Agenzia FIDES - 30 giugno 2005

 SPECIALE FIDES

 Instrumentum mensium aprilis et maii pro lectura Magisterii Summi Pontificis Benedicti XVI,

pro evangelizatione in terris missionum

 

 

Annus I – Numerus I-II, April-Maius

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L’Agenzia Fides segue sempre fedelmente il Magistero del Santo Padre consapevole dell’importanza di far giungere fino agli estremi confini della terra la parola del Vicario di Cristo, affinché sia orientamento, stimolo e guida per la Chiesa diffusa nel mondo. Con l’inizio del Pontificato di Sua Santità Benedetto XVI, l’Agenzia Fides continua in questo suo impegno, già rafforzato durante il Pontificato di Giovanni Paolo II, e lo arricchisce con la presentazione di un nuovo “Instrumentum”, che mese per mese raccoglie, riorganizza e propone in chiave di approfondimento, quanto pubblicato quotidianamente da Fides sul Magistero del Santo Padre. Riteniamo che tale strumento possa essere utile ai missionari che vivono fisicamente lontani dalla Sede di Pietro, immersi in contesti particolarmente difficili, per la loro opera di evangelizzazione, la catechesi, l’aggiornamento pastorale, la predicazione e l’organizzazione di quanto pubblicato giorno per giorno da Fides.

L “Instrumentum” mensile, oltre alle sintesi degli interventi del Papa che quotidianamente appaiono nei lanci dell’Agenzia (“SYNTHESIS INTERVENTUUM”) e riguardano la catechesi durante l’Udienza generale, l’Angelus, le Celebrazioni e altri eventi di particolare rilievo, evidenzia alcune espressioni del Santo Papa ritenute particolarmente significative e le raccoglie attorno a temi specifici (“VERBA PONTIFICIS”). Vengono quindi presentati gli interventi di personalità appartenenti alla Chiesa e non solo, ripresi sempre dai lanci quotidiani dell’Agenzia, che si esprimono in relazione ai temi del mese affrontati dal Papa (“INTERVENTUS SUPER QUAESTIONES”). Una quarta sezione propone testimonianze, interviste e approfondimenti già lanciati dall’Agenzia, che formano la cornice per aiutare a capire meglio problemi e sfide della Chiesa nel mondo (“QUAESTIONES”). In questo primo numero dell’Instrumentum - che riguarda i primi due mesi di pontificato di Benedetto XVI, aprile e maggio 2005 – è presente anche una sezione (“PRO PONTIFICE”) che raccoglie alcune espressione augurali per l’inizio del Pontificato giunte alla nostra Agenzia.

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·           SYNTHESIS INTERVENTUUM

 

18 aprile 2005 – Omelia nella Santa Messa “Pro eligendo Romano Pontifice”.

19 aprile 2005 – Saluto prima della benedizione Apostolica “Urbi et orbi” dalla loggia della basilica di San Pietro in occasione dell’elezione al soglio pontificio.

20 aprile 2005 – Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina.

22 aprile 2004 – Discorso durante l’incontro con i Signori Cardinali presenti in Roma.

24 aprile 2005 – Omelia durante la Santa Messa per l’inizio del Pontificato.

25 aprile 2005 – Incontro con i rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane e di altre religioni non cristiane.

25 aprile 2005 – Visita alla tomba di San Paolo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

27 aprile 2005 – Udienza generale del mercoledì.

2 maggio 2005 – Regina Coeli.

4 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

9 aprile 2005 – Discorso ai Vescovi dello Sri Lanka in visita ad limina apostolorum.

9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma.

9 maggio 2005 – Regina Coeli.

11 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

13 maggio 2005 – Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

13 maggio 2005 – Saluto al Personale impiegato negli Uffici del Vicariato e discorso al Clero Romano riunito nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

13 maggio 2005 – Annuncio dell’apertura della causa di Beatificazione di Giovanni Paolo II.

16 maggio 2005 – Omelia durante la Santa Messa nella Patriarcale Basilica Vaticana per il conferimento dell’Ordinazione presbiterale a 21 diaconi della Diocesi di Roma.

16 maggio 2005 – Regina Coeli.

17 maggio 2005 – Discorso nel corso dell’udienza ai pellegrini convenuti a Roma per il rito di beatificazione di Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope.

18 maggio 2005 – Messaggio all’Episcopato Latinoamericano per il 50° anniversario di fondazione del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano).

18 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

19 maggio 2005 – Messaggio alla Chiesa peruviana.

20 maggio 2005 – Discorso alla Pontificia Accademia Ecclesiastica.

21 maggio 2005 – Discorso ai Vescovi del Rwanda in visita ad limina apostolorum.

23 maggio 2005 – Angelus.

24 maggio 2005 – Messaggio inviato alla Chiesa spagnola, in occasione del pellegrinaggio nazionale al Santuario del Pilar di Saragozza nel 50° della consacrazione della Spagna a Maria.

25 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

27 maggio 2005 – Omelia della Messa celebrata sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

28 maggio 2005 – Discorso ai Vescovi del Burundi in visita ad limina apostolorum.

29 maggio 2005 – Visita pastorale a Bari per la conclusione del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale.

30 maggio 2005 – Lettera al Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontifico Consiglio per la Famiglia.

31 maggio 2005 – Discorso i partecipanti alla LIV Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

31 maggio 2005 – Esortazione alla conclusione del Mese mariano 

 

·           VERBA PONTIFICIS

 

Amore

Benedetto

Cattedra

Comunicazione

Difesa vita

Dittatura del relativismo

Dio e il destino dell’uomo

Eucaristia

Giovani

Lavoro

Vergine Maria

Missione

Pace

Sofferenti

Unità

Vocazione

 

·           INTERVENTUS SUPER QUAESTIONES

 

Difesa Vita - D. José Luis Mendoza Pérez, Presidente dell'Università Cattolica di Murcia, UCAM, e consultore del Consiglio Pontificio per la Famiglia

Difesa vita - D. Carlos de la Casa, Direttore dell'Università Internazionale Alfonso VIII di Sorìa (Spagna) e Delegato territoriale della Giunta di Castiglia-Leone

Difesa vita - Documento pubblicato dalla Sottocommissione per la Famiglia e la Difesa della Vita della Conferenza Episcopale Spagnola, in occasione del decimo anniversario dell'Enciclica “Evangelium Vitae”

Difesa Vita – Sua Ecc. Mons. Francisco Gil Hellín, Arcivescovo di Burgos (Spagna)

Difesa vita – I Vescovi spagnoli in una nota del Comitato Esecutivo della Conferenza Episcopale Spagnola

Difesa Vita –  Sua Ecc. Mons. Demetrio Fernández, Vescovo di Tarazona (Spagna)

Dittatura del relativismo – Padre Hector Valencia López, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Colombia

Eucaristia – Sua Ecc. Mons. Mauro Piacenza, Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

Eucaristia – Sua Ecc. Mons. Emilio Patriarca, Vescovo di Monze (Zambia)

Eucaristia - Suor Maria Garriz, spagnola, delle Suore Domenicane Missionarie del Rosario

Missione – Padre José Rafael Romero Linares, Direttore Nazionale delle POM venezuelane

Missione – Padre Teresino Serra, Superiore generale dei Missionari Comboniani

Missione – Sua Em. il Card. Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

Pace – Fonti dal Togo

Pace - Denis Viénot, nuovo Presidente della Caritas Internationalis

Sofferenti – P. Krzysztof Kukulka Ofm Conv, missionario in Uzbekistan

Unità –  P. Pierbattista Pizzaballa, Ofm, Custode francescano di Terrasanta

Unità – Interventi sui giornali arabi

Unità – P. Luciano Verdesca, missionario comboniano ed esperto islamologo, dal Cairo

Unità - Mons. Thomas Menamparampil, Arcivescovo di Guwahati

 

·           QUAESTIONES

 

Intervista al Card. Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

La storia delle Domenicane Missionarie del Rosario

Intervista a Madre Maria Auxiliadora Hernández Martínez, Superiora Generale delle Domenicane Missionarie del Rosario

Intervista a suor Mary Laurence Hanley, Postulatrice della Causa di beatificazione di Madre Marianne Cope

Sintesi dell’omelia del Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, durante la Celebrazione Eucaristica di beatificazione delle Serve di Dio Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope.

Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ai buddisti per la Festa di Vesakh

Intervento del Card. Martino ad un Seminario di studio sulla Dottrina sociale della Chiesa

Intervista al Card. Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute

Intervista al Presidente dei Vescovi srilankesi, Mons. Vianney Fernando, Arcivescovo di Kandy e Presidente della Conferenza Episcopale dello Sri Lanka

 

·           PRO PONTIFICE

 

Sua Em. il Card. Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione dei l’Evangelizzazione dei Popoli

Sua Ecc. Mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei

Comunione e liberazione

Acli

Comunità di Sant’Egidio

Sua Ecc. Mons. Macram Max Gassis Vescovo di El Obeid, nel sud Sudan

Sua Ecc. Mons. Francisco Pérez González, Arcivescovo Castrense e Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionaria in Spagna

Sua Ecc. Mons. Youssef Sarraf, Vescovo Caldeo, dalla Basilica di Nostra Signora di Fatima al Cairo

Sua Em. il Card. Jaime Sin, Arcivescovo emerito di Manila

 

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SYNTHESIS INTERVENTUUM

 

18 aprile 2005 – Omelia nella Santa Messa “Pro eligendo Romano Pontifice”.

VATICANO - Il mondo missionario si ritrova nell’esortazione del Card. Ratzinger alla Messa “pro eligendo Romano Pontifice”: “Dobbiamo essere animati dall’inquietudine di portare a tutti il dono della fede… L’amore, l’amicizia di Dio ci è stata data perché arrivi anche agli altri”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Reazioni ampiamente positive sono pervenute all’Agenzia Fides dal mondo missionario che ha accolto con particolare emozione l’esortazione del Card. Ratzinger “a portare a tutti il dono della fede”, pronunciata questa mattina durante l’omelia della Santa Messa “pro eligendo Romano Pontifice”. Il Decano del Collegio Cardinalizio ha presieduto la Concelebrazione dei Cardinali elettori alle ore 10 nella Basilica Vaticana. Riferendosi al Vangelo proclamato (Gv 15, 9-17), il Card. Ratzinger ha osservato: “Il Signore ci rivolge queste meravigliose parole: “Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamato amici” (Gv 15, 15)… Il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, ci dona la sua amicizia”. L’altro elemento del Vangelo è il discorso di Gesù sul portare frutto: “Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. In verità, l’amore, l’amicizia di Dio ci è stata data perché arrivi anche agli altri. Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri, siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga… L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane, l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

“In quest’ora di grande responsabilità, ascoltiamo con particolare attenzione quanto il Signore ci dice con le sue stesse parole” aveva detto il Card. Ratzinger all’inizio dell’omelia, scegliendo qualche passo dalle letture proclamate. “La prima lettura (Is 61, 1 - 3a. 6a. 8b - 9) offre un ritratto profetico della figura del Messia… Il mandato di Cristo è divenuto mandato nostro attraverso l’unzione sacerdotale; siamo chiamati a promulgare - non solo a parole ma con la vita, e con i segni efficaci dei sacramenti - ‘l’anno di misericordia del Signore’.”

Della seconda lettura, tratta dalla lettera agli Efesini (Ef 4,11-16), il Card. Ratzinger ha sottolineato tre aspetti: i ministeri ed i carismi nella Chiesa, doni del Signore risorto ed asceso al cielo; la maturazione della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, come condizione e contenuto dell’unità nel corpo di Cristo; la comune partecipazione alla crescita del corpo di Cristo. In particolare il Cardinale si è soffermato sul cammino per arrivare ad essere realmente “adulti nella fede”. “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette… Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo… Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo.”

Infine il Card. Ratzinger ha concluso l’omelia con una esortazione: “In questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perché dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia.”(S.L.) (Agenzia Fides 18/4/2005; righe 43, parole 652)

Il testo integrale del Santo Padre

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/db/sedev_18.html

 

19 aprile 2005 – Saluto prima della benedizione Apostolica “Urbi et orbi” dalla loggia della basilica di San Pietro in occasione dell’elezione al soglio pontificio.

 VATICANO - Il mondo missionario in festa per l’elezione del nuovo Pastore, Benedetto XVI

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Alle ore 17,50 una lunga fumata bianca dal comignolo alla sommità della Cappella Sistina seguita dal suono a distesa delle campane, ha annunciato ai numerosi fedeli raccolti in piazza San Pietro e a quelli di tutto il mondo collegati attraverso la radio e la televisione, l’elezione del nuovo Pontefice. E’ stato eletto al soglio di Pietro il Card. Joseph Ratzinger, Decano del Collegio Cardinalizio, che ha assunto il nome di Benedetto XVI. L’annuncio al mondo è stato dato dal Cardinale Protodiacono, Jorge Medina Estevez.

Affacciandosi dalla loggia centrale della Basilica Vaticana alle ore 18,48, accolto da scroscianti e prolungati applausi, Papa Benedetto XVI prima di impartire la sua prima benedizione “Urbi et Orbi” ha salutato la folla con queste parole: “Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori Cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie.” (S.L.) (Agenzia Fides 19/4/2005)

 

20 aprile 2005 – Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina.

VATICANO - Messaggio di Papa Benedetto XVI al termine della Concelebrazione Eucaristica con i Cardinali: “Invoco da Dio l’unità e la pace per la famiglia umana e dichiaro la disponibilità di tutti i cattolici a cooperare per un autentico sviluppo sociale, rispettoso della dignità di ogni essere umano”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Questa mattina, 20 aprile, alle ore 9 il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la sua prima Concelebrazione Eucaristica con i Cardinali da Pontefice nella Cappella Sistina. Al termine della celebrazione il Santo Padre ha letto un Messaggio in lingua latina, di cui riportiamo alcuni stralci nella traduzione italiana.

“Nel mio animo convivono in queste ore due sentimenti contrastanti. Da una parte, un senso di inadeguatezza e di umano turbamento per la responsabilità che ieri mi è stata affidata, quale Successore dell’apostolo Pietro in questa Sede di Roma, nei confronti della Chiesa universale. Dall’altra parte, sento viva in me una profonda gratitudine a Dio, che - come ci fa cantare la liturgia - non abbandona il suo gregge, ma lo conduce attraverso i tempi, sotto la guida di coloro che Egli stesso ha eletto vicari del suo Figlio e ha costituito pastori (cfr Prefazio degli Apostoli I).”…

“La morte del Santo Padre Giovanni Paolo II, e i giorni che sono seguiti, sono stati per la Chiesa e per il mondo intero un tempo straordinario di grazia. Il grande dolore per la sua scomparsa e il senso di vuoto che ha lasciato in tutti sono stati temperati dall’azione di Cristo risorto, che si è manifestata durante lunghi giorni nella corale ondata di fede, d’amore e di spirituale solidarietà, culminata nelle sue solenni esequie.”…

“Sorprendendo ogni mia previsione, la Provvidenza divina, attraverso il voto dei venerati Padri Cardinali, mi ha chiamato a succedere a questo grande Papa... Se è enorme il peso della responsabilità che si riversa sulle mie povere spalle, è certamente smisurata la potenza divina su cui posso contare… Chiedo anche a tutti i Fratelli nell’Episcopato di essermi accanto con la preghiera e col consiglio, perché possa essere veramente il Servus servorum Dei. Come Pietro e gli altri Apostoli costituirono per volere del Signore un unico Collegio apostolico, allo stesso modo il Successore di Pietro e i Vescovi, successori degli Apostoli, - il Concilio lo ha con forza ribadito (cfr Lumen gentium, 22) -, devono essere tra loro strettamente uniti. Questa comunione collegiale, pur nella diversità dei ruoli e delle funzioni del Romano Pontefice e dei Vescovi, è a servizio della Chiesa e dell’unità nella fede, dalla quale dipende in notevole misura l’efficacia dell’azione evangelizzatrice nel mondo contemporaneo. Su questo sentiero, pertanto, sul quale hanno avanzato i miei venerati Predecessori, intendo proseguire anch’io, unicamente preoccupato di proclamare al mondo intero la presenza viva di Cristo.” …

“Mi sta dinanzi, in particolare, la testimonianza del Papa Giovanni Paolo II. Egli lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo insegnamento ed esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro. Col Grande Giubileo essa si è introdotta nel nuovo millennio recando nelle mani il Vangelo, applicato al mondo attuale attraverso l’autorevole rilettura del Concilio Vaticano II… Anch’io, pertanto, nell’accingermi al servizio che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia dei miei Predecessori e in fedele continuità con la bimillenaria tradizione della Chiesa.”

“In maniera quanto mai significativa, il mio Pontificato inizia mentre la Chiesa sta vivendo lo speciale Anno dedicato all’Eucaristia… L’Eucaristia, cuore della vita cristiana e sorgente della missione evangelizzatrice della Chiesa, non può non costituire il centro permanente e la fonte del servizio petrino che mi è stato affidato… In questo anno, pertanto, dovrà essere celebrata con particolare rilievo la Solennità del Corpus Domini. L’Eucaristia sarà poi al centro, in agosto, della Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia e, in ottobre, dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà sul tema: “L’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. A tutti chiedo di intensificare nei prossimi mesi l’amore e la devozione a Gesù Eucaristia e di esprimere in modo coraggioso e chiaro la fede nella presenza reale del Signore, soprattutto mediante la solennità e la correttezza delle celebrazioni.”

 “Con piena consapevolezza, pertanto, all’inizio del suo ministero nella Chiesa di Roma che Pietro ha irrorato col suo sangue, l’attuale suo Successore si assume come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Questa è la sua ambizione, questo il suo impellente dovere. Egli è cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo.”

“La Chiesa di oggi deve ravvivare in se stessa la consapevolezza del compito di riproporre al mondo la voce di Colui che ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Nell’intraprendere il suo ministero il nuovo Papa sa che suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi la luce di Cristo: non la propria luce, ma quella di Cristo. Con questa consapevolezza mi rivolgo a tutti, anche a coloro che seguono altre religioni o che semplicemente cercano una risposta alle domande fondamentali dell’esistenza e ancora non l’hanno trovata. A tutti mi rivolgo con semplicità ed affetto, per assicurare che la Chiesa vuole continuare a tessere con loro un dialogo aperto e sincero, alla ricerca del vero bene dell’uomo e della società. Invoco da Dio l’unità e la pace per la famiglia umana e dichiaro la disponibilità di tutti i cattolici a cooperare per un autentico sviluppo sociale, rispettoso della dignità d’ogni essere umano… Penso in particolare ai giovani. A loro, interlocutori privilegiati del Papa Giovanni Paolo II, va il mio affettuoso abbraccio nell’attesa, se piacerà a Dio, di incontrarli a Colonia in occasione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Con voi, cari giovani, futuro e speranza della Chiesa e dell’umanità, continuerò a dialogare, ascoltando le vostre attese nell’intento di aiutarvi a incontrare sempre più in profondità il Cristo vivente, l’eternamente giovane.”

“Mane nobiscum, Domine! Resta con noi Signore! Quest’invocazione, che forma il tema dominante della Lettera apostolica di Giovanni Paolo II per l’Anno dell’Eucaristia, è la preghiera che sgorga spontanea dal mio cuore, mentre mi accingo ad iniziare il ministero a cui Cristo mi ha chiamato. Come Pietro, anch’io rinnovo a Lui la mia incondizionata promessa di fedeltà. Lui solo intendo servire dedicandomi totalmente al servizio della sua Chiesa. A sostegno di questa promessa invoco la materna intercessione di Maria Santissima, nelle cui mani pongo il presente e il futuro della mia persona e della Chiesa. Intervengano con la loro intercessione anche i Santi Apostoli Pietro e Paolo e tutti i Santi.” (S.L.) (Agenzia Fides 20/4/2005, righe 77, parole 1.120)

Il testo integrale del Santo Padre

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/bxvi_01.html

 

22 aprile 2004 – Discorso durante l’incontro con i Signori Cardinali presenti in Roma.

VATICANO - Papa Benedetto XVI al Collegio Cardinalizio: “Alle intense emozioni provate si assommano un intimo bisogno di silenzio e due sentimenti tra loro complementari: un vivo desiderio del cuore di ringraziare e un senso di umana impotenza dinanzi all’alto compito che mi attende”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza questa mattina nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, i Cardinali presenti a Roma. “Alle intense emozioni provate in occasione della morte del mio venerato predecessore Giovanni Paolo II e poi durante il Conclave e soprattutto al suo epilogo si assommano un intimo bisogno di silenzio e due sentimenti tra loro complementari - ha detto il Papa - : un vivo desiderio del cuore di ringraziare e un senso di umana impotenza dinanzi all’alto compito che mi attende.”

In particolare il Santo Padre ha espresso i propri sentimenti di gratitudine a Dio, che lo ha voluto nonostante l’umana fragilità, Successore dell’apostolo Pietro, quindi a tutti coloro che hanno dimostrato la loro “spirituale solidarietà” (Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, giovani e anziani), ad ognuno dei membri del Collegio Cardinalizio, “per l’attiva collaborazione da essi prestata alla gestione della Chiesa durante la Sede Vacante”. Benedetto XVI ha poi rivolto un particolare saluto ai Cardinali che, “a motivo della loro età o per malattia, non hanno preso parte al Conclave”, ed un grazie sentito a quanti, “con diverse mansioni, hanno cooperato all’organizzazione e allo svolgimento del Conclave”.

Il Papa ha quindi ringraziato i Cardinali della fiducia accordatagli, invitandoli a non fargli mai mancare il loro sostegno: “Non resta pertanto, a me e a tutti noi insieme, che accettare dalla Provvidenza la volontà di Dio e fare del nostro meglio per corrispondervi, aiutandoci gli uni gli altri nell’adempimento dei rispettivi compiti a servizio della Chiesa”. Infine Benedetto XVI ha ricordato i suoi Predecessori: il beato Giovanni XXIII, i servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo I e specialmente Giovanni Paolo II, “la cui testimonianza nei giorni scorsi, più che mai, ci ha sostenuto e la cui presenza continuiamo ad avvertire sempre viva”.

Prima di concludere il suo discorso invocando Maria, Mater Ecclesiae, il Papa ha rivolto ai Cardinali questa esortazione: “Ciascuno tornerà ora nella rispettiva Sede per riprendere il suo lavoro, ma spiritualmente resteremo uniti nella fede e nell’amore del Signore, nel vincolo della celebrazione eucaristica, nella preghiera insistente e nella condivisione del quotidiano ministero apostolico. La vostra spirituale vicinanza, i vostri illuminati consigli e la vostra fattiva cooperazione saranno per me un dono del quale vi sarò sempre riconoscente e uno stimolo a portare a compimento il mandato affidatomi con totale fedeltà e dedizione.” (S.L.) (Agenzia Fides 22/4/2005, righe 28, parole 400)

Il testo integrale del Santo Padre

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/bxvi_02.html

 

24 aprile 2005 – Omelia durante la Santa Messa per l’inizio del Pontificato.

VATICANO - L’inizio del ministero petrino di Benedetto XVI: “Il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore: per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto. E vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi. Perciò i tesori della terra non sono più al servizio dell’edificazione del giardino di Dio, nel quale tutti possano vivere, ma sono asserviti alle potenze dello sfruttamento e della distruzione. La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza.” Lo ha affermato Papa Benedetto XVI durante la Santa Messa per l’inizio ufficiale del suo Ministero, celebrata ieri in piazza San Pietro, commentando uno dei due segni con cui viene rappresentata liturgicamente l’assunzione del Ministero Petrino: il Pallio.

Tessuto in lana, posto sulle spalle dei Vescovi di Roma fin dal IV secolo, il Pallio “può essere considerato come un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle”, e ancora, la lana d’agnello con cui è tessuto intende rappresentare “la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita”. Proseguendo nella sua spiegazione, il Santo Padre ha detto: “il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita, questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio. Questa è anche la nostra gioia: la volontà di Dio non ci aliena, ci purifica - magari in modo anche doloroso - e così ci conduce a noi stessi. In tal modo, non serviamo soltanto Lui ma la salvezza di tutto il mondo, di tutta la storia”.

 I Padri della Chiesa hanno visto nella parabola della pecorella smarrita che il pastore cerca nel deserto, una immagine del mistero di Cristo e della Chiesa. “L’umanità - noi tutti - è la pecora smarrita che, nel deserto, non trova più la strada. Il Figlio di Dio non tollera questo; Egli non può abbandonare l’umanità in una simile miserevole condizione. Balza in piedi, abbandona la gloria del cielo, per ritrovare la pecorella e inseguirla, fin sulla croce. La carica sulle sue spalle, porta la nostra umanità, porta noi stessi, Egli è il buon pastore, che offre la sua vita per le pecore. Il Pallio dice innanzitutto che tutti noi siamo portati da Cristo. Ma allo stesso tempo ci invita a portarci l’un l’altro. Così il Pallio diventa il simbolo della missione del pastore”.

Nell’Antico Oriente i re erano soliti definirsi “pastori del loro popolo”, ad indicare però che i popoli erano come pecore, delle quali poter disporre a loro piacimento. Invece “il pastore di tutti gli uomini, il Dio vivente, è divenuto lui stesso agnello, si è messo dalla parte degli agnelli, di coloro che sono calpestati e uccisi... Non è il potere che redime, ma l’amore! Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore. Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.”

Il pastore deve amare gli uomini che gli sono stati affidati, così come ama Cristo, al cui servizio si trova, ha proseguito il Papa. “Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza, che egli ci dona nel Santissimo Sacramento”. Quindi Benedetto XVI ha espresso una richiesta: “Cari amici, in questo momento io posso dire soltanto: pregate per me, perché io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare sempre più il suo gregge voi, la Santa Chiesa, ciascuno di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi. Preghiamo gli uni per gli altri, perché il Signore ci porti e noi impariamo a portarci gli uni gli altri.”

Commentando poi il rito della consegna dell’anello del pescatore, il Papa ha richiamato il racconto evangelico della pesca abbondante dopo una notte di lavoro senza successo. “Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli Apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo a Dio, a Cristo, alla vera vita… Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita. E’ proprio così nella missione di pescatore di uomini, al seguito di Cristo, occorre portare gli uomini fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio. E’ proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini. E solo laddove si vede Dio, comincia veramente la vita. Solo quando incontriamo in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita. Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario. Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con lui.”

Durante la sua omelia, il Santo Padre ha sottolineato che “noi tutti siamo la comunità dei santi, noi battezzati… noi che viviamo del dono della carne e del sangue di Cristo” ed ha proseguito: “ Sì, la Chiesa è viva, questa è la meravigliosa esperienza di questi giorni… E la Chiesa è giovane. Essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro. La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi. La Chiesa è viva, essa è viva, perché Cristo è vivo, perché egli è veramente risorto”.

Benedetto XVI ha rivolto il suo saluto ai Cardinali e ai Vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi, agli operatori pastorali e ai catechisti, ai religiosi e religiose, ai laici. Quindi con particolare affetto ha salutato “tutti coloro che, rinati nel sacramento del Battesimo, non sono ancora in piena comunione con noi”; i fratelli del popolo ebraico, “cui siamo legati da un grande patrimonio spirituale comune”, e tutti gli uomini del nostro tempo, credenti e non credenti.

Al termine il Papa ha ricordato l’invito di Giovanni Paolo II lanciato all’inizio del suo ministero, il 22 ottobre 1978: “Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo!”. “Il Papa parlava ai forti, ai potenti del mondo - ha ricordato Benedetto XVI -, i quali avevano paura che Cristo potesse portar via qualcosa del loro potere, se lo avessero lasciato entrare e concesso la libertà alla fede. Sì, egli avrebbe certamente portato via loro qualcosa: il dominio della corruzione, dello stravolgimento del diritto, dell’arbitrio. Ma non avrebbe portato via nulla di ciò che appartiene alla libertà dell’uomo, alla sua dignità, all’edificazione di una società giusta. Il Papa parlava inoltre a tutti gli uomini, soprattutto ai giovani… Così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo - e troverete la vera vita. Amen.” (Agenzia Fides 25/4/2005; righe 88, parole 1.431)

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25 aprile 2005 – Incontro con i rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane e di altre religioni non cristiane.

VATICANO - All’inizio del Pontificato Benedetto XVI rivolge a tutti i credenti delle tradizioni religiose e a quanti ricercano con cuore sincero la Verità, “un forte invito a diventare assieme artefici di pace, in un reciproco impegno di comprensione, di rispetto e di amore”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “All’inizio del mio Pontificato rivolgo a voi e a tutti i credenti delle tradizioni religiose che rappresentate, come pure a quanti ricercano con cuore sincero la Verità, un forte invito a diventare assieme artefici di pace, in un reciproco impegno di comprensione, di rispetto e di amore”. E’ l’esortazione che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto ai Rappresentanti delle Chiese e Comunità Cristiane e di altre Religioni non Cristiane, convenuti a Roma per l’elezione del Sommo Pontefice, ricevuti in udienza lunedì 25 aprile.

Nel suo discorso il Papa ha ricordato il lungo cammino fatto in questo campo durante il Pontificato di Giovanni Paolo II e “quanto vera e grande sia la comune passione per 1’unità”, quindi ha esortato: “Duc in altum! Andiamo avanti nella speranza. Sulle tracce dei miei Predecessori in particolare Paolo VI e Giovanni Paolo II, sento fortemente la necessità di riaffermare l’impegno irreversibile preso dal Concilio Vaticano II e perseguito nel corso degli ultimi anni anche grazie all’opera del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani. Il cammino verso la piena comunione voluta da Gesù per i suoi discepoli comporta, in una docilità concreta a ciò che lo Spirito dice alle Chiese, coraggio, dolcezza, fermezza e speranza di giungere al traguardo.” Il Papa ha infine sottolineato la necessità di “una preghiera insistente e dello stesso cuore” per ottenere il dono dell’unità, ed ha invitato tutti a dare esempio di “quell’ecumenismo spirituale, che nella preghiera realizza senza ostacoli la nostra comunione”.

Agli “amici delle diverse tradizioni religiose”, Papa Benedetto XVI ha detto tra l’altro: “Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare ad edificare ponti di amicizia con i credenti di tutte le religioni, allo scopo di ricercare l’autentico bene di ogni persona e della società nel suo complesso”. Nel mondo di oggi, segnato da guerre e violenze, è necessario pregare instancabilmente per ottenere da Dio il dono della pace, “tuttavia la pace è anche un dovere al quale devono impegnarsi tutti i popoli, particolarmente coloro che professano la loro appartenenza a tradizioni religiose. I nostri sforzi di unità e promozione del dialogo sono un valido contributo all’edificazione della pace su solide basi”. (S.L.) (Agenzia Fides 26/4/2005; righe 25, parole 369)

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25 aprile 2005 – Visita alla tomba di San Paolo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

VATICANO - Benedetto XVI dalla tomba dell’Apostolo Paolo rilancia l’urgenza della missione: “All’inizio del terzo millennio, la Chiesa sente con rinnovata vivezza che il mandato missionario di Cristo è più che mai attuale”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La Chiesa è per sua natura missionaria, suo compito primario è l’evangelizzazione… All’inizio del terzo millennio, la Chiesa sente con rinnovata vivezza che il mandato missionario di Cristo è più che mai attuale”: lo ha ribadito il Santo Padre Benedetto XVI ieri pomeriggio, 25 aprile, nella Basilica di San Paolo sulla via Ostiense. All’indomani della Messa per l’inizio del suo Ministero Petrino, con questa visita al sepolcro dell’Apostolo Paolo, “alle radici della missione”, il Papa ha voluto esprimere il legame inseparabile che unisce la Chiesa di Roma con l’Apostolo delle Genti insieme al Pescatore di Galilea.

“E’ questo per me un pellegrinaggio tanto desiderato, un gesto di fede, che compio a nome mio, ma anche a nome della diletta Diocesi di Roma, della quale il Signore mi ha costituito Vescovo e Pastore, e della Chiesa universale affidata alle mie premure pastorali - ha detto il Papa -. Un pellegrinaggio, per così dire, alle radici della missione, di quella missione che Cristo risorto affidò a Pietro, agli Apostoli e, in modo singolare, anche a Paolo, spingendolo ad annunciare il Vangelo alle genti, fino a giungere in questa Città, dove, dopo avere a lungo predicato il Regno di Dio, rese con il sangue l’estrema testimonianza al suo Signore, che lo aveva conquistato e inviato.”

Benedetto XVI ha ricordato l’esempio del suo “amato e venerato predecessore Giovanni Paolo II, un Papa missionario, la cui attività così intensa, testimoniata da oltre cento viaggi apostolici oltre i confini d’Italia, è davvero inimitabile”, ed ha chiesto al Signore di alimentare anche in Lui un simile amore, “perché non mi dia pace di fronte alle urgenze dell’annuncio evangelico nel mondo di oggi”. Dopo aver citato il Decreto “Ad gentes” che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha dedicato all’attività missionaria, il Papa ha ribadito: “All’inizio del terzo millennio, la Chiesa sente con rinnovata vivezza che il mandato missionario di Cristo è più che mai attuale. Il Grande Giubileo del Duemila l’ha condotta a ‘ripartire da Cristo’, contemplato nella preghiera, perché la luce della sua verità sia irradiata a tutti gli uomini, anzitutto con la testimonianza della santità.”

San Paolo fece di Cristo “il centro della sua vita” e “la passione per Cristo lo portò a predicare il Vangelo non solo con la parola, ma con la stessa vita, sempre più conformata al suo Signore. Alla fine, Paolo annunciò Cristo con il martirio, e il suo sangue, insieme a quello di Pietro e di tanti altri testimoni del Vangelo, irrigò questa terra e rese feconda la Chiesa di Roma”. Il Papa ha poi ricordato che anche il XX secolo è stato “un tempo di martirio”, messo in grande risalto da Papa Giovanni Paolo II. “Se dunque il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani, all’inizio del terzo millennio è lecito attendersi una rinnovata fioritura della Chiesa, specialmente là dove essa ha maggiormente sofferto per la fede e per la testimonianza del Vangelo”. Infine Benedetto XVI ha chiesto, per intercessione di san Paolo, “la gioia di annunciare e testimoniare a tutti la Buona Novella di Cristo Salvatore” per la Chiesa di Roma, il suo Vescovo, e tutto il Popolo di Dio. (S.L.) (Agenzia Fides 26/4/2005; righe 35, parole 531)

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27 aprile 2005 – Udienza generale del mercoledì.

VATICANO - Nella prima udienza del Pontificato, Papa Benedetto XVI spiega la scelta di questo nome: “per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice Benedetto XV… e alla straordinaria figura del grande Patriarca del monachesimo occidentale, san Benedetto da Norcia”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Sono riprese oggi in Vaticano le tradizionali Udienze generali del mercoledì. Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato in piazza San Pietro gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella sua prima catechesi del Pontificato, il Papa ha condiviso i sentimenti di questi giorni, all’inizio del Ministero Petrino, e ha illustrato ai fedeli i motivi che lo hanno portato a scegliere il nome di Benedetto.
“Sperimento nell’animo sentimenti tra loro contrastanti in questi giorni d’inizio del mio ministero petrino - ha detto il Santo Padre -: stupore e gratitudine nei confronti di Dio che ha sorpreso innanzitutto me stesso, chiamandomi a succedere all’apostolo Pietro; interiore trepidazione dinanzi alla grandezza del compito e delle responsabilità che mi sono state affidate. Mi dà però serenità e gioia la certezza dell’aiuto di Dio, della sua Madre Santissima, la Vergine Maria, e dei santi Protettori; mi è di sostegno anche la vicinanza spirituale dell’intero Popolo di Dio al quale, come domenica scorsa ho avuto modo di ripetere, continuo a chiedere di accompagnarmi con insistente preghiera.”

Soffermandosi sul nome scelto come Vescovo di Roma e Pastore universale della Chiesa, il Papa ha spiegato: “Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste”. Il Santo Padre ha poi sottolineato che desidera porre il suo ministero “a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio”. Inoltre il nome Benedetto, ha proseguito il Papa, evoca la straordinaria figura del grande “Patriarca del monachesimo occidentale”, san Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa. “La progressiva espansione dell’Ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il Continente. San Benedetto è perciò molto venerato in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà.”
Ricordando con affetto il suo predecessore, Giovanni Paolo II , “al quale siamo debitori di una straordinaria eredità spirituale”, Benedetto XVI ha annunciato che nei prossimi appuntamenti settimanali del mercoledì riprenderà le catechesi da Lui preparate sulla seconda parte dei Salmi e Cantici che compongono i Vespri, interrotte con l’Udienza generale del 26 gennaio. (S.L.) (Agenzia Fides 27/4/2005, righe 30, parole 434)

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2 maggio 2005 – Regina Coeli.

VATICANO - Papa Benedetto XVI al Regina Cæli auspica “che non manchi il lavoro, specialmente per i giovani, e le condizioni lavorative siano sempre più rispettose della dignità della persona umana”. Appello per le popolazioni del Togo “sconvolte da dolorose lotte interne”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Alle ore 12 di domenica 1 maggio, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato per la prima volta alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. “Mi rivolgo a voi per la prima volta da questa finestra, che l’amata figura del mio Predecessore ha reso familiare a innumerevoli persone nel mondo intero” ha detto il Papa, ringraziando tutti coloro che lo hanno sostenuto in questi giorni con la preghiera o hanno inviato messaggi e voti augurali. Un saluto particolare è stato rivolto dal Papa alle Chiese ortodosse e alle Chiese ortodosse orientali, che celebravano ieri la Risurrezione di Cristo: “Auguro di cuore che la celebrazione della Pasqua sia per loro una corale preghiera di fede e di lode a Colui che è il nostro comune Signore, e che ci chiama a percorrere con decisione il cammino verso la piena comunione”.

Quindi il Papa ha ricordato la festa di San Giuseppe Lavoratore, di cui lo stesso Sommo Pontefice porta il nome, l’importanza del lavoro e della presenza della Chiesa tra i lavoratori: “E’ necessario testimoniare anche nell’odierna società il “Vangelo del lavoro”, di cui parlava Giovanni Paolo II nell’Enciclica Laborem exercens. Auspico che non manchi il lavoro specialmente per i giovani, e che le condizioni lavorative siano sempre più rispettose della dignità della persona umana”. Il Santo Padre ha quindi salutato tutti i lavoratori e quelli raccolti in Piazza San Pietro, appartenenti a numerose associazioni. In particolare ha citato “gli amici delle ACLI (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani), che celebrano quest’anno il sessantesimo di fondazione”.

Dopo aver invitato alla recita del Santo Rosario in questo mese di maggio, particolarmente dedicato dalla devozione popolare alla Vergine Maria, Benedetto XVI ha intonato la preghiera mariana del Regina Cæli. Nei saluti conclusivi il Papa ha ricordato “tutti i popoli che soffrono a causa di guerre, malattie e povertà. In particolare, oggi sono vicino alle care popolazioni del Togo, sconvolte da dolorose lotte interne. Per tutte queste nazioni imploro il dono della concordia e della pace.” (S.L.) (Agenzia Fides 2/5/2005; righe 24, parole 361)

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4 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

VATICANO - Benedetto XVI all’udienza generale riprende il ciclo di catechesi iniziato da Giovanni Paolo II sui Salmi e Cantici: “Dio emerge come il «custode» sempre sveglio, attento e premuroso, la «sentinella» che veglia sul suo popolo”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Come ho già preannunciato mercoledì scorso, ho deciso di riprendere nelle catechesi il commento ai Salmi e Cantici che compongono i Vespri, utilizzando i testi predisposti dal mio predecessore Giovanni Paolo II”. Con queste parole il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato oggi il suo discorso durante l’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro. Il Papa ha commentato il Salmo 120 - Il custode di Israele - Vespri del Venerdì 2a settimana (Lettura: Sal 120,1-4.7-8). “È un Salmo di fiducia - ha spiegato il Santo Padre - poiché in esso risuona per sei volte il verbo ebraico shamar, «custodire, proteggere». Dio, il cui nome è invocato ripetutamente, emerge come il «custode» sempre sveglio, attento e premuroso, la «sentinella» che veglia sul suo popolo per tutelarlo da ogni rischio e pericolo.”

Questa fede dell’orante è illustrata nel Salmo dall’immagine del custode e della sentinella, “che
vigilano e proteggono”… “Subentra, poi, un altro simbolo, quello dell’«ombra», che suppone la ripresa del viaggio durante il giorno assolato. Il pensiero corre alla storica marcia nel deserto del Sinai, ove il Signore cammina alla testa di Israele di «giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere»”. Il terzo simbolo è quello del Signore che «sta alla destra» del suo fedele: “È questa la posizione del difensore sia militare che processuale: è la certezza di non essere abbandonati nel tempo della prova, dell’assalto del male, della persecuzione.”

Alla fine del Salmo, ha detto il Papa, viene presentata una dichiarazione sintetica di fiducia: “Dio ci custodirà con amore in ogni istante, tutelando la nostra vita da ogni male. Ogni nostra attività… è sempre sotto lo sguardo vigile del Signore. Lo è ogni nostro atto e tutto il nostro tempo, da ora e per sempre.”
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha salutato i gruppi di fedeli presenti. In particolare, rivolgendosi ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, ha ricordato il mese dedicato a Maria con queste parole: “In questo mese di maggio dedicato in modo speciale alla Madre del Signore, invito voi, cari giovani, a porvi alla scuola di Maria per imparare ad amare e seguire Cristo sopra ogni cosa. La Madonna aiuti voi, cari ammalati, a guardare con fede al mistero del dolore e a cogliere il valore salvifico di ogni croce. Affido voi, cari sposi novelli, alla materna protezione della Vergine Santa, perché possiate vivere nella vostra famiglia il clima di preghiera e di amore della casa di Nazareth.” (S.L.) (Agenzia Fides 4/5/2005, righe 28, parole 427)

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9 aprile 2005 – Discorso ai Vescovi dello Sri Lanka in visita ad limina apostolorum.

VATICANO - Prima visita ad limina per Benedetto XVI: nell’udienza ai Vescovi dello Sri Lanka il Papa ribadisce l’impegno per i bambini, “che troppo spesso vengono semplicemente dimenticati o sfruttati senza vergogna come soldati, forza lavoro o vittime innocenti del traffico di esseri umani”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Sabato 7 maggio il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto nella Biblioteca Privata i Vescovi dello Sri Lanka, in occasione della loro visita ad limina Apostolorum: la prima dalla sua Elezione, come ha ricordato lo stesso Santo Padre all’inizio del discorso.
“Provenite da un continente che si distingue particolarmente per la ricchezza di culture, di lingue e di tradizioni - ha detto il Papa - e testimoniate la fede profonda del vostro popolo in Gesù Cristo, l'unico Redentore del mondo”. Benedetto XVI ha detto di essere rimasto particolarmente colpito dagli effetti devastanti dello tsunami che lo scorso dicembre ha colpito duramente anche lo Sri Lanka, ed ha espresso ai Vescovi il cordoglio e la vicinanza, a nome dei cattolici di ogni luogo. “Nei volti di quelle persone private di tutto, non possiamo non riconoscere il volto sofferente di Cristo e, di fatto, è Lui che serviamo quando mostriamo amore e compassione per i bisognosi”. In particolare il Santo Padre si è soffermato sui membri più giovani, più duramente provati: “La comunità cristiana ha il dovere particolare di prendersi cura dei bambini che hanno perso i genitori a causa della calamità naturale. Il Regno di Dio appartiene a questi membri più vulnerabili della società, che troppo spesso vengono semplicemente dimenticati o sfruttati senza vergogna come soldati, forza lavoro o vittime innocenti del traffico di esseri umani. Non bisogna lesinare alcuno sforzo per esortare le autorità civili e la comunità internazionale a combattere questi abusi e a offrire ai bambini la tutela legale che giustamente meritano”.

Ricordando che “anche nei momenti più bui della nostra vita, sappiamo che Dio non è mai assente”, il Santo Padre ha lodato la Chiesa dello Sri Lanka per il suo impegno eccezionale volto a soddisfare tutte le esigenze delle vittime, e si è compiaciuto nel “vedere membri di diverse religioni e di diversi gruppi etnici nello Sri Lanka e di tutta la comunità globale riunirsi per mostrare la propria solidarietà verso gli afflitti e riscoprire in tal modo i vincoli fraterni che li uniscono”.  Dal momento che nello Sri Lanka un terzo della popolazione ha meno di quindici anni, Benedetto XVI ha indicato come prioritaria l’educazione religiosa nelle scuole e la formazione spirituale e teologica nei seminari. “E’ gratificante sapere che il vostro Paese è già benedetto da un buon numero di vocazioni al sacerdozio e prego affinché molti altri giovani riconoscano la chiamata di Dio a donarsi completamente per la salvezza del Regno e rispondano ad essa”. Infine il Papa ha presentato ai Vescovi l’immagine dei discepoli di Emmaus, tanto evocata da Giovanni Paolo II in questo Anno Eucaristico: Cristo “vi accompagna anche mentre guidate il vostro popolo lungo il sentiero della sequela. Rinnovate la vostra fiducia in Lui! Aprite a Lui il vostro cuore! Imploratelo, in unione con tutta la Chiesa nel mondo: Mane nobiscum, Domine”. (S.L.) (Agenzia Fides 9/5/2005; righe 31, parole 480)

Il testo integrale del Santo Padre

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9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma.

VATICANO - Benedetto XVI nella Basilica Lateranense: “Il Vescovo di Roma siede sulla sua Cattedra per dare testimonianza di Cristo. Così la Cattedra è il simbolo della potestà di insegnamento che è parte essenziale del mandato di legare e di sciogliere conferito dal Signore a Pietro”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nel pomeriggio di sabato 7 maggio il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per il suo insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma. Con il Santo Padre hanno concelebrato i Cardinali, il Consiglio Episcopale della Diocesi, i Canonici della Basilica Lateranense ed il Consiglio dei Parroci Prefetti. Dopo la Celebrazione, il Papa si è recato nella Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore per venerare l’icona di Maria “Salus Populi Romani”. Proponiamo di seguito alcuni stralci dell’omelia del Santo Padre a San Giovanni. “Al centro di questo giorno, troviamo Cristo. E solo grazie a Lui, grazie al mistero del suo ascendere, riusciamo a comprendere il significato della Cattedra, che è a sua volta il simbolo della potestà e della responsabilità del Vescovo”. La Festa dell’Ascensione del Signore “non vuol dirci che il Signore se ne è andato in qualche luogo lontano dagli uomini e dal mondo”, ma “significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio. Egli - il Figlio Eterno - ha condotto il nostro essere umano al cospetto di Dio… E poiché Dio abbraccia e sostiene l’intero cosmo, l’Ascensione del Signore significa che Cristo non si è allontanato da noi, ma che adesso, grazie al Suo essere con il Padre, è vicino ad ognuno di noi, per sempre.” “Lo Spirito Santo è la forza attraverso la quale Cristo ci fa sperimentare la sua vicinanza”, ma “il Cristo risorto ha bisogno di testimoni che Lo hanno incontrato... Attraverso i testimoni è stata costruita la Chiesa - a cominciare da Pietro e da Paolo, e dai Dodici, fino a tutti gli uomini e le donne che, ricolmi di Cristo, nel corso dei secoli hanno riacceso e riaccenderanno in modo sempre nuovo la fiamma della fede. Ogni cristiano, a suo modo, può e deve essere testimone del Signore risorto.” “Ai successori degli Apostoli, e cioè ai Vescovi, spetta la pubblica responsabilità di far sì che la rete di queste testimonianze permanga nel tempo… In questa rete di testimoni, al Successore di Pietro compete uno speciale compito: essere la guida nella professione di fede in Cristo, il Figlio del Dio vivente. La Cattedra di Roma è anzitutto Cattedra di questo credo… Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole - come sono fragili e deboli le sue proprie forze - costantemente bisognoso di purificazione e di conversione. Ma egli può anche avere la consapevolezza che dal Signore gli viene la forza per confermare i suoi fratelli nella fede e tenerli uniti nella confessione del Cristo crocifisso e risorto”. “Il Vescovo di Roma siede sulla sua Cattedra per dare testimonianza di Cristo. Così la Cattedra è il simbolo della potestas docendi, quella potestà di insegnamento che è parte essenziale del mandato di legare e di sciogliere conferito dal Signore a Pietro e, dopo di lui, ai Dodici… Questa potestà di insegnamento spaventa tanti uomini dentro e fuori della Chiesa. Si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero. Non è così. Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede. Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo. Lo fece Papa Giovanni Paolo II, quando, davanti a tutti i tentativi, apparentemente benevoli verso l’uomo, di fronte alle errate interpretazioni della libertà, sottolineò in modo inequivocabile l’inviolabilità dell’essere umano, l’inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà di uccidere non è una vera libertà, ma è una tirannia che riduce l’essere umano in schiavitù. Il Papa è consapevole di essere, nelle sue grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa. Così, il suo potere non sta al di sopra, ma è al servizio della Parola di Dio, e su di lui incombe la responsabilità di far sì che questa Parola continui a rimanere presente nella sua grandezza e a risuonare nella sua purezza, così che non venga fatta a pezzi dai continui cambiamenti delle mode.” “La Cattedra è - diciamolo ancora una volta - simbolo della potestà di insegnamento, che è una potestà di obbedienza e di servizio, affinché la Parola di Dio - la sua verità! - possa risplendere tra di noi, indicandoci la strada.”“La Chiesa non è altro che quella rete - la comunità eucaristica! - in cui tutti noi, ricevendo il medesimo Signore, diventiamo un solo corpo e abbracciamo tutto il mondo. Presiedere nella dottrina e presiedere nell’amore, alla fine, devono essere una cosa sola: tutta la dottrina della Chiesa, alla fine, conduce all’amore. E l’Eucaristia, quale amore presente di Gesù Cristo, è il criterio di ogni dottrina.”  “Così voglio cercare, con tutto il cuore, di essere il vostro Vescovo, il Vescovo di Roma. E tutti noi vogliamo cercare di essere sempre più cattolici - sempre più fratelli e sorelle nella grande famiglia di Dio, quella famiglia in cui non esistono stranieri.” (S.L.) (Agenzia Fides 9/5/2005; righe 63, parole 938)

Il testo integrale del Santo Padre

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9 maggio 2005 – Regina Coeli.

VATICANO - Al Regina Cæli il Papa ricorda la Giornata delle Comunicazioni Sociali: “E’ necessario che tutti facciano la loro parte per assicurare in ogni forma di comunicazione obiettività, rispetto della dignità umana e attenzione al bene comune”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Affacciandosi a mezzogiorno alla finestra sul suo studio per la preghiera mariana del Regina Cæli, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato ieri, domenica 8 maggio, la solennità dell’Ascensione del Signore e la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema “I mezzi di comunicazione al servizio della comprensione tra i popoli”. In questa festa, ha detto il Papa, siamo chiamati “a rinnovare la nostra fede in Gesù, l’unica vera àncora di salvezza per tutti gli uomini. Salendo al Cielo, Egli ha riaperto la via verso la nostra patria definitiva, che è il paradiso. Ora, con la potenza del suo Spirito, ci sostiene nel quotidiano pellegrinaggio sulla terra.” Parlando poi dei mass media, che “costituiscono effettivamente una straordinaria risorsa per promuovere la solidarietà e l’intesa della famiglia umana”, il Santo Padre ha sottolineato: “Questi importanti strumenti della comunicazione possono favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, oppure, al contrario, alimentare il pregiudizio e il disprezzo tra gli individui e i popoli; possono contribuire a diffondere la pace o a fomentare la violenza. Ecco perché occorre sempre fare appello alla responsabilità personale; è necessario che tutti facciano la loro parte per assicurare in ogni forma di comunicazione obiettività, rispetto della dignità umana e attenzione al bene comune. In tal modo si contribuisce ad abbattere i muri di ostilità che ancora dividono l’umanità, e si possono consolidare quei vincoli di amicizia e di amore che sono segni del Regno di Dio nella storia.” Prima di recitare la preghiera mariana, il Papa ha ricordato che dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, i discepoli si raccolsero in preghiera nel Cenacolo, con la Madre di Gesù, invocando lo Spirito Santo. “Ogni comunità cristiana, unita alla Vergine Santissima, rivive in questi giorni tale singolare esperienza spirituale in preparazione alla solennità della Pentecoste. Anche noi ci rivolgiamo ora a Maria con il canto del Regina Caeli, implorando la sua protezione sulla Chiesa e specialmente su quanti si dedicano all’opera di evangelizzazione mediante i mezzi della comunicazione sociale. (S.L.) (Agenzia Fides 9/5/2005; righe 25, parole 348)

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11 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

VATICANO - Il Papa prosegue il commento sui Salmi e Cantici: “Le nazioni devono imparare a «leggere» nella storia un messaggio di Dio. L’avventura dell’umanità non è confusa e senza significato… Esiste la possibilità di riconoscere l’agire divino nascosto nella storia”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. Sullo scatenarsi di energie malvagie, sull’irrompere veemente di Satana, sull’emergere di tanti flagelli e mali, si eleva il Signore, arbitro supremo della vicenda storica. Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra”. Durante l’udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha commentato il Cantico (cfr Ap 15,3-4) “Inno di adorazione e di lode”, Vespri del Venerdì della 2a Settimana (Lettura: Ap 15,3-4), continuando così il ciclo di catechesi iniziato da Giovanni Paolo II sui Salmi e i Cantici e utilizzando i testi da lui predisposti.

Ad intonare il Cantico che è stato oggetto di meditazione oggi, “sono i giusti della storia… coloro che attraverso l’apparente sconfitta del martirio sono in realtà i costruttori del mondo nuovo, con Dio artefice supremo”. Essi iniziano esaltando le “opere grandi e mirabili” compiute dal Signore, per “riaffermare che Dio non è indifferente alle vicende umane, ma in esse penetra realizzando le sue ‘vie’, ossia i suoi progetti e le sue ‘opere’ efficaci”. L’intervento divino vuole essere un segno che invita alla conversione tutti i popoli della terra. “Le nazioni devono imparare a leggere nella storia un messaggio di Dio. L’avventura dell’umanità non è confusa e senza significato, né è votata senza appello alla prevaricazione dei prepotenti e dei perversi. Esiste la possibilità di riconoscere l’agire divino nascosto nella storia.”  Nel Cantico si trovano uniti timore (nel senso biblico, di riconoscimento della trascendenza di Dio) e glorificazione di Dio: “Grazie al timore del Signore non si ha paura del male che imperversa nella storia e si riprende con vigore il cammino della vita”. Infine appare una processione universale di popoli che si presenteranno davanti al Signore della storia e si prostreranno in adorazione. “E l’unico Signore e Salvatore sembra loro ripetere le parole pronunziate l’ultima sera della sua vita terrena: «Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!»”. (S.L.) (Agenzia Fides 11/5/2005, righe 23, parole 431)

Il testo integrale del Santo Padre

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13 maggio 2005 – Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

VATICANO - Il discorso di Benedetto XVI al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede: “Tutti sono chiamati a costruire una società pacifica, per vincere la tentazione di scontri fra culture, etnie e mondi diversi”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza nella Sala Regia in Vaticano tutti gli Ambasciatori del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella mattina di giovedì 12 maggio. Pubblichiamo di seguito alcuni stralci del discorso pronunciato dal Santo Padre.
“Nel rivolgermi a voi, il mio pensiero va anche ai Paesi dei quali siete i Rappresentanti e ai loro Dirigenti. Penso anche alle nazioni con le quali la Santa Sede non intrattiene ancora relazioni diplomatiche. Alcune di esse si sono unite alle celebrazioni in occasione della morte del mio predecessore e della mia elezione alla Sede di Pietro. Avendo apprezzato tali gesti, oggi desidero esprimere loro la mia gratitudine e rivolgere un saluto deferente alle Autorità civili di quei Paesi, formulando l'auspicio di vederli al più presto rappresentati presso la Sede Apostolica. Da questi Paesi, soprattutto da quelli in cui le comunità cattoliche sono numerose, mi sono giunti messaggi che ho apprezzato in modo particolare. Desidero dire quanto queste comunità e l'insieme dei popoli ai quali esse appartengono mi sono cari, assicurandoli tutti della loro presenza nella mia preghiera”. (…)
“Nel vedervi, come posso non ricordare il lungo e fecondo ministero del compianto Papa Giovanni Paolo II! Instancabile missionario del Vangelo nei numerosi Paesi che ha visitato, ha parimenti reso un servizio unico alla causa dell'unità della famiglia umana. Ha mostrato il cammino verso Dio, invitando tutti gli uomini di buona volontà a ravvivare senza posa la loro coscienza e a edificare una società di giustizia, di pace e di solidarietà, nella carità e nel perdono reciproco”. (…) “Vengo da un Paese dove la pace e la fraternità sono care al cuore di tutti gli abitanti, in particolare per quanti, come me, hanno conosciuto la guerra e la separazione fra fratelli appartenenti a una stessa nazione, a causa di ideologie devastanti e disumane che, sotto le mentite spoglie di sogni e d'illusione, facevano gravare sugli uomini il giogo dell'oppressione. Comprendete dunque come io sia particolarmente sensibile al dialogo fra tutti gli uomini, per superare ogni forma di conflitto e di tensione, e per fare della nostra terra una terra di pace e di fraternità. Tutti insieme, unendo i loro sforzi, le comunità cristiane, i Responsabili delle nazioni, i Diplomatici e tutti gli uomini di buona volontà, sono chiamati a costruire una società pacifica, per vincere la tentazione di scontri fra culture, etnie e mondi diversi”. (…) “La Chiesa non cessa di proclamare e di difendere i diritti umani fondamentali, purtroppo ancora violati in diverse parti della terra... Essa non chiede alcun privilegio per sé, ma solo le condizioni legittime di libertà e di azione per compiere la sua missione”. (S.L.) (Agenzia Fides 13/5/2005; righe 32, parole 452)

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13 maggio 2005 – Saluto al Personale impiegato negli Uffici del Vicariato e discorso al Clero Romano riunito nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

VATICANO - Benedetto XVI incontra sacerdoti e diaconi di Roma: “Cristo risorto ci chiama a essere suoi testimoni e ci dona la forza del suo Spirito, per esserlo davvero. È necessario dunque stare con Lui per potergli rendere testimonianza con tutta la nostra vita”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si è recato al Palazzo del Vicariato di Roma dove, nell’Aula della Conciliazione, ha incontrato il Personale impiegato negli Uffici del Vicariato. Dopo una breve visita all’appartamento Pontificio, il Santo Padre ha poi incontrato il Clero Romano riunito nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Ricordando la “straordinaria esperienza di fede” vissuta in occasione della morte del Papa Giovanni Paolo II, che “ci ha mostrato una Chiesa di Roma profondamente unita, piena di vita e ricca di fervore”, Benedetto XVI ha sottolineato che “nell’umile adesione a Cristo unico Signore, possiamo e dobbiamo promuovere insieme quella “esemplarità” della Chiesa di Roma che è genuino servizio alle Chiese sorelle presenti nel mondo intero”. Sembra ormai superato il tempo della crisi di identità che ha travagliato tanti sacerdoti, tuttavia “è indispensabile ritornare sempre di nuovo alla radice del nostro sacerdozio. Questa radice, come ben sappiamo, è una sola: Gesù Cristo Signore” ha esortato il Papa, ricordando che “questa è anche la vera natura del nostro sacerdozio. In realtà, tutto ciò che è costitutivo del nostro ministero non può essere il prodotto delle nostre capacità personali”.  “Cari sacerdoti di Roma, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, si affida a noi, ci affida il suo corpo nell’Eucaristia, ci affida la sua Chiesa. E allora dobbiamo essere davvero suoi amici, avere con Lui un solo sentire, volere quello che Egli vuole e non volere quello che Egli non vuole… Poiché ha in Cristo la sua radice, il sacerdozio è, per sua natura, nella Chiesa e per la Chiesa… Il sacerdozio ministeriale ha un rapporto costitutivo con il corpo di Cristo, nella sua duplice e inseparabile dimensione di Eucaristia e di Chiesa, di corpo eucaristico e di corpo ecclesiale”.  Benedetto XVI ha ricordato di aver parlato, nell’omelia che ha preceduto il Conclave, di una “santa inquietudine” di portare a tutti il dono della fede che deve animarci: “Cari fratelli sacerdoti di Roma, Cristo risorto ci chiama a essere suoi testimoni e ci dona la forza del suo Spirito, per esserlo davvero. È necessario dunque stare con Lui per potergli rendere testimonianza con tutta la nostra vita.” Citando l’espressione dell’Apostolo Paolo, “farsi tutto a tutti”, il Papa ha detto che ciò “si esprime nella vicinanza quotidiana, nell’attenzione per ogni persona e famiglia... È decisivo che la vicinanza e l’attenzione a tutti avvenga sempre nel nome di Cristo e sia costantemente protesa a condurre a Lui”. Tale vicinanza e dedizione significa tempo, preoccupazioni, dispendio di energie, ma “per poter resistere, e anzi crescere, come persone e come sacerdoti, è fondamentale anzitutto l’intima comunione con Cristo… abbiamo bisogno di momenti per ritemprare le nostre energie, e soprattutto per pregare e meditare, rientrando nella nostra interiorità e trovando dentro di noi il Signore. Perciò il tempo per stare alla presenza di Dio è una vera priorità pastorale, in ultima analisi la più importante”.  Il Santo Padre ha quindi proseguito: “Cari sacerdoti, non sottolineeremo mai abbastanza quanto la nostra personale risposta alla chiamata alla santità sia fondamentale e decisiva. È questa la condizione non solo perché il nostro personale apostolato sia fruttuoso ma anche, e più ampiamente, perché il volto della Chiesa rifletta la luce di Cristo” Infine il Papa ha ricordato che il Suo Ministero di Vescovo di Roma si colloca nel solco dei suoi Predecessori, “accogliendo in particolare l’eredità preziosa che ha lasciato Giovanni Paolo II: per questa via, cari sacerdoti e diaconi, camminiamo insieme con serenità e fiducia. Continueremo a cercare di far crescere la comunione all’interno della grande famiglia della Chiesa diocesana e a collaborare per incrementare l’orientamento missionario della nostra pastorale”. (S.L.) (Agenzia Fides 13/5/2005; righe 42, parole 611)

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13 maggio 2005 – Annuncio dell’apertura della causa di Beatificazione di Giovanni Paolo II.

VATICANO - Il Papa annuncia l’apertura della causa di Beatificazione di Giovanni Paolo II

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nel corso dell’Udienza al Clero Romano, che si è svolta questa mattina nella Basilica di San Giovanni, il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato l’apertura della causa di Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Pubblichiamo di seguito il testo del Rescritto della Congregazione per le Cause dei Santi nella traduzione italiana:  “Su istanza dell'Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, il Sommo Pontefice BENEDETTO XVI, considerate le peculiari circostanze esposte, nell'udienza concessa al medesimo Cardinale Vicario Generale il giorno 28 del mese di Aprile di questo anno 2005, ha dispensato dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte del Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), Sommo Pontefice, cosicché la causa di Beatificazione e Canonizzazione del medesimo Servo di Dio possa avere subito inizio. Nonostante qualsiasi cosa in contrario. Dato in Roma, dalla sede di questa Congregazione per le Cause dei Santi, il giorno 9 del mese di Maggio A.D. 2005. José Card. Saraiva Martins, Prefetto. Edward Nowak, Arcivescovo titolare di Luni, Segretario”. (S.L.) (Agenzia Fides 13/5/2005; righe 13, parole 183)

 

 

 

16 maggio 2005 – Omelia durante la Santa Messa nella Patriarcale Basilica Vaticana per il conferimento dell’Ordinazione presbiterale a 21 diaconi della Diocesi di Roma.

VATICANO - Nella solennità di Pentecoste Benedetto XVI ordina 21 sacerdoti: “Vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare fra di noi; dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Domenica 15 maggio, Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Santa Messa nella Patriarcale Basilica Vaticana, nel corso della quale ha conferito l’Ordinazione presbiterale a 21 diaconi della Diocesi di Roma. Riportiamo di seguito alcuni stralci dell’omelia del Santo Padre. “La prima lettura ed il Vangelo della Domenica di Pentecoste ci presentano due grandi immagini della missione dello Spirito Santo. La lettura degli Atti degli Apostoli narra come, il giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo, sotto i segni di un vento potente e del fuoco, irrompe nella comunità orante dei discepoli di Gesù e dà così origine alla Chiesa. (…) Lo Spirito Santo dona di comprendere. Supera la rottura iniziata a Babele - la confusione dei cuori, che ci mette gli uni contro gli altri - e apre le frontiere. Il popolo di Dio che aveva trovato al Sinai la sua prima configurazione, viene ora ampliato fino a non conoscere più alcuna frontiera. Il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, è un popolo che proviene da tutti i popoli. La Chiesa fin dall’inizio è cattolica, questa è la sua essenza più profonda. (…) La Chiesa deve sempre nuovamente divenire ciò che essa già è: deve aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze. In essa non vi possono essere né dimenticati né disprezzati. Nella Chiesa vi sono soltanto liberi fratelli e sorelle di Gesù Cristo. Vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare fra di noi; dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste”.(…)

“La seconda immagine dell’invio dello Spirito, che troviamo nel Vangelo, è molto più discreta. (…) Il Signore Risorto attraverso le porte chiuse entra nel luogo dove si trovavano i discepoli e li saluta due volte dicendo: la pace sia con voi! Noi, continuamente, chiudiamo le nostre porte; continuamente, vogliamo metterci al sicuro e non essere disturbati dagli altri e da Dio. (…) Al saluto di pace del Signore seguono due gesti decisivi per la Pentecoste: il Signore vuole che la sua missione continui nei discepoli: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. Dopo di che egli alita su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.(…) “Cari ordinandi!... A ciascuno di voi, in modo personalissimo, il Signore dice: pace a voi - pace a te! Quando il Signore dice questo, non dona qualcosa ma dona se stesso. Infatti egli stesso è la pace. In questo saluto del Signore, possiamo intravedere anche un richiamo al grande mistero della fede, alla Santa Eucaristia, nella quale egli continuamente ci dona se stesso e, in tal modo, la vera pace. Questo saluto si colloca così al centro della vostra missione sacerdotale: il Signore affida a voi il mistero di questo sacramento”. (…) “Risuona poi, nel Vangelo appena udito, una seconda parola del Risorto: “come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Cristo dice questo, in modo molto personale, a ciascuno di voi. Con l’ordinazione sacerdotale voi vi inserite nella missione degli apostoli. Lo Spirito Santo è vento, ma non è amorfo. E’ uno Spirito ordinato. E si manifesta proprio ordinando la missione, nel sacramento del sacerdozio, con cui continua il ministero degli apostoli. Attraverso questo ministero, voi siete inseriti nella grande schiera di coloro che, a partire dalla Pentecoste, hanno ricevuto la missione apostolica. (…) Come il Signore è uscito dal Padre e ci ha donato luce, vita ed amore, così la missione deve continuamente rimetterci in movimento, renderci inquieti, per portare a chi soffre, a chi è nel dubbio, ed anche a chi è riluttante, la gioia di Cristo. Infine, vi è il potere del perdono. Il sacramento della penitenza è uno dei tesori preziosi della Chiesa, perché solo nel perdono si compie il vero rinnovamento del mondo. (S.L.) (Agenzia Fides 16/5/2005, righe 42, parole 669)

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16 maggio 2005 – Regina Coeli.

VATICANO - Al Regina Cæli il Papa sottolinea il legame che esiste nella Chiesa tra lo Spirito e l’istituzione: “Senza lo Spirito Santo, la Chiesa si ridurrebbe a un’organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stesse strutture”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Al termine della Celebrazione Eucaristica per l’ordinazione di 21 nuovi sacerdoti per la Diocesi di Roma, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato ieri alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i numerosi fedeli e pellegrini in piazza San Pietro. Il Papa ha invitato a rendere grazie a Dio “per il dono dei nuovi presbiteri” ed a pregare perché “a Roma come pure nel mondo intero fioriscano e maturino numerose e sante vocazioni sacerdotali”.

“La felice coincidenza tra la Pentecoste e le Ordinazioni presbiterali mi invita a sottolineare
il legame indissolubile che esiste, nella Chiesa, tra lo Spirito e l’istituzione - ha proseguito Benedetto XVI -. Lo accennavo già sabato scorso, prendendo possesso della Cattedra di Vescovo di Roma, a San Giovanni in Laterano. La Cattedra e lo Spirito sono realtà intimamente unite, così come lo sono il carisma e il ministero ordinato. Senza lo Spirito Santo, la Chiesa si ridurrebbe a un’organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stesse strutture. Ma, a sua volta, nei piani di Dio lo Spirito si serve abitualmente delle mediazioni umane per agire nella storia. Proprio per questo Cristo, che ha costituito la sua Chiesa sul fondamento degli Apostoli stretti intorno a Pietro, l’ha anche arricchita del dono del suo Spirito, affinché nel corso dei secoli la conforti e la guidi alla verità tutta intera. Possa la Comunità ecclesiale restare sempre aperta e docile all’azione dello Spirito Santo per essere tra gli uomini segno credibile e strumento efficace dell’azione di Dio!” Prima della preghiera il Santo Padre ha invitato ad affidare questo auspicio all’intercessione della Vergine Maria, contemplata nel mistero glorioso della Pentecoste, perché “ottenga una rinnovata effusione dello Spirito sulla Chiesa dei nostri giorni”. (S.L.) (Agenzia Fides 16/5/2005; righe 22, parole 301)

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17 maggio 2005 – Discorso nel corso dell’udienza ai pellegrini convenuti a Roma per il rito di beatificazione di Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope.

VATICANO - Il Papa riceve in udienza i pellegrini venuti a Roma per le Beatificazioni: “Esemplari testimoni della carità di Cristo, queste due nuove Beate ci aiutano a meglio comprendere il senso e il valore della nostra vocazione cristiana”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Lunedì 16 maggio il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza nell’Aula Paolo VI in Vaticano, i pellegrini convenuti a Roma per il rito di beatificazione di Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope, celebrato nel pomeriggio di sabato 14 maggio.
“Siete venuti a Roma per rivivere il messaggio missionario che ha lasciato alla Chiesa, con la sua vita e la sua opera, Madre Ascensión del Corazón de Jesús Nicol Goñi” ha detto il Papa parlando in lingua spagnola. “Vi invito a serbare nel cuore l'ardore apostolico, nato dall'amore per Gesù, che Madre Ascensión visse e seppe infondere nelle sue figlie spirituali”. Rivolgendosi in particolare alle Missionarie Domenicane del Rosario, il Santo Padre ha raccomandato: “Mantenete viva l'esperienza della vicinanza di Dio nella vita missionaria, lo spirito di fraternità nelle vostre comunità, disposte ad andare dove più la Chiesa ha bisogno di voi, con quello spirito intraprendente che portò Madre Ascensión fino alle aspre terre del Vicariato di Puerto Maldonado”. Benedetto XVI ha salutato quindi i pellegrini di questo Vicariato Apostolico e di altre regioni peruviane, “che videro maturare un frutto prezioso di genuina evangelizzazione”, e i pellegrini venuti dalla Navarra, terra natale della nuova Beata, “e da altre parti della Spagna, dove il seme della fede si è radicato profondamente e ha dato tanti missionari in tutte le parti del mondo”.  Il Papa ha poi ricordato che la beatificazione ha avuto luogo “in una data molto significativa per i missionari e per tutta la Chiesa: la vigilia di Pentecoste, momento in cui, sotto l'impulso dello Spirito Santo, i discepoli di Gesù si lanciarono senza timore a proclamare ovunque e pubblicamente l'insegnamento del Maestro. Da allora altri hanno accolto il mandato missionario ponendo le proprie energie al servizio del Vangelo”. Ai pellegrini venuti per la beatificazione di Madre Marianne Cope, il Santo Padre si è rivolto in lingua inglese. “Marianne Cope ha condotto una vita di fede e di amore che ha recato il frutto di uno spirito missionario di immensa speranza e fiducia. Nella Congregazione delle Sisters of Saint Francis di Syracuse (New York) “si impregnò della spiritualità particolare di san Francesco di Assisi, dedicandosi generosamente a opere di misericordia spirituali e materiali”. Mentre era Superiora generale della sua Congregazione, l'allora Vescovo di Honolulu invitò l'Ordine a recarsi alle Isole Hawai per operare fra i lebbrosi. “Altre cinquanta Congregazioni ricevettero la stessa supplica, ma solo Madre Marianne rispose positivamente… Per trentacinque anni, fino alla morte avvenuta nel 1918, la nostra Beata dedicò la propria vita all'amore e al servizio dei lebbrosi sulle isole di Maui e di Molokai”. La sua generosità fu esemplare, tuttavia solo la prospettiva della fede può permetterci di comprendere la sua testimonianza di cristiana e di religiosa: “In tutto ciò che conseguì fu ispirata dall'amore personale per il Signore che espresse a sua volta attraverso l'amore per gli abbandonati e per gli emarginati della società.” (S.L.) (Agenzia Fides 17/5/2005, righe 33, parole 491)

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18 maggio 2005 – Messaggio all’Episcopato Latinoamericano per il 50° anniversario di fondazione del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano).

VATICANO - “Desidero raccomandare alla riflessione del CELAM l'attenzione per la pastorale della famiglia, assediata ai nostri tempi da gravi sfide che minano i fondamenti stessi del matrimonio e della famiglia cristiana”: l’esortazione di Benedetto XVI all’Episcopato Latinoamericano per il 50° del CELAM

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - In occasione del Cinquantesimo anniversario di fondazione del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), Sua Santità Benedetto XVI ha indirizzato un suo Messaggio augurale datato 14 maggio 2005, nel quale rileva l’importante ruolo svolto da questo organismo al servizio dell’Episcopato dell’America Latina. Il Papa chiede alla Chiesa dell’America Latina e del Caribe di “porre un accento speciale sulla catechesi familiare e sulla promozione di una positiva e corretta visione del matrimonio e della morale coniugale. Contribuendo in questo modo

alla formazione di famiglie autenticamente cristiane che brillino per il modo di vivere i valori del Vangelo”.
Nel ricordare che il CELAM sin dalla sua fondazione è stato chiamato in modo particolare a sostenere le vocazioni, “perché siano numerose e sante”, il Santo Padre, guardando al futuro, esorta il CELAM a continuare ad offrire questo importante contributo e un deciso appoggio in questo campo, “per insegnare a scoprire i segni della chiamata e per accompagnare la risposta”. Dal momento che questo organismo ha per obiettivo la promozione della collaborazione tra i Vescovi, e di questi con la Santa Sede, il Papa invita a “far crescere lo spirito di comunione, di reciproca carità nella vita interna della Chiesa”. “Nello stesso esercizio della pastorale deve risplendere questa unità nella carità tra i Pastori, tra questi e le persone consacrate nella vita religiosa e tra le stesse persone che vivono la loro consacrazione nel carisma della propria comunità”. Il Messaggio di Benedetto XVI si conclude con l’auspicio che “la commemorazione ravvivi nei Vescovi ed in tutte le Chiese particolari dell'America latina un impulso evangelizzatore sempre più vigoroso”. (R.Z.) (Agenzia Fides 18/5/2005, righe 20, parole 273)

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18 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

VATICANO - “Il Signore si abbassa con premura verso la nostra piccolezza e indigenza che ci spingerebbe a ritrarci timorosi”: la catechesi del Papa sul Salmo 112

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Il Salmo 112 è un breve inno che nell’originale ebraico consta solo di una sessantina di parole, tutte attraversate da sentimenti di fiducia, di lode, di gioia.” Durante l’Udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha commentato il Salmo 112 - Lodate il nome del Signore - Primi Vespri della Domenica della 3a settimana (Lettura: Sal 112,1-4.7.9). “La prima strofa esalta ‘il nome del Signore’ che - come è noto - nel linguaggio biblico indica la persona stessa di Dio, la sua presenza viva e operante nella storia umana. Per tre volte, con insistenza appassionata, risuona ‘il nome del Signore’ al centro della preghiera di adorazione. Tutto l’essere e tutto il tempo - ‘dal sorgere del sole al suo tramonto’, dice il Salmista - è coinvolto in un’unica azione di grazie” ha spiegato il Santo Padre nella sua catechesi. La seconda parte del Salmo celebra la trascendenza del Signore. Si proclama: il Signore “è eccelso”, “siede nell’alto”… “Lo sguardo divino si dirige su tutta la realtà, sugli esseri terreni e su quelli celesti. Tuttavia i suoi occhi non sono altezzosi e distaccati, come quelli di un freddo imperatore”.  Nell’ultima parte del Salmo l’attenzione si sposta dalle altezze celesti all’orizzonte terreno. “Il Signore si abbassa con premura verso la nostra piccolezza e indigenza che ci spingerebbe a ritrarci timorosi. Egli punta direttamente col suo sguardo amoroso e col suo impegno efficace verso gli ultimi e i miseri del mondo… Dio si china sui bisognosi e sofferenti per consolarli”. “Alla donna sola e sterile, umiliata dalla antica società come se fosse un ramo secco e inutile, Dio dà l’onore e la grande gioia di avere parecchi figli. Il Salmista, quindi, loda un Dio ben diverso da noi nella sua grandezza, ma insieme molto vicino alle sue creature che soffrono. È facile intuire in questi versetti finali del Salmo 112 la prefigurazione delle parole di Maria nel Magnificat, il cantico delle scelte di Dio che «guarda all’umiltà della sua serva». Durante i saluti nelle diverse lingue, il Papa ha detto ai pellegrini italiani: “Si compie oggi in Abruzzo un atto quanto mai significativo, al quale spiritualmente mi unisco. Viene intitolata una cima del Gran Sasso d’Italia all’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II, che ha amato e più volte visitato queste splendide montagne. Saluto e ringrazio i promotori di tale lodevole iniziativa ed auspico che quanti sosteranno presso questa vetta siano spinti ad elevare lo spirito a Dio, la cui bontà risplende nella bellezza del Creato.” (S.L.)(Agenzia Fides 18/5/2005, righe 27, parole 418)

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19 maggio 2005 – Messaggio alla Chiesa peruviana.

VATICANO - “Amate, alimentate e trasmettete la vostra fede all’interno delle vostre famiglie come il patrimonio più prezioso! Testimoniate la vostra fede!”: l’esortazione di Benedetto XVI ai fedeli peruviani

Lima (Agenzia Fides) - L’ultima tappa celebrativa della Grande Missione “Remar Mar Adentro”, che da poco più di 2 anni vede oltre 10mila missionari, in gran parte laici, dell’Arcidiocesi di Lima impegnati in un ampio progetto di Nuova Evangelizzazione della capitale peruviana, si concluderà il 26 aprile 2006. Nella tarda serata di martedì 17 maggio, in concomitanza con le celebrazioni per il Cinquantesimo anniversario del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), nella Basilica Cattedrale di Lima si è svolta una solenne Concelebrazione Eucaristica che aveva due motivi fondamentali: l’apertura delle celebrazioni per il IV Centenario della morte di Santo Toribio di Mogrovejo (1538-1606), secondo Arcivescovo di Lima, e l’affidamento al Patrono dell’Episcopato Latinoamericano dei lavori della XXX Assemblea Ordinaria del Consiglio Episcopale Latinoamericano. Al termine della Celebrazione, che è stata presieduta dal Card. Juan Luis Cipriani, Arcivescovo di Lima e Primate del Perú, il Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, ha dato lettura del Messaggio che Sua Santità Benedetto XVI ha indirizzato alla Chiesa peruviana per esprimere affetto, vicinanza e incoraggiamento. Nucleo centrale del messaggio del Sommo Pontefice è la sollecitudine paterna con cui invita i peruviani ad amare la loro fede, ad alimentarla con la preghiera, i sacramenti e l’attento ascolto della parola di Dio. Il Papa chiede poi di trasmetterla all’interno delle loro famiglie come il patrimonio più prezioso: “Se un padre o una madre lasciano ai loro figli una fede solida, gli lasciano il tesoro più grande, perché sarà la luce che illuminerà i loro passi nella vita”. Rilevando che la fede è un dono che non si vive da soli, nell’intimità, ma che si testimonia nella vita di ogni giorno, il Santo Padre invita a testimoniare la fede, perché così “la fede si trasforma in una luce splendente che conduce a Cristo, in maniera tale da diffondere attraverso la vita i valori umani e cristiani che fanno parte dell’identità del popolo peruviano”. Il Cardinale Primate della Chiesa peruviana nella sua omelia ha rilevato che Santo Toribio di Mogrovejo percorse per 10 anni il complesso territorio del Perú compiendo tre visite pastorali, poiché l’amore di Cristo lo spingeva ad una insaziabile sete di salvezza delle anime. Tratti distintivi del ministero pastorale di questo santo Pastore, furono la sua vicinanza a Dio e la fedeltà alla preghiera quale elemento fondamentale del suo ministero apostolico. Infatti “una preghiera intensa non distoglie dall’impegno con la storia, perché apre il cuore all’amore di Dio e anche all’amore dei fratelli, e ci rende capaci di costruire la storia secondo i disegni di Dio” ha sottolineato il Card. Juan Luis Cipriani. (RZ) (Agenzia Fides 19/5/2005, righe 31, parole 445)

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20 maggio 2005 – Discorso alla Pontificia Accademia Ecclesiastica.

VATICANO - Il Papa alla Pontificia Accademia Ecclesiastica: “Coltivate in voi le due dimensioni costitutive e complementari della Chiesa: la comunione e la missione, l’unità e la tensione evangelizzatrice”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Nella vostra quotidiana attività dovrete impegnarvi a far sì che i legami di comunione delle Chiese particolari con la Sede Apostolica siano sempre più intensi e operanti. Vi preoccuperete nel contempo di rendere presente e visibile la sollecitudine che il Successore di Pietro ha per tutti coloro che fanno parte del gregge del Signore, specialmente gli indifesi, i deboli, gli abbandonati.” Lo ha raccomandato questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI alla Comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica, ricevuta in udienza nella sala del Concistoro. La Pontificia Accademia Ecclesiastica, fondata da Papa Clemente XI nel 1701, ha il compito di preparare i giovani ecclesiastici al servizio diplomatico della Santa Sede. Il Papa ha sottolineato l’importanza di questo periodo di formazione per rafforzare il “sensus Ecclesiae”: “sia vostra cura coltivare in voi le due dimensioni costitutive e complementari della Chiesa: la comunione e la missione, l’unità e la tensione evangelizzatrice. Al movimento verso il centro e il cuore della Chiesa deve corrispondere una spinta coraggiosa che vi porti a testimoniare alle Chiese particolari quel tesoro di verità e di grazia, che Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi Successori. Queste dimensioni della vostra missione sono ben rappresentate dai due Apostoli Pietro e Paolo, che a Roma hanno versato il loro sangue. Mentre siete in Accademia, cercate dunque di diventare pienamente "romani" in senso ecclesiale, cioè sicuri e fedeli nell’adesione al Magistero e alla guida pastorale del Successore di Pietro e, al tempo stesso, coltivate l’anelito missionario che fu di Paolo, ansiosi di cooperare alla diffusione del Vangelo sino agli estremi confini del mondo.” Ricordando la testimonianza di Giovanni Paolo II, che “ha suscitato profonda eco anche in popolazioni non cristiane”, Benedetto XVI ha sottolineato che “là dove Cristo è annunciato con la coerenza della vita, parla al cuore di tutti, anche dei fratelli di altre tradizioni religiose… La missione della Chiesa non contrasta con il rispetto delle altre tradizioni religiose e culturali. Cristo non toglie nulla all’uomo, ma gli dona pienezza di vita, di gioia, di speranza”. Oltre alla solida preparazione culturale, è comunque indispensabile “vivere la santità” ha raccomandato ancora il Papa. “A tal fine, cercate, senza stancarvi, di essere sacerdoti esemplari, animati da una preghiera costante ed intensa, coltivando l’intimità con Cristo; siate sacerdoti secondo il cuore di Cristo e svolgerete il vostro ministero con successo e frutto apostolico. Non lasciatevi mai tentare dalla logica della carriera e del potere”. (S.L.) (Agenzia Fides 20/5/2005, righe 29, parole 418)

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21 maggio 2005 – Discorso ai Vescovi del Rwanda in visita ad limina apostolorum.

VATICANO - Il Papa ai Vescovi del Rwanda: “Lo Spirito della Pentecoste renda fecondi gli sforzi di quanti si dedicano a costruire la fraternità tra tutti i rwandesi, in uno spirito di verità e di giustizia!”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Questa mattina, sabato 21 maggio, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i Vescovi della Conferenza Episcopale del Rwanda in occasione della Visita “ad Limina Apostolorum”. “Attraverso voi rivolgo un saluto affettuoso alle vostre comunità - ha detto il Papa all’inizio del suo discorso -, esortando sacerdoti e fedeli, duramente provati dal genocidio del 1994 e dalle sue conseguenze, a rimanere saldi nella fede, a perseverare nella speranza che dona il Cristo risorto, superando ogni tentazione di scoraggiamento. Lo Spirito della Pentecoste, effuso su tutto l’universo, possa rendere fecondi gli sforzi di tutti coloro che si dedicano ad edificare la fraternità tra tutti i rwandesi, in uno spirito di verità e di giustizia!”.  Il Santo Padre ha poi ricordato l’impegno attivo della Chiesa per la pace e la riconciliazione, che viene assicurato soprattutto attraverso le piccole comunità di laici, in comunione con i Pastori, nell’ambito della pastorale missionaria della Chiesa. “Vi incoraggio a sostenere queste comunità” ha detto ancora il Papa, in quanto esse assicurano lo sviluppo di una vita ecclesiale e spirituale più forte che consente di rispondere alla sfida delle numerose sette presenti nel Paese. “Lavorate senza sosta perché il Vangelo penetri sempre più profondamente i cuori e l’esistenza dei credenti, invitando i fedeli ad assumere le proprie responsabilità nella società, in particolare nel campo dell’economia e della politica, con un senso morale nutrito dal Vangelo e dalla Dottrina Sociale della Chiesa”. Un particolare saluto è stato rivolto da Benedetto XVI ai sacerdoti ed ai giovani che si preparano a diventarlo: “il loro numero è un autentico segno di speranza per il futuro”. Il momento in cui il clero diventa autoctono è motivo di onore per il paziente lavoro svolto dai missionari nell’annunciare Cristo e per far nascere le comunità cristiane. Il Papa ha poi invitato i Vescovi ad essere vicini ai sacerdoti, curando la loro formazione ed essendo attenti alle loro condizioni di vita e di esercizio della loro missione. Al termine del suo discorso il Santo Padre ha voluto ancora una volta esortare fedeli e Pastori “a costruire comunità animate da un sincero amore reciproco ed abitate dal desiderio imperioso di lavorare per una autentica riconciliazione. Su tutte le colline risuoni il canto dei messaggeri della Buona Novella di Cristo vincitore della morte”. (S.L.) (Agenzia Fides 21/5/2005; righe 26, parole 380)

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23 maggio 2005 – Angelus.

VATICANO - Benedetto XVI all’Angelus: “Dio non è solitudine, ma perfetta comunione. Per questo la persona umana, immagine di Dio, si realizza nell’amore, che è dono sincero di sé”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La parola che riassume tutta la rivelazione è questa: ‘Dio è amore’ (1 Gv 4,8.16); e l’amore è sempre un mistero, una realtà che supera la ragione senza contraddirla, anzi, esaltandone le potenzialità. Gesù ci ha rivelato il mistero di Dio: Lui, il Figlio, ci ha fatto conoscere il Padre che è nei Cieli, e ci ha donato lo Spirito Santo, l’Amore del Padre e del Figlio.” Nella domenica in cui la liturgia celebra la solennità della Santissima Trinità, il Santo Padre Benedetto XVI prima di recitare l’Angelus con i pellegrini in piazza San Pietro, ha dedicato la sua riflessione a questo grande mistero. “La teologia cristiana sintetizza la verità su Dio con questa espressione: un'unica sostanza in tre persone. Dio non è solitudine, ma perfetta comunione. Per questo la persona umana, immagine di Dio, si realizza nell’amore, che è dono sincero di sé.” Il Papa ha quindi rivolto il suo particolare saluto ai partecipanti al Congresso Eucaristico della Chiesa italiana. “Nel cuore di questo Anno dedicato all’Eucaristia, il popolo cristiano converge intorno a Cristo presente nel Santissimo Sacramento, fonte e culmine della sua vita e della sua missione. In particolare, ogni parrocchia è chiamata a riscoprire la bellezza della Domenica, Giorno del Signore, in cui i discepoli di Cristo rinnovano nell’Eucaristia la comunione con Colui che dà senso alle gioie e alle fatiche di ogni giorno”. Benedetto XVI ha poi ricordato che domenica prossima sarà a Bari per presiedere la Celebrazione eucaristica di chiusura del Congresso, e prima di recitare l’Angelus ha affidato alla Vergine Maria queste giornate di intensa preghiera e adorazione di Cristo Eucaristia, e “tutti i bambini, gli adolescenti e i giovani che in questo periodo fanno la loro prima Comunione o ricevono il sacramento della Cresima”. (S.L.) (Agenzia Fides 23/5/2005; righe 20, parole 304)

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24 maggio 2005 – Messaggio inviato alla Chiesa spagnola, in occasione del pellegrinaggio nazionale al Santuario del Pilar di Saragozza nel 50° della consacrazione della Spagna a Maria.

VATICANO - Messaggio del Papa alla Chiesa spagnola per il pellegrinaggio nazionale a Saragozza: “La Vergine preservi ogni famiglia da qualsiasi ingiustizia sociale, da tutto ciò che degrada la sua dignità e attenta alla sua libertà”

Saragozza (Agenzia Fides) - “In questo momento di discernimento per molti cuori, voi Vescovi spagnoli volgete lo sguardo verso Colei che, con totale disponibilità, accolse la vita di Dio che irrompeva nella storia” afferma il Santo Padre Benedetto XVI nel Messaggio inviato alla Chiesa spagnola, in occasione del pellegrinaggio nazionale al Santuario del Pilar di Saragozza nel 50° della consacrazione della Spagna a Maria. Migliaia di pellegrini insieme ai loro Vescovi si sono recati domenica scorsa al Pilar di Saragozza per celebrare il 150° anniversario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione e rinnovare la consacrazione della Spagna al Cuore Immacolato Cuore di Maria (vedi Fides 21 maggio 2005). “Con questo pellegrinaggio volete approfondire l'ammirevole mistero di Maria e riflettere sulla sua inesauribile ricchezza per la vocazione di ogni cristiano alla santità” scrive il Santo Padre nel suo Messaggio. “L'Immacolata riflette la misericordia del Padre… Come Avvocatessa ci aiuta nei nostri bisogni e intercede per noi dinanzi a suo Figlio… ci invita ad avvicinarci a Cristo e, in questa vicinanza, a sperimentare, provare e vedere «quanto è buono il Signore».”  Mentre la Spagna è in pieno dibattito sulla laicità dello stato e la famiglia sta ricevendo una serie di attacchi con le proposte di riforma del Codice Civile, il Papa ricorda la Casa di Nazaret come modello per tutte le famiglie ed afferma che “nella convivenza domestica la famiglia realizza la sua vocazione di vita umana e cristiana, condividendo le gioie e le aspettative in un clima di comprensione e di aiuto reciproco. Pertanto, l'essere umano, che nasce, cresce e si forma nella famiglia, è capace di intraprendere senza incertezze il cammino del bene, senza lasciarsi disorientare da mode e ideologie alienanti della persona umana”.

Consapevole “che la Chiesa Cattolica in Spagna è disposta a compiere passi decisi nei suoi progetti evangelizzatori” il Papa chiede che essa sia compresa ed accettata nella sua vera natura e missione “poiché essa cerca di promuovere il bene comune per tutti, rispetto sia alle persone sia alla società. In effetti, la trasmissione della fede e la pratica religiosa dei credenti non possono restare confinate all'ambito puramente privato.” Il Santo Padre conclude il suo messaggio affidando a Maria Santissima inquietudini e speranze della Chiesa spagnola, ogni vita umana dal primo istante della sua esistenza fino al suo termine naturale, e chiedendo alla Vergine “di preservare ogni famiglia da qualsiasi ingiustizia sociale, da tutto ciò che degrada la sua dignità e attenta alla sua libertà; e anche che si rispetti la libertà religiosa e la libertà di coscienza di ogni persona." (RG) (Agenzia Fides 24/5/2005, righe 30, parole 428)

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25 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì.

VATICANO - Il Papa commenta il salmo 115: “L’intero popolo di Dio ringrazia il Signore della vita, il quale non abbandona il giusto nel grembo oscuro del dolore e della morte, ma lo guida alla speranza e alla vita”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Il Salmo 115 nell’originale ebraico costituisce un’unica composizione col Salmo precedente, il 114. Ambedue costituiscono un ringraziamento unitario, rivolto al Signore che libera dall’incubo della morte. Nel nostro testo affiora la memoria di un passato angoscioso: l’orante ha tenuta alta la fiaccola della fede, anche quando sulle sue labbra affiorava l’amarezza della disperazione e dell’infelicità. Attorno, infatti, si levava come una cortina gelida di odio e di inganno, perché il prossimo si manifestava falso e infedele. La supplica, però, ora si trasforma in gratitudine perché il Signore ha sollevato il suo fedele dal gorgo oscuro della menzogna.” Nella catechesi tenuta durante l’Udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha commentato il Salmo 115 - Rendimento di grazie nel tempio - Primi Vespri della Domenica della 3a settimana (Lettura: cfr Sal 115,10-13.18-19). L’orante si dispone ad offrire un sacrificio di ringraziamento durante una Liturgia: “infatti si fa cenno esplicito, oltre che al rito sacrificale, anche all’assemblea di «tutto il popolo», davanti al quale l’orante scioglie il voto e testimonia la propria fede. Sarà in questa circostanza che egli renderà pubblico il suo ringraziamento, ben sapendo che, anche quando incombe la morte, il Signore è chino su di lui con amore. Dio non è indifferente al dramma della sua creatura, ma spezza le sue catene”. Per questo l’orante salvato dalla morte si sente «servo» del Signore, «figlio della sua ancella», appartenente alla casa di Dio. Il Salmo finisce evocando di nuovo il rito di ringraziamento che sarà celebrato nella cornice del tempio: “La sua vicenda personale è narrata perché sia per tutti di stimolo a credere e ad amare il Signore. Sullo sfondo, pertanto, possiamo scorgere l’intero popolo di Dio mentre ringrazia il Signore della vita, il quale non abbandona il giusto nel grembo oscuro del dolore e della morte, ma lo guida alla speranza e alla vita.”

Salutando i pellegrini nelle diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato che alle ore 19 di domani, solennità del Corpus Domini, sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano presiederà la Messa, cui seguirà la tradizionale processione fino a Santa Maria Maggiore: “Invito tutti a partecipare numerosi a tale celebrazione, per esprimere insieme la fede in Cristo, presente nell’Eucarestia”.
Al termine dell’Udienza, il Papa ha incontrato S.E. il Signor Blaise Compaoré, Presidente del Burkina Faso, con la Consorte e Seguito; S.E. il Signor Amadou Toumani Toure, Presidente della Repubblica del Mali, e Seguito; S.E. il Signor Absalom Themaba Dlamini, Primo Ministro del Regno dello Swaziland, con la Consorte e Seguito. (S.L.) (Agenzia Fides 25/5/2005, righe 30, parole 439)

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27 maggio 2005 – Omelia della Messa celebrata sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

VATICANO - “La processione del Corpus Domini risponde in modo simbolico al mandato del Risorto: vi precedo in Galilea. Andate fino ai confini del mondo, portate il Vangelo al mondo” afferma il Papa durante la Messa celebrata sul sagrato della Cattedrale di San Giovanni in Laterano

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La processione del Giovedì Santo accompagna Gesù nella sua solitudine, verso la "via crucis". La processione del Corpus Domini, invece, risponde in modo simbolico al mandato del Risorto: vi precedo in Galilea. Andate fino ai confini del mondo, portate il Vangelo al mondo.” Lo ha affermato il Santo Padre Benedetto XVI durante l’omelia della Messa celebrata ieri sera, 26 maggio, sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Il Papa ha poi presieduto la Processione Eucaristica che, percorrendo via Merulana, ha raggiunto la Basilica di Santa Maria Maggiore. “Nella festa del Corpus Domini, la Chiesa rivive il mistero del Giovedì Santo alla luce della Risurrezione” ha detto ancora il Papa nell’omelia. “Nella processione del Giovedì Santo, la Chiesa accompagna Gesù al monte degli Ulivi: è vivo desiderio della Chiesa orante vigilare con Gesù, non lasciarlo solo nella notte del mondo, nella notte del tradimento, nella notte dell’indifferenza di tanti. Nella festa del Corpus Domini, riprendiamo questa processione, ma nella gioia della Risurrezione. Il Signore è risorto e ci precede”. Il Santo Padre ha quindi sottolineato che “Gesù ci precede presso il Padre, sale all’altezza di Dio e ci invita a seguirlo”, quindi “la vera meta del nostro cammino è la comunione con Dio - Dio stesso è la casa dalle molte dimore -. Ma possiamo salire a questa dimora soltanto andando "verso la Galilea" - andando sulle strade del mondo, portando il Vangelo a tutte le nazioni, portando il dono del suo amore agli uomini di tutti i tempi. Perciò il cammino degli apostoli si è esteso fino ai "confini della terra"; così San Pietro e San Paolo sono andati fino a Roma, città che era allora il centro del mondo conosciuto, vera "caput mundi".

Il Papa ha proseguito: nel sacramento dell’Eucaristia “il Signore è sempre in cammino verso il mondo”, come appare bene nella processione, che “vuole essere una grande e pubblica benedizione per questa nostra città: Cristo è, in persona, la benedizione divina per il mondo, il raggio della sua benedizione si estenda su tutti noi!”. Accompagnando il Cristo Risorto nel suo cammino verso il mondo intero rispondiamo anche al suo mandato: “Prendete e mangiate... Bevetene tutti”. “Mangiare questo pane è comunicare, è entrare nella comunione con la persona del Signore vivo. Questa comunione, questo atto del ‘mangiare’, è realmente un incontro tra due persone, è un lasciarsi penetrare dalla vita di Colui che è il Signore, di Colui che è il mio Creatore e Redentore. Scopo di questa comunione è l’assimilazione della mia vita alla sua, la mia trasformazione e conformazione a Colui che è Amore vivo. Perciò questa comunione implica l’adorazione, implica la volontà di seguire Cristo, di seguire Colui che ci precede. Adorazione e processione fanno perciò parte di un unico gesto di comunione; rispondono al suo mandato: ‘Prendete e mangiate’. ”Infine il Santo Padre ha ricordato che la processione eucaristica si sarebbe conclusa davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore, nell’incontro con la Madonna, “chiamata dal caro Papa Giovanni Paolo II ‘Donna eucaristica’”: “Preghiamo Lei, nostra santa Madre, perché ci aiuti ad aprire, sempre più, tutto il nostro essere alla presenza di Cristo; perché ci aiuti a seguirlo fedelmente, giorno per giorno, sulle strade della nostra vita.” (S.L.) (Agenzia Fides 27/5/2005, righe 36, parole 554)

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28 maggio 2005 – Discorso ai Vescovi del Burundi in visita ad limina apostolorum.

VATICANO - Il Papa riceve i Vescovi del Burundi in visita ad Limina: “annunciare il Vangelo, guarire la memoria ed i cuori, favorire la solidarietà tra tutti i burundesi, mettendo al bando lo spirito di vendetta e di risentimento e invitando al perdono ed alla riconciliazione”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La “vitalità spirituale e missionaria delle comunità diocesane” del Burundi è stata sottolineata questa mattina dal Santo Padre Benedetto XVI che ha ricevuto in udienza i Vescovi della Conferenza Episcopale del Burundi, già incontrati nei giorni scorsi in separate udienze, in occasione della loro visita "ad Limina Apostolorum". Nel suo saluto il Papa ha espressamente ricordato il Nunzio Apostolico in Burundi, Mons. Michael A. Courtney, ucciso nel dicembre 2003, “che è stato fedele fino al dono della sua vita alla missione che il Santo Padre gli aveva affidato al servizio del vostro caro paese e della Chiesa locale”. Il Papa ha quindi sottolineato il ruolo attivo ricoperto dalla Chiesa nella promozione della pace e della riconciliazione nel Paese, “specialmente in questo periodo di scadenze elettorali”. I burundesi sono stati provati dalle sofferenze causate dalla guerra, durante la quale tuttavia “numerosi cristiani hanno testimoniato in maniera eroica la loro fede”. Il piano pastorale e i Sinodi diocesani locali, ha sottolineato il Santo Padre, “contribuiranno ad annunciare il Vangelo, a guarire la memoria ed i cuori, a favorire la solidarietà tra tutti i burundesi, mettendo al bando lo spirito di vendetta e di risentimento, e invitando al perdono ed alla riconciliazione”.  Quest’anno ricorre il decimo anniversario dell’Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Africa”, promulgata da Giovanni Paolo II: questo documento “possa diventare la mappa del vostro impegno nella missione che vi è affidata, in comunione con le altre Chiese locali!” ha esortato Benedetto XVI, incoraggiando i Vescovi a dimostrare particolare attenzione a tutti i fedeli affinché “vivano sempre più intensamente le esigenze del loro Battesimo”. In questo modo non sentiranno la necessità di tornare alle pratiche religiose antiche, non purificate dallo Spirito del Signore, o di rivolgersi verso le sette. Benedetto XVI ha quindi raccomandato di essere attenti ad una solida formazione cristiana, senza trascurare gli sforzi di inculturazione soprattutto nel campo della traduzione della Bibbia e dei testi del Magistero.
Infine il Papa ha reso grazie a Dio per gli sforzi apostolici compiuti spesso in situazioni difficili, da sacerdoti, religiosi, suore, senza dimenticare i catechisti, “preziosi ausiliari dell’apostolato” e tutti i fedeli che partecipano allo sviluppo dell’uomo e della società, nell’ambito delle opere della Chiesa per la promozione sociale, per il servizio nel campo dell’educazione e della sanità. (S.L.) (Agenzia Fides 28/5/2005; righe 28, parole 389)

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29 maggio 2005 – Visita pastorale a Bari per la conclusione del XXIV Congresso Eucaristico nazionale

ITALIA - Benedetto XVI conclude il XXIV Congresso Eucaristico Nazionale Italiano: “E' l’unico e medesimo Cristo che è presente nel Pane eucaristico di ogni luogo della terra. Questo significa che noi possiamo incontrarlo solo insieme con tutti gli altri. Possiamo riceverlo solo nell’unità. La conseguenza è chiara: non possiamo comunicare con il Signore, se non comunichiamo tra noi”

Bari (Agenzia Fides) – “Anch’io ho voluto unirmi oggi a tutti voi per celebrare con particolare rilievo la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, e così rendere omaggio a Cristo nel Sacramento del suo amore, e rafforzare al tempo stesso i vincoli di comunione che mi legano alla Chiesa che è in Italia e ai suoi Pastori.” Con queste parole il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato la sua omelia domenica 29 maggio, in Italia Solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo, durante la Messa che ha presieduto a Bari, dove si è recato nel suo primo viaggio apostolico, per la conclusione del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale Italiano sul tema: "Senza la domenica non possiamo vivere".

“Questo Congresso Eucaristico ha inteso ripresentare la domenica come "Pasqua settimanale", espressione dell’identità della comunità cristiana e centro della sua vita e della sua missione” ha detto il Papa nell’omelia, sottolineando l’eroica testimonianza dei 49 martiri di Abitene che affrontarono la morte pur di non rinunciare a celebrare il giorno del Signore. “E’ un’esperienza sulla quale dobbiamo riflettere anche noi, cristiani del ventunesimo secolo. Neppure per noi è facile vivere da cristiani”. Anche noi oggi, abbiamo bisogno del Pane Eucaristico per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio: “La Domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi semplicemente un dovere imposto dall'esterno. Partecipare alla Celebrazione domenicale e cibarsi del Pane eucaristico è un bisogno per il cristiano, il quale può così trovare l’energia necessaria per il cammino da percorrere”.

Il Signore comunque non ci lascia mai soli in questo cammino: “Nell'Eucaristia Cristo è realmente presente tra noi. La sua non è una presenza statica. E' una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a sé.” Un’ulteriore dimensione dell’Eucaristia sottolineata dal Papa è quella del rapporto con gli altri: “Il Cristo che incontriamo nel Sacramento è lo stesso qui a Bari come a Roma, qui in Europa come in America, in Africa, in Asia, in Oceania. E' l’unico e medesimo Cristo che è presente nel Pane eucaristico di ogni luogo della terra. Questo significa che noi possiamo incontrarlo solo insieme con tutti gli altri. Possiamo riceverlo solo nell’unità… Purtroppo i cristiani sono divisi, proprio nel sacramento dell’unità. Tanto più dobbiamo, sostenuti dall’Eucaristia, sentirci stimolati a tendere con tutte le forze a quella piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo.”

Il Papa ha quindi ribadito la sua volontà “di assumere come impegno fondamentale quello di lavorare con tutte le energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo” e per raggiungere questo scopo “occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo”. Benedetto XVI ha quindi chiesto a tutti “di prendere con decisione la strada di quell’ecumenismo spirituale, che nella preghiera apre le porte allo Spirito Santo, che solo può creare l’unità”. Infine il Santo Padre ha concluso l’omelia con l’esortazione a “riscoprire la gioia della domenica cristiana” e “il privilegio di poter partecipare all’Eucaristia” e con l’auspicio che “anche i cristiani di oggi ritrovino la consapevolezza della decisiva importanza della Celebrazione domenicale e sappiano trarre dalla partecipazione all’Eucaristia lo slancio necessario per un nuovo impegno nell’annuncio al mondo di Cristo "nostra pace". (S.L.) (Agenzia Fides 30/5/2005, righe 37, parole 574)

Il testo integrale del Santo Padre

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30 maggio 2005 – Lettera al Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontifico Consiglio per la Famiglia.

VATICANO - "La Chiesa non può smettere di annunciare che, secondo i piani di Dio, il matrimonio e la famiglia sono insostituibili e non ammettono alternative": il Papa conferma la convocazione del V Incontro Mondiale delle Famiglie a Valencia nel luglio 2006

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato una lettera al Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontifico Consiglio per la Famiglia, nella quale conferma la convocazione del V Incontro Mondiale delle Famiglie a Valencia (Spagna) nella prima settimana del mese di luglio 2006, con il tema "La trasmissione della fede nella famiglia". "A questo riguardo - si legge nella lettera - mi propongo di incoraggiare, come fece Giovanni Paolo II, la 'stupenda novità’, il 'Vangelo della Famiglia' il cui valore è centrale per la Chiesa e la società."
Il Santo Padre afferma che "la Chiesa non può smettere di annunciare che, secondo i piani di Dio, il matrimonio e la famiglia sono insostituibili e non ammettono alternative". Facendo riferimento al tema dell'Incontro, Benedetto XVI ricorda che "la famiglia ha oggi più che mai, una missione nobilissima e che non può eludere, come è trasmettere la fede. I genitori sono i primi evangelizzatori dei figli, dono prezioso del Creatore”. Il Papa conclude la lettera raccomandando al Signore e benedicendo tutte le famiglie che parteciperanno o si uniranno spiritualmente all'incontro. "La Vergine Maria, nostra Madre, che accompagnò suo Figlio nelle nozze di Cana, possa intercedere per tutte le famiglie del mondo". (RG) (Agenzia Fides 30/5/2005 righe 14, parole 213)

Il testo integrale del Santo Padre

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31 maggio 2005 – Discorso i partecipanti alla LIV Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

VATICANO - Il Papa ai Vescovi italiani: “L'Italia può e deve avere un grande ruolo per la comune testimonianza di Gesù Cristo nostro unico Salvatore e perché in Cristo sia individuata la misura del vero umanesimo, per la coscienza delle persone come per gli assetti della vita sociale”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Cari fratelli, il nostro legame ha una precisa radice, che è quella che unisce tutti i Vescovi del mondo al Successore di Pietro, ma che in questa nazione assume un vigore speciale perché il Papa è Vescovo di Roma e Primate d'Italia”. Lo ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI che lunedì 30 maggio ha ricevuto in udienza nell’Aula del Sinodo in Vaticano, i partecipanti alla LIV Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Il Santo Padre ha ringraziato i Vescovi della loro accoglienza ed ha sottolineato lo stretto rapporto dell'Italia con la fede cristiana, che risale alla generazione apostolica e anche attualmente è profondo e vivo. Nonostante una certa cultura tenda oggi ad escludere il cristianesimo e in genere le tradizioni religiose e morali dal continente europeo, “soprattutto in Italia la Chiesa conserva una presenza capillare, in mezzo alla gente di ogni età e condizione, e può quindi proporre nelle più diverse situazioni il messaggio di salvezza che il Signore le ha affidato.”

Il Papa ha evidenziato l’impegno della Chiesa “per mantenere viva questa presenza e per incrementare il suo dinamismo missionario”, ponendo alla base di tutto la contemplazione, di Gesù Cristo e in Lui del vero volto di Dio Padre, come indicato da Papa Giovanni Paolo II nella “Novo Millennio Ineunte”. “Qui sta infatti l'anima e l'energia segreta della Chiesa, la fonte dell'efficacia del nostro apostolato. Soprattutto nel mistero dell'Eucaristia noi stessi, i nostri sacerdoti e tutti i nostri fedeli possiamo vivere in pienezza questo rapporto con Cristo: qui Egli si fa tangibile in mezzo a noi, si dona sempre di nuovo, diventa nostro, affinché noi diventiamo suoi e impariamo il suo amore.” In questa contemplazione del volto di Cristo, “Maria Santissima ci precede, ci sostiene e ci accompagna. L'amore e la devozione per la Madre del Signore, tanto diffusi e radicati nel popolo italiano, sono un'eredità preziosa che dobbiamo sempre coltivare e una grande risorsa anche in vista dell'evangelizzazione”. La presenza della Chiesa tra la gente è caratterizzata dalla fitta rete delle parrocchie, che devono essere sostenute in questo momento di cambiamento affinché assumano “un atteggiamento maggiormente missionario nella pastorale quotidiana e pertanto si aprano ad una più intensa collaborazione con tutte le forze vive di cui la Chiesa oggi dispone”. È importante rafforzare la comunione tra le strutture parrocchiali e le varie realtà "carismatiche" sorte negli ultimi decenni, “affinché la missione possa raggiungere tutti gli ambienti di vita”. Un contributo prezioso viene anche dalla presenza delle comunità religiose che in Italia sono ancora numerose. Il Santo Padre ha poi esortato i Vescovi a proseguire il lavoro intrapreso “perché la voce dei cattolici sia costantemente presente nel dibattito culturale italiano, e ancor prima perché si rafforzino le capacità di elaborare razionalmente, nella luce della fede, i molteplici interrogativi che si affacciano nei vari ambiti del sapere e nelle grandi scelte di vita.” Un’altra questione pastorale toccata dal Papa è quella della famiglia, “esposta, nell'attuale clima culturale, a molti rischi e minacce”: fragilità e instabilità interna, tendenza a contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio. “Proprio l’Italia poi è una della nazioni in cui la scarsità delle nascite è più grave e persistente, con conseguenze già pesanti sull'intero corpo sociale.” Benedetto XVI ha ricordato l’impegno dei Vescovi nel difendere la sacralità della vita umana e il valore dell' istituto matrimoniale, nel promuovere il ruolo della famiglia nella Chiesa e nella società. “Nel medesimo spirito siete attualmente impegnati a illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti in merito alla legge sulla procreazione assistita: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine dei Pastori per ogni essere umano, che non può mai venire ridotto a un mezzo, ma è sempre un fine, come ci insegna il nostro Signore Gesù Cristo nel suo Vangelo e come ci dice la stessa ragione umana”.  Il Papa ha infine ringraziato i Vescovi ed i fedeli italiani “per la larghezza della carità” nei confronti di poveri, ammalati, immigrati, dei popoli decimati dalle malattie, dalle guerre e dalla fame. Ricordando che ad agosto per la Giornata Mondiale della Gioventù, incontrerà a Colonia un grande numero di giovani, il Papa ha detto: “Hanno bisogno di essere aiutati a crescere e a maturare nella fede: è questo il primo servizio che essi devono ricevere dalla Chiesa, e specialmente da noi Vescovi e dai nostri sacerdoti… I giovani devono sentirsi amati dalla Chiesa, amati in concreto da noi Vescovi e sacerdoti. Potranno sperimentare così nella Chiesa, l'amicizia e l'amore che ha per loro il Signore, comprenderanno che in Cristo la verità coincide con l'amore e impareranno a loro, volta ad amare il Signore e ad avere fiducia nel suo corpo che è la Chiesa. Questo è oggi, cari fratelli Vescovi italiani, il punto centrale della grande sfida della trasmissione della fede alle giovani generazioni.” (S.L.) (Agenzia Fides 31/5/2005, righe 56, parole 828)

Il testo integrale del Santo Padre

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=296

 

31 maggio 2005 – Esortazione alla conclusione del Mese mariano 

VATICANO - “Accogliere Gesù e portarlo agli altri è la vera gioia del cristiano! Seguiamo ed imitiamo Maria, un’anima profondamente eucaristica, e tutta la nostra vita diventerà un Magnificat”: l’esortazione del Papa alla conclusione del mese mariano 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Nello speciale Anno dell’Eucaristia, che stiamo vivendo, Maria ci aiuta soprattutto a scoprire sempre più il grande sacramento dell’Eucaristia. L’amato Papa Giovanni Paolo II nell’ultima Enciclica - Ecclesia de Eucharistia – ce l’ha presentata come ‘donna eucaristica’ nell’intera sua vita. ‘Donna eucaristica’ in profondità, a partire dal suo atteggiamento interiore: dall’Annunciazione, quando offrì se stessa per l’incarnazione del Verbo di Dio, fino alla croce e alla risurrezione; ‘donna eucaristica’ nel tempo dopo la Pentecoste, quando ricevette nel Sacramento quel Corpo che aveva concepito e portato in grembo”. Con queste parole il Santo Padre Benedetto XVI si è rivolto ai fedeli riuniti nei Giardini Vaticani per la conclusione del mese di maggio. Nell’ultimo giorno del mese mariano, martedì 31 maggio, si è infatti svolta la recita del Santo Rosario durante la processione dalla chiesa di Santo Stefano degli Abissini alla Grotta della Madonna di Lourdes. L’incontro di preghiera è stato presieduto da Sua Ecc. Mons. Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano. Alle ore 21, Papa Benedetto XVI è giunto alla Grotta di Lourdes, dove si è raccolto in preghiera ed ha pronunciato una breve riflessione incentrata su Maria “Donna eucaristica”.

Meditando il mistero della Visitazione della Vergine Maria a santa Elisabetta, il Santo Padre ha detto: “In un certo modo possiamo dire che il suo viaggio è stato – ci piace sottolinearlo in questo Anno dell’Eucaristia - la prima "processione eucaristica" della storia. Tabernacolo vivente del Dio fatto carne, Maria è l’arca dell’Alleanza, nella quale il Signore ha visitato e redento il suo popolo. La presenza di Gesù la ricolma di Spirito Santo”. Questo incontro è dunque pervaso dalla gioia dello Spirito, che trova la sua espressione nel cantico del Magnificat. “Non è forse questa anche la gioia della Chiesa, che incessantemente accoglie Cristo nella santa Eucaristia e lo porta nel mondo con la testimonianza della carità operosa, permeata di fede e di speranza? Sì, accogliere Gesù e portarlo agli altri è la vera gioia del cristiano! Cari fratelli e sorelle, seguiamo ed imitiamo Maria, un’anima profondamente eucaristica, e tutta la nostra vita diventerà un Magnificat. Sia questa la grazia che insieme questa sera domandiamo alla Vergine Santissima, a conclusione del mese di maggio”. (S.L.) (Agenzia Fides 1/6/2005, righe 25, parole 374)

Il testo integrale del Santo Padre

http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=297

 

 


 

VERBA PONTIFICIS

 

Amore

“La parola che riassume tutta la rivelazione è questa: ‘Dio è amore’ (1 Gv 4,8.16); e l’amore è sempre un mistero, una realtà che supera la ragione senza contraddirla, anzi, esaltandone le potenzialità. Gesù ci ha rivelato il mistero di Dio: Lui, il Figlio, ci ha fatto conoscere il Padre che è nei Cieli, e ci ha donato lo Spirito Santo, l’Amore del Padre e del Figlio” (23 maggio 2005 – Angelus).

“La teologia cristiana sintetizza la verità su Dio con questa espressione: un'unica sostanza in tre persone. Dio non è solitudine, ma perfetta comunione. Per questo la persona umana, immagine di Dio, si realizza nell’amore, che è dono sincero di sé” (23 maggio 2005 – Angelus).

 

Benedetto

“Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste” (Udienza generale del mercoledì, 27 aprile).

“Inoltre il nome Benedetto evoca la straordinaria figura del grande Patriarca del monachesimo occidentale, san Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa. La progressiva espansione dell’Ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il Continente. San Benedetto è perciò molto venerato in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà” (Udienza generale del mercoledì, 27 aprile).

 

Cattedra

“Al centro di questo giorno, troviamo Cristo. E solo grazie a Lui, grazie al mistero del suo ascendere, riusciamo a comprendere il significato della Cattedra, che è a sua volta il simbolo della potestà e della responsabilità del Vescovo” (9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma).

“Ai successori degli Apostoli, e cioè ai Vescovi, spetta la pubblica responsabilità di far sì che la rete di queste testimonianze permanga nel tempo… In questa rete di testimoni, al Successore di Pietro compete uno speciale compito: essere la guida nella professione di fede in Cristo, il Figlio del Dio vivente. La Cattedra di Roma è anzitutto Cattedra di questo credo… Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole - come sono fragili e deboli le sue proprie forze - costantemente bisognoso di purificazione e di conversione. Ma egli può anche avere la consapevolezza che dal Signore gli viene la forza per confermare i suoi fratelli nella fede e tenerli uniti nella confessione del Cristo crocifisso e risorto” (9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma).

“Il Vescovo di Roma siede sulla sua Cattedra per dare testimonianza di Cristo. Così la Cattedra è il simbolo della potestas docendi, quella potestà di insegnamento che è parte essenziale del mandato di legare e di sciogliere conferito dal Signore a Pietro e, dopo di lui, ai Dodici… Questa potestà di insegnamento spaventa tanti uomini dentro e fuori della Chiesa. Si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero. Non è così. Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede. Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo” (9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma).

“La Cattedra è - diciamolo ancora una volta - simbolo della potestà di insegnamento, che è una potestà di obbedienza e di servizio, affinché la Parola di Dio - la sua verità! - possa risplendere tra di noi, indicandoci la strada” (9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma).

“La Cattedra e lo Spirito sono realtà intimamente unite, così come lo sono il carisma e il ministero ordinato. Senza lo Spirito Santo, la Chiesa si ridurrebbe a un’organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stesse strutture. Ma, a sua volta, nei piani di Dio lo Spirito si serve abitualmente delle mediazioni umane per agire nella storia. Proprio per questo Cristo, che ha costituito la sua Chiesa sul fondamento degli Apostoli stretti intorno a Pietro, l’ha anche arricchita del dono del suo Spirito, affinché nel corso dei secoli la conforti e la guidi alla verità tutta intera” (16 maggio 2005 – Regina Coeli).

 

Comunicazione

“Questi importanti strumenti della comunicazione possono favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, oppure, al contrario, alimentare il pregiudizio e il disprezzo tra gli individui e i popoli; possono contribuire a diffondere la pace o a fomentare la violenza. Ecco perché occorre sempre fare appello alla responsabilità personale; è necessario che tutti facciano la loro parte per assicurare in ogni forma di comunicazione obiettività, rispetto della dignità umana e attenzione al bene comune. In tal modo si contribuisce ad abbattere i muri di ostilità che ancora dividono l’umanità, e si possono consolidare quei vincoli di amicizia e di amore che sono segni del Regno di Dio nella storia” (9 maggio 2005 – Regina Coeli).

 

Difesa vita

“E’ proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini. E solo laddove si vede Dio, comincia veramente la vita. Solo quando incontriamo in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita. Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario” (Omelia durante la Santa Messa per l’inizio del Pontificato).

Già “Giovanni Paolo II davanti a tutti i tentativi, apparentemente benevoli verso l’uomo, di fronte alle errate interpretazioni della libertà, sottolineò in modo inequivocabile l’inviolabilità dell’essere umano, l’inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà di uccidere non è una vera libertà, ma è una tirannia che riduce l’essere umano in schiavitù” (9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma).

“Nella convivenza domestica la famiglia realizza la sua vocazione di vita umana e cristiana, condividendo le gioie e le aspettative in un clima di comprensione e di aiuto reciproco. Pertanto, l'essere umano, che nasce, cresce e si forma nella famiglia, è capace di intraprendere senza incertezze il cammino del bene, senza lasciarsi disorientare da mode e ideologie alienanti della persona umana” (24 maggio 2005 – Messaggio inviato alla Chiesa spagnola, in occasione del pellegrinaggio nazionale al Santuario del Pilar di Saragozza nel 50° della consacrazione della Spagna a Maria).

“La Chiesa non può smettere di annunciare che, secondo i piani di Dio, il matrimonio e la famiglia sono insostituibili e non ammettono alternative” (30 maggio 2005 – Lettera al Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontifico Consiglio per la Famiglia).

“Nel medesimo spirito siete attualmente impegnati a illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti in merito alla legge sulla procreazione assistita: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine dei Pastori per ogni essere umano, che non può mai venire ridotto a un mezzo, ma è sempre un fine, come ci insegna il nostro Signore Gesù Cristo nel suo Vangelo e come ci dice la stessa ragione umana” (31 maggio 2005 – Discorso i partecipanti alla LIV Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana).

 

Dio e il destino dell’uomo

“La storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. Sullo scatenarsi di energie malvagie, sull’irrompere veemente di Satana, sull’emergere di tanti flagelli e mali, si eleva il Signore, arbitro supremo della vicenda storica. Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra” (11 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì).

“Dio non è indifferente alle vicende umane, ma in esse penetra realizzando le sue ‘vie’, ossia i suoi progetti e le sue ‘opere’ efficaci” (11 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì).

“Lo sguardo divino si dirige su tutta la realtà, sugli esseri terreni e su quelli celesti. Tuttavia i suoi occhi non sono altezzosi e distaccati, come quelli di un freddo imperatore” (18 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì).

“Il Signore si abbassa con premura verso la nostra piccolezza e indigenza che ci spingerebbe a ritrarci timorosi. Egli punta direttamente col suo sguardo amoroso e col suo impegno efficace verso gli ultimi e i miseri del mondo… Dio si china sui bisognosi e sofferenti per consolarli”.
“Alla donna sola e sterile, umiliata dalla antica società come se fosse un ramo secco e inutile, Dio dà l’onore e la grande gioia di avere parecchi figli” (18 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì).

“Dio non è indifferente al dramma della sua creatura, ma spezza le sue catene” (25 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì).

“Gesù ci precede presso il Padre, sale all’altezza di Dio e ci invita a seguirlo”, quindi “la vera meta del nostro cammino è la comunione con Dio - Dio stesso è la casa dalle molte dimore -. Ma possiamo salire a questa dimora soltanto andando "verso la Galilea" - andando sulle strade del mondo, portando il Vangelo a tutte le nazioni, portando il dono del suo amore agli uomini di tutti i tempi” (27 maggio 2005 – Omelia della Messa celebrata sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo).

 

Dittatura del relativismo

“Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie” (Omelia nella Santa Messa “Pro eligendo Romano Pontifice).

 

Eucaristia

“In maniera quanto mai significativa, il mio Pontificato inizia mentre la Chiesa sta vivendo lo speciale Anno dedicato all’Eucaristia… L’Eucaristia, cuore della vita cristiana e sorgente della missione evangelizzatrice della Chiesa, non può non costituire il centro permanente e la fonte del servizio petrino che mi è stato affidato” (Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori in Cappella Sistina).

“L’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. A tutti chiedo di intensificare nei prossimi mesi l’amore e la devozione a Gesù Eucaristia e di esprimere in modo coraggioso e chiaro la fede nella presenza reale del Signore, soprattutto mediante la solennità e la correttezza delle celebrazioni” (Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori in Cappella Sistina).

“Nel cuore di questo Anno dedicato all’Eucaristia, il popolo cristiano converge intorno a Cristo presente nel Santissimo Sacramento, fonte e culmine della sua vita e della sua missione. In particolare, ogni parrocchia è chiamata a riscoprire la bellezza della Domenica, Giorno del Signore, in cui i discepoli di Cristo rinnovano nell’Eucaristia la comunione con Colui che dà senso alle gioie e alle fatiche di ogni giorno” (23 maggio 2005 – Angelus).

“Mangiare questo pane è comunicare, è entrare nella comunione con la persona del Signore vivo. Questa comunione, questo atto del ‘mangiare’, è realmente un incontro tra due persone, è un lasciarsi penetrare dalla vita di Colui che è il Signore, di Colui che è il mio Creatore e Redentore. Scopo di questa comunione è l’assimilazione della mia vita alla sua, la mia trasformazione e conformazione a Colui che è Amore vivo. Perciò questa comunione implica l’adorazione, implica la volontà di seguire Cristo, di seguire Colui che ci precede. Adorazione e processione fanno perciò parte di un unico gesto di comunione; rispondono al suo mandato: ‘Prendete e mangiate’” (27 maggio 2005 – Omelia della Messa celebrata sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo).

Soprattutto nel mistero dell'Eucaristia noi stessi, i nostri sacerdoti e tutti i nostri fedeli possiamo vivere in pienezza questo rapporto con Cristo: qui Egli si fa tangibile in mezzo a noi, si dona sempre di nuovo, diventa nostro, affinché noi diventiamo suoi e impariamo il suo amore.” (31 maggio 2005 – Discorso i partecipanti alla LIV Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana).

“Senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l’Eucaristia non possiamo vivere. Ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere”. (29 maggio 2005 – Omelia in occasione della visita pastorale a vari per la conclusione del XXIV congresso eucaristico nazionale).

“Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. La Domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi semplicemente un dovere imposto dall'esterno. Partecipare alla Celebrazione domenicale e cibarsi del Pane eucaristico è un bisogno per il cristiano, il quale può così trovare l’energia necessaria per il cammino da percorrere” (29 maggio 2005 – Omelia in occasione della visita pastorale a vari per la conclusione del XXIV congresso eucaristico nazionale).

“Nell'Eucaristia Cristo è realmente presente tra noi. La sua non è una presenza statica. E' una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a sé. Lo aveva ben compreso Agostino, che, provenendo da una formazione platonica, aveva stentato molto ad accettare la dimensione “incarnata” del cristianesimo. In particolare, egli reagiva di fronte alla prospettiva del “pasto eucaristico”, che gli sembrava indegno di Dio: nei pasti comuni, infatti, l’uomo risulta il più forte, in quanto è lui ad assimilare il cibo, facendone un elemento della propria realtà corporea. Solo in un secondo tempo Agostino capì che nell’Eucaristia le cose andavano nel senso esattamente opposto: il centro è Cristo che ci attira a sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi una cosa sola con lui (cfr Confess., VII,10,16). In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli” (29 maggio 2005 – Omelia in occasione della visita pastorale a vari per la conclusione del XXIV congresso eucaristico nazionale).

“Come potremmo vivere senza di Lui?”. Sentiamo echeggiare in queste parole di Sant’Ignazio l’affermazione dei martiri di Abitene: “Sine dominico non possumus”. Proprio di qui sgorga la nostra preghiera: che anche i cristiani di oggi ritrovino la consapevolezza della decisiva importanza della Celebrazione domenicale e sappiano trarre dalla partecipazione all’Eucaristia lo slancio necessario per un nuovo impegno nell’annuncio al mondo di Cristo “nostra pace” (Ef 2,14)”. ((29 maggio 2005 – Omelia in occasione della visita pastorale a vari per la conclusione del XXIV congresso eucaristico nazionale).

 

Giovani

“Penso in particolare ai giovani. A loro, interlocutori privilegiati del Papa Giovanni Paolo II, va il mio affettuoso abbraccio nell’attesa, se piacerà a Dio, di incontrarli a Colonia in occasione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Con voi, cari giovani, futuro e speranza della Chiesa e dell’umanità, continuerò a dialogare, ascoltando le vostre attese nell’intento di aiutarvi a incontrare sempre più in profondità il Cristo vivente, l’eternamente giovane” (Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori in Cappella Sistina).

 

Lavoro

“È necessario testimoniare anche nell’odierna società il “Vangelo del lavoro”, di cui parlava Giovanni Paolo II nell’Enciclica Laborem exercens. Auspico che non manchi il lavoro specialmente per i giovani, e che le condizioni lavorative siano sempre più rispettose della dignità della persona umana” (2 maggio 2005 – Regina Coeli).

 

 

 

Vergine Maria

“Invoco la materna intercessione di Maria Santissima, nelle cui mani pongo il presente e il futuro della mia persona e della Chiesa” (Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori in Cappella Sistina).

“In questo mese di maggio dedicato in modo speciale alla Madre del Signore, invito voi, cari giovani, a porvi alla scuola di Maria per imparare ad amare e seguire Cristo sopra ogni cosa. La Madonna aiuti voi, cari ammalati, a guardare con fede al mistero del dolore e a cogliere il valore salvifico di ogni croce. Affido voi, cari sposi novelli, alla materna protezione della Vergine Santa, perché possiate vivere nella vostra famiglia il clima di preghiera e di amore della casa di Nazareth” (4 maggio 2005 – Udienza generale del mercoledì).

“L’Immacolata riflette la misericordia del Padre… Come Avvocatessa ci aiuta nei nostri bisogni e intercede per noi dinanzi a suo Figlio… ci invita ad avvicinarci a Cristo e, in questa vicinanza, a sperimentare, provare e vedere «quanto è buono il Signore»” (24 maggio 2005 – Messaggio inviato alla Chiesa spagnola, in occasione del pellegrinaggio nazionale al Santuario del Pilar di Saragozza nel 50° della consacrazione della Spagna a Maria).

 

Missione

“Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo” (Omelia nella Santa Messa “Pro eligendo Romano Pontifice).

“La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza” (Omelia durante la Santa Messa per l’inizio del Pontificato).

“All’inizio del terzo millennio, la Chiesa sente con rinnovata vivezza che il mandato missionario di Cristo è più che mai attuale. Il Grande Giubileo del Duemila l’ha condotta a ‘ripartire da Cristo’, contemplato nella preghiera, perché la luce della sua verità sia irradiata a tutti gli uomini, anzitutto con la testimonianza della santità” (Visita alla tomba di San Paolo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura).

“Lo Spirito Santo è la forza attraverso la quale Cristo ci fa sperimentare la sua vicinanza”, ma “il Cristo risorto ha bisogno di testimoni che Lo hanno incontrato.  Attraverso i testimoni è stata costruita la Chiesa - a cominciare da Pietro e da Paolo, e dai Dodici, fino a tutti gli uomini e le donne che, ricolmi di Cristo, nel corso dei secoli hanno riacceso e riaccenderanno in modo sempre nuovo la fiamma della fede. Ogni cristiano, a suo modo, può e deve essere testimone del Signore risorto” (9 maggio 2005 – Omelia durante la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma).

“Mantenete viva l'esperienza della vicinanza di Dio nella vita missionaria, lo spirito di fraternità nelle vostre comunità, disposte ad andare dove più la Chiesa ha bisogno di voi, con quello spirito intraprendente che portò Madre Ascensión fino alle aspre terre del Vicariato di Puerto Maldonado” (17 maggio 2005 – Discorso nel corso dell’udienza ai i pellegrini convenuti a Roma per il rito di beatificazione di Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope).

“Lavorate senza sosta perché il Vangelo penetri sempre più profondamente i cuori e l’esistenza dei credenti, invitando i fedeli ad assumere le proprie responsabilità nella società, in particolare nel campo dell’economia e della politica, con un senso morale nutrito dal Vangelo e dalla Dottrina Sociale della Chiesa” (21 maggio 2005 – Discorso ai Vescovi del Rwanda in visita ad limina apostolorum).

 

Pace

“Comprendete dunque come io sia particolarmente sensibile al dialogo fra tutti gli uomini, per superare ogni forma di conflitto e di tensione, e per fare della nostra terra una terra di pace e di fraternità. Tutti insieme, unendo i loro sforzi, le comunità cristiane, i Responsabili delle nazioni, i Diplomatici e tutti gli uomini di buona volontà, sono chiamati a costruire una società pacifica, per vincere la tentazione di scontri fra culture, etnie e mondi diversi” (13 maggio 2005 – Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede).

 

Sofferenti

“Nei volti di quelle persone private di tutto, non possiamo non riconoscere il volto sofferente di Cristo e, di fatto, è Lui che serviamo quando mostriamo amore e compassione per i bisognosi”. “La comunità cristiana ha il dovere particolare di prendersi cura dei bambini che hanno perso i genitori a causa della calamità naturale. Il Regno di Dio appartiene a questi membri più vulnerabili della società, che troppo spesso vengono semplicemente dimenticati o sfruttati senza vergogna come soldati, forza lavoro o vittime innocenti del traffico di esseri umani. Non bisogna lesinare alcuno sforzo per esortare le autorità civili e la comunità internazionale a combattere questi abusi e a offrire ai bambini la tutela legale che giustamente meritano” (9 aprile 2005 – Discorso ai Vescovi dello Sri Lanka in visita ad limina apostolorum).

“La Chiesa non cessa di proclamare e di difendere i diritti umani fondamentali, purtroppo ancora violati in diverse parti della terra... Essa non chiede alcun privilegio per sé, ma solo le condizioni legittime di libertà e di azione per compiere la sua missione” (13 maggio 2005 – Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede).

“La Chiesa deve sempre nuovamente divenire ciò che essa già è: deve aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze. In essa non vi possono essere né dimenticati né disprezzati. Nella Chiesa vi sono soltanto liberi fratelli e sorelle di Gesù Cristo. Vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare fra di noi; dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste” (16 maggio 2005 – Omelia durante la Santa Messa nella Patriarcale Basilica Vaticana per il conferimento dell’Ordinazione presbiterale a 21 diaconi della Diocesi di Roma).

 

Umiltà

“Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori Cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore” (Saluto prima della benedizione Apostolica “Urbi et orbi” dalla loggia della basilica di San Pietro in occasione dell’elezione al soglio pontificio).

“Nel mio animo convivono in queste ore due sentimenti contrastanti. Da una parte, un senso di inadeguatezza e di umano turbamento per la responsabilità che ieri mi è stata affidata” (Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori in Cappella Sistina).

“Se è enorme il peso della responsabilità che si riversa sulle mie povere spalle, è certamente smisurata la potenza divina su cui posso contare… Chiedo anche a tutti i Fratelli nell’Episcopato di essermi accanto con la preghiera e col consiglio” (Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori in Cappella Sistina).

“Cari amici, in questo momento io posso dire soltanto: pregate per me, perché io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare sempre più il suo gregge voi, la Santa Chiesa, ciascuno di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi. Preghiamo gli uni per gli altri, perché il Signore ci porti e noi impariamo a portarci gli uni gli altri” (Omelia durante la Santa Messa per l’inizio del Pontificato).

 

Unità

“Nell’intraprendere il suo ministero il nuovo Papa sa che suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi la luce di Cristo: non la propria luce, ma quella di Cristo. Con questa consapevolezza mi rivolgo a tutti, anche a coloro che seguono altre religioni o che semplicemente cercano una risposta alle domande fondamentali dell’esistenza e ancora non l’hanno trovata. A tutti mi rivolgo con semplicità ed affetto, per assicurare che la Chiesa vuole continuare a tessere con loro un dialogo aperto e sincero, alla ricerca del vero bene dell’uomo e della società”. (Messaggio al termine della concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori in Cappella Sistina).

“All’inizio del mio Pontificato rivolgo a voi e a tutti i credenti delle tradizioni religiose che rappresentate, come pure a quanti ricercano con cuore sincero la Verità, un forte invito a diventare assieme artefici di pace, in un reciproco impegno di comprensione, di rispetto e di amore” (Incontro coni rappresentanti delle chiese e Comunità cristiane e di altre religioni non cristiane).

“Il cammino verso la piena comunione voluta da Gesù per i suoi discepoli comporta, in una docilità concreta a ciò che lo Spirito dice alle Chiese, coraggio, dolcezza, fermezza e speranza di giungere al traguardo”. (Incontro coni rappresentanti delle chiese e Comunità cristiane e di altre religioni non cristiane).

“Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare ad edificare ponti di amicizia con i credenti di tutte le religioni, allo scopo di ricercare l’autentico bene di ogni persona e della società nel suo complesso” (Incontro coni rappresentanti delle chiese e Comunità cristiane e di altre religioni non cristiane).

“Nella vostra quotidiana attività dovrete impegnarvi a far sì che i legami di comunione delle Chiese particolari con la Sede Apostolica siano sempre più intensi e operanti. Vi preoccuperete nel contempo di rendere presente e visibile la sollecitudine che il Successore di Pietro ha per tutti coloro che fanno parte del gregge del Signore, specialmente gli indifesi, i deboli, gli abbandonati” (20 maggio 2005 – Discorso alla Pontificia Accademia Ecclesiastica).

“Il Cristo che incontriamo nel Sacramento è lo stesso qui a Bari come a Roma, qui in Europa come in America, in Africa, in Asia, in Oceania. E' l’unico e medesimo Cristo che è presente nel Pane eucaristico di ogni luogo della terra. Questo significa che noi possiamo incontrarlo solo insieme con tutti gli altri. Possiamo riceverlo solo nell’unità” (29 maggio 2005 – Omelia in occasione della visita pastorale a vari per la conclusione del XXIV congresso eucaristico nazionale).

“Non possiamo comunicare con il Signore, se non comunichiamo tra noi. Se vogliamo presentarci a Lui, dobbiamo anche muoverci per andare gli uni incontro agli altri. Per questo bisogna imparare la grande lezione del perdono: non lasciar lavorare nell’animo il tarlo del risentimento, ma aprire il cuore alla magnanimità dell’ascolto dell’altro, della comprensione nei suoi confronti, dell’eventuale accettazione delle sue scuse, della generosa offerta delle proprie”. (29 maggio 2005 – Omelia in occasione della visita pastorale a vari per la conclusione del XXIV congresso eucaristico nazionale).

“L’Eucaristia – ripetiamolo – è sacramento dell’unità. Ma purtroppo i cristiani sono divisi, proprio nel sacramento dell’unità. Tanto più dobbiamo, sostenuti dall’Eucaristia, sentirci stimolati a tendere con tutte le forze a quella piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo. Proprio qui, a Bari, città che custodisce le ossa di San Nicola, terra di incontro e di dialogo con i fratelli cristiani dell’Oriente, vorrei ribadire la mia volontà di assumere come impegno fondamentale quello di lavorare con tutte le energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Sono cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo” (29 maggio 2005 – Omelia in occasione della visita pastorale a vari per la conclusione del XXIV congresso eucaristico nazionale).

 

Vocazione

“È gratificante sapere che il vostro Paese è già benedetto da un buon numero di vocazioni al sacerdozio e prego affinché molti altri giovani riconoscano la chiamata di Dio a donarsi completamente per la salvezza del Regno e rispondano ad essa” (9 aprile 2005 – Discorso ai Vescovi dello Sri Lanka in visita ad limina apostolorum).

“È indispensabile ritornare sempre di nuovo alla radice del nostro sacerdozio. Questa radice, come ben sappiamo, è una sola: Gesù Cristo Signore” (13 maggio 2005 – Saluto al Personale impiegato negli Uffici del Vicariato e discorso al Clero Romano riunito nella Basilica di San Giovanni in Laterano).

“Cari sacerdoti di Roma, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, si affida a noi, ci affida il suo corpo nell’Eucaristia, ci affida la sua Chiesa. E allora dobbiamo essere davvero suoi amici, avere con Lui un solo sentire, volere quello che Egli vuole e non volere quello che Egli non vuole… Poiché ha in Cristo la sua radice, il sacerdozio è, per sua natura, nella Chiesa e per la Chiesa… Il sacerdozio ministeriale ha un rapporto costitutivo con il corpo di Cristo, nella sua duplice e inseparabile dimensione di Eucaristia e di Chiesa, di corpo eucaristico e di corpo ecclesiale” (13 maggio 2005 – Saluto al Personale impiegato negli Uffici del Vicariato e discorso al Clero Romano riunito nella Basilica di San Giovanni in Laterano).

“Per poter resistere, e anzi crescere, come persone e come sacerdoti, è fondamentale anzitutto l’intima comunione con Cristo… abbiamo bisogno di momenti per ritemprare le nostre energie, e soprattutto per pregare e meditare, rientrando nella nostra interiorità e trovando dentro di noi il Signore. Perciò il tempo per stare alla presenza di Dio è una vera priorità pastorale, in ultima analisi la più importante” (13 maggio 2005 – Saluto al Personale impiegato negli Uffici del Vicariato e discorso al Clero Romano riunito nella Basilica di San Giovanni in Laterano).

“Con l’ordinazione sacerdotale voi vi inserite nella missione degli apostoli. Lo Spirito Santo è vento, ma non è amorfo. E’ uno Spirito ordinato. E si manifesta proprio ordinando la missione, nel sacramento del sacerdozio, con cui continua il ministero degli apostoli. Attraverso questo ministero, voi siete inseriti nella grande schiera di coloro che, a partire dalla Pentecoste, hanno ricevuto la missione apostolica. (…) Come il Signore è uscito dal Padre e ci ha donato luce, vita ed amore, così la missione deve continuamente rimetterci in movimento, renderci inquieti, per portare a chi soffre, a chi è nel dubbio, ed anche a chi è riluttante, la gioia di Cristo. Infine, vi è il potere del perdono. Il sacramento della penitenza è uno dei tesori preziosi della Chiesa, perché solo nel perdono si compie il vero rinnovamento del mondo” (16 maggio 2005 – Omelia durante la Santa Messa nella Patriarcale Basilica Vaticana per il conferimento dell’Ordinazione presbiterale a 21 diaconi della Diocesi di Roma).

 

 

 

 

INTERVENTUS SUPER QUAESTIONES

 

Difesa vita

Europa/Spagna: "L'approvazione del disegno di legge che regola il matrimonio omosessuale costituisce un autentico attentato contro la famiglia" afferma D. José Luis Mendoza Pérez, Presidente dell'Università Cattolica di Murcia, UCAM, e consultore del Consiglio Pontificio per la Famiglia, in una dichiarazione all'Agenzia Fides. "Il matrimonio omosessuale costituisce un fatto immorale e contrario alla legge naturale. È un vero abominio agli occhi di Dio". Per il Presidente dell'UCAM tutto questo provocherà molto danno alla società e costituisce un forte attentato contro i bambini innocenti tra i quali causerà un grave danno morale, perché hanno bisogno di un padre e di una madre per un adeguato ed equilibrato sviluppo. “Si sta promuovendo un disordine sociale di gravi conseguenze per la società - continua D. José Luis - Tutto questo sta creando grande confusione, disorientamento. Si sta attentando alla società, il cui nucleo fondamentale è la famiglia".

"Il governo socialista, invece dell'ordine e della pace sociale che dovrebbe promuovere, sta provocando il disordine morale nella società spagnola, con le gravi conseguenze che tutto questo porterà - sottolinea a Fides D. José Luis Mendoza -. Il suo comportamento è pertanto scandaloso, vergognoso ed irrazionale oltre che immorale. Invece della giustizia di diritto si sono trasformati in promotori dell'ingiustizia". Inoltre attraverso i mezzi di comunicazione “si sta cercando di creare la coscienza che questo è buono e che è accettato dalla grande maggioranza delle persone, ma non è assolutamente vero". Per il Presidente dell'UCAM questa situazione viene dal relativismo morale, dalla perdita della coscienza morale, dal laicismo regnante, dall'esclusione di Dio dalla società, pericoli che a suo tempo aveva segnalato l'attuale Papa Benedetto XVI, partecipando ad un Congresso Internazionale tenutosi all'UCAM due anni fa. Perciò, conclude D. José Luis, "noi cristiani dobbiamo vivere con coerenza e coraggio il Vangelo e saper difendere sempre la verità. (RG) (Agenzia Fides 22/4/2005)

 

Europa/Spagna: “La nuova legge che ha appena approvato il Parlamento è un’altra imprudenza del governo spagnolo” dichiara all’Agenzia Fides, D. Carlos de la Casa, Direttore dell'Università Internazionale Alfonso VIII di Sorìa (Spagna) e Delegato territoriale della Giunta di Castiglia-Leone. “Suppone un'incoerenza totale - continua D. Carlos - perché tra persone dello stesso sesso non ci può essere matrimonio, non può essere chiamato matrimonio. Si sta agendo fuori da ogni coerenza e buonsenso. Possiamo dirlo chiaramente: il governo sta agendo senza nessuna vergogna, in modo ingiusto ed arbitrario. Il diritto all’adozione da parte di queste coppie di persone dello stesso sesso è una vera incoerenza ed aberrazione. Va contro natura”. Secondo D. Carlos de la Casa, il governo socialista in carica in Spagna in questi momenti sta dimostrando che cerca solo il potere e vuole governare a qualunque prezzo, per questo tutto è valido. “Per loro non esiste il concetto di famiglia, di matrimonio. Si sta distruggendo lo stato naturale del paese ed il concetto antropologico del matrimonio, che è valido per tutti non solo per i credenti”. Tutto questo porterà gravi conseguenze, afferma de la Casa “perché questo è solo l'inizio, poco alla volta si ammetterà tutto e le conseguenze saranno imprevedibili". (RG) (Agenzia Fides 23/4/2005)

 

Europa/Spagna: "La vita umana, dono prezioso di Dio" è il titolo del documento pubblicato dalla Sottocommissione per la Famiglia e la Difesa della Vita della Conferenza Episcopale Spagnola, in occasione del decimo anniversario dell'Enciclica “Evangelium Vitae”. Il documento è diviso in 8 capitoli: La proclamazione del Vangelo della Vita; Valore della vita umana, continuità fondamentale; Al servizio della vita; La famiglia, santuario della vita; Educazione affettivo-sessuale; Per una cultura della famiglia e della vita. Il documento si chiude con una preghiera a Maria Immacolata per la vita. I Vescovi nel documento ricordano come “tutte le culture hanno riconosciuto il valore e la dignità della vita umana” che sono riconosciute perfino dalla Dichiarazione Universale come fondamento per la convivenza. Questo fondamento è confermato nella rivelazione del Vangelo: “la vita umana è sacra perché dal suo inizio comporta l'azione creatrice di Dio e rimane sempre in una speciale relazione con il Creatore, il suo unico fine”. Di conseguenza Dio è il solo signore della vita e nessuno può attribuirsi il diritto di uccidere. I Vescovi ribadiscono che “dal momento della fecondazione c’è vita umana e, pertanto, dignità personale” e di conseguenza “l'essere umano deve essere rispettato e trattato come persona dall'istante del suo concepimento” (cfr EV 60). I grandi progressi della scienza “sono potenti mezzi che devono essere usati al servizio dell'uomo, tenendo conto dei principi etici”: il loro più alto obiettivo è il servizio alla vita e alla dignità della persona. Quindi i Vescovi parlano dell'importanza della famiglia come santuario dove la persona è “concepita degnamente”, “accolta con gioia” e “celebrata nella vita quotidiana”: essa “è l'ambito dove i figli imparano il significato della sessualità al servizio dell'amore e della vita”. Infine i Vescovi lanciano un appello agli scienziati, ai professionisti della sanità, ai professionisti cattolici dell'informazione, a tutti i professionisti cattolici ed infine alle associazioni e a tutte le famiglie cristiane, perché si adoperino per difendere attivamente la famiglia, denunciare ogni pratica che attenti all'integrità o alla vita delle persone e proclamino con coraggio il valore sacro della vita umana. Il messaggio si chiude con una preghiera a Maria Immacolata, affidandogli la causa della vita e tutte le famiglie. (RG) (Agenzia Fides 25/4/2005; righe 25, parole 369)

 

Europa/Spagna: Mons. Francisco Gil Hellín, Arcivescovo di Burgos (Spagna) e membro della Commissione per la Famiglia e la difesa della Vita della Conferenza Episcopale Spagnola, in un suo testo inviato all'Agenzia Fides dal titolo “La Chiesa a difesa dell’uomo” presenta una serie di riflessioni sul tema del cosiddetto “matrimonio” tra omosessuali. Mons. Gil Hellín afferma che la Chiesa “non vuole trascurare il giudizio della società sugli omosessuali né le ripercussioni sociali che produce l'equiparazione civile delle loro unioni con il matrimonio”, anzi, la Chiesa va sempre incontro all'uomo per dargli una risposta concorde con la verità. “Risposta che non è arrogante né pretenziosa” perché Dio stesso si è fatto presente nella storia e ha manifestato all'uomo il suo fine, il suo destino e la sua méta finale. Grazie a questa rivelazione, continua Mons. Francisco, “la Chiesa sa che il Creatore all'inizio creò uomo e donna... affinché formassero una comunità stabile ed orientata alla procreazione”. “Il matrimonio è pertanto, un'istituzione che si iscrive nell'ordine della creazione ed è anteriore a qualunque religione”. In questo senso, afferma l'Arcivescovo, la Chiesa difende un'istituzione naturale, il matrimonio, qualunque sia la fede delle persone.  Dal momento che la Chiesa è sempre in difesa dell'uomo, cerca di offrirgli la luce della verità, estendendo questa sua azione non solo ai battezzati ma a tutti gli uomini. “Non vuole sfuggire a questo compito anche sapendo che è incompresa, fraintesa, perseguitata e percossa”. Perciò non deve sorprendere che la Chiesa reagisca con forza quando si tratta di difendere la società matrimoniale e di opporsi fermamente all'unione di due uomini o due donne. Non si tratta di disprezzo o discriminazione verso chi ha tendenze omosessuali, piuttosto quello che la Chiesa difende “è che la base della socialità sta nella comunione interpersonale di un uomo e di una donna, cioè, nel matrimonio”. Mons. Francisco termina affermando che “gli uomini e le donne del nostro tempo dovrebbero prendere coscienza che, dietro agli attacchi alla Chiesa, sono proprio loro stessi ad essere attaccati”. (RG) (Agenzia Fides 3/5/2005, righe 25, parole 333)

 

Europa/Spagna: “È nostro dovere parlare con chiarezza quando in Spagna si pretende di fare una retromarcia sulla strada della civiltà con una disposizione legale senza precedenti e gravemente lesiva dei diritti fondamentali del matrimonio e della famiglia, dei giovani e degli educatori” affermano i Vescovi spagnoli in una nota del Comitato Esecutivo della Conferenza Episcopale Spagnola, emessa ieri, 6 maggio, con il titolo “Sull'obiezione di coscienza davanti ad una legge radicalmente ingiusta che corrompe l'istituzione del matrimonio”. I Vescovi qualificano la nuova definizione legale che il Parlamento vuole dare al matrimonio come “una flagrante negazione di dati antropologici fondamentali ed un autentico sovvertimento dei principi morali più basilari di ordine sociale”. “Di fronte all'eventuale approvazione imminente di una legge ingiusta - affermano i Vescovi - dobbiamo parlare nuovamente delle conseguenze che comporterebbe questo nuovo passo”. Secondo i Vescovi questa normativa “corrompe l'istituzione del matrimonio” ed è in realtà una “falsificazione legale del matrimonio” che provocherà enorme danno tra i bambini adottati da queste coppie. (RG) (Agenzia Fides 7/5/2005)

 

Europa/Spagna: “Oltre ad andare contro la legge di Dio e contro il matrimonio come Dio lo ha istituito, questa legge va contro l'uomo e contro la società, ed introduce per la prima volta nella storia dell'umanità una profonda spaccatura sociale, chiamando con lo stesso nome quello che non è uguale ed equiparando giuridicamente quello che sono due cose completamente diverse. La menzogna vuole convertirsi in verità” afferma Mons. Demetrio Fernández, Vescovo di Tarazona (Spagna) nella sua ultima Lettera pastorale intitolata “Obiezione di coscienza”. Secondo il Vescovo, nel caso in cui sia approvata, questa legge provocherà una frattura sociale dalle enormi conseguenze per la convivenza pacifica all’interno dei singoli paesi. Perciò “si possono trovare persone che non possono obbedire a questa legge perché la loro coscienza non glielo permette". Mons. Fernández sottolinea che “l'obiezione di coscienza è un diritto fondamentale della persona”, riconosciuto dalla Costituzione spagnola (art.16), dall'Accordo Europeo dei Diritti umani (art. 9) e dalla Costituzione Europea (art. II-70) oltre che dal Tribunale Europeo di Strasburgo, tuttavia il governo vuole proibire l’obiezione di coscienza. “Un conflitto di questo tipo tra ciò che è morale e ciò che è legale - conclude il Vescovo - non dovrebbe mai porsi, se le leggi rispettassero il vero bene dell'uomo. Ma se si arriva ad un conflitto come questo, il credente sa che bisogna ubbidire prima a Dio e dopo agli uomini" (RG) (Agenzia Fides 19/5/2005)

 

Dittatura del relativismo

America/Colombia: La nazione colombiana ha accolto con grande gioia e compiacimento l’elezione del Cardinale Joseph Ratzinger a Vicario di Cristo in terra, in quanto tutti hanno la certezza che Benedetto XVI seguirà il cammino tracciato dal compianto Papa Giovanni Paolo II. “Le numerose persone che sono state subito intervistate dai mass media locali rilevano che il nuovo Sommo Pontefice Benedetto XVI è un garante sicuro per la crescita della fede in questo mondo travagliato da tante ideologie” afferma all’Agenzia Fides padre Hector Valencia López, Direttore Nazionale delle Pontifice Opere Missionarie della Colombia. (R.Z) (Agenzia Fides 19/4/2005).

 

Eucaristia

Europa/Italia: “Eucaristia e bellezza” è il convegno che ha luogo il 20 e il 21 aprile a Roma incentrato sulla figura di Suor Maddalena dell’Incarnazione (1770-1824). Il convegno si apre questa sera alle 18 con una Concelebrazione eucaristica presso la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale e si chiude domani sera, alla stessa ora, con la presentazione alla Sala del Cenacolo di Vicolo Valdina di due libri: “Di puro amore. Vita e opere di Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione” di Piero Damosso e Francesca Giordano e “Nell’arte lo stupore di una Presenza” di Maria Gloria Riva.

“Il convegno vuole essere un momento di riflessione attorno alla figura di Suor Maria dell’Incarnazione – spiega a Fides Sua Ecc. Mons. Mauro Piacenza, Presidente della Pontifica Commissione per i Beni Culturali della Chiesa chiamato ad intervenire nei due giorni di convegno – il cui carisma è tutto nell’amore all’Eucaristia e cioè al mistero dell’incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo”.
“Madre Maria Maddalena – continua monsignor Piacenza – ha messo al centro della propria vita l’adorazione al Santissimo Sacramento quale prima ed indispensabile energia per l’evangelizzazione. Lei era consapevole che non ci poteva essere vera evangelizzazione, vera missione, senza amore all’Eucaristia. Lei è stata un’innamorata dell’Eucaristia e quindi del Verbo di Dio incarnato che porta la salvezza a tutti gli uomini”.

“E poi – dice ancora monsignor Piacenza – a tema nel convegno di queste sere, c’è anche lo stretto rapporto tra arte e fede. L’adorazione eucaristica fa scaturire l’amore per l’arte e, a loro volta, il culto e la bellezza dell’arte portano alla contemplazione del Verbo incarnato”.

Sul rapporto così stretto tra missione ed Eucaristia, il Vescovo sottolinea: “L’Eucaristia è il motore della missione. Senza Eucaristia si cade in un attivismo che non ha nulla a che fare con l’attività apostolica. L’Eucaristia è il dono di nozze con cui Nostro Signore ha risollevato l’umanità. Senza Eucaristia non ci può essere annuncio”.

Infine, chiediamo a Sua Ecc. Mons. Piacenza se il nome che il Cardinale Ratzinger si è scelto, Benedetto XVI, è anche rivelatore di un suo personale amore alla vita monastica, ad una vita tutta dedicata allo stare con Cristo “Il nome Benedetto non è a caso. È un nome legato ad una sua devozione per la figura di san Benedetto, un gigante dell’evangelizzazione, innamorato dello stare con Cristo. San Benedetto è l’uomo della stabilitas, dello stare tra le mura del convento e, nello stesso tempo, dello stabilizzarsi in una vocazione che vuole abbracciare tutto il mondo”.

“Benedetto XVI - conclude monsignor Piacenza – per anni è stato a capo della congregazione della Dottrina della Fede. È stato nel cuore della Chiesa perché il cuore della Chiesa è la fede. Lui, inoltre, è l’uomo della speranza e non dell’ottimismo. La speranza è molto di più dell’ottimismo perché essa è già certezza di cose che ci verranno date”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 20/04/2005)

 

Africa/Zambia: “Esiste un intimo e inseparabile legame tra la Messa e la Missione. La nostra comunione con Cristo significa che non solo condividiamo la sua vita, ma anche la sua missione”: il Vescovo di Monze promuove una maggiore consapevolezza del “meraviglioso dono” dell’Eucaristia. (PS) (Agenzia Fides 3/5/2005)

 

Africa/Camerun: “L'Eucaristia è fondamentale, essenziale nella vita del missionario. Per noi è il momento più importante, è come andare alla fonte per riempirci di quello che si vuole dare agli altri: la Parola che invita al perdono e alla conversione, ma soprattutto il Pane condiviso.” E’ la testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides da Suor Maria Garriz, spagnola, delle Suore Domenicane Missionarie del Rosario, a lungo missionaria in Africa: in Camerun e nella Repubblica Democratica del Congo. “Nell'Eucaristia Gesù si dà, affinché ci diamo e condividiamo non solo quello che abbiamo, ma quello che siamo - prosegue la religiosa -. La missione nasce nell'Eucaristia, perché nella Parola ci viene ricordato che siamo gli inviati del Signore e nell'Eucaristia celebriamo le gioie e le sofferenze della vita. E’ il centro della mia vita, perché fortifica il mio spirito missionario, il mio desiderio di far conoscere la Buona Notizia del Regno ai fratelli.” (R.Z.) (Agenzia Fides 25/5/2005)

 

Missione

America /Venezuela: Padre José Rafael Romero Linares, Direttore Nazionale delle POM venezuelane ha rilevato con commozione e gioia che “quando si era vicini a Giovanni Paolo II, ci si rendeva conto subito che tutto in Lui era un anelito di santità”. Quindi ha esortato a lasciarsi guidare dall’eredità di questo Santo Padre, pellegrino di pace e missionario. (R.Z.) (Agenzia Fides 19/4/2005)

 

Europa/Italia: “Chiediamo a Dio la grazia di arricchire la Chiesa con la fedeltà al nostro carisma missionario comboniano e, come dice Comboni, di aiutare il Santo Padre, Benedetto XVI, a volgere il suo sguardo verso quelle terre più povere, per le quali migliaia di missionarie e missionari, religiosi e laici, consacrano la loro vita e si danno senza riserve. Rinnoviamo la nostra consacrazione per continuare a impegnarci nell’opera missionaria tra i popoli a noi affidati e dare loro speranza di fraternità e pace”. E’ quanto afferma il Superiore generale dei Missionari Comboniani, p. Teresino Serra, in un messaggio per l’elezione di Papa Benedetto XVI dal titolo “19 aprile 2005: in comunione con Benedetto XVI”. Padre Serra ricorda che Mons. Daniele Comboni, appena appresa la notizia dell’elezione del nuovo Pontefice, Leone XIII, scrisse una lettera di obbedienza missionaria e di ossequio filiale, in cui affermava: “Voi siete l'eletto di Dio. Voi siete il Pastore Supremo delle anime, dal quale aspetta il mondo la pace, e che tutto riunirà sotto l'ombra dell'unico Ovile di Gesù Cristo. Noi membri dei suddetti Istituti siamo disposti a tollerare tutti gli stenti, privazioni, pericoli, climi infuocati ed ogni sorta di pene e fatiche, le quali accompagnano incessantemente il nostro periglioso e spinosissimo apostolato. Siamo sempre pronti a soffrire il martirio; e tutta la nostra fiducia è riposta nel SS. Cuore di Gesù, in Nostra Signora del S. Cuore, in S. Giuseppe e in Voi.” (S.L.) (Agenzia Fides 25/4/2005)

 

Europa/Francia: “La missione non è un optional - ha sottolineato il Cardinale Crescenzio Sepe durante la Concelebrazione Eucaristica nella solennità dell’Ascensione del Signore, nella Cattedrale di San Giovanni Battista a Lione -, né un’iniziativa personale, ma risponde ad un comando preciso di Gesù. Non ci sono categorie privilegiate da evangelizzare. La missione riguarda il mondo intero. Tutti i discepoli di Cristo, nessuno escluso, è coinvolto nel comando di “andare”, anche se con modalità diverse per ciascuno.” Il Card. Sepe ha quindi invitato a “rileggere l’eredità spirituale lasciata alla Chiesa missionaria dalla venerabile Pauline-Marie Jaricot, cui si deve una straordinaria intuizione profetica: l’Opera della Propagazione della Fede”. Nonostante fosse la figlia di un industriale facoltoso, consumò tutto quello che possedeva per le Missioni e per aiutare i fratelli bisognosi. “L'umile creatura di questa eletta Chiesa di Lione ispiri il nostro zelo missionario - ha proseguito il Cardinale -. Ci renda pronti e generosi nell’annunciare ovunque il Vangelo dell’amore” ed ha concluso l’omelia con questo auscpicio: “Contemplando il mistero dell’Ascensione del Signore, ci conceda il Signore di riuscire a comprendere sempre più in profondità lo spirito che animò la venerabile Paolina Maria nel dare origine all’Opera Missionaria”. (S.L.) (Agenzia Fides 6/5/2005)

 

Pace

Africa/Togo: “È vero non vi sono scontri per le strade, ma la tensione è sempre molto alta e la gente ha paura. I militari infatti continuano a uccidere gli oppositori del regime.” dicono all’Agenzia Fides fonti locali dal Togo. “Solo ieri in una cittadina alla frontiera con il Benin sono state uccise 14 persone” continuano le fonti. “Il rischio di guerra civile è sempre più attuale. Ci si chiede che cosa accadrà quando saranno resi noti i risultati definitivi delle elezioni presidenziali del 24 aprile. Se confermeranno la vittoria del candidato del regime, Faure Gnassibé Eyadéma, l’opposizione potrebbe scatenare nuove violenze, e questa volta i dimostranti potrebbero essere armati” affermano le fonti di Fides. “Finora le armi le hanno usate soli i militari. I dimostranti erano armati al massimo di bottiglie incendiare e di corpi contundenti. Ma il Togo si trova da anni al centro di traffici di armi con destinazione finale i paesi vicini. Questa volta però le armi potrebbero essere usate qui”. Alcuni osservatori affermano inoltre che lo stesso esercito è diviso, come dimostrato dai risultati delle urne che hanno visto i militari di basso rango votare in massa per l’opposizione (vedi Fides 29 aprile 2005) e un’eventuale spaccatura delle forze armate rischia di gettare il paese nel caos. “Continua il blocco informativo: gli accessi a Internet sono chiusi, come pure diverse radio non legate al potere, tra cui Radio Maria” affermano le fonti di Fides. “La stessa Chiesa cattolica sta subendo forti pressioni. Le Commissioni Giustizia e Pace di alcune parrocchie togolesi che avevano organizzato gruppi di sorveglianza delle elezioni, hanno subito attacchi da parte della stampa vicina al governo” “Siamo grati a Papa Benedetto XVI che ha ricordato il Togo nel messaggio del Regina Coeli di domenica scorsa, 1° maggio. Confidiamo nella sua preghiera e nel suo interessamento presso i potenti del mondo perché il Togo ritrovi la via della pace e della democrazia” concludono le fonti di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 3/5/2005)

 

Europa/Francia: “Cercheremo di ampliare la nostra capacità di rispondere alle emergenze del pianeta: oggi sono il Darfur, in Sudan, e le aree colpite dallo tsunami, in Asia orientale, a catalizzare la nostra attenzione”, ha detto a Fides Denis Viénot, nuovo Presidente della Caritas Internationalis, illustrando i programmi della sua organizzazione nei prossimi anni. Viénot è stato nominato alla guida della Caritas la settimana scorsa, dopo la morte dell’Arcivescovo Fouad El Hage. Padre di famiglia 59enne, il primo laico alla guida dell’organizzazione, Viénot era presidente di Caritas Europa e vice-presidente di Caritas Internationalis. Assume ora la carica fino al 2007, data della prossima Assemblea Generale della Caritas. Parlando a Fides, il nuovo Presidente ha sottolineato le sfide principali del lavoro che lo aspetta nei prossimi anni: “Sarà importante continuare a svolgere un ruolo di sensibilizzazione a livello internazionale, fare pressioni perché i governi e le istituzioni internazionali si impegnino a raggiungere i cosiddetti Obiettivi del Millennio. Inoltre dovremo proseguire con forza nella lotta per la costruzione della pace in contesti di guerra e per la difesa dei diritti umani, in nazioni come Colombia, Sudan, Kosovo, e anche in Afghanistan, dove la Caritas ha un ufficio a Kabul ed è molto attiva in progetti sanitari e per la salute delle donne”. “Lavoreremo in tutto il mondo - ha concluso Viénot - attraverso la nostra rete di 162 organizzazioni locali, per far sì che la Caritas Internationalis possa svolgere al meglio l’opera di carità, solidarietà e giustizia, in difesa dei più deboli, che è la sua specifica missione”. (PA) (Agenzia Fides 23/05/2005)

 

Sofferenti

Asia/Uzbekistan: “Siamo addolorati per la morte di tanti cittadini uzbeki. La popolazione uzbeka è di carattere amichevole e tranquillo. Le proteste e il malcontento hanno radici nella povertà. Se nel paese non vi saranno riforme economiche e politiche la situazione potrebbe ripetersi”, ha detto all’Agenzia Fides. Krzysztof Kukulka Ofm Conv, missionario in Uzbekistan, che vive nella capitale Tashkent. (PA) (Agenzia Fides 17/5/2005)

 

Unità

Asia/Terrasanta: “Non è solo una speranza ma una certezza: il pontefice Benedetto XVI sarà un Papa costruttore di ponti, profeta di pace per la Terrasanta”, lo ha detto a Fides il Custode francescano di Terrasanta, p. Pierbattista Pizzaballa, Ofm. “All’improvviso le campane di tutti i santuari cristiani, cattolici e ortodossi, hanno suonato a festa”, racconta il Custode a Fides. “Ero fuori e ho compreso che era accaduto qualcosa di speciale: era l’elezione del nuovo Papa. Siamo molto felici, tutta la comunità cristiana è in festa. Certo, c’è stata subito qualche apprensione negli ambienti israeliani: alcuni giornalisti mi hanno chiamato chiedendomi se un Papa tedesco potrà cambiare l’atteggiamento della Santa Sede verso Israele. Gli ho risposto tranquillizzandoli: Papa Ratzinger agirà in continuità con il suo predecessore e sarà anch’egli artefice della pace. Da parte mia sono certo che Benedetto XVI dimostrerà l’attenzione, la vicinanza e la premura della Chiesa e della Santa Sede verso la Terrasanta. So che pronuncerà parole di Pace e costruirà ponti di riconciliazione”. (PA) (Agenzia Fides 19/4/2005)

 

Asia: I giornali arabi, per la maggior parte musulmani, seguono con grande attesa ed attenzione la scelta del nuovo Papa. Il quotidiano libanese Annahar (“Il Mattino”) riferisce della prima fumata nera e della presenza di migliaia di fedeli in piazza San Pietro. Anche in Arabia Saudita si parla del Conclave: il giornale musulmano Dar-al-hayat (“Casa della vita”) scrive che il nuovo pontefice avrà davanti a sé la sfida del dialogo interreligioso, e avrà un ruolo molto importane per il mondo attuale, in continuo cambiamento. In Egitto El-akhbar (“La notizia”) fa un titolo sul primo giorno del Conclave e della prima fumata nera avvenuta dopo 2 ore e 30 minuti dall’inizio dei lavori. Da Baghdad, il quotidiano Iraq world afferma che dal primo Conclave del terzo millennio c’è da aspettarsi una sorpresa, come è stato nel caso di Karol Wojtyla. In Kuwait Al-seyassah (“La politica”) parla in toni epici della giornata vissuta ieri da tutto il mondo cattolico, nella grande attesa di una fumata bianca. Il quotidiano giordano Addustour (“La costituzione”) descrive la processione dei Cardinali, con i loro abiti rossi, che sono entrati in preghiera nella Cappella Sistina, mettendo in risalto la dimensione spirituale dei giorni del Conclave. (AE) (Agenzia Fides 19/4/2005)

 

Africa/Egitto: “È ancora presto per conoscere le reazioni del mondo musulmano per l’elezione di Benedetto XVI” dice all’Agenzia Fides p. Luciano Verdesca, missionario comboniano ed esperto islamologo, dal Cairo. “Da cattolico, studioso del mondo islamico, ho apprezzato il documento elaborato dal futuro Papa, quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Dominus Jesus, perché si entra nel dialogo con le altre religioni partendo da una forte consapevolezza della propria identità cristiana” sottolinea il missionario. (L.M.) (Agenzia Fides 19/4/2005)

 

Asia/India: “Chi evangelizza deve cercare di entrare nella vita della persona a cui annuncia Cristo. Deve cercare di costruire ponti di comprensione e amicizia. L’evangelizzazione non è una minaccia all’identità culturale o al patrimonio delle tradizioni”: lo ha detto Mons. Thomas Menamparampil, Arcivescovo di Guwahati, nell’India nordorientale, in un recente seminario sul tema dell’evangelizzazione e della catechesi, tenutosi a New Delhi. L’Arcivescovo ha spiegato che evangelizzare è “portare l’amore di Dio a ogni persona dell’umanità”. Un evangelizzatore, ha detto, deve mostrare attenzione ai bisogni degli individui e delle comunità in cui opera: “La solidarietà con chi è nel bisogno è centrale nel lavoro di evangelizzazione”, ha aggiunto, sottolineando che “l’assistenza materiale va di pari passo con la dignità e il rispetto verso ogni persona, che è creatura di Dio”. Il sevizio di evangelizzazione, ha concluso, costituisce una risposta “alla fame di Dio che c’è in ogni uomo”. (PA) (Agenzia Fides 04/05/2005)

 

 

 

QUAESTIONES

 

VATICANO - “Le coppie di fatto costituiscono il primo passo per distruggere, pezzo a pezzo, l’istituzione familiare, prezioso bene comune dei popoli e patrimonio dell’umanità”: intervista di Fides al Card. Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Di fronte all’attuale grave situazione che si sta verificando in Spagna, con un attacco sistematico alla famiglia attraverso una serie di misure diverse che il governo sta imponendo, come la modifica del Codice civile per permettere il "matrimonio" tra persone dello stesso sesso con la possibilità di adottare figli, l’agevolazione dei processi di separazione e divorzio, la consegna gratuita in tutti i centri sanitari della pillola abortiva del giorno dopo, l'Agenzia Fides ha rivolto alcune domande a Sua Eminenza il Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Eminenza, come valuta le recenti leggi in corso di approvazione in Spagna sul “matrimonio tra persone dello stesso sesso” e sulle agevolazioni per i processi di separazione e divorzio?

Ho parlato in questi giorni dei gravissimi problemi che riguardano la famiglia e la vita in alcuni Paesi, a causa di una cattiva interpretazione di cosa rappresenti una maggioranza parlamentare e delle leggi che possono venire emanate. Dalle più antiche e venerabili tradizioni ci è stato tramandato che le leggi che non sono giuste sono chiamate leggi inique, perché manca l’equità propria della giustizia.

San Tommaso dice “lex injusta non obligat”. Questo significa che se le leggi non rappresentano un bene per l’integrità dell’uomo e della società, ma sono piuttosto imposte dall’esterno, possono rovinare la struttura di una istituzione naturale cosi centrale nella società e nella Chiesa come è la famiglia. Dovremmo ricordare la Lettera a Diogneto, dove si afferma che i cristiani assomigliano a tutti gli altri in tante cose, nel mangiare, nel vestire, tranne che in una: il letto non è comune. Vuol dire che il letto è il luogo di un amore coniugale fedele, esclusivo, che dura fino alla morte; è il luogo dove, per l’apertura alla vita, possono essere generati i figli. Esso esprime quindi le proprietà e i significati del matrimonio ricordati dalla Humanae Vitae: il significato di unione e il significato procreativo.

Per questo il via libera che si è dato o si cerca di dare in alcuni parlamenti, come nel caso della Spagna, alle coppie di fatto, rappresenta il primo passo per affrontare altri problemi che peggiorano la situazione e in questo modo distruggono, pezzo a pezzo, l’istituzione familiare, un prezioso bene comune dei popoli e un patrimonio dell’umanità. La Lettera a Diogneto dice anche di non causare danno ai figli, in primo luogo di non abortirli, di rispettare la loro vita.

Questi due grandi principi sono ritenuti centrali dalla Chiesa, qualcosa di essenziale voluto da Dio come un disegno sacro fin dalla creazione, come leggiamo nel Vangelo di Matteo (cap. 19). Questa non è una nostra invenzione, ma fa parte del disegno sacro del Creatore che vuole il bene dell’umanità. A volte qualcuno dice: “ma in che cosa stiamo facendo male ?” Proprio in quelle cose che la Chiesa ha più a cuore e per cui ha dovuto soffrire in diverse epoche della storia. Oggi il problema è più grave e cosi, a poco a poco, si è arrivati alle coppie di fatto, che costituiscono una finzione giuridica. Queste unioni non promettono niente ai figli, niente ai partner, nessuna stabilità, niente davanti alla società e niente davanti a Dio, ma vogliono avere tutti gli effetti che sono propri del matrimonio autentico.

Nell’unione di fatto non si offre nulla. E’ stato presentato come progresso ciò che in realtà è una significativa retrocessione morale. Il problema si è aggravato perché tutte queste coppie si presentano come una alternativa al matrimonio. Mai, fin dai tempi più antichi dell’umanità e della cultura, in nessun popolo si è mai visto che il matrimonio non sia unione di amore e di vita tra un uomo e una donna. Tutta la storia lo conferma, ed i grandi antropologi osservano che non si è mai conosciuto nulla di simile.

Cosa c’è, secondo la sua opinione, alla base di questa pretesa di stravolgere la concezione del matrimonio?

Per accettare i “matrimoni” di persone dello stesso sesso hanno dovuto cambiare, falsandola, la definizione stessa di matrimonio. È la prima volta nella storia che un paese fa una cosa di questo genere. Cambiando la definizione, si afferma che il matrimonio può essere l’unione di due persone, ma non si spiega che devono essere due persone di sesso diverso. Ci fanno credere che questo è un diritto e non un danno per la famiglia. Ma quale persona, con una formazione antropologica elementare, nella storia delle cultura umane, nel pensiero giuridico, può affermare una simile cosa ? Se prendiamo qualsiasi dizionario in qualsiasi lingua, fino a cinque anni fa, il matrimonio era definito come unione tra un uomo e una donna. Dunque è una cosa che va proprio contro il senso comune, che va contro i principi del diritto. Molti si mostrano meravigliati per la posizione della Chiesa riguardo alla famiglia, senza considerare che la concezione del matrimonio è un patrimonio comune dell’umanità. In Spagna, per esempio, gli Islamici, gli Ebrei e altri gruppi religiosi hanno protestato pubblicamente perché l’autentico matrimonio è un patrimonio comune dell’umanità e della religione.

Io davanti a Dio e rispettando la mia missione, devo essere fedele a questo principio: il matrimonio viene da Dio, è una istituzione naturale del Creatore per proteggere il vero amore, proteggere i bambini, proteggere gli sposi. Altrimenti gli sposi saranno autorizzati a non credere a nessuno, perché è come se fosse stata istituita l’infedeltà, anzi è istituita in sommo grado la somma infedeltà di un tipo di unione che non può reggersi davanti alla società e davanti a Dio.

Per poter arrivare a questo, il terreno è stato preparato da tempo, attraverso la cosiddetta teoria del ‘genere’, che afferma: il sesso non è qualcosa che appartiene alla natura umana, non è intrinseco, costitutivo, anche se il codice genetico dimostra il contrario. Dicono invece che ciò non conta niente, perché la persona può fare la sua scelta in seguito, perché le culture non sono permanenti ma mutevoli. Questa teoria è servita a preparare la possibilità delle coppie di fatto di persone dello stesso sesso.

Cosa dire della possibilità della adozione dei bambini da parte di coppie dello stesso sesso? Quali le conseguenze per i bambini?

Questa è la distruzione del futuro dei bambini, i bambini subiscono una violenza morale. Nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1998 si è affermato che il principio più grande deve essere il bene del bambino, i diritti del bambino. Questo è il principio centrale vigente nelle diverse costituzioni di tantissimi paesi firmatari della Convezione. Questa Convezione è stata anche approvata dalla Convezione de L’Aja. Io ho avuto l’onore e la responsabilità di guidare, due anni fa, la delegazione della Santa Sede alle Nazioni Unite, dove ho ricordato il sacro diritto dei bambini ad avere una vera famiglia, dove possano essere amati, crescere e svilupparsi armoniosamente. E nessuno ha protestato. Adesso invece ricevo delle proteste sul mio operato, quando invece si tratta di ciò che la Chiesa ha predicato davanti a tutto il mondo. Lo ha fatto Giovanni Paolo II, lo ha fatto il Cardinale Ratzinger, oggi nostro amato Papa, lo hanno fatto le Conferenze Episcopali. Dunque non è un’opinione personale ma è un dovere che io ho lavorando per la famiglia.  Affermano che questi bambini adottati da coppie dello stesso sesso sono felicissimi. Forse sì, mentre hanno uno o due anni di età, ma quando avranno l’uso della ragione, quando cresceranno, saranno giovani, quale sarà la tragedia di presentarsi agli altri e dire i “miei genitori” sono due uomini o due donne? In questo modo si mette a rischio la personalità, l’equilibrio, l’armonia dei bambini. I nostri esperti di tutto il mondo dicono unanimemente che si tratta di una violenza sui bambini, perché i bambini cercano un modello da imitare e il modello più prossimo sono i genitori. Ma quando questi sono dello stesso sesso, cosa assimilerà il bambino? Questa realtà viene presentata come se fosse solida, matura, possibile. E questo non e vero.

Molte volte ho ripetuto che bisogna rispettare le persone omosessuali, amarle, aiutarle, far vedere loro che non c’è soltanto questa vita ma anche l’altra e far vedere loro come possono uscire di questa situazione, se veramente lo vogliono. La Chiesa non vuole che queste cosiddette “coppie” siano sottoposte a discriminazioni, non devono essere umiliate, subire scherzi o qualsiasi tipo di mancanza di rispetto. Sono persone umane che dobbiamo amare. Non è vero che la Chiesa non ami queste persone, proprio perché le ama vuole condurle alla salvezza.

Il cristiano come può opporsi a questo tipo di legge?

Nei nn. 69, 73, 74 dell’Evangelium Vitae, è indicata l’obiezione di coscienza. Questo vuol dire che ogni persona può invocare l’obiezione di coscienza e non prestarsi ad accondiscendere chiaramente a un tale delitto, che rappresenta la distruzione del mondo. L’obiezione di coscienza è stata sempre rispettata nel diritto e nelle costituzioni di tutti i popoli, e lo Stato è sempre tenuto a rispettarla senza esercitare minacce. Un credente non deve accettare di “bruciare incenso” a false divinità, come i primi cristiani si rifiutarono di farlo davanti agli imperatori. Se obbligano i cristiani a fare ciò che è contrario alla loro fede, alla loro coscienza, allora si ripeterebbe la storia. Per questo il Papa Giovanni Paolo II ha sempre ripetuto che occorre obbedire prima a Dio che agli uomini.

I cristiani, anche se sono impiegati dello Stato, sono chiamati a ricorrere all’obiezione di coscienza perché la legge di cui parliamo è una ferita profonda al senso morale, alla fede. Inoltre è un problema mondiale, perché sta creando scandalo universalmente, per tutte le religioni e tutte le culture. Quindi è una sfida mondiale. L’obiezione di coscienza non è un’invenzione della Chiesa: il cristiano deve opporsi e far rispettare la sua fede, così come i medici si oppongono a praticare un aborto. All’obiezione di coscienza si ricorre non solo per l’aborto oppure per il “matrimonio” tra omosessuali ma per tutte le leggi inique. E in questo caso si tratta di leggi profondamente inique e dunque si può usare l’obiezione di coscienza.

Questo principio è stato affermato anche da Papa Giovanni Paolo II il 29 gennaio 2002, quando parlò alla Rota Romana riguardo al divorzio. Deve esserci dunque la possibilità di ricorrere all’obiezione di coscienza, sempre che lo Stato non sia totalitario. Se chi pratica l’obiezione di coscienza fosse cacciato del lavoro, ci si troverebbe di fronte al più crudo totalitarismo. La democrazia è sempre rispetto della libertà, non rispettare questo principio è molto pericoloso e grave. Quale Stato si potrà permettere un futuro degno dell’uomo quando sta negando l’uomo e lo sta disumanizzando ? (RG) (Agenzia Fides 2/5/2005, righe 17, parole 232)

 

VATICANO - Le Domenicane Missionarie del Rosario

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La Congregazione delle Domenicane Missionarie del Rosario nacque per dare una risposta missionaria all’urgenza di cristianizzare le popolazioni della foresta peruviana. Nel 1900 la Santa Sede eresse la Prefettura apostolica di Santo Domingo de Urubamba y Madre de Dios (attuale Vicariato apostolico di Puerto Maldonado), affidandola ai padri Domenicani. Per provvedere all’evangelizzazione di quel vasto territorio, nel 1913 eretto a Vicariato Apostolico, il Vicario apostolico Sua Ecc. Mons. Ramon Zubieta O.P., ritenne opportuno chiedere l’aiuto di una comunità di religiose. Durante un suo viaggio in Spagna contattò le Domenicane del Convento di Santa Rosa a Huesca, che accettarono di collaborare in questo impegno missionario.
Così il 30 dicembre 1913 sbarcò in Perù una piccola spedizione missionaria: oltre al Vicario apostolico ed alcuni Domenicani c’erano anche un gruppo di suore Domenicane guidate da M. Ascension Nicol. Dopo un primo periodo trascorso a Lima, iniziarono le prime spedizioni missionaria nella foresta, nonostante gli abitanti di Lima volessero che le suore si occupassero dell’educazione della gioventù della capitale. A questa prima comunità di religiose ne seguirono altre, che iniziarono la loro opera missionaria con l’evangelizzazione dei poveri. Da questo primo seme nacque una Congregazione religiosa nuova, indipendente dalle comunità di provenienza della suore. Fondatori furono Mons. Ramon Zubieta e M. Ascension Nicol. Il 5 ottobre 1918 venne eretta a Lima la Congregazione delle Suore Missionarie Domenicane del Santissimo Rosario, di cui M. Ascension venne nominata Superiora generale. Lo scopo del nuovo istituto era “Evangelizzare i poveri in quelle situazioni missionarie in cui la Chiesa mostra maggiori necessità”. Dopo soli tre anni, nel 1921, morì improvvisamente Mons. Zubieta e M. Ascension si trovò a gestire da sola il peso della nascente istituzione, che si andava ampliando con nuove fondazioni che crescevano prodigiosamente. Nello stesso anno della morte di M. Ascension, il 1940, Pio XII approvò le Costituzioni della Congregazione. In questa nuova tappa della sua vita, l’opera crebbe, si diffuse in altre nazioni e continenti, si moltiplicarono le fondazioni, le vocazioni furono abbondanti e vennero accolte molte giovani locali. L’impegno missionario delle suore abbracciò diversi campi e si estese anche alla pastorale sanitaria.  Oggi gli impegni missionari assunti dalle Domenicane Missionarie del Rosario variano a seconda delle diverse realtà in cui si trovano ad operare: sempre in ascolto del grido dei più deboli, in particolare della donna, con una particolare attenzione alle vittime dell’ingiustizia e dell’emarginazione, in difesa della vita in tutte le sue forme, per la giustizia e la pace, la salvaguardia del creato, nel campo dell’educazione, della sanità e della promozione sociale. Le Domenicane Missionarie del Rosario sono 785 di 24 nazionalità, presenti in 21 nazioni con 144 comunità. Sono in Africa (Angola, Camerun, Mozambico, R.D.Congo), Asia (Cina continentale, Filippine, India, Taiwan, Timor Est), America (Bolivia, Cile, Ecuador, Guatemala, Messico, Nicaragua, Perù, Porto Rico, Rep. Dominicana), Europa (Spagna, Portogallo) e Australia. (S.L.) (Agenzia Fides 12/5/2005, righe 37, parole 475)

 

VATICANO - Beatificazioni - Madre Ascención Nicol: “Evangelizzare i poveri in quelle situazioni missionarie in cui la Chiesa mostra maggiori necessità”. Intervista di Fides a Madre Maria Auxiliadora Hernández Martínez, Superiora Generale delle Domenicane Missionarie del Rosario

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Sabato 14 maggio verrà beatificata in San Pietro Madre Ascención Nicol (1868-1940), confondatrice delle Domenicane Missionarie del Rosario. Per la circostanza, l’Agenzia Fides ha rivolto alcune domande alla Superiora generale della Congregazione, Madre Maria Auxiliadora Hernández Martínez. La Congregazione conta oggi 785 religiose presenti in 21 nazioni dei cinque continenti. Chi sono le Domenicane Missionarie del Rosario? Sulle orme della nostra Fondatrice, Madre Ascención Nicol, vogliamo essere donne capaci di rispondere alla chiamata di Dio, con fede e fiducia assoluta in Lui. Donne che sanno contemplare Dio nella storia e quindi aperte ad accogliere le sue manifestazioni ogni giorno. Donne di profonda spiritualità comunitaria, semplici, umili, capaci di creare fraternità e di fare dell'amore verso il prossimo il centro della loro vita. Donne con un forte spirito missionario e capaci di accogliere e stimare le distinte culture delle sorelle e delle nazioni con le quali condividiamo vita e missione. Donne che amano la vita in tutte le sue forme e che diffondono gioia, entusiasmo e speranza. Donne che condividono profondamente il dolore delle persone, che si lasciano commuovere e solidarizzano con cuore di madri. Donne che optano decisamente per i poveri e gli emarginati della società e si impegnano ad annunciare la Buona Notizia del Regno, cercando con essi e per essi una vita più degna ed umana. Donne critiche e coerenti, in un atteggiamento continuo di sincera conversione. Donne che credono nella gente come protagonista attiva della propria liberazione e quindi la accompagnano nel suo cammino verso i cieli e la terra nuova. Donne capaci di assumere le sfide missionarie a fianco dei più poveri, fino a rischiare la propria vita.  La Congregazione nasce per evangelizzare le popolazioni aborigene della foresta peruviana. Come si è sviluppato nel tempo il vostro lavoro con questi popoli?  Il nostro compito missionario in mezzo a questi popoli lo abbiamo realizzato e continuiamo a rafforzarlo insieme ai missionari Domenicani del Vicariato apostolico di Puerto Maldonado. L'identità missionaria del nostro Istituto ha sempre favorito un semplice inserimento delle suore in mezzo alla gente, impegnandosi in modo speciale nella promozione della donna a partire dalla loro realtà e rispettando le loro tradizioni. L’impegno missionario si è sviluppato nell'ambito della pastorale della sanità e dell'educazione. Ancora oggi continuiamo a visitare le comunità native che si trovano sulla riva dei grandi fiumi di questa zona amazzonica, promuovendo programmi di formazione e integrando il cammino di fede con la crescita umana in tutti i suoi ambiti. Attualmente collaboriamo anche nelle Commissioni “Giustizia e Pace” e con la Difensoria del Popolo, nell’impegno di difesa dei Diritti umani. Quali sono oggi i principali campi di azione del vostro impegno missionario?
Questo tema è uno dei motivi di riflessione permanente degli ultimi Capitoli Generali perché sentiamo la necessità di ricreare il Carisma delle origini in ognuno dei momenti storici che viviamo. Davanti alla realtà dei paesi del Sud del mondo che sono emarginati dalle decisioni che riguardano la loro vita ed il loro destino, lavoriamo per un'inculturazione esistenziale concreta tra i più poveri. Davanti al disprezzo della vita e della dignità dei poveri, all'oltraggio dei loro diritti, alla vessazione della donna ed al razzismo esistente nei nostri paesi, lavoriamo in difesa della vita, della giustizia e della pace, per la difesa dei diritti umani, specialmente della donna. Siamo impegnate in una evangelizzazione che offra un contributo significativo per la costruzione di una Chiesa Universale che raccolga ed integri nel suo seno tutta la ricchezza e la varietà di espressioni umane che Dio ha riversato nel mondo.

In questi 92 anni di attività missionaria, quali sono stati le principali difficoltà che la vostra Congregazione ha trovato nello svolgimento della sua missione nei cinque Continenti?
Le difficoltà che abbiamo trovato sono le stesse che sperimentano le Chiese locali nelle quali le comunità sono inserite. Una delle constatazioni più gratificanti è vedere che le nostre suore rimangono sempre vicino alle popolazione quando vivono situazioni di maggiore pericolo o insicurezza. Nel 1964 quattro nostre consorelle in Congo, decisero di non abbandonare i malati che avevano bisogno delle loro cure e morirono martiri. Recentemente, in una delle isole delle Filippine, Basilan, alcune suore furono liberate miracolosamente dopo un sequestro. A Timor est la loro casa venne bruciata assieme alle altre del quartiere dove vivevano. Poco tempo prima, in India, un gran numero di musulmani si erano riversati nella nostra casa per sollecitare l’aiuto delle suore di fronte ad un'azione provocata dal fondamentalismo religioso. In Africa, in Angola, le suore sono sempre rimaste al loro posto durante la guerra civile, lo stesso in Mozambico ed ora Congo, dove vivono momenti di grande incertezza ed insicurezza. La testimonianza di vita delle piccole comunità di sorelle che condividono con la gente la loro vita e la loro fede, con semplicità, generosità e donazione gioiosa, è come il seme gettato nella buona terra dei semplici e dei piccoli che continua a germogliare in atteggiamenti di solidarietà, uguaglianza e giustizia. (R.Z.) (Agenzia Fides 12/5/2005, righe 64, parole 831)

 

VATICANO - Beatificazioni - Madre Marianne Cope, per 35 anni fu madre dei lebbrosi sull’isola di Molokai. Intervista di Fides a suor Mary Laurence Hanley, Postulatrice della Causa di beatificazione

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Insieme a Madre Ascención Nicol, confondatrice delle Domenicane Missionarie del Rosario, sabato 14 maggio verrà beatificata in San Pietro anche Madre Marianne Cope (1838-1918) delle Suore del Terz’Ordine di San Francesco a Syracuse (New York) che proseguì il lavoro di padre Damiano tra i lebbrosi dell’isola di Molokai alle Hawaii.
“Viviamo la beatificazione di Madre Marianne come una grande benedizione per le nostre sorelle e per tutta la Comunità - dice all’Agenzia Fides suor Mary Laurence Hanley, Postulatrice della Causa di beatificazione -. Questo grande evento ha luogo a poca distanza dall'unione di tre Congregazioni di Suore di San Francesco in una, pertanto vediamo anche la beatificazione come una benedizione di questa unione. La nostra comunità religiosa ha ricevuto lungo gli anni numerose vocazioni religiose proprio grazie alla nostra missione di Molokai nelle Hawaii, dove operò a lungo Madre Marianne. Attualmente questo lavoro si sta esaurendo, rimangono solo una trentina di malati. Sentiamo comunque di avere altri luoghi più distanti, con necessità altrettanto impellenti, che costituiscono un appello al cuore generoso di chi desidera servire Dio ed il prossimo in maniera diretta”.
Nata a New York nel 1838 da una famiglia di emigrati tedeschi, Barbara Cope lavora alcuni anni in fabbrica per aiutare la numerosa famiglia prima di entrare nella Congregazione delle Suore del Terz’Ordine di San Francesco a Syracuse. Quindi si prende cura dei malati nell’ospedale di Syracuse e ricopre anche incarichi di responsabilità nella sua Congregazione. Nel 1883 si trasferisce ad Honolulu nelle Hawaii per organizzare l’assistenza ai lebbrosi. Dieci anni prima, il 10 maggio 1873, era sbarcato sull’isola di Molokai, dove il governo mandava tutti i malati infettivi, padre Damiano de Veuster, della Congregazione dei Sacri Cuori (Picpus) proclamato beato da Giovanni Paolo II il 4 giugno 1995, universalmente conosciuto come l’apostolo dei lebbrosi. Nel 1888 Madre Marianne arriva nei luoghi dove opera padre Damiano e nel 1889, quando il missionario muore, continua senza sosta la sua opera di assistenza e reinserimento sociale dei lebbrosi fino alla sua morte, avvenuta nel 1918.
“Madre Marianne ha incarnato il mandato del Vangelo ‘ama il prossimo tuo come te stesso’ - prosegue suor Mary Laurence Hanley -. Ha lasciato un'eredità straordinaria nel campo dell'educazione e della sanità, specialmente mettendosi al servizio di quelli che soffrono e sono spaventati o isolati per la loro malattia. Madre Marianne ha messo al centro della sua vita Dio ed il desiderio di fare la sua volontà. Aveva un profondo rispetto di tutto il popolo di Dio, dimostrava grande compassione verso i malati, era una innovatrice e, ancor di più, riusciva a mantenere e trasmettere la sua gioia persino nelle situazioni più difficili. Fu una donna coraggiosa, che non solo si sacrificò per gli altri ma lo fece con gioia. La vita di Madre Marianne ci spinge ad amare di più Dio ed a servirlo nel modo migliore”.

Le Suore del Terz’Ordine di San Francesco vivono il Vangelo seguendo l’esempio di San Francesco e Santa Chiara, impegnandosi a costruire il Regno di Dio con la preghiera, la contemplazione, la testimonianza, con una attenzione particolare per i poveri. Attualmente sono circa 450 religiose, presenti in diversi stati dell’America del Nord e del Sud, e in Africa. “Lavoriamo nel campo dell'educazione a tutti i livelli - spiega suor Mary Laurence Hanley -. Siamo impegnate nell’educazione religiosa, nella cura della salute, nei servizi sociali, in cliniche per chi non ha nulla, mense, assicuriamo la cura pastorale negli ospedali e a domicilio, lavoriamo nelle parrocchie, nell’assistenza dei senzatetto e dei rifugiati, nelle case per malati cronici, per anziani e per malati terminali. Alcune suore si dedicano anche ai servizi di orientamento pastorale, per giovani ed adulti, ed all’organizzazione di ritiri spirituali.” (R.G.) (Agenzia Fides 13/5/2005, righe 45, parole 622)

 

VATICANO - Beatificate le Serve di Dio Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope: “Le nostre due Beate hanno spalancato la loro vita allo Spirito di Dio e si sono lasciate condurre da lui nel servizio della Chiesa, dei poveri, dei malati, della gioventù”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nel pomeriggio di sabato 14 maggio, il Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana e, per incarico di Benedetto XVI, ha dato lettura della Lettera Apostolica con la quale il Sommo Pontefice ha iscritto nell’albo dei Beati le Serve di Dio Ascensión Nicol Goñi (1868-1940) e Marianne Cope (1838-1918). “Gli Apostoli fecero l’esperienza dello Spirito Santo e divennero testimoni di Cristo mortoe risorto, missionari per le vie del mondo - ha detto il Cardinale nell’omelia richiamando la Solennità di Pentecoste -. La stessa esperienza si ripete in tutti coloro che, accogliendo Cristo, si aprono a Dio e all’umanità… Le nostre due Beate hanno spalancato la loro vita allo Spirito di Dio e si sono lasciate condurre da lui nel servizio della Chiesa, dei poveri, dei malati, della gioventù.”La Beata Ascensión Nicol Goñi “è una delle grandi missionarie del secolo passato” ha detto ancora il Card. Saraiva Martins. “Con entusiasmo giovanile e fiducia totale nella provvidenza lasciò la sua patria e si dedicò all’impegno dell’evangelizzazione, estendendo il suo anelito a tutto il mondo, a partire dal continente americano. Il suo lavoro generoso, vasto ed efficace, ha lasciato una traccia profonda nella storia missionaria della Chiesa”. La sua vita missionaria fu costellata di sacrifici, rinunce e frutti apostolici. Intraprese diversi viaggi missionari in Perù e in Europa, arrivando fino in Cina. Intrepida e infaticabile, radicata nella carità di Cristo, “esercitò verso tutti il suo carisma di maternità spirituale”. La vita della Beata Marianne Cope “è un’opera meravigliosa della grazia divina” ha proseguito il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Dopo aver trascorso venti anni nella Congregazione dello Sorelle del Terz’Ordine di San Francesco di Syracuse, ormai donna di grande esperienza e di maturità spirituale, “sentì la voce di Cristo nell’invito del Vescovo di Honolulu. Questi stava cercando delle religiose per assistere i malati di lebbra sull’isola di Molokai”. Marianne non esitò, lasciò tutto e si abbandonò alla volontà di Dio. Per trentacinque anni amò i malati di lebbra più di se stessa: “si mise al loro servizio, li educò, fu loro guida con saggezza, amore e fermezza. Come il buon samaritano, divenne la loro madre”.  Concludendo l’omelia, il Card. Saraiva Martins ha affermato: “Le nostre due Beate hanno portato nel mondo i frutti e i segni della presenza dello Spirito Santo, hanno parlato il linguaggio della verità e dell’amore, il solo capace di abbattere le barriere della cultura e della razza e di ricostruire l’unità della famiglia umana, dispersa dall’orgoglio, dalla volontà di potenza, dal rifiuto della sovranità di Dio… Il Santo Padre Benedetto XVI, inaugurando il suo ministero petrino, ha ribadito che “non è il potere che redime, ma l’amore! Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore… Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori”. (S.L.) (Agenzia Fides 16/5/2005, righe 34, parole 498)

 

VATICANO - Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ai buddisti per la Festa di Vesakh: “laddove buddisti e cattolici vivono in stretto contatto, essi approfitteranno di questo momento per consolidare le buone relazioni già esistenti”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L'Arcivescovo Michael Louis Fitzgerald, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in occasione della Festa di Vesakh 2005, come di consueto ha inviato ai buddisti un Messaggio in cui esprime i suoi più fervidi auguri: “Possa questa Festa portare gioia a ciascuno di voi, alle vostre famiglie e comunità. Sono certo che laddove buddisti e cattolici vivono in stretto contatto, essi approfitteranno di questo momento per consolidare le buone relazioni già esistenti”.

La Chiesa cattolica ricorda quest’anno il 40° anniversario della Dichiarazione “Nostra Aetate” del Concilio Vaticano II sulle relazioni fra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Tale documento “menziona il buddismo, insieme ad altre religioni, ed afferma che ‘la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni’. Così buddisti e cattolici hanno potuto incontrarsi, in uno spirito di apertura, sincerità e reciproco rispetto, impegnandosi nel dialogo in varie maniere.”
Il Messaggio prosegue mettendo in evidenza che nei Paesi dove buddisti e cristiani vivono e lavorano fianco a fianco, “il conseguente ‘dialogo di vita’ consente loro, mentre rendono testimonianza della religione a cui appartengono, di approfondire la conoscenza l'uno dell'altro, di suscitare buoni rapporti e di promuovere uno spirito di vicinanza”. In particolare viene citato il legame particolare creato fra un certo numero di monaci e monache buddisti e cattolici, che sono stati ospiti gli uni degli altri nei rispettivi monasteri e conventi, mentre alcune comunità hanno avvertito la necessità di collaborare nel campo sociale e per la causa della pace. Di fronte alla tragedia del terremoto e dello tsunami che ha colpito il sud est asiatico il 26 dicembre scorso, “buddisti e cristiani hanno lavorato insieme fianco a fianco per aiutare le vittime; le organizzazioni religiose hanno cooperato nel portare aiuti immediati e nel valutare le necessità future. I lunghi tempi necessari per la ricostruzione richiedono, tuttavia, che si continui con queste espressioni di solidarietà interreligiosa.” Il Messaggio ricorda inoltre che vi sono “molte altre situazioni che richiedono la cooperazione fra tutte le persone di buona volontà” e si conclude con l’assicurazione a tutte le famiglie che hanno perduto alcuni dei loro membri, che essi “saranno ricordati nelle nostre preghiere”. (S.L.) (Agenzia Fides 17/5/2005 - Righe 27; Parole 372)

 

VATICANO - La politica come modo esigente di vivere l’impegno cristiano a servizio degli altri: il Card. Martino ad un Seminario di studio sulla Dottrina sociale della Chiesa

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La disattenzione alla dimensione etica porta inevitabilmente alla disumanizzazione della vita e delle istituzioni, trasformando la vita sociale e politica in una giungla in balìa della violenza e della legge del più forte”. Lo ha detto il Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Card. Renato Martino, aprendo ieri pomeriggio in Vaticano un Seminario di Studio sulla Dottrina sociale della Chiesa come fondamento irrinunciabile per la formazione e l’impegno del laico cristiano. Promosso presso la sede del Dicastero dalla Federazione Internazionale degli Uomini Cattolici (Unum Omnes FIHC), il Seminario ha avuto tra i temi in discussione le difficoltà e le risorse del cristiano, quando è chiamato a fare scelte in ambiti o realtà che implicano valori etici prioritari, quali la sacralità della vita, l’indissolubilità del matrimonio, il corretto uso dei media, la ricerca scientifica, le opzioni economiche decisive per la vita dei cittadini, specialmente dei più poveri.
Nel suo intervento il Cardinale Martino ha sottolineato che l’intento del Magistero sociale della Chiesa è sempre stato finalizzato a salvare la persona umana e ad edificare l’umana società. La politica per il cristiano è l’ambito più alto per esercitare l’attenzione e il servizio ai fratelli, cioè per vivere la carità. Il cristiano, mosso dalla carità e dalla giustizia, non può accettare passivamente la presenza e il funzionamento di “strutture di peccato”; tanto meno può esserne sostenitore o responsabile a qualsiasi livello. Al contrario deve denunciarle francamente ed opporsi nettamente ad esse. Il cristiano inoltre non potrà mai cedere alla tentazione di fare dell’esercizio del potere uno strumento di ingiustizia e di violenza, in lampante contraddizione con la fede che professa e con la carità che deve caratterizzare la sua vita. Dopo l’introduzione del Cardinale Martino, è seguita una tavola rotonda su: “La Dottrina sociale della Chiesa e i percorsi formativi”, animata da interventi dei responsabili di alcune Organizzazioni Internazionali cattoliche. (S.L.) (Agenzia Fides 19/5/2005; Righe 22; Parole 317)

 

VATICANO - Ogni anno le malattie infettive uccidono 17 milioni di persone, il 90% di loro vive nei Paesi in via di sviluppo: l’intervento della Delegazione della Santa Sede alla 58ma Assemblea Mondiale della Salute

Ginevra (Agenzia Fides) - “Purtroppo le malattie, in particolare le infezioni, si presentano più virulente nei Paesi più poveri, che proprio a causa della loro povertà non hanno mezzi per procurarsi le medicine. Ogni anno le malattie infettive sono responsabili della morte di 17 milioni di persone, delle quali il 90% vive nei Paesi in via di sviluppo.” Lo ha detto il Card. Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, che ha guidato la delegazione della Santa Sede alla 58ma Assemblea Mondiale della Salute, organo decisionale supremo dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), tenutasi a Ginevra dal 16 al 25 maggio. “Il 95% degli ammalati di Aids non ha denaro per pagarsi gli antiretrovirali - ha detto il Cardinale nel suo intervento -. Attualmente non si trovano sul mercato di questi Paesi neanche le medicine per curare le cosiddette “malattie dei poveri” come la tubercolosi, il paludismo, il vaiolo, la dengue emorragica, la leishmaniosi, alcune forme di meningite, la malattia del sonno, etc.” Delle 1.223 nuove medicine introdotte sul mercato nell’arco di 22 anni, tra il 1975 ed il 1997, solo 13 riguardavano il trattamento di malattie infettive tropicali. Anche riguardo alla salute infantile le cifre sono preoccupanti: su 211 milioni di nuovi esseri umani concepiti, si verificano 46 milioni di aborti indotti, 32 milioni muoiono prematuri o alla nascita, e solo 133 milioni arrivano a nascere ed a vivere. Il Card. Barragan ha quindi ricordato che per cercare di porre rimedio a queste gravi situazioni, il Santo Padre Giovanni Paolo II aveva dato vita alla Fondazione “Buon Samaritano” per aiutare i malati in difficoltà in tutto il mondo, Fondazione ratificata anche dal Papa Benedetto XVI. L’obiettivo è di acquistare medicine per i malati più poveri, e in questo modo sono stati giù aiutati i malati di 11 paesi dell’Africa, 1 dell’Asia e 1 dell’America Latina. Da ricordare anche che il 26,7% dei Centri di cura per i malati di Aids nel mondo sono gestiti dalla Chiesa cattolica. (S.L.) (Agenzia Fides 27/5/2005 - Righe 22; Parole 332)

 

ASIA/SRI LANKA - Il Presidente dei Vescovi srilankesi all’Agenzia Fides: “Diciamo 'No' alla legge anti-conversioni perché crediamo che questi problemi si risolvono con il dialogo”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La legge anti-conversioni e l’azione della Chiesa in difesa delle libertà fondamentali dell’uomo; il decentramento e il federalismo come soluzioni alla guerra civile che da decenni si combatte nel paese: sono i temi principali toccati da Mons. Vianney Fernando, Arcivescovo di Kandy e Presidente della Conferenza Episcopale dello Sri Lanka, in un’intervista rilasciata all’Agenzia Fides. I Vescovi dell’isola del subcontinente indiano sono in questi giorni in Vaticano in occasione della visita ad limina apostolorum. Ecco il testo dell’intervista.

-                Perché lo Sri Lanka vuole approvare una legge che vieta le conversioni? Come si è giunti a tale determinazione?
Negli ultimi trent’anni c’è stata nel paese una proliferazione di sette fondamentaliste cristiane che hanno irritato la maggioranza della popolazione che è buddista. Queste sette portano avanti un proselitismo militante e non hanno sensibilità verso il fatto che si trovano in un contesto multireligioso, multiculturale, plurilinguistico. Talvolta sembra che, per ingrossare le loro fila, usino metodi che suscitano dubbi. Così si è sviluppata una crescente preoccupazione specialmente fra i monaci buddisti e, in opposizione al fondamentalismo cristiano, è cresciuto il fondamentalismo buddista. Oggi gruppi estremisti fra i buddisti accusano i cristiani in generale, tutti i cristiani, di fare proselitismo e di convertire persone con mezzi illeciti. I nove monaci buddisti, presenti in Parlamento dallo scorso anno, sono stati eletti proprio per sostenere una legislazione contro le conversioni non etiche.
- A che punto è oggi il progetto di legge? L’anno scorso il cosiddetto “Documento anti-conversioni” era stato proposto in Parlamento su iniziativa di un gruppo ristretto di parlamentari, suscitando la preoccupazione di tutti i leader cristiani. Grazie all’ausilio di eminenti avvocati siamo riusciti a portare il documento davanti alla Corte Suprema, denunciandone l’incostituzionalità. La Corte ha determinato che alcune clausole contravvengono alla Costituzione e sono contro le libertà fondamentali e i diritti umani. Se quelle clausole non fossero eliminate, servirebbe un maggioranza di due terzi in Parlamento e un referendum popolare per approvare il Documento, perché significherebbe modificare la Costituzione.

-                Oggi il Documento è divenuto una proposta del governo con il titolo “Proteggere la libertà religiosa nel paese”. Ma il testo è perfino peggiore del precedente ed è molto dannoso. Se il governo insiste, protesteremo vigorosamente: il Cristianesimo non contempla solo una dimensione verticale ma anche orizzontale, come ci insegna il comandamento “Ama il Signore con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso”. Nostro dovere è obbedire a Dio e non all’uomo. Abbiamo deciso, con altri leader cristiani, di fare un comunicato in cui ribadiamo che anche noi siamo contrari alle conversioni non etiche. Condanniamo fortemente i mezzi fraudolenti o chi cerca di fare proselitismo con l’inganno o il denaro. Ma la conversione autentica riguarda il rapporto fra l’uomo e Dio. La Chiesa ha sempre difeso la suprema libertà di coscienza. - Che cosa propone la Chiesa cattolica?Crediamo fortemente che questi problemi non si risolvano attraverso una legge che restringe le libertà ma con il dialogo e applicando le leggi esistenti. Abbiamo proposto di istituire un Consiglio interreligioso, nominato dal Parlamento, per esaminare la questione, proposta sostenuta anche dalla più importante Commissione Buddista dello Sri Lanka. Proviamo questa strada prima di approvare un legge come questa.

-                La questioni delle conversioni è la più delicata per la Chiesa oggi. Il nostro è un paese dove la regola è il pluralismo e non dobbiamo distruggere l’armonia. Durante le tre dominazioni coloniali (portoghese, olandese e britannica) i buddisti hanno sofferto molto e, dopo l’indipendenza, sono diventi molto sensibili verso questi problemi. Li comprendiamo e rispettiamo i loro sentimenti. Ma dobbiamo costruire ponti, attraverso il dialogo. E questa legge è un attentato all’armonia. Il fatto è che, attraverso questa legge, il governo sta cercando di guadagnarsi i favori della maggioranza buddista. Non si sa la data in cui il documento verrà votato ma, sebbene la presidente abbia lasciato libertà di coscienza, il voto in Parlamento è palese, dunque è altamente probabile che venga approvato. - Un altro campo in cui la Chiesa è impegnata è la pacificazione del paese. Come procede il processo di pace? Il cessate il fuoco, nella guerra civile che da vent’anni interessa l’esercito regolare contro i ribelli tamil, è stato firmato nel 2002, quando vinse le elezioni il Premier Ranil Wikremesinghe che immediatamente, come promesso, firmò un cessate il fuoco. Vicende politiche successive hanno portato al governo un'altra coalizione, guidata dalla presidente Kumaratunga, condizionata dai radicali marxisti contrari a una soluzione definitiva del conflitto e al decentramento dei poteri. Così, dopo sei sessioni di colloqui, i negoziati si sono fermati. La pace è stata subordinata a giochi e interessi politici. La Chiesa sostiene fortemente che i due partiti di maggioranza in Sri Lanka devono unirsi per risolvere questo problema, per il bene comune del paese. La strada è una: il dialogo e procedere verso un stato federale.

-                Intanto la guerra ha creato una cultura di violenza: tutti i soldati. che per anni hanno combattuto. conservano le armi, e questo incrementa la violenza, il crimine, mentre povertà e disoccupazione acuiscono il malcontento sociale. Il paese ha bisogno di costruire una cultura di pace, di comprensione e riconciliazione, a partire dai giovani, opera in cui sono impegnati volontari cattolici e di altre organizzazioni. - Può illustrarci brevemente la questione della minoranza tamil? La nascita del Liberation Tigers of Tamil Eelam nei primi anni ’80 è stata una reazione alla politica del governo srilankese, che ha mancato di venire incontro alle legittime richieste e aspirazioni della minoranza tamil (13% della popolazione complessiva, mentre il 74% è di etnia singalese). I tentativi di affrontare la questione in modo pacifico sono falliti, anche per meri interessi politici. Così c’è stata crescente frustrazione ed esasperazione fra i giovani tamil. Non voglio così giustificare la violenza, che ha portato nel baratro il paese, ma bisogna ammettere che dev’essere individuata una risposta alle richieste dei tamil. Si deve lavorare alla costruzione della fiducia e della credibilità reciproca, altrimenti ai giovani non resta che prendere le armi, la via più facile. Dopo il cessate il fuoco abbiamo avuto tre anni di pace, con violenza solo sporadica. Ora la soluzione è il decentramento di poteri, in un sistema federale, adatto alla nostra società multietnica e

multiculturale. (PA) (Agenzia Fides 06/05/2005 Righe: 75 Parole: 782)

 

AMERICA/PERÚ - “Esiste una sorta di ‘club internazionale di promozione delle aberrazioni sociali’, che promuove il sesso edonista come modello di vita, propone un nuovo femminismo che ignora la maternità come il più grande dono di Dio alla donna, prospetta l'omosessualità come un'opzione sessuale in più”: intervista di Fides al Cardinale Juan Luis Cipriani, Arcivescovo di Lima

Lima (Agenzia Fides) - Dinanzi al costante tentativo di diversi Governi delle nazioni Latinoamericane di approvare leggi che attentano alla vita e alla famiglia, l’Agenzia Fides ha rivolto alcune domande al Cardinale Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima e Primate della Chiesa peruviana. Il Cardinale Cipriani sostiene che alla base di tutto c’è il relativismo morale della nostra epoca, di fronte al quale è urgente formare le coscienze partendo dall'infanzia fino alla vecchiaia, affinché tutti i battezzati, in particolare quanti hanno influenza nella società, assumano il loro dovere di promuovere e difendere la verità e la vita. Eminenza, da alcuni anni si avverte nei governi di diverse nazioni del mondo un tentativo costante di approvare leggi che attentano alla vita e alla famiglia, cellula basilare della società. Secondo Lei quali sono le cause e gli obiettivi di questa politica? Occorre andare all'origine. Stiamo assistendo ad un cambiamento profondo e rapido di concetti ed abitudini che impercettibilmente si vanno succedendo nella società. Sono idee e concezioni dell'essere umano riduttive, che si lanciano ad intermittenza, e che per essere innovative sono diffuse come certe. In altre parole, si tratta della disinformazione circa l'uomo e la sua libertà. La libertà si concepisce non come la facoltà umana di scegliere il bene, bensì di aderire al male, che è sempre presente, che è più piacevole e più facile.

Vediamo correnti ideologiche che vanno dal marxismo al liberalismo, dal collettivismo all'individualismo radicale, dall'agnosticismo al sincretismo... Si propone un nuovo femminismo che ignora la maternità come il dono più bello fatto da Dio alla donna, si prospetta l'omosessualità come un'opzione sessuale in più e non come quello che obiettivamente è, cioè un'inclinazione disordinata. Assistiamo così ad una nuova corrente nella quale tutto è relativo, nulla si riconosce come definitivo, poiché l'ultima misura è il proprio io ed i propri capricci. Entriamo così in quella che il futuro Papa Benedetto XVI ha chiamato la dittatura del relativismo (cfr. Omelia per l’apertura del Conclave, 18 aprile 2005). In questo modo il peso dell'opinione pubblica, molte volte manipolata da alcuni mezzi di comunicazione sociale, permette che la presentazione di situazioni la cui immoralità è fuori discussione, siano considerate invece come normali, minando la sensibilità di fronte ai valori morali e misurando l'etica attraverso la statistica. Se per esempio alcune situazioni vengono accettate dalla maggioranza, secondo i dati statistici, i legislatori che aspirano al governo di un paese, si preoccuperanno di fare leggi che abbiano il benestare di coloro che essi considerano come la maggioranza della popolazione. La causa di tutto è il relativismo morale della nostra epoca, la finalità di piacere alle persone la cui approvazione è necessaria per ottenere il voto popolare. Ma “la Chiesa seguendo Cristo, cerca la verità che non coincide sempre con l'opinione della maggioranza” (cfr Familiaris Consortio 5).

In che modo interviene la Chiesa del suo Paese nella difesa della vita e della famiglia?
La Chiesa, fedele al suo impegno evangelico, interviene sempre con verità e fermezza, denunciando gli attentati contro la vita e la famiglia. Prova di ciò sono gli innumerabili pronunciamenti e messaggi che in questi anni hanno emesso i Vescovi del Perú su questi temi. Il prestigio della Chiesa come ‘sentinella dell'anima peruviana’ è rilevato anche dalle inchieste: è l'istituzione che gode di maggiore stima per la predicazione della fede e per la gelosa difesa del sacro diritto alla vita, e non potrebbe essere diversamente. In maniera continua la Chiesa in Perú svolge differenti attività in parrocchie, scuole e movimenti ecclesiali, affinché il Vangelo della vita e della famiglia sia conosciuto. Annualmente viene promossa, a livello nazionale, una Giornata per la Vita, nella quale si cercano di diffondere i principali insegnamenti contenuti nell'enciclica “Evangelium Vitae” e segnalare i criteri basilari su questo tema. Anche nel mese di settembre si celebra la Settimana Nazionale della Famiglia, durante la quale si riflette su questa realtà e sui suoi compiti con giornate, sussidi, riflessioni ed insegnamenti secondo il Magistero della Chiesa e la realtà delle nostre famiglie. Assistiamo attualmente alla distruzione della famiglia anche per mezzo di leggi che cercano di equiparare l'unione tra persone dello stesso sesso al matrimonio, come di recente in Spagna. Che valutazione fare di questa situazione ? Innanzitutto voglio rilevare che, grazie a Dio, in Perú ci sono ancora molti matrimoni basati sulla fedeltà, dove i coniugi si rallegrano per l'arrivo dei figli e costituiscono famiglie solide, vere Chiese domestiche. Non tutto è tragico. Questi matrimoni cristiani vivono la loro vita coniugale secondo le norme del diritto naturale e ricevono la grazia del sacramento alla quale corrispondono con generosità. Sono autentici testimoni del Vangelo. Purtroppo c'è anche una specie di “club internazionale di promozione delle aberrazioni sociali”, che promuove il sesso edonista come modello di vita, cadendo in molti atteggiamenti che colpiscono la salute spirituale del cristiano, e che sono dinanzi agli occhi di tutti. È un processo massiccio di scristianizzazione della società che danneggia specialmente la donna. La Chiesa prega per loro e predica la dottrina del sacramento del matrimonio, che non può seguire la moda del viavai delle correnti ideologiche che ora sono, disgraziatamente, neopagane. Urge un impegno di formazione delle coscienze, partendo dall'infanzia fino alla vecchiaia, affinché tutti i battezzati - in maniera speciale coloro che per la loro posizione nella società sono più influenti - assumano il loro dovere di promuovere e difendere la verità. L'apostolo moderno non può avere paura della verità e del bene, a costo di perdere il lavoro, di vedere attaccata la sua tranquillità e perfino la propria vita. In questi casi il peccato di omissione è grave tanto quello di azione. Di fronte a questo attacco sistematico come sta rispondendo la Chiesa in Perù? La Chiesa cattolica ha una missione evangelica: predicare la fede di Cristo a tutte le genti. È un compito permanente che si realizza mediante la catechesi parrocchiale, le lezioni di religione nelle scuole, l'amministrazione dei sacramenti, le omelie nelle Messe domenicali, l'attenzione dei cappellani negli ospedali, nei conventi, durante i ritiri spirituali… Ci sono anche iniziative ecclesiali molto utili, come i Congressi Eucaristici, le giornate per la gioventù, il volontariato, che raccoglie le persone dedite all'attenzione dei malati, e le associazioni di fedeli che sono fari di religiosità. A Lima si sta realizzando la Missione “Remar Mar adentro” che ha mobilitato centinaia di migliaia di persone nelle parrocchie, nelle scuole, nelle confraternite e nei movimenti, scuotendo le coscienze alla ricerca di una conversione a Dio. In tutti questi modi si insegna la dottrina e la morale della Chiesa, oltre alla dottrina sociale cristiana che difende i diritti dei lavoratori ricordando i loro doveri. Tutti i battezzati sono chiamati ad assumere radicalmente il loro impegno missionario. Per tutto questo penso che sia molto importante la promozione vocazionale, specialmente per ottenere l'aumento e la qualità delle vocazioni sacerdotali e di quelle alla vita religiosa. Preghiamo per tutto ciò con la certezza di contare sull'aiuto della Grazia di Dio e guardiamo ai gravi problemi del mondo di oggi come alla palestra di lotta dei cristiani, per essere fermento di questa umanità che intravede la sua primavera. Uno sguardo sereno a Maria, Madre dei poveri, ci sosterrà in questo appassionante compito, per il quale la Chiesa possiede un “supplemento” morale per il mondo di oggi. (RZ) (Agenzia Fides 30/5/2005)

 

 

 

 

PRO PONTIFICE

 

Città del Vaticano: Pubblichiamo il testo integrale del Messaggio inviato al Santo Padre dal Prefetto della Congregazione dei l’Evangelizzazione dei Popoli, S.E.Rev., il cardinale Crescenzio Sepe

BEATISSIMO PADRE, "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" (Mc 11,9). Interprete dei sentimenti di devoto e filiale affetto della Chiesa missionaria, la Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli si associa al coro festante di tutta la Chiesa nel rendere grazie al Signore per l'elezione di Vostra Santità a Vescovo di Roma ed a Sommo Pontefice della Chiesa universale. Nell'augurarLe un ministero intenso e fecondo, desideriamo assicurare fin da questo primo momento la docile e fedele ubbidienza della chiesa missionaria Ad Gentes alla Sua altissima missione magisteriale. Vostra Santità potrà contare sulla comunione piena e generosa delle 1100 Circoscrizioni ecclesiastiche affidate o Propaganda Fide. Avrà la collaborazione dei Pastori delle nostre Giovani Chiese, il sostegno sollecito dei sacerdoti, l'operosità dei missionari e missionarie, dei religiosi, delle religiose e dei catechisti, l’amore filiale dei fedeli, unitamente alla cooperazione orante e tangibile di questo Dicastero missionario. “Apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il Vangelo di Dio” (Rom 1,1), Ella è stata chiamata dallo Spirito Santo a guidare la Chiesa lungo i primi tornanti del Terzo Millennio, sulle orme dell'amato e compianto Pontefice Giovanni Paolo II. Consapevoli di non avere ricevuto la fede solo per noi, ma per comunicarla a quanti non hanno ancora udito il messaggio di verità e di grazia del Signore Gesù, Le chiediamo di farci da guida sulle vie del mondo per proclamare con la vita e la parola la Buona Novella della salvezza, memori di quanto San Paolo, l'apostolo delle Genti, ricordava al discepolo Timoteo: “Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per lo sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina” [2Tim 4,1-2]. Memori della stagione di inquietudine e di relativismo morale che il mondo sta attraversando, La preghiamo, Santo Padre, di aiutarci a compiere fedelmente la missione di annunciatori del Vangelo che il Signore ci ha affidato. Mentre rinnoviamo la fede nel ministero di Pietro e di Lei, suo Successore cui il Signore ha affidato la sorte della sua Chiesa, affidiamo alla Sua preghiera gli operai del Vangelo delle Giovani Chiese di Missione e tutti noi, collaboratori nella vigna del Signore. Ci preceda e ci accompagni nel nostro andare Ad Gentes con la Sua apostolica Benedizione. Crescenzio Card. Sepe, Prefetto, e il Dicastero missionario. (Agenzia Fides 25/4/2005)

 

Roma (Agenzia Fides) - “E’ un momento di grandissima gioia per tutta la Chiesa. I cattolici di tutto il mondo sono grati a Dio per il dono del nuovo papa, Benedetto XVI.

A nome mio, sicuro di esprimere i sentimenti degli uomini e delle donne che compongono la Prelatura dell’Opus Dei, assicuro a Benedetto XVI la piena adesione alla sua persona e ai suoi insegnamenti: una profonda comunione.

In questi giorni di attesa fiduciosa, molto si è parlato dell’alta responsabilità del Romano Pontefice, della necessità che la Chiesa ha del suo ministero, del peso del compito che ricade sulle sue spalle. Tutto ciò è vero, tuttavia già in queste ore stiamo verificando che il Papa, oltre all’aiuto di Dio, conta sulla preghiera e sull’affetto di tutti i cattolici e di moltissime altre persone di buona volontà. Le circostanze legate alla scomparsa di Giovanni Paolo II e all’elezione di Benedetto XVI sono state occasione per una manifestazione imponente di fede da parte di milioni di persone e una impressionante manifestazione di unità: dapprima nella tristezza, per l’assenza dell’amatissimo Giovanni Paolo II, poi nella gioia, dopo il dono di un nuovo papa. Che Giovanni Paolo II protegga il suo successore in questo tempo di una nuova primavera!

Penso, inoltre, anche se è ovvio dirlo, alla meravigliosa continuità della Chiesa, che si è mostrata in grande evidenza con il giubilo del Popolo di Dio davanti all’elezione del nuovo Successore di Pietro”. (AP) (20/4/2005 Agenzia Fides; Righe:22 Parole:252)

 

Roma (Agenzia Fides) - “La semplicità con cui il nuovo Papa Benedetto XVI si è presentato al popolo romano e al mondo mostra la verità e l’umanità della sua fede e della sua proposta: Cristo”. È il commento di Comunione e Liberazione dopo l’elezione a Pontefice del Card. Joseph Ratzinger. “Insieme a tutta la Chiesa - prosegue la nota - ci accompagniamo a lui, come ci ha chiesto, affidandoci a Maria che “sta dalla nostra parte”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 19/04/2005 - Righe 5; Parole 71)

 

Roma (Agenzia Fides) - Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (ACLI) salutano con gioia e commozione il nuovo Pontefice Benedetto XVI, "umile lavoratore" della vigna del Signore, ed erede, già nel nome, di quel grande “Papa della Pace” che fu Benedetto XV. (P.L.R.) (Agenzia Fides 19/04/2005 - Righe 3; Parole 37)

 

Roma (Agenzia Fides) - “Emozionati e commossi abbiamo ascoltato le parole di Benedetto XVI e l’umiltà della sua richiesta di preghiera, la sua fiducia nella grazia che sa come utilizzare la nostra umanità per portare l’amicizia di Dio accanto a ogni uomo e a ogni donna e per sconfiggere la durezza e ciò che umilia la vita umana. Non faremo mancare la nostra preghiera, il nostro affetto, al nostro nuovo Vescovo” è il primo messaggio della Comunità di Sant’Egidio alla notizia del Papa appena eletto.
“Ci piace il nome che si è scelto e ci sembra voglia indicare subito al mondo una via che parla di pace e di coraggio nel creare una proposta esigente e attraente per essere cristiani in tempi complessi. Come sembrano indicare il suo predecessore nel nome, Benedetto XV, e il suo magistero contro la guerra, e San Benedetto, il fondatore del monachesimo occidentale e pilastro di un’Europa che ha tutto da guadagnare nella ricchezza delle sue radici.

Siamo nati nella Chiesa di Roma e siamo felici di avere in Benedetto XVI il nostro nuovo Vescovo. Non gli faremo mancare la nostra preghiera, il nostro affetto, la nostra disponibilità per tutti i gravosi compiti che lo attendono.

E’ stato scelto un uomo mite, che non si è mai risparmiato nel suo amore per la Chiesa, un grande conoscitore del mondo moderno. Si apre un tempo nuovo, carico di speranza e di spirito per la Chiesa e per il mondo.” (AP) (20/4/2005 Agenzia Fides; Righe:22 Parole:274)

 

Khartoum (Agenzia Fides) - “Sono veramente contento per l’elezione di Benedetto XVI” dice all’Agenzia Fides Mons. Macram Max Gassis Vescovo di El Obeid, nel sud Sudan. “Questo Papa rappresenta una continuità rispetto al Papato di Giovanni Paolo II e sarà capace di conservare la Chiesa nella fede autentica, vera premessa per un serio dialogo interreligioso” dice il Vescovo.
Mons. Gassis conserva un ricordo personale del nuovo Pontefice. “Cinque anni fa, avevo un appuntamento in Segreteria di Stato. Appena uscito dall’ascensore, lui che era Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, mi vide e si avvicinò subito e mi salutò molto cordialmente. Mi chiese da dove venivo e quando gli risposi che ero un Vescovo sudanese, mi rispose: “Penso sempre alla vostra situazione e prego in continuazione per la situazione dei cristiani sudanesi”. Alcuni affermano che il nuovo Papa sia una persona fredda, ma non è vero; anzi è una persona di profonda umanità e di grande spiritualità, e molto gentile” conclude il Vescovo. (L.M.) (Agenzia Fides 19/4/2005 righe 17 parole 190)

 

Madrid (Agenzia Fides) - Sua Ecc. Mons. Francisco Pérez González, Arcivescovo Castrense e Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionaria in Spagna, in una sua lettera inviata a Fides rileva che l’elezione di Papa Benedetto XVI “è un grande dono che abbiamo ricevuto e quindi dobbiamo essere al suo fianco con la preghiera ed essendo uniti tra noi”. Papa Benedetto XVI - prosegue mons. Pérez - è un profeta della verità e dell'umiltà. Questo è il segreto della sua saggezza e questa è autentica, poiché si fonda nell'adorazione profonda a Dio e nella fedeltà, senza ricatti, a Gesù Cristo e alla dottrina della Chiesa. “Quello che ci procurerà questo Papa è indecifrabile, ma ciò che è certo, è che ci aiuterà a centrare la nostra vita nell'unico Signore della storia”.
Il Direttore Nazionale delle POM esprime il suo desiderio di restare in comunione profonda con il nuovo Papa. “I momenti storici che ci è dato vivere saranno nel futuro fruttiferi, se si assume la ‘nuova evangelizzazione’ come chiave fondamentale per condurre l'essere umano alla dignità più profonda del suo modo di essere e di esistere. Papa Benedetto XVI ci porterà per queste strade di autentica dignità. La ricerca dell'uomo contemporaneo è, ogni giorno, più drammatica e la Chiesa ha il dovere di dare da bere l’acqua che disseta fino alla vita eterna. Questo Papa certamente ci aiuterà” conclude il Presule. (R.Z.) (Agenzia Fides 20/4/2005, righe 15, parole 236)

 

Il Cairo (Agenzia Fides) - “Al momento della fumata bianca stavamo celebrando la Santa Messa. Mi hanno dato la notizia e ho annunciato subito ai fedeli il nome del nuovo Papa, Benedetto XVI. Ho visto la felicità sui volti di tutti i fedeli”, dichiara a Fides il Vescovo Caldeo Youssef Sarraf, dalla Basilica di Nostra Signora di Fatima al Cairo. “Ho dato ai fedeli informazioni sulla sua vita e la sua opera”, ha continuato il Vescovo. “Con tutti i fedeli abbiamo pregato e continuiamo a pregare affinché il Signore assista il nuovo Papa e lo aiuti nella sua missione che non sarà facile. Auspichiamo che possa diventare un ponte fra la Chiesa Orientale e Occidentale”.
Oggi il quotidiano Egiziano Al-ahram ha pubblicato mezza pagina sul Papa Benedetto XVI, mentre le Tv e i satelliti arabi erano collegati per capire chi fosse il nuovo Papa. (AE) (Agenzia Fides 20/4/2005 righe 12 parole 143)

Manila (Agenzia Fides) - Il Card. Jaime Sin, Arcivescovo emerito di Manila, Porporato che non ha potuto partecipare ai lavori del Conclave per motivi di salute, ha dichiarato a Fides, attraverso il suo Portavoce, che “Benedetto XVI è un uomo brillante e buono, che appartiene alla medesima tradizione di Giovanni Paolo II”. Anche i Vescovi filippini hanno espresso le loro congratulazioni, promettendo preghiere, fedeltà e sostegno al nuovo Pontefice. Mons. Ramon Arguelles, Vescovo di Lipa ha detto che quella di Papa Ratzinger “è una buona scelta. Preghiamo perché Dio gli conceda forza e testimonianza per guidare una Chiesa vibrante di Spirito”. Grande entusiasmo e felicitazioni nelle Filippine verso il nuovo Papa nella nazione a larga maggioranza cattolica in Asia. Congratulazioni sono state espresse dalla presidente Gloria Arroyo, che ha sottolineato come la figura di Benedetto XVI “servirà a unire non solo i cattolici ma tutti coloro che credono nella pace, nella fraternità e nell’armonia”. (PA) (Agenzia Fides 20/4/2005 righe 14 parole 145)

 

 

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