è recentemente abbattuto nel Sud degli Stati Uniti d’America, in particolare nella zona di New Orleans. Come informa un comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, Monsignor Cordes sarà sabato 10 a Baton Rouge, dove incontrerà il Vescovo della Diocesi, S.E. Roberth Muench, e il Presidente di Catholic Charities USA, Rev. Larry Snyder.

Nella Cattedrale di Baton Rouge, durante la Celebrazione Eucaristica di domenica 11, saranno ricordate le vittime della catastrofe naturale, assieme a tutte le vittime della violenza nel 4° anniversario dell’11 settembre 2001: la comunità in preghiera si farà carico dell’umana sofferenza nella luce della Pasqua e della Risurrezione di Cristo. Nel pomeriggio la Delegazione - di cui fa parte il Cardinale Theodore Edgar McCarrick, Arcivescovo di Washington - incontrerà S.E. Alfred Hughes e S.E. Thomas Rodi, Vescovi della regione, e il Governatore della Louisiana. Poi visiterà gli sfollati del delta del Mississipi rifugiati a Baton Rouge e parlerà anche con le numerose persone impegnate nell’opera di soccorso.

Lunedì 12 settembre, dopo l’incontro con altre autorità locali, è prevista una conferenza stampa; nel pomeriggio Monsignor Cordes compirà una visita a Biloxi nel Mississipi. Martedì 13 si recherà a Washington DC per incontrare le Autorità Federali. Il rientro in Vaticano è fissato per il 14 settembre. Questa missione dell’inviato del Papa, oltre a portare un segno della vicinanza sia spirituale che materiale di Benedetto XVI, intende anche incoraggiare le istituzioni cattoliche che si stanno adoperando nella fase di emergenza, per contribuire a preparare e ad avvicinare il momento della ricostruzione. (S.L.) (Agenzia Fides 10/9/2005 - Righe 22; Parole 303)

New Orleans - Monsignor Alfred C. Hughes, Arcivescovo di New Orleans, ha lanciato un appello urgente alla Comunità cattolica in tutto il mondo chiedendo preghiere ed aiuti concreti per la popolazione colpita dall'uragano 'Katrina', sostenendo così gli sforzi che sta compiendo l'Arcidiocesi per cercare di rispondere a tutte le necessità. L'Arcidiocesi ha creato un Fondo di Aiuto per provvedere alle necessità basilari delle migliaia di sfollati e, a lungo termine, per la ricostruzione dei numerosi edifici danneggiati. Secondo l'Arcivescovo, più del 90% delle chiese, scuole, parrocchie ed altri edifici dell’Arcidiocesi sono stati seriamente danneggiati ed in questo momento non possono offrire i loro servizi alle circa 150.000 fa! miglie cattoliche dell'Arcidiocesi. Secondo i dati del National Catholic Register, nell'Arcidiocesi di New Orleans il 30% della popolazione è cattolico. Prima dell’uragano c’erano 140 parrocchie, 90 cappelle per l'adorazione eucaristica (49 nella città di New Orleans e 41 nei dintorni); 3 università cattoliche; 14 scuole superiori; 15 scuole medie; 38 conventi di religiosi e 25 di religiose.

Monsignor Hughes, ha anche chiesto ai cattolici di tutto il mondo, con lo slogan "Una Chiesa - Una Comunità", di unirsi formando una rete di preghiera per la popolazione colpita dell'uragano. Il traguardo di questa rete è raggiungere i 20 milioni di preghiere. I fedeli di tutto il mondo possono unirsi a questa catena di preghiere tramite Internet.

Le diverse Caritas Nordamericane hanno avviato una "operazione abitazione" per offrire un degno alloggio temporaneo alle persone sfollate, molte delle quali hanno perso per sempre la loro casa. Fino ad oggi più di 60 Caritas diocesane di tutto il paese hanno confermato la disponibilità di abitazioni in buone condizioni. I Vescovi del Messico hanno organizzato una colletta per domenica 25 settembre, per raccogliere fondi per le vittime. La Caritas messicana ha anche aperto un conto corrente per gli aiuti. Il Cardinale Noberto Rivera, Arcivescovo di México, ha espresso la sua fiducia nella grande generosità dei messicani. (RG) (Agenzia Fides 13/9/2005 righe 23 parole 325)

New Orleáns - E’ ancora difficile stimare esattamente i danni provocati dal passaggio dell’uragano Katrina e del secondo uragano Rita, che fortunatamente ha avuto effetti molto meno devastanti rispetto al primo. Monsignor John E. Kozar, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie degli Stati Uniti, ricorda che "di 140 parrocchie ne sono rimaste una dozzina, ed anche l’Arcivescovo di New Orleans ha dovuto trasferirsi in un'altra diocesi, da dove sta tentando di dirigere i lavori di ricostruzione”.

Tuttavia questa enorme catastrofe non ha fermato il lavoro di animazione in vista della prossima Giornata Missionaria, anzi da questo tragico evento si possono trarre una serie di riflessioni. Questo affermano Suor Judy Gomila, assistente diocesana delle Pontificie Opere Missionarie di New Orleáns e membro del Consiglio Nazionale delle POM degli Stati Uniti, e P. Wayne Paysse, Direttore diocesano delle POM a New Orleáns. Suor Judy appartiene alla Congregazione delle Suore Marianite della Santa Croce e viveva a New Orleáns con 25 consorelle. Il loro convento è stato completamente invaso dalle acque. P. Wayne in un primo momento si era rifiutato di abbandonare la parrocchia, perché “voleva rimanere lì, per celebrare la Messa con la sua gente”, ma alla fine ha dovuto abbandonare la chiesa, portando con sé solo il Santissimo Sacramento, qualche paramento sacro ed i registri della parrocchia.

Gli uffici delle POM, la parrocchia del Cuore Immacolato di María, la scuola ed il rettorato sono stati completamente travolti dall’uragano. Nonostante tutto, in mezzo a questa devastazione, suor Giudy e p. Wayne continuano a lavorare intensamente per le missioni ed a promuovere la Giornata Missionaria Mondiale che si celebrerà il prossimo 23 ottobre. “Ora la nostra gente, i nostri bambini, hanno vissuto in prima persona l’esperienza della realtà giornaliera di tanti poveri che vivono nei paesi di missione - afferma Suor Judy - . Siamo parte del Corpo di Cristo e dobbiamo fare capire ai bambini che quando un membro soffre, soffre tutto il Corpo. Proprio perché ora stiamo soffrendo per questo disastro possiamo comprendere di più quelli che soffrono in tante parti del mondo. In mezzo alla nostra sofferenza non possiamo dimenticare le necessità missionarie”. Anche p. Wayne afferma: “Non mi ero mai reso con! to veramente di quello che significa essere povero, ma quando, il primo giorno della catastrofe, ho dovuto aspettare parecchie ore perché arrivasse del cibo, capii cosa significa”. Entrambi non perdono la speranza e si dedicano ad un grande lavoro di aiuto e di conforto tra i numerosi sfollati di New Orleáns, sostenuti dalle direzioni delle POM delle diocesi vicine.

"Quest’anno per la Giornata Missionaria, il Papa nel suo Messaggio ha dato molta enfasi alla celebrazione dell'Eucaristia, che è proprio la maniera più adeguata di presentare le nostre necessità all'altare - afferma Monsignor Kozar -. Perciò in tutta la nostra grande famiglia missionaria stiamo realizzando una campagna specialmente di preghiera e soprattutto per mezzo della Celebrazione Eucaristica. Abbiamo ricevuto preghiere in segno di solidarietà dai Direttori nazionali di altri paesi, e questo costituisce un sostegno molto importante per noi. Ci ha commosso soprattutto l'aiuto offerto dallo Sri Lanka e dall’India, due paesi che hanno ricevuto tutti i nostri aiuti dopo lo tsunami. Ora sono loro ad offrirci il loro sostegno, con la preghiera. I poveri dello Sri Lanka e dell’India sono ora i nostri evangelizzatori, che ci aiutano a pregare ed a mantenere salda la nostra fede”. (RG) (Agenzia Fides 27/9/2005, righe 3! 9 parole 563)

New Orleans  - “Come Arcivescovo di New Orleans, amico sfollato, condivido le vostre sofferenze, vi sostengo con la preghiera e voglio mettermi a servizio delle vostre necessità” afferma l'Arcivescovo di New Orleans, Monsignor Alfred Hughes, anche lui sfollato a causa dell’iragano e attualmente ospite della diocesi di Baton Rouge (Louisiana), in una lettera indirizzata ai membri della sua Arcidiocesi sparsi in tutto il paese. L'Arcivescovo ringrazia le diocesi che hanno accolto gli sfollati e specialmente Monsignor Muench, Vescovo di Baton Rouge, diocesi che ha accolto oltre 200.000 vittime dell’uragano.

“L'uragano Katrina ha causato grandi sofferenze con l'enorme perdita di vite, perdita di case, scuole, chiese. La nostra prima preoccupazione sono state le persone” continua l’Arcivescovo sottolineando il grande lavoro svolto dalle numerose agenzie di aiuto. Si è lavorato “per riprendere l'attività nel maggiore numero possibile di parrocchie e scuole” ricorda Monsignor Hughes, sottolineando che alcune chiese e scuole stanno già funzionando, fattore molto importante per mantenere la vita cattolica in quelle zone. Altre chiese invece, avranno bisogno di grandi lavori di ricostruzione.

Una delle principali difficoltà, secondo Monsignor Hughes, è poter comunicare con tutti gli sfollati sparsi nei diversi Stati del paese: per questo il sito Internet dell’Arcidiocesi offre informazioni aggiornate sulla situazione (http://www.archdiocese-no.org.). L’Arcivescovo esprime quindi l’auspicio di poter essere presto presente nella sua Arcidiocesi: “Stiamo cercando in tutti i modi possibili di essere pastoralmente presenti in quelle comunità che hanno già ripreso le loro attività come nelle comunità di quanti sono sfollati”, e manifesta il suo desiderio di “poter celebrare presto la Santa Messa nella Cattedrale di Sant Louis. Questo sarà un segno di risurrezione della Chiesa di New Orleans”. “Essere esiliati dalle nostre case e dai posti di lavoro non è facile - conclude l'Arcivescovo -. Come gli Ebrei desideriamo ardentemente ritornare nella nostra città santa.! Prego per voi. Vi chiedo di pregare anche per me.” (RG) (Agenzia Fides 29/9/2005, righe 25, parole 318)

 

Eucaristia

Murcia - L'UCAM (Università Cattolica di Murcia, Spagna) ha organizzato il I Congresso Eucaristico Internazionale Universitario, in occasione dell'Anno dell'Eucaristia, come atto di omaggio verso Papa Giovanni Paolo II e prendendo come tema la sua Enciclica “Ecclesia de Eucharistia". Il Congresso avrà luogo nel Monastero di Los Jerónimos, sede dell'UCAM, ed in diverse chiese e parrocchie di Murcia, dal 9 al 13 novembre 2005. Lo slogan scelto è “L'Eucaristia, cuore della vita cristiana e fonte della missione evangelizzatrice della Chiesa”. Durante il Congresso si rifletterà dal punto di vista teologico, liturgico e pastorale sul Mistero Eucaristico.

Si tratta di un avvenimento senza precedenti, come ha commentato il Santo Padre Benedetto XVI, in quanto è la prima volta che una Università organizza un Congresso Eucaristico internazionale e secondo gli organizzatori “potrebbe aprire una nuova via nella Chiesa per la celebrazione di questi Congressi". Lo stesso Santo Padre ha nominato una Commissione pontificia presieduta dal Cardinale Jozef Tomko, Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici, per rappresentarlo e seguire l'organizzazione del Congresso.

Tra i Cardinali che hanno già confermato la loro presenza figurano, oltre al Cardinale Jozef Tomko, il Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura; il Cardinale Julián Herranz, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi; il Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia; il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute; il Cardinale Darío Castrillón, Prefetto della Congregazione per il Clero; il Cardinale Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid: il Cardinale Carlos Amigo Vallejo, Arcivescovo di Siviglia, ed il Cardinale emerito di Barcellona, Ricardo María Carles. Da altri paesi parteciperanno il Cardinale Nicolás Jesús López, Arcivescovo di Santo Domingo ed il Cardinale Arcivescovo di Genova, Tarcisio Bertone; oltre a rettori di grandi università cattoliche di diversi paesi! . Il Congresso conterà inoltre sulla partecipazione di Monsignor Javier Echevarría, Prelato dell'Opus Dei; Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale; Jesús Carrascosa, responsabile internazionale di Comunione e Liberazione; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio; Salvatore Martínez, rappresentante del Rinnovamento Carismatico; Salvatore Corcuera, Direttore Generale dei Legionari di Cristo; Nunziatina Cilento, cofondatrice del movimento dei Focolari. (RG) (Agenzia Fides 7/9/2005 righe 28 parole 368)

Lahore - E’ stato un successo per la partecipazione di fedeli e per l’audience sui mass media il primo Congresso Eucaristico nazionale nella storia della Chiesa in Pakistan. Svoltosi dal 9 all’11 settembre presso il Santuario di Mariamabad, nella diocesi di Lahore, e incentrato sul tema “Maria e l’Eucarestia”, il Congresso è stato fra le iniziative più importanti organizzate dalla Chiesa pakistana nell’Anno dell’Eucarestia, come ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Monsignor Lawrece Saldhana, Arcivescovo di Lahore.

Sono giunti in pellegrinaggio a Mariamabad, città famosa in tutto il paese come uno dei più importanti luoghi di culto mariano, oltre 20mila fedeli da tutte le diocesi del Pakistan, mentre l’iniziativa ha avuto vasta eco sui mass media, cristiani e non, come notano fonti della Chiesa locale di Lahore. Nelle giornate di preghiera e di riflessione, è stato approfondito il rapporto fra Maria e l’Eucarestia, sviscerato anche grazie all’intervento di p. Younan Shahzad, docente al seminario “Cristo Re” di Karachi, che ha definito Maria “Signora dell’Eucarestia”.

Il Congresso è stato anche un’occasione di evangelizzazione, vista la partecipazione di numerosi fedeli non cristiani, attratti dall’iniziativa e dalla testimonianza che i pellegrini hanno offerto.

Al Santuario Mariano Nazionale di Mariamabad, 90 km da Lahore, capitale del Punjab, si riversano ogni anno fedeli di ogni età, sacerdoti, religiosi e famiglie per un pellegrinaggio nazionale, a cui partecipano anche fedeli musulmani: questo è considerato da molti un gesto di avvicinamento nei rapporti islamo-cristiani nel paese.

Il Santuario di Mariamabad è stato fondato nel 1949 dal frate Cappuccino belga p. Frank, che morì martirizzato. (PA) (Agenzia Fides 19/9/2005 righe 24 parole 249)

Maputo  - “Nell’inviarvi questa Nota pastorale sulla Celebrazione Eucaristica, facciamo nostre le parole dei Discepoli di Emmaus che invitarono il Signore a rimanere con loro, le stesse parole con cui Papa Giovanni Paolo II inizia la Lettera Apostolica per l’Anno dell’Eucaristia: “Resta con noi, Signore!”. I Vescovi del Mozambico aprono la Nota pastorale sulla Celebrazione Eucaristica pubblicata in questo Anno dell’Eucaristia, rivolgendosi a tutti i fedeli mozambicani, e richiamando la Lettera Apostolica “Mane nobiscum Domine”, sottolineano che “il grande Mistero dell'Eucaristia deve essere innanzitutto ben celebrato. Bisogna che la Santa Messa sia posta al centro della vita cristiana, e che in ogni comunit&a! grave; si faccia di tutto per celebrarla decorosamente, secondo le norme stabilite, con la partecipazione del popolo, avvalendosi dei diversi ministri nell'esercizio dei compiti per essi previsti, e con una seria attenzione anche all'aspetto di sacralità che deve caratterizzare il canto e la musica liturgica.” (Mane nobiscum Domine, 17)

Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, i Vescovi ricordano che le celebrazioni liturgiche in Mozambico hanno avuto nuovo impulso, una partecipazione più attiva e vissuta, ed è iniziato un cammino di adattamento e inculturazione liturgica. Come responsabili della Liturgia, sottolineano anche la loro responsabilità di Pastori nel seguire con attenzione questa crescita, perché dal rinnovamento della liturgia scaturisca la crescita nella fede delle comunità cristiane. Purtroppo i Vescovi lamentano anche, in tutte le diocesi, casi di abusi liturgici da parte di sacerdoti e laici, errate interpretazioni della creatività e dell’adattamento, che sono causa di sofferenza per molti. Tali abusi e arbitrii si verificano nelle celebrazioni liturgiche, nell’uso delle vesti liturgiche, nella danza liturgica, nell’esercizio dei ministeri, nella perdita del senso del sacro, nell’introduzione di canti privi di autentico senso liturgico, nell’ignorare le norme emanate. La Nota dei Vescovi del Mozambico, viene pubblicata dopo un lavoro di analisi e studio durato alcuni anni, ha come fine quello di “incoraggiare tutti gli sforzi che si realizzeranno perché i principi del rinnovamento liturgico continuino ad essere debitamente applicati e vissuti nelle nostre Diocesi e perché ci sia bellezza e unità celebrativa in tutti gli atti di culto”.

La Nota prosegue con alcuni aspetti degli adattamenti e dell’inculturazione: ciò che si può adattare e inculturare partendo dal Rito Romano e tenendo in considerazione la cultura mozambicana; la traduzione dei testi liturgici, che esige competenza teologico-liturgica, conoscenza della lingua del testo originale e della lingua in cui deve essere tradotto; la musica ed il canto, elementi essenziali nella celebrazione liturgica, che devono essere conformi al mistero celebrato; i gesti e gli atteggiamenti del corpo, che devono contribuire a rendere la liturgia bella e splendente per semplicità, esprimendo il senso proprio della liturgia, conformi alla sensibilità culturale della regione, senza essere esagerati; l’uso delle vesti liturgiche che deve seguire le norme stabilite, sia per i presbiteri che per tutti coloro che svolgono qualche ministero. Infine si ribadisce che le Autorità competenti per approvare gli adattamenti sono la Conferenza Episcopale ed il Vescovo per quanto riguarda la sua Diocesi.

Nella terza parte della Nota vengono presentate le novità contenute nella nuova Istruzione Generale del Messale Romano riguardo alla Messa, a quello che c’è da preparare, agli atteggiamenti dei fedeli… Nella conclusione i Vescovi ringraziano quanti si adopereranno per rendere la liturgia ancora più viva, bella e partecipata. “Le Comunità cristiane cresceranno con la celebrazione liturgica della Messa e con la celebrazione della liturgia della Parola di Dio”. Questo lavoro è senza dubbio ingente e richiede la forza dello Spirito e la collaborazione di tutti, ma la Chiesa del Mozambico non può tirarsi indietro lungo il cammino di rinnovamento e inculturazione liturgica, “per raggiungere la meta che Dio le ha dato, la celebrazione della Liturgia del Cielo”. (S.L.) (Agenzia Fides 23/9/2005, righe 45, parole 619)

 

Missione

Assisi - Con la stesura di una “Lettera ai Parroci italiani” si è conclusa la terza Settimana nazionale di formazione e spiritualità missionaria, promossa dall'Ufficio Nazionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, che si è svolta ad Assisi dal 26 al 31 agosto. Vi hanno partecipato 192 operatori pastorali, religiosi, religiose e laici, che hanno riflettuto sul tema "I laici nella Parrocchia Missionaria". Come sottolinea il Direttore dell’Ufficio nazionale per la Cooperazione missionaria, Monsignor Giuseppe Andreozzi, “questa terza edizione della Settimana è stata certamente la più seguita, e ciò indica che si avverte l’urgenza di rif! lettere e maturare su questi temi, l’argomento della Parrocchia Missionaria è sentito. In un clima sereno e costruttivo siamo partiti da una lettura sociologica della parrocchia per approdare al contenuto teologico sulla ministerialità missionaria e infine proporre delle indicazioni pastorali. L’indicazione di fondo scaturita dalla Settimana è che i laici saranno veramente corresponsabili nella Chiesa se la Chiesa si apre alla missione, in quanto solo la missione fa emergere il ruolo ministeriale del laicato”.

Relazioni, tavole rotonde, testimonianze, dibattiti si sono ispirati all’icona dell'esperienza apostolica di Filippo che incontra l'Etiope (At 8, 26-40), e questo stesso brano biblico è ripreso nella Lettera ai Parroci, frutto di tre lavori di gruppo dei Convegnisti: una sorta di documento conclusivo sulla corresponsabilità dei laici per la missione in una Parrocchia che sia autenticamente missionaria. “Caro fratello parroco, ti offriamo la nostra disponibilità alla comunicazione della fede, ad assumere con te la responsabilità della Evangelizzazione” è scritto nella lettera, che sottolinea come alla dimensione della missione è oggi chiamata l’intera comunità. “Non rassegniamoci al calo di partecipazione… al fatto che molti, anche tra i cristiani, guardano alla parrocchia come a una stazione di servizi religiosi e di elemosina” scrivono i convegnisti, esortando alla “fatica del rinnovamento” per spingersi “con coraggio verso gli uomini e le donne che desiderano incontrare in noi la casa e la scuola dove crescere nella fede”.

“Abbiamo bisogno di familiarizzarci con la Parola, compresa e vissuta personalmente e comunitariamente, di vivere autentiche esperienze di preghiera” sottolinea ancora la lettera, che si conclude così: “Non ci è dato di sapere fin dove arriva la buona notizia una volta immessa nelle strade del mondo. E questo ci sembra un ulteriore motivo per essere lieti e fieri di lavorare per il Regno. Il Vangelo di Gesù è il tesoro per ogni uomo. Siamo disposti a proposte esigenti, a un impegno più radicale per non soffocare col corto respiro della pastorale di conservazione. La missione porta aria fresca alle nostre comunità, favorisce la ministerialità laicale e, in particolare, valorizza le risorse giovanili. Più la Chiesa è missionaria più sarà capace di gesti profetici che suscitano speranze.” (S.L.) (Agenzia Fides 2/9/2005, righe 32, parole 456)

Honiara - Un seminario per la formazione di giovani catechisti ed evangelizzatori è stato organizzato di recente dai Missionari Marianisti nelle Isole Salomone. Il corso, tenutosi presso la Chiesa della Santa Croce nella capitale Honiara, è stato frequentato da oltre 200 giovani provenienti dalle parrocchie di tutto l’arcipelago e ha riscosso grande interesse presso i partecipanti: “A volte noi giovani siamo incostanti. Queste giornate ci hanno ricordato che i valori spirituali devono essere un cardine per la nostra vita”, hanno commentato i presenti.

Il seminario è stato la tappa conclusiva di un percorso di formazione svolto nei mesi scorsi nelle diverse realtà locali, durante il quale i giovani hanno potuto approfondire la Bibbia, pregare e attualizzare il messaggio di Cristo nel terzo millennio.

A tenere il seminario sono stati i missionari Marianisti p. Titmothy Driscoll e Michael Mac Award che, giunti dagli Stati Uniti, hanno trascorso nelle Salomone alcuni mesi con lo scopo di dare un contributo nel campo della formazione. Nel corso del seminario hanno affrontato i temi “Resta con noi Gesù”, con riferimento all’Anno dell’Eucarestia, e “Siamo venuti per adorarlo”, tratto dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia. Il seminario ha offerto momenti di formazione spirituale e ha cercato di sviluppare la consapevolezza del dono e della responsabilità che i giovani hanno nel loro impegno di catechisti e di evangelizzatori.

La discussione ha toccato anche il tema dell’identità di un giovane cattolico, che i presenti hanno contribuito a tratteggiare, con contributi originali. Il workshop è anche servito a mettere in comunione i giovani delle diverse isole dell’arcipelago delle Salomone. “L’interazione e la costruzione della comunità locali è un passo cruciale nel processo di riedificazione delle scuole cattoliche nelle Salomone”, hanno notato gli organizzatori, che puntano alla formazione di una classe di docenti cristiani che possano costituire il personale qualificato di un istituto di istruzione cattolico.

Il carisma dei Marianisti è infatti proprio quello dell’educazione dei giovani, anche nei luoghi di missione. Questo aspetto risulta particolarmente necessario nelle Isole Salomone, dove la Chiesa sta operando decisamente per la formazione del clero locale, dei religiosi e di un laicato cattolico competente. (PA) (Agenzia Fides 2/9/2005 righe 26 parole 273)

Quito - In sintonia con la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, che avrà come tema “Discepoli e missionari di Gesù Cristo, affinché i nostri popoli in Lui abbiano la vita”, il Terzo Congresso Missionario Americano (CAM 3) che avrà luogo dall’11 al 16 agosto 2008 a Quito (Ecuador), si propone i seguenti obiettivi: “Formare discepoli missionari del Vangelo della vita e della speranza per mettersi al servizio della Nuova Evangelizzazione e della Missione Ad Gentes”; “Impegnare le famiglie cristiane nella missione evangelizzatrice della Chiesa, affinché riscoprendo la loro identità, si mettano al servizio della Nuova Evangelizzazione e della Miss! ione Ad Gentes”; “Promuovere la dimensione missionaria della Parrocchia come comunità di comunità e dei movimenti laicali, affinché tutto il popolo di Dio assuma la sua responsabilità circa la Nuova Evangelizzazione e la Missione Ad Gentes”; “Promuovere lo spirito missionario nei ministeri e nei carismi delle Chiese Particolari, affinché tutti i suoi operatori pastorali, strutture e istanze ecclesiali siano al servizio della Nuova Evangelizzazione e della Missione Ad Gentes”; “Animare la Chiesa in America affinché giunga ad essere ‘casa e scuola di comunione’ al servizio della Nuova Evangelizzazione e della Missione Ad Gentes”.

Gli assi tematici del CAM 3 saranno invece i seguenti: Ravvivare l’avvenimento fondante della Pentecoste nelle Chiese Particolari, affinché tutto il Popolo di Dio sia invitato a ‘ricordare con gratitudine il passato e a vivere con passione il presente e ad aprirsi con fiducia all’avvenire’ nella responsabilità storica della Chiesa, annunciando il Vangelo (NMI 1); Promuovere con rinnovato slancio e creatività la Nuova Evangelizzazione nel contesto di un mondo globalizzato…; Agevolare l’apertura delle Chiese particolari dell’America agli immensi orizzonti della Missione Ad Gentes (RM 31.33).

Il CAM 3, si legge nel Progetto iniziale, darà un’enfasi speciale alle esigenze che derivano del mandato missionario di Cristo Redentore: “A partire della esperienza ecclesiale di Pentecoste vogliamo che tutto il continente Americano si dichiari in ‘stato di missione’…”. Quindi occorre “rendere ogni Chiesa Particolare ambito e contesto della Nuova Evangelizzazione e della Missione Ad Gentes, e allo stesso tempo destinataria e protagonista dell’annuncio di Cristo”. Per assumere la sfida della Nuova Evangelizzazione, in risposta alla secolarizzazione ed al materialismo, il CAM 3 intende “promuovere personalmente e comunitariamente l’esperienza di Dio, dell’incontro con Cristo e dell’apertura allo Spirito, che riempia di senso la vita delle persone e dei popoli e li orienti in funzione del Regno, mediante l’annuncio del Vangelo, la promozione umana e l’evangelizzazione della cultura”. A partire dell’esperienza antropologica di Pentescoste verso la missione Ad Gentes per la costruzione del Regno di Dio, il CAM 3 vuole sollecitare l’apertura “al mistero di Dio, Uno e Trino che svela il suo piano salvifico nella vita delle persone e nella storia dei popoli, specie dei più poveri e si rivolge in modo speciale ai “gruppi e ambienti non cristiani”. A loro dovrà farsi esplicito l’annuncio di Cristo e del suo Vangelo, con loro dovrà edificarsi la Chiesa Locale e promuovere i valori del Regno (RM 34)”. (RZ) (Agenzia Fides 5/9/2005; righe 37 parole 501)

Roma - “L'incontro con Pietro, oggi nella persona di Benedetto XVI, significa rafforzare i legami di comunione delle nostre Chiese con la Chiesa di Roma, con il Santo Padre” afferma Monsignor Héctor González Martínez, Arcivescovo di Durango (Messico) che si trova a Roma con il primo gruppo di Vescovi messicani per la visita “Ad limina Apostolorum”. L'Arcivescovo prosegue: “Ho potuto constatare che davvero il Santo Padre è una persona dotata di molte qualità e carismi. Posso dire che Dio ha benedetto la Chiesa dandoci questo Papa. Abbiamo sempre pensato che Dio concede alla Chiesa i Papi richiesti dai tempi, e questo lo possiamo dire anche oggi. Dio ci ha concesso il Papa che occorreva ora, per la sua capacità, la sua visione delle cose e la sua testimonianza di gentilezza, di rispetto, di umiltà, di riferimento a Gesù Cristo come Capo di tutto”.

Parlando delle priorità pastorali della sua Arcidiocesi e dell’impegno della Chiesa, Monsignor Héctor sottolinea il Piano pastorale diocesano che si sta portando avanti da alcuni anni, con sei priorità: evangelizzazione, catechesi e liturgia, pastorale sociale, famiglia, giovani e formazione ad gentes. “Si sta lavorando su questi temi da anni e la cosa più importante di questo Piano pastorale è che, a poco a poco, si va creando una cultura, una mentalità di pianificazione pastorale”. Il Piano pastorale comprende diversi progetti per i prossimi anni. “Nel 2006 realizzeremo una Missione diocesana, dal 6 gennaio al 12 dicembre. Vogliamo che gli operatori della missione siano gli stessi operatori pastorali della diocesi, delle parrocchie e delle comunità - spiega l’Arcivescovo -. Non chiederemo quindi altri sacerdoti o religiosi da fuori. Nel 2007 daremo vita ad una intensa campagna di catechesi su tutt! o il territorio e lavoreremo seriamente utilizzando il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Nell'anno seguente, il 2008, abbiamo il proposito di avviare una riforma delle parrocchie, per conferire loro un forte accento ‘di comunità di comunità’. Ogni piccola comunità deve vivificare la grande comunità parrocchiale”.

Sebbene a Durango il fenomeno della violenza non sia cosi grave come in altre città messicane, esiste tuttavia il grave problema della diffusione, commercializzazione e consumo di droghe, che si distribuisce perfino davanti alle scuole. L’Arcivescovo inoltre sottolinea che anche nella sua circoscrizione ecclesiastica “come in molti altri luoghi, esiste una grande influenza delle correnti ideologiche del pensiero debole della postmonernità, e tra esse le correnti che colpiscono la famiglia, il matrimonio e la vita. A Durango la famiglia continua ad essere un'istituzione molto apprezzata, ma nella pratica esiste una sorta di divisione, perché da una parte ha il segno del battesimo, ma dall’altro subisce fortemente le influenze esterne e consuma tutto quello che gli offre la società. Per questo motivo - conclude l'Arcivescovo - molte diocesi, e tra esse Durango, hanno come priorità la famiglia, perché attualmente &egr! ave; l'istituzione più attaccata, nei suoi fondamenti e nella sua natura. In tutte le parrocchie si incoraggia quindi la sua protezione e la sua promozione, benché non tutti i sacerdoti percepiscono lucidamente la gravità della situazione”. (RG) (Agenzia Fides 7/9/2005, righe 34, parole 503)

Maputo - Segni di vitalità e di speranza nella Chiesa ma anche la necessità di migliorare la formazione di laici e sacerdoti. È quanto affermano è i Vescovi dei paesi di lingua portoghese nel comunicato pubblicato al termine dell’incontro delle Chiese lusofone che si è tenuto a Maputo, capitale del Mozambico, dal 6 al 9 settembre.

“I partecipanti si rallegrano per la presenza di segni di vitalità e di speranza nella nostre Chiese: partecipazione molto attiva dei fedeli alla vita della Chiesa; nascita di nuovi movimenti di spiritualità e di vita cristiana; aumento del volontariato missionario dei laici; presenza di un numero significativo di missionari religiosi nella maggior parte dei nostri Paesi; in Africa un aumento del numero dei fedeli, dei sacerdoti e dei religiosi, così come dei partecipanti alle celebrazioni”. “Accanto a questo però” prosegue il comunicato “si nota una mancanza di maturità nella fede e contemporaneamente della perdita della stessa da una parte dei fedeli, che ha comportato l’abbandono della Chiesa e l’adesione ai nuovi movimenti religiosi in particolare di tipo pentecostale. Questa situazione, presente in tutti i Paesi, chiede una revisione del processo pastorale di evangelizzazione, a livello di ca! techesi, così come un rinnovato impegno nella formazione permanente dei fedeli, del clero e degli altri agenti pastorali”.

Tra gli altri temi affrontati nell’incontro dei rappresentati della Chiese lusofoni, vi sono stati quelli sociali e politici. Anche in questo campo emerge l’importanza dell’educazione e in particolare dell’insegnamento della “Dottrina Sociale della Chiesa in vista della formazione di leader cristiani, uomini e donne, nel campo educativo, economico, politico e in generale nella vita pubblica”.

Tra i problemi più sentiti nei Paesi lusofoni “le diverse guerre e lotte politiche che costituiscono un appello urgente all’educazione alla pace, alla difesa e alla promozione dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita e di quello alla pari opportunità, a una pratica politica intesa come servizio per il bene del popolo e non come ricerca del potere personale o partitico oltre al rifiuto di qualsiasi forma di violenza e di corruzione e di clientelismo nell’esercizio delle funzioni pubbliche”.

Altri temi trattati riguardano lo sviluppo delle nazioni lusofone, con la richiesta dell’eliminazione del debito estero, il crescente inurbamento registrato in Africa e America Latina, la valorizzazione delle radio cattoliche di lingua portoghese.

I Vescovi hanno ringraziato anche il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, per lo “stimolante messaggio” inviato all’apertura dei lavori.

Il prossimo incontro dei Presidenti della Conferenze Episcopali dei Paesi lusofoni si terrà a Fatima (Portogallo) dal 9 al 12 ottobre 2006. (L.M.) (Agenzia Fides 13/9/2005 righe 40 parole 458)

Roma - “È una notizia che ci fa molto piacere. Vuol dire che c’è sintonia tra noi religiosi e i popoli africani” dice p. Giuseppe Berton, missionario saveriano con lunga esperienza in Sierra Leone, commentando il sondaggio effettuato dalla BBC dal quale è emerso che gli africani si fidano soprattutto dei leader religiosi. “In un certo senso non dovrebbe esserci nulla di sensazionale in questa notizia: in fondo fa parte della nostra missione essere accanto alle persone, convivendone le sofferenze e le gioie” continua p. Berton. “Quindi il fatto che gli africani pongano la loro fiducia soprattutto nei leader religiosi è anche un invito a rimanere fedeli alla nostra missione. Abbiamo il ! dovere che questa fiducia non sia mai mal riposta”.

“Per noi significa mettersi tutti i giorni alla sequela di Gesù Cristo che ha condiviso tutto con l’umanità, eccetto il peccato. In conclusione: sono contento ma allo stesso tempo mi sento ancora più sollecitato a proseguire la mia missione” afferma p. Berton.

Secondo il sondaggio effettuato tra 50mila africani di diversi Paesi, i tre quarti di essi affermano che i leader religiosi sono i più affidabili tra i diversi gruppi di personalità presi in esame.

La religione è anche uno dei fattori che più di ogni altro definisce l’identità degli africani. Sorprendentemente solo il 6% degli africani si definisce in base all’etnia. “Penso che questo dato sia una riprova del grande senso religioso degli africani” afferma p. Berton, la cui missione lo ha portato a conoscere una delle realtà più drammatiche dell’Africa: la tragedia dei bambini soldato della Sierra Leone. “Una situazione che solo la fede ti permette di affrontare” conclude il missionario. (L.M.) (Agenzia Fides 15/9/2005 righe 25 parole 313)

Wollongong - Un incontro all’insegna dell’universalità della missione della Chiesa e una dimostrazione che non esiste più un nord e un sud all’interno del mondo cattolico. È quanto rappresenta la visita del Cardinale Wilfrid Napier, Arcivescovo di Durban in Sudafrica, nella diocesi di Wollongong in Australia. Il Cardinale sudafricano ha preso parte alla cerimonia di presentazione del mese missionario che si è svolta nella diocesi australiana il 4 settembre. All’incontro hanno preso parte centinaia di persone. Tra questi vi era diversi bambini ai quali il Cardinale Napier ha raccontato la sua giovinezza nel Sudafrica del regime dell’apartheid e dei maltrattamenti delle popolazioni nere e meticcie da parte della polizia, dando un significato profondamente personale al tema dell’anno missionario 2005: “Proclamando la vita per tutti- testimoniate, liberate, insegnate e celebrate”.

Nella sua testimonianza il Cardinale ha ricordato la determinazione con la quale diversi leader della Chiesa, dopo il Sinodo africano di Roma del 1994, si sono impegnati per rendere la Chiesa cattolica in Africa una componente rilevante della vita del continente, operando accanto alle popolazioni e dando voce degli oppressi. La Chiesa sudafricana, grazie anche alla sua storia missionaria e ai suoi valori, ha continuato ad avere un ruolo cruciale nel rompere le catene dell’apartheid e nel preparare i Sudafricani a superare il passato violento e razzista.

“La cosa interessante” ha affermato il Cardinale “è che quegli stessi valori non sono nuovi…essi erano stati affermati con chiarezza da Papa Paolo VI nel 1969, nel suo messaggio alla Conferenza dei Vescovi africani in Uganda: “Voi africani”- disse il Santo Padre - “ dovete essere missionari di voi stessi”. Per la Chiesa sudafricana la sfida è stata quella di fare crescere la fiducia. Per questo ha riconosciuto le aspirazioni e le necessità delle popolazioni oppresse, incarnandosi sempre di più nella cultura africana.

“Abbiamo compreso che il sistema dell’apartheid funzionava perché le vittime obbedivano alle leggi dell’apartheid” ha ricordato il Cardinale Napier. “Se essi rifiutavano di obbedire, l’apartheid non avrebbe più funzionato”.

Il Cardinale Napier ha già visitato l’Australia nel 1986 e allora fece appello perché la comunità internazionale esercitasse una forte pressione attraverso le sanzioni economiche sul regime sudafricano. Nel 1990 i leader cristiani sudafricani dichiararono che l’apartheid era un peccato e non poteva essere giustificato dalla Bibbia, Grazie anche a queste forme di pressione nel 1994 il Sudafrica ha ritrovato la democrazia con Nelson Mandela che divenne primo Presidente nero del Paese.

Monsignor Peter Ingham, Vescovo di Wollongong, nel ringraziare il Cardinale della sua testimonianza ha affermato che le sue parole ci ricordano che “solo la riconciliazione e l’amore possono stimolare cambiamenti positivi”. Il Vescovo ha quindi concluso riaffermando l’impegno della diocesi a collaborare per l’affermazione dei valori e degli obbiettivi delle Pontificie Opere Missionarie e in particolare della Missione in Australia. (L.M.) (Agenzia Fides 16/9/2005 righe 42 parole 493)

Roma  - “Il Cardinale Ratzinger aveva promesso di presiedere questa celebrazione. Siamo contenti che la Sua assenza abbia come causa la Sua elevazione al pontificato” afferma Monsignor Massimo Camisasca, Fondatore e Superiore generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo che celebra oggi il ventesimo anniversario della fondazione.

Sarà quindi il Cardinale Camillo Ruini, Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, a celebrare questo pomeriggio alle 18, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, la Santa Messa per i festeggiamenti del ventennale.

Monsignor Camisasca sottolinea che il Papa “in questo modo è ancora più presente, e siamo contenti che al suo posto a presiedere la nostra celebrazione ci sia il Cardinale Ruini: siamo nati nella Diocesi di Roma e da questa Chiesa siamo stati proiettati in tutto il mondo”. Un ricordo particolare il Superiore generale dei Missionari di San Carlo, lo rivolge anche a Giovanni Paolo II e a don Giussani, “che con la loro scomparsa ci invitano a diventare più adulti e a lasciare ogni paura di fronte alla grande promessa che ci è stata fatta”.

La Fraternità San Carlo è presente innanzitutto in Italia, ma in Europa non manca la presenza in Portogallo, Spagna, Germania, Austria. Attualmente le case sono 25, sparse in 16 paesi del mondo (dalla Russia al Kenya, dall’Argentina al Canada).

(AP) (17/9/2005 Agenzia Fides; Righe:21; Parole: 236)

 

Pace

Banda Aceh - Guarda al futuro con rinnovate speranze la travagliata regione di Aceh, nel nord dell’isola indonesiana di Sumatra. Dopo l’accordo di pace firmato con il governo nell’agosto scorso, sottolinea il gesuita p. Sutri Janta, le prospettive sono incoraggianti, anche se sarà necessario un grande impegno.

Il gesuita, impegnato ad Aceh per la ricostruzione e l’assistenza ai rifugiati, spiega in un colloquio con Fides: “Molti degli abitanti di Aceh sono felici per l’accordo che si spera abbia messo fine a decenni di guerra. Vi sono ancora settori dell’esercito e della politica indonesiana che non lo accettano. Non sarà facile metterlo in pratica e costruire una società giusta e armonica. Anche ad Aceh vi sono gruppi distinti, alcuni più oltranzisti, altri moderati. Aceh ha bisogno di ritrovare unità”.

Secondo p. Sutri, “lo tsunami del dicembre 2004, nell’immane tragedia, ha anche portato una benedizione perchè è servito ad avvicinare la parti in conflitto e a generare la possibilità dell’accordo firmato il 15 agosto scorso. Oggi però gli aiuti procedono a rilento e le vittime del maremoto sono trascurate. Il governo dice che i fondi scarseggiano. Ma non bisogna allentare la presa. Per rinascere nella pace e nel benessere, Aceh dev’esser aiutata”.

Intanto il governo indonesiano ha liberato circa 1.500 ribelli separatisti, applicando l'amnistia prevista dagli accordi di pace. L'accordo di Ferragosto, firmato a Helsinki, è stato reso possibile dalla rinuncia dei ribelli del Gerakan Aceh Merdeka (“Movimento per la libera Aceh”, Gam) alla sua storica rivendicazione di indipendenza.

L’accordo crea la possibilità (che in teoria sarebbe anticostituzionale) di formare partiti su base regionale che possano presentarsi alle elezioni amministrative locali, previste nel 2006. Anche l’organizzazione degli ex guerriglieri potrà trasformarsi in un partito politico. In cambio il Gam ha accettato di abbandonare il secessionismo e la richiesta di referendum, mentre il governo si è detto disposto ad aprire la strada a una forma di decentramento del potere.

Nonostante le critiche agli accordi (oltranzisti da una parte e dall’altra rimproverano di aver “ceduto troppo”), il compromesso raggiunto crea buoni auspici per un futuro di pace nell’area di Nord Sumatra, dopo una guerra durata 30 anni.

Il piano prevede la fine di ogni attività bellica e la riduzione graduale dei militari e degli agenti di polizia presenti ad Aceh (rispettivamente 14mila e 9mila uomini). Il Gam si impegna a riconsegnare le armi mentre il governo ha promesso l’amnistia per i guerriglieri e la concessine di terre per consentire la loro reintegrazione nella vita civile.

A vigilare sull’applicazione degli accordi ci saranno 250 uomini dell’Aceh Monitoring Mission (Amm), formata da funzionari di cinque paesi dell’Asean (l’Associazione regionale di cooperazione del Sudest asiatico) e dell’Unione europea.

L’area di Aceh è stata colpita duramente dallo tsunami del 26 dicembre 2004. Proprio questa tragedia è servita a riportare l’attenzione internazionale sulla zona, ed ha rappresentato un impulso al processo di pace. (PA) (Agenzia Fides 1/9/2005 righe 34 parole 377)

Kinshasa - Nella Repubblica Democratica del Congo ogni anno decine di migliaia di donne sono vittime di violenza sessuale, in modo particolare nelle regioni orientali dove responsabili delle violenze sono spesso gli appartenenti alle forze armate regolari e irregolari che operano nella zona: eserciti regolari di RDC, Uganda, Rwanda e Burundi e i diversi movimenti di guerriglia congolesi, rwandesi e burundesi. Sono segnalati anche, purtroppo, casi di stupro da parte di appartenenti alla MONUC, la Missione delle Nazioni Unite in Congo, che dovrebbe garantire il rispetto degli accordi di pace nell’est del Congo.

Il dramma delle violenze sessuali è stato al centro dell’incontro organizzato dalla Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale del Congo (CENCO), intitolato la “Dynamique Femme pour la Paix”, che si è svolto a Kinshasa dal 29 agosto al 2 settembre. Secondo quanto riferisce l’Agenzia congolese DIA, nel corso dei lavori è stato messo a punto un piano d’azione per affrontare questo grave fenomeno. Suor Marie-Bernard Alima Mbalula, Segretaria della Commssione "Giustizia e Pace" ha reso noto che questo piano verrà attuato nel 2006, che i Vescovi del Congo hanno intitolato “Anno Anuarite” in onore della Beata Anuarite Nengapeta Clementine, la “Maria Goretti africana” martirizzata il 1°dicembre 1964 nella cittadina di Paulis (l’attuale Isiro). Secondo Suor Marie-Bernard Alima Mbalula, la Beata Anuarite è proposta ai fedeli come “modello di fedeltà e di rispetto della parola data, modello del dono di sé fino alla fine, della difesa della dignità della donna, così come dell’impegno nella promozione della riconciliazione e della pace”.

“Durante i lavori del nostro congresso” ha aggiunto la religiosa “abbiamo ascoltato racconti sconvolgenti delle violenze sessuali, siamo stati turbati dalla sofferenze di queste donne, pensiamo che sia urgente coordinare le nostre azioni per mettere fine a questa situazione”.

Al termine dei lavori è stato affermato l’impegno di lottare contro le violenze sessuali nel Paese ed è stata letta una lettera nella quale si ricorda la situazione di tre donne che sono state violentate nel 2003 a Kongolo (est del Paese) nel corso dei combattimenti, e che necessitano di assistenza medica. Il caso di queste tre donne è talmente grave che è stato sollecitato l’intervento del governo congolese e della MONUC (Missione delle Nazioni Unite in Congo) perché ricoverino le vittime presso l’ospedale di Bukavu. (L.M.) (Agenzia Fides 5/9/2005 righe34 parole 413)

Kathmandu - La tregua di tre mesi annunciata dalla guerriglia in Nepal è una boccata di ossigeno per il paese, ma i problemi fondamentali della violenza diffusa e dei profughi restano irrisolti, dicono fonti della Chiesa locale.

Il 3 settembre i ribelli attivi in Nepal hanno annunciato una tregua di tre mesi, come riferito da un comunicato: durante questo periodo i guerriglieri “resteranno in posizioni difensive” e “non lanceranno alcuna offensiva unilaterale”. L’annuncio è giunto dopo un recente incontro fra i sette principali partiti democratici dell’opposizione e i dirigenti della guerriglia, in cui si ipotizzava un saldatura fra l’opposizione e i ribelli, contro il re Gyanendra, accusato di adottare metodi antidemocratici, autoritari e repressivi.

“Il Nepal è inghiottito dai conflitti, che hanno prodotto circa due milioni di sfollati. Inoltre il problema degli sfollati interni e dei profughi provenienti dal Bhutan rappresenta una ulteriore minaccia alla pace e all'armonia nel Nepal”, ha spiegato p. Varkey Perekatt SJ, Direttore del Jesuit Refugees Service in Nepal, tracciando un quadro della situazione nel paese.

L'insurrezione maoista, che dura da nove anni e ha fatto oltre 13mila vittime, ha colpito il paese più duramente negli ultimi 12 mesi, e la situazione si è aggravata per l’incapacità dei principali partiti politici a trovare un accordo per uscire dalla crisi attuale. Secondo p. Varkey la popolazione nepalese è insoddisfatta dei propri governanti e questo alimenta l'attuale la crisi dando forza alle rivendicazioni dei guerriglieri.

Inoltre nell’area orientale del paese vi sono da oltre 15 anni i profughi bhutanesi, fuggiti dalla loro patria per motivi politici. Ma “né il governo bhutanese né quello nepalese desiderano impegnarsi ad accettare i profughi”, aggiunge p. Varkey.

Intanto, mentre nella valle di Kathmandu la situazione è abbastanza tranquilla, nel resto del paese la tensione resta alta, nonostante la tregua annunciata. Il paese attraversa una fase molto delicata e la popolazione sta soffrendo per la guerra civile, che tocca in particolare i distretti di Udayapur (Nepal orientale), Rukum (Nepal occidentale), roccaforti dei guerriglieri.

Nei mesi scorsi diverse organizzazioni internazionali avevano denunciato pericolosa la degenerazione del rispetto dei diritti umani in Nepal. La Commissione Onu per i Diritti Umani ha espresso l’auspicio di inviare una missione in Nepal per verificare il grado di rispetto degli standard universali dei diritti umani nel paese, considerati in questa fase storica molto lontani da un livello accettabile.

In questo contesto la comunità cattolica (7.500 anime in Nepal) cerca di andare avanti facendo il possibile: alcune scuole cattoliche nei distretti periferici sono aperte, mentre altre sono state costrette a chiudere a causa dei combattimenti e per proteggere i bambini. (PA) (Agenzia Fides 5/9/2005 righe 29 parole 308)

Bujumbura - “La Chiesa fa già molto per la pace e riconciliazione in Burundi e intende continuare con ancora più decisione su questa strada” dicono fonti locali da Bujumbura, capitale del Burundi dove il neo eletto Presidente, Pierre Nkurunziza, ha invitato i responsabili religiosi locali ad aiutare gli ex combattenti a confessare le atrocità commesse durante la guerra civile scoppiata nel 1993. Il Burundi sta cercando di uscire dal conflitto grazie a una serie di accordi che hanno permesso a Pierre Nkurunziza, uno dei leader delle Forze per la Difesa della Democrazia (FDD, l’ex principale gruppo ribelle a forte componente hutu), di essere eletto Capo dello Stato dal Parlamento nell’agosto scorso. Rimane ancora escluso dagli accordi di pace il FNL (Forze Nazionali di Liberazione) l’ultimo gruppo di guerriglia che continua a combattere in diverse zone del Paese. Il Presidente Nkurunziza intende dar vita a una Commissione per la “verità e la riconciliazione nazionale” sulla falsariga di quella stabilita in Sudafrica dopo la fine dell’Apartheid, e ha quindi chiesto la collaborazione di tutti, anche delle Chiese, per riportare la pace negli animi dei burundesi. “Si tratta di un compito che la Chiesa assolve da tempo” dicono le fonti. “Tutta la catechesi della Chiesa è incentrata sul perdono e sulla riconciliazione ed è stato avviato un programma in collaborazione con la Chiesa degli Stati Uniti per la riconciliazione tra le persone”.“A ottobre inoltre” aggiungono le fonti “in tutte le diocesi burundesi si terrà un Sinodo sulla pace e la riconciliazione nella Chiesa e in tutto il Burundi”.

La Chiesa, oltre all’opera pastorale, svolge anche un ruolo sociale importante in Burundi, come l’incontro che si è svolto oggi tra il Presidente Nkurunziza e i Vescovi cattolici. “Si è parlato del sostegno che la Chiesa offre e può ancora offrire al sistema educativo del Paese” riferiscono le fonti. “Il Presidente Nkurunziza infatti aveva rivolto un appello ai Capi religiosi perché mettano a disposizione le strutture delle loro comunità come aule. In Burundi esiste una grave carenza di scuole. La Chiesa cattolica ha dato un enorme contributo avendo costruito scuole in diverse parti del Paese. Certamente l’appello del Presidente non rimarrà inascoltato anche se non rimangono alcuni problemi pratici per far sì che le attività scolastiche siano compatibili con quelle pastorali”. (L.M.) (Agenzia Fides 9/9/2005 righe 33 parole 397)

Lione - “E’ tempo che finisca l’uso della violenza! La vita umana è sacra. La violenza umilia gli uomini e la causa di chi la utilizza. Il mondo è stanco di vivere nella paura. Le religioni non vogliono la violenza, la guerra, il terrorismo.” E’ un passo dell’Appello di Pace 2005 che ha concluso l’annuale Incontro internazionale “Uomini e religioni” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che quest’anno si è svolto a Lione dall’11 al 13 settembre sul tema “Il coraggio di un umanesimo di pace”.

Nell’appello si ribadisce: “Chi usa il nome di Dio per affermare un interesse di parte o legittimare la violenza, avvilisce la religione. Nessuna guerra è mai santa. L’umanità non si migliora con la violenza e con il terrore.” I partecipanti all’incontro ricordano che la pace è dono di Dio, e Dio la dona a chi crede in Lui. Per questo hanno pregato a Lione, perché la pace “si estenda a tutti gli uomini e le donne, abbracci tutti i popoli della terra, fermi le mani dei violenti e sconvolga i disegni di terrore.”

Di fronte ai tanti dolori e alle innumerevoli povertà che ancora attanagliano milioni di persone nel mondo (miseria, salute, istruzione, acqua, sicurezza…) si chiede ai politici “una più forte concentrazione di energie e di risorse per rendere meno povero e più umano il mondo del XXI secolo”. L’Appello prosegue: “La pace rende più possibile un mondo migliore. La via della pace è il dialogo. Il dialogo non abbassa la difesa verso l’altro, ma protegge; trasforma l’estraneo in amico; rende possibile quel lavoro in comune per lottare contro la povertà e ogni male.”

Il dialogo tra esponenti delle varie comunità religiose e con gli umanisti del nostro tempo vissuto a Lione ha fatto emergere le profonde diversità tra religioni e culture, “ma si è fatto chiaro che c’è un destino unico. E’ tempo di lavorare assieme con coraggio per un umanesimo capace di costruire la pace tra i popoli e gli individui. L’obiettivo non è l’affermazione dell’uno o dell’altro, ma realizzare una civiltà in cui si vive insieme. L’arte del dialogo è la strada paziente per costruire questa civiltà del vivere insieme”. (S.L.) (Agenzia Fides 14/9/2005 - Righe 24; Parole 369)

 

Sacra Scrittura

Vaticano - Più di 400 partecipanti da 98 paesi, di cui un centinaio tra Cardinali e Vescovi, si incontreranno a Roma dal 14 al 18 settembre per un Convegno Biblico Internazionale sul tema «La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa». Questo incontro, organizzato per commemorare il 40° anniversario della promulgazione della Costituzione conciliare «Dei Verbum», è patrocinato dalla Federazione biblica cattolica e dal Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani. Secondo un comunicato diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede, al Convegno prenderanno parte tutti coloro che, su vari versanti, operano nel lavoro biblico: la pastorale, le traduzioni e gli studi biblici. È prevista inolt! re la partecipazione di rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali e anche di altre religioni.

Le 18 presentazioni e gruppi di discussione tratteranno di questioni attuali di pastorale biblica. Tra i temi di maggior rilevanza: l’esegesi, la catechesi e la liturgia; il dialogo ecumenico, le relazioni con l’ebraismo, il dialogo interreligioso; la sfida rappresentata dai nuovi movimenti religiosi e il problema crescente del fondamentalismo; la questione dei valori religiosi in un contesto secolarizzato, ed infine, il tema della giustizia e della pace in un mondo globalizzato. Il programma comprenderà momenti di preghiera comune, celebrazioni liturgiche ed eventi culturali. Tra le iniziative, il seminario sui «Metodi creativi per proclamare la Parola di Dio», che presenterà una panoramica della varietà e ampiezza del lavoro biblico concreto attraverso il mondo. Il Convegno non intende tanto tracciare una retrospettiva sui quaranta anni trascorsi, ma piuttosto una panoramica critica e un bilancio attendibile della situazione attuale: darà l’occasione di discutere problemi e sfide fondamentali, che devono essere affrontati in questo XXI secolo con una pastorale biblicamente ispirata, che prenda in considerazione il contesto ecclesiale, il dialogo ecumenico, il dialogo con le varie culture e religioni, con la società e con il mondo. Il Convegno vuole essere inoltre una piattaforma internazionale di scambio sui modi di favorire l’accesso alla Bibbia e di sviluppare il lavoro biblico in modo consono ai tempi. Momento culminante del convegno sarà la celebrazione liturgica nella basilica di San Pietro alla quale farà seguito un’udienza privata con Papa Benedetto XVI. In concomitanza con il convegno si svolgerà la mostra «Ut Dei Verbum currat (2 Ts 3,1)», nella quale una trentina di organizzazioni esporranno materiali e informazioni sulla Bibbia: traduzioni bibliche e pubblicazioni specialistiche per corsi e modelli di formazione biblica, materiali per la diffusione tramite Internet, la radio e la televisione. Altre informazioni sul programma del congresso sono disponibili nel sito web del Segretariato Generale della Federazione Biblica Cattolica (www.c-b-f.org) o all’indirizzo di posta elettronica www.deiverbum2005.org. (S.L.) (Agenzia Fides 1/9/2005 Righe 34; Parole 488)

Kinshasa - Favorire la creazione di centri biblici nazionali e diocesani per l’organizzazione dell’apostolato biblico. È quanto ha proposto Monsignor Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale Congolese, nel suo intervento d’apertura del 12esimo congresso dell’Associazione panafricana degli esegeti cattolici che si svolge a Kinshasa, dal 4 al 10 settembre, con il tema “Saggezza umana e saggezza divina nella Bibbia. Letture bibliche nel contesto della Chiesa famiglia di Dio in Africa”.

Secondo quanto riferisce l’Agenzia DIA, nel suo intervento Monsignor Monsengwo Pasinya ha sottolineato pure la necessità di una catechesi incentrata sulle Sacre Scritture e sulla storia della Salvezza, di promuovere l’inculturazione dei valori biblici ed evangelici per edificare società africane rispettose della dignità umana, della giustizia e della pace.

L’Associazione panafricana degli esegeti cattolici è stata fondata a Yaoundé in Camerun nel 1987, ma le sue radici rimontano alle Giornate bibliche africane di Kinshasa del 1978. Ne sono membri diplomati in scienze bibliche e titolari di un dottorato in teologia biblica. Tra di loro vi sono Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici provenienti non solo dall’Africa ma anche da Europa e Asia.

Il compito dell’Associazione è quello dell’esegesi biblica applicando in modo rigoroso i metodi delle scienze bibliche, e praticare l’esegesi nel contesto della realtà africana. (L.M.) (Agenzia Fides 8/9/2005 righe 23 parole 246)

Moyobamba  - Nel contesto del Mese della Bibbia, la Prelatura di Moyobamba (Perù), con l’aiuto dell’Arcidiocesi spagnola di Toledo, sta portando avanti un progetto intitolato “Bibbia d’America”, che ha come scopo la diffusione della Parola di Dio in tutte le comunità della vasta giurisdizione (45.775 kmq). A tale fine sta distribuendo più di 10mila esemplari della Bibbia tra le comunità rurali, specie tra le famiglie più povere della foresta.

L’iniziativa di questa Prelatura ha particolare rilevanza perché si tratta di una giurisdizione dove la scarsità di personale ecclesiastico è grande, e di conseguenza la popolazione (692.232 abitanti), specie quella provenienti dalla foresta, è poco evangelizzata, facile vittima delle numerose sette presenti nella zona. La diffusione della Bibbia vuole quindi rafforzare il lavoro di evangelizzazione che viene portato avanti con molti sacrifici da pochi operatori pastorali e catechisti. (RZ) (Agenzia Fides 21/9/2005, righe 11 parole 136)

 

 

 

 

 

 

 

 

QUAESTIONES

 

ASIA/KUWAIT - Il Cardinale Crescenzio Sepe presiede l’ordinazione episcopale del nuovo Vicario apostolico del Kuwait: “Il dovere di annunciare il Vangelo appartiene a titolo speciale al Vescovo, che lo assume, come impegno primario, nel giorno della sacra Ordinazione”

Kuwait City (Agenzia Fides) - “Mi rivolgo, innanzitutto, a te, caro P. Camillo, e ti ringrazio per aver accolto nella fede - in Verbo Tuo - come dice il motto del tuo stemma episcopale, questa decisione del Santo Padre, e per aver chiesto che la tua consacrazione avvenisse qui, nella cattedrale di Kuwait City, davanti al tuo nuovo popolo di elezione. Come agli apostoli, sulle rive del lago di Galilea, Gesù ti ripete l'invito: "Vieni e seguimi". Nella tua giovinezza, hai ricevuto il dono del sacerdozio, impegnandoti anche a servire la missione ad Gentes nello spirito del fondatore del tuo Istituto religioso, San Daniele Comboni. Oggi, nella tua maturità umana e spirituale, ti viene par! tecipata la pienezza del sacramento dell'Ordine”.

Con queste parole il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si è rivolto oggi al nuovo Vicario apostolico del Kuwait, il comboniano p. Camillo Ballin, durante la solenne Concelebrazione Eucaristica per la sua ordinazione episcopale nella Cattedrale di Kuwait City. Dopo aver salutato tutti i presenti in lingua araba, il Cardinale Sepe durante l’omelia ha citato in particolare “Sua Ecc. Monsignor Francis Mícallef, che per 24 anni ha guidato la Chiesa di Kuwait con fede, impegno e tanta carità… facendo fiorire questa comunità che conta oggi 160.000 cattolici ed è ben organizzata”, e Sua Ecc. Monsignor Giuseppe De Andrea, Rappresentante del Santo Padre in questa nazione, al termine del suo incarico, cui “la Santa Sede, il Dicastero missionario, e questa Chiesa devono gratitudine”. Salutando le Autorità civili il Cardinale si è detto compiaciuto “! per la libertà religiosa assicurata da questo Paese, e per le opportunità di lavoro garantite a tutti” e, dopo aver saluto i religiosi e le religiose e i familiari di p. Ballin, il Prefetto del Dicastero Missionario ha detto: “Porto al Vescovo eletto e a tutti voi il paterno saluto del Santo Padre, presente in mezzo a noi con la sua preghiera e la sua benedizione”.

Il Cardinale Sepe si è quindi soffermato a descrivere i compiti propri del Vescovo e gli impegni che assume: “il Vescovo è chiamato a far fiorire nella Chiesa frutti maturi di comunione… In un mondo pervaso di individualismo, la Chiesa deve splendere come faro di comunione, di fraternità e di pace… Occorrerà, perciò, promuovere anche in questa Comunità di Kuwait City, ricca di tante nazionalità, lingue, culture e riti, la spiritualità della comunione, la quale va costruita giorno dopo giorno, nell'amore e nella verità, coscienti che la verità senza amore genera conflitti e divisioni, e l'amore senza verità produce falsità”.
“Sii consapevole - ha proseguito il Prefetto del Dicastero Missionario - che il dovere di annunciare il Vangelo appartiene a titolo speciale al Vescovo, che lo assume, come impegno primario, nel giorno della sacra Ordinazione, com'è oggi per te. Dovrai insegnare, santificare i fedeli, e guidarli alla casa del Padre.” Infine l’impegno della preghiera, “bene primario di ogni credente” che “diventa essenziale per il Vescovo e per quanti hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione”.
Al termine dell’omelia il Cardinale Sepe ha esortato il nuovo Vescovo ad iniziare il ministero tra i suoi fedeli con queste parole: “Guidali alle sorgenti della Grazia, dissetali con la freschezza della Parola di salvezza, nutrili con il pane dell'Eucaristia, mantieni viνa in essi la nostalgia del Padre dei Cieli. Ti accompagni la materna protezione di Maria Santissima, la Madre del Redentore, e la Stella della nuova evangelizzazione.” (S.L.) (Agenzia Fides 2/9/2005, righe 41, parole 578)

Il testo integrale dell’omelia del Cardinale Sepe, in italiano

http://www.evangelizatio.org/portale/congregazione/prefetto/prefetto.php?id=60#

 

VATICANO - “La Missione resta sempre l’esigenza più pressante per la Chiesa”: messaggio del Cardinale Crescenzio Sepe alla riunione delle Conferenze Episcopali lusofone, che si chiude oggi a Maputo

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La missione resta sempre l’esigenza più pressante per la Chiesa, e nulla autorizza a pensare che sia già finito il tempo della missione ad gentes. Anzi, nel passaggio storico che l’umanità vivendo, oggi più che mai, è necessario annunciare e proclamare il piano di Dio che vuole la salvezza di tutti gli uomini, per mezzo di Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, che è morto e risorto per noi, ed è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (1 Tim 2,5), presente e vivo nella sua Chiesa.” E’ quanto scrive il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Cardinale Crescenzio Sepe, in un messaggio inviato a Sua Eccellenza Mon! s. Jaime Pedro Gonçalves, Arcivescovo di Beira e Presidente della Conferenza Episcopale del Mozambico, in occasione dell’ incontro delle Conferenze Episcopali delle Comunità dei Paesi di lingua portoghese (CPLP) che si chiude oggi nella capitale mozambicana (vedi Fides 31/872005).

“La Chiesa per sua natura è missionaria - scrive ancora il Prefetto del Dicastero Missionario - e vive questa sua vocazione quando prende coscienza di sé. Questa comunione responsabile con la missione universale della Chiesa, la possono e la devono vivere tutti i fedeli. Una consolante prospettiva missionaria la troviamo oggi, proprio in molti fedeli laici, nei tanti benemeriti Catechisti, nei Movimenti Ecclesiali e le Nuove Comunità, nelle Associazioni e nelle Famiglie missionarie, uomini e donne che con grande zelo e generosità si impegnano nella prima linea dell’annuncio del Vangelo. Voi stessi, carissimi Fratelli, quali testimoni privilegiati dei frutti di missionarietà che stanno maturando nella Chiesa, siate dunque riconoscenti, e accogliete questi doni di Dio, nuovi carismi che rilanciano l’Evangelizzazione nel mondo di oggi e costituiscono una autentica “primavera dello Spirito”.

L’incontro, che riunisce per la sesta volta nella storia i rappresentanti delle Conferenze Episcopali di lingua portoghese (Angola, Brasile, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico, Sao Tomé e Principe, Portogallo e Timor Est), si svolge ogni cinque anni ed ha come obiettivo principale la condivisione delle esperienze di ogni singola Chiesa locale ed la promozione dell’Evangelizzazione. (S.L.) (Agenzia Fides 9/9/2005 Righe: 26 Parole: 345)

Il testo integrale del messaggio del Cardinale Sepe, in portoghese

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ASIA/AZERBAIGIAN - Il Cardinale Crescenzio Sepe elogia la comunità cattolica azera per aver conservato la fede “nonostante lunghi decenni di violenta persecuzione” e “per aver saputo instaurare il dialogo inter-religioso costruttivo, la pacifica convivenza e la stima reciproca tra musulmani, ortodossi, ebrei e cattolici”

Baku (Agenzia Fides) - “L'ideologia totalitaria del comunismo, da poco passata, con ogni mezzo possibile ed inimmaginabile ha tentato di cancellare da queste terre ogni segno della presenza di Dio e di estirpare e sradicare dai vostri cuori ogni riferimento a Lui, lasciando un deserto spirituale e culturale, segnato da tante vittime e martiri, da drammi e sofferenze umane, da chiese e luoghi di culto ridotti in macerie o usati contro la stessa religione. Nonostante lunghi decenni di violenta persecuzione di ogni espressione di fede, voi avete conservato la fede, siete rimasti fedeli al Signore”. Con queste parole il Cardinale Crescenzio Sepe, Pre! fetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si è rivolto ieri, domenica 11 settembre, alla piccola comunità cattolica dell’Azerbaigian riunita nella Cappella per la Santa Messa domenicale.

All’inizio dell’omelia il Prefetto del Dicastero Missionario ha portato ai presenti il saluto del Santo Padre, Benedetto XVI - “il suo cuore è con tutti voi, egli vi guarda con ammirazione e speranza e vi imparte la benedizione Apostolica” - quindi ha salutato le Autorità civili e governative, i rappresentanti di varie confessioni religiose, il Nunzio Apostolico, Monsignor Claudio Gugerotti, il Superiore della Comunità cattolica in Azerbaigian, P. Jan Čapla, con i suoi confratelli e collaboratori e tutti i fedeli.

Richiamando il tema del perdono cristiano, presentato dalle letture della Messa, il Cardinale Sepe ha ricordato che in questa terra “le offese e i torti arrecati ai popoli, alle religioni e ai loro fedeli, sono stati davvero molti” ed ha sottolineato: “Anche se la memoria del passato, come credo, è molto viva e non è facile dimenticare e perdonare, tuttavia il cristiano deve sempre perdonare, sull'esempio di Gesù... Il perdono non è segno di debolezza, ma di forza e genera pace e riconciliazione, contro ogni tentazione di intolleranza e di fondamentalismo”.

Dal momento che “segni di questo alto insegnamento umano, culturale e spirituale” si trovano anche nei libri sacri degli Ebrei, dei Musulmani e dei Cristiani, il Cardinale Sepe ha sottolineato ancora: “questo ideale apre le strade ad un comune impegno tra persone di cultura e fede diverse, all’impegno di accoglienza reciproca, di dialogo, di ricerca del bene comune, col rispetto delle rispettive diversità e senza rischio di atteggiamenti di intolleranza. E' una regola che costruisce una convivenza sociale e religiosa, che impone e che compone m unità le diversità”. Quindi ha espresso parole di elogio, anche a nome del Santo Padre, “per aver saputo instaurare il dialogo inter-religioso costruttivo, la pacifica convivenza e la stima reciproca tra i musulmani, gli ortodossi, gli ebrei e i cattolici”.

Tale convivenza, basata non solo dal rispetto, ma anche su varie forme di aiuto reciproco e dalla preghiera “è un esempio altamente edificante per molti altri popoli e società multiculturali e multireligiose, ma anche una preziosa conquista che va gelosamente difesa, una conquista che fa anche vedere che si può vivere da fratelli pur appartenendo a diverse religioni.”

Alla giovane Comunità cattolica dell’Azerbaigian - “giovane per la recente rifondazione e giovane perché composta da giovani” - il Cardinale Sepe ha raccomandato di “essere sempre degna della sua tradizione, ma ancor più di tutti coloro che hanno subito la persecuzione e il martirio in difesa della fede”. (S.L.) (Agenzia Fides 12/9/2005, righe 39, parole 535)

Il testo integrale dell’omelia del Cardinale, in italiano

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ASIA/AZERBAIGIAN - Con la posa della prima pietra della nuova chiesa a Baku “si avvera il grande sogno dei cattolici”. Il Cardinale Crescenzio Sepe benedice anche il cantiere per una casa di accoglienza dei senza tetto “di ogni fede, cultura o lingua” che sarà affidata alle suore di Madre Teresa

Baku (Agenzia Fides) - Nel pomeriggio di domenica 11 settembre il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha presieduto a Baku la cerimonia per la posa della prima pietra, che era stata benedetta da Papa Giovanni Paolo II, e l'inaugurazione dei lavori di costruzione della nuova chiesa. Il solenne evento, come ha ricordato il Cardinale, richiama la visita in Azerbaigian di Papa Giovanni Paolo II (22 maggio 2002) e il suo incontro con il compianto Presidente Heydar Aliev, il quale donò al Papa il terreno su cui sarà ricostruita la chiesa. “Per questa circostanza, tutta la Comunità cattolica prova una pr! ofonda gratitudine verso coloro, a cominciare dal Presidente defunto Heydar Aliev, dal Presidente attuale Ilham Aliev, dalle Autorità civili e governative, dal Sindaco di Bakù e dai suoi collaboratori, per aver contribuito in vario modo, affinché il grande sogno dei cattolici di avere una chiesa potesse realizzarsi”. Il Cardinale Sepe ha espresso il suo ringraziamento anche ai Capi religiosi dell'Azerbaigian, “per aver sostenuto ed appoggiato questo progetto. E' questo un evidente segno di particolare rispetto che questo Paese riserva nei confronti delle altre religioni e promuove nel campo religioso”.

Anche se la presenza cristiana nel Paese è molto antica, risalente al primo secolo dopo Cristo, oggi la comunità cattolica in Azerbaigian è piuttosto piccola. “Le tristi vicende del secolo scorso e, poi, in modo particolare, l'avvento del comunismo, sono state di grave ostacolo alla professione non solo della fede cattolica, ma di qualsiasi espressione religiosa - ha ricordato il Cardinale Sepe -. La persecuzione, che si abbatté su tutte le confessioni, seminò molta distruzione, provocò vittime e martiri, distrusse edifici e luoghi sacri di diverse religioni. Proprio in quel periodo, l'ultima chiesa cattolica fu rasa al suolo dal regime comunista e, da allora, per circa sessanta anni, la Comunità dei cattolici non ha più avuto alcun tempio per il culto sacro”. Il Prefetto del Dicastero Missionario ha espresso l’augurio che “il crescere dell'edificio materiale di questa chiesa corrisponda alla cresci! ta spirituale ed umana della comunità cattolica in questo Paese. Vivere da vere persone di fede significa anzitutto costruire il tempio vivente di Dio, le cui pietre viventi, sono i cuori e la vita dei fedeli”.

Sempre nel pomeriggio di domenica 11 settembre, il Cardinale Sepe ha benedetto il cantiere per la costruzione della casa per i senza tetto a Baku. “Nel cristianesimo, la carità verso le persone bisognose assume un significato del tutto particolare - ha detto il Cardinale -, in quanto è l'espressione della fede e dell'amore autentico. E' stato lo stesso Gesù Cristo ad insegnare ai suoi discepoli che il più grande comandamento è ‘amare Dio e il prossimo’. Il prossimo, con cui condividere questo amore è, in primo luogo, l'uomo bisognoso, sofferente, malato, senzatetto e abbandonato, senza distinzione di razza, etnia o religione.”

Fedele all'insegnamento del suo Fondatore, Gesù Cristo, la Chiesa cattolica è impegnata a promuovere varie forme di servizio “per alleviare i bisogni dell'uomo e a restituirgli la sua dignità”. La casa per i senza tetto di Baku è un’opera sociale nella quale la Chiesa cattolica desidera venire incontro alle necessità di chiunque sia nel bisogno, senza alcuna distinzione di fede, di cultura o di lingua. “Il centro sarà affidato alle Suore della Carità, figlie di Madre Teresa di Calcutta, conosciuta in tutto il mondo proprio per la testimonianza di accoglienza e di servizio reso con amore agli ultimi tra gli ultimi”. Il Cardinale ha infine ringraziato coloro che, a vario titolo, hanno contribuito o contribuiranno alla realizzazione di questo progetto ed ha trasmesso a tutti la benedizione del Papa. (S.L.) (Agenzia Fides 12/9/2005, righe 41, parole 605)

Il testo integrale del Cardinale per la posa della prima pietra, in italiano

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Il testo integrale del Cardinale per il cantiere della casa per i senza tetto, in italiano

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DA UN DOSSIER DELL’AGENZIA FIDES – Conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri. Testimonianza del Cardinale Jàn Chryzostom Korec, Vescovo di Nitra (Repubblica Slovacca).

Nitra (Agenzia Fides)L’Agenzia Fides pubblica una testimonianza esclusiva di Sua Eminenza il Cardinale Ján Chryzostom Korec, Vescovo di Nitra (Repubblica Slovacca), che per quaranta anni ha vissuto la persecuzione del regime comunista ateo, trascorrendone otto in prigione.

“Mi è stato chiesto di scrivere perché è importante per la Chiesa conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri. Penso che ciò lo possa esprimere in maniera più corretta chi non sia stato direttamente perseguitato, o chi, essendo stato perseguitato, non sia finito in prigione. Costui, riguardo a questi argomenti, potrebbe scrivere in maniera più libera, soprattutto senza timore che qualcuno lo accusi di lodarsi. Io invece ho vissuto la persecuzione del comunismo ateista per quaranta lunghi anni - dal 1950 al 1989 – lavorando in diverse fabbriche come operaio, venendo condannato a dodici anni di prigione per l’attività religiosa svolta e per la fedeltà ad una “potenza imperialistica nemica come il Vaticano”. Di questi anni di prigione ne ho scontati effettivamente otto. Nonostante questo, dopo una certa indecisione, ho deciso di soddisfare la preghiera indirizzatami, perché è importante per la Chiesa conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri dello scorso ventesimo secolo e dei perseguitati, anche dei nostri giorni.

I tempi delle grandi persecuzioni della Chiesa e dei fedeli sono periodi che la Chiesa stessa conserva con particolare amore nel proprio cuore e nella memoria. Spesso essa ritorna a loro, li descrive, ringrazia il Signore e tutti i sofferenti e i martiri che subirono la persecuzione, sopportarono ingiustizie, divenendo esempi di fede e della potenza di Dio, resistendo fino alla fine, e lo sono stati anche nel nostro tempo, fino alla morte da martiri o fino al raggiungimento e alla concessione della libertà.

Così erano tutte le grandi persecuzioni della Chiesa dei primi cristiani, nei primi secoli dalla sua fondazione e sviluppo. La Chiesa è lieta che di quegli anni si siano conservati gli “Acta Martyrum”, e ringrazia Dio per i primi martiri ricordandoli nella liturgia durante tutto l’anno, sui suoi altari. La Chiesa conserva viva memoria pure di tante altre persecuzioni degli ultimi secoli, verificatesi in diversi stati del mondo, fino alle più recenti persecuzioni in Messico, Spagna e durante il nazismo e il comunismo. L’ultima persecuzione è stata una delle più feroci, e ha colpito anche la nostra generazione, in tutto il mondo.

Di tutte queste persecuzioni si può dire che furono tempi di grandi sofferenze per Vescovi, sacerdoti, religiosi, suore e credenti di tutti i ceti. Questi tempi furono però anche periodi di grande eroismo, grande fede, grande sacrificio e allo stesso tempo furono esempi della grande forza e potenza di Dio. Questi furono periodi di grandi atti criminali, ma anche della protezione divina e della forza della grazia di Dio. I periodi di persecuzione furono periodi durante i quali si realizzarono direttamente e in modo visibile le parole di S. Paolo: “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rom 5, 20). Molti perseguitati, quando si sentivano stanchi, ricordavano anche altre parole della Scrittura, tra cui queste di S. Paolo, al quale il Signore durante le difficoltà disse: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Questa grazia ci è bastata, e si è manifestata vigorosamente. In modo sconvolgente si è manifestata anche nella giovane e fragile suor Zdenka, in Slovacchia, la quale sopportò anche le più crudeli torture dei carcerieri ateisti. Giovanni Paolo II nell’anno 2003 la dichiarò beata.

Conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri nei tempi recenti o nel presente, per la Chiesa significa ricordare i “Magnalia Dei”, le grandi opere di Dio, e celebrare la bontà di Dio, che si è manifestata con potenza nella storia, quando Dio diede ai suoi figli e figlie la sua grazia, la sua forza e una fedeltà miracolose, perché resistessero ai loro persecutori e rimanessero fedeli nella fede. Questo fu valido nell’Antico Testamento e vale anche oggi riguardo alla fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. La Chiesa questo lo sa e perciò ricorda, rinnovando continuamente la memoria dei fedeli perseguitati. Come credenti è nostro compito conservare questa memoria viva dei perseguitati e dei martiri oggi e anche in futuro. E’ una memoria santa. Dovrebbe essere un incoraggiamento per ognuno di noi, per ogni nostro bambino, ragazzo o ragazza, per i padri e le madri, per ogni sacerdote e Vescovo, per tutta la Chiesa e per sempre.

Per seguire lo spirito della conservazione di questa memoria, dietro esplicita richiesta giunta da Roma, che mi tradusse il Vescovo di Nitra nel 1968, dopo il mio ritorno dalla prigionia, pure io ho iniziato a scrivere le memorie di ciò che abbiamo subito durante la persecuzione ateista del regime comunista dall’anno 1948 all’anno 1989. Ho scritto tre volumi intitolati “La notte dei barbari”[1], sui più gravi episodi della persecuzione.

L’espressione “notte dei barbari” esprime le brutali azioni degli ateisti, che in un’unica notte, tra il 13 e il 14 aprile 1950, barbaramente liquidarono tutti i monasteri, anche secolari, imprigionarono i religiosi e distrussero molti monumenti storici, soprattutto preziose biblioteche.

Dei tre volumi di “La notte dei barbari” furono pubblicate varie edizioni, superando le centomila copie. Diverse persone li hanno letti e continuano a leggerli, rimanendo edificati dai numerosi esempi di fede al tempo della persecuzione. Il primo volume di “La notte dei barbari” dove, oltre ad altro, ho descritto i primi dieci anni di persecuzione dei fedeli e anche la mia vita come operaio, la prigionia, gli interrogatori, il processo e i seguenti anni di prigione, è comparso già in varie traduzioni – in italiano, tedesco, francese, polacco, croato ed infine nella versione in inglese.

In seguito alle edizioni slovacche e a quelle tradotte di “La notte dei barbari”, ho ricevuto come risonanza molte lettere e recensioni, dalle quali si può intendere quanta edificazione si può avere dalla rivitalizzazione della memoria dei perseguitati, e che questa è una delle strade attraverso le quali il Signore desta migliaia di persone alla fede e all’ammirazione della sua grazia, che ha donato ai credenti perseguitati e a tutta la sua Chiesa.

Illustro vari esempi di quanto sia preziosa la memoria viva o rivitalizzata, dei perseguitati e dei martiri credenti nella Chiesa oggi, e di come possa essere questa memoria viva anche per il futuro.

Il primo volume del libro “La notte dei barbari”, è stato letto anche dal Santo Padre Giovanni Paolo II nel 1994, nella traduzione in polacco. Dopo la lettura del libro mi ha spedito una lettera con il seguente contenuto:

Venerabile Cardinale, Ho letto il vostro libro dal titolo “La notte dei barbari” nella versione in polacco. Già prima l’avevo visto nell’originale in slovacco, ma si legge sempre meglio nella lingua materna. Vi ringrazio molto Eminenza, per avere immortalato nel libro le esperienze passate durante gli otto anni di prigionia sotto l’oppressione comunista. Tali esperienze sono simili a quelle che conosciamo dalle testimonianze dei nostri compatrioti.

Tale testimonianza è per questo tanto necessaria. E’ stata buona cosa che molti testimoni si siano potuti incontrare a Lublino e poi a Jasna Gora il 15 agosto 1991.

Ora aspettiamo le testimonianze del periodo posteriore al 1968. Proprio in questi anni voi Eminenza, siete stato per la Chiesa in Slovacchia un testimone di particolare importanza e sostegno spirituale per i vostri compatrioti.

Auguro a Voi … la benedizione divina e la perenne protezione della Madre di Dio.

Cum osculo fraterno, Joannes Paulus II.

Una lettera simile con ringraziamenti per l’edificante lettura del libro “La notte dei barbari” nella versione in croato è stata scritta, tra gli altri, anche dall’arcivescovo di Zara:

Uzoriti gospodine Kardinale,

Namjerno Vam pišem hrvatski.

Danas sam dovršio čitati u hrvatskom prijevodu Vašu knjigu „Od one barbarske noći“.  Čitajući je nekoliko puta sam plakao.

Bog se je proslavio u Vama i po Vama. I Vi ste proslavili Boga svojim životom, trpljenjem,  primjerom,  riječju i perom.

Blagoslovite me Uključite u svoje molitve Hrvatsku i mene. I ja molim za Vas i dragu Slovačku.

Uz smjerni pozdrav Vašoj Uzoritosti odani u Kristu.

Marijan Oblak

Nadbiskup zadarski u m.

Pure il Cardinale Theodore E. McCarrick si sentì edificato dalla rivitalizzata memoria dei perseguitati e dei martiri all’epoca del comunismo ateista da noi, e scrisse nell’Introduzione alla traduzione in inglese del libro “La notte dei barbari”, oltre ad altre parole, le seguenti:

“There will never be a shortage of heroes. So long as tyrants and oppressors try to crush the hearts and minds of their people, the human spirit of yearning for truth and freedom  will rise up in splendor. Whenever people are confronted with suffering or injustice, generous souls will respond with  self-sacrifice and love to restore the fundamental dignity of every human life. And until the love of God is all in all, people like in Slovakia will give their lives to bring that love to all who hunger for it.”

Mi permetto di aggiungere ancora qualche esempio di quanto la memoria dei perseguitati possa incoraggiare gli uomini.

Alla conclusione del mio ministero di Vescovo diocesano nell’anno 2005, presso la più antica sede di tutto il centro e dell’oriente d’Europa, a Nitra in Slovacchia, molti, anche rappresentanti dello stato, hanno espresso incoraggiamento e la viva memoria della persecuzione all’epoca della spregiudicata secolarizzazione comunista e della lotta contro la Chiesa.

Il Presidente del Parlamento slovacco, in una lunga lettera elaborata nello spirito della viva memoria, mi scrisse: “La storia della Vostra vita è e rimane per sempre leggenda… un tempo siete stato il più giovane Vescovo del mondo, e i primi dieci anni di servizio li avete svolti nei durissimi anni Cinquanta, quando la tirannia comunista non dava alcuna importanza a nessun valore. Avete vissuto continuamente con la vostra vita e libertà minacciate, con la consapevolezza di un possibile arresto. La vostra profonda fede e l’educazione gesuita però Vi hanno dato la forza di operare anche in questa incredibile missione.

Infine avete pure trascorso otto anni in prigione. Ciò non vi ha spezzato, così come senza spezzarvi avete sopportato durante la detenzione preventiva. La grazia divina e la vostra forza interiore insieme sono riuscite a trasfigurare l’odio dell’ apparato criminale nella Vostra esperienza personale di fede ed eroismo. Paradossalmente proprio il verdetto del regime, che contro di Voi tanto ostinatamente ha combattuto, rese un vescovo nominato segretamente un vescovo ufficiale e famoso. Anche se dopo la prigionia non vi fu permesso di esercitare l’attività pastorale, dal vostro ritorno la Vostra voce e posizione vennero rispettate da tutti come voce di un vescovo della Chiesa cattolica romana. Il Vostro impiego negli anni Settanta e Ottanta, dal mattino presto quando andavate al lavoro, fino alla tarda notte, quando ricevevate visite da tutta la Slovacchia, è un altro ammirevole capitolo della Vostra leggendaria vita.

Molte volte il regime ha provato a minacciare direttamente la vostra vita, ma il Signore Dio ha vanificato i piani dei criminali. Anche se nel Vostro appartamento c’erano apparecchiature per l’ascolto, fu luogo deputato alla formazione di centinaia di persone, e anche cattedrale dove furono segretamente ordinati dei sacerdoti…”

Da molte altre fonti, lettere, articoli e dichiarazioni di persone di oggi, ancora di più sono divenuto consapevole di quanta edificazione procurano le informazioni tratte da libri e altre fonti sul coraggio dei credenti di opporsi ai persecutori della fede e della Chiesa, e di non sottomettersi ai loro propositi criminali. Il libro “La notte dei barbari” è stato ricevuto in regalo anche da un pilota statunitense, veterano della Seconda Guerra Mondiale. Si trattava ormai di un anziano signore, che dopo la lettura del libro mi spedì dagli Stati Uniti una bellissima lettera su come il libro lo abbia incoraggiato, e di come la sua lettura abbia risolto alcune sue personali questioni sulla religione, che per lunghi anni l’avevano tormentato. Il libro a quanto pare con la sua onestà gli donò la tranquillità dell’anima. Dopo qualche tempo venni a sapere da conoscenti che l’anziano signore, poco tempo dopo, morì.

Lettere simili sull’edificazione in seguito alla rivitalizzazione della memoria dei perseguitati, che non si arresero alla prepotenza della secolarizzazione durante il comunismo, sono state elaborate anche da molti altri che lessero il libro “La notte dei barbari”.

Il sacerdote P. Ulrich, dal Kazachistan, mi scrisse una lettera di ringraziamento, per quanto il libro sulla persecuzione e la fedeltà dei credenti lo abbiano incoraggiato, affermando che dovrebbe essere letto in ogni seminario cattolico. Allo stesso modo dopo la lettura del libro si espresse, dall’Austria, il rappresentante dell’organizzazione “Educationel Initiative for Central and Eastern Europe” e molti altri. Tanto può incoraggiare la memoria dei perseguitati. E i miei libri non sono gli unici libri di memorie, che incoraggiano gli uomini. Di tali opere ne esistono molte.

La Chiesa certamente non è solo umana, ma non è neppure un’istituzione santa nel senso comune dell’espressione, è un’istituzione divina-umana. Unisce il cielo con la terra, i vivi con i morti, i viventi nel tempo con i viventi nell’eternità. Unisce i credenti con la celebrazione della Risurrezione del Signore. Nella Chiesa niente si perde, tutto rimane in lei come parte della sua vita, come parte del mistero del corpo di Cristo. In essa rimangono tutti i sacrifici, e tutto l’amore, testimoniati nel corso dei tempi dai suoi figli e figlie, tra i quali hanno un posto particolare tutti coloro che in lei professano la loro fede, e dunque specialmente anche coloro che sono stati perseguitati nel nome di Cristo. Questi ultimi sono stati dichiarati beati dallo stesso Gesù Cristo: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno … per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,10-11).

La Chiesa è sempre stata consapevole di tutto questo, fin dall’inizio, e secondo tali principi ha vissuto e vive. Essa è l’unica istituzione di questa terra che tiene nel suo cuore sia i vivi che i morti, si ricorda di loro nelle preghiere quotidiane e conserva viva memoria anche di coloro che da tempo se ne sono andati da questa terra. Ricorda la loro vita, la loro fedeltà e la loro devozione a Cristo, e il fatto che alcuni per la fedeltà pagarono il prezzo della persecuzione, o della vita.

La viva memoria dei fedeli figli e figlie della Chiesa, è letteralmente un’opera quotidiana nella vita della Chiesa. Chi dunque davvero ama la Chiesa come propria madre, dovrebbe insieme a lei conservare, diffondere e glorificare con gratitudine anche la memoria dei perseguitati del passato, dovrebbe ricordare nelle preghiere i perseguitati di tutto il mondo nel presente, dovrebbe conservare una viva memoria anche per il futuro. Ognuno di noi dovrebbe approfondire il suo interesse per i perseguitati nella Chiesa fino ai nostri giorni, e rinforzare questa memoria già da bambini, in modo che tutti possano ringraziare il Signore per i “Magnalia Dei”, per le grandi opere di Dio con le quali, assieme alla grazia, forza invincibile, e all’amore dei suoi fedeli, svergognava, umiliava e distruggeva tutti i nemici e i persecutori della Chiesa. Fece ciò con i deboli, ma resi forti dalla fede e dall’amore, fedeli credenti figli, giovani, padri, madri, sacerdoti, Vescovi, religiosi e indifese suore. Per tutto questo nella Chiesa viene conservata e considerata importante e significativa oggi ieri e sempre, la viva e rivitalizzata memoria dei perseguitati.

Le parole martire e martirio hanno una più grande estensione e profondità di significato di quanto comunemente si pensa. Sicuramente significa sacrificare la vita per il nome di Cristo. Ma la vita non si sacrifica solo sotto la spada o la ghigliottina. Un credente può sacrificare la propria vita nella minaccia quotidiana, nella paura e nella insicurezza quotidiana, nella sofferenza quotidiana del corpo e dell’anima, come fecero molti credenti nei campi di concentramento, nei gulag e nelle prigioni, o sopportando i pedinamenti della polizia segreta, e gli interrogatori con inumani tormenti. Tutti questi, se poterono sopportare le terribili condizioni della persecuzione, se non trovarono la morte, hanno potuto rendere ammirabile testimonianza di fede. Molti la danno pure oggi, in tutto il mondo.

Dovrebbe essere possibile e molto utile per i credenti e per tutta la Chiesa, dedicare un giorno dell’anno liturgico proprio per questa concreta rivitalizzazione della memoria di tutti coloro che hanno sofferto o stanno soffrendo nella persecuzione per il nome di Cristo, perché possiamo ricordare regolarmente nei templi, sui mass media e ovunque i “Magnalia Dei”, le grandi opere di Dio, che il Signore ha compiuto e compie attraverso coloro che furono o sono perseguitati. Riguardo a questo possiamo ricordare i profondi e veritieri pensieri del prefazio della Messa per i martiri: “I martiri che seguivano l’esempio di Cristo, quando sacrificavano la vita per la fede, glorificavano il suo nome. La tua potenza si manifesta attraverso i deboli, quando li rendi forti pur nella loro debolezza, donando loro coraggio per il martirio, per il nostro Signore Gesù Cristo”.

Cardinale Ján Chryzostom Korec

Nitra, 7 agosto 2005

 

EUROPA/ITALIA - La Cina e l’Europa “diverse ma unite”: intervento di apertura del Cardinale Crescenzio Sepe al Convegno ecumenico sui rapporti culturali e spirituali

Roma (Agenzia Fides) - “Diversità in unità”: questo il tema del Convegno in corso a Roma presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, sui rapporti culturali e spirituali fra la Cina e l’Europa. Al Convegno, organizzato in quattro sessioni di riflessione e di studio (16-20 settembre) dal gruppo tedesco “Comitato Ecumenico per la Cina”, partecipano rappresentanti del mondo accademico cinese ed europeo, teologi, esperti, esponenti della Chiesa cattolica e delle confessioni ortodosse e protestanti.

Giunto alla quinta edizione, il convegno prevede, fra gli altri, i contributi di Arif Dirlik, dell’Università dell’Oregon (Stati Uniti); Felix Wilfred, dell’Ateneo di Madras (India), Wong Wai Chin, dell’Università cinese di Hong Kong. Domenica 18 settembre gli oltre 150 partecipanti prendono parte a una liturgia ecumenica nella Basilica di San Paolo fuori le mura, presieduta all’Abate Primate dei Benedettini, p. Notker Wolf, e da un Vescovo della Chiesa luterana di Amburgo.

Nell’intervento di apertura il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha espresso “profonda ammirazione e gratitudine a tutti i missionari, uomini e donne, cattolici e non cattolici, per il loro servizio instancabile e per la loro testimonianza al Vangelo di Cristo nella Cina continentale, dando così un appropriato esempio al concetto di diversità nell’unità, per il bene del Vangelo di Gesù Cristo”,

Il Cardinale ha sottolineato che il vincolo di unione è la carità, che significa promozione della persona umana e dei suoi valori, della sua spiritualità e della sua vocazione trascendente. “Le comunità cattoliche disseminate in tutto il vasto territorio cinese -- ha detto il Cardinale Sepe - mostrano una particolare vivacità di testimonianza della fede e di iniziative di carità. Basti pensare alle numerose cliniche, dispensari, case di accoglienza, ospedali, orfanotrofi e case l’assistenza dei lebbrosi, dei disabili, di bambini abbandonati”.

“La Santa Sede - ha continuato - desidera impegnarsi in questo campo di carità e auspica di potere sostenere, come fa in altre parti del mondo, progetti a favore dell’intera popolazione cinese”.

Il Cardinale Sepe ha poi esortato la comunità cattolica in Cina a dare testimonianza di comunione e a “crescere nell’unità”, ricordando che il Santo Padre, in quanto Pastore della Chiesa universale, avverte “l’intimo e irrinunciabile dovere di confermare i cattolici cinesi nella fede e promuovere la loro unità con i mezzi propri della Chiesa”, attraverso un’azione “di ordine puramente ecclesiale e non politica”.

Il Prefetto del Dicastero missionario ha concluso facendo proprio l’auspicio, espresso già da Papa Giovanni Paolo II, di aprire un dialogo con le autorità della Repubblica Popolare Cinese, per superare le incomprensioni del passato e “lavorare insieme per il bene del popolo cinese e per la pace nel mondo”.

(PA) (Agenzia Fides 17/9/2005 righe 32 parole 341)

 

EUROPA/SPAGNA - “La testimonianza cristiana di comunione e di amore della famiglia ha oggi un potenziale evangelizzatore senza pari”: il Cardinale Crescenzio Sepe presiede la XVI Giornata Mariana della Famiglia al Santuario di Torreciudad

Huesca (Agenzia Fides) - Più di 15.000 persone si sono riunite domenica 18 settembre, al Santuario di Torreciudad (Huesca-Spagna) per celebrare la XVI Giornata Mariana della Famiglia, che è stata presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. L'incontro è iniziato con la tradizionale offerta alla Vergine di Torreciudad e la consegna di fiori, prodotti artigianali e doni da parte di una cinquantina tra gruppi e singole famiglie. Quindi è iniziata la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale Sepe.

Durante l'omelia il Prefetto del Dicastero Missionario ha sottolineato l'importanza della famiglia e dei doni che questa porta alla società civile e alla stessa Chiesa. “I cittadini di ogni società civile sana si incorporano ad essa partendo dalla loro condizione originaria, come membri di una famiglia” ha detto il Cardinale, denunciando tra i procedimenti per scardinare una società quello di “indebolire l'istituzione famiglia” perché “i poteri totalitari non vogliono che i loro sudditi siano 'persone'”, e proprio la famiglia è quella che “genera persone che si realizzano come tali per la forza dell'amore”. Per questo, ha continuato il Cardinale Sepe, “molte società cercano oggi di disarticolare la famiglia, inventano quelli che chiamano 'nuovi modelli' - alternativi, dicono - di famiglia; promuovono diverse forme di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere ed il ‘matrimonio di prova', fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso ed inducono a chiudere sistematicamente l’unione degli sposi al dono della vita e, ancora più, a sopprimere o manipolare la vita che nasce”.

Parlando della missione evangelizzatrice della famiglia, il Prefetto del Dicastero Missionario ha rilevato che “la testimonianza cristiana di comunione e di amore, paterno, materno, filiale e fraterno della famiglia, di ognuno dei suoi membri personalmente e come comunità familiare, ha oggigiorno un potenziale evangelizzatore senza pari" e la Chiesa ha bisogno della partecipazione della famiglia alla sua missione evangelizzatrice. Il Cardinale ha poi sottolineato la dimensione della famiglia come “Chiesa domestica” e in particolare la sua importanza per lo sviluppo delle vocazioni: “nell'ambiente di pietà proprio della famiglia cristiana, si può effettivamente riconoscere la voce di Dio che chiama”. Infine il Cardinale Sepe ha raccomandato la cura delle famiglie “come attenzione prioritaria” mettendo in guardia dal pericolo che “le attenzioni in favore del benessere familiare finiscano per disintegrar! e la famiglia stessa”.

Alla fine della Messa è stata data lettura del Messaggio inviato da Sua Santità Benedetto XVI alle famiglie riunite a Torreciudad, nel quale il Papa ha chiesto loro di “impegnarsi nell'arduo compito di promuovere e rafforzare le leggi e i metodi che favoriscano positivamente i diritti e doveri della famiglia, comunità di vita fondata dal Creatore e segno permanente di speranza per i popoli”.

Nel corso della Giornata, Henar Molinero, Segretaria generale della commissione organizzatrice del V Incontro Mondiale delle Famiglie che si celebrerà a Valencia (Spagna) la prima settimana di luglio 2006, ha presentato il programma degli eventi e delle attività previste incoraggiando le famiglie a partecipare. (RG) (Agenzia Fides 19/9/2005, righe 37 parole 494)

Il testo integrale dell'omelia del Cardinale Sepe in spagnolo

http://www.evangelizatio.org/portale/congregazione/prefetto/prefetto.php?id=65 #

 

INTENZIONE MISSIONARIA - Ottobre 2005: “Perché, al fondamentale impegno della preghiera, i fedeli uniscano lo sforzo di contribuire anche economicamente all'opera missionaria” Commento all'intenzione missionaria indicata dal Santo Padre, a cura di Monsignor Robert Sarah, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Incorporati a Cristo attraverso il Battesimo, i fedeli cristiani diventano figli di Dio e membri del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Essi sono anche direttamente coinvolti nel mandato missionario che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore: “Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 19). Avendo ricevuto la forza dello Spirito Santo ed agendo sotto il suo impulso, essi sono chiamati ad essere testimoni di Cristo nelle loro famiglie, nei loro quartieri, nelle loro parrocchie, nei loro paesi, fino agli estremi confini della terra (cfr. At 1,8). Il Battesimo li configura a Cristo e gli dona di partecipare alla sua missione evangelizzatrice che è la missione s! tessa della Chiesa. Questa missione consiste fondamentalmente nel professare davanti agli uomini la fede che attraverso la Chiesa essi hanno ricevuto da Dio e nel partecipare personalmente all’attività apostolica e missionaria del popolo di Dio (cfr. CCC 1270).

La partecipazione all’attività missionaria della Chiesa si realizza prima di tutto attraverso i mezzi spirituali, in particolare la preghiera, i sacrifici, lo sforzo quotidiano per condurre una vita degna del vangelo di Cristo (cfr. Fil 1,27) e l’orientamento della nostra vita verso la santità. A questi mezzi spirituali è opportuno tuttavia aggiungere un reale e concreto sostegno materiale, in quanto, immersa nelle realtà terrene, la Chiesa ha bisogno anche di mezzi materiali per compiere adeguatamente la sua missione. E’ quindi fondamentale sottolineare in questo contesto, l’importanza delle Pontificie Opere Missionarie che, attraverso la raccolta dei sussidi a beneficio delle missioni, permettono alla Chiesa di fare fonte alle necessità materiali e finanziarie inerenti la sua missione evangelizzatrice, soprattutto nei paesi delle giovani Chiese di Africa, Asia, Oceania e America Latina, spesso segnate dalla povert! à materiale e dalla instabilità politica.

Il contributo economico all’opera missionaria è dunque parte integrante del dovere della testimonianza che riguarda ogni cristiano in virtù del suo impegno battesimale. Sull’esempio dei primi cristiani, che mossi dalla fede nel Risorto e coscienti di essere membra di uno stesso Corpo vendettero le loro terre e i loro beni e divisero il ricavato tra tutti, secondo i bisogni di ciascuno (cfr. At 2,42), i cristiani di oggi sono invitati ad avere lo stesso lancio del cuore e la stessa generosità per donare alla Chiesa, anche dalla loro povertà e indigenza, ciò di cui ha bisogno per rispondere alla sua vocazione missionaria.

In questo mese del Rosario ed al termine dell’Anno dell’Eucaristia, che possiamo avere la stessa fede, lo stesso amore e la stessa disponibilità della Vergine Maria per accogliere il Verbo della Vita e condividerlo con tutti i nostri fratelli e sorelle che cercano la salvezza che viene da Dio. (+ Robert Sarah) (Agenzia Fides 20/9/2005, righe 32, parole 466)

 

VATICANO - Il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Cardinale  Crescenzio Sepe, ha nominato i Segretari generali delle Pontificie Opere Missionarie

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha annunciato oggi agli officiali del Dicastero Missionario ed al personale dei Segretariati internazionali delle Pontificie Opere Missionarie, le nomine dei Segretari generali delle quattro Pontificie Opere Missionarie.

Padre Fernando Galbiati, del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), già Segretario generale delle Pontificia Unione Missionaria e ad interim della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, è stato nominato Segretario generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede “donec aliter provideatur”. La Pontificia Opera della Propagazione della Fede, fondata nel 1822 a Lione (Francia) dalla ven. Pauline Jaricot, ha il compito di promuovere la cooperazione missionaria in tutte le comunità cristiane. Cura le vocazioni missionarie, l’educazione allo spirito missionario e promuove le diverse iniziative per la raccolta di aiuti materiali che culminano nella Giornata Missionaria Mondiale.

Il Rev. Jan Dumon, del clero di Bruges, dal 1999 Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Belgio, è stato nominato Segretario generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo. La Pontificia Opera di San Pietro apostolo, fondata dalle signore Bigard nel 1889 a Caen (Francia), si occupa di sostenere la formazione del clero locale nelle Chiese di missione, estendendo i suoi aiuti anche ai candidati alla vita religiosa.

P. Vito del Prete, del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), dal 2002 Segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria nella Direzionale nazionale italiana delle POM, è stato nominato Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria. La Pontificia Unione Missionaria è stata fondata in Italia nel 1916 dal Beato Paolo Manna (PIME) con obiettivo l’animazione missionaria di sacerdoti, religiosi, religiose e di tutti coloro che sono impegnati nel ministero pastorale della Chiesa.

P. Patrick Byrne, della Società del Verbo Divino (SVD), è stato confermato per un altro quinquennio nell’incarico di Segretario generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria. La Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria è stata fondata nel 1843 da Monsignor de Forbin Janson, Vescovo di Nancy (Francia), per educare i fanciulli allo spirito missionario, sensibilizzandoli alle necessità, materiali e spirituali, dei loro coetanei nei paesi di missione. (S.L.) (Agenzia Fides 30/9/2005; righe 29, parole 346)

 

 

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