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Agenzia FIDES - 31 agosto 2005
SPECIALE FIDES
Instrumentum mensis Augusti pro lectura Magisterii
Summi Pontifici Benedicti XVI, pro evangelizatione
in terris missionum
Annus I – Numerus V, Augustus A.D. MMV
La XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia è stata al centro del Magistero di Benedetto XVI nel mese di agosto. La Giornata è stata l’occasione per il primo viaggio apostolico di Benedetto XVI fuori dalle mura vaticane, proprio nella sua terra natale. Una Giornata interamente dedicata al tema dell’adorazione, come richiamava anche il titolo dell’evento: “Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2). Ai giovani il Papa ha proposto l’Eucaristia e l’adorazione eucaristica come il centro della vita cristiana, attorno a cui devono ruotare le giornate di ogni credente. Particolarmente significativi gli incontri di Benedetto XVI con i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania, con ebrei e musulmani, durante i quali il Santo Padre ha tra l’altro ribadito i principi ispiratori di un corretto dialogo ecumenico, dialogo che deve avvenire senza tradire la verità, e cioè Gesù Cristo. Il Pontefice ha ancora una volta sottolineato gli impegni assunti fin dall’inizio del suo Pontificato: “continuare il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell'amicizia con il popolo ebraico”, “assumere il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità del Pontificato”, proseguire “il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani… è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro”.
“Dal cuore della vecchia Europa - ha detto il Papa nella prima udienza generale dopo il viaggio a Colonia, richiamando le parole dell’omelia conclusiva della Gmg -, che nel secolo scorso, purtroppo, ha conosciuto orrendi conflitti e regimi disumani, i giovani hanno rilanciato all’umanità del nostro tempo il messaggio della speranza che non delude, perché fondata sulla Parola di Dio fattasi carne in Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. A Colonia i giovani hanno incontrato e adorato l’Emanuele, il Dio-con-noi, nel mistero dell’Eucaristia ed hanno meglio compreso che la Chiesa è la grande famiglia mediante la quale Dio forma uno spazio di comunione e di unità tra ogni continente, cultura e razza, una -per così dire- grande comitiva di pellegrini guidati da Cristo, stella radiosa che illumina la storia”.
· SYNTHESIS INTERVENTUUM
31 luglio 2005 – Angelus
3 agosto 2005 – Udienza generale
7 agosto 2005 – Angelus
10 agosto 2005 – Udienza generale
14 agosto 2005 – Angelus
15 agosto 2005 – Omelia durante la S.Messa nella parrocchia di Castel Gandolfo
15 agosto 2005 – Angelus
17 agosto 2005 – Udienza generale
18 agosto 2005 – Discorso all’aeroporto di Colonia
18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno
18 agosto 2005 – Discorso davanti alla Cattedrale di Colonia
19 agosto 2005 – Discorso durante la visita alla Sinagoga di Colonia
19 agosto 2005 – Omelia ai seminaristi presso la chiesa di San Pantaleon a Colonia
19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania
20 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane
20 agosto 2005 – Omelia durante la Veglia sulla spianata del Marienfeld di Colonia
21 agosto 2005 – Omelia durante la S. Messa della XX Giornata Mondiale della Gioventù
21 agosto 2005 – Angelus
21 agosto 2005 – Discorso ai Vescovi della Germania
21 agosto 2005 – Discorso di congedo all’aeroporto di Colonia
24 agosto 2005 – Udienza generale
27 agosto 2005 – Angelus
31 agosto 2005 – Udienza generale
· VERBA PONTIFICIS
Adorazione – Eucaristia
Dialogo con le diverse confessioni cristiane
Dialogo Ebrei
Dialogo Musulmani
Dignità
Fiducia nel Signore
Giovani
Giovanni Paolo II
Missione
Pace
Santi
Seminario
Vergine Maria
· QUAESTIONES
La prima intervista di Papa Benedetto XVI ai microfoni di Radio Vaticana.
SYNTHESIS INTERVENTUUM
31 luglio 2005 – Angelus
VATICANO - Benedetto XVI invita alla Giornata Mondiale della Gioventù “i giovani credenti del mondo intero” e ad unirsi in un comune pellegrinaggio spirituale “anche quanti non potranno prendere parte a così straordinario evento ecclesiale”
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Dopo i giorni trascorsi in montagna, in Valle d’Aosta, sono contento quest’oggi di essere tra voi, cari Castellani, che siete sempre tanto ospitali con il Papa. Vi saluto tutti con affetto, incominciando dal Vescovo di Albano, dal Parroco e dagli altri Sacerdoti di Castel Gandolfo. Saluto il Sindaco, l’Amministrazione Comunale e le altre Autorità presenti ed allargo il mio affettuoso pensiero al Direttore ed al Personale delle Ville Pontificie, come pure all’intera popolazione di questa ridente e serena cittadina. Un saluto particolarmente caloroso va ai pellegrini venuti da tante parti a farmi visita. È per me il primo soggiorno estivo che trascorro qui, a Castel Gandolfo: ringrazio per la festosa accoglienza che mi è stata riservata giovedì scorso e che viene confermata anche oggi”. Così si è espresso Benedetto XVI nel discorso che ha preceduto la recita dell’Angelus domenicale da Castel Gandolfo, il primo dopo il periodo di riposo passato a Les Combes, in Valle D’Aosta.
Benedetto XVI ha poi ricordato la Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno chiama a Colonia i ragazzi di tutto il mondo per riflettere sul tema: “Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2). Il Papa ha colto l’occasione per invitare “i giovani credenti del mondo intero, anche quanti non potranno prendere parte a così straordinario evento ecclesiale, ad unirsi in un comune pellegrinaggio spirituale verso le sorgenti della nostra fede”. “Secondo la felice intuizione dell’amato Papa Giovanni Paolo II – ha detto ancora Benedetto XVI -, la Giornata Mondiale della Gioventù costituisce un privilegiato incontro con Cristo, nella salda consapevolezza che solo Lui offre agli esseri umani pienezza di vita, di gioia e di amore. Ogni cristiano è chiamato ad entrare in comunione profonda con il Signore crocifisso e risorto, ad adorarlo nella preghiera, nella meditazione e soprattutto nella devota partecipazione all’Eucaristia, almeno alla Domenica, piccola ‘Pasqua settimanale’. Si diventa in tal modo veri suoi discepoli, pronti ad annunciare e testimoniare in ogni momento la bellezza e la forza rinnovatrice del Vangelo”.
Dopo la recita dell’Angelus, nei saluti finali, il Santo Padre ha espresso compiacimento per l’annuncio dato dall’Irish Republican Army (IRA) dell’Irlanda del Nord “di aver formalmente ordinato la fine della lotta armata in favore dell’uso esclusivo di trattative pacifiche”. “È una bella notizia – ha detto il Papa -, che contrasta con le dolorose vicende di cui siamo quotidianamente testimoni in tante parti del mondo e che giustamente ha suscitato soddisfazione e speranza in quell’isola e nell’intera comunità internazionale. Da parte mia, sono particolarmente lieto di unirmi a tali sentimenti. Inoltre incoraggio tutti, senza eccezioni, a continuare a percorrere con coraggio il cammino tracciato e a intraprendere ulteriori passi che permettano di rafforzare la fiducia reciproca, promuovere la riconciliazione e consolidare le trattative verso una pace giusta e duratura. Lo faccio con lo stesso vigore con cui il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II a Drogheda, nel settembre del 1979, implorava di allontanarsi dai sentieri della violenza e di tornare sulle vie della pace. All’intercessione di Maria Ss.ma, a San Patrizio e a tutti i Santi d’Irlanda affidiamo la nostra comune preghiera per questa intenzione”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 31/7/2005; righe 33, parole 510)
Il testo integrale del discorso del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=328
3 agosto 2005 – Udienza generale
VATICANO – La catechesi del Papa all’udienza generale: “Il Signore è quasi accampato in difesa del suo popolo, proprio come i monti circondano Gerusalemme rendendola una città fortificata da bastioni naturali”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Benedetto XVI ha ripreso dall’Aula Paolo VI il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici, commentando il Salmo 124 - Il Signore custodisce il suo popolo – contenuto nei Vespri del Martedì della 3a Settimana (Lettura: Sal 124,1-5).
Un Salmo – ha spiegato il Papa – “che fa parte di quell’intensa e suggestiva raccolta chiamata «Canti delle ascensioni», ideale libretto di preghiere per il pellegrinaggio a Sion in vista dell’incontro col Signore nel tempio (cfr Sal 119-133). Benedetto XVI ha spiegato che il testo che intende meditare assieme ai fedeli, è un testo sapienziale “che suscita la fiducia nel Signore e contiene una breve preghiera (cfr Sal 124,4)”. “La prima frase del testo proclama la stabilità di chi confida nel Signore – ha detto ancora il Sommo Pontefice -, paragonandola alla stabilità «rocciosa» e sicura del «monte Sion», la quale, evidentemente, è dovuta alla presenza di Dio, che è «roccia, fortezza, rupe, riposo, scudo, baluardo, potente salvezza», come afferma un altro Salmo (cfr Sal 17,3)”.
“Il Signore – ha continuato Benedetto XVI - è quasi accampato in difesa del suo popolo, proprio come i monti circondano Gerusalemme rendendola una città fortificata da bastioni naturali (cfr Sal 124,2). In una profezia di Zaccaria, Dio dice di Gerusalemme: «Io stesso le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa» (2,9)”.
Il salmo è per il Papa un invito ad avere fiducia nel Signore. Chi ha fiducia nel Signore può “affrontare le situazioni difficili, quando alla crisi esterna dell’isolamento, dell’ironia, del disprezzo nei confronti dei credenti si associa la crisi interna fatta di scoraggiamento, di mediocrità, di stanchezza”.
“La finale del Salmo – ha concluso il Papa - contiene una invocazione rivolta al Signore a favore dei «buoni» e dei «retti di cuore» (cfr v. 4) e un annuncio di sventura contro «quelli che vanno per sentieri tortuosi» (v. 5). Da un lato il Salmista chiede che il Signore si manifesti come un padre amoroso verso i giusti e i fedeli che tengono alta la fiaccola della rettitudine di vita e della buona coscienza. Dall’altro lato, ci si attende che Egli si riveli come giusto giudice nei confronti di coloro che hanno camminato sulla via tortuosa del male, il cui sbocco conclusivo è la morte”.
Il Papa ha poi citato un commento di sant’Agostino al salmo, commento che “contrappone «quelli che vanno per sentieri tortuosi» a «coloro che sono retti di cuore e non si allontanano da Dio»”. “Se i primi – ha detto il Papa - si troveranno ad essere accomunati «alla sorte dei malvagi», quale sarà la sorte dei «retti di cuore»? Nella speranza di essere egli stesso, insieme con i suoi ascoltatori, partecipe della sorte felice di questi ultimi, il Vescovo di Ippona si domanda: «Che cosa possederemo? Quale sarà la nostra eredità? Quale la nostra patria? Che nome reca?». Ed egli stesso risponde, indicandone il nome: «Pace. Con l’augurio di pace vi salutiamo; la pace vi annunciamo; la pace ricevono i monti, mentre sui colli si spande la giustizia (cfr Sal 71,3). Ora la nostra pace è Cristo: "Egli infatti è la nostra pace" (Ef 2,14)» (Esposizioni sui Salmi, IV, Nuova Biblioteca Agostiniana, XXVIII, Roma 1977, p. 105)”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 3/8/2005; righe 33, parole 529)
Il testo integrale della catechesi del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=329
7 agosto 2005 – Angelus
VATICANO – Il Papa all’Angelus ricorda il tema della Giornata della Gioventù di Colonia “Siamo venuti per adorarlo” e invita a guardare ai Magi “come a singolari modelli di ricercatori di Cristo, davanti al quale piegare le ginocchia in adorazione”.
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) – Benedetto XVI, prima dell’Angelus domenicale recitato dal palazzo apostolico di Castel Gandolfo, ha ricordato la prossima Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Colonia dal 18 al 21 agosto. “Migliaia di giovani stanno per partire, o sono già in viaggio, verso Colonia per la XX Giornata Mondiale della Gioventù, che ha come tema "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2) – ha detto il Papa -. Si può dire che tutta la Chiesa è spiritualmente mobilitata per vivere quest’evento straordinario, guardando ai Magi come a singolari modelli di ricercatori di Cristo, davanti al quale piegare le ginocchia in adorazione. Ma che significa "adorare"? Si tratta forse di un atteggiamento d’altri tempi, privo di senso per l’uomo contemporaneo? No! Una ben nota preghiera, che molti recitano al mattino e alla sera, inizia proprio con queste parole: "Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore…". All’alba e al tramonto il credente rinnova ogni giorno la sua "adorazione", cioè il suo riconoscimento della presenza di Dio, Creatore e Signore dell’universo. E' un riconoscimento colmo di gratitudine, che parte dal profondo del cuore e investe tutto l'essere, perché solo adorando e amando Dio sopra ogni cosa l'uomo può realizzare pienamente se stesso”.
Il Papa ha poi ricordato che anche i Magi adorarono il bambino di Betlemme, riconoscendo in lui il Figlio di Dio. “Analoga esperienza – ha detto ancora il Papa -, in un certo senso, è quella dei discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni - lo ricorda la Festa della Trasfigurazione celebrata proprio ieri - ai quali Gesù sul monte Tabor rivelò la sua gloria divina, preannunciando la definitiva vittoria sulla morte. Con la Pasqua, poi, Cristo crocifisso e risorto manifesterà appieno la sua divinità, offrendo a tutti gli uomini il dono del suo amore redentore. I Santi sono coloro che hanno accolto questo dono e sono diventati veri adoratori del Dio vivente, amandolo senza riserve in ogni momento della loro vita. Con il prossimo incontro di Colonia, la Chiesa vuole riproporre a tutti i giovani del terzo millennio questa santità, vetta dell’amore”.
Dopo l’Angelus, le parole del Papa hanno ricordato le vittime e i familiari delle vittime della terribile tragedia aerea verificatasi il giorno precedente a Palermo. “Prego per le vittime e per i feriti, provenienti in massima parte da Bari e dintorni – ha detto il Papa-. Partecipo al lutto delle famiglie e dell’intera comunità ecclesiale e civile di quella città, che ho da poco visitato in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale. Cristo, morto e risorto, infonda in tutti conforto e speranza”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 7/8/2005; righe 27, parole 418)
Il testo integrale del discorso pronunciato dal Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=330
10 agosto 2005 – Udienza generale
VATICANO - Benedetto XVI, commentando il Salmo 130 invita i fedeli ad essere “come bambini davanti a Dio”.
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – L’Udienza generale di questa mattina si è svolta nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo – ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nel discorso in lingua italiana, Benedetto XVI ha commentato il Salmo 130 - Confidare in Dio come il bimbo nella madre - Vespri del Martedì della 3a Settimana (Lettura: Sal 130,1-3).
“Abbiamo ascoltato solo poche parole – ha detto il Papa - , una trentina nell’originale ebraico del Salmo 130. Eppure sono parole intense, che svolgono un tema caro a tutta la letteratura religiosa: l’infanzia spirituale. Il pensiero corre subito in modo spontaneo a santa Teresa di Lisieux, alla sua «piccola via», al suo «restare piccola» per «essere tra le braccia di Gesù».
Benedetto XVI ha quindi spiegato che al centro del Salmo si staglia l’immagine di una madre col bambino, segno dell’amore tenero e materno di Dio. “Il Salmo - ha detto ancora il Papa - si apre con la descrizione dell’atteggiamento antitetico rispetto a quello dell’infanzia, la quale è consapevole della propria fragilità, ma fiduciosa nell’aiuto degli altri. Di scena, nel Salmo, sono invece l’orgoglio del cuore, la superbia dello sguardo, le «cose grandi e superiori» (cfr Sal 130,1). È la rappresentazione della persona superba, che viene tratteggiata mediante vocaboli ebraici indicanti «altezzosità» ed «esaltazione», l’atteggiamento arrogante di chi guarda gli altri con senso di superiorità, ritenendoli inferiori a se stesso”. “La grande tentazione del superbo, che vuol essere come Dio, arbitro del bene e del male (cfr Gn 3,5), è decisamente respinta dall’orante, il quale opta per la fiducia umile e spontanea nell’unico Signore”.
Il Papa ha quindi descritto come l’atteggiamento del bambino nei confronti della madre sia un atteggiamento personale ed intimo, un atteggiamento cosciente anche se sempre immediato e spontaneo. “È questa – ha spiegato il Papa - la parabola ideale della vera «infanzia» dello spirito, che si abbandona a Dio non in modo cieco e automatico, ma sereno e responsabile”.
All’opposto dell’atteggiamento tenuto da chi si fa bambino davanti a Dio, c’è invece quello di chi si oppone a Dio con superbia. “All’umile fiducia, come si è visto – ha detto il Papa - , si oppone la superbia. Uno scrittore cristiano del quarto-quinto secolo, Giovanni Cassiano, ammonisce i fedeli sulla gravità di questo vizio, che «distrugge tutte le virtù nel loro insieme e non prende di mira solamente i mediocri e i deboli, ma principalmente quelli che si sono posti al vertice con l’uso delle loro forze». Egli continua: «È questo il motivo per cui il beato Davide custodisce con tanta circospezione il suo cuore fino a osare di proclamare davanti a Colui al quale non sfuggivano certamente i segreti della sua coscienza: "Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze"… E tuttavia, ben conoscendo quanto sia difficile anche per i perfetti una tale custodia, egli non presume di appoggiarsi unicamente alle sue capacità, ma supplica con preghiere il Signore di aiutarlo per riuscire a evitare i dardi del nemico e a non restarne ferito: "Non mi raggiunga il piede orgoglioso" (Sal 35,12)» (Le istituzioni cenobitiche, XII,6, Abbazia di Praglia, Bresseo di Teolo - Padova 1989, p. 289)”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 10/8/2005; righe 36, parole 552)
Il testo integrale della catechesi del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=331
14 agosto 2005 – Angelus
VATICANO - Benedetto XVI si rivolge ai giovani in partenza per la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia e li invita a guardare “ai fulgidi esempi dei santi” che hanno offerto la propria vita per testimoniare Cristo
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) – Benedetto XVI, questa mattina, prima della consueta recita dell’Angelus domenicale dal palazzo apostolico di Castel Gandolfo, si è rivolto ai giovani in partenza per la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia. Le sue parole, sono state un invito a “non perdersi mai d’animo, a non disperare nemmeno in mezzo alle più dure prove della vita”. Il Signore – ha detto il Papa - non chiude gli occhi dinanzi alle necessità dei suoi figli e, se talora sembra insensibile alle loro richieste, è solo per metterne alla prova e temprarne la fede”. Benedetto XVI, ha poi citato come esempi a cui guardare “una martire del nostro tempo, santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, compatrona d’Europa, morta in campo di concentramento” e, insieme a lei “san Massimiliano Maria Kolbe, immolatosi volontariamente al posto di un padre di famiglia”.
“Invito ogni battezzato – ha concluso il Papa - e, in modo speciale, i giovani che prendono parte alla Giornata Mondiale della Gioventù, a guardare a questi fulgidi esempi di eroismo evangelico. Invoco su tutti la loro protezione ed in particolare quella di santa Teresa Benedetta della Croce, che trascorse alcuni anni della sua vita proprio nel Carmelo di Colonia. Su ciascuno vegli con amore materno Maria, la Regina dei martiri, che domani contempleremo nella sua gloriosa assunzione al cielo”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 14/8/2005; righe 14, parole 214)
Il testo integrale del discorso del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=333
15 agosto 2005 – Omelia durante la S. Messa dell’Assunta nella parrocchia di Castel Gandolfo
VATICANO - L’omelia del Papa durante la Messa della Solennità dell’Assunzione di Maria: “Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra Madre”.
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - Alle ore 8 di lunedì 15 agosto, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. Nell’omelia, il Papa, ha spiegato cosa sia la festa dell’Assunta, “giorno di gioia”. “Dio ha vinto - ha detto il Papa -. L’amore ha vinto. Ha vinto la vita. Si è mostrato che l’amore è più forte della morte. Che Dio ha la vera forza e la sua forza è bontà e amore”. E ancora: “Maria è assunta in cielo in corpo e anima: anche per il corpo c’è posto in Dio. Il cielo non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta. Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra Madre. Egli stesso lo ha detto. Ne ha fatto la nostra Madre, quando ha detto al discepolo e a tutti noi: ‘Ecco la tua Madre!’ Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore”.
Il Papa ha poi spiegato che, come fece Maria, nessuno deve allontanarsi da Dio, “ma rendere presente Dio”; “far sì che Egli sia grande nella nostra vita; così anche noi diventiamo divini; tutto lo splendore della dignità divina è allora nostro”. Benedetto XVI ha quindi evidenziato l’importanza che “mediante la Croce negli edifici pubblici, Dio sia presente nella nostra vita comune, perché solo se Dio è presente abbiamo un orientamento, una strada comune; altrimenti i contrasti diventano inconciliabili, non essendoci più il riconoscimento della comune dignità. Rendiamo Dio grande nella vita pubblica e nella vita privata. Ciò vuol dire fare spazio ogni giorno a Dio nella nostra vita, cominciando dal mattino con la preghiera, e poi dando tempo a Dio, dando la domenica a Dio. Non perdiamo il nostro tempo libero se lo offriamo a Dio. Se Dio entra nel nostro tempo, tutto il tempo diventa più grande, più ampio, più ricco”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 15/8/2005; righe 20, parole 338)
Il testo integrale dell’omelia del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=335
15 agosto 2005 – Angelus
VATICANO – Benedetto XVI ricorda all’Angelus che nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria “contempliamo il mistero del passaggio di Maria da questo mondo al Paradiso: celebriamo, potremmo dire, la sua pasqua”
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) – Benedetto XVI ha tenuto questa mattina, prima della recita dell’Angelus dal palazzo apostolico di Castel Gandolfo, una breve catechesi sulla Solennità dell’Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria. “Nell’odierna solennità dell’Assunta – ha detto il Papa - contempliamo il mistero del passaggio di Maria da questo mondo al Paradiso: celebriamo, potremmo dire, la sua pasqua. Come Cristo risuscitò dai morti con il suo corpo glorioso e ascese al Cielo, così la Vergine Santa, a Lui pienamente associata, è stata assunta nella gloria celeste con l’intera sua persona. Anche in questo, la Madre ha seguito più da vicino il suo Figlio e ha preceduto tutti noi. Accanto a Gesù, nuovo Adamo, che è la primizia dei risorti la Madonna, nuova Eva, appare come primizia e immagine della Chiesa, segno di sicura speranza per tutti i cristiani nel pellegrinaggio terreno”.
Benedetto XVI ha poi spiegato che la festa dell’Assunta costituisce per tutti i credenti un’utile occasione per meditare sul “senso vero e sul valore dell’esistenza umana nella prospettiva dell’eternità”. Il Cielo, ha infatti spiegato il Papa, è la definitiva dimora dell’uomo. “Da lì Maria ci incoraggia con il suo esempio ad accogliere la volontà di Dio, a non lasciarci sedurre dai fallaci richiami di tutto ciò che è effimero e passeggero, a non cedere alle tentazioni dell’egoismo e del male che spengono nel cuore la gioia della vita”.
Benedetto XVI ha poi invocato “l’aiuto di Maria Assunta in Cielo specialmente per i giovani partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù che, trasferendosi da altre Diocesi tedesche dove sono stati ospiti per alcuni giorni, oppure provenendo direttamente dai loro Paesi, si incontrano da quest’oggi a Colonia”. Culmine della Giornata Mondiale della Gioventù sarà la solenne Veglia di sabato sera e la Celebrazione eucaristica di domenica 21 agosto. “La Vergine Santa ottenga a tutti coloro che vi prenderanno parte di seguire l’esempio dei Magi per incontrare Cristo presente soprattutto nell’Eucaristia e ripartire poi per le loro città e nazioni di origine con il vivo proposito di testimoniare la novità e la gioia del Vangelo”.
Dopo l’Angelus il Papa ha voluto esprimere la sua spirituale vicinanza “alla cara popolazione di Cipro, particolarmente provata dall’incidente aereo che ha provocato la morte di 121 persone”. “Mentre affido al Signore le vittime del disastro, fra le quali 48 bambini di ritorno dalle vacanze nell’Isola, assicuro il mio particolare ricordo nella preghiera per i defunti, per i loro familiari e per quanti sono nel dolore a causa di questa tragedia”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 15/8/2005; righe 28, parole 407)
Il testo integrale del discorso pronunciato dal Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=332
17 agosto 2005 – Udienza generale
VATICANO – Il commento al Salmo 125 nell’ultima udienza generale di Benedetto XVI prima del suo primo viaggio apostolico in Germania: “Dio nostra gioia e nostra speranza”
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) – Questa mattina a Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha tenuto l’udienza generale del mercoledì e ha commentato per i tanti fedeli convenuti il Salmo 125, dal titolo “Dio nostra gioia e nostra speranza”. Un Salmo, ha detto il Papa, che “acquistava particolare significato quando veniva cantato nei giorni in cui Israele si sentiva minacciato e impaurito, perché sottomesso di nuovo alla prova”. E in effetti il Salmo comprende una preghiera per il ritorno dei prigionieri del momento (cfr v. 4). Esso diventava, così, una preghiera del popolo di Dio nel suo itinerario storico, irto di pericoli e di prove, ma sempre aperto alla fiducia in Dio Salvatore e Liberatore, sostegno dei deboli e degli oppressi.
Benedetto XVI ha poi ricordato che nel versetto “Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo” è condensata “la grande lezione sul mistero di fecondità e di vita che può contenere la sofferenza”. “Proprio come aveva detto Gesù - ha detto il Papa - alle soglie della sua passione e morte: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24).
“L’orizzonte del Salmo si apre così alla festosa mietitura, simbolo della gioia generata dalla libertà, dalla pace e dalla prosperità, che sono frutto della benedizione divina. Questa preghiera è, allora, un canto di speranza, cui ricorrere quando si è immersi nel tempo della prova, della paura, della minaccia esterna e dell’oppressione interiore”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 17/8/2005; righe 15, parole 238)
Il testo integrale della catechesi del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=334
18 agosto 2005 – Discorso all’aeroporto di Colonia
EUROPA/GERMANIA – Il saluto di Benedetto XVI appena arrivato all’aeroporto di Colonia per il suo primo viaggio apostolico fuori l’Italia: “L’incontro di tanti giovani col Successore di Pietro - ha detto il Papa - è un segno della vitalità della Chiesa. Sono felice di stare in mezzo ai giovani, di sostenerne la fede e di animarne la speranza”
Colonia (Agenzia Fides) – Benedetto XVI, all’arrivo all’aeroporto internazionale di Colonia dove si è recato per la XX Giornata Mondiale della Gioventù, è stato accolto dal Presidente della Repubblica Federale di Germania, Sig. Horst Köhler, da numerose Autorità politiche e civili, dal Cardinale Karl Lehmann, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e Vescovo di Mainz, dall’Arcivescovo di Colonia, il Cardinale Joachim Meisner, dal Nunzio Apostolico Monsignor Erwin Josef Ender, dal Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, Monsignor Stanisław Ryłko. Erano presenti inoltre, tra gli altri, il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Tedesca, padre Hans Langendörfer, e il Segretario Generale della Giornata Mondiale della Gioventù 2005, Mons. Heiner Koch, insieme ad alcune centinaia di giovani in rappresentanza dei partecipanti alla Gmg.
Nel suo discorso Benedetto XVI ha espresso profonda gioia per il dono fattogli da Dio di poter iniziare le visite pastorali nella terra che ha dato lui i natali. “L’incontro di tanti giovani col Successore di Pietro - ha detto il Papa - è un segno della vitalità della Chiesa. Sono felice di stare in mezzo ai giovani, di sostenerne la fede e di animarne la speranza. Al tempo stesso, sono certo di ricevere anche qualcosa dai giovani, soprattutto dal loro entusiasmo, dalla loro sensibilità e dalla loro disponibilità ad affrontare le sfide del futuro”.
Il Papa ha poi commentato il tema della XX Gmg: “Siamo venuti per adorarlo”. Il Papa ha spiegato che il tema scelto aiuta a comprendere che la vita è un pellegrinaggio “compiuto sotto la guida della stella, alla ricerca del Signore”. Come i Magi, infatti, tutti sono chiamati a intraprendere un cammino alla ricerca della verità, della giustizia e dell’amore. È un cammino la cui meta è Cristo. Il Papa ha poi ricordato che la Germania offre, in questo cammino, l’esempio vivo dei Santi, tra cui “san Bonifacio, sant’Orsola, sant’Alberto Magno, santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e il beato Adolph Kolping”. “La Vergine Maria - ha concluso il Papa - che presentò il Bambino Gesù ai Magi giunti a Betlemme per adorare il Salvatore, continui ad intercedere per noi, così come da secoli veglia sul Popolo della Germania dai tanti Santuari sparsi nei Länder tedeschi. Il Signore benedica voi qui presenti, come pure tutti i pellegrini e gli abitanti del Paese. Dio protegga la Repubblica Federale di Germania”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 18/8/2005; righe 28, parole 404)
Il testo integrale del discorso pronunciato dal Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=336
18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno
EUROPA/GERMANIA – Benedetto XVI si rivolge per la prima volta ai giovani assiepati sulle rive del fiume Reno: “Chi fa entrare Cristo nella propria vita non perde nulla, nulla, assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande”.
Colonia (Agenzia Fides) – Si è rivolto ai giovani da un battello fermatosi su una banchina del fiume Reno. Così si è svolto il primo incontro di Papa Benedetto XVI con migliaia di giovani assiepati sulle rive del fiume che attraversa Colonia per ascoltare le sue parole. “La felicità che cercate - ha detto il Papa nel suo discorso -, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth, nascosto nell’Eucaristia”. E poi le parole già pronunciate all’inizio del Suo Pontificato con l’invito, deciso, a lasciare entrare Cristo nella propria vita perché, chi fa così, non perde nulla.
“Siamo venuti per adorarlo” è il tema della Gmg di Colonia. Un tema attuale che è un invito, per i giovani, a cercare Cristo, a porsi davanti a lui in adorazione. “I Magi sono pieni di stupore davanti a ciò che vedono - ha detto il Papa citando San Pietro Crisologo - ; il cielo sulla terra e la terra nel cielo; l’uomo in Dio e Dio nell’uomo; vedono racchiuso in un piccolissimo corpo chi non può essere contenuto da tutto il mondo. Durante queste giornate, in questo Anno dell’Eucaristia - ha detto ancora il Papa - , ci volgeremo con lo stesso stupore verso Cristo presente nel Tabernacolo della misericordia, nel Sacramento dell’Altare”.
E ancora: “In queste giornate - ha detto il Papa - vi invito ad impegnarvi senza riserve a servire Cristo, costi quel che costi. L’incontro con Gesù Cristo vi permetterà di gustare interiormente la gioia della sua presenza viva e vivificante per poi testimoniarla intorno a voi. Che la vostra presenza in questa città sia già il primo segno di annuncio del Vangelo mediante la testimonianza del vostro comportamento e della vostra gioia di vivere. Facciamo salire dal nostro cuore un inno di lode e di azione di grazie al Padre per i tanti benefici che ci ha concesso e per il dono della fede che celebreremo insieme, manifestandolo al mondo da questa terra posta al centro dell’Europa, di un’Europa che molto deve al Vangelo e ai suoi testimoni lungo i secoli”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 18/8/2005; righe 21, parole 351)
Il testo integrale del discorso pronunciato dal Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=338
18 agosto 2005 – Discorso davanti alla Cattedrale di Colonia
EUROPA/GERMANIA – Benedetto XVI rende grazie a Dio “per la testimonianza di fede, di speranza e di amore” dei Magi
Colonia (Agenzia Fides) – La sera di giovedì 18 agosto, Benedetto XVI parlando ai giovani che gremivano il sagrato della Cattedrale di Colonia, ha ricordato gli anni in cui, professore a Bonn, si recava spesso a Colonia dove aveva anche molti amici.
Benedetto XVI ha ricordato poi che la città di Colonia non sarebbe quella che è senza i Re Magi, “che tanto hanno inciso sulla sua storia, la sua cultura e la sua fede”. “Qui la Chiesa celebra - ha detto il Papa - , in un certo senso, tutto l’anno la festa dell’Epifania! Perciò, prima di rivolgermi a voi davanti a questa magnifica cattedrale, ho voluto raccogliermi qualche istante in preghiera davanti al reliquiario dei tre Re Magi, rendendo grazie a Dio per la loro testimonianza di fede, di speranza e di amore”.
Il Papa ha voluto poi ricordare che, tuttavia, Colonia non è solo la città dei Re Magi. “Essa è profondamente segnata dalla presenza di tanti santi che -, mediante la testimonianza della loro vita e la traccia lasciata nella storia del popolo tedesco, hanno contribuito alla crescita dell’Europa su radici cristiane”. Sant’Orsola e le sue compagne, San Bonifacio, Sant’Alberto Magno, San Tommaso d’Aquino, il beato Adolph Kolping, Edith Stein, sono le figure ricordate dal Papa e in qualche modo legate alla città di Colonia. “Con questi e con tutti gli altri santi - ha detto il Papa - , noti e ignoti, noi scopriamo il volto più intimo e più vero di questa città e prendiamo coscienza del patrimonio di valori che ci è stato consegnato dalle generazioni cristiane che ci hanno preceduto”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 18/8/2005; righe 15, parole 254)
Il testo integrale del discorso del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=339
19 agosto 2005 – Discorso durante la visita alla Sinagoga di Colonia
EUROPA/GERMANIA – Benedetto XVI nella Sinagoga di Colonia ribadisce la sua intenzione di “continuare il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell'amicizia con il popolo ebraico”
Colonia (Agenzia Fides) – La mattina di venerdì 19 agosto Benedetto XVI si è recato in visita nella Sinagoga di Colonia, la più antica della Germania. Dopo aver raggiunto al primo piano la Sala della Memoria che ricorda i milioni di vittime e in particolare i martiri della comunità di Colonia, il Santo Padre è entrato nella Sinagoga vera e propria e qui, introdotto dal saluto di uno dei Presidenti a nome di tutta la Comunità e dal saluto del Rabbino Netanel Teitelbaum, ha pronunciato il suo discorso. “Era mio profondo desiderio - ha esordito il Papa -, in occasione della mia prima visita in Germania dopo l’elezione a successore dell’apostolo Pietro, di incontrare la comunità ebraica di Colonia e i rappresentanti del giudaismo tedesco”. Il Papa ha quindi ricordato l'evento del 17 novembre 1980 quando Giovanni Paolo II, nel suo primo viaggio in Germania, incontrò a Magonza il Comitato Centrale Ebraico in Germania e la Conferenza Rabbinica. “Voglio confermare anche in questa circostanza - ha detto Benedetto XVI - che intendo continuare il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell'amicizia con il popolo ebraico, in cui Papa Giovanni Paolo II ha fatto passi decisivi”.
Il Papa ha rievocato il dramma “della cacciata degli ebrei da Colonia nell'anno 1424”, e, nel tempo più buio della storia tedesca ed europea, la “folle ideologia razzista, di matrice neopagana”, che “fu all’origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l’ebraismo europeo: si ebbe allora quella che è passata alla storia come la Shoà”.
“Quest'anno - ha detto ancora il Papa - si celebra il 60o anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, nei quali milioni di ebrei, uomini, donne e bambini, sono stati fatti morire nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori. Faccio mie le parole scritte dal mio venerato Predecessore in occasione del 60o anniversario della liberazione di Auschwitz e dico anch’io: "Chino il capo davanti a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis". Gli avvenimenti terribili di allora devono "incessantemente destare le coscienze, eliminare conflitti, esortare alla pace". Dobbiamo ricordarci insieme di Dio e del suo sapiente progetto sul mondo da Lui creato: Egli, ammonisce il Libro della Sapienza, è amante della vita”.
Benedetto XVI ha poi voluto ricordare che proprio quest’anno ricorre il 40° anniversario della promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Ecumenico Vaticano II, “che ha aperto nuove prospettive nei rapporti ebreo-cristiani all’insegna del dialogo e della solidarietà.” Questa Dichiarazione ricorda le radici comuni tra ebrei e cristiani e il ricchissimo patrimonio spirituale che gli ebrei e i cristiani condividono. “La Dichiarazione conciliare Nostra aetate, pertanto – ha detto il Papa -, deplora gli odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”. “Davanti a Dio tutti gli uomini hanno la stessa dignità, a qualunque popolo, cultura o religione appartengano” ha detto il Papa, ricordando anche che sempre in Nostra aetate si parla con grande stima del musulmani.
Il Papa ha infine dettato le linee per la continuazione di un dialogo proficuo tra cristiani ed ebrei: “Il nostro sguardo – ha detto - non dovrebbe volgersi solo indietro, verso il passato, ma dovrebbe spingersi anche in avanti, verso i compiti di oggi e di domani. Il nostro ricco patrimonio comune e il nostro rapporto fraterno ispirato a crescente fiducia ci obbligano a dare insieme una testimonianza ancora più concorde, collaborando sul piano pratico per la difesa e la promozione dei diritti dell'uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo. Il Decalogo (cfr Es 20; Dt 5) è per noi patrimonio e impegno comune. I dieci comandamenti non sono un peso, ma l’indicazione del cammino verso una vita riuscita. Lo sono, in particolare, per i giovani che incontro in questi giorni e che mi stanno tanto a cuore”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 19/8/2005; righe 42, parole 645)
Il testo integrale del discorso del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=337
19 agosto 2006 – Omelia ai seminaristi presso la chiesa di San Pantaleon
EUROPA/GERMANIA – L’incontro di Benedetto XVI con i seminaristi, per far emergere “in modo esplicito e più forte la dimensione vocazionale, che è sempre presente nelle Giornate Mondiali della Gioventù”
Colonia (Agenzia Fides) – Dopo la visita alla Sinagoga di Colonia, Benedetto XVI si è intrattenuto nella chiesa di San Pantaleon con i seminaristi giunti a Colonia da tutto il mondo per partecipare alla XX Giornata Mondiale della Gioventù. Nel corso della Celebrazione del Vespro, dopo le testimonianze di un seminarista, di un sacerdote e di un vescovo, il Cardinale Marc Ouellet, Benedetto XVI ha pronunciato la sua omelia.
Il Papa ha innanzitutto spiegato di aver voluto personalmente inserire nel programma di queste giornate di Colonia “uno speciale incontro con i giovani seminaristi, perché emergesse in modo esplicito e più forte la dimensione vocazionale, che è sempre presente nelle Giornate Mondiali della Gioventù”. Per il Papa, il seminario è un “significativo tempo della vita di un discepolo di Gesù”. “Immagino – ha detto ai seminaristi - l’eco che possono avere dentro di voi le parole del tema di questa ventesima Giornata mondiale - "Siamo venuti per adorarlo" - e l’intero racconto evangelico dei Magi, da cui il tema è tratto. Questa pagina riveste per voi un valore singolare, proprio perché state compiendo il percorso di discernimento e di verifica della chiamata al sacerdozio”.
“Il seminarista – ha detto il Papa - vive la bellezza della chiamata nel momento che potremmo definire di innamoramento. Il suo animo è colmo di stupore, che gli fa dire nella preghiera: Signore, perché proprio a me? Ma l’amore non ha perché, è dono gratuito, a cui si risponde con il dono di sé”. Il Papa ha poi spiegato che il seminario deve essere dedicato alla formazione e al discernimento. “Durante il tempo del seminario – ha inoltre detto il Papa - nella coscienza del giovane seminarista avviene una maturazione particolarmente significativa: egli non vede più la Chiesa dall’esterno, ma la sente per così dire dall’interno come la sua casa, perché casa di Cristo, dove abita Maria sua madre”.
E, infine, “il seminario è tempo di preparazione alla missione”. “Anche voi – ha detto il Papa ai seminaristi -, dopo il lungo e necessario itinerario formativo del seminario, sarete inviati per essere i ministri del Cristo; ciascuno di voi tornerà tra la gente come alter Christus”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 19/8/2005; righe 22, parole 354)
Il testo dell’omelia del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=340
19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane
EUROPA/GERMANIA – Ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania Benedetto XVI conferma “il fermo proposito di assumere il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità del Suo Pontificato”.
Colonia (Agenzia Fides) – Al termine della giornata di venerdì 19 agosto, Benedetto XVI ha incontrato 30 rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania. Il Papa ha detto loro di conoscere bene la situazione penosa che la rottura dell’unità nella professione della fede ha comportato per tante persone e tante famiglie. “Anche per questo motivo – ha detto il Pontefice - , subito dopo la mia elezione a Vescovo di Roma, quale Successore dell'apostolo Pietro, ho manifestato il fermo proposito di assumere il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità del mio Pontificato”.
Per il Papa la fratellanza tra i cristiani non è semplicemente “un vago sentimento e nemmeno nasce da una forma di indifferenza verso la verità”. “Essa – ha detto il Papa - è fondata sulla realtà soprannaturale dell'unico Battesimo, che ci inserisce nell’unico Corpo di Cristo. Insieme confessiamo Gesù Cristo come Dio e Signore; insieme lo riconosciamo come unico mediatore tra Dio e gli uomini, sottolineando la nostra comune appartenenza a Lui”.
Il Santo Padre ha quindi ricordato i frutti che, partendo da queste basi, ha portato negli anni il dialogo. “Vorrei menzionare il riesame – ha detto il Papa - , auspicato da Giovanni Paolo II durante la sua prima visita in Germania nell'anno 1980, delle reciproche condanne e soprattutto la "Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione" (1999), che fu un risultato di tale riesame e portò ad un accordo su questioni fondamentali che fin dal XVI secolo erano oggetto di controversie”.
Il Papa si è poi domandato cosa significhi “ristabilire l'unità di tutti i cristiani”. “Essa non significa – ha spiegato il Papa - uniformità in tutte le espressioni della teologia e della spiritualità, nelle forme liturgiche e nella disciplina. Unità nella molteplicità e molteplicità nell'unità: nell’Omelia per la solennità dei santi Pietro e Paolo, lo scorso 29 giugno, ho rilevato che piena unità e vera cattolicità vanno insieme. Condizione necessaria perché questa coesistenza si realizzi è che l’impegno per l'unità si purifichi e si rinnovi continuamente, cresca e maturi. A questo scopo può recare un suo contributo il dialogo. Esso è più di uno scambio di pensieri: è uno scambio di doni”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 19/8/2005; righe 23, parole 349)
Il testo integrale del discorso del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=341
20 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane
EUROPA/GERMANIA – “Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro” afferma il Santo Padre Benedetto XVI
Colonia (Agenzia Fides) – Benedetto XVI ha incontrato nel pomeriggio di sabato 20 agosto i rappresentanti di alcune comunità musulmane del Paese. Il Papa ha ricordato, nel suo discorso, le parole pronunciate da Giovanni Paolo II ai giovani musulmani riuniti nello stadio di Casablanca (Marocco): “I giovani possono costruire un futuro migliore, se pongono innanzitutto la loro fede in Dio e si impegnano poi a costruire questo mondo nuovo secondo il disegno di Dio, con saggezza e fiducia”. Papa Benedetto XVI ha così ricordato che, nella prospettiva sottesa alle parole di Giovanni Paolo II, ha deciso di rivolgersi ai musulmani, “per condividere con voi le mie speranze e mettervi a parte anche delle mie preoccupazioni in questi momenti particolarmente difficili della storia del nostro tempo”.
Benedetto XVI si è detto certo di interpretare anche il pensiero dei musulmani nel porre in evidenza, tra le preoccupazioni, “quella che nasce dalla constatazione del dilagante fenomeno del terrorismo”. “Gli ideatori e programmatori di questi attentati - ha detto il Papa - mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena”. Il terrorismo, infatti, di qualunque matrice esso sia, è per il Papa una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza.
Il Santo Padre ha poi ricordato l’incontro in aprile con i Delegati delle Chiese e Comunità ecclesiali e con i rappresentanti di varie Tradizioni religiose. In quell’occasione il Pontefice disse: “Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le religioni, al fine di ricercare il bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme”. “L’esperienza del passato – ha detto il Papa - ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e musulmani. Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall’altra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 20/8/2005; righe 26, parole 402)
Il testo integrale del discorso pronunciato dal Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=347
20 agosto 2005 – Omelia durante la Veglia sulla spianata del Marienfeld di Colonia
EUROPA/GERMANIA – Durante la Veglia il Papa indica ai giovani l’esempio dei santi: “Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare; essi l’hanno sempre nuovamente illuminata”
Colonia (Agenzia Fides) – Benedetto XVI ha parlato alle centinaia di migliaia di giovani riuniti nella spianata del Marienfeld, durante la Veglia di sabato 20 agosto, che si è conclusa con l’Adorazione Eucaristica. Il Papa ha commentato nell’omelia il viaggio dei Magi verso Betlemme, sottolineando la necessità di porsi al servizio di Dio, di cambiare – come fecero i Magi – la propria idea su Dio. “Dovevano cambiare – ha detto il Papa parlando dei Magi - la loro idea sul potere, su Dio e sull’uomo e, facendo questo, dovevano anche cambiare se stessi. Ora vedevano: il potere di Dio è diverso dal potere dei potenti del mondo. Il modo di agire di Dio è diverso da come noi lo immaginiamo e da come vorremmo imporlo anche a Lui. Dio in questo mondo non entra in concorrenza con le forme terrene del potere. Non contrappone le sue divisioni ad altre divisioni”.
“I Magi provenienti dall’Oriente – ha detto Benedetto XVI - sono soltanto i primi di una lunga processione di uomini e donne che nella loro vita hanno costantemente cercato con lo sguardo la stella di Dio, che hanno cercato quel Dio che a noi, esseri umani, è vicino e ci indica la strada. È la grande schiera dei santi – noti o sconosciuti – mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto davanti a noi il Vangelo e ne ha sfogliato le pagine; questo, Egli sta facendo tuttora. Nelle loro vite, come in un grande libro illustrato, si svela la ricchezza del Vangelo. Essi sono la scia luminosa di Dio che Egli stesso lungo la storia ha tracciato e traccia ancora. Il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II ha beatificato e canonizzato una grande schiera di persone di epoche lontane e vicine. In queste figure ha voluto dimostrarci come si fa ad essere cristiani; come si fa a svolgere la propria vita in modo giusto – a vivere secondo il modo di Dio. I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane. Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare; essi l’hanno sempre nuovamente illuminata quanto era necessario per dare la possibilità di accettare – magari nel dolore – la parola pronunciata da Dio al termine dell’opera della creazione: "È cosa buona". Basta pensare a figure come San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, Sant’Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo, ai fondatori degli Ordini religiosi dell’Ottocento che hanno animato e orientato il movimento sociale, o ai santi del nostro tempo – Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Madre Teresa, Padre Pio. Contemplando queste figure impariamo che cosa significa "adorare", e che cosa vuol dire vivere secondo la misura del bambino di Betlemme, secondo la misura di Gesù Cristo e di Dio stesso”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 20/8/2005; righe 33, parole 510)
Il testo integrale dell’omelia pronunciata dal Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=346
21 agosto 2005 – Omelia durante la Santa Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia
EUROPA/GERMANIA – Benedetto XVI ai giovani: “Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla”
Colonia (Agenzia Fides) – Benedetto XVI ha presieduto nella mattina di domenica 21 agosto, la solenne Concelebrazione Eucaristica conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù. Il Papa ha parlato diffusamente della presenza misteriosa di Cristo nell’Eucaristia, presenza davanti a cui stare in adorazione. “Nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione” ha detto Papa Benedetto XVI.
Il Santo Padre ha poi spiegato che ciò che Gesù compie nell’ultima cena altro non è che “la trasformazione sostanziale che si realizzò nel cenacolo e che era destinata a suscitare un processo di trasformazioni il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti” “Già da sempre tutti gli uomini in qualche modo - ha detto il Papa - aspettano nel loro cuore un cambiamento, una trasformazione del mondo. Ora questo è l’atto centrale di trasformazione che solo è in grado di rinnovare veramente il mondo: la violenza si trasforma in amore e quindi la morte in vita”.
“Questa prima fondamentale trasformazione della violenza in amore - ha continuato il Papa -, della morte in vita trascina poi con sé le altre trasformazioni. Pane e vino diventano il suo Corpo e Sangue. A questo punto però la trasformazione non deve fermarsi, anzi è qui che deve cominciare appieno. Il Corpo e il Sangue di Cristo sono dati a noi affinché noi stessi veniamo trasformati a nostra volta. Noi stessi dobbiamo diventare Corpo di Cristo, consanguinei di Lui. Tutti mangiamo l’unico pane, ma questo significa che tra di noi diventiamo una cosa sola. L’adorazione, abbiamo detto, diventa unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. È dentro di noi, e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri e estendersi a tutto il mondo, perché il suo amore diventi realmente la misura dominante del mondo. Io trovo un’allusione molto bella a questo nuovo passo che l’Ultima Cena ci ha donato nella differente accezione che la parola "adorazione" ha in greco e in latino. La parola greca suona proskynesis. Essa significa il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire”.
Benedetto XI ha quindi invitato i giovani a coltivare l’amore verso l’Eucaristia e conseguentemente verso l’adorazione eucaristica. “Con l’amore per l’Eucaristia riscoprirete anche il sacramento della Riconciliazione, nel quale la bontà misericordiosa di Dio consente sempre un nuovo inizio alla nostra vita”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 21/8/2005; righe 26, parole 406)
Il testo integrale dell’omelia del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=345
21 agosto 2005 – Angelus
EUROPA/GERMANIA – Benedetto XVI all’Angelus dopo la Santa Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù: “Nel mio cuore sento risuonare forte una parola, grazie”.
Colonia (Agenzia Fides) – Benedetto XVI ha parlato ancora ai giovani prima della recita dell’Angelus, al termine della Santa Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù, domenica 21 agosto. “Siamo giunti al termine di questa meravigliosa celebrazione - ha detto il Papa - e anche della ventesima Giornata Mondiale della Gioventù. Nel mio cuore sento risuonare forte una parola: grazie! Sono sicuro che essa trova eco corale in ciascuno di voi. E’ Dio stesso che l’ha impressa nei nostri cuori e l’ha sigillata con questa Eucaristia, che significa proprio "ringraziamento". Sì, cari giovani, la parola della gratitudine, che nasce dalla fede, si esprime nel canto della lode a Lui, Padre e Figlio e Spirito Santo, che ci ha dato un’ulteriore testimonianza del suo immenso amore”.
Il Papa ha poi ringraziato tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento: il Pontificio Consiglio per i Laici, presieduto dall’Arcivescovo Stanisław Ryłko, validamente coadiuvato dal Segretario, Monsignor Josef Clemens, e dai Confratelli dell’Episcopato tedesco, in primo luogo l’Arcivescovo di Colonia, Cardinale Joachim Meisner. Il Papa ha poi ringraziato le Autorità politiche e amministrative, i tanti volontari venuti dalle Diocesi tedesche e da diverse nazioni. “Un grazie cordiale – ha poi detto il Papa - anche ai tanti monasteri di vita contemplativa, che hanno accompagnato con la loro preghiera la Giornata Mondiale della Gioventù”.
Infine l’annuncio del prossimo Incontro mondiale della gioventù che “avrà luogo a Sydney, in Australia, nel 2008”. “Affidiamo alla guida materna e premurosa di Maria Santissima – ha detto il Papa - il cammino futuro dei giovani del mondo intero” (P.L.R.) (Agenzia Fides 21/8/2005; righe 18, parole 254).
Il testo integrale del discorso pronunciato dal Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=344
21 agosto 2005 – Discorso ai Vescovi della Germania
EUROPA/GERMANIA – Prima di tornare in Vaticano, Benedetto XVI incontra i Vescovi della Germania: la speranza, per tutti, risiede nei giovani che “non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello spirito”
Colonia (Agenzia Fides) – Benedetto XVI si è rivolto nel pomeriggio di domenica 21 agosto ai Vescovi della Germania e con loro ha commentato la Giornata Mondiale della Gioventù appena conclusasi. “E’ importante sottolineare che questo avvenimento – ha detto il Papa -, pur essendo eccezionale, non è isolato. Quella di Colonia non è, per usare un modo di dire comune, una cattedrale nel deserto”. Il Papa ha poi ricordato “i molti doni di cui è ricca la Chiesa in Germania”. E in particolare, “non poche persone, in questo Paese, vivono la fede in modo esemplare, con grande amore per la Chiesa, per i suoi Pastori e per il Successore di Pietro”. “Numerosi sono coloro che volontariamente assumono responsabilità anche esigenti nella vita diocesana e parrocchiale, nelle associazioni e nei movimenti, in particolare a favore dei giovani. Tanti sacerdoti, religiosi e laici compiono fedelmente il loro servizio in situazioni pastorali spesso difficili. Grande è poi la generosità dei cattolici tedeschi nei confronti dei più poveri. Molti sacerdoti fidei donum e missionari tedeschi sono impegnati in terre lontane. Attraverso molteplici istituzioni la Chiesa cattolica è presente nella vita pubblica. Notevole è il lavoro compiuto dalle numerose istituzioni caritative”. “Vasta è pure l’opera educativa delle scuole cattoliche e di altre istituzioni e organizzazioni cattoliche a favore della gioventù. Sono questi alcuni cenni, non completi ma significativi, che delineano, per così dire, il ritratto di una Chiesa viva, la Chiesa che ci ha generati nella fede e che abbiamo l’onore e la gioia di servire”.
Accanto alle luci, il Pontefice ha ricordato le ombre. E i particolare, “secolarismo e scristianizzazione non cessano di progredire”. La speranza, per tutti, risiede nei giovani che “non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello spirito; una Chiesa trasparente a Cristo, Uomo nuovo”. “Proprio questo – ha detto il Papa - è l’impegno che intendiamo assumerci oggi, in un momento davvero singolare, perché conclude un grande evento giovanile, che ci spinge ad affacciarci sul domani della Chiesa e della società. E’ in questa luce positiva e carica di speranza che possiamo affrontare con fiducia anche le questioni più difficili che interpellano la Comunità ecclesiale in Germania. Ancora una volta i giovani si rivelano per noi Pastori una provocazione salutare, perché ci chiedono di essere coerenti, uniti, coraggiosi. Noi, per parte nostra, dobbiamo educarli alla pazienza, al discernimento, al sano realismo. Ma senza falsi compromessi, per non annacquare il Vangelo”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 21/8/2005; righe 25, parole 391).
Il testo integrale del discorso del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=342
21 agosto 2005 – Discorso di congedo all’aeroporto di Colonia
EUROPA/GERMANIA – La cerimonia di congedo: “Ora i giovani di tutto il mondo possono far ritorno nelle loro nazioni arricchiti dai contatti e dall’esperienza di dialogo e di fraternità avuta in diverse regioni della nostra Patria”
Colonia (Agenzia Fides) – Nel pomeriggio di domenica 21 agosto si è svolta all’aeroporto di Colonia, la cerimonia di congedo. Il Santo Padre ha espresso “viva riconoscenza per l’accoglienza riservata … specialmente ai numerosi giovani convenuti a Colonia da ogni continente” quindi ha proseguito: “Il Signore mi ha chiamato a succedere all’amato Pontefice Giovanni Paolo II, geniale iniziatore delle Giornate Mondiali della Gioventù. Ho raccolto questa eredità con trepidazione ma anche con gioia, e ringrazio Iddio che mi ha dato questa opportunità di vivere insieme a tanti giovani quest’ulteriore tappa del loro spirituale pellegrinaggio di continente in continente seguendo la Croce di Cristo.”
Dopo aver ringraziato quanti si sono fattivamente adoperati “perché ogni fase e momento di questo straordinario incontro si svolgesse con ordine e serenità”, il Santo Padre ha detto: “Ora i giovani di tutto il mondo possono far ritorno nelle loro nazioni arricchiti dai contatti e dall’esperienza di dialogo e di fraternità avuta in diverse regioni della nostra Patria. Sono certo che il loro soggiorno, caratterizzato dal tipico entusiasmo dell’età, lascia alle popolazioni che generosamente li hanno ospitati un gradito ricordo, costituendo anche per la Germania un segno di speranza. Si può dire, infatti, che in questi giorni la Germania è stata il centro del mondo cattolico. I giovani di ogni continente e cultura, stringendosi con fede attorno ai loro Pastori e al Successore di Pietro, hanno reso visibile una Chiesa giovane, che con fantasia e coraggio vuole disegnare il volto di un’umanità più giusta e solidale”.
Il Papa ha nuovamente ringraziato “quanti hanno aperto il cuore e le case a questi innumerevoli giovani pellegrini”, le Autorità governative, i Responsabili politici e le diverse Amministrazioni civili e militari, i servizi di sicurezza e le molteplici Organizzazioni di volontariato, coloro che hanno curato gli incontri di riflessione e di preghiera, le celebrazioni liturgiche, i responsabili delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti delle altre Religioni. Infine un ringraziamento è stato rivolto dal Papa anche al Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Colonia, all’Episcopato tedesco, ai sacerdoti, ai religiosi e religiose, alle comunità parrocchiali, alle associazioni laicali ed ai movimenti. “Il mio auspicio – ha detto il Papa - è che quest’evento ecclesiale resti scolpito nella vita dei cattolici di Germania e sia incentivo per un loro rinnovato slancio spirituale e apostolico!”(S.L.) (Agenzia Fides 21/8/2005; righe 25, parole 391).
Il testo integrale del discorso del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=343
24 agosto 2005 – Udienza generale
VATICANO – Benedetto XVI ripercorre il viaggio apostolico a Colonia, “un dono dall’Alto, dal Signore”.
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Benedetto XVI, di ritorno da Colonia, ha voluto proseguire nella tradizione di Giovanni Paolo II, che nell’udienza generale seguente ad ogni pellegrinaggio apostolico, commentava il viaggio per trarne gli spunti più significativi. “La Provvidenza divina – ha detto il Papa - ha voluto che il mio primo viaggio pastorale fuori d’Italia avesse come meta proprio il mio Paese di origine e avvenisse in occasione del grande incontro dei giovani del mondo, a vent’anni dall’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù, voluta con intuizione profetica dall’indimenticabile mio Predecessore. Dopo il mio ritorno, dal profondo del mio cuore rendo grazie a Dio per il dono di questo pellegrinaggio, del quale conserverò un caro ricordo. Abbiamo tutti sentito che era un dono di Dio. Certo, molti hanno collaborato, ma alla fine la grazia di questo incontro era un dono dall’Alto, dal Signore”.
Il Papa ha poi ringraziato tutti coloro “che con impegno ed amore” hanno preparato e organizzato il viaggio in ogni sua fase: l’Arcivescovo di Colonia, il Cardinale Joachim Meisner, il Cardinale Karl Lehmann, Presidente della Conferenza Episcopale, i Vescovi della Germania. E poi le Autorità, le organizzazioni e i volontari che hanno offerto il loro contributo.
Benedetto XVI ha affermato che è stato particolarmente significativo che il viaggio “sia avvenuto mentre ci avviamo verso la conclusione dell’Anno Eucaristico voluto da Giovanni Paolo II”. “Il tema dell’Incontro – ha detto il Pontefice - ha invitato tutti a seguire idealmente i Magi, e a compiere insieme a loro un interiore viaggio di conversione verso l’Emanuele, il Dio con noi, per conoscerlo, incontrarlo, adorarlo, e, dopo averlo incontrato e adorato, ripartire poi recando nell’animo, nel nostro intimo, la sua luce e la sua gioia. A Colonia i giovani hanno avuto modo a più riprese di approfondire queste tematiche spirituali e si sono sentiti sospinti dallo Spirito Santo ad essere testimoni di Cristo, che nell’Eucaristia ha promesso di restare realmente presente tra noi sino alla fine del mondo”.
Il Papa ha ricordato i momenti più significativi dell’intero viaggio, e ha detto che è dal “cuore della vecchia Europa, che nel secolo scorso, purtroppo, ha conosciuto orrendi conflitti e regimi disumani”, che “i giovani hanno rilanciato all’umanità del nostro tempo il messaggio della speranza che non delude, perché fondata sulla Parola di Dio fattasi carne in Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza”. “A Colonia – ha detto il Papa - i giovani hanno incontrato e adorato l’Emanuele , il Dio-con-noi, nel mistero dell’Eucaristia ed hanno meglio compreso, che la Chiesa è la grande famiglia mediante la quale Dio forma uno spazio di comunione e di unità tra ogni continente, cultura e razza, una -per così dire- grande comitiva di pellegrini guidati da Cristo, stella radiosa che illumina la storia. Gesù si fa nostro compagno di viaggio nell’Eucaristia, e nell’Eucaristia – così dicevo nell’omelia della celebrazione conclusiva mutuando dalla fisica un’immagine ben nota - porta la fissione nucleare nel cuore più nascosto dell’essere”. (P.L.R.) (Agenzia Fides 24/8/2005; righe 32, parole 484).
Il testo integrale della catechesi del Santo Padre:
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=348
28 agosto 2005 – Angelus
VATICANO - Benedetto XVI invita a prendere coscienza di un dato fondamentale per l’evangelizzazione: “Laddove Dio non occupa il primo posto, laddove non è riconosciuto e adorato come il Bene supremo, la dignità dell’uomo è messa a repentaglio. È pertanto urgente portare l’uomo di oggi a ‘scoprire’ il volto autentico di Dio, che si è rivelato a noi in Gesù Cristo”.
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) - “Una straordinaria esperienza ecclesiale”, così è stata definita da Benedetto XVI la recente Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata a Colonia. “È stato un evento provvidenziale di grazia per la Chiesa intera” ha detto ancora il Papa domenica 28 agosto prima della preghiera mariana dell’Angelus, recitata nella residenza di Castel Gandolfo con i pellegrini riuniti nel cortile interno del Palazzo Apostolico.
Il Papa ha ricordato che da Colonia “i giovani hanno lanciato ai loro Pastori, e in certo modo a tutti i credenti, un messaggio che è al tempo stesso una richiesta: ‘Aiutateci ad essere discepoli e testimoni di Cristo. Come i Magi, siamo venuti per incontrarlo e adorarlo’.” Riferendosi poi alle difficoltà ed gli ostacoli che oggi accompagnano “la ricerca autentica di Cristo e la fedele adesione al suo Vangelo”, il Santo Padre ha invitato non solo i giovani, ma le comunità e gli stessi Pastori a “prendere sempre più coscienza d’un dato fondamentale per l’evangelizzazione: laddove Dio non occupa il primo posto, laddove non è riconosciuto e adorato come il Bene supremo, la dignità dell’uomo è messa a repentaglio. È pertanto urgente portare l’uomo di oggi a "scoprire" il volto autentico di Dio, che si è rivelato a noi in Gesù Cristo&he! llip; Cercare Cristo dev’essere l’incessante anelito dei credenti, dei giovani e degli adulti, dei fedeli e dei loro Pastori. Va incoraggiata questa ricerca, va sostenuta e guidata. La fede non è semplicemente l’adesione ad un complesso in sé completo di dogmi, che spegnerebbe la sete di Dio presente nell’animo umano. Al contrario, essa proietta l’uomo, in cammino nel tempo, verso un Dio sempre nuovo nella sua infinitezza. Il cristiano è perciò contemporaneamente uno che cerca e uno che trova. È proprio questo che rende la Chiesa giovane, aperta al futuro, ricca di speranza per l’intera umanità.”
Nella memoria liturgica di Sant’Agostino, Papa Benedetto XVI ha citato le sue “stupende riflessioni” sull’invito del Salmo 104 “Quaerite faciem eius semper - Cercate sempre il suo volto”, facendo notare che “quell’invito non vale soltanto per questa vita; vale anche per l’eternità. La scoperta del ‘volto di Dio’ non si esaurisce mai. Più entriamo nello splendore dell’amore divino, più bello è andare avanti nella ricerca”. (S.L.) (Agenzia Fides 29/8/2005; righe 25, parole 376)
Il testo integrale del discorso del Santo Padre
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=349
31 agosto 2005 – Udienza generale
VATICANO -“Una società solida nasce dall’impegno di tutti i suoi membri, ma ha bisogno della benedizione e del sostegno di quel Dio che, purtroppo, spesso è invece escluso o ignorato”: la catechesi del Papa durante l’udienza generale
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Salmo 126, “Ogni fatica è vana senza il Signore”(Vespri del Mercoledì della 3a settimana), è stato l’argomento della catechesi che il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto questa mattina durante l’Udienza generale in piazza San Pietro. Il Salmo presenta una scena in movimento, ha spiegato il Papa, con una casa in costruzione, la città con le guardie, la vita delle famiglie, il lavoro quotidiano. “Ma su tutto si leva una presenza decisiva, quella del Signore che aleggia sulle opere dell’uomo… Una società solida nasce, certo, dall’impegno di tutti i suoi membri, ma ha bisogno della bene! dizione e del sostegno di quel Dio che, purtroppo, spesso è invece escluso o ignorato”.
“Questo Salmo sapienziale - ha proseguito il Papa -, frutto della meditazione sulla realtà della vita di ogni giorno, è costruito sostanzialmente su un contrasto: senza il Signore, invano si cerca di erigere una casa stabile, di edificare una città sicura, di far fruttificare la propria fatica. Col Signore, invece, si ha prosperità e fecondità, una famiglia ricca di figli e serena, una città ben munita e difesa, libera da incubi e insicurezze.”
L’uomo esce al mattino per impegnarsi nel lavoro a sostegno della famiglia e a servizio dello sviluppo della società, per l’intero arco della giornata. “Il Salmista non esita ad affermare che tutto questo lavoro è inutile, se Dio non è al fianco di chi fatica. Ed afferma che Dio premia invece persino il sonno dei suoi amici. Il Salmista vuole così esaltare il primato della grazia divina, che imprime consistenza e valore all’agire umano, pur segnato dal limite e dalla caducità”.
Nell’altra scena proposta dal Salmo 126, il Signore offre il dono dei figli, “visti come una benedizione e una grazia, segno della vita che continua e della storia della salvezza protesa verso nuove tappe”. L’immagine, desunta dalla cultura del tempo, vuole celebrare “la sicurezza, la stabilità, la forza di una famiglia numerosa”. Il Papa ha quindi sottolineato che il generare è quindi “un dono apportatore di vita e di benessere per la società. Ne siamo consapevoli ai nostri giorni di fronte a nazioni che il calo demografico priva della freschezza, dell’energia, del futuro incarnato dai figli”. (S.L.) (Agenzia Fides 31/8/2005, righe 25, parole 374)
Il testo integrale della catechesi del Santo Padre, plurilingue
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=350
VERBA PONTIFICIS
Adorazione - Eucaristia
“Secondo la felice intuizione dell’amato Papa Giovanni Paolo II, la Giornata Mondiale della Gioventù costituisce un privilegiato incontro con Cristo, nella salda consapevolezza che solo Lui offre agli esseri umani pienezza di vita, di gioia e di amore. Ogni cristiano è chiamato ad entrare in comunione profonda con il Signore crocifisso e risorto, ad adorarlo nella preghiera, nella meditazione e soprattutto nella devota partecipazione all’Eucaristia, almeno alla Domenica, piccola "Pasqua settimanale". Si diventa in tal modo veri suoi discepoli, pronti ad annunciare e testimoniare in ogni momento la bellezza e la forza rinnovatrice del Vangelo” (31 luglio 2005 – Angelus).
“Migliaia di giovani stanno per partire, o sono già in viaggio, verso Colonia per la XX Giornata Mondiale della Gioventù, che ha come tema "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2). Si può dire che tutta la Chiesa è spiritualmente mobilitata per vivere quest’evento straordinario, guardando ai Magi come a singolari modelli di ricercatori di Cristo, davanti al quale piegare le ginocchia in adorazione. Ma che significa "adorare"? Si tratta forse di un atteggiamento d’altri tempi, privo di senso per l’uomo contemporaneo? No! Una ben nota preghiera, che molti recitano al mattino e alla sera, inizia proprio con queste parole: "Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore…". All’alba e al tramonto il credente rinnova ogni giorno la sua "adorazione", cioè il suo riconoscimento della presenza di Dio, Creatore e Signore dell’universo. E' un riconoscimento colmo di gratitudine, che parte dal profondo del cuore e investe tutto l'essere, perché solo adorando e amando Dio sopra ogni cosa l'uomo può realizzare pienamente se stesso” (7 agosto 2005 – Angelus).
“I Magi adorarono il Bambino di Betlemme, riconoscendo in Lui il Messia promesso, il Figlio unigenito del Padre, in cui, come afferma san Paolo, "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). Analoga esperienza, in un certo senso, è quella dei discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni - lo ricorda la Festa della Trasfigurazione celebrata proprio ieri - ai quali Gesù sul monte Tabor rivelò la sua gloria divina, preannunciando la definitiva vittoria sulla morte. Con la Pasqua, poi, Cristo crocifisso e risorto manifesterà appieno la sua divinità, offrendo a tutti gli uomini il dono del suo amore redentore. I Santi sono coloro che hanno accolto questo dono e sono diventati veri adoratori del Dio vivente, amandolo senza riserve in ogni momento della loro vita. Con il prossimo incontro di Colonia, la Chiesa vuole riproporre a tutti i giovani del terzo millennio questa santità, vetta dell’amore” (7 agosto 2005 – Angelus).
“Nel corso di questa Giornata Mondiale della Gioventù rifletteremo insieme sul tema "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2). Si tratta di un’opportunità da non perdere per approfondire il significato dell’esistenza umana come "pellegrinaggio", compiuto sotto la guida della "stella", alla ricerca del Signore. Guarderemo insieme alle figure dei Magi che, provenendo da terre diverse e lontane, furono tra i primi a riconoscere in Gesù di Nazaret, nel Figlio della Vergine Maria, il Messia promesso, ed a prostrarsi davanti a Lui (cfr Mt 2,1-12). Alla memoria di queste figure emblematiche sono particolarmente legate la Comunità ecclesiale e la Città di Colonia. Come i Magi, tutti i credenti, in particolare i giovani, sono chiamati ad affrontare il cammino della vita alla ricerca della verità, della giustizia, dell’amore. E’ un cammino la cui meta risolutiva si può trovare soltanto mediante l’incontro con Cristo, un incontro che non si realizza senza la fede” (18 agosto 2005 – Discorso all’aeroporto di Colonia).
“In ogni Messa, infatti, l’incontro con la Parola di Dio ci introduce alla partecipazione al mistero della croce e risurrezione di Cristo e così ci introduce alla Mensa eucaristica, all’unione con Cristo. Sull’altare è presente Colui che i Magi videro steso sulla paglia: Cristo, il Pane vivo disceso dal cielo per dare la vita al mondo, il vero Agnello che dà la propria vita per la salvezza dell’umanità. Illuminati dalla Parola, è sempre a Betlemme - la "Casa del pane" - che potremo fare l’incontro sconvolgente con l’inconcepibile grandezza di un Dio che si è abbassato fino al punto di mostrarsi nella mangiatoia, di darsi come cibo sull’altare” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
“I Magi sono pieni di stupore davanti a ciò che vedono; il cielo sulla terra e la terra nel cielo; l’uomo in Dio e Dio nell’uomo; vedono racchiuso in un piccolissimo corpo chi non può essere contenuto da tutto il mondo" (San Pietro Crisologo, Sermone 160, n. 2). Durante queste giornate, in quest’"Anno dell’Eucaristia", ci volgeremo con lo stesso stupore verso Cristo presente nel Tabernacolo della misericordia, nel Sacramento dell’Altare” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
“La città di Colonia non sarebbe quella che è senza i Re Magi, che tanto hanno inciso sulla sua storia, la sua cultura e la sua fede. Qui la Chiesa celebra, in un certo senso, tutto l’anno la festa dell’Epifania! Perciò, prima di rivolgermi a voi davanti a questa magnifica cattedrale, ho voluto raccogliermi qualche istante in preghiera davanti al reliquiario dei tre Re Magi, rendendo grazie a Dio per la loro testimonianza di fede, di speranza e di amore. Partite da Milano nel 1164, le reliquie dei Magi, scortate dall’Arcivescovo di Colonia Reinald von Dassel, superarono le Alpi per giungere a Colonia dove furono accolte con grandi manifestazioni di giubilo. Peregrinando per l’Europa, tali reliquie hanno lasciato tracce evidenti, che ancor oggi sussistono nella toponomastica e nella devozione popolare. Per i Re Magi gli abitanti di Colonia hanno fatto fabbricare il reliquiario più prezioso dell’intero mondo cristiano e, come se ciò non bastasse, hanno elevato su di esso un reliquiario ancora più grande, questa stupenda cattedrale gotica che, dopo le ferite della guerra, è tornata ad offrirsi agli occhi dei visitatori in tutto lo splendore della sua bellezza. Con Gerusalemme la "Città Santa", con Roma la "Città Eterna", con Santiago di Compostela in Spagna, Colonia, grazie ai Magi, è divenuta nel corso dei secoli uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell’Occidente cristiano” (18 agosto 2005 – Discorso davanti alla Cattedrale di Colonia).
Penso in modo particolare ai martiri ed alle martiri dei primi secoli, come la giovane Sant’Orsola e le sue compagne che, secondo la tradizione, furono martirizzate sotto Diocleziano. E come non evocare San Bonifacio, l’apostolo della Germania, che di Colonia fu eletto Vescovo nel 745 con il consenso del Papa Zaccaria? Ma a questa città è legato anche il nome di Sant’Alberto Magno, il cui corpo riposa qui vicino, nella cripta della chiesa di Sant’Andrea. A Colonia fu discepolo di Alberto Magno San Tommaso d’Aquino, il quale poi vi fu anche professore. Senza dimenticare il beato Adolph Kolping -morto a Colonia nel 1865 -, che da calzolaio si fece sacerdote e fondò numerose opere sociali, soprattutto nel campo della formazione professionale. Venendo più vicino a noi, il pensiero va a Edith Stein, eminente filosofa ebrea del XXº secolo, che entrò nel Carmelo di Colonia con il nome di Teresa Benedetta della Croce, e morì nel campo di concentramento di Auschwitz. Il Papa Giovanni Paolo II l’ha canonizzata e dichiarata Compatrona dell’Europa con Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena. Con questi e con tutti gli altri santi, noti e ignoti, noi scopriamo il volto più intimo e più vero di questa città e prendiamo coscienza del patrimonio di valori che ci è stato consegnato dalle generazioni cristiane che ci hanno preceduto. E’ un patrimonio molto ricco. Spetta a noi esserne all’altezza. E’ una responsabilità che le pietre stesse degli antichi edifici della città ci ricordano (18 agosto 2005 – Discorso fuori la cattedrale di Colonia).
“L’adorazione ha un contenuto e comporta anche un dono. Volendo con il gesto dell’adorazione riconoscere questo bambino come il loro Re al cui servizio intendevano mettere il proprio potere e le proprie possibilità, gli uomini provenienti dall’Oriente seguivano senz’altro la traccia giusta. Servendo e seguendo Lui, volevano insieme con Lui servire la causa della giustizia e del bene nel mondo. E in questo avevano ragione. Ora però imparano che ciò non può essere realizzato semplicemente per mezzo di comandi e dall’alto di un trono. Ora imparano che devono donare se stessi – un dono minore di questo non basta per questo Re. Ora imparano che la loro vita deve conformarsi a questo modo divino di esercitare il potere, a questo modo d’essere di Dio stesso. Devono diventare uomini della verità, del diritto, della bontà, del perdono, della misericordia. Non domanderanno più: Questo a che cosa mi serve? Dovranno invece domandare: Con che cosa servo io la presenza di Dio nel mondo? Devono imparare a perdere se stessi e proprio così a trovare se stessi. Andando via da Gerusalemme, devono rimanere sulle orme del vero Re, al seguito di Gesù” (20 agosto 2005 – Discorso ai giovani durante la Veglia sulla spianata del Marienfeld di Colonia). “Davanti all’Ostia sacra, nella quale Gesù per noi si è fatto pane che dall’interno sostiene e nutre la nostra vita (cfr Gv 6,35), abbiamo ieri sera cominciato il cammino interiore dell’adorazione. Nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione. Con la Celebrazione eucaristica ci troviamo in quell’"ora" di Gesù di cui parla il Vangelo di Giovanni. Mediante l’Eucaristia questa sua "ora" diventa la nostra ora, presenza sua in mezzo a noi. Insieme con i discepoli Egli celebrò la cena pasquale d’Israele, il memoriale dell’azione liberatrice di Dio che aveva guidato Israele dalla schiavitù alla libertà. Gesù segue i riti d’Israele. Recita sul pane la preghiera di lode e di benedizione. Poi però avviene una cosa nuova. Egli ringrazia Dio non soltanto per le grandi opere del passato; lo ringrazia per la propria esaltazione che si realizzerà mediante la Croce e la Risurrezione, parlando ai discepoli anche con parole che contengono la somma della Legge e dei Profeti: "Questo è il mio Corpo dato in sacrificio per voi. Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue". E così distribuisce il pane e il calice, e insieme dà loro il compito di ridire e rifare sempre di nuovo in sua memoria quello che sta dicendo e facendo in quel momento” (21 agosto 2005 – Omelia durante la Santa Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia).
“Che cosa sta succedendo? Come Gesù può distribuire il suo Corpo e il suo Sangue? Facendo del pane il suo Corpo e del vino il suo Sangue, Egli anticipa la sua morte, l’accetta nel suo intimo e la trasforma in un’azione di amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto di un amore che si dona totalmente. È questa la trasformazione sostanziale che si realizzò nel cenacolo e che era destinata a suscitare un processo di trasformazioni il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28). Già da sempre tutti gli uomini in qualche modo aspettano nel loro cuore un cambiamento, una trasformazione del mondo. Ora questo è l’atto centrale di trasformazione che solo è in grado di rinnovare veramente il mondo: la violenza si trasforma in amore e quindi la morte in vita. Poiché questo atto tramuta la morte in amore, la morte come tale è già dal suo interno superata, è già presente in essa la risurrezione. La morte è, per così dire, intimamente ferita, così che non può più essere lei l’ultima parola. È questa, per usare un’immagine a noi oggi ben nota, la fissione nucleare portata nel più intimo dell’essere – la vittoria dell’amore sull’odio, la vittoria dell’amore sulla morte. Soltanto questa intima esplosione del bene che vince il male può suscitare poi la catena di trasformazioni che poco a poco cambieranno il mondo. Tutti gli altri cambiamenti rimangono superficiali e non salvano. Per questo parliamo di redenzione: quello che dal più intimo era necessario è avvenuto, e noi possiamo entrare in questo dinamismo. Gesù può distribuire il suo Corpo, perché realmente dona se stesso” (21 agosto 2005 – Omelia durante la Santa Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia).
“Proskynesis. Essa significa il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire. Significa che libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per diventare in tal modo noi stessi veri e buoni. Questo gesto è necessario, anche se la nostra brama di libertà in un primo momento resiste a questa prospettiva. Il farla completamente nostra sarà possibile soltanto nel secondo passo che l’Ultima Cena ci dischiude. La parola latina per adorazione è ad-oratio – contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere” (21 agosto 2005 – Omelia durante la Santa Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia).
“L’Eucaristia deve diventare il centro della nostra vita. Non è positivismo o brama di potere, se la Chiesa ci dice che l’Eucaristia è parte della domenica. Al mattino di Pasqua, prima le donne e poi i discepoli ebbero la grazia di vedere il Signore. D’allora in poi essi seppero che ormai il primo giorno della settimana, la domenica, sarebbe stato il giorno di Lui, di Cristo. Il giorno dell’inizio della creazione diventava il giorno del rinnovamento della creazione. Creazione e redenzione vanno insieme. Per questo è così importante la domenica. È bello che oggi, in molte culture, la domenica sia un giorno libero o, insieme col sabato, costituisca addirittura il cosiddetto "fine-settimana" libero. Questo tempo libero, tuttavia, rimane vuoto se in esso non c’è Dio. Cari amici! Qualche volta, in un primo momento, può risultare piuttosto scomodo dover programmare nella domenica anche la Messa. Ma se vi ponete impegno, constaterete poi che è proprio questo che dà il giusto centro al tempo libero. Non lasciatevi dissuadere dal partecipare all’Eucaristia domenicale ed aiutate anche gli altri a scoprirla. Certo, perché da essa si sprigioni la gioia di cui abbiamo bisogno, dobbiamo imparare a comprenderla sempre di più nelle sue profondità, dobbiamo imparare ad amarla. Impegniamoci in questo senso – ne vale la pena! Scopriamo l’intima ricchezza della liturgia della Chiesa e la sua vera grandezza: non siamo noi a far festa per noi, ma è invece lo stesso Dio vivente a preparare per noi una festa” (21 agosto 2005 – Omelia durante la Santa Messa conclusiva della XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia).
Dialogo con le diverse confessioni cristiane
“Un particolare saluto rivolgo a quanti sono venuti dall’"Oriente", come i Magi. Voi siete i rappresentanti delle innumerevoli folle di nostri fratelli e sorelle in umanità, che aspettano senza saperlo il sorgere della stella nei loro cieli per essere condotti a Cristo, Luce delle Genti, e per trovare in Lui la risposta appagante per la sete dei loro cuori” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
“Provenendo io stesso da questo Paese, conosco bene la situazione penosa che la rottura dell’unità nella professione della fede ha comportato per tante persone e tante famiglie. Anche per questo motivo, subito dopo la mia elezione a Vescovo di Roma, quale Successore dell'apostolo Pietro ho manifestato il fermo proposito di assumere il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità del mio Pontificato” (19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania).
“La fratellanza tra i cristiani non è semplicemente un vago sentimento e nemmeno nasce da una forma di indifferenza verso la verità. Essa è fondata sulla realtà soprannaturale dell'unico Battesimo, che ci inserisce nell’unico Corpo di Cristo (cfr 1 Cor 12,13; Gal 3,28; Col 2,12). Insieme confessiamo Gesù Cristo come Dio e Signore; insieme lo riconosciamo come unico mediatore tra Dio e gli uomini (cfr 1 Tm 2,5), sottolineando la nostra comune appartenenza a Lui” (19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania).
“Non intendo sviluppare qui un programma per i temi immediati del dialogo – questo è compito dei teologi in collaborazione con i Vescovi. Mi sia concessa soltanto un’annotazione: le questioni ecclesiologiche, e specialmente quella del ministero consacrato, ossia del sacerdozio, sono connesse inscindibilmente con la questione sul rapporto tra Scrittura e Chiesa, sull’istanza cioè della giusta interpretazione della Parola di Dio e dello sviluppo di essa nella vita della Chiesa. Una priorità urgente nel dialogo ecumenico è costituita poi dalle grandi questioni etiche poste dal nostro tempo; in questo campo gli uomini di oggi in ricerca si aspettano con buona ragione una risposta comune da parte dei cristiani, che, grazie a Dio, in molti casi si è trovata. Ma purtroppo non sempre. A causa di contraddizioni in questo campo la testimonianza evangelica e l'orientamento etico che dobbiamo ai fedeli e alla società perdono di forza, assumendo non di rado caratteristiche vaghe, e così veniamo meno al nostro dovere di dare al nostro tempo la testimonianza necessaria. Le nostre divisioni sono in contrasto con la volontà di Gesù e ci rendono inattendibili davanti agli uomini” (19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania).
“Che cosa significa ristabilire l'unità di tutti i cristiani? La Chiesa cattolica ha di mira il raggiungimento della piena unità visibile dei discepoli di Cristo secondo la definizione che ne ha dato il Concilio Ecumenico Vaticano II in vari suoi documenti (cfr Lumen gentium, nn. 8;13; Unitatis redintegratio, nn. 2;4 ecc.). Tale unità sussiste, secondo la nostra convinzione, nella Chiesa cattolica senza possibilità di essere perduta (cfr Unitatis redintegratio, n. 4). Essa non significa, tuttavia, uniformità in tutte le espressioni della teologia e della spiritualità, nelle forme liturgiche e nella disciplina. Unità nella molteplicità e molteplicità nell'unità: nell’Omelia per la solennità dei santi Pietro e Paolo, lo scorso 29 giugno, ho rilevato che piena unità e vera cattolicità vanno insieme. Condizione necessaria perché questa coesistenza si realizzi è che l’impegno per l'unità si purifichi e si rinnovi continuamente, cresca e maturi. A questo scopo può recare un suo contributo il dialogo” (19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania).
“Vedo un confortante motivo di ottimismo nel fatto che oggi si sta sviluppando una sorta di "rete" di collegamento spirituale tra cattolici e cristiani delle varie Chiese e Comunità ecclesiali: ciascuno si impegna nella preghiera, nella revisione della propria vita, nella purificazione della memoria, nell’apertura della carità. Il padre dell'ecumenismo spirituale, Paul Couturier, ha parlato a questo riguardo di un "chiostro invisibile", che raccoglie tra le sue mura queste anime appassionate di Cristo e della sua Chiesa. Io sono convinto che, se un numero crescente di persone si unirà alla preghiera del Signore "perché tutti siano una sola cosa" (Gv 17,21), una tale preghiera nel nome di Gesù non cadrà nel vuoto (cfr Gv 14,13; 15,7.16 ecc.). Con l’aiuto che viene dall’Alto, troveremo, nelle varie questioni tuttora aperte, soluzioni praticabili, e il desiderio di unità alla fine, quando e come Egli vorrà, sarà appagato. Invito tutti voi a percorrere, insieme con me, questa strada” (19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania).
“Nel contesto ricco di speranza delle Giornate di Colonia, si colloca molto bene l’incontro ecumenico con i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali. Il ruolo della Germania nel dialogo ecumenico è importante sia per la triste storia delle divisioni che per la parte significativa svolta nel cammino di riconciliazione. Auspico che il dialogo, quale scambio reciproco di doni, e non solo di parole, contribuisca inoltre a far crescere e maturare quella "sinfonia" ordinata ed armonica che è l’unità cattolica. In tale prospettiva, le Giornate Mondiali della Gioventù rappresentano un valido "laboratorio" ecumenico” (24 agosto 2005 – Udienza generale).
Dialogo Ebrei
“Era mio profondo desiderio, in occasione della mia prima visita in Germania dopo l’elezione a successore dell'apostolo Pietro, di incontrare la comunità ebraica di Colonia e i rappresentanti del giudaismo tedesco. Con questa visita vorrei riallacciarmi all'evento del 17 novembre 1980, quando il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio in Germania, incontrò a Magonza il Comitato Centrale Ebraico in Germania e la Conferenza Rabbinica. Voglio confermare anche in questa circostanza che intendo continuare il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell'amicizia con il popolo ebraico, in cui Papa Giovanni Paolo II ha fatto passi decisivi” (19 agosto 2005 – Discorso durante la visita alla Sinagoga di Colonia).
“Dobbiamo conoscerci a vicenda molto di più e molto meglio. Perciò incoraggio un dialogo sincero e fiducioso tra ebrei e cristiani: solo così sarà possibile giungere ad un’interpretazione condivisa di questioni storiche ancora discusse e, soprattutto, fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto tra ebraismo e cristianesimo. Questo dialogo, se vuole essere sincero, non deve passare sotto silenzio le differenze esistenti o minimizzarle: anche nelle cose che, a causa della nostra intima convinzione di fede, ci distinguono gli uni dagli altri, anzi proprio in esse, dobbiamo rispettarci a vicenda” (19 agosto 2005 – Discorso durante la visita alla Sinagoga di Colonia).
“Il Decalogo (cfr Es 20; Dt 5) è per noi patrimonio e impegno comune. I dieci comandamenti non sono un peso, ma l’indicazione del cammino verso una vita riuscita. Lo sono, in particolare, per i giovani che incontro in questi giorni e che mi stanno tanto a cuore. Il mio augurio è che essi sappiano riconoscere nel Decalogo la lampada per i loro passi, la luce per il loro cammino (cfr Sal 119,105). Ai giovani gli adulti hanno la responsabilità di passare la fiaccola della speranza che da Dio è stata data agli ebrei come ai cristiani, perché "mai più" le forze del male arrivino al dominio e le generazioni future, con l'aiuto di Dio, possano costruire un mondo più giusto e pacifico in cui tutti gli uomini abbiano uguale diritto di cittadinanza” (19 agosto 2005 – Discorso durante la visita alla Sinagoga di Colonia).
“E come non rivivere con emozione la visita alla Sinagoga di Colonia, dove ha sede la più antica Comunità ebraica in Germania? Con i fratelli ebrei ho fatto memoria della Shoà, e del 60° anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti. Quest’anno ricorre, inoltre, il 40° anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra aetate, che ha inaugurato una nuova stagione di dialogo e di solidarietà spirituale tra ebrei e cristiani, nonché di stima per le altre grandi tradizioni religiose” (24 agosto 2005 – Udienza generale).
Dialogo Musulmani
“Sono certo di interpretare anche il vostro pensiero nel porre in evidenza, tra le preoccupazioni, quella che nasce dalla constatazione del dilagante fenomeno del terrorismo. Continuano a ripetersi in varie parti del mondo azioni terroristiche, che seminano morte e distruzione, gettando molti nostri fratelli e sorelle nel pianto e nella disperazione. Gli ideatori e programmatori di questi attentati mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza. Se insieme riusciremo ad estirpare dai cuori il sentimento di rancore, a contrastare ogni forma di intolleranza e ad opporci ad ogni manifestazione di violenza, freneremo l’ondata di fanatismo crudele che mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel mondo. Il compito è arduo, ma non impossibile. Il credente infatti sa di poter contare, nonostante la propria fragilità, sulla forza spirituale della preghiera” (20 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane).
“Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo. E’ questo un messaggio scandito in modo inconfondibile dalla voce sommessa ma chiara della coscienza. E’ un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare: se se ne spegnesse l’eco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una nuova barbarie. Solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie” (20 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane).
“Voi, stimati amici, rappresentate alcune Comunità musulmane esistenti in questo Paese nel quale sono nato, ho studiato e ho vissuto una buona parte della mia vita. Proprio per questo era mio desiderio incontrarvi. Voi guidate i credenti dell’Islam e li educate nella fede musulmana. L’insegnamento è il veicolo attraverso cui si comunicano idee e convincimenti. La parola è la strada maestra nell’educazione della mente. Voi avete, pertanto, una grande responsabilità nella formazione delle nuove generazioni. Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci propone. Non c’è spazio per l’apatia e il disimpegno ed ancor meno per la parzialità e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l’ottimismo e la speranza. Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro. I giovani, provenienti da tante parti del mondo, sono qui a Colonia come testimoni viventi di solidarietà, di fratellanza e di amore. Vi auguro con tutto il cuore, cari amici musulmani, che il Dio misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini sempre. Il Dio della pace sollevi i nostri cuori, alimenti la nostra speranza e guidi i nostri passi sulle strade del mondo” (20 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane).
“Quest’anno ricorre, inoltre, il 40° anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra aetate, che ha inaugurato una nuova stagione di dialogo e di solidarietà spirituale tra ebrei e cristiani, nonché di stima per le altre grandi tradizioni religiose. Tra queste, un posto particolare occupa l’Islam, i cui seguaci adorano l’unico Dio e si rifanno volentieri al patriarca Abramo. Per tale ragione ho voluto incontrare i rappresentanti di alcune Comunità musulmane, ai quali ho manifestato le speranze e le preoccupazioni del difficile momento storico che stiamo vivendo, auspicando che siano estirpati il fanatismo e la violenza e che insieme si possa collaborare nel difendere sempre la dignità della persona umana e tutelare i suoi diritti fondamentali” (24 agosto 2005 – Udienza generale).
Dignità
“Non solo i giovani, ma anche le comunità e gli stessi Pastori debbono prendere sempre più coscienza d’un dato fondamentale per l’evangelizzazione: laddove Dio non occupa il primo posto, laddove non è riconosciuto e adorato come il Bene supremo, la dignità dell’uomo è messa a repentaglio. È pertanto urgente portare l’uomo di oggi a "scoprire" il volto autentico di Dio, che si è rivelato a noi in Gesù Cristo. Anche l’umanità del nostro tempo potrà così, come i Magi, prostrarsi dinanzi a lui e adorarlo. Parlando con i Vescovi tedeschi, ricordavo che l’adorazione non è "un lusso, ma una priorità". Cercare Cristo dev’essere l’incessante anelito dei credenti, dei giovani e degli adulti, dei fedeli e dei loro pastori. Va incoraggiata questa ricerca, va sostenuta e guidata. La fede non è semplicemente l’adesione ad un complesso in sé completo di dogmi, che spegnerebbe la sete di Dio presente nell’animo umano. Al contrario, essa proietta l’uomo, in cammino nel tempo, verso un Dio sempre nuovo nella sua infinitezza. Il cristiano è perciò contemporaneamente uno che cerca e uno che trova. È proprio questo che rende la Chiesa giovane, aperta al futuro, ricca di speranza per l’intera umanità” (27 agosto 2005 – Angelus).
Fiducia nel Signore
“Analogamente un anziano anonimo dei Padri del deserto ci ha tramandato questa dichiarazione, che riecheggia il Salmo 130: «Io non ho mai oltrepassato il mio rango per camminare più in alto, né mi sono mai turbato in caso di umiliazione, perché ogni mio pensiero era in questo: nel pregare il Signore che mi spogliasse dell’uomo vecchio» (I Padri del deserto. Detti, Roma 1980, p. 287)” (10 agosto 2005 – Udienza generale). “A tutti vorrei dire con insistenza: spalancate il vostro cuore a Dio, lasciatevi sorprendere da Cristo! Concedetegli il "diritto di parlarvi" durante questi giorni! Aprite le porte della vostra libertà al suo amore misericordioso! Esponete le vostre gioie e le vostre pene a Cristo, lasciando che Egli illumini con la sua luce la vostra mente e tocchi con la sua grazia il vostro cuore. In questi giorni benedetti di condivisione e di gioia, fate l’esperienza liberatrice della Chiesa come luogo della misericordia e della tenerezza di Dio verso gli uomini. Nella Chiesa e mediante la Chiesa raggiungerete Cristo che vi aspetta” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
“Cari giovani, la felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth, nascosto nell’Eucaristia. Solo lui dà pienezza di vita all’umanità! Con Maria, dite il vostro "sì" a quel Dio che intende donarsi a voi. Vi ripeto oggi quanto ho detto all’inizio del mio pontificato: "Chi fa entrare Cristo [nella propria vita] non perde nulla, nulla - assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No, solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in questa amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera" (Omelia per l’inizio del ministero di Supremo Pastore, 24 aprile 2005). Siatene pienamente convinti: Cristo nulla toglie di quanto avete in voi di bello e di grande, ma porta tutto a perfezione per la gloria di Dio, la felicità degli uomini, la salvezza del mondo” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
Giovani
“Cari Fratelli, l’esperienza di questi vent’anni ci ha insegnato che ogni Giornata Mondiale della Gioventù costituisce, in un certo senso, un nuovo inizio per la pastorale giovanile del Paese che l’ha ospitata. La preparazione dell’evento mobilita persone e risorse, e la sua celebrazione porta con sé una ventata di entusiasmo, che occorre assecondare nel modo migliore. E’ un potenziale enorme di energie, che può ulteriormente accrescersi distribuendosi sul territorio. Penso alle parrocchie, alle associazioni, ai movimenti; penso ai sacerdoti, ai religiosi, ai catechisti, agli animatori impegnati con i giovani. Immagino che in Germania moltissimi siano stati coinvolti da questo avvenimento. Prego perché per ciascuno di essi possa segnare un’autentica crescita nell’amore a Cristo e alla Chiesa, e incoraggio tutti a portare avanti insieme, con rinnovato spirito di servizio, il lavoro pastorale tra le nuove generazioni” (21 agosto 2005 – Discorso ai Vescovi di Germania).
“La maggior parte dei giovani tedeschi vive in buone condizioni sociali ed economiche, però non mancano situazioni difficili. Aumenta in tutte le fasce sociali il numero dei giovani provenienti da famiglie disgregate. La disoccupazione giovanile in Germania ha conosciuto purtroppo un incremento. Inoltre molti ragazzi e ragazze si ritrovano confusi, privi di risposte valide per le domande sul senso della vita e della morte, sul loro presente e sul loro futuro. Molte proposte della società moderna sfociano nel vuoto e tanti giovani finiscono nelle "sabbie mobili" dell’alcool e della droga, o nelle spire di gruppi estremistici. Una parte dei giovani tedeschi, soprattutto nell’Est, non ha mai conosciuto personalmente la Buona Novella di Gesù Cristo. Nelle stesse zone tradizionalmente cattoliche l’insegnamento della religione e la catechesi non riescono sempre a dar vita a legami duraturi dei giovani con la Comunità ecclesiale. Per questo la Chiesa in Germania è impegnata a cercare strade nuove per arrivare ai giovani e per annunciare ad essi Cristo. La Giornata Mondiale della Gioventù costituisce sempre, per usare una parola cara al Papa Giovanni Paolo II, un eccezionale "laboratorio" in tal senso. Un laboratorio anche vocazionale, perché in questi giorni il Signore non mancherà di far sentire con forza la sua chiamata nel cuore di non pochi giovani. Una chiamata che chiede naturalmente di essere accolta e interiorizzata, per mettere radici profonde e così portare frutti buoni e duraturi. Tante testimonianze di giovani e di coppie stanno a dimostrare che l’esperienza di questi Incontri mondiali, quando prosegue in un cammino di fede, di discernimento e di servizio ecclesiale, sfocia in scelte mature di vita matrimoniale, religiosa, sacerdotale e missionaria. Tenendo conto della scarsità di sacerdoti e di religiosi che ormai anche in Germania diventa drammatica, vi invito, cari Fratelli, a promuovere con rinnovato slancio una pastorale vocazionale che possa raggiungere le parrocchie, i centri educativi, le famiglie. La pastorale giovanile e vocazionale si riallaccia inevitabilmente con quella familiare. Non dico nulla di nuovo se rilevo che la famiglia oggi si trova ad affrontare tanti problemi e difficoltà. Vi esorto calorosamente a non farvi scoraggiare, ma a proseguire con fiducia nel vostro impegno in favore della famiglia cristiana. Lo scopo a cui miriamo è di far sì che i coniugi siano in grado di assolvere pienamente alla loro missione, in particolare nell’evangelizzazione dei bambini e dei giovani” (21 agosto 2005 – Discorso ai Vescovi di Germania).
“Nel mondo giovanile giocano un ruolo importante le associazioni e i movimenti, che costituiscono un’indubbia ricchezza. La Chiesa deve valorizzare queste realtà e al tempo stesso deve guidarle con saggezza pastorale, affinché contribuiscano nel modo migliore, con i loro diversi doni, all’edificazione della comunità, mai ponendosi in concorrenza le une con le altre ma rispettandosi e collaborando insieme per suscitare nei giovani la gioia della fede, l’amore per la Chiesa e la passione per il Regno di Dio. A tale scopo è indispensabile che quanti sono impegnati con e per i giovani siano in prima persona testimoni convinti di Cristo e fedeli all’insegnamento della Chiesa. Analogo discorso vale nel campo dell’educazione cattolica e della catechesi: sono certo che non mancherete di porre premurosa attenzione affinché, per i compiti di insegnante di religione e di catechista, siano scelte persone preparate e fedeli al magistero ecclesiale. Un valido aiuto in questo impegno per la formazione cristiana delle nuove generazioni verrà sicuramente dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, nel quale sono raccolti in sintesi tutti gli elementi essenziali della fede e della morale cattolica, formulati in maniera chiara e accessibile a tutti” (21 agosto 2005 – Discorso ai vescovi di Germania).
“Cari Fratelli nell’Episcopato, se Dio vorrà vi saranno altre occasioni per approfondire le molte questioni che interpellano la vostra e la mia sollecitudine pastorale. In questa circostanza ho voluto raccogliere con voi il messaggio lasciato dal grande pellegrinaggio dei giovani. Mi pare che essi, al termine di questa esperienza, ci si rivolgano in sintesi così: "Siamo venuti per adorarlo. L’abbiamo incontrato. Aiutateci adesso a diventare suoi discepoli e testimoni". E’ un appello esigente, ma quanto mai consolante per il cuore di un Pastore! Il ricordo delle giornate vissute qui a Colonia all’insegna della speranza sostenga il vostro, il nostro ministero. Vi lascio il mio affettuoso incoraggiamento, che è al tempo stesso una fervida richiesta fraterna di camminare e operare uniti, sul fondamento di una comunione che ha nell’Eucaristia il suo culmine e la sua inesauribile sorgente. Vi affido tutti a Maria Santissima, Madre di Cristo e della Chiesa, mentre di cuore imparto a ciascuno di voi e alle vostre Comunità una speciale Benedizione Apostolica” (21 agosto 2005 – Discorso ai Vescovi di Germania).
“Cari fratelli e sorelle, dal cuore della "vecchia" Europa, che nel secolo scorso, purtroppo, ha conosciuto orrendi conflitti e regimi disumani, i giovani hanno rilanciato all’umanità del nostro tempo il messaggio della speranza che non delude, perché fondata sulla Parola di Dio fattasi carne in Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. A Colonia i giovani hanno incontrato e adorato l’Emanuele , il Dio-con-noi, nel mistero dell’Eucaristia ed hanno meglio compreso, che la Chiesa è la grande famiglia mediante la quale Dio forma uno spazio di comunione e di unità tra ogni continente, cultura e razza, una -per così dire- "grande comitiva di pellegrini" guidati da Cristo, stella radiosa che illumina la storia. Gesù si fa nostro compagno di viaggio nell’Eucaristia, e nell’Eucaristia – così dicevo nell’omelia della celebrazione conclusiva mutuando dalla fisica un’immagine ben nota - porta "la fissione nucleare" nel cuore più nascosto dell’essere. Solo quest’intima esplosione del bene che vince il male può dar vita alle altre trasformazioni necessarie per cambiare il mondo. Preghiamo quindi perché i giovani da Colonia rechino con sé la luce di Cristo, che è verità e amore e la diffondano dappertutto. Potremo così assistere ad una primavera di speranza in Germania, in Europa e nel mondo intero” (24 agosto 2005 – Udienza generale).
Giovanni Paolo II
“Arrivando oggi a Colonia per partecipare con voi alla XX Giornata Mondiale della Gioventù, mi è spontaneo ricordare con emozione e riconoscenza il Servo di Dio tanto amato da tutti noi Giovanni Paolo II, che ebbe l’idea luminosa di chiamare a raccolta i giovani del mondo intero per celebrare insieme Cristo, unico Redentore del genere umano. Grazie al dialogo profondo che si è sviluppato nel corso di oltre vent’anni tra il Papa e i giovani, molti di loro hanno potuto approfondire la fede, stringere legami di comunione, appassionarsi alla Buona Novella della salvezza in Cristo e proclamarla in tante parti della terra. Questo grande Papa ha saputo capire le sfide che si presentano ai giovani di oggi e, confermando la sua fiducia in loro, non ha esitato ad incitarli ad essere coraggiosi annunciatori del Vangelo e intrepidi costruttori della civiltà della verità, dell’amore e della pace” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
“Oggi tocca a me raccogliere questa straordinaria eredità spirituale che Papa Giovanni Paolo II ci ha lasciato. Lui vi ha amati, voi l’avete capito e lo avete ricambiato con lo slancio della vostra età. Ora tutti insieme abbiamo il compito di metterne in pratica gli insegnamenti” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
“Con ciò ho consapevolmente voluto ricalcare le orme di due miei grandi Predecessori: di Paolo VI che, ormai più di quarant'anni fa, firmò il Decreto conciliare sull'ecumenismo Unitatis redintegratio, e di Giovanni Paolo II, che fece poi di questo documento il criterio ispiratore del suo agire. La Germania nel dialogo ecumenico riveste un posto di particolare importanza. Essa infatti non è solo il Paese d'origine della Riforma; è anche uno dei Paesi da cui è partito il movimento ecumenico del XX secolo. A seguito dei flussi migratori del secolo scorso, anche cristiani delle Chiese ortodosse e delle antiche Chiese dell’Oriente hanno trovato in questo Paese una nuova patria. Ciò ha indubbiamente favorito il confronto e lo scambio. Insieme ci rallegriamo nel constatare che il dialogo, col passare del tempo, ha suscitato una riscoperta della fratellanza e creato tra i cristiani delle varie Chiese e Comunità ecclesiali un clima più aperto e fiducioso. Il mio venerato Predecessore nella sua Enciclica Ut unum sint (1995) ha indicato proprio in questo un frutto particolarmente significativo del dialogo (cfr nn. 41s.; 64)” (19 agosto 2005 – Discorso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane della Germania).
“Come l’amato Giovanni Paolo II soleva fare dopo ogni pellegrinaggio apostolico, anch’io vorrei quest’oggi, insieme con voi, ripercorrere i giorni trascorsi a Colonia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. La Provvidenza divina ha voluto che il mio primo viaggio pastorale fuori d’Italia avesse come meta proprio il mio Paese di origine e avvenisse in occasione del grande incontro dei giovani del mondo, a vent’anni dall’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù, voluta con intuizione profetica dall’indimenticabile mio Predecessore. Dopo il mio ritorno, dal profondo del mio cuore rendo grazie a Dio per il dono di questo pellegrinaggio, del quale conserverò un caro ricordo” (24 agosto 2005 – Udienza generale).
Missione
“Cari seminaristi! Se Dio vorrà, un giorno anche voi, consacrati dallo Spirito Santo, inizierete la vostra missione. Ricordatevi sempre le parole di Gesù: "Rimanete nel mio amore" (Gv 15,9). Se rimarrete in Cristo, porterete molto frutto. Non voi avete scelto lui, ma lui ha scelto voi (cfr Gv 15,16). Ecco il segreto della vostra vocazione e della vostra missione! Esso è conservato nel cuore immacolato di Maria, che veglia con amore materno su ognuno di voi. A Lei ricorrete sovente e con fiducia. Io vi assicuro il mio affetto e la mia preghiera quotidiana, mentre di cuore vi benedico” (19 agosto 2005 – Discorso ai seminaristi presso la Chiesa di San Pantaleon a Colonia).
Pace
“Come sapete, nei giorni scorsi l’Irish Republican Army (IRA) dell’Irlanda del Nord ha annunciato di aver formalmente ordinato la fine della lotta armata in favore dell’uso esclusivo di trattative pacifiche. È una bella notizia, che contrasta con le dolorose vicende di cui siamo quotidianamente testimoni in tante parti del mondo e che giustamente ha suscitato soddisfazione e speranza in quell’isola e nell’intera comunità internazionale. Da parte mia, sono particolarmente lieto di unirmi a tali sentimenti. Inoltre incoraggio tutti, senza eccezioni, a continuare a percorrere con coraggio il cammino tracciato e a intraprendere ulteriori passi che permettano di rafforzare la fiducia reciproca, promuovere la riconciliazione e consolidare le trattative verso una pace giusta e duratura. Lo faccio con lo stesso vigore con cui il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II a Drogheda, nel settembre del 1979, implorava di allontanarsi dai sentieri della violenza e di tornare sulle vie della pace. All’intercessione di Maria Ss.ma, a San Patrizio e a tutti i Santi d’Irlanda affidiamo la nostra comune preghiera per questa intenzione” (31 luglio 2005 – Angelus).
Santi
“La Diocesi e la Regione di Colonia, in particolare, conservano la memoria viva di grandi testimoni della civiltà cristiana. Penso, tra gli altri, a san Bonifacio, a sant’Orsola, a sant’Alberto Magno e, in tempi più recenti, a santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e al beato Adolph Kolping. Questi nostri illustri fratelli nella fede, che lungo i secoli hanno tenuto alta la fiaccola della santità, siano "modelli" e "patroni" della Giornata Mondiale della Gioventù che si sta qui celebrando” (18 agosto 2005 – Discorso all’aeroporto di Colonia).
“Qualcuno tra voi potrebbe forse far propria la descrizione che Edith Stein faceva della propria adolescenza, lei che visse poi nel Carmelo di Colonia: "Avevo coscientemente e deliberatamente perso l’abitudine di pregare” (18 agosto 2005 – Discorso ai giovani sulla banchina del Poller Rheinwiesen sul fiume Reno).
“Cari amici, ci domandiamo che cosa tutto questo significhi per noi. Poiché quello che abbiamo appena detto sulla natura diversa di Dio, che deve orientare la nostra vita, suona bello, ma resta piuttosto sfumato e vago. Per questo Dio ci ha donato degli esempi. I Magi provenienti dall’Oriente sono soltanto i primi di una lunga processione di uomini e donne che nella loro vita hanno costantemente cercato con lo sguardo la stella di Dio, che hanno cercato quel Dio che a noi, esseri umani, è vicino e ci indica la strada. È la grande schiera dei santi – noti o sconosciuti – mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto davanti a noi il Vangelo e ne ha sfogliato le pagine; questo, Egli sta facendo tuttora. Nelle loro vite, come in un grande libro illustrato, si svela la ricchezza del Vangelo. Essi sono la scia luminosa di Dio che Egli stesso lungo la storia ha tracciato e traccia ancora. Il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II ha beatificato e canonizzato una grande schiera di persone di epoche lontane e vicine. In queste figure ha voluto dimostrarci come si fa ad essere cristiani; come si fa a svolgere la propria vita in modo giusto – a vivere secondo il modo di Dio. I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane. Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare; essi l’hanno sempre nuovamente illuminata quanto era necessario per dare la possibilità di accettare – magari nel dolore – la parola pronunciata da Dio al termine dell’opera della creazione: "È cosa buona". Basta pensare a figure come San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, Sant’Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo, ai fondatori degli Ordini religiosi dell’Ottocento che hanno animato e orientato il movimento sociale, o ai santi del nostro tempo – Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Madre Teresa, Padre Pio. Contemplando queste figure impariamo che cosa significa "adorare", e che cosa vuol dire vivere secondo la misura del bambino di Betlemme, secondo la misura di Gesù Cristo e di Dio stesso” (20 agosto 2005 – Discorso ai giovani durante la Veglia sulla spianata del Marienfeld di Colonia).
Seminario
“Questo è il seminario: non tanto un luogo, ma, appunto, un significativo tempo della vita di un discepolo di Gesù. Immagino l’eco che possono avere dentro di voi le parole del tema di questa ventesima Giornata mondiale - "Siamo venuti per adorarlo" - e l’intero racconto evangelico dei Magi, da cui il tema è tratto. Questa pagina riveste per voi un valore singolare, proprio perché state compiendo il percorso di discernimento e di verifica della chiamata al sacerdozio” (19 agosto 2006 – Discorso ai seminaristi presso la chiesa di San Pantaleon a Colonia).
“Cari amici, è questo il mistero della chiamata, della vocazione; mistero che coinvolge la vita di ogni cristiano, ma che si manifesta con maggiore evidenza in coloro che Cristo invita a lasciare tutto per seguirlo più da vicino. Il seminarista vive la bellezza della chiamata nel momento che potremmo definire di "innamoramento". Il suo animo è colmo di stupore, che gli fa dire nella preghiera: Signore, perché proprio a me? Ma l’amore non ha "perché", è dono gratuito, a cui si risponde con il dono di sé” (19 agosto 2006 – Discorso ai seminaristi presso la chiesa di San Pantaleon a Colonia).
“Il seminario è tempo destinato alla formazione e al discernimento. La formazione, come ben sapete, ha diverse dimensioni, che convergono nell’unità della persona: essa comprende l’ambito umano, spirituale e culturale. Il suo scopo più profondo è di far conoscere intimamente quel Dio che in Gesù Cristo ci ha mostrato il suo volto. Per questo è necessario uno studio approfondito della Sacra Scrittura come anche della fede e della vita della Chiesa, nella quale la Scrittura permane come parola vivente. Tutto ciò deve collegarsi con le domande della nostra ragione e quindi con il contesto della vita umana di oggi. Questo studio, a volte, può sembrare faticoso, ma esso costituisce una parte insostituibile del nostro incontro con Cristo e della nostra chiamata ad annunciarlo. Tutto concorre a sviluppare una personalità coerente ed equilibrata, in grado di assumere validamente, per poi compiere responsabilmente la missione presbiterale. Decisivo è il ruolo dei formatori: la qualità del presbiterio in una Chiesa particolare dipende in buona parte da quella del seminario, e perciò dalla qualità dei responsabili della formazione. Cari seminaristi, proprio per questo con viva riconoscenza oggi preghiamo per tutti i vostri superiori, professori ed educatori, che sentiamo spiritualmente presenti a questo incontro” (19 agosto 2006 – Discorso ai seminaristi presso la Chiesa di San Pantaleon a Colonia).
“Il seminario è tempo di preparazione alla missione. I Magi "fecero ritorno" al loro Paese e certamente resero testimonianza dell’incontro con il Re dei Giudei. Anche voi, dopo il lungo e necessario itinerario formativo del seminario, sarete inviati per essere i ministri del Cristo; ciascuno di voi tornerà tra la gente come alter Christus. Nel viaggio di ritorno, i Magi dovettero affrontare certamente pericoli, fatiche, smarrimenti, dubbi… Non c’era più la stella a guidarli! Ormai la luce era dentro di loro. Ad essi spettava ormai custodirla e alimentarla nella costante memoria di Cristo, del suo Volto santo, del suo Amore ineffabile” (19 agosto 2006 – Discorso ai seminaristi presso la chiesa di San Pantaleon a Colonia).
“A Colonia i giovani hanno avuto modo a più riprese di approfondire queste tematiche spirituali e si sono sentiti sospinti dallo Spirito Santo ad essere testimoni di Cristo, che nell’Eucaristia ha promesso di restare realmente presente tra noi sino alla fine del mondo. Ripenso ai vari momenti che ho avuto la gioia di condividere con loro, specialmente alla veglia di sabato sera e alla celebrazione conclusiva di domenica. A queste suggestive manifestazioni di fede si sono uniti milioni di altri giovani da ogni angolo della terra, grazie ai provvidenziali collegamenti radio televisivi. Ma vorrei qui rievocare un incontro singolare, quello con i seminaristi, giovani chiamati a una più radicale sequela di Cristo, Maestro e Pastore. Avevo voluto che ci fosse un momento specifico dedicato a loro, anche per mettere in risalto la dimensione vocazionale tipica delle Giornate Mondiali della Gioventù. Non poche vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono sbocciate, in questi venti anni, proprio durante le Giornate Mondiali della Gioventù, occasioni privilegiate nelle quali lo Spirito Santo fa sentire la sua chiamata” (24 agosto 2005 – Udienza generale).
Vergine Maria
“La festa dell’Assunta, tanto cara alla tradizione popolare, costituisce per tutti i credenti un’utile occasione per meditare sul senso vero e sul valore dell’esistenza umana nella prospettiva dell’eternità. Cari fratelli e sorelle, è il Cielo la nostra definitiva dimora. Da lì Maria ci incoraggia con il suo esempio ad accogliere la volontà di Dio, a non lasciarci sedurre dai fallaci richiami di tutto ciò che è effimero e passeggero, a non cedere alle tentazioni dell’egoismo e del male che spengono nel cuore la gioia della vita. Invoco l’aiuto di Maria Assunta in Cielo specialmente per i giovani partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù che, trasferendosi da altre Diocesi tedesche dove sono stati ospiti per alcuni giorni, oppure provenendo direttamente dai loro Paesi, si incontrano da quest’oggi a Colonia. A Dio piacendo, mi unirò a loro anch’io, giovedì prossimo, per vivere insieme i vari momenti di tale straordinario evento ecclesiale. Culmine della Giornata Mondiale della Gioventù sarà la solenne Veglia di sabato sera e la Celebrazione eucaristica di domenica 21 agosto. La Vergine Santa ottenga a tutti coloro che vi prenderanno parte di seguire l’esempio dei Magi per incontrare Cristo presente soprattutto nell’Eucaristia e ripartire poi per le loro città e nazioni di origine con il vivo proposito di testimoniare la novità e la gioia del Vangelo” (15 agosto 2005 – Angelus). “La Vergine Maria, che presentò il Bambino Gesù ai Magi giunti a Betlemme per adorare il Salvatore, continui ad intercedere per noi, così come da secoli veglia sul Popolo della Germania dai tanti Santuari sparsi nei Länder tedeschi. Il Signore benedica voi qui presenti, come pure tutti i pellegrini e gli abitanti del Paese. Dio protegga la Repubblica Federale di Germania!” (18 agosto 2005 – Discorso all’aeroporto di Colonia).
QUAESTIONES
La prima intervista concessa da Papa Benedetto XVI ai microfoni di Radio Vaticana.
Papa Benedetto XVI ha concesso il 13 agosto, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, la sua prima intervista a padre E. von Gemmingen, responsabile della sezione tedesca della Radio Vaticana. Riportiamo di seguito il testo integrale.
D. – Padre Santo, il 25 aprile lei ha detto: sono contento di andare a Colonia. Contento, perché?
R. – Per molte ragioni. Prima di tutto, ho passato degli anni molto belli in Renania, e mi fa piacere di poter condividere di nuovo l’indole della Renania, di questa città aperta al mondo, e tutto quanto ad essa è legato. E poi perché la Provvidenza ha voluto che il mio primo viaggio all’estero fosse proprio in Germania: mai avrei osato organizzarlo io stesso!, ma se poi è proprio il Buon Dio a disporre così, certo, abbiamo il diritto di gioirne! Ed anche il fatto che questo primo viaggio all’estero sia proprio un incontro con i giovani di tutto il mondo ... Incontrare i giovani è sempre bello, perché magari hanno anche tanti problemi, ma sicuramente portano con sé tanta speranza, tanto entusiasmo, tante aspettative: nei giovani c’è la dinamica del futuro! Da un incontro con i giovani si esce sempre con una carica nuova, più allegri, più aperti. Ecco, questi sono alcuni dei motivi che poi, con il passare del tempo, hanno ulteriormente rafforzato, e non certo diminuito la mia gioia.
D. – Santità, quale il messaggio specifico che Lei vuole portare ai giovani che da tutto il mondo vengono a Colonia? Qual è la cosa più importante che lei vuole trasmettere loro?
R. – Vorrei fare capire loro che è bello essere cristiani! L’idea genericamente diffusa è che i cristiani debbano osservare un’immensità di comandamenti, divieti, principi e simili e che quindi il cristianesimo sia qualcosa di faticoso e oppressivo da vivere e che si è più liberi senza tutti questi fardelli. Io invece vorrei mettere in chiaro che essere sostenuti da un grande Amore e da una rivelazione non è un fardello ma sono ali e che è bello essere cristiani. Questa esperienza ci dona l’ampiezza, ci dona però soprattutto la comunità, il fatto cioè che come cristiani non siamo mai soli: in primo luogo c’è Dio, che è sempre con noi; e poi noi, tra di noi, formiamo sempre una grande comunità, una comunità in cammino, che ha un progetto per il futuro: tutto questo fa sì che viviamo una vita che vale la pena di vivere. La gioia di essere cristiano: è bello ed è giusto, anche, credere!
D. – Santo Padre, essere Papa significa essere ‘costruttore di ponti’ – ‘pontifex’, appunto. La Chiesa poggia su una saggezza antica, e Lei si trova oggi ad incontrare una gioventù che sicuramente ha tanto entusiasmo, ma in quanto a saggezza ha ancora molta strada da fare ... Come è possibile costruire un ponte tra questa antica saggezza – compresa anche quella del Papa, che ha una certa età – e la gioventù? Come si fa?
R. – Bè, staremo a vedere quanto il Signore sarà disposto ad aiutarmi, in questa opera! Comunque, la saggezza non è quella cosa che ha un po’ il sapore di stantìo – in tedesco, a questa parola si associa un po’ anche questo sapore! Piuttosto, intendo per saggezza la comprensione di quello che è importante, lo sguardo che coglie l’essenziale. E’ ovvio che i giovani devono ancora ‘imparare’ a vivere la vita, vogliono scoprirla da soli, non vogliono trovarsi la ‘pappa pronta’. Ecco, qui forse si potrebbe vedere un po’ la contraddizione. Al contempo, però, la saggezza aiuta ad interpretare il mondo, che è sempre nuovo perché, sia pur calato in nuovi contesti, riporta sempre e comunque all’essenziale e a come, poi, l’essenziale possa essere messo in pratica. In questo senso, credo che parlare, credere e vivere partendo da qualcosa che è stato donato all’umanità e le ha acceso dei lumi, non sia una ‘pappa pronta stantìa’, ma sia invece adeguato proprio alla dinamica della gioventù, che chiede cose grandi e totali. Ecco cos’è la saggezza della fede: non il fatto di riconoscere una gran quantità di dettagli, caratteristica necessaria invece in una professione, ma riconoscere, al di là di tutti i dettagli, l’essenziale della vita, come essere Persona, come costruire il futuro.
D. – Santità, Lei ha detto, e questa Sua affermazione è stata ripresa: “La Chiesa è giovane”, non è una cosa vecchia. In che senso?
R. – Intanto, in senso strettamente biologico, perché ad essa appartengono molti giovani; ma essa è anche giovane perché la sua fede sgorga dalla sorgente di Dio, quindi proprio dalla fonte dalla quale viene tutto quello che è nuovo e rinnovatore. Non si tratta quindi di una minestra rifatta, scaldata e riscaldata, che ci viene riproposta da duemila anni. Perché Dio stesso è l’origine della giovinezza e della vita. E se la fede è un dono che viene da Lui – è l’acqua fresca che sempre ci viene donata – quella che poi ci consente di vivere e che poi noi, a nostra volta, possiamo immettere come forza vivificatrice nelle strade del mondo, vuol dire allora che la Chiesa ha la forza di ringiovanire. Uno dei Padri della Chiesa, osservando la Chiesa, aveva considerato che, con il passare degli anni, sorprendentemente essa non invecchiava ma diventava sempre più giovane, perché essa va sempre più incontro al Signore, sempre più incontro a quella sorgente dalla quale sgorga la giovinezza, la novità, il ristoro, la forza fresca della vita.
D. – Lei conosce la Chiesa tedesca meglio di me. Una delle questioni fondamentali è l’ecumenismo, l’unità della Chiesa soprattutto tra la Chiesa cattolica e le Chiese evangeliche. Forse esiste anche l’utopica speranza che la GMG possa imprimere una svolta all’ecumenismo. Quale posto riveste l’ecumenismo a Colonia?
R. – Esiste in quanto il compito dell’unità permea tutta l’entità della Chiesa e non è un compito qualsiasi, a margine. Quando poi la fede è vissuta e trattata in maniera ‘centrale’, essa stessa rappresenta un impulso all’unità. Ovviamente, il dialogo ecumenico come tale non è all’ordine del giorno a Colonia, perché Colonia è sostanzialmente un incontro tra giovani cattolici di tutto il mondo e anche con quei giovani che non sono cattolici ma che vogliono sapere se da noi possono trovare una risposta alle loro domande. Quindi, immagino che questa dimensione dell’ecumenismo possa essere presente piuttosto negli incontri tra i giovani: i giovani non parlano soltanto con il Papa ma sostanzialmente si incontrano anche tra di loro. Io avrò un incontro con i nostri fratelli evangelici: purtroppo, non avremo molto tempo perché il programma del giorno è fittissimo; ma sarà sufficiente per riflettere su come vogliamo andare avanti. Ricordo molto bene e con piacere la prima visita di Giovanni Paolo II in Germania: a Magonza, erano seduti allo stesso tavolo, lui ed i rappresentanti della Comunità evangelica, a ragionare su come procedere. In seguito a quell’incontro fu istituita quella Commissione dalla quale è scaturita poi la Dichiarazione di Augusta sulla Giustificazione. Credo che sia importante che noi tutti abbiamo sempre, costantemente presente l’unità, proprio nella centralità del nostro essere cristiani e non solo nell’occasione di determinati incontri; per questo, qualunque cosa possiamo fare a partire dalla nostra fede, avrà comunque un significato ecumenico.
D. – Santità, purtroppo proprio nei nostri Paesi ricchi del Nord, si manifesta un allontanamento dalla Chiesa e dalla fede in generale, ma soprattutto da parte giovani. Come ci si può opporre a questa tendenza? O meglio, come si può dare una risposta alla ricerca del senso della vita – “Che senso ha la mia vita?” – da parte dei giovani, per far sì che i giovani dicano: “Ehi, ecco quello che fa per noi: è la Chiesa!”?
R. – Ovviamente, stiamo tutti cercando di presentare il Vangelo ai giovani in maniera che essi comprendano: “Ecco il messaggio che stavamo aspettando!”. E’ vero anche che nella nostra società occidentale moderna ci sono molte zavorre che ci allontanano dal cristianesimo; la fede appare molto lontana, anche Dio appare molto lontano ... La vita invece piena di possibilità e di compiti ... e tendenzialmente il desiderio dei giovani è di essere padroni della propria vita, di viverla al massimo delle sue possibilità ... Penso al Figliol Prodigo che considerava noiosa la sua vita nella casa paterna: “Voglio vivere la vita fino in fondo, godermela fino in fondo!”. E poi si accorge che la sua vita è vuota e che in realtà era libero e grande proprio quando viveva nella casa di suo padre! Credo però che tra i giovani si stia anche diffondendo la sensazione che tutti questi divertimenti che vengono offerti, tutto il mercato costruito sul tempo libero, tutto quello che si fa, che si può fare, che si può comprare e vendere, poi alla fine non può essere ‘il tutto’. Da qualche parte, ci dev’essere il ‘di più’! Ecco allora la grande domanda: “Cos’è quindi l’essenziale? Non può essere tutto quello che abbiamo e che possiamo comprare!”. Ecco allora il cosiddetto ‘mercato delle religioni’ che però in qualche modo torna ad offrire la religione come una merce e quindi la degrada, certamente. Eppure indica che esiste una domanda. Ora, occorre riconoscere questa richiesta e non ignorarla, non scansare il cristianesimo come qualcosa di ormai concluso e sufficientemente sperimentato, e contribuire affinché esso possa essere riconosciuto come quella possibilità sempre fresca, proprio perché originata da Dio, che cela e rivela in sé dimensioni sempre nuove ... In realtà, il Signore ci dice: “Lo Spirito Santo vi introdurrà in cose che io oggi non posso dirvi!”. Il cristianesimo è pieno di dimensioni non ancora rivelate e si mostra sempre fresco e nuovo, se la domanda è posta dal profondo. In un certo senso, si imbatte la domanda che già c’è e la risposta che viviamo e che noi stessi, proprio attraverso quella domanda, riceviamo sempre di nuovo. Questo dovrebbe essere l’evento nell’incontro tra l’annuncio del Vangelo e l’essere giovani.
D. – Ho la sensazione che l’Europa stia rinunciando a se stessa, ai suoi valori, a quei valori fondati sul cristianesimo e anche i valori umani, che questi contino sempre meno. Noi europei viviamo con una certa stanchezza, mentre ad esempio cinesi e indiani mostrano una grande vitalità. Parliamo delle radici cristiane, in riferimento anche al Trattato costituzionale dell’Unione Europea. L’Europa è in crisi. Ora, un evento come la Giornata mondiale della Gioventù, alla quale è previsto che partecipi quasi un milione di persone, può dare un impulso a ricercare le radici cristiane, soprattutto da parte dei giovani, affinché possiamo tutti continuare a vivere in maniera “umana”?
R. – Ce lo auguriamo, perché proprio un incontro del genere, tra persone che vengono da ogni continente, dovrebbe dare un impulso nuovo anche al continente “vecchio”, che lo ospita; dovrebbe aiutarci a non guardare solo a quanto vi è di malato, di stanco, di mancato nella storia europea – non dimentichiamo che ci troviamo in una fase di auto-commiserazione e auto-condanna. Ma in tutte le storie c’è stato qualcosa di ‘malato’, anche se nella nostra, che pure ha sviluppato possibilità tecniche così grandi, questo assume un significato ancora più drammatico. Dobbiamo però guardare anche alle cose grandi che sono nate in Europa! Diversamente non sarebbe possibile, oggi, che tutto il mondo ‘vivesse’ in qualche modo della civiltà che in Europa si è sviluppata, se questa civiltà non avesse radici molto profonde! Oggi noi abbiamo solo queste da offrire; succede invece che raccogliendo questa civiltà, ma cercando altre radici, alla fine si cade in contraddizione ... Credo che questa civiltà, con tutti i suoi pericoli e le sue speranze, possa essere ‘dominata’ e condotta alla sua grandezza solo se essa imparerà a riconoscere le sorgenti della sua forza; se riusciremo di nuovo a vedere quella ‘grandezza’, in modo che restituisca l’orientamento e l’importanza alla possibilità di essere Uomo, così minacciata; se riusciremo di nuovo a gioire del fatto di vivere in questo continente che ha determinato le sorti del mondo – nel bene e nel male. Proprio per questo noi abbiamo il dovere costante di riscoprire la verità, la purezza, la grandezza e di determinarne il futuro, per pórci quindi in maniera nuova e magari migliore al servizio dell’umanità intera.
D. – Un’ultima domanda. Lo scopo ideale da raggiungere con la Giornata mondiale della Gioventù di Colonia: se proprio tutto andasse nel migliore dei modi ...
R. – Bè, sicuramente che passi un vento di nuova fede sulla gioventù, sopratutto sulla gioventù della Germania e dell’Europa. In Germania ci sono tuttora grandi istituzioni cristiane, i cristiani compiono ancora molte opere di bene, ma c’è anche tanta stanchezza. Siamo talmente impegnati a risolvere questioni strutturali che ci mancano poi l’entusiasmo e la gioia che vengono dalla fede. Se questa ventata riuscisse a far rivivere in noi la gioia di conoscere Cristo, e riuscisse a imprimere un nuovo slancio alla Chiesa che è in Germania e in tutta Europa, penso che potremmo dire che la Giornata mondiale della Gioventù ha raggiunto il suo scopo.
D. – Santità, La ringraziamo di cuore per questo colloquio, Le auguriamo ogni bene e la Benedizione di Dio per i giorni belli seppur faticosi che La aspettano a Colonia.
R. – Grazie!