Agenzia FIDES – 30
settembre 2009
SPECIALE FIDES
Instrumentum mensis
Septembris
pro lectura Magisterii Summi Pontificis Benedicti XVI
pro Evangelizatione in terris missionum
Annus V – Numerus
IX,
September
A.D. MMIX
Il Santo Padre Benedetto XVI nel mese di settembre ha continuato a risiedere nel
Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Domenica 6 ha compiuto una Visita
Pastorale a Viterbo e Bagnoregio. Il 12, nella Basilica Vaticana il Santo Padre
ha presieduto la Santa Messa, nel corso della quale ha conferito l’Ordinazione
episcopale a cinque Presuli. Il 19, nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo,
Benedetto XVI ha incontrato i Patriarchi
e gli Arcivescovi Maggiori Orientali, annunciando un prossimo Sinodo speciale
per il Medio Oriente. Dal 26 al 28, il Sommo Pontefice ha compiuto un Viaggio
Apostolico nella Repubblica Ceca.
Tra le udienze di
questo periodo, il Santo Padre ha incontrato i Vescovi del Brasile, in visita ad
Limina apostolorum, i promotori del padiglione della Sante Sede alla Expo 2008
di Zaragoza, i partecipanti al Convegno per i Vescovi di recente nomina.
Si segnalano,
inoltre, il Messaggio all’XI Simposio intercristiano, il giorno 3; il
Video-Messaggio al Vertice Onu sui cambiamenti climatici, del giorno 22
e
quello al Ritiro Sacerdotale
Internazionale, tenuto ad
Ars
sul tema "La gioia di essere sacerdote: consacrato per la salvezza del mondo",
del 29.
Al
termine della preghiera dell’Angelus di domenica 20, il Santo Padre ha espresso
il proprio dolore per il gravissimo attentato in Afghanistan ad alcuni militari
italiani, assicurando la propria preghiera.
·
SYNTHESIS
INTERVENTUUM
2 settembre 2009 – Udienza generale
3 settembre 2009 – Proiezione del film “Sant’Agostino”
3 settembre 2009 – Messaggio all’XI Simposio intercristiano
6
settembre 2009 – Visita pastorale a Viterbo e Bagnoregio – Santa Messa sulla
Spianata di Valle Faul
6
settembre 2009 – Visita pastorale a Viterbo e Bagnoregio – Angelus
16 settembre 2009 – Udienza generale
17 settembre
2009 – Messaggio di cordoglio per le vittime dell’attentato in Afghanistan
17 settembre
2009 – Udienza ai Vescovi del Brasile in visita ad Limina (2)
19 settembre
2009 – Incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori Orientali
20 settembre
2009 – Angelus
21 settembre
2009 – Udienza ai partecipanti al convegno per i Vescovi di recente nomina
21 settembre
2009 – Telegramma di cordoglio per le vittime dell'attentato terroristico a
Kabul
22 settembre
2009 – Video–messaggio al Vertice Onu sui cambiamenti climatici
23 settembre
2009 – Udienza generale
27 settembre 2009 –
Viaggio Apostolico nella Repubblica Ceca –
Santa Messa a Brno
27 settembre 2009 – Viaggio Apostolico nella
Repubblica Ceca – Incontro con il Consiglio Ecumenico delle Chiese nella
Repubblica Ceca
27 settembre –
Viaggio Apostolico nella Repubblica Ceca –
Incontro con le Istituzioni culturali dello Stato e della Chiesa cattolica
28 settembre 2009 – Viaggio Apostolico nella
Repubblica Ceca – Santa Messa a Melnik
28 settembre 2009 – Viaggio Apostolico nella
Repubblica Ceca – Cerimonia di congedo
29 settembre 2009 – Video Messaggio al Ritiro
Sacerdotale Internazionale
·
VERBA PONTIFICIS
Anno Sacerdotale
Consacrazione religiosa
Ecumenismo
Eucaristia
Infanzia
Libertà
Missione
Missione
Sapienza
Sfide attuali
Virtù teologali
·
QUAESTIONES
Anno Sacerdotale
– EUROPA/SPAGNA – Sacerdoti e catechisti di Granada si incontrano per riflettere
su “Vocazione e Catechesi”, in sintonia con l’Anno Sacerdotale
Migrazioni
– AMERICA/COLOMBIA – Settimana del Migrante 2009 sul tema “Costruendo la dignità
nella diversità culturale”: “dare testimonianza fraterna nel servizio ai
fratelli immigrati e sfollati”
Pontificie Opere
Missionarie
– AFRICA/ZAMBIA – L’Infanzia Missionaria celebra il 10mo anniversario della sua
presenza in due diocesi dello Zambia, Lusaka e Monze
Pontificie
Opere Missionarie – AMERICA/BOLIVIA –
“Non si può parlare di formazione missionaria se non vi è spazio per un incontro
con Gesù Cristo”: incontro di formazione per 80 animatori missionari e III
Incontro dei Segretari dell’Infanzia e dell’Adolescenza Missionaria del Cono Sur
Violenza –
AMERICA/BRASILE – Don Ruggero Ruvoletto,
missionario Fidei donum italiano, ucciso nella canonica della sua parrocchia a
Manaus
Vocazione
–
ASIA/CINA – Le religiose di diverse congregazioni diocesane cinesi hanno emesso
i voti in questi giorni, alla vigilia della festa della Natività della Beata
Vergine Maria
Vocazione
–
EUROPA/ITALIA – Nel noviziato dei Legionari di Cristo a Gozzano celebrata la
prima professione e la consegna dell’abito religioso
·
SUPER QUAESTIONES
·
SYNTHESIS
INTERVENTUUM
Tutti i
testi integrali dei discorsi, delle omelie e delle catechesi del Santo Padre si
trovano su www.fides.org
2 settembre 2009 – Udienza generale
VATICANO – All’udienza generale Benedetto XVI parla dell’abate di Cluny,
Sant’Ottone: “con azione incisiva alimentava nei monaci, come anche nei fedeli
laici del suo tempo, il proposito di progredire con passo solerte sulla via
della perfezione cristiana”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Riprendendo la presentazione dei grandi
Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del tempo medioevale, “perché,
come in uno specchio, nelle loro vite e nei loro scritti vediamo che cosa vuol
dire essere cristiani”, il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato l’udienza
generale di mercoledì 2 settembre alla “figura luminosa di sant’Oddone, abate di
Cluny”. L’udienza si è svolta nell’Aula Paolo VI in Vaticano, dove il Papa è
giunto dalla residenza estiva di Castel Gandolfo, in cui ha fatto ritorno dopo
l’incontro con i fedeli e i pellegrini.
Sant’Oddone si colloca nel periodo del Medioevo che vide diffondersi in tutta
Europa la spiritualità ispirata alla Regola di San Benedetto, con la nascita di
numerosi centri monastici nel continente che contribuirono “largamente a
diffondere lo spirito e la sensibilità cristiana”. Sant’Oddone fu il secondo
abate del monastero di Cluny, “che nel Medioevo fu tra i più illustri e
celebrati”. Nato verso l’880, ai confini tra il Maine e la Touraine, in Francia,
ancora adolescente Oddone, durante una veglia natalizia, si sentì salire
spontaneamente alle labbra una preghiera alla Vergine “Madre di misericordia”,
appellativo con cui si rivolgerà poi sempre a Maria. In quel periodo conobbe la
Regola di san Benedetto e iniziò ad osservarne alcuni principi. Entrò quindi
come monaco nell’abbazia benedettina di Baume, per poi passare in quella di
Cluny, di cui nel 927 divenne abate.
“Da quel centro di vita spirituale poté esercitare un vasto influsso sui
monasteri del continente” ha sottolineato Benedetto XVI ricordando che “della
sua guida e della sua riforma si giovarono anche in Italia diversi cenobi”.
Trovandosi a Roma, nell’estate del 942, Oddone cadde malato e, sentendosi
prossimo alla fine, volle tornare presso il suo san Martino, cui il padre lo
aveva consacrato nella più tenera età, a Tours, ove morì il 18 novembre 942.
“Il biografo, nel sottolineare in Oddone la ‘virtù della pazienza’, offre un
lungo elenco di altre sue virtù – ha ricordato Benedetto XVI –, quali il
disprezzo del mondo, lo zelo per le anime, l’impegno per la pace delle Chiese.
Grandi aspirazioni dell’abate Oddone erano la concordia tra i re e i principi,
l’osservanza dei comandamenti, l’attenzione ai poveri, l’emendamento dei
giovani, il rispetto per i vecchi… Non mancava di esercitare pure… il ministero
della parola e dell’esempio”.
Oddone aveva una concezione della vita monastica ispirata all’attegguiamento di
Maria di Magdala, che, “seduta ai piedi del Signore, con spirito attento
ascoltava la sua parola”. Nei suoi scritti traspare “l’amore all’interiorità,
una visione del mondo come di realtà fragile e precaria da cui sradicarsi, una
costante inclinazione al distacco dalle cose avvertite come fonti di
inquietudine, un’acuta sensibilità per la presenza del male nelle varie
categorie di uomini, un’intima aspirazione escatologica”. Inoltre il Santo Padre
ha sottolineato la particolare “devozione” al Corpo e al Sangue di Cristo “che
Oddone, di fronte a una estesa trascuratezza da lui vivacemente deplorata,
coltivò sempre con convinzione”.
“Sant’Oddone è stato una vera guida spirituale sia per i monaci che per i fedeli
del suo tempo – ha ricordato ancora il Pontefice –. Di fronte alla ‘vastità dei
vizi’ diffusi nella società, il rimedio che egli proponeva con decisione era
quello di un radicale cambiamento di vita, fondato sull’umiltà, l’austerità, il
distacco dalle cose effimere e l’adesione a quelle eterne. Nonostante il
realismo della sua diagnosi circa la situazione del suo tempo, Oddone non
indulge al pessimismo… l’abate di Cluny amava sostare nella contemplazione della
misericordia di Cristo, il Salvatore che… ha preso su di sé i flagelli che
sarebbero spettati a noi – osserva – per salvare così la creatura che è opera
sua e che ama”.
L’ultimo tratto di Sant’Oddone messo in evidenza dal Papa riguarda la sua
profonda bontà: “Era austero, ma soprattutto era buono, un uomo di una grande
bontà, una bontà che proviene dal contatto con la bontà divina. Oddone, così ci
dicono i suoi coetanei, effondeva intorno a sé la gioia di cui era ricolmo… il
vigoroso ed insieme amabile abate medioevale, appassionato di riforma, con
azione incisiva alimentava nei monaci, come anche nei fedeli laici del suo
tempo, il proposito di progredire con passo solerte sulla via della perfezione
cristiana”. Benedetto XVI ha concluso la sua catechesi con l’auspicio che “la
sua bontà, la gioia che proviene dalla fede, unite all’austerità e
all’opposizione ai vizi del mondo, tocchino anche il nostro cuore, affinché
anche noi possiamo trovare la fonte della gioia che scaturisce dalla bontà di
Dio”. (S.L.) (Agenzia Fides 3/9/2009; righe 63, parole 892)
3 settembre 2009 – Proiezione del film “Sant’Agostino”
VATICANO – Il Santo Padre al termine della proiezione del film "Sant'Agostino":
“noi non possiamo trovare da soli la Verità, ma la Verità, che è Persona, ci
trova”
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) – Nel pomeriggio di mercoledì 2 settembre, nella
Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre
Benedetto XVI ha assistito alla proiezione di una sintesi del film
"Sant'Agostino", dedicato alla vita del Vescovo di Ippona. Il film, una
coproduzione Italia, Germania e Polonia, è stato realizzato da Lux Vide/Rai
Fiction, Bayerischer Rundfunk/Tellux Film, Eos Entertainment Rai Trade e Grupa
Filmova Baltmedia e diretto dal regista Christian Duguay. Al termine della
proiezione, il Santo Padre ha pronunciato queste parole:
“Cari amici, alla fine di questo grande viaggio spirituale, che si è realizzato
nel film che abbiamo visto, sento il dovere di dire grazie a tutti coloro che ci
hanno offerto questa visione. Grazie alla Televisione Bavarese per l'impegno
profuso — ed è una grande gioia che un'osservazione piuttosto casuale fatta tre
anni fa, sia stata l'inizio di un cammino che ha portato a questa grandiosa
rappresentazione della vita di sant'Agostino. Grazie a Lux Vide e grazie alla
Rai per questa realizzazione. In realtà, mi sembra che il film sia un viaggio
spirituale in un continente spirituale molto distante da noi e tuttavia molto
vicino a noi, perché il dramma umano è sempre lo stesso. Abbiamo visto come, in
un contesto per noi molto lontano, si rappresenta tutta la realtà della vita
umana, con tutti i problemi, le tristezze, gli insuccessi, come pure il fatto
che, alla fine, la Verità è più forte di qualunque ostacolo e trova l'uomo.
Questa è la grande speranza che rimane alla fine: noi non possiamo trovare da
soli la Verità, ma la Verità, che è Persona, ci trova. Esternamente la vita di
sant'Agostino sembra finire in modo tragico: il mondo per il quale e nel quale è
vissuto finisce, viene distrutto. Ma come è stato qui affermato, il suo
messaggio è rimasto e, anche nei cambiamenti del mondo, esso perdura, perché
viene dalla Verità e guida alla Carità, che è la nostra comune destinazione.
Grazie a tutti. Speriamo che molti, vedendo questo dramma umano, possano essere
trovati dalla Verità e trovare la Carità.” (S.L.) (Agenzia Fides 3/9/2009; righe
23, parole 350)
3 settembre 2009 – Messaggio all’XI Simposio intercristiano
VATICANO – Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI all’XI Simposio
intercristiano: “costruire insieme la Città di Dio, dove i suoi figli possano
vivere nella pace e nella carità fraterna, fondate sulla verità della fede
comune”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Conoscere con oggettività storica e
cordialità fraterna le ricchezze dottrinali e spirituali che formano il
patrimonio dell’oriente e dell’occidente cristiano, diventa indispensabile non
solo per valorizzarle, ma anche per promuovere un migliore reciproco
apprezzamento fra tutti i cristiani. Esprimo pertanto il cordiale auspicio che
il vostro Simposio sia fruttuoso, quanto mai proficuo per scoprire convergenze
dottrinali e spirituali utili a costruire insieme la Città di Dio, dove i suoi
figli possano vivere nella pace e nella carità fraterna, fondate sulla verità
della fede comune.” Questo l’augurio che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto
ai partecipanti all’XI Simposio intercristiano, promosso dall’Istituto
Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dalla
Facoltà Teologica Ortodossa dell’Università Aristoteles di Tessalonica, che si
svolge a Roma dal 3 al 5 settembre, in un suo Messaggio inviato al Presidente
del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Card.
Walter Kasper.
Benedetto XVI rivolge “un caloroso e beneaugurante saluto agli organizzatori e
ai partecipanti”, rallegrandosi per questa iniziativa “di fraterno incontro e
confronto sugli aspetti comuni della spiritualità, che è linfa benefica per un
più ampio rapporto fra cattolici e ortodossi”. Iniziati nel 1992, i Simposi
affrontano “tematiche importanti e costruttive per la reciproca comprensione ed
unità di intenti” ricorda il Papa, sottolineando che quest’anno il Simposio si
svolge a Roma, “città che offre a tutti i cristiani testimonianze indelebili di
storia, archeologia, iconografia, agiografia e spiritualità. Forte stimolo ad
avanzare verso la piena comunione è soprattutto la memoria degli Apostoli Pietro
e Paolo, Protòthroni, e di tanti martiri, testimoni antichissimi della fede”.
Ricordando il tema scelto: "Sant’Agostino nella tradizione occidentale e
orientale", Benedetto XVI sottolinea che esso “risulta quanto mai interessante
per approfondire la teologia e la spiritualità cristiana in occidente e in
oriente, e il loro sviluppo. Il Santo di Ippona, un grande Padre della Chiesa
Latina, riveste in effetti una fondamentale importanza per la teologia e per la
stessa cultura dell’occidente, mentre la ricezione del suo pensiero nella
teologia ortodossa si è rivelata piuttosto problematica”. (S.L.) (Agenzia Fides
4/9/2009, righe 26, parole 343)
Viterbo
(Agenzia Fides) – Domenica 6 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha lasciato
in elicottero le Ville Pontificie di Castel Gandolfo per effettuare una visita
pastorale a Viterbo e Bagnoregio. A Viterbo, dopo aver benedetto le nuove porte
di bronzo della Cattedrale, Benedetto XVI ha ricevuto il benvenuto del Sindaco e
del Vescovo sulla Loggia dei Papi. Quindi, dopo una breve visita alla "Sala del
Conclave" del Palazzo, si è recato nella spianata di Valle Faul, dove ha
presieduto la Concelebrazione eucaristica (vedi Fides 31/7/2009).
“In
questo contesto, che rievoca secoli di storia civile e religiosa, si trova ora
idealmente raccolta, con il Successore di Pietro, l’intera vostra Comunità
diocesana, per essere da lui confermata nella fedeltà a Cristo e al suo Vangelo”
ha detto il Papa nell’omelia, salutando subito dopo le varie componenti della
comunità diocesana, le autorità civili e militari.
“Ogni
assemblea liturgica è spazio della presenza di Dio – ha detto Benedetto XVI –.
Riuniti per la Santa Eucaristia, i discepoli del Signore proclamano che Egli è
risorto, è vivo e datore di vita, e testimoniano che la sua presenza è grazia, è
compito, è gioia”. Commentando le letture della liturgia domenicale, il Papa ha
citato il profeta Isaia (35,4–7), che incoraggia gli "smarriti di cuore", poiché
“quando il Signore è presente si riaprono gli occhi del cieco, si schiudono gli
orecchi del sordo, lo zoppo ‘salta’ come un cervo. Tutto rinasce e tutto rivive
perché acque benefiche irrigano il deserto”. Il Papa ha poi spiegato che il
deserto, nel suo linguaggio simbolico, “può evocare gli eventi drammatici, le
situazioni difficili e la solitudine che segna non raramente la vita; il deserto
più profondo è il cuore umano, quando perde la capacità di ascoltare, di
parlare, di comunicare con Dio e con gli altri. Si diventa allora ciechi perché
incapaci di vedere la realtà; si chiudono gli orecchi per non ascoltare il grido
di chi implora aiuto; si indurisce il cuore nell’indifferenza e nell’egoismo”.
A
questo brano si aggancia l’episodio evangelico, narrato da san Marco (7,31–37),
in cui Gesù guarisce un sordomuto. “Possiamo vedere in questo ‘segno’ l’ardente
desiderio di Gesù di vincere nell’uomo la solitudine e l’incomunicabilità create
dall’egoismo – ha spiegato il Pontefice –, per dare volto ad una ‘nuova
umanità’, l’umanità dell’ascolto e della parola, del dialogo, della
comunicazione, della comunione con Dio. Una umanità ‘buona’, come buona è tutta
la creazione di Dio; una umanità senza discriminazioni, senza esclusioni – come
ammonisce l’apostolo Giacomo nella sua Lettera (2,1–5) – così che il mondo sia
veramente e per tutti ‘campo di genuina fraternità’, nell’apertura dell’amore
per il Padre comune che ci ha creato e ci ha fatto suoi figli e sue figlie”.
Riprendendo poi alcune linee spirituali e pastorali, il Papa ha ricordato
l’importanza dell’educazione alla fede, “come ricerca, come iniziazione
cristiana, come vita in Cristo”, che coinvolge parrocchie, famiglie, realtà
associative, ed anche la scuola, dalle primarie all’Università della Tuscia. Tra
i “modelli sempre attuali, autentici pionieri dell’educazione alla fede a cui
ispirarsi”, Benedetto XVI ha citato santa Rosa Venerini, “vera antesignana delle
scuole femminili in Italia” e santa Lucia Filippini che ha fondato le benemerite
"Maestre Pie". “Da queste sorgenti spirituali – ha sottolineato il Papa – si
potrà felicemente attingere ancora per affrontare, con lucidità e coerenza,
l’attuale, ineludibile e prioritaria, ‘emergenza educativa’, grande sfida per
ogni comunità cristiana e per l’intera società”.
Benedetto XVI ha poi citato la testimonianza della fede, che si esprime
attraverso l’azione caritativa della Chiesa: “le sue iniziative, le sue opere
sono segni della fede e dell’amore di Dio, che è Amore… Qui fiorisce e va sempre
più incrementata la presenza del volontariato, sia sul piano personale, sia su
quello associativo, che trova nella Caritas il suo organismo propulsore ed
educativo”. Il Santo Padre ha citato quindi la giovane santa Rosa, co–patrona
della Diocesi, “fulgido esempio di fede e di generosità verso i poveri”; santa
Giacinta Marescotti, che “promosse in città l’adorazione eucaristica dal suo
Monastero, e dette vita a istituzioni ed iniziative per i carcerati e gli
emarginati”; il cappuccino san Crispino, “che tuttora ispira benemerite presenze
assistenziali”. Le molte case di vita consacrata, maschili e femminili, e
monasteri di clausura della diocesi, “ci ricordano che la prima forma di carità
è proprio la preghiera”. Il Papa ha citato l’esempio della beata Gabriella
Sagheddu, trappista: “nel monastero di Vitorchiano, dove è sepolta, continua ad
essere proposto quell’ecumenismo spirituale, alimentato da incessante preghiera,
vivamente sollecitato dal Concilio Vaticano II”, ed il viterbese beato Domenico
Bàrberi, passionista, che nel 1845 accolse nella Chiesa cattolica John Henry
Newman, divenuto poi Cardinale.
La
terza linea direttiva del piano pastorale della diocesi riguarda l’attenzione ai
segni di Dio. Infatti “Dio continua a rivelarci il suo progetto mediante ‘eventi
e parole’. Ascoltare la sua parola e discernere i suoi segni deve essere
pertanto l’impegno di ogni cristiano e di ciascuna comunità”. Il Papa ha
ricordato che segno del Dio vivo deve essere in primo luogo il sacerdote, “che
Cristo ha scelto tutto per sé”, ma anche “ogni persona consacrata e ogni
battezzato”. Quindi Benedetto XVI ha esortato fedeli laici, giovani e famiglie,
a non avere paura “di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della
società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana!”. Ha ricordato quindi
il giovane Mario Fani di Viterbo, iniziatore del "Circolo Santa Rosa", il primo
seme di quella che sarebbe diventata l’esperienza storica del laicato in Italia:
l’Azione Cattolica. “Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti
sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il
Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. Ecco
l’impegno sociale, ecco il servizio proprio dell’azione politica, ecco lo
sviluppo umano integrale”.
Il Papa
ha concluso esortando a non avere paura “quando il cuore si smarrisce nel
deserto della vita”, ma ad affidarsi a Cristo, il primogenito dell’umanità
nuova, ed alla comune Madre, Maria, venerata con il titolo di Madonna della
Quercia. (S.L.) (Agenzia Fides 7/9/2009 – Righe 68; Parole 994)
Viterbo
(Agenzia Fides) – Al termine della Santa Messa celebrata sulla spianata di Valle
Faul a Viterbo, domenica 6 settembre, il Santo Padre ha introdotto la preghiera
mariana dell’Angelus ricordando il tema scelto per la sua visita pastorale:
"Conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,31). Quindi ha ricordato che “queste parole
Gesù le ha rivolte all’apostolo Pietro durante l’Ultima Cena, affidandogli il
compito di essere qui in terra Pastore di tutta la sua Chiesa” e che da molti
secoli la Diocesi di Viterbo “si contraddistingue per un singolare vincolo di
affetto e di comunione con il Successore di Pietro”.
Benedetto XVI ha citato quindi san Leone Magno, nato nell’antica Tuscia, quindi
Papa Sabiniano che nacque a Blera, mentre a Canino nacque Paolo III. Inoltre
Viterbo fu residenza dei Pontefici Romani per tutta la seconda parte del XIII
secolo; qui ne furono eletti cinque, e quattro di loro vi sono sepolti;
cinquanta Papi l’hanno visitata. “Queste cifre rivestono un significato storico,
ma di esse, in questo momento, vorrei accentuare soprattutto il valore
spirituale – ha messo in evidenza il Pontefice –. Viterbo viene giustamente
chiamata ‘Città dei Papi’, e questo costituisce per voi uno stimolo ulteriore a
vivere e testimoniare la fede cristiana, la stessa fede per la quale hanno dato
la vita i santi martiri Valentino e Ilario, custoditi nella Chiesa Cattedrale,
primi di una lunga scia di Santi, Martiri e Beati della vostra terra”.
Il Papa
ha concluso affermando di sentire l’invito del Signore – "Conferma i tuoi
fratelli" – indirizzato oggi a Lui “con una intensità singolare”, ed ha invitato
a pregare “perché possa svolgere sempre con fedeltà e amore la missione di
Pastore di tutto il gregge di Cristo”. A sua volta ha assicurato un costante
ricordo al Signore per la comunità diocesana di Viterbo, “perché le diverse sue
articolazioni… tendano ad una sempre più piena unità e fraterna comunione,
condizioni indispensabili per offrire al mondo un’efficace testimonianza
evangelica”.
Dopo
l’Angelus, il Santo Padre si è rivolto ai partecipanti al Congresso
Internazionale "Uomini e Religioni" con queste parole: “Desidero ora inviare un
cordiale saluto ai partecipanti al Congresso Internazionale ‘Uomini e
Religioni’, che si tiene a Cracovia sul tema: ‘Fedi e culture in dialogo’.
Numerose personalità e rappresentanti di varie Religioni – invitati
dall’Arcidiocesi di Cracovia e dalla Comunità di Sant’Egidio – sono riuniti per
riflettere e pregare in favore della pace, a 70 anni dallo scoppio della Seconda
Guerra Mondiale. Non possiamo non ricordare i drammatici fatti che diedero
inizio ad uno dei più terribili conflitti della storia, che ha causato decine di
milioni di morti e ha provocato tante sofferenze all’amato popolo polacco; un
conflitto che ha visto la tragedia dell’Olocausto e lo sterminio di altre
schiere di innocenti. La memoria di questi eventi ci spinga a pregare per le
vittime e per coloro che ancora ne portano ferite nel corpo e nel cuore; sia
inoltre monito per tutti a non ripetere tali barbarie e ad intensificare gli
sforzi per costruire nel nostro tempo, segnato ancora da conflitti e
contrapposizioni, una pace duratura, trasmettendo, soprattutto alle nuove
generazioni, una cultura e uno stile di vita improntati all’amore, alla
solidarietà e alla stima per l’altro. In questa prospettiva, è particolarmente
importante l’apporto che le Religioni possono e devono dare nel promuovere il
perdono e la riconciliazione contro la violenza, il razzismo, il totalitarismo e
l’estremismo che deturpano l’immagine del Creatore nell’uomo, cancellano
l’orizzonte di Dio e, di conseguenza, conducono al disprezzo dell’uomo stesso.
Il Signore ci aiuti a costruire la pace, partendo dall’amore e dalla
comprensione reciproca (cfr Caritas in veritate, 72)”. (S.L.) (Agenzia Fides
7/9/2009 – Righe 40; Parole 601)
Viterbo
(Agenzia Fides) – Nel pomeriggio di domenica 6 settembre, il Santo Padre
Benedetto XVI ha incontrato le Monache di clausura dei dodici monasteri della
diocesi, raccolte nel Santuario della Madonna della Quercia, Patrona della
diocesi di Viterbo. “Voi, monache di vita contemplativa, avete la missione nella
Chiesa di essere fiaccole che, nel silenzio dei monasteri, ardono di preghiera e
di amore a Dio – ha detto Benedetto XVI nel suo saluto –. A voi affido le mie
intenzioni, le intenzioni del Pastore di questa Diocesi e le necessità di quanti
vivono in questa terra. A voi affido, in quest’Anno Sacerdotale, soprattutto i
sacerdoti, i seminaristi e le vocazioni. Siate con il vostro silenzio orante il
loro sostegno ‘a distanza’ ed esercitate verso di loro la vostra maternità
spirituale”. Quindi, dopo aver ringraziato le religiose della loro presenza, il
Papa le ha esortate ad invocare la materna protezione di Maria con una preghiera
da Lui composta.
Nella
preghiera alla Madonna della Quercia, il Papa invoca la Vergine affinché vigili
“sul Successore di Pietro e sulla Chiesa affidata alle sue cure; su questa
comunità diocesana e sui suoi pastori, sull’Italia, sull’Europa e sugli altri
continenti”. Quindi invoca la Regina della pace, perché ottenga “il dono della
concordia e della pace per i popoli e per l’intera umanità”. Rivolgendosi alla
Madre di Cristo Le chiede di aiutare tutti i suoi figli “ad assecondare i
disegni che il Padre celeste ha su ciascuno, per cooperare all’universale
progetto di redenzione”. Alla Regina della famiglia, la richiesta di mantenere
salda l’unità delle nostre famiglie, “oggi tanto minacciata da ogni parte”, e di
vegliare soprattutto “su quelle divise e in crisi”. Alla Madre della Chiesa il
Papa chiede di alimentare l’entusiasmo di tutte le componenti Diocesane e di
rendere “ferma e decisa la volontà di quanti il Padrone della messe continua a
chiamare come operai nella sua vigna, perché, resistendo a ogni lusinga ed
insidia mondana, perseverino generosamente nel seguire il cammino intrapreso”.
La Madre dell’umanità, volga il suo sguardo sugli uomini e le donne del nostro
tempo, sui popoli e i loro governanti, sulle nazioni e i continenti; consoli chi
piange, chi soffre, chi pena per l’umana ingiustizia, sostenga chi vacilla sotto
il peso della fatica, incoraggi chi lavora per costruire un mondo migliore.
Infine alla Vergine dell’ascolto, Stella della speranza, il ringraziamento e la
rinnovata offerta della propria vita, “certi che non ci abbandoni mai,
specialmente nei momenti bui e difficili dell’esistenza.” (S.L.) (Agenzia Fides
7/9/2009 – Righe 27; Parole 415)
Bagnoregio (Agenzia Fides) – Lasciato il Santuario della Madonna della Quercia,
il Santo Padre ha raggiunto in elicottero Bagnoregio, dove, nella Concattedrale
di San Nicola, ha venerato la Reliquia del "Sacro Braccio" di San Bonaventura.
Subito dopo, in Piazza Sant’Agostino, ha avuto luogo l’incontro con la
Cittadinanza di Bagnoregio, al termine del quale il Papa è rientrato a Castel
Gandolfo.
Nel suo
discorso, Benedetto XVI ha saluto le autorità religiose, civili e militari, e
tutti i presenti, quindi ha ricordato la presentazione che Giovanni Fidanza,
divenuto poi fra’ Bonaventura, fa di se stesso nella Divina Commedia,
sottolineando come “negli importanti compiti che ebbe a svolgere nella Chiesa,
pospose sempre la cura delle realtà temporali al bene spirituale delle anime.
Qui, a Bagnoregio, egli trascorse la sua infanzia e l’adolescenza; seguì poi san
Francesco... Con il Poverello di Assisi seppe stabilire un legame profondo e
duraturo, traendo da lui ispirazione ascetica e genio ecclesiale”.
Il
Santo Padre ha proseguito: “Non è facile sintetizzare l’ampia dottrina
filosofica, teologica e mistica lasciataci da san Bonaventura. In questo Anno
Sacerdotale vorrei invitare specialmente i sacerdoti a mettersi alla scuola di
questo grande Dottore della Chiesa per approfondirne l’insegnamento di sapienza
radicata in Cristo. Alla sapienza, che fiorisce in santità, egli orienta ogni
passo della sua speculazione e tensione mistica... Nel ricordo di questo
profondo ricercatore ed amante della sapienza, vorrei inoltre esprimere
incoraggiamento e stima per il servizio che, nella Comunità ecclesiale, i
teologi sono chiamati a rendere a quella fede che cerca l’intelletto, quella
fede che è ‘amica dell’intelligenza’ e che diventa vita nuova secondo il
progetto di Dio.”
Delineando alcune piste di riflessione, desunte dal ricco patrimonio dottrinale
e mistico di san Bonaventura, Benedetto XVI ha ricordato che “Egli fu, in primo
luogo, un instancabile cercatore di Dio sin da quando frequentava gli studi a
Parigi, e continuò ad esserlo sino alla morte”. Nei suoi scritti indica
l’itinerario da percorrere, che è “un percorso di fede impegnativo”, che
“coinvolge tutta la persona per arrivare, attraverso Cristo, all’amore
trasformante della Trinità”.
Il Papa
ha proseguito: “Oltre che cercatore di Dio, san Bonaventura fu serafico cantore
del creato, che, alla sequela di san Francesco, apprese a "lodare Dio in tutte e
per mezzo di tutte le creature", nelle quali "risplendono l’onnipotenza, la
sapienza e la bontà del Creatore". San Bonaventura presenta del mondo, dono
d’amore di Dio agli uomini, una visione positiva: riconosce nel mondo il
riflesso della somma Bontà e Bellezza che, sulla scia di sant’Agostino e san
Francesco, afferma essere Dio stesso. Tutto ci è stato dato da Dio. Da Lui, come
da fonte originaria, scaturisce il vero, il bene e il bello… Quanto sarebbe
utile che anche oggi si riscoprisse la bellezza e il valore del creato alla luce
della bontà e della bellezza divine!”
Infine
San Bonaventura fu messaggero di speranza. “Una bella immagine della speranza –
ha ricordato il Papa – la troviamo in una delle sue prediche di Avvento, dove
paragona il movimento della speranza al volo dell’uccello, che dispiega le ali
nel modo più ampio possibile, e per muoverle impiega tutte le sue forze. Rende,
in un certo senso, tutto se stesso movimento per andare in alto e volare.
Sperare è volare, dice san Bonaventura. Ma la speranza esige che tutte le nostre
membra si facciano movimento e si proiettino verso la vera altezza del nostro
essere, verso le promesse di Dio... Ci aiuti san Bonaventura a ‘dispiegare le
ali’ della speranza che ci spinge ad essere, come lui, incessanti cercatori di
Dio, cantori delle bellezze del creato e testimoni di quell’Amore e di quella
Bellezza che ‘tutto muove’.” (S.L.) (Agenzia Fides 7/9/2009 – Righe 42; Parole
609)
Castel
Gandolfo (Agenzia Fides) – “Come Successore di Pietro e Pastore Universale, vi
posso assicurare che il mio cuore vive ogni giorno le vostre preoccupazioni e
fatiche apostoliche, non smettendo di ricordare presso Dio le sfide che
affrontate nella crescita delle vostre comunità diocesane”. Sono le parole con
cui il Santo Padre Benedetto XVI si è rivolto al primo gruppo di Vescovi del
Brasile (Regioni Ovest 1 e Ovest 2), ricevuti in udienza il 7 settembre, in
occasione della Visita "ad limina Apostolorum", nel Palazzo Apostolico di Castel
Gandolfo. “Con il vostro gruppo – ha sottolineato il Papa –, si apre il lungo
pellegrinaggio dei membri di questa Conferenza Episcopale in visita ad limina
Apostolorum, che mi darà l'occasione di conoscere meglio la realtà delle vostre
rispettive comunità diocesane. Saranno giornate di condivisione fraterna per
riflettere insieme sulle questioni che vi preoccupano”.
Dopo
aver ricordato la Sua visita in Brasile, nel maggio 2007 – “quando ho avuto
l'opportunità di abbracciare con lo sguardo l'intero Episcopato di questa grande
nazione nell'incontro nella Catedral da Sé di San Paolo” – Benedetto XVI ha
citato, tra i problemi e le sfide da affrontare, le enormi distanze che gli
stessi Vescovi, insieme ai sacerdoti e agli altri missionari, devono percorrere
per assistere pastoralmente i fedeli, “molti dei quali convivono con i problemi
propri di una urbanizzazione relativamente recente, in cui lo Stato non sempre
riesce a essere uno strumento di promozione della giustizia e del bene comune”.
Quindi ha esortato: “Non vi scoraggiate! Ricordatevi che l'annuncio del Vangelo
e l'adesione ai valori cristiani, come ho affermato di recente nell'Enciclica
Caritas in veritate, ‘è elemento non solo utile, ma indispensabile per la
costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale’ (n. 4).”
Di
fronte alla scarsità di “operai nella messe del Signore”, che anche in Brasile
continuano a essere pochi per la raccolta, che è grande, il Santo Padre si è
soffermato, nell'ambito dell'Anno Sacerdotale in corso, a riflettere sulla
sollecitudine propria del ministero episcopale di generare nuovi pastori.
“Sebbene sia Dio l'unico capace di seminare nel cuore umano la chiamata al
servizio pastorale del suo popolo – ha proseguito Benedetto XVI –, tutti i
membri della Chiesa dovrebbero interrogarsi sull'urgenza intima e sull'impegno
reale con cui sentono e vivono questa causa… Ci sono tante persone che sembrano
voler consumare l'intera vita in un minuto, altri che vagano nel tedio e
nell'inerzia, o si abbandonano a violenze di ogni genere. In fondo, non sono
altro che vite disperate alla ricerca della speranza, come dimostra una diffusa,
sebbene a volte confusa, esigenza di spiritualità, una rinnovata ricerca di
punti di riferimento per riprendere il cammino della vita”.
Quindi
il Santo Padre ha ricordato che “nei decenni successivi al Concilio Vaticano II,
alcuni hanno interpretato l'apertura al mondo non come un'esigenza dell'ardore
missionario del Cuore di Cristo, ma come un passaggio alla secolarizzazione,
scorgendo in essa alcuni valori di grande spessore cristiano, come
l'uguaglianza, la libertà e la solidarietà, e mostrandosi disponibili a fare
concessioni e a scoprire campi di cooperazione. Si è così assistito a interventi
di alcuni responsabili ecclesiali in dibattiti etici, in risposta alle
aspettative dell'opinione pubblica, ma si è smesso di parlare di certe verità
fondamentali della fede, come il peccato, la grazia, la vita teologale e i
novissimi. Inconsciamente si è caduti nell'autosecolarizzazione di molte
comunità ecclesiali; queste, sperando di compiacere quanti erano lontani, hanno
visto andare via, defraudati e disillusi, coloro che già vi partecipavano: i
nostri contemporanei, quando s'incontrano con noi, vogliono vedere quello che
non vedono in nessun'altra parte, ossia la gioia e la speranza che nascono dal
fatto di stare con il Signore risorto. Attualmente c'è una nuova generazione
nata in questo ambiente ecclesiale secolarizzato che, invece di registrare
apertura e consensi, vede allargarsi sempre più nella società il baratro delle
differenze e delle contrapposizioni al Magistero della Chiesa, soprattutto in
campo etico. In questo deserto di Dio, la nuova generazione prova una grande
sete di trascendenza.”
I
giovani di questa nuova generazione che bussano alla porta del seminario, hanno
bisogno di trovarvi “formatori che siano veri uomini di Dio, sacerdoti
totalmente dediti alla formazione, che testimonino il dono di sé alla Chiesa,
attraverso il celibato e una vita austera, secondo il modello di Cristo Buon
Pastore”. Il Papa ha quindi ribadito che “è compito del Vescovo stabilire i
criteri fondamentali per la formazione dei seminaristi e dei presbiteri nella
fedeltà alle norme universali della Chiesa”, ed ha invitato “tutti i Vescovi, i
loro sacerdoti e i seminaristi a riprodurre nella propria vita la carità di
Cristo Sacerdote e Buon Pastore, come fece il santo Curato d'Ars”. (S.L.)
(Agenzia Fides 8/9/2009; righe 53, parole 771)
Città
del Vaticano (Agenzia Fides) – “San Pier Damiani, monaco, amante della
solitudine e, insieme, intrepido uomo di Chiesa, impegnato in prima persona
nell’opera di riforma avviata dai Papi del tempo” è stato l’argomento della
catechesi del Santo Padre Benedetto XVI durante l’udienza generale del 9
settembre, tenuta nell’Aula Paolo VI in Vaticano.
Citando
gli elementi fondamentali della sua vita, il Papa ha ricordato che San Pier
Damiani nacque a Ravenna nel 1007 da famiglia nobile, ma disagiata. Pur rimasto
orfano di ambedue i genitori e avendo vissuto un’infanzia non priva di
sofferenze, all’età di 25 anni è già impegnato nell’insegnamento. Nei suoi studi
si dedicò al diritto, all’arte del comporre e alla conoscenza dei grandi
classici latini. “La sua sensibilità per la bellezza lo portava alla
contemplazione poetica del mondo” ha sottolineato il Papa, ricordando che “Pier
Damiani concepiva l'universo come una inesauribile ‘parabola’ e una distesa di
simboli, da cui partire per interpretare la vita interiore e la realtà divina e
soprannaturale”. In questa prospettiva, intorno all’anno 1034, si ritirò nel
monastero di Fonte Avellana, famoso per la sua austerità, dove scrisse la Vita
del fondatore, san Romualdo di Ravenna, “e s’impegnò al tempo stesso ad
approfondirne la spiritualità, esponendo il suo ideale del monachesimo
eremitico”.
L’eremo
di Fonte Avellana era dedicato alla Santa Croce, “e la Croce sarà il mistero
cristiano che più di tutti gli altri affascinerà Pier Damiani” ha ricordato il
Papa, infatti “alla Croce Pier Damiani rivolge bellissime orazioni, nelle quali
rivela una visione di questo mistero che ha dimensioni cosmiche, perché
abbraccia l'intera storia della salvezza”. Inoltre ha redatto una Regola in cui
sottolinea il "rigore dell’eremo", ritenendo la vita eremitica “il vertice della
vita cristiana… perché il monaco, ormai libero dai legami del mondo e del
proprio io, riceve ‘la caparra dello Spirito Santo e la sua anima si unisce
felice allo Sposo celeste’.” Benedetto XVI ha sottolineato che questo
atteggiamento “risulta importante oggi pure per noi, anche se non siamo monaci:
saper fare silenzio in noi per ascoltare la voce di Dio… Apprendere la Parola di
Dio nella preghiera e nella meditazione è la strada della vita”.
San
Pier Damiani fu “un uomo di preghiera, di meditazione, di contemplazione”, e
anche un fine teologo: espose “con chiarezza e vivacità la dottrina trinitaria”,
e particolare attenzione merita anche la sua meditazione sulla figura di Cristo,
che “deve essere al centro della vita del monaco”. “Troviamo qui – ha affermato
il Santo Padre – un forte richiamo anche per noi a non lasciarci assorbire
totalmente dalle attività, dai problemi e dalle preoccupazioni di ogni giorno,
dimenticandoci che Gesù deve essere veramente al centro della nostra vita”.
Pier
Damiani ha sviluppato anche “una profonda teologia della Chiesa come comunione”.
“Tuttavia l’immagine ideale della ‘santa Chiesa’ illustrata da Pier Damiani non
corrisponde – lo sapeva bene – alla realtà del suo tempo. Per questo non teme di
denunziare lo stato di corruzione esistente nei monasteri e tra il clero, a
motivo, soprattutto, della prassi del conferimento, da parte delle Autorità
laiche, dell’investitura degli uffici ecclesiastici: diversi vescovi e abati si
comportavano da governatori dei propri sudditi più che da pastori d’anime. Non
di rado la loro vita morale lasciava molto a desiderare”. Per questo nel 1057
Pier Damiani lascia il monastero e accetta la nomina a Cardinale Vescovo di
Ostia: “Ha visto che non era sufficiente contemplare e ha dovuto rinunciare alla
bellezza della contemplazione per portare il proprio aiuto nell’opera di
rinnovamento della Chiesa”.
Dieci
anni dopo, nel 1067, ottenne il permesso di tornare a Fonte Avellana,
rinunciando alla diocesi di Ostia. Ma due anni dopo venne inviato a Francoforte
per evitare il divorzio di Enrico IV dalla moglie Berta; nel 1071 va a
Montecassino per la consacrazione della chiesa abbaziale e agli inizi del 1072
si reca a Ravenna per ristabilire la pace con l’Arcivescovo locale, che aveva
appoggiato l'antipapa provocando l'interdetto sulla città. Durante il viaggio di
ritorno al suo eremo, colto da un’improvvisa malattia fu costretto a fermarsi a
Faenza, dove morì nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1072.
“E’ una
grande grazia che nella vita della Chiesa il Signore abbia suscitato una
personalità così esuberante, ricca e complessa, come quella di san Pier Damiani”
ha concluso il Santo Padre. “Fu monaco fino in fondo, con forme di austerità,
che oggi potrebbero sembrarci persino eccessive. In tal modo, però, egli ha
fatto della vita monastica una testimonianza eloquente del primato di Dio e un
richiamo per tutti a camminare verso la santità, liberi da ogni compromesso col
male. Egli si consumò, con lucida coerenza e grande severità, per la riforma
della Chiesa del suo tempo. Donò tutte le sue energie spirituali e fisiche a
Cristo e alla Chiesa, restando però sempre, come amava definirsi… Pietro, ultimo
servo dei monaci”. (S.L.) (Agenzia Fides 10/9/2009; righe 57, parole 843)
Castel
Gandolfo (Agenzia Fides) – “Attraverso la sua partecipazione all'Esposizione, la
Santa Sede ha voluto inoltre mettere in evidenza non solo l'imperiosa necessità
di proteggere sempre l'ambiente e la natura, ma anche di scoprire la loro
dimensione spirituale e religiosa più profonda”. Lo ha ribadito il Santo Padre
Benedetto XVI durante l'udienza concessa il 10 settembre, nel Palazzo Pontificio
di Castel Gandolfo, ai promotori del padiglione della Santa Sede all'Expo 2008
di Zaragoza.
Il Papa
ha ricordato che “oggi più che mai occorre aiutare le persone affinché sappiano
vedere nel creato qualcosa di più di una semplice fonte di ricchezza e di
sfruttamento nelle mani dell'uomo. In effetti, Dio, con la creazione, ha dato
all'uomo le chiavi della terra, e si aspetta da lui che sappia usare questo
grande dono facendolo fruttificare in modo responsabile e rispettoso. L'essere
umano scopre il valore intrinseco della natura se impara a vederla come ciò che
realmente è, ossia espressione di un progetto di amore e di verità che ci parla
del Creatore e del suo amore per l'umanità, e che troverà la sua pienezza in
Cristo, alla fine dei tempi”.
Quindi
Benedetto XVI ha ribadito nuovamente “lo stretto rapporto esistente fra la cura
dell'ambiente e il rispetto delle esigenze etiche della natura umana”, poiché,
come ha scritto nella sua enciclica Caritas in veritate (n. 51) “quando
‘l'ecologia umana’ è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale
ne trae beneficio”.
Nel suo discorso il Santo Padre ha ringraziato i promotori del Padiglione della
Santa Sede per la collaborazione con l'Arcivescovado di Zaragoza e la Nunziatura
Apostolica di Madrid, ed ha voluto sottolineare che “questa installazione, che è
stata fra le più visitate e apprezzate, ha ospitato un'importante mostra sul
prezioso patrimonio artistico, culturale e religioso che la Chiesa custodisce.
Con questa iniziativa, si è cercato di offrire ai suoi numerosi visitatori
un'opportuna riflessione sull'importanza e sul valore fondamentale che l'acqua
ha per la vita dell'uomo”. (S.L.) (Agenzia Fides 11/9/2009; righe 23, parole
315)
Città
del Vaticano (Agenzia Fides) – Sabato 12 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI
ha presieduto nella Basilica Vaticana la Santa Messa nel corso della quale ha
conferito l’Ordinazione episcopale a 5 Presuli: Mons. Gabriele Giordano Caccia,
nominato Nunzio Apostolico in Libano; Mons. Franco Coppola, nominato Nunzio
Apostolico in Burundi; Mons. Pietro Parolin, nominato Nunzio Apostolico in
Venezuela; Mons. Raffaello Martinelli, eletto Vescovo della Diocesi Suburbicaria
di Frascati; Mons. Giorgio Corbellini, nominato Presidente dell’Ufficio del
Lavoro della Sede Apostolica. I due Vescovi conconsacranti sono stati il Card.
Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e il Card. William Joseph Levada,
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Nell’omelia il Santo Padre ha ringraziato i nuovi Presuli “per il fedele
servizio che hanno reso alla Chiesa lavorando in Segreteria di Stato o nella
Congregazione per la Dottrina della Fede o nel Governatorato dello Stato della
Città del Vaticano”, dicendosi certo che, “con lo stesso amore per Cristo e con
il medesimo zelo per le anime, svolgeranno nei nuovi campi di azione pastorale
il ministero che oggi viene loro affidato con l’Ordinazione episcopale”.
Quindi
il Papa si è soffermato sugli elementi fondamentali della consacrazione
episcopale: l’imposizione delle mani e la preghiera. “L’imposizione delle mani
si svolge in silenzio. La parola umana ammutolisce. L’anima si apre in silenzio
per Dio, la cui mano s’allunga verso l’uomo, lo prende per sé e, al contempo, lo
copre in modo da proteggerlo, affinché in seguito egli sia totalmente proprietà
di Dio, gli appartenga del tutto e introduca gli uomini nelle mani di Dio… segue
poi la preghiera. L’Ordinazione episcopale è un evento di preghiera. Nessun uomo
può rendere un altro sacerdote o vescovo. È il Signore stesso che, attraverso la
parola della preghiera e il gesto dell’imposizione delle mani, assume quell’uomo
totalmente al suo servizio, lo attira nel suo stesso Sacerdozio”. Durante la
preghiera di Ordinazione si tiene poi aperto sul candidato l’Evangeliario, il
Libro della Parola di Dio, perché, ha spiegato il Pontefice, “il Vangelo deve
penetrare in lui, la Parola vivente di Dio deve, per così dire, pervaderlo… Con
la Parola, la stessa vita di Cristo deve pervadere quell’uomo, così che egli
diventi interamente una cosa sola con Lui, che Cristo viva in lui e dia alla sua
vita forma e contenuto”.
Dopo
aver ricordato che il Sacerdozio di Gesù Cristo, secondo le sue stesse parole,
“non è dominio, ma servizio”, e l’ammonimento di San Paolo riguardo agli
apostoli: “Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri
di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti
fedele” (1 Cor 4, 1s), Benedetto XVI ha richiamato l’insegnamento di Gesù sul
modo di comportarsi dei servi ai quali il Signore affida i suoi beni nel tempo
del mondo.
“La
prima caratteristica, che il Signore richiede dal servo, è la fedeltà. Gli è
stato affidato un grande bene, che non gli appartiene. La Chiesa non è la Chiesa
nostra, ma la sua Chiesa, la Chiesa di Dio – ha sottolineato il Papa –. Il servo
deve rendere conto di come ha gestito il bene che gli è stato affidato. Non
leghiamo gli uomini a noi; non cerchiamo potere, prestigio, stima per noi
stessi. Conduciamo gli uomini verso Gesù Cristo e così verso il Dio vivente…
Sappiamo come le cose nella società civile e, non di rado, anche nella Chiesa
soffrono per il fatto che molti di coloro, ai quali è stata conferita una
responsabilità, lavorano per se stessi e non per la comunità, per il bene
comune… La fedeltà del servo di Gesù Cristo consiste proprio anche nel fatto che
egli non cerca di adeguare la fede alle mode del tempo. Solo Cristo ha parole di
vita eterna, e queste parole dobbiamo portare alla gente. Esse sono il bene più
prezioso che ci è stato affidato… La fede richiede di essere trasmessa: non ci è
stata consegnata soltanto per noi stessi, per la personale salvezza della nostra
anima, ma per gli altri, per questo mondo e per il nostro tempo. Dobbiamo
collocarla in questo mondo, affinché diventi in esso una forza vivente; per far
aumentare in esso la presenza di Dio.”
“La
seconda caratteristica, che Gesù richiede dal servo, è la prudenza – ha
proseguito il Papa – … La prudenza è una cosa diversa dall’astuzia. Prudenza,
secondo la tradizione filosofica greca, è la prima delle virtù cardinali; indica
il primato della verità, che mediante la ‘prudenza’ diventa criterio del nostro
agire. La prudenza esige la ragione umile, disciplinata e vigilante, che non si
lascia abbagliare da pregiudizi; non giudica secondo desideri e passioni, ma
cerca la verità, anche la verità scomoda. Prudenza significa mettersi alla
ricerca della verità ed agire in modo ad essa conforme… Dio, per mezzo di Gesù
Cristo, ci ha spalancato la finestra della verità che, di fronte alle sole forze
nostre, rimane spesso stretta e soltanto in parte trasparente… Non ci lasciamo
guidare dalla piccola finestra della nostra personale astuzia, ma dalla grande
finestra, che Cristo ci ha aperto sull’intera verità, guardiamo il mondo e gli
uomini e riconosciamo così che cosa conta veramente nella vita.
“La
terza caratteristica di cui Gesù parla nelle parabole del servo è la bontà…
Buono in senso pieno è solo Dio – ha spiegato Benedetto XVI –. Egli è il Bene,
il Buono per eccellenza, la Bontà in persona. In una creatura – nell’uomo –
l’essere buono si basa pertanto necessariamente su un profondo orientamento
interiore verso Dio. La bontà cresce con l’unirsi interiormente al Dio vivente.
La bontà presuppone soprattutto una viva comunione con Dio, il Buono, una
crescente unione interiore con Lui… Diventiamo servi buoni mediante il nostro
rapporto vivo con Gesù Cristo. Solo se la nostra vita si svolge nel dialogo con
Lui, solo se il suo essere, le sue caratteristiche penetrano in noi e ci
plasmano, possiamo diventare servi veramente buoni.”
Concludendo l’omelia, il Santo Padre ha ricordato che nella Vergine Maria, che
“era ed è totalmente unita al Figlio, a Cristo, gli uomini nelle tenebre e nelle
sofferenze di questo mondo hanno trovato il volto della Madre, che ci dà
coraggio per andare avanti… Nella bontà con cui Ella ha accolto e sempre di
nuovo viene incontro alle grandi e alle piccole aspirazioni di molti uomini,
riconosciamo in maniera molto umana la bontà di Dio stesso. Con la sua bontà
porta sempre nuovamente Gesù Cristo, e così la grande Luce di Dio, nel mondo”.
Infine ha invitato ad invocare la Madre del Signore per i nuovi Vescovi, perché
li conduca sempre “verso il suo Figlio, fonte di ogni bontà”, e perché essi
diventino “servi fedeli, prudenti e buoni”. (S.L.) (Agenzia Fides 14/9/2009;
righe 72, parole 1.105)
Castel
Gandolfo (Agenzia Fides) – Le due “questioni cruciali” che pone la Parola di Dio
della 24.ma domenica del Tempo Ordinario, domenica 13 settembre, sono state
riassunte dal Santo Padre Benedetto XVI, prima di recitare l’Angelus nel cortile
del Palazzo Apostolico del Castel Gandolfo, con due interrogativi: "Chi è per te
Gesù di Nazaret?"; "La tua fede si traduce in opere oppure no?". Alla prima
domanda, ha sottolineato il Papa parlando ai fedeli, risponde Pietro: "Tu sei il
Cristo", “cioè il Messia, il consacrato di Dio mandato a salvare il suo popolo”.
“Pietro e gli altri apostoli – ha spiegato il Santo Padre –, a differenza della
maggior parte della gente, credono che Gesù non sia solo un grande maestro, o un
profeta, ma molto di più. Hanno fede: credono che in Lui è presente e opera
Dio”. Tuttavia, quando Gesù “annuncia apertamente che dovrà patire ed essere
ucciso, lo stesso Pietro si oppone alla prospettiva di sofferenza e di morte.
Gesù allora deve rimproverarlo con forza, per fargli capire che non basta
credere che Lui è Dio, ma spinti dalla carità bisogna seguirlo sulla sua stessa
strada, quella della croce. Gesù non è venuto a insegnarci una filosofia, ma a
mostrarci una via, anzi, la via che conduce alla vita. Questa via è l’amore, che
è l’espressione della vera fede”.
Citando
poi l’insegnamento di San Giacomo, riportato nella seconda lettura della Messa
del giorno – "Se non è seguita dalle opere, [la fede] in se stessa è morta" (Gc
2,17) – il Santo Padre ha proseguito: “Se uno ama il prossimo con cuore puro e
generoso, vuol dire che conosce veramente Dio. Se invece uno dice di avere fede,
ma non ama i fratelli, non è un vero credente. Dio non abita in lui”. Il Papa ha
poi fatto riferimento a San Giovanni Crisostomo, che commentando questo passo
della Lettera di Giacomo, scrive: “Uno può anche avere una retta fede nel Padre
e nel Figlio, così come nello Spirito Santo, ma se non ha una retta vita, la sua
fede non gli servirà per la salvezza. Quando dunque leggi nel Vangelo: ‘Questa è
la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio’ (Gv 17,3), non pensare che
questo verso basti a salvarci: sono necessari una vita e un comportamento
purissimi”.
Prima
della preghiera mariana, il Santo Padre ha ricordato le due feste dei prossimi
giorni: il 14 settembre la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, e il giorno
seguente la Madonna Addolorata. Ha quindi invitato ad imparare dalla Vergine
Maria, “che credette alla Parola del Signore… a testimoniare la nostra fede con
una vita di umile servizio, pronti a pagare di persona per rimanere fedeli al
Vangelo della carità e della verità, certi che nulla va perso di quanto
facciamo”. (S.L.) (Agenzia Fides 14/9/2009; righe 30, parole 465)
Castel
Gandolfo (Agenzia Fides) – La questione della purezza dell’uomo davanti a Dio,
“uno dei temi fondamentali della storia religiosa dell’umanità” è stato
l’argomento dell’omelia pronunciata dal Santo Padre Benedetto XVI durante la
Celebrazione Eucaristica con i suoi ex–alunni, domenica 30 agosto, a Castel
Gandolfo, il cui testo è stato diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede.
Prendendo spunto dal Vangelo della domenica, il Papa ha detto: “Volgendo lo
sguardo verso Dio, l’uomo riconosce di essere ‘inquinato’ e di trovarsi in una
condizione nella quale non può accedere al Santo. Emerge così la domanda su come
egli possa diventare puro, liberarsi dallo ‘sporco’ che lo separa da Dio”.
Nacquero così a questo scopo i riti purificatori nelle diverse religioni. Anche
quelli radicati nella tradizione veterotestamentaria, di cui parla il Vangelo
della domenica, non servivano più per far aprire l’uomo a Dio, non erano più
cammini di purificazione e di salvezza, in quanto il cuore dell’uomo non veniva
più raggiunto.
“L’esegesi liberale dice che in questo Vangelo si rivelerebbe il fatto che Gesù
avrebbe sostituito il culto con la morale – ha proseguito il Papa –. Egli
avrebbe accantonato il culto con tutte le sue pratiche inutili. Il rapporto tra
l’uomo e Dio si baserebbe ora unicamente sulla morale. Se ciò fosse vero,
significherebbe che il cristianesimo, nella sua essenza, è moralità – che cioè
noi stessi ci rendiamo puri e buoni mediante il nostro agire morale. Se
riflettiamo in modo più profondo su tale opinione, risulta ovvio che questa non
può essere la risposta completa di Gesù alla questione circa la purezza”.
Occorre dunque “sentire e comprendere il messaggio del Signore pienamente… In
altre parole, dobbiamo leggere interamente i Vangeli, tutto il Nuovo Testamento
e l’Antico insieme con esso”.
Commentando la prima lettura della Messa, tratta dal Libro del Deuteronomio,
Benedetto XVI ha sottolineato il fatto che “Israele viene invitato da Dio stesso
ad essere grato ed a provare una umile fierezza per il fatto di conoscere la
volontà di Dio e così di essere saggio”. In quel periodo l’umanità “cercava di
comprendere ciò che conta… la sapienza è conoscenza dell’essenziale… La lettura
tratta dal Deuteronomio accenna al fatto che la sapienza, in ultima analisi, è
identica alla Torà – alla Parola di Dio che ci rivela ciò che è essenziale, per
quale fine e in quale maniera dobbiamo vivere. Così la Legge non appare come una
schiavitù, ma è… causa di una grande gioia: noi non andiamo a tastoni nel buio,
non andiamo vagando invano alla ricerca di ciò che potrebbe essere retto, non
siamo come pecore senza pastore, che non sanno dove sia la via giusta… Sono due
le cose che ci vengono dette circa Dio: da una parte, che Egli si è manifestato
e che ci indica la via giusta; dall’altra, che Dio è un Dio che ascolta, che ci
è vicino, ci risponde e ci guida. Con ciò è toccato anche il tema della purezza:
la sua volontà ci purifica, la sua vicinanza ci guida”.
Soffermandosi sulla “gioia di Israele per il fatto di conoscere la volontà di
Dio e di aver così ricevuto in dono la sapienza che ci guarisce e che non
possiamo trovare da soli”, il Santo Padre si è chiesto: “Esiste tra noi, nella
Chiesa di oggi, un simile sentimento di gioia per la vicinanza di Dio e per il
dono della sua Parola ?... Se riflettiamo sulla perplessità del mondo di fronte
alle grandi questioni del presente e del futuro, allora anche dentro di noi
dovrebbe sbocciare nuovamente la gioia per il fatto che Dio ci ha mostrato
gratuitamente il suo volto, la sua volontà, se stesso. Se questa gioia
riemergerà in noi, essa toccherà anche il cuore dei non–credenti. Senza questa
gioia noi non siamo convincenti. Dove, però, tale gioia è presente, essa – anche
senza volerlo – possiede una forza missionaria. Suscita, infatti, negli uomini
la domanda se non si trovi forse veramente qui la via – se questa gioia non
guidi forse effettivamente sulle tracce di Dio stesso.”
Il
brano della seconda lettura della Messa era tratto dalla Lettera di san Giacomo,
che il Santo Padre ha detto di amare “soprattutto perché, grazie ad essa,
possiamo farci un’idea della devozione della famiglia di Gesù”. Era una famiglia
osservante nel senso che “viveva la gioia deuteronomica per la vicinanza di Dio,
che ci è donata nella sua Parola e nel suo Comandamento”. “Per Giacomo la Legge
non è un’esigenza che pretende troppo da noi – ha proseguito il Santo Padre –,
che ci sta di fronte dall’esterno e non può mai essere soddisfatta… in Cristo,
Dio ci ha detto tutto, si è manifestato completamente. Non siamo più servi, ma
amici. E la Legge non è più una prescrizione per persone non libere, ma è il
contatto con l’amore di Dio – l’essere introdotti a far parte della famiglia,
atto che ci rende liberi e ‘perfetti’… La Legge, come parola dell’amore, non è
una contraddizione alla libertà, ma un rinnovamento dal di dentro mediante
l’amicizia con Dio… Non siamo noi a creare ciò che è buono – questo sarebbe un
semplice moralismo –, ma la Verità ci viene incontro. Egli stesso è la Verità,
la Verità in persona. La purezza è un avvenimento dialogico. Essa inizia col
fatto che Egli ci viene incontro – Egli, che è la Verità e l’Amore –, ci prende
per mano, compenetra il nostro essere. Nella misura in cui ci lasciamo toccare
da Lui, in cui l’incontro diventa amicizia e amore, diventiamo noi stessi, a
partire della sua purezza, persone pure e poi persone che amano con il suo
amore, persone che introducono anche altri nella sua purezza e nel suo amore.”
(S.L.) (Agenzia Fides 15/9/2009; righe 72, parole 1.105)
16 settembre 2009 – Udienza generale
VATICANO – La catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale: Simeone il Nuovo
Teologo “ci richiama tutti ad un’attenzione alla vita spirituale, alla presenza
nascosta di Dio in noi, alla sincerità della coscienza e alla purificazione,
alla conversione del cuore, così che realmente lo Spirito Santo divenga presente
in noi e ci guidi”
Città
del Vaticano (Agenzia Fides) – Anche l’udienza generale di questa settimana, 16
settembre, si è svolta nell’Aula Paolo VI in Vaticano dove il Santo Padre è
giunto dalla residenza estiva di Castel Gandolfo. Nella catechesi in lingua
italiana, continuando il ciclo dedicato ai grandi Scrittori della Chiesa di
Oriente e di Occidente del Medioevo, il Papa si è soffermato su Simeone il Nuovo
Teologo, monaco orientale, “i cui scritti hanno esercitato un notevole influsso
sulla teologia e sulla spiritualità dell’Oriente, in particolare per ciò che
riguarda l’esperienza dell’unione mistica con Dio”.
Nato
nel 949 a Galatai, in Paflagonia (Asia Minore), Simeone si trasferì ancor
giovane a Costantinopoli per intraprendere gli studi ed entrare a servizio
dell’imperatore. Sentendosi poco attratto dalla carriera civile, trovò in
Simeone il Pio, un semplice monaco del monastero di Studios, a Costantinopoli,
una guida spirituale che lo aiutò a risolvere i dubbi che stava vivendo e a
progredire nel cammino dell’unione con Dio. Simeone entrò quindi nel monastero
degli Studiti, e successivamente si trasferì nel piccolo convento di San Mamas,
sempre a Costantinopoli, del quale, dopo tre anni, divenne il capo, l’igumeno.
“Lì condusse un’intensa ricerca di unione spirituale con Cristo, che gli conferì
grande autorità” ha sottolineato Benedetto XVI, ricordando anche che “soffrì
incomprensioni e l’esilio, ma fu riabilitato dal Patriarca di Costantinopoli,
Sergio II”. Passò l’ultimo periodo della sua esistenza nel monastero di Santa
Marina, “dove scrisse gran parte delle sue opere”, divenendo sempre più celebre
per i suoi insegnamenti e per i suoi miracoli. Morì il 12 marzo 1022.
L’opera
di Simeone comprende nove volumi, che si dividono in Capitoli teologici,
gnostici e pratici, tre volumi di Catechesi indirizzate a monaci, due volumi di
Trattati teologici ed etici e un volume di Inni. Inoltre ci sono giunte numerose
sue Lettere. “Tutte queste opere hanno trovato un posto di rilievo nella
tradizione monastica orientale sino ai nostri giorni” ha affermato il Santo
Padre, spiegando che “Simeone concentra la sua riflessione sulla presenza dello
Spirito Santo nei battezzati e sulla consapevolezza che essi devono avere di
tale realtà spirituale… Simeone il Nuovo Teologo insiste sul fatto che la vera
conoscenza di Dio non viene dai libri, ma dall’esperienza spirituale, dalla vita
spirituale. La conoscenza di Dio nasce da un cammino di purificazione interiore,
che ha inizio con la conversione del cuore, grazie alla forza della fede e
dell’amore; passa attraverso un profondo pentimento e dolore sincero per i
propri peccati, per giungere all’unione con Cristo, fonte di gioia e di pace,
invasi dalla luce della sua presenza in noi. Per Simeone tale esperienza della
grazia divina non costituisce un dono eccezionale per alcuni mistici, ma è il
frutto del Battesimo nell’esistenza di ogni fedele seriamente impegnato”.
Benedetto XVI ha quindi messo in evidenza l’attualità del pensiero di Simeone:
“Questo santo monaco orientale ci richiama tutti ad un’attenzione alla vita
spirituale, alla presenza nascosta di Dio in noi, alla sincerità della coscienza
e alla purificazione, alla conversione del cuore, così che realmente lo Spirito
Santo divenga presente in noi e ci guidi”. Tutto questo Simeone lo ha provato e
ce lo ha trasmesso descrivendo la propria esperienza mistica, dai turbamenti e
dalla lotta contro le tentazioni degli anni giovanili, alla lettura dei libri
spirituali in monastero che “non gli procurava la pace che cercava”, alle
visioni di luce in cui il Signore si manifestava, fino ad avvertire “un intenso
trasporto d’amore” per i tanti nemici che volevano tendergli insidie e fargli
del male. “Evidentemente non poteva venire da lui stesso un tale amore – ha
spiegato il Santo Padre –, ma doveva sgorgare da un’altra fonte. Simeone capì
che proveniva da Cristo presente in lui e tutto gli divenne chiaro... Così, da
una parte possiamo dire che senza una certa apertura all’amore Cristo non entra
in noi, ma, dall’altra, Cristo diventa fonte di amore e ci trasforma… L’amore di
Dio cresce in noi se rimaniamo uniti a Lui con la preghiera e con l’ascolto
della sua parola, con l’apertura del cuore”.
Un
altro elemento rilevante nella figura di Simeone il Nuovo Teologo è stato messo
in rilievo dal Santo Padre, e riguarda l’importanza di avere una guida
spirituale: “rimane valido per tutti – sacerdoti, persone consacrate e laici, e
specialmente per i giovani – l’invito a ricorrere ai consigli di un buon padre
spirituale, capace di accompagnare ciascuno nella conoscenza profonda di se
stesso, e condurlo all’unione con il Signore, affinché la sua esistenza si
conformi sempre più al Vangelo. Per andare verso il Signore abbiamo sempre
bisogno di una guida, di un dialogo. Non possiamo farlo solamente con le nostre
riflessioni. E questo è anche il senso della ecclesialità della nostra fede, di
trovare questa guida.”
Concludendo la sua catechesi, Benedetto XVI ha sintetizzato con queste parole
l’insegnamento e l’esperienza mistica di Simeone il Nuovo Teologo: “nella sua
incessante ricerca di Dio, pur nelle difficoltà che incontrò e nelle critiche di
cui fu oggetto, egli, in fin dei conti, si lasciò guidare dall’amore. Seppe
vivere lui stesso e insegnare ai suoi monaci che l’essenziale per ogni discepolo
di Gesù è crescere nell’amore e così cresciamo nella conoscenza di Cristo
stesso, per poter affermare con san Paolo: ‘Non vivo più io, ma Cristo vive in
me’ (Gal 2,20).” (S.L.) (Agenzia Fides 17/9/2009; righe 57, parole 873)
17 settembre
2009 – Messaggio di cordoglio per le vittime dell’attentato in Afghanistan
VATICANO – Il dolore e la preghiera del Papa per
le vittime dell’attentato in Afghanistan
Città del
Vaticano (Agenzia Fides) – Dopo aver appreso la notizia del sanguinoso attentato
avvenuto la mattina del 17 settembre a Kabul, contro il contingente italiano in
Afghanistan, che ha provocato la morte di 6 militari italiani e almeno dieci
civili afgani, ed il ferimento di una trentina di persone, il Santo Padre
Benedetto XVI ha espresso il proprio profondo dolore per l’accaduto, assicurando
la sua preghiera per le vittime e la sua vicinanza alle famiglie e a tutte le
persone coinvolte. E’ quanto ha detto ai giornalisti padre Federico Lombardi,
direttore della Sala Stampa vaticana, auspicando che “tutto questo sangue alla
fine possa essere sostituito dalla pace per la quale tante persone sono
impegnate e stanno donando la loro vita". "Quello che ferisce di più – ha
sottolineato padre Lombardi – è il fatto che continui questa violenza proprio
nei confronti di persone che sono impegnate per la pace". (S.L.) (Agenzia Fides
18/9/2009; righe 9, parole 142)
17 settembre 2009 –
Udienza ai Vescovi del Brasile in visita Ad Limina
apostolorum (2)
Castel Gandolfo (Agenzia Fides) – “Con i suoi
fedeli e con i suoi ministri,
Nel suo discorso
il Papa ha ricordato che “i sacerdoti devono restare lontani da un
coinvolgimento personale nella politica, al fine di favorire l'unità e la
comunione di tutti i fedeli e poter così essere un punto di riferimento per
tutti”. Ha quindi evidenziato l’importanza di “far crescere questa
consapevolezza nei sacerdoti, nei religiosi e nei fedeli laici, incoraggiando e
vegliando affinché ciascuno possa sentirsi motivato ad agire secondo il proprio
stato”. Soffermandosi ancora sul rapporto fra sacerdozio comune e sacerdozio
ministeriale, che “costituisce attualmente uno dei punti più delicati
dell'essere e della vita della Chiesa”, Benedetto XVI ha aggiunto: “Il numero
esiguo di presbiteri potrebbe infatti portare le comunità a rassegnarsi a questa
carenza, consolandosi a volte con il fatto che quest'ultima evidenzia meglio il
ruolo dei fedeli laici. Ma non è la mancanza di presbiteri a giustificare una
partecipazione più attiva e consistente dei laici. In realtà, quanto più i
fedeli diventano consapevoli delle loro responsabilità nella Chiesa, tanto più
si evidenziano l'identità specifica e il ruolo insostituibile del sacerdote come
pastore dell'insieme della comunità, come testimone dell'autenticità della fede
e dispensatore, in nome di Cristo–Capo, dei misteri della salvezza”.
Benedetto XVI ha
poi ricordato che “la missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio
incarnato è affidata agli apostoli e da essi ai loro successori… Per questo, la
funzione del presbitero è essenziale e insostituibile per l'annuncio della
Parola e per la celebrazione dei sacramenti, soprattutto dell'Eucaristia”. Per
questo motivo “urge chiedere al Signore di mandare operai per la sua messe” ed
inoltre, ha aggiunto il Santo Padre, “è necessario che i sacerdoti manifestino
la gioia della fedeltà alla propria identità con l'entusiasmo della missione”.
Rivolgendosi
quindi agli “Amati fratelli” Vescovi, il Santo Padre li ha esortati a cercare di
assicurare alle comunità delle rispettive diocesi, la presenza di un ministro
ordinato, non rassegnandosi a considerare la situazione attuale, con pochi
presbiteri, come “normale o tipica del futuro”. Riprendendo quanto già ricordato
al primo gruppo di Vescovi brasiliani (vedi Fides 8/9/2009), il Papa ha esortato
i Vescovi a concentrare gli sforzi “per risvegliare nuove vocazioni sacerdotali
e trovare i pastori indispensabili alle vostre diocesi, aiutandovi
reciprocamente affinché tutti dispongano di presbiteri meglio formati e più
numerosi per sostenere la vita di fede e la missione apostolica dei fedeli”.
Nella parte
conclusiva del suo discorso, il Pontefice ha sottolineato che anche quanti hanno
ricevuto gli ordini sacri “sono chiamati a vivere con coerenza e in pienezza la
grazia e gli impegni del Battesimo”. “La celebrazione quotidiana del sacrificio
dell'altare e la preghiera diaria della liturgia delle ore devono essere sempre
accompagnate dalla testimonianza di un'esistenza che si fa dono a Dio e agli
altri e diviene così orientamento per i fedeli”.Il Santo Curato d'Ars continua
ad essere un modello attuale per tutti i presbiteri, “in particolare nel vivere
il celibato come esigenza di dono totale di sé, espressione di quella carità
pastorale che il Concilio Vaticano II presenta come centro unificatore
dell'essere e dell'agire sacerdotali”. Tra quanti “cercarono di imitare Gesù
Cristo, facendosi ognuno non solo sacerdote ma anche vittima e oblazione come
Gesù”, insieme a S. Giovanni M. Vianney il Santo Padre ha citato fra Antônio de
Sant'Anna Galvão, che visse a San Paolo del Brasile, canonizzato l'11 maggio
2007, il quale fu “fervente adoratore dell'Eucaristia… vivendo in costante
atteggiamento di adorazione”.
Nelle parole
conclusive del suo discorso, il Santo Padre ha sottolineato che sono già
visibili “numerosi segni di speranza per il futuro delle vostre Chiese
particolari”, invocando
19 settembre 2009 –
Incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori Orientali
“Rendiamo grazie
a Dio per questa riunione di carattere informale – ha detto il Papa – , che ci
permette di ascoltare la voce delle Chiese che voi servite con ammirevole
abnegazione, e di rafforzare i vincoli di comunione che le legano alla Sede
Apostolica”. Il Santo Padre ha ricordato la prima tappa del suo “ideale
pellegrinaggio nel cuore dell’Oriente cristiano”, il 24 aprile 2005, presso la
tomba di san Pietro, all'inizio del pontificato, di cui questo incontro
costituisce “un’altra significativa tappa” e che, ha sottolineato il Pontefice,
“è mia intenzione proseguire”, rispondendo alle diverse sollecitazioni di “un
contatto più frequente con il Vescovo di Roma” per rendere sempre più salda la
comunione delle Chiese orientali col Successore di Pietro ed esaminare insieme
tematiche di particolare importanza.
“Avverto come
precipuo dovere promuovere – ha proseguito Benedetto XVI – quella sinodalità
tanto cara all’ecclesiologia orientale e salutata con apprezzamento dal Concilio
Ecumenico Vaticano II”. Citando il Decreto conciliare Orientalium Ecclesiarum, e
l’Esortazione apostolica Orientale Lumen di Giovanni Paolo II, il Santo Padre ha
rinnovato l’auspicio che le Chiese Orientali Cattoliche "fioriscano" per
assolvere "con rinnovato vigore apostolico la missione loro affidata… di
promuovere l’unità di tutti i cristiani, specialmente orientali, secondo il
decreto sull’ecumenismo…" (Orientalium Ecclesiarum, 1). Quindi ha sottolineato:
“L’orizzonte ecumenico è spesso connesso a quello interreligioso. In questi due
ambiti è tutta
Come informa un
comunicato della Sala stampa della Santa Sede, il Santo Padre Benedetto XVI,
accogliendo il desiderio espresso in diverse circostanze dai Patriarchi e
Arcivescovi Maggiori cattolici, li ha convocati ad un incontro che si è tenuto
sabato 19 settembre 2009 nella residenza estiva di Castelgandolfo. Erano
presenti, con il Santo Padre, il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, il
Card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, con
alcuni collaboratori e i "Capi e Padri" di tutte le Chiese Orientali cattoliche
in comunione con il Vescovo di Roma. Il Santo Padre ha aperto la riunione con la
preghiera e ha rivolto ai Presuli parole di benvenuto. Quindi sono intervenuti
tutti i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori, i quali hanno ringraziato Sua
Santità per l’iniziativa ed hanno sottolineato i due aspetti della fedeltà che
li distingue: il legame col patrimonio dell’Oriente cristiano e il legame col
Successore di Pietro, quale Pastore universale, col suo carisma di unità nella
verità e nell’amore. Hanno quindi presentato questioni particolari e alcuni
problemi più generali, quali il fenomeno migratorio, mostrando attenzione per il
contesto ecumenico e interreligioso in cui le loro Chiese si trovano a vivere.
Al termine, il Santo Padre ha sintetizzato gli interventi, offrendo appropriati
orientamenti, ed ha impartito a tutte le Chiese Orientali cattoliche
20 settembre 2009 –
Angelus
Il Santo Padre
ha messo in rilievo le “sette qualità”, secondo l’uso biblico, che
contraddistinguono l’autentica sapienza e i suoi effetti positivi: “Come prima e
principale qualità, posta quasi a premessa delle altre, san Giacomo cita la
‘purezza’, cioè la santità, il riflesso trasparente – per così dire – di Dio
nell’animo umano… è pacifica, mite e arrendevole; non usa parzialità, né tanto
meno ricorre a bugie; è indulgente e generosa, si riconosce dai frutti di bene
che suscita in abbondanza”.
Quindi il Papa
ha invitato a contemplare, ogni tanto, “la bellezza di questa sapienza” e ad
“attingere dalla fonte incontaminata dell’amore di Dio la sapienza del cuore”.
Questo vale per tutti, ha ricordato Benedetto XVI, “in primo luogo, per chi è
chiamato ad essere promotore e ‘tessitore’ di pace nelle comunità religiose e
civili, nei rapporti sociali e politici e nelle relazioni internazionali. Ai
nostri giorni, forse anche per certe dinamiche proprie delle società di massa,
si constata non di rado un carente rispetto della verità e della parola data,
insieme ad una diffusa tendenza all’aggressività, all’odio e alla vendetta… Ma
per fare opere di pace bisogna essere uomini di pace, mettendosi alla scuola
della ‘sapienza che viene dall’alto’, per assimilarne le qualità e produrne gli
effetti. Se ciascuno, nel proprio ambiente, riuscisse a rigettare la menzogna e
la violenza nelle intenzioni, nelle parole e nelle azioni, coltivando con cura
sentimenti di rispetto, di comprensione e di stima verso gli altri, forse non
risolverebbe tutti i problemi della vita quotidiana, ma potrebbe affrontarli più
serenamente ed efficacemente”.
Dopo la
preghiera mariana, il Pontefice ha espresso il suo dolore per l’attentato
avvenuto in Afghanistan con queste parole: “Per le numerose situazioni di
conflitto che esistono nel mondo, ci giungono, quasi quotidianamente, tragiche
notizie di vittime sia tra i militari che tra i civili. Sono fatti a cui mai
possiamo abituarci e che suscitano profonda riprovazione, nonché sconcerto nelle
società che hanno a cuore il bene della pace e della civile convivenza. In
questi giorni, la notizia del gravissimo attentato in Afghanistan ad alcuni
militari italiani mi ha provocato profondo dolore. Mi unisco con la preghiera
alla sofferenza dei familiari e delle comunità civili e militari e, al tempo
stesso, penso con eguali sentimenti di partecipazione agli altri contingenti
internazionali, che anche di recente hanno avuto vittime e che operano per
promuovere la pace e lo sviluppo delle istituzioni, così necessarie alla
coesistenza umana; a tutti assicuro il mio ricordo davanti al Signore, con un
particolare pensiero alle care popolazioni civili, e per tutti invito ad elevare
a Dio la nostra preghiera. Desidero qui anche rinnovare il mio incoraggiamento
alla promozione della solidarietà tra le Nazioni per contrastare la logica della
violenza e della morte, favorire la giustizia, la riconciliazione, la pace e
sostenere lo sviluppo dei popoli partendo dall’amore e dalla comprensione
reciproca, come ho scritto recentemente nella mia Enciclica Caritas in veritate
(n. 72).”
Infine il Papa
ha ricordato che dal 26 al 28 settembre compirà un viaggio apostolico nella
Repubblica Ceca: “Sulle orme del mio amato predecessore Giovanni Paolo II, che
visitò quel Paese per ben tre volte, anch’io renderò omaggio agli eroici
testimoni del Vangelo, antichi e recenti, e incoraggerò tutti ad andare avanti
nella carità e nella verità”. (S.L.) (Agenzia Fides 21/9/2009; righe 44, parole
656)
21 settembre
2009 – Udienza ai partecipanti al convegno per i Vescovi di recente nomina
Ricordando il
contesto dell’Anno Sacerdotale che si sta celebrando, e
Richiamando il gesto del sacerdote di porre le proprie mani in quelle del
Vescovo durante il rito dell’ordinazione presbiterale, il Papa ha citato
l’osservazione contenuta nell’Esortazione postsinodale Pastores gregis di
Giovanni Paolo II: “Il novello presbitero sceglie di affidarsi al Vescovo e, da
parte sua, il Vescovo si impegna a custodire queste mani. A ben vedere questo è
un compito solenne che si configura per il Vescovo come paterna responsabilità
nel custodire e promuovere l’identità sacerdotale dei presbiteri affidati alle
proprie cure pastorali, un’identità che vediamo oggi purtroppo messa a dura
prova dalla crescente secolarizzazione”.
In modo
particolare il Vescovo, ha proseguito Benedetto XVI, “è chiamato ad alimentare
nei sacerdoti la vita spirituale, per favorire in essi l’armonia tra la
preghiera e l’apostolato… La missione di un presbitero e, a maggior ragione,
quella di un Vescovo, comporta oggi una mole di lavoro che tende ad assorbirlo
continuamente e totalmente. Le difficoltà aumentano e le incombenze vanno
moltiplicandosi, anche perché si è posti di fronte a realtà nuove e ad
accresciute esigenze pastorali. Tuttavia, l’attenzione ai problemi di ogni
giorno e le iniziative tese a condurre gli uomini sulla via di Dio non devono
mai distrarci dall’unione intima e personale con Cristo. L’essere a disposizione
della gente non deve diminuire o offuscare la nostra disponibilità verso il
Signore. Il tempo che il sacerdote e il Vescovo consacrano a Dio nella preghiera
è sempre quello meglio impiegato, perché la preghiera è l’anima dell’attività
pastorale, la ‘linfa’ che ad essa infonde forza, è il sostegno nei momenti di
incertezza e di scoraggiamento e la sorgente inesauribile di fervore missionario
e di amore fraterno verso tutti”.
Nella parte
conclusiva del suo discorso, il Papa ha ribadito che “al centro della vita
sacerdotale c’è l’Eucaristia” ed ha espresso questo augurio ai Vescovi: “la
celebrazione eucaristica illumini dunque tutta la vostra giornata e quella dei
vostri sacerdoti, imprimendo la sua grazia e il suo influsso spirituale sui
momenti tristi o gioiosi, agitati o riposanti, di azione o di contemplazione. Un
modo privilegiato di prolungare nella giornata la misteriosa azione santificante
dell’Eucaristia è la devota recita della Liturgia delle Ore, come pure
l’adorazione eucaristica, la lectio divina e la preghiera contemplativa del
Rosario. Il Santo Curato d’Ars ci insegna quanto siano preziose
l’immedesimazione del sacerdote al Sacrificio eucaristico e l’educazione dei
fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione. Con
21 settembre 2009 –
Telegramma di cordoglio per le vittime dell'attentato terroristico a Kabul
22 settembre
2009 – Video–messaggio al Vertice Onu sui cambiamenti climatici
Invitando a
riflettere sul rapporto esistente tra “il Creatore e noi, come guardiani della
sua creazione”, il Papa disse allora: “La terra è dono prezioso del Creatore, il
quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, dandoci così i segnali
orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. E’ proprio
a partire da questa consapevolezza, che
“Quanto è
importante allora – prosegue il Videomessaggio – che la comunità internazionale
e i singoli governi sappiano dare i giusti segnali ai propri cittadini per
contrastare in modo efficace le modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino
ad esso dannose! I costi economici e sociali, derivanti dall’uso delle risorse
ambientali comuni, riconosciuti in maniera trasparente, vanno supportati da
coloro che ne usufruiscono, e non da altre popolazioni o dalle generazioni
future. La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse e del clima
richiedono che i responsabili internazionali agiscano congiuntamente nel
rispetto della legge e della solidarietà, soprattutto nei confronti delle
regioni più deboli della terra (cfr Caritas in veritate, 50). Insieme possiamo
costruire uno sviluppo umano integrale a beneficio dei popoli, presenti e
futuri, uno sviluppo ispirato ai valori della carità nella verità. Perché ciò
avvenga è indispensabile convertire l’attuale modello di sviluppo globale verso
una più grande e condivisa assunzione di responsabilità nei confronti del
creato: lo richiedono non solo le emergenze ambientali, ma anche lo scandalo
della fame e della miseria”.
Infine il Santo
Padre incoraggia tutti i partecipanti al Vertice dell’Onu a partecipare alla
discussione "in forma costruttiva e con coraggio generoso”, in quanto siamo
tutti chiamati “ad esercitare una responsabile gestione della Creazione, ad
usare le risorse in modo tale che il singolo individuo e la comunità possono
vivere con dignità” e possano quindi sviluppare “l'alleanza fra l'uomo e
l'ambiente, che deve rispecchiare l'amore creatore di Dio". (S.L.) (Agenzia
Fides 25/9/2009; righe 31, parole 411)
23 settembre 2009 –
Udienza generale
Come ha
ricordato il Pontefice, Sant’Anselmo nacque nel 1033 (o all’inizio del 1034) ad
Aosta, primogenito di una famiglia nobile. La mamma si prese cura della
formazione umana e religiosa del figlio, che affidò, poi, ai Benedettini di un
priorato di Aosta. A quindici anni, dopo un sogno in cui avvertì di essere
chiamato da Dio ad una importante missione, Anselmo chiese di entrare
nell’Ordine benedettino, trovando tuttavia la ferma opposizione del padre. Dopo
una grave malattia e la scomparsa prematura della madre, Anselmo attraversò un
periodo di dissipazione morale, andò via da casa e cominciò a girare per
Quando Lanfranco
da Pavia, abate di Caen, divenne il nuovo Arcivescovo di Canterbury, chiese ad
Anselmo di istruire i monaci e aiutarlo nella difficile situazione in cui si
trovava la sua comunità ecclesiale dopo l’invasione dei Normanni. Così Anselmo
“guadagnò simpatia e stima”, tanto che, alla morte di Lanfranco, fu scelto a
succedergli nella sede arcivescovile di Canterbury. Ricevette la consacrazione
episcopale nel dicembre 1093.
“Anselmo si impegnò immediatamente in un’energica lotta per la libertà della
Chiesa, sostenendo con coraggio l’indipendenza del potere spirituale da quello
temporale – ha ricordato il Santo Padre –. Difese
Nella catechesi
il Pontefice ha messo in evidenza “l’anima mistica di questo grande Santo
dell’epoca medievale, fondatore della teologia scolastica, al quale la
tradizione cristiana ha dato il titolo di ‘Dottore Magnifico’ perché coltivò un
intenso desiderio di approfondire i Misteri divini, nella piena consapevolezza,
però, che il cammino di ricerca di Dio non è mai concluso, almeno su questa
terra… Egli afferma chiaramente che chi intende fare teologia non può contare
solo sulla sua intelligenza, ma deve coltivare al tempo stesso una profonda
esperienza di fede. L’attività del teologo, secondo sant’Anselmo, si sviluppa
così in tre stadi: la fede, dono gratuito di Dio da accogliere con umiltà;
l’esperienza, che consiste nell’incarnare la parola di Dio nella propria
esistenza quotidiana; e quindi la vera conoscenza, che non è mai frutto di
asettici ragionamenti, bensì di un’intuizione contemplativa”.
Benedetto XVI ha
concluso la catechesi con questo auspicio: “l’amore per la verità e la costante
sete di Dio, che hanno segnato l’intera esistenza di sant’Anselmo, siano uno
stimolo per ogni cristiano a ricercare senza mai stancarsi una unione sempre più
intima con Cristo, Via, Verità e Vita. Inoltre, lo zelo pieno di coraggio che ha
contraddistinto la sua azione pastorale, e che gli ha procurato talora
incomprensioni, amarezze e perfino l’esilio, sia un incoraggiamento per i
Pastori, per le persone consacrate e per tutti i fedeli ad amare
Praga (Agenzia
Fides) – Ha avuto inizio all’aeroporto internazionale Stará Ruzyně di Praga,
dove è giunto alle ore 11.30 di sabato 26 settembre, il 13° viaggio apostolico
del Santo Padre Benedetto XVI nella Repubblica Ceca. Accolto dalle Autorità
politiche, civili e religiose, il Santo Padre ha ascoltato il saluto del
Presidente della Repubblica Ceca, Václav Klaus, quindi ha pronunciato il suo
discorso, durante il quale ha sottolineato “quanto profondamente la cultura ceca
sia permeata dal cristianesimo”.
“Se l’intera
cultura europea è stata profondamente plasmata dall’eredità cristiana – ha detto
il Santo Padre –, ciò è vero in modo particolare nelle terre ceche, poiché,
grazie all’azione missionaria dei Santi Cirillo e Metodio nel nono secolo,
l’antica lingua slava fu per la prima volta messa in iscritto. Apostoli dei
popoli slavi e fondatori della loro cultura, essi a ragione sono venerati come
Patroni d’Europa. È poi degno di menzione il fatto che questi due grandi santi
della tradizione bizantina incontrarono qui missionari provenienti
dall’Occidente latino. Nella sua storia, questo territorio posto nel cuore del
continente europeo, al crocevia tra nord e sud, est ed ovest, è stato un punto
d’incontro di popoli, tradizioni e culture diverse. Non si può negare che ciò
abbia talora causato delle frizioni, tuttavia, nel tempo, ciò si è rivelato
essere un incontro fruttuoso”.
Benedetto XVI ha
quindi ricordato l’imminente ventesimo anniversario della "Rivoluzione di
Velluto", che pose fine in modo pacifico “ad un’epoca particolarmente dura per
questo Paese, un’epoca in cui la circolazione di idee e di movimenti culturali
era rigidamente controllata”. Durante quarant’anni di repressione politica, il
Governo tentò in modo “spietato” di mettere a tacere la voce della Chiesa, e il
Papa ha fatto memoria dei tanti martiri nella storia di questa nazione, “la cui
fedeltà a Cristo si è fatta sentire con voce più chiara e più eloquente di
quella dei loro uccisori”.
In particolare ha
reso omaggio alla memoria del Cardinale Josef Beran, Arcivescovo di Praga, ed al
suo successore, il Cardinale František Tomášek, “per la loro indomita
testimonianza cristiana di fronte alla persecuzione. Essi, ed altri innumerevoli
coraggiosi sacerdoti, religiosi e laici, uomini e donne, hanno mantenuto viva la
fiamma della fede in questo Paese. Ora che è stata recuperata la libertà
religiosa, faccio appello a tutti i cittadini della Repubblica, perché
riscoprano le tradizioni cristiane che hanno plasmato la loro cultura ed esorto
la comunità cristiana a continuare a far sentire la propria voce mentre la
nazione deve affrontare le sfide del nuovo millennio”. Citando la sua enciclica
“Caritas in veritate” (n.78) "Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce
nemmeno a comprendere chi egli sia", il Pontefice ha messo in evidenza che “la
verità del Vangelo è indispensabile per una società prospera, poiché apre alla
speranza e ci rende capaci di scoprire la nostra inalienabile dignità di figli
di Dio.”
Infine il Papa,
ricordando che la bandiera presidenziale che sventola sul Castello di Praga ha
come motto "Pravda Vítĕzí –
Praga (Agenzia
Fides) – Dopo la cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Praga, nella stessa
mattina del 26 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato alla chiesa
di Santa Maria della Vittoria all’interno della quale si venera la statua del
"Bambino Gesù di Praga" e dove erano raccolte alcune famiglie con i loro
bambini. Dopo un momento di preghiera presso
“L’immagine del
Bambino Gesù fa subito pensare al mistero dell’Incarnazione, al Dio Onnipotente
che si è fatto uomo, ed è vissuto per 30 anni nell’umile famiglia di Nazaret” ha
detto il Pontefice, rivolgendo il pensiero a tutte le famiglie del mondo, “alle
loro gioie e alle loro difficoltà”, ed “invocando dal Bambino Gesù il dono
dell’unità e della concordia per tutte le famiglie”. Il Papa ha ricordato in
modo speciale le giovani famiglie, “che debbono fare tanti sforzi per dare ai
figli sicurezza e un avvenire dignitoso”, e le famiglie in difficoltà, “provate
dalla malattia e dal dolore, per quelle in crisi, disunite o lacerate dalla
discordia e dall’infedeltà”.
Quindi ha
proseguito: “L’effigie del Bambino Gesù, con la tenerezza della sua infanzia, ci
fa inoltre percepire la vicinanza di Dio e il suo amore. Comprendiamo quanto
siamo preziosi ai suoi occhi perché, proprio grazie a Lui, siamo divenuti a
nostra volta figli di Dio. Ogni essere umano è figlio di Dio e quindi nostro
fratello e, come tale, da accogliere e rispettare. Possa la nostra società
comprendere questa realtà! Ogni persona umana sarebbe allora valorizzata non per
quello che ha, ma per quello che è, poiché nel volto di ogni essere umano, senza
distinzione di razza e cultura, brilla l’immagine di Dio.”
Contemplando nel
Santo Bambino di Praga “la bellezza dell’infanzia e la predilezione che Gesù
Cristo ha sempre manifestato verso i piccoli”, Benedetto XVI ha esclamato:
“Quanti bambini invece non sono amati, né accolti, né rispettati! Quanti sono
vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento da parte di persone senza
scrupoli! Possano essere riservati ai minori quel rispetto e quell’attenzione
loro dovuti: i bambini sono il futuro e la speranza dell’umanità.”
Infine,
rivolgendosi ai bambini presenti, li ha invitati a seguire l’esempio del Bambino
Gesù: “siate ubbidienti, gentili e caritatevoli. Imparate ad essere, come Lui,
il conforto dei vostri genitori. Siate veri amici di Gesù e ricorrete a Lui con
fiducia sempre. Pregatelo per voi stessi, per i vostri genitori, parenti,
maestri ed amici, e pregatelo anche per me”. (S.L.) (Agenzia Fides 28/9/2009;
righe 31, parole 453)
Praga (Agenzia
Fides) – Nel pomeriggio di sabato 26 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI si
è recato al Castello di Praga, per
Il Papa ha quindi
messo in evidenza che “oggi, specialmente fra i giovani, emerge di nuovo la
domanda sulla natura della libertà conquistata” e sui suoi autentici tratti
distintivi, quindi ha proseguito: “Ogni generazione ha il compito di impegnarsi
da capo nell’ardua ricerca di come ordinare rettamente le realtà umane,
sforzandosi di comprendere il corretto uso della libertà…La vera libertà
presuppone la ricerca della verità – del vero bene – e pertanto trova il proprio
compimento precisamente nel conoscere e fare ciò che è retto e giusto. La
verità, in altre parole, è la norma–guida per la libertà e la bontà ne è la
perfezione”.
Quindi Benedetto
XVI ha proseguito: “Per i Cristiani la verità ha un nome: Dio. E il bene ha un
volto: Gesù Cristo. La fede cristiana, dal tempo dei Santi Cirillo e Metodio e
dei primi missionari, ha avuto in realtà un ruolo decisivo nel plasmare
l’eredità spirituale e culturale di questo Paese. Deve essere lo stesso nel
presente e per il futuro”. Il Papa ha quindi ricordato il “ruolo di coesione al
cuore dell’Europa” svolto dall’attuale Repubblica Ceca: “per secoli questa terra
è stata un punto d’incontro tra popoli, tradizioni e culture diverse” e se ha
conosciuto “tragici avvenimenti causati dall’incomprensione, dalla guerra e
dalla persecuzione… è anche vero che le sue radici cristiane hanno favorito la
crescita di un considerevole spirito di perdono, di riconciliazione e di
collaborazione… Non è proprio di questo spirito che ha bisogno l’Europa di oggi?
L’Europa è più che un continente. Essa è una casa! E la libertà trova il suo
significato più profondo proprio nell’essere una patria spirituale. Nel pieno
rispetto della distinzione tra la sfera politica e quella religiosa –
distinzione che garantisce la libertà dei cittadini di esprimere il proprio
credo religioso e di vivere in sintonia con esso – desidero rimarcare
l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la formazione della coscienza di
ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio
di ogni persona che chiama questo continente "casa"!”
Soffermandosi poi
sulla “fedeltà alla verità che, sola, è la garanzia della libertà e dello
sviluppo umano integrale”, il Pontefice ha ricordato che “l’attenzione alla
verità universale non dovrebbe mai venire eclissata da interessi
particolaristici, per quanto importanti essi possano essere… la ricerca della
verità, lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o il pluralismo
culturale, rende il consenso possibile e permette al dibattito pubblico di
mantenersi logico, onesto e responsabile, assicurando quell'unità che le vaghe
nozioni di integrazione semplicemente non sono in grado di realizzare”.
Citando i tanti
“gioielli architettonici” che adornano la città di Praga, il Papa ha affermato
che “la loro bellezza esprime fede; sono epifanie di Dio che giustamente ci
permettono di considerare le grandi meraviglie alle quali noi creature possiamo
aspirare quando diamo espressione alla dimensione estetica e conoscitiva del
nostro essere più profondo… L'incontro creativo della tradizione classica e del
Vangelo ha dato vita ad una visione dell’uomo e della società sensibile alla
presenza di Dio fra noi. Tale visione, nel plasmare il patrimonio culturale di
questo continente, ha chiaramente posto in luce che la ragione non finisce con
ciò che l'occhio vede, anzi essa è attratta da ciò che sta al di là, ciò a cui
noi profondamente aneliamo: lo Spirito, potremmo dire, della Creazione…
L’Europa, fedele alle sue radici cristiane, ha una particolare vocazione a
sostenere questa visione trascendente nelle sue iniziative al servizio del bene
comune di individui, comunità e nazioni”. In particolare il Santo Padre si è
soffermato sull’importanza della formazione dei giovani europei, incoraggiando
vivamente “quei genitori e responsabili delle comunità che si attendono dalle
autorità la promozione di valori capaci di integrare la dimensione
intellettuale, umana e spirituale in una solida formazione, degna delle
aspirazioni dei nostri giovani”.
Benedetto XVI ha concluso il suo discorso citando il motto della bandiera del
Presidente della Repubblica Ceca: "Veritas vincit", ed ha commentato: “alla
fine, davvero la verità vince, non con la forza, ma grazie alla persuasione,
alla testimonianza eroica di uomini e donne di solidi principi, al dialogo
sincero che sa guardare, al di là dell’interesse personale, alle necessità del
bene comune”. (S.L.) (Agenzia Fides 28/9/2009; righe 59, parole 849)
Praga (Agenzia
Fides) – Alle ore 18 di sabato 26 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha
presieduto
Nell’omelia il
Papa ha ricordato “la ricca storia di fede e di tradizione cristiana del vostro
popolo; una storia illuminata, in particolare, dalla fedeltà di coloro che hanno
sigillato la loro adesione a Cristo e alla Chiesa con il martirio”. Oltre ai
santi Venceslao, Adalberto e Giovanni Nepomuceno, a san Vito, Benedetto XVI ha
ricordato i due Arcivescovi del secolo scorso, i Cardinali Josef Beran e
František Tomášek, e i “tanti Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli,
che hanno resistito con eroica fermezza alla persecuzione comunista, giungendo
persino al sacrificio della vita”. Questi “coraggiosi amici di Cristo” hanno
tratto forza per la loro testimonianza dal Vangelo, infatti “l’eroismo dei
testimoni della fede ricorda che solo dalla conoscenza personale e dal legame
profondo con Cristo è possibile trarre l’energia spirituale per realizzare
appieno la vocazione cristiana. Solo l’amore di Cristo rende efficace l’azione
apostolica, soprattutto nei momenti della difficoltà e della prova. Amare Cristo
e i fratelli deve essere la caratteristica di ogni battezzato e di ogni
comunità”. Il Pontefice ha quindi esortato a far rispendere l’amore in ogni
parrocchia e comunità, nelle varie associazioni e movimenti, e ad alimentare
questo amore di Cristo “con la preghiera e l’ascolto della sua parola” per
essere “artefici di unità e di pace in ogni ambiente”.
Di fronte alla
difficoltà di vivere e testimoniare il Vangelo, in una società ancora ferita
dall’ideologia atea e spesso “affascinata dalla moderna mentalità del consumismo
edonista, con una pericolosa crisi di valori umani e religiosi e la deriva di un
dilagante relativismo etico e culturale”, il Papa ha esortato ad “un rinnovato
impegno da parte di tutte le componenti ecclesiali per rafforzare i valori
spirituali e morali nella vita della società odierna”. “La vostra attività
pastorale abbracci con particolare zelo il campo dell’educazione delle nuove
generazioni. Le scuole cattoliche promuovano il rispetto dell’uomo; si dedichi
attenzione alla pastorale giovanile anche fuori dell’ambito scolastico, senza
trascurare le altre categorie di fedeli. Cristo è per tutti!” (S.L.) (Agenzia
Fides 28/9/2009; righe 40, parole 588)
27 settembre 2009 –
Viaggio Apostolico nella Repubblica Ceca –
Santa Messa a Brno
VATICANO – Benedetto
XVI nella Repubblica Ceca (5) – Celebrazione Eucaristica: “solo Cristo può
essere la nostra certa speranza. Questo è l'annuncio che noi cristiani siamo
chiamati a diffondere ogni giorno, con la nostra testimonianza”
Praga (Agenzia
Fides) – La mattina di domenica 27 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha
presieduto
“Cari amici – ha proseguito il Papa –, per il carattere che riveste l'odierna
Assemblea liturgica, ho condiviso volentieri la scelta, a cui ha accennato il
vostro Vescovo, di intonare le letture bibliche della Santa Messa al tema della
speranza: l'ho condivisa pensando sia al popolo di questo caro Paese, sia
all'Europa e all'umanità intera, che è assetata di qualcosa su cui poggiare
saldamente il proprio avvenire. Nella mia seconda Enciclica –
Prendendo spunto dalle lettura della domenica, il Papa ha ribadito “l'annuncio
di salvezza, antico e sempre nuovo, che
Benedetto XVI ha quindi ricordato i tanti che nei secoli passati “hanno sofferto
per mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la speranza”, ed ancora oggi,
nell'attuale società, “dove tante forme di povertà nascono dall'isolamento, dal
non essere amati, dal rifiuto di Dio e da un'originaria tragica chiusura
dell'uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto
insignificante e passeggero… solo Cristo può essere la nostra certa speranza.
Questo è l'annuncio che noi cristiani siamo chiamati a diffondere ogni giorno,
con la nostra testimonianza”.
Al termine della Santa Messa, il Santo Padre nell’introdurre la preghiera
mariana dell’Angelus, ha sottolineato la gioia di trovarsi “nel cuore della
Moravia, terra segnata da molti secoli di fede cristiana, che richiama
all’origine la coraggiosa missione dei santi Cirillo e Metodio”. Quindi ha
ricordato i suoi numerosi “santuari mariani, che folle di pellegrini visitano
durante tutto l’anno”, e l’importanza di conservare le tradizioni popolari che
affondano le loro radici nel passato. “A volte si costata, con una certa
nostalgia, che il ritmo della vita moderna tende a cancellare alcune tracce di
un passato ricco di fede. E’ importante invece non perdere di vista l’ideale che
le usanze tradizionali esprimevano, e soprattutto va mantenuto il patrimonio
spirituale ereditato dai vostri antenati, per custodirlo ed anzi renderlo
rispondente alle esigenze dei tempi presenti”. Dopo la preghiera dell’Angelus,
il Papa ha rivolto il suo saluto, nelle rispettive lingue, ai numerosi fedeli
presenti, provenienti, oltre che dalla Moravia, anche dalle vicine diocesi della
Slovacchia, della Polonia, dell’Austria e della Germania. (S.L.) (Agenzia Fides
28/9/2009; righe 47, parole 696)
27 settembre 2009 – Viaggio Apostolico nella
Repubblica Ceca – Incontro con il Consiglio Ecumenico delle Chiese nella
Repubblica Ceca
VATICANO –
Benedetto XVI nella Repubblica Ceca (6) – Incontro Ecumenico: “Quando l’Europa
si pone in ascolto della storia del cristianesimo, ascolta la sua stessa storia”
Praga (Agenzia
Fides) – Nel pomeriggio di domenica 27 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI
ha incontrato gli esponenti del Consiglio ecumenico delle Chiese nella
Repubblica Ceca, nella Sala del Trono dell’Arcivescovado. “Cosa ha da dire oggi
il Vangelo alla Repubblica Ceca e più in generale all’intera Europa, in un
periodo segnato dal proliferare di diverse visioni del mondo ? – si è chiesto il
Santo Padre nel suo discorso –. Il cristianesimo ha molto da offrire sul piano
pratico e morale, poiché il Vangelo non cessa mai di ispirare uomini e donne a
porsi al servizio dei loro fratelli e sorelle. Pochi potrebbero contestare ciò.
Tuttavia, quanti fissano il loro sguardo su Gesù di Nazareth con occhi di fede
sanno che Dio offre una realtà più profonda e nondimeno inseparabile dall’
‘economia’ della carità all’opera in questo mondo: Egli offre la salvezza”.
Il Papa ha
ricordato che “l’Europa continua ad essere sottoposta a molti cambiamenti”, e
dopo il crollo dei precedenti regimi, “i cristiani si sono uniti assieme ad
altri uomini di buona volontà nell'aiutare a ricostruire un ordine politico
giusto, e continuano oggi ad impegnarsi nel dialogo per aprire nuove vie verso
la comprensione reciproca, la collaborazione in vista della pace e il progresso
del bene comune”. Tuttavia “stanno emergendo sotto nuove forme tentativi tesi a
marginalizzare l’influsso del cristianesimo nella vita pubblica” e “questo
fenomeno ci chiede di fermarci a riflettere”.
La salvezza
offerta dal Cristianesimo “è la verità centrale del Vangelo e l’obiettivo verso
cui è diretto ogni sforzo di evangelizzazione e di cura pastorale. Ed è il
criterio sul quale i cristiani tornano sempre a focalizzarsi, nel loro impegno
per sanare le ferite delle divisioni del passato”. Benedetto XVI ha quindi
auspicato che le iniziative ecumeniche “portino frutto non solo per proseguire
il cammino dell’unità dei cristiani, ma per il bene dell’intera società
europea”. “Quando l’Europa si pone in ascolto della storia del cristianesimo,
ascolta la sua stessa storia. Le sue nozioni di giustizia, libertà e
responsabilità sociale, assieme alle istituzioni culturali e giuridiche
stabilite per difendere queste idee e trasmetterle alle generazioni future, sono
plasmate dalla sua eredità cristiana. In verità, la memoria del passato anima le
sue aspirazioni per il futuro”.
Il Papa ha citato
l’esempio di sant’Adalberto e sant’Agnese di Boemia, il cui impegno per la
diffusione del Vangelo “fu motivato dalla convinzione che i cristiani non devono
ripiegarsi su di sé, timorosi del mondo, ma piuttosto condividere con fiducia il
tesoro di verità loro affidato. Allo stesso modo i cristiani di oggi, aprendosi
alla situazione attuale e riconoscendo tutto ciò che vi è di buono nella
società, devono avere il coraggio di invitare uomini e donne alla radicale
conversione che deriva dall’incontro con Cristo e introduce in una nuova vita di
grazia”.
Soffermandosi poi sul motivo per cui i cristiani siano tenuti ad unirsi ad altri
nel ricordare all’Europa le sue radici, Benedetto XVI ha spiegato che “esse
continuano – in maniera tenue ma al tempo stesso feconda – a provvedere al
Continente il sostegno spirituale e morale che permette di stabilire un dialogo
significativo con persone di altre culture e religioni. Proprio perché il
Vangelo non è un'ideologia, non pretende di bloccare dentro schemi rigidi le
realtà socio politiche che si evolvono. Piuttosto, esso trascende le
vicissitudini di questo mondo e getta nuova luce sulla dignità della persona
umana in ogni epoca”.
Infine l’invito a
chiedere a Dio “di infondere in noi uno spirito di coraggio per condividere le
verità salvifiche eterne che hanno permesso, e continueranno a permettere, il
progresso sociale e culturale di questo Continente. La salvezza operata da Gesù
con la sua passione, morte, risurrezione ed ascensione in cielo non solo
trasforma noi che crediamo in lui, ma ci spinge a condividere questa Buona
Notizia con altri”. (S.L.) (Agenzia Fides 28/9/2009; righe 47, parole 696)
27 settembre –
Viaggio Apostolico nella Repubblica Ceca –
Incontro con il mondo accademico nel Castello di Praga
VATICANO –
Benedetto XVI nella Repubblica Ceca (7) – Al mondo accademico: “Una comprensione
della ragione sorda al divino, che relega le religioni nel regno delle
subculture, è incapace di entrare in quel dialogo delle culture di cui il nostro
mondo ha così urgente bisogno”
Praga (Agenzia
Fides) – Alle ore 18 di domenica 27 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha
incontrato il mondo accademico nel Castello di Praga. Erano presenti i Magnifici
Rettori delle Università della Repubblica Ceca, una rappresentanza dei docenti e
degli studenti ed esponenti delle Istituzioni culturali dello Stato e della
Chiesa cattolica. Ha partecipato all’incontro il Presidente della Repubblica.
“Il mondo
accademico, sostenendo i valori culturali e spirituali della società e insieme
offrendo ad essi il proprio contributo, svolge il prezioso servizio di
arricchire il patrimonio intellettuale della nazione e di fortificare le
fondamenta del suo futuro sviluppo” ha detto il Santo Padre nel suo discorso,
ricordando di essere stato “un professore, attento al diritto della libertà
accademica e alla responsabilità per l'uso autentico della ragione”. “Se è vero
– ha proseguito il Papa – che alcuni ritengono che le domande sollevate dalla
religione, dalla fede e dall’etica non abbiano posto nell’ambito della ragione
pubblica, tale visione non è per nulla evidente. La libertà che è alla base
dell'esercizio della ragione – in una università come nella Chiesa – ha uno
scopo preciso: essa è diretta alla ricerca della verità, e come tale esprime una
dimensione propria del Cristianesimo, che non per nulla ha portato alla nascita
dell'università. In verità, la sete di conoscenza dell’uomo spinge ogni
generazione ad ampliare il concetto di ragione e ad abbeverarsi alle fonti della
fede. È stata proprio la ricca eredità della sapienza classica, assimilata e
posta a servizio del Vangelo, che i primi missionari cristiani hanno portato in
queste terre e stabilita come fondamento di un’unità spirituale e culturale che
dura fino ad oggi”.
Benedetto XVI ha
poi sottolineato che “l’autonomia propria di una università, anzi di qualsiasi
istituzione scolastica, trova significato nella capacità di rendersi
responsabile di fronte alla verità. Ciononostante, quell'autonomia può essere
resa vana in diversi modi. La grande tradizione formativa, aperta al
trascendente, che è all’origine delle università in tutta Europa, è stata
sistematicamente sovvertita, qui in questa terra e altrove, dalla riduttiva
ideologia del materialismo, dalla repressione della religione e dall’oppressione
dello spirito umano”. Tuttavia “l’anelito per la libertà e la verità è parte
inalienabile della nostra comune umanità. Esso non può mai essere eliminato e,
come la storia ha dimostrato, può essere negato solo mettendo in pericolo
l’umanità stessa. È a questo anelito che cercano di rispondere la fede
religiosa, le varie arti, la filosofia, la teologia e le altre discipline
scientifiche, ciascuna col proprio metodo, sia sul piano di un’attenta
riflessione che su quello di una buona prassi”.
Rivolgendosi poi ai Rettori e Professori, il Santo Padre ha ricordato la loro
responsabilità “di illuminare le menti e i cuori dei giovani e delle giovani di
oggi. Questo grave compito non è certamente nuovo… una volta che la comprensione
della pienezza e unità della verità viene risvegliata nei giovani, essi provano
il piacere di scoprire che la domanda su ciò che essi possono conoscere dispiega
loro l’orizzonte della grande avventura su come debbano essere e cosa debbano
compiere”.
Il Papa ha
sottolineato la necessità di riguadagnare “l’idea di una formazione integrale,
basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità. Ciò può contrastare la
tendenza, così evidente nella società contemporanea, verso la frammentazione del
sapere”. “Cosa potrà accadere se la nostra cultura dovesse costruire se stessa
solamente su argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una tradizione
intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che vengono promosse facendo
molto rumore e che sono fortemente finanziate? Cosa potrà accadere se,
nell’ansia di mantenere una secolarizzazione radicale, finisse per separarsi
dalle radici che le danno vita? Le nostre società non diventeranno più
ragionevoli o tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto più fragili e meno
inclusive, e dovranno faticare sempre di più per riconoscere quello che è vero,
nobile e buono”.
Nella parte
conclusiva del suo discorso, Benedetto XVI è tornato sul tema del superamento
della frattura tra scienza e religione, che fu una preoccupazione centrale del
Papa Giovanni Paolo II. “Una comprensione della ragione sorda al divino, che
relega le religioni nel regno delle subculture, è incapace di entrare in quel
dialogo delle culture di cui il nostro mondo ha così urgente bisogno… Questa
fiducia nella capacità umana di cercare la verità, di trovare la verità e di
vivere secondo la verità portò alla fondazione delle grandi università europee.
Certamente noi dobbiamo riaffermare questo oggi per donare al mondo
intellettuale il coraggio necessario per lo sviluppo di un futuro di autentico
benessere, un futuro veramente degno dell’uomo.” (S.L.) (Agenzia Fides
28/9/2009; righe 54, parole 747)
28 settembre 2009 – Viaggio Apostolico nella
Repubblica Ceca – Santa Messa a Melnik
Praga (Agenzia
Fides) – La mattina di lunedì 28 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha
raggiunto la chiesa di San Venceslao a Stará Boleslav. Dopo un momento di
adorazione al Santissimo, si è recato nella cripta nei pressi del Mausoleo della
Nazione Ceca, dove è esposta la reliquia del Santo. Quindi ha raggiunto il luogo
della Celebrazione Eucaristica, nella spianata sulla via di Melnik. “Questa
mattina ci riunisce attorno all’altare il ricordo glorioso del martire san
Venceslao – ha detto il Papa nell’omelia –. Egli ha versato il sangue sulla
vostra Terra... Questo grande Santo, che voi amate chiamare ‘eterno’ Principe
dei Cechi, ci invita a seguire sempre e fedelmente Cristo, ci invita ad essere
santi. Egli stesso è modello di santità per tutti, specialmente per quanti
guidano le sorti delle comunità e dei popoli”. Quindi il Pontefice si è chiesto:
“ai nostri giorni la santità è ancora attuale? O non è piuttosto un tema poco
attraente ed importante?”.
Prendendo spunto
dal secolo passato, che “ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti
ad altezze quasi irraggiungibili”, Benedetto XVI ha proseguito: “Chi ha negato e
continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l’uomo, sembra avere vita
facile e conseguire un successo materiale. Ma basta scrostare la superficie per
costatare che, in queste persone, c’è tristezza e insoddisfazione. Solo chi
conserva nel cuore il santo ‘timore di Dio’ ha fiducia anche nell’uomo e spende
la sua esistenza per costruire un mondo più giusto e fraterno. C’è oggi bisogno
di persone che siano ‘credenti’ e ‘credibili’, pronte a diffondere in ogni
ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro
azione. Questa è la santità, vocazione universale di tutti i battezzati, che
spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al
proprio interesse egoistico, bensì al bene comune, e ricercando in ogni momento
la volontà divina”.
Dopo aver citato
la pagina evangelica della Messa, in cui Gesù propone ai suoi discepoli la via
"stretta" della santità, il Santo Padre ha commentato: “Certamente è un
linguaggio duro, difficile da accettare e mettere in pratica, ma la
testimonianza dei Santi e delle Sante assicura che è possibile a tutti, se ci si
fida e ci si affida a Cristo. Il loro esempio incoraggia chi si dice cristiano
ad essere credibile, cioè coerente con i principi e la fede che professa. Non
basta infatti apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente… Questa è la
lezione di vita di san Venceslao, che ebbe il coraggio di anteporre il regno dei
cieli al fascino del potere terreno. Il suo sguardo non si staccò mai da Gesù
Cristo, il quale patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le
orme”.
Il Papa ha poi
ricordato che “il giovane sovrano Venceslao si mantenne fedele agli insegnamenti
evangelici che gli aveva impartito la santa nonna, la martire Ludmilla”, “si
adoperò per propagare la fede cristiana”, "beneficava i poveri, vestiva gli
ignudi, dava da mangiare agli affamati, accoglieva i pellegrini, proprio come
vuole il Vangelo. Non tollerava che si facesse ingiustizia alle vedove, amava
tutti gli uomini, poveri o ricchi che fossero".
“Venceslao è morto
martire per Cristo. E’ interessante notare che il fratello Boleslao riuscì,
uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la corona che in seguito si
imponevano sulla testa i suoi successori non portava il suo nome. Porta invece
il nome di Venceslao… Questo fatto viene giudicato come un meraviglioso
intervento di Dio, che non abbandona i suoi fedeli…ed il sangue del martire non
ha chiamato odio e vendetta, bensì perdono e pace”. Benedetto XVI ha concluso
l’omelia invitando i presenti a pregare perché, come San Venceslao, “anche noi
camminiamo con passo spedito verso la santità. E’ certamente difficile, poiché
la fede è sempre esposta a molteplici sfide, ma quando ci si lascia attrarre da
Dio che è Verità, il cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del suo
amore”. (S.L.) (Agenzia Fides 29/9/2009; righe 42, parole 665)
Praga (Agenzia
Fides) – Al termine della Santa Messa celebrata nella spianata sulla via di
Melnik, a Stará Boleslav, il 28 settembre, il Santo Padre Benedetto XVI si è
rivolto ai giovani che la sera precedente avevano compiuto un pellegrinaggio sul
luogo del martirio di San Venceslao e che avevano pernottato sulla spianata in
attesa della celebrazione presieduta dal Papa.
“Cari amici, non è
difficile costatare che in ogni giovane c’è un’aspirazione alla felicità – ha
detto il Papa ai giovani –, talvolta mescolata ad un senso di inquietudine;
un’aspirazione che spesso però l’attuale società dei consumi sfrutta in modo
falso e alienante. Occorre invece valutare seriamente l’anelito alla felicità
che esige una risposta vera ed esaustiva. Nella vostra età infatti si compiono
le prime grandi scelte, capaci di orientare la vita verso il bene o verso il
male. Purtroppo non sono pochi i vostri coetanei che si lasciano attrarre da
illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste
solitudine”.
Il Papa ha
invitato tutti “a guardare all’esperienza di sant’Agostino, il quale diceva che
il cuore di ogni persona è inquieto fino a quando non trova ciò che veramente
cerca. Ed egli scoprì che solo Gesù Cristo era la risposta soddisfacente al
desiderio, suo e di ogni uomo, di una vita felice, piena di significato e di
valore. Come ha fatto con Agostino, il Signore viene incontro a ciascuno di voi.
Bussa alla porta della vostra libertà e chiede di essere accolto come amico. Vi
vuole rendere felici, riempirvi di umanità e di dignità. La fede cristiana è
questo: l’incontro con Cristo, Persona viva che dà alla vita un nuovo orizzonte
e con ciò la direzione decisiva”.
“Il Signore chiama
ciascuno per nome – ha proseguito il Santo Padre – e ad ognuno vuole affidare
una specifica missione nella Chiesa e nella società”, quindi ha esortato i
giovani a prendere consapevolezza che il Battesimo ci ha resi figli di Dio e
membri del suo Corpo che è
Benedetto XVI ha quindi ricordato l’esperienza delle Giornate Mondiali della
Gioventù: “Voi, cari giovani, siete la speranza della Chiesa! Essa attende che
voi vi facciate messaggeri della speranza, com’è avvenuto l’anno scorso, in
Australia, per
28 settembre 2009 – Viaggio Apostolico nella
Repubblica Ceca – Cerimonia di congedo
Praga (Agenzia
Fides) – Alle ore 17,15 di lunedì 28 settembre, all’aeroporto Stará Ruzyně, ha
avuto luogo
Nel suo discorso
di congedo, Benedetto XVI ha sottolineato ancora “l’importanza del dialogo
ecumenico in questa terra che ha assai sofferto per le conseguenze della
divisione religiosa al tempo della guerra dei Trent’anni” e l’importante ruolo
della comunità accademica nella costruzione della società, “mediante una ricerca
della verità senza compromessi”. “Sono stato particolarmente felice di
incontrare i giovani – ha detto ancora il Pontefice – e di incoraggiarli a
costruire sulle migliori tradizioni del passato di questa nazione, in particolar
modo sulla eredità cristiana”.
Infine il saluto
al Presidente della Repubblica ed a tutti i presenti: “ancora una volta esprimo
il mio grazie, promettendo di ricordarvi nelle mie preghiere e di portarvi nel
mio cuore. Dio benedica
29 settembre 2009 – Video Messaggio al Ritiro
Sacerdotale Internazionale
Città del Vaticano
(Agenzia Fides) – “Il sacerdote, certamente uomo della Parola divina e del
sacro, deve oggi più che mai essere uomo della gioia e della speranza. Agli
uomini che non possono concepire che Dio sia puro amore, egli dirà sempre che la
vita vale la pena di essere vissuta e che Cristo le dà tutto il suo senso perché
Egli ama gli uomini, tutti gli uomini”. E’ questa “una delle sfide più grandi
del nostro tempo”, come la definisce il Santo Padre Benedetto XVI nel suo Video
Messaggio trasmesso nel corso del Ritiro Sacerdotale Internazionale, che si
tiene dal 27 settembre al 3 ottobre ad Ars sul tema “La gioia di essere
sacerdote: consacrato per la salvezza del mondo”.
“In questo Anno sacerdotale – afferma il Santo Padre – siamo tutti chiamati a
esplorare e a riscoprire la grandezza del sacramento che ci ha configurati per
sempre a Cristo Sommo Sacerdote e che ci ha tutti ‘consacrati nella verità’.
Scelto fra gli uomini, il sacerdote resta uno di essi ed è chiamato a servirli
donando loro la vita di Dio… La nostra vocazione sacerdotale è un tesoro che
conserviamo in vasi di creta. San Paolo ha espresso felicemente l'infinita
distanza che esiste fra la nostra vocazione e la povertà delle risposte che
possiamo dare a Dio”.
Quindi Benedetto
XVI ha messo in luce il “legame segreto che unisce l'Anno paolino e l'Anno
sacerdotale” con queste parole: “Noi udiamo ancora e conserviamo nell'intimo del
nostro cuore la commovente e fiduciosa esclamazione dell'Apostolo che dice:
‘Quando sono debole, è allora che sono forte’ (2 Cor 12, 10). La consapevolezza
di questa debolezza apre all'intimità di Dio che dà forza e gioia. Più il
sacerdote persevererà nell'amicizia di Dio, più continuerà l'opera del Redentore
sulla terra. Il sacerdote non è per se stesso, ma per tutti.”
Dopo aver sottolineato che “la religione del Curato d'Ars è una religione della
felicità, non una ricerca morbosa della mortificazione, come a volte si è
creduto” e quindi il sacerdote “deve oggi più che mai essere uomo della gioia e
della speranza”, Benedetto XVI saluta “con un affetto particolare” i sacerdoti
“che si prendono cura di molte chiese e che si prodigano senza limiti per
mantenere la vita sacramentale nelle loro diverse comunità”.
Dopo aver espresso
la “riconoscenza immensa” della Chiesa nei loro confronti, li esorta a non
perdersi d'animo: “continuate a pregare e a far pregare affinché molti giovani
accettino di rispondere alla chiamata di Cristo che non smette di volere fare
crescere il numero dei suoi apostoli per mietere i suoi campi”.
Il Santo Padre
invita quindi i sacerdoti a riflettere sul gran numero di messe celebrate o che
celebreranno, alle innumerevoli assoluzioni… così da “percepire la fecondità
infinita del sacramento dell'Ordine”: “Le vostre mani, le vostre labbra, sono
divenute, per un istante, le mani e le labbra di Dio. Portate Cristo in voi;
siete, per grazia, entrati nella Santissima Trinità… Questa considerazione deve
portare ad armonizzare le relazioni fra sacerdoti al fine di realizzare quella
comunità sacerdotale alla quale invitava san Pietro per costruire il corpo di
Cristo e costruirvi nell'amore”.
Un’altra
caratteristica sottolineata dal Santo Padre riguarda “il sacerdote, uomo del
futuro”, infatti “la messa è quel punto unico di congiunzione fra il mezzo e il
Fine, poiché ci permette già di contemplare, sotto le umili specie del pane e
del vino, il Corpo e il Sangue di Colui che adoreremo per l'eternità. Le frasi
semplici e intense del santo Curato sull'Eucaristia ci aiutano a percepire
meglio la ricchezza di questo momento unico della giornata in cui viviamo un
faccia a faccia vivificante per noi stessi e per ognuno dei fedeli… Vi
incoraggio quindi a rafforzare la vostra fede e quella dei fedeli nel Sacramento
che celebrate e che è la sorgente della vera gioia”.
A conclusione del Messaggio, il Santo Padre ripete che "Niente rimpiazzerà mai
il ministero dei sacerdoti nella vita della Chiesa!" (Omelia durante la messa
del 13 settembre 2008 all'Esplanade des Invalides, Parigi), e ricorda ai
sacerdoti che sono stati “scelti da Cristo stesso al fine di essere, grazie a
Lui, sale della terra e luce del mondo”. (S.L.) (Agenzia Fides 30/9/2009; righe
45, parole 696)
Città del Vaticano
(Agenzia Fides) – “È stato un vero pellegrinaggio e, al tempo stesso, una
missione nel cuore dell’Europa: pellegrinaggio, perché
“L’amore di Cristo
è la nostra forza” è stato il motto del viaggio, “un’affermazione che – ha
sottolineato il Papa – riecheggia la fede di tanti eroici testimoni del passato
remoto e recente, penso in particolare al secolo scorso, ma che soprattutto
vuole interpretare la certezza dei cristiani di oggi. Sì, la nostra forza è
l’amore di Cristo! Una forza che ispira e anima le vere rivoluzioni, pacifiche e
liberatrici, e che ci sostiene nei momenti di crisi, permettendo di risollevarci
quando la libertà, faticosamente recuperata, rischia di smarrire se stessa, la
propria verità.”
Quindi Benedetto
XVI, dopo aver ricordato la cordiale accoglienza del Presidente della Repubblica
e della Conferenza Episcopale, ringraziando tutte le Autorità civili e militari
e quanti in diversi modi hanno cooperato alla buona riuscita della visita, si è
soffermato sulla prima tappa del viaggio, nella chiesa di Santa Maria della
Vittoria, dove si venera il Bambino Gesù, noto come "Bambino di Praga". “Dinanzi
al ‘Bambino di Praga’ ho pregato per tutti i bambini, per i genitori, per il
futuro della famiglia – ha affermato il Papa –. La vera ‘vittoria’, che oggi
chiediamo a Maria, è la vittoria dell’amore e della vita nella famiglia e nella
società!”
Nel Castello di Praga, “rivolgendomi alle Autorità politiche e civili ed al
Corpo diplomatico – ha proseguito Benedetto XVI –, ho voluto richiamare il
legame indissolubile che sempre deve esistere tra libertà e verità. Non bisogna
aver paura della verità, perché essa è amica dell’uomo e della sua libertà… Chi
esercita responsabilità nel campo politico ed educativo deve saper attingere
dalla luce di quella verità che è il riflesso dell’eterna Sapienza del Creatore;
ed è chiamato a darne testimonianza in prima persona con la propria vita”.
Nella splendida
Cattedrale di Praga si è svolta la celebrazione dei Vespri con i sacerdoti, i
religiosi, i seminaristi e una rappresentanza dei laici impegnati nelle
associazioni e nei movimenti ecclesiali. “Per le Comunità dell’Europa
centro–orientale questo è un momento difficile – ha affermato il Santo Padre – :
alle conseguenze del lungo inverno del totalitarismo ateo, si stanno sommando
gli effetti nocivi di un certo secolarismo e consumismo occidentale. Perciò ho
incoraggiato tutti ad attingere energie sempre nuove dal Signore risorto, per
poter essere lievito evangelico nella società e impegnarsi, come già avviene, in
attività caritative, e ancor più in quelle educative e scolastiche.”
Il forte messaggio
di speranza, “fondato sulla fede in Cristo”, è risuonato anche nelle due grandi
Celebrazioni eucaristiche a Brno, capoluogo della Moravia, e a Stará Boleslav,
luogo del martirio di San Venceslao, Patrono principale della Nazione. “
Infine il Santo
Padre ha ricordato l’incontro ecumenico e quello con la comunità accademica.
·
VERBA PONTIFICIS
Anno
Sacerdotale
“Non è facile sintetizzare l’ampia dottrina filosofica, teologica e mistica
lasciataci da san Bonaventura. In questo Anno Sacerdotale vorrei invitare
specialmente i sacerdoti a mettersi alla scuola di questo grande Dottore della
Chiesa per approfondirne l’insegnamento di sapienza radicata in Cristo”
(Incontro con la cittadinanza in Piazza Sant’Agostino a Bagnoregio del 6
settembre 2009).
“Così, la prima virtù cardinale del sacerdote
ministro di Gesù Cristo consiste nel lasciarsi plasmare dalla verità che Cristo
ci mostra. [...] Non ci lasciamo guidare dalla piccola finestra della nostra
personale astuzia, ma dalla grande finestra, che Cristo ci ha aperto sull’intera
verità, guardiamo il mondo e gli uomini e riconosciamo così che cosa conta
veramente nella vita. ” (Cappella papale per l'Ordinazione episcopale del 12
settembre 2009)
Consacrazione religiosa
“Care persone consacrate, con la professione
dei consigli evangelici voi richiamate il primato che Dio deve avere nella vita
di ogni essere umano, e, vivendo in fraternità, testimoniate quanto arricchente
sia la pratica del comandamento dell’amore (cfr
Gv 13,34). Fedeli a questa vocazione,
aiuterete gli uomini e le donne del nostro tempo a lasciarsi affascinare da Dio
e dal Vangelo del suo Figlio (cfr Vita
consecrata, 104)”. (Viaggio apostolico nella Repubblica ceca – Santa Messa
nella nella Cattedrale di San Vito di Praga, 26 settembre 2009).
Ecumenismo
“Quanto a me, avverto come precipuo dovere
promuovere quella sinodalità tanto cara all’ecclesiologia orientale e salutata
con apprezzamento dal Concilio Ecumenico Vaticano II. [...] L’orizzonte
ecumenico è spesso connesso a quello interreligioso. In questi due ambiti è
tutta la Chiesa ad avere bisogno dell’esperienza di convivenza che le vostre
Chiese hanno maturato fin dal primo millennio cristiano”. (Incontro con i
Patriarchi e i Vescovi maggiori orientali del 19 settembre 2009)
Eucaristia
“[Sant’Oddone] scriveva: "Dio, il Creatore di tutto, ha preso il pane, dicendo
che era il suo Corpo e che lo avrebbe offerto per il mondo e ha distribuito il
vino, chiamandolo suo Sangue"; ora, "è legge di natura che avvenga il mutamento
secondo il comando del Creatore", ed ecco, pertanto, che "subito la natura muta
la sua condizione solita: senza indugio il pane diventa carne, e il vino diventa
sangue"” (Udienza generale del 2 settembre 2009).
Infanzia
“Nel Santo Bambino di Praga contempliamo la
bellezza dell’infanzia e la predilezione che Gesù Cristo ha sempre manifestato
verso i piccoli[...]. Quanti bambini invece non sono amati, né accolti, né
rispettati! Quanti sono vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento
da parte di persone senza scrupoli! Possano essere riservati ai minori quel
rispetto e quell’attenzione loro dovuti: i bambini sono il futuro e la speranza
dell’umanità” (Viaggio apostolico in Repubblica ceca – Visita al "Bambino Gesù
di Praga" nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria del 26 settembre 2009)
Libertà
“L’anelito per la libertà e la verità è parte
inalienabile della nostra comune umanità. Esso non può mai essere eliminato e,
come la storia ha dimostrato, può essere negato solo mettendo in pericolo
l’umanità stessa. È a questo anelito che cercano di rispondere la fede
religiosa, le varie arti, la filosofia, la teologia e le altre discipline
scientifiche [...] sia sul piano di un’attenta riflessione che su quello di una
buona prassi”. (Viaggio apostolico in Repubblica ceca – Incontro con il mondo
accademico del 27 settembre 2009)
Missione
“Il consacrato deve essere colmato dello
Spirito di Dio e vivere a partire da Lui. Deve portare ai poveri il lieto
annunzio, la vera libertà e la speranza che fa vivere l’uomo e lo risana. Egli
deve stabilire il Sacerdozio di Cristo in mezzo agli uomini, il Sacerdozio al
modo di Melchisedek, cioè il regno della giustizia e della pace”. (Cappella
papale per l'Ordinazione episcopale del 12 settembre 2009)
La
Chiesa universale, [...] germe di speranza per vocazione, deve continuare il
servizio di Cristo al mondo. La sua missione e il suo servizio non sono a misura
dei bisogni materiali o anche spirituali che si esauriscono nel quadro
dell’esistenza temporale, ma di una salvezza trascendente, che si attua nel
Regno di Dio (Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale del 5 settembre
2009)
Sapienza
“La scienza ci dice molte cose e ci è utile
sotto tanti aspetti, ma la sapienza è conoscenza dell’essenziale – conoscenza
dello scopo della nostra esistenza e di come dobbiamo vivere perché la vita
riesca nel modo giusto”. (Santa Messa con gli ex alunni del 14 settembre 2009)
Sfide attuali
“L'esperienza della storia mostra a quali
assurdità giunge l'uomo quando esclude Dio dall'orizzonte delle sue scelte e
delle sue azioni, e come non è facile costruire una società ispirata ai valori
del bene, della giustizia e della fraternità, perché l'essere umano è libero e
la sua libertà permane fragile. La libertà va allora costantemente riconquistata
per il bene e la non facile ricerca dei "retti ordinamenti per le cose umane" è
un compito che appartiene a tutte le generazioni”. (Viaggio apostolico in
Repubblica ceca – Santa Messa a Brno del 27 settembre 2009)
Virtù teologali
“La
fede è pertanto perfezionamento delle nostre capacità conoscitive e
partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso e del mondo; la speranza
l’avvertiamo come preparazione all’incontro con il Signore, che segnerà il pieno
compimento di quell’amicizia che fin d’ora ci lega a Lui. E la carità ci
introduce nella vita divina, facendoci considerare fratelli tutti gli uomini,
secondo la volontà del comune Padre celeste (Discorso alla cittadinanza in
Piazza Sant’Agostino a Bagnoregio del 6 settembre 2009)
·
QUAESTIONES
San
José (Agenzia Fides) – Da domenica 6 settembre si sta svolgendo nell’Arcidiocesi
di San José de Costa Rica una “Settimana di preghiera per la santificazione dei
sacerdoti”. L’iniziativa rientra nell’ambito dell’Anno Sacerdotale proclamato
dal Santo Padre Benedetto XVI e si concluderà domenica prossima, 13 settembre,
con la Giornata del Seminario. Giovedì 10 settembre, in tutte le chiese
parrocchiali e nelle comunità religiose dell’Arcidiocesi, si celebrerà una Ora
Santa di preghiera per la santificazione dei sacerdoti. A questo proposito, il
Vicario Episcopale per la Vita del Clero, Don Eliécer Figueroa, ha ricordato che
“è importante presentare a Gesù Eucaristia le nostre ferventi suppliche,
pregando per la santificazione dei sacerdoti ma anche, con molta più intensità,
per la perseverenza di coloro che già vivono un cammino di formazione in
seminario”. Don Figueroa ha esortato quindi a pregare per tutte le famiglie
“perché da esse scaturiscano nuove vocazioni sacerdotali e religiose”. Durante
il fine settimana, nel corso delle Sante Messe celebrate in tutte le parrocchie,
verrà realizzata una colletta speciale per le necessità del Seminario. (GT)
(Agenzia Fides 9/9/2009; righe 12, parole 173)
Citando in
apertura l’esortazione dell’Apostolo Paolo ai Filippesi (4,4–7) “Siate sempre
lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti!”, il Cardinale invita i sacerdoti,
particolarmente in questo Anno, a “vivere la nostra vocazione con la gioia che
scaturisce dal saperci figli di Dio in Cristo. In maniera del tutto speciale,
attraverso il sacramento dell’Ordine, partecipiamo dell’unico Sacerdozio di
Cristo. Questa gioia inoltre sgorga da un cuore limpido ed innamorato di Cristo,
che agisce in ognuno di noi sacerdoti”.
Il Card.
Cipriani ricorda che spesso i fedeli si accostano con maggior devozione e
fiducia ai sacerdoti quando li vedono sereni e gioiosi, nel trasmettere la pace
che Cristo ha posto nei loro cuori. “Al contrario, quando ci presentiamo con un
volto corrucciato e con atteggiamento di fastidio, o con un tono di voce
indispettito o contrariato, i fedeli diranno: questo sacerdote non è contento
del suo ministero, non lo disturbiamo e cerchiamone un altro”. L’Arcivescovo di
Lima invita quindi a ricercare nel profondo del proprio cuore i motivi che
possono contrastare questa gioia, per correggerli o confessarli, e prosegue: “In
questo Anno Sacerdotale fai propositi di conversione personale seri e costanti,
e sii convinto che l’amore di Dio per te è infinitamente misericordioso e ti
cerca sempre per donarti la sua pace e la sua gioia”.
Prima di
concludere la sua Lettera, il Cardinale Arcivescovo di Lima ricorda che “la
migliore promozione vocazionale è un sacerdote contento” ed invita tutto il
clero ad impegnarsi seriamente in questo Anno Sacerdotale, nel cammino verso la
santità, cosicché “risplenda la luce della chiamata per tanti giovani”. (S.L.)
(Agenzia Fides 23/9/2009; righe 24, parole 338)
Yin
Chuan (Agenzia Fides) – La celebrazione dell’Anno Sacerdotale, in comunione con
la Chiesa universale e seguendo le indicazioni di Papa Benedetto XVI, continua
ad essere sempre più approfondita e partecipata dalla comunità cattolica della
Cina continentale. L’Agenzia Fides ha ricevuto notizia che la diocesi di Ning
Xia, nel nord–ovest del continente, ha celebrato il Congresso dell’Anno
Sacerdotale nella festa della B. V. Maria Regina, il 22 agosto. E’ stato il
raduno più numeroso della diocesi, con la presenza del Vescovo 98enne, Mons. Liu
Jing Shan. Durante il suo discorso, Mons. Giuseppe Li Jing, Coadiutore
diocesano, ha sottolineato la data scelta: “chiediamo la materna intercessione
della Madonna per i sacerdoti, per i fedeli e per la diocesi”. Inoltre ha
presentato la vita di S. Jean–Maria Vianney raccomandando tre punti a tutti: “i
fedeli devono prendersi cura spirituale dei sacerdoti (e non solo i sacerdoti
dei fedeli); il sacerdote deve mettere tutto se stesso per essere un buon
sacerdote, con l’aiuto del Signore e di tutti; il sacerdote deve essere anche un
buon pastore”. Nel suo discorso, il Coadiutore ha sollecitato anche i sacerdoti
a non trascurare la loro Confessione e quella dei fedeli, in quanto il
Sacramento della riconciliazione è fondamentale. (NZ) (Agenzia Fides 09/09/2009
– righe 20, parole 212)
Czestochowa (Agenzia Fides) – “Fedeltà a Maria e a Suo Figlio” è stato il tema
principale che ha guidato la celebrazione dei Vespri e la Processione Mariana
promossa dall’Arcidiocesi di Czestochowa al Santuario della Madonna Nera di
Jasna Góra, in occasione dell’Anno Sacerdotale. La Processione Mariana con
l’immagine di Maria, Madonna di Czestochowa, Patrona della città, è stata
organizzata il 25 agosto, partendo dalla Cattedrale della Sacra Famiglia di
Nazaret a Czestochowa per giungere fino a Jasna Góra.
Secondo
le informazioni inviate all’Agenzia Fides, la celebrazione è stata presieduta da
Mons. Stanislaw Nowak Arcivescovo Metropolita di Czestochowa, che nell’omelia
durante i Vespri Solenni ha detto tra l’altro: “Dobbiamo essere fedeli a Maria
Madre di Gesù e dobbiamo essere fedeli a Gesù. Nell’Anno Sacerdotale preghiamo
anche per i sacerdoti e per le nuove vocazioni”. Alla Processione Mariana hanno
partecipato i fedeli di tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi, i sacerdoti, i
religiosi e le religiose, i seminaristi, i membri dei movimenti ecclesiali.
(MF/SL) (Agenzia Fides 1/9/2009; righe 12, parole 154)
Anno Sacerdotale
– EUROPA/SPAGNA – Sacerdoti e catechisti di Granada si incontrano per riflettere
su “Vocazione e Catechesi”, in sintonia con l’Anno Sacerdotale
Granada (Agenzia
Fides) – “Vocazione e catechesi” è il tema del IX Incontro interdiocesano di
sacerdoti e catechisti della Provincia Ecclesiastica di Granada, previsto a
partire da oggi, venerdì 25 settembre, fino a domenica prossima, 27 settembre.
Come si legge in un comunicato inviato all’Agenzia Fides, i lavori avranno luogo
presso il Seminario Maggiore “San Cecilio” e saranno introdotti alle ore 19 da
un momento di preghiera. A seguire è previsto l’intervento dell’Arcivescovo di
Granada, Mons. Francisco Javier Martínez Fernandez, incentrato sul tema
dell’Anno Sacerdotale, cui l’Incontro guarda con particolare attenzione.
Tra i relatori,
vi sarà il Delegato della Catechesi di Granada, don Juan Carlos Navarro, che
parlerà su “La catechesi come proposta vocazionale”; il Delegato della Catechesi
della Diocesi di Cartagena, don Miguel Ángel Gil, che parlerà su “La catechesi e
la vocazione universale alla santità”;
Buenos
Aires (Agenzia Fides) – “Vale la pena lottare affinché non vi sia più schiavitù”
e ‘gridare’ perché questa infernale macchina di esclusione ed emarginazione
cambi il cuore”. È quanto ha affermato il Cardinale Jorge M. Bergoglio,
Arcivescovo di Buenos Aires e Primate dell’Argentina, durante la Santa Messa
celebrata il 4 settembre nella Plaza Costitución, in occasione dell’Anniversario
della Convenzione internazionale dei Diritti dei lavoratori immigrati sul tema
“Con speranza, denuncia ed impegno, per una società giusta, libera e degna per
tutti”.
Il
Cardinale ha espresso la sua vicinanza e solidarietà con tutte quelle persone
che soffrono situazioni di schiavitù o che subiscono emarginazione in città.
“Dobbiamo lottare tutti uniti”, perché si possa intraprendere il cammino che
porta alla giustizia. “Gridiamo con forza e senza paura. No alla schiavitù, no a
bambini, uomini e donne considerati come materiale di scarto”, ha aggiunto
l’Arcivescovo di Buenos Aires.
“Vogliono toglierci la forza, rubarci la dignità” da qui la necessità di
rimanere uniti “per avere meno schiavi”. Tra le cause che fomentano la schiavitù
nel paese vi è senz’altro, secondo il Porporato, la diffusione della corruzione.
Si assiste purtroppo ad una città che “non si accorge di vendere i suoi stessi
figli, li esclude e li schiavizza”, insomma “li scarta e li tratta come merce”.
Nel
corso della celebrazione, offerta per tutte quelle donne riscattate dalla rete
della prostituzione, per le vittime dello sfruttamento lavorativo e per quanti
sono stati costretti a lavorare in clandestinità, durante l’offertorio alcune
donne hanno portato all’altare una borsa confezionata da sarte uscite dal lavoro
sommerso, ed una rete con le fotografie di donne scomparse, vittime di
organizzazioni criminali.
Per il
secondo anno consecutivo, la Santa Messa presieduta dal Card. Bergoglio è stata
organizzata dalle Suore Oblate del Santissimo Redentore, dalle parrocchie del
Decanato Boca–Barracas–Cositución e dal Dipartimento di Migrazione
dell’Arcivescovado di Buenos Aires. Alla celebrazione erano presenti, tra gli
altri, la Cooperativa “La Alameda” e il Movimento di Lavoratori Esclusi (MTE),
organizzazioni impegnate nella denuncia di casi di sfruttamento e tratta delle
persone. (GT) (Agenzia Fides 7/9/2009; righe 26, parole 343)
Banda
Aceh (Agenzia Fides) – Preoccupazione e cauta inquietudine nella Chiesa
indonesiana dopo l’approvazione di una nuova legge nella provincia di Aceh, nel
Nord dell’isola di Sumatra: il provvedimento autorizza, applicando alla lettera
la sharia, la lapidazione (e dunque la pena di morte) per le donne adultere. Il
progetto è stato approvato all'unanimità dall’Assemblea regionale ed entrerà in
vigore tra un mese. La legge prevede, inoltre, l’applicazione di altri precetti
della sharia, infliggendo punizioni estremamente severe per altri comportamenti
considerati moralmente inaccettabili, inclusa l'omosessualità, punibile con 8
anni di prigione.
La popolazione della provincia di Aceh ha combattuto una lunga guerra
separatista contro l'Indonesia che si è conclusa solo nel 2005. Da quel momento
gode di larghe autonomie e ha progressivamente irrigidito l'applicazione della
legge islamica.
La
notizia della nuova legge ha creato grande sconcerto nella comunità cristiana
presente sull’isola e in tutta l’Indonesia. Anche difensori dei diritti umani,
Ong, accademici e giuristi hanno condannato apertamente il provvedimento
definito “contrario a ogni rispetto dei diritti umani”. “La lapidazione è una
pratica contraria alla Costituzione Indonesiana; è crudele, disumana e degrada
il valore dell’umanità”, affermano numerosi osservatori ed esponenti dei parti
politici indonesiani.
La
graduale stretta ricezione della legge islamica nel diritto pubblico rende la
provincia sempre più inospitale per i cittadini non musulmani. Nella capitale
Banda Aceh esiste un’unica parrocchia cattolica e i fedeli cattolici sono circa
1.500 su una popolazione di 200mila abitanti. (PA) (Agenzia Fides 15/9/2009
righe 26 parole 261)
Il
Codice condanna “quanti con parole o scritti, gesti o rappresentazioni visibili,
con insinuazioni dirette o indirette, insultano il sacro nome del Profeta”. Le
pene relative prevedono carcere duro, fino all’ergastolo e alla pena di morte.
L’iniziativa della petizione popolare è stata lanciata nei giorni scorsi, dopo
le nuove violenze subite dai cristiani a Kasur, Gojra e in altri luoghi del
paese. In particolare, nota un comunicato di S. Ecc. Mons. Lawrence Saldanha,
Presidente della Conferenza Episcopale, “gli episodi di Gojra sono un esempio
emblematico di abuso della legge sulla Blasfemia e delle sue conseguenze: è
stata utilizzata per giustificare violenze e aggressioni”.
La
comunità cristiana in Pakistan e le altre comunità religiose, che spesso
subiscono gli abusi della legge sulla blasfemia, da tempo chiedono la modifica o
l’abolizione del provvedimento. Il Presidente Pervez Musharraf aveva già tentato
di riformare la legge nel 2000, ma poi non era riuscito nel suo intento a causa
delle pressioni di gruppi fondamentalisti e dei partiti religiosi.
La
Chiesa si è sempre opposta a una legge che è stata definita da Mons. Saldanha,
“ingiusta e discriminatoria”. Per questo ne ha chiesto ufficialmente
l’abrogazione con diversi appelli pubblici, in nome di un principio di
giustizia, equità, rispetto dei diritti umani, per tutti i cittadini pakistani,
di qualsiasi religione.
Le associazioni per i diritti umani denunciano che le condizioni delle minoranze
cristiane sono peggiorate negli ultimi mesi, ed esiste un diffuso costume di
utilizzare la legge sulla blasfemia in modo strumentale, per sbarazzarsi di
avversari, nemici, persone scomode, specialmente se appartenenti alle minoranze
religiose.
Secondo i dati raccolti dalla Commissione “Giustizia e Pace”, l’abuso di tale
legge porta numerose persone innocenti ad essere private della loro libertà e a
rischiare anche per la propria vita. Dal 1986 al 2009 sono state 964 le persone
accusate di blasfemia, e in molti casi il tribunale ha appurato che le accuse
erano false e infondate. (PA) (Agenzia Fides 1/9/2009 righe 25 parole 254)
Rosario
(Agenzia Fides) – “Equiparare le unioni di fatto al matrimonio significa
minimizzarne il suo valore e quello della famiglia”. È quanto ha affermato
l’Arcivescovo di Rosario, Mons. José Luis Mollaghan, intervenuto nei giorni
scorsi in merito al Progetto di legge sulle coppie di fatto, in discussione
nella Provincia.
Come si
apprende dal comunicato inviato all’Agenzia Fides dall’Arcivescovado di Rosario,
Mons. Mollaghan ha invitato, come Pastore, a “riflettere sul bene comune ed in
particolare sulla inestimabile ricchezza del matrimonio e della famiglia”. Come
prima cosa – ha detto – occorre “chiarire i concetti, visto che la confusione
impedisce di guardare al reale significato delle coppie di fatto, sia nel
presente che secondo una prospettiva futura”. Per l’Arcivescovo non è possibile
“accettare un simile riconoscimento senza un fondamento etico e culturale che lo
giustifichi”. Questo tipo di relazioni stabili, quantunque esprimano vincoli che
assomigliano al matrimonio, “naturalmente non lo sono e non possono esserlo”.
Per cui “equiparare le coppie di fatto alla ricchezza del matrimonio, che è una
unione stabile tra un uomo ed una donna, con valori etici integrati nella
cultura”, significa “minimizzarne il valore, così come anche quello della
famiglia” oltre a creare uno squilibrio per la prole.
Una
simile legislazione – si legge ancora nel comunicato – “non può prescindere da
una profonda relazione con la morale, perché il bene deve essere un componente
di tutta la legge”. In tal senso, “una vera legge non è sufficiente che esprimi
la volontà del legislatore o di una maggioranza, ma è necessario che abbia una
dimensione assiologia e conduca al vero bene”. (GT) (Agenzia Fides 15/9/2009)
San
José (Agenzia Fides) – Equiparare le unioni di persone dello stesso sesso al
matrimonio rappresenta un atto incostituzionale. È quanto afferma Mons. Hugo
Barrantes Hureña, Arcivescovo di San José e Presidente
della
Conferenza Episcopale della Costa Rica, in merito al progetto di legge “delle
società di convivenza”.
Intervenendo il 3 settembre davanti alla Commissione per i Diritti Umani
dell’Assemblea Legislativa, il Presule ha ricordato che “proteggere la natura
intrinseca dell’istituzione familiare” rappresenta un obbligo per lo Stato e che
“nessuna unione tra persone dello stesso sesso può basarsi su un consenso
matrimoniale pieno”.
Durante
il suo intervento, Mons. Barrantes Hureña ha fatto riferimento a diversi testi
fondamentali, tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la
Convenzione Americana sui Diritti Umani, la Convenzione sui Diritti dei Bambini
e la Costituzione politica del Paese. Analizzando il tema dalla prospettiva dei
diritti umani, l’Arcivescovo di San José ha ribadito come cinque dei principali
trattati su questo tema “si occupano della naturalezza giuridica
dell’istituzione familiare, e tutti lo fanno in una maniera pienamente
coincidente”, concludendo che “la famiglia è l’elemento naturale e fondamentale
dello stato”. Per cui la stessa famiglia “deve ricevere la massima protezione
possibile dallo stato, in particolare nel momento della sua costituzione e
durante tutto il processo di crescita e formazione dei figli”.
Riferendosi al progetto di Legge “delle società di convivenza”, il Presidente
della Conferenza Episcopale della Costa Rica ha notato come, quantunque nel
preambolo si parli di “unioni tra persone dello stesso sesso distinte dal
matrimonio”, la totalità del progetto “riflette il contrario”, e cioè la
nascosta volontà di “equiparare queste unioni al matrimonio, sia nei diritti che
nei doveri, e non solo per questioni di ordine patrimoniale ma anche nel caso di
diritti personali”. In ogni modo, così come prospettato, il progetto “è
manifestamente contrario” alla Costituzione del Paese, che considera il
matrimonio come “base essenziale della famiglia”, destinataria perciò di una
protezione speciale da parte dello Stato.
Nel
concludere il suo intervento, Mons. Hugo Barrantes ha ribadito che la Chiesa
vede nella famiglia “un valore importantissimo, che va difeso da qualunque
minaccia ne ponga in pericolo la solidità e ne pregiudichi la sua stessa
esistenza” ed ha esortato i presenti a svolgere “con sincerità, rettitudine,
carità e fortezza” la missione loro affidata dal Popolo, legiferando “sulla base
di principi etici ed in favore del bene comune”. (GT) (Agenzia Fides 8/9/2009;
righe 30, parole 398)
Yu Ci
(Agenzia Fides) – L’Associazione cattolica giovanile “Sale della terra e luce
del mondo” che accoglie i giovani cattolici del distretto di Qi Xian, della
diocesi di Jin Zhong (oggi Yu Ci) della provincia dello Shan Xi, è nata
ufficialmente il 23 agosto con una solenne Eucaristia. “Arricchire e qualificare
la vita di fede dei giovani” è il motivo che ha spinto il parroco, don Zhu Tuan
Cheng, e gli operatori laici a promuovere la nascita dell’associazione. Seguendo
il principio di “Amare il Signore e il prossimo, sostenere i disagiati”, la
comunità cattolica locale vuole “fortificare il senso di responsabilità nei
riguardi del futuro della Chiesa e della società; approfondire la fede dei
giovani; promuovere la collaborazione tra i giovani; rafforzare la
partecipazione giovanile alla vita parrocchiale”. Così si forma il futuro della
Chiesa.
Secondo
il programma che si è dato, l’Associazione organizza principalmente due grandi
momenti formativi durante l’anno, nel periodo estivo ed in quello invernale, per
venire incontro alle esigenze scolastiche. Inoltre, ogni piccolo gruppo può
organizzare diverse attività seconda le proprie esigenze e possibilità, e dare
il benvenuto anche ai giovani non cattolici che desiderano prendervi parte.
La
diocesi di Yu Ci (oggi Jin Zhong) è stata divisa dall’Arcidiocesi di Tai Yuan
(capoluogo della provincia dello Shan Xi) il 7 giugno 1931, ed è diventata
Prefettura Apostolica nel 1932, Vicariato Apostolico nel 1944 e Diocesi nel 1946
(con primo Vescovo il domenicano italiano Ermenegildo Focaccia), l’anno
dell’istituzione della Gerarchia in Cina. Oggi la diocesi conta oltre 20 mila
fedeli, una trentina di sacerdoti, 29 seminaristi e una trentina di religiose
della congregazione diocesana dell’Assunzione. Inoltre la diocesi gestisce anche
una clinica che offre cure sia secondo l'uso occidentale che della tradizione
cinese. (NZ) (Agenzia Fides 03/09/2009 – righe 27, parole 297)
La Paz
(Agenzia Fides) – “Migranti, costruendo l’unità tra popoli e culture” è il tema
scelto per la celebrazione della Giornata Nazionale del Migrante, che si
svolgerà in Bolivia domenica prossima, 6 settembre. Per l’occasione, la
Pastorale della Mobilità Umana (PMH) del Paese sta celebrando diverse attività
in sintonia con il tema.
Il
Coordinatore nazionale della PMH della Bolivia, don Mario Videla, ha esortato
tutti a “ricordare che l’importante, come cristiani, è non limitare la
creatività, perché ciò significherebbe limitare la volontà di Dio”. Piuttosto
bisogna “accettare tutto ciò che ci circonda, con naturalezza, a cominciare
dalla diversità dei nostri fratelli e dalla diversità di credo, per costruire
insieme l’unità”. Quindi ha ricordato che “l’immigrato non deve essere visto
come una minaccia, bensì come una ricchezza che, come segnala il tema di
quest’anno, contribuisce all’unità tra i popoli e le culture, che a loro volta
si rinnovano, crescono e si rafforzano”.
Don
Videla ha anche fatto riferimento a ciò che sta accadendo nella Regione di Pando
dove, a seguito dell’approvazione della nuova Costituzione, si stanno
rimpatriando quei cittadini brasiliani che si erano già stabiliti lì con le loro
famiglie, hanno avuto dei figli e si sentivano ormai boliviani: “in nome del
principio di superiorità nazionale, li si sta cacciando dalle loro terre”. Si
tratta di famiglie “che non erano affatto preparate a questo evento, e ciò sta
generando molta tensione tra fratelli”, ha segnalato il Coordinatore nazionale
della PMH.Come attività preparatorie della Giornata
Nazionale del Migrante, mercoledì 2 settembre, nella Basilica Minore di Maria
Ausiliatrice a La Paz, Mons. Gonzalo del Castillo, Ordinario Castrense, ha
celebrato una Santa Messa e condiviso l’esperienza missionaria avuta con le
comunità boliviane radicate in Argentina. Nel pomeriggio del 3 settembre,
invece, presso l’Università Salesiana de La Paz, si è svolto il
seminario–laboratorio: “Immigrazione e famiglia”. La Santa Messa di domenica 6
settembre, Giornata Nazionale del Migrante, sarà presieduta dal Vescovo de La
Paz, Mons. Edmundo Abastoflor, nella Basilica di San Francesco. (GT) (Agenzia
Fides 4/9/2009; righe 24, parole 334)
Migrazioni
– AMERICA/COLOMBIA – Settimana del Migrante 2009 sul tema “Costruendo la dignità
nella diversità culturale”: “dare testimonianza fraterna nel servizio ai
fratelli immigrati e sfollati”
Bogotà (Agenzia
Fides) – “Costruendo la dignità nella diversità culturale” sarà lo slogan della
Settimana del Migrante 2009, che si realizzerà in Colombia dal 13 al 20
settembre. L’evento è coordinato dalla Sezione di Mobilità Umana del
Segretariato Nazionale di Pastorale Sociale (SNPS/Caritas Colombiana), che per
l’occasione ha elaborato un’apposita guida per le celebrazioni nelle varie
comunità.
Tra gli obiettivi
della Settimana, la volontà di “accrescere il nostro lavoro pastorale di
accoglienza, attenzione umanitaria, vicinanza e sostegno” ai più bisognosi, si
legge nel materiale diffuso dalla Pastorale di Mobilità Umana della Regione
Metropolitana di Bogotà inviato a Fides. Ricordando l’Anno Paolino appena
concluso, si sottolinea che “l’attitudine dell’Apostolo delle genti, ci convoca
ad accompagnare le diverse situazioni sociali e culturali attraverso la nostra
azione pastorale di accoglienza, per dare testimonianza fraterna nel servizio ai
fratelli immigrati e sfollati”.
Le varie iniziative
previste nel corso della Settimana allo scopo di “risvegliare la coscienza e
l’impegno sociale delle comunità nei confronti degli immigrati e degli sfollati,
tenendo in considerazione la loro diversità culturale”, si articolano in
convegni sul tema dell’immigrazione dalla prospettiva della differenza; un
pellegrinaggio; programmi sul tema trasmessi dai mezzi di comunicazione; una Ora
Santa per gli immigrati; una Festa dei popoli allo scopo di fomentare
l’integrazione multi–etnica; Sante Messe con queste intenzioni particolari nelle
parrocchie, nella Giornata Nazionale del Migrante, il 20 settembre; una Colletta
in favore degli sfollati. (GT) (Agenzia Fides 11/9/2009)
Bangkok
(Agenzia Fides) – La comunità cattolica tailandese ha, fra le sue precipue
attività nel campo della solidarietà, quella di accoglienza, assistenza, cura
scolarizzazione dei bambini di famiglie di immigrati che giungono in Thailandia
dai paesi confinanti dove la situazione politico–sociale è difficile, quali
Myanmar, Laos, Cambogia. I bambini sono spesso vittime del traffico di esseri
umani, organizzato dalla criminalità, e trovano nelle strutture cattoliche
un’ancora di salvezza, luoghi dove riconquistare la dignità e poter crescere a
livello umano, culturale e spirituale.
Come
l’Agenzia Fides apprende dalla Chiesa tailandese, Wanchat Wongchaichana, nuovo
governatore della provincia di Ranong, nella Thailandia meridionale – un
territorio che si estende lungo il confine sudoccidentale con il Myanmar – ha
annunciato la sua intenzione di chiudere tutti quei centri e quelle scuole che
si occupano di bambini immigrati, per contrastare il fenomeno dell’immigrazione
clandestina: nella provincia sono ben 96, molti quali gestiti da istituti
religiosi cattolici.
L’annuncio ha generato una massiccia protesta della società civile locale,
orchestrata da organizzazioni per i diritti umani, associazioni e movimenti
ecclesiali, religiosi attivi nel servizio agli immigrati.
Il
Jesuit Refugee Service, organizzazione molto impegnata nella zona, ha avvertito
che il provvedimento potrebbe avere come effetto un aumento del traffico di
minori, del numero dei bambini soldato e della prostituzione minorile, con un
enorme danno alla comunità civile di Ranong. Nei centri gestiti dai Gesuiti, vi
sono oltre 800 bambini birmani , soprattutto di etnia Mon, fra i 5 e i 14 anni.
Tutti
sperano che l’annuncio del governatore non venga tradotto in legge: la lotta
alla clandestinità non può ripercuotersi sulla vita dell’infanzia. (PA) (Agenzia
Fides 17/09/2009 righe 25 parole 259)
Recoaro
Terme (Agenzia Fides) – “Le cause che spesso costringono i migranti a lasciare
il proprio Paese, e a cercare migliori opportunità altrove, sono la povertà,
l’impossibilità di trovare un impiego adeguato e dignitoso, più o meno stabile,
nel Paese di origine, oppure la fuga da catastrofi naturali, conflitti, guerre e
persecuzioni di carattere politico o religioso, o da violazioni dei diritti
umani”. Lo ha ribadito l’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del
Pontifico Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti,
intervenendo il 12 settembre sul tema “Immigrati: aspetti economici, sociali e
religiosi”, al Convegno Rezzara di Recoaro Terme.
Mons.
Marchetto ha ricordato che le migrazioni internazionali “devono essere
considerate anche nella prospettiva dei programmi internazionali per lo sviluppo
e delle relative strategie nazionali. Infatti, le rimesse dei lavoratori
migranti hanno dato un grande contributo all’economia in generale, ma
particolarmente a quella dei Paesi in via di sviluppo, da cui molti provengono”.
Quindi ha evidenziato la necessità che “i Paesi di destino effettuino un
‘reclutamento etico’ e cooperino nella formazione dei professionisti che sono
necessari nei Paesi di provenienza degli immigrati”, è altresì importante “che i
Governi dei Paesi di origine rafforzino i legami con i propri cittadini che si
trovano all’estero” in quanto contribuiscono allo sviluppo della loro terra
natale “non soltanto con le rimesse ma anche con l’importazione in patria del
loro know–how e delle nuove tecnologie conosciute, qualora vi ritornino”.
Esortando a non considerare il fenomeno migratorio solo per i suoi lati
negativi, anche se certo esistono, Mons. Marchetto ha ricordato che
“l’immigrazione irregolare è sempre esistita, ma spesso è stata tollerata perché
forniva quella riserva di forza–lavoro da cui poter attingere man mano che i
migranti regolari miglioravano la loro posizione e si inserivano in modo stabile
nel mondo del lavoro. Oggi il fenomeno ha assunto però la fase di emergenza
sociale poiché, in seguito all’aumento nel loro numero, c’è nel mercato
un’offerta di manodopera che supera di gran lungo le esigenze dell’economia, che
in molti casi non riesce più ad assorbire nemmeno l’offerta locale. Nasce così
il sospetto che lo straniero sottragga posti di lavoro agli autoctoni, quando
spesso sono essi stessi a non volersi impegnare in determinati tipi di attività,
di lavoro, che considerano ‘sporco’ o umiliante”. Tale fenomeno quindi deve
essere prevenuto, “da una parte, con contrapposizione a chi sfrutta l’espatrio
degli irregolari e, dall’altra, con cooperazione internazionale, mirata a
promuovere la stabilità politica e a rimuovere le cause endemiche del
sottosviluppo”.
La
condizione di irregolarità comunque, ha evidenziato Mons. Marchetto, non erode
la dignità del migrante, anche quando irregolare: i suoi diritti inalienabili
“non possono essere violati né ignorati”, da quelli più elementari ai diritti
civili e politici, a quelli lavorativi. Per l’immigrato comunque “è doveroso
rispettare l’identità e le leggi del Paese di destino, impegnarsi per una giusta
integrazione (non assimilazione) in esso e impararne la lingua. Occorre avere
stima e rispetto per il Paese ospitante, fino a giungere ad amarlo e
difenderlo”.
Quindi
il Segretario del Pontificio Consiglio della pastorale dei migranti e degli
itineranti, si è soffermato su due parole attualmente di largo uso, non sempre a
proposito: dialogo e tolleranza. Il dialogo non è “una semplice conversazione”,
ma è soprattutto “confronto, interazione, capacità di ascoltare e di entrare
nella visione dell'altro, disponibilità ad accoglierlo, senza semplicismi e
superficialità e senza perdere la propria identità. Il dialogo poi non si riduce
a cosa intellettuale, ma soprattutto deve coinvolgere la vita vissuta, e va
espresso magari con un semplice gesto di rispetto, di saluto, di solidarietà, di
fraternità”. “Con il dialogo anche la tolleranza è un'altra parola un po’ erosa
dall'uso, ma ancora molto importante. Per esempio si sta diffondendo oggi, di
fatto, l'immagine dell'Islam come ‘monolito intollerante’, religione di
conquista, mentre la maggioranza dei musulmani si sente e si proclama
tollerante. E' questa contrapposizione che rischia di compromettere gli sforzi
di dialogo e provoca una reazione che può diventare esplosiva. Da una parte si
lascia spazio quasi al razzismo, dall'altra si spinge al ripiegamento su se
stessi. Entrambe le religioni, quella cristiana e quella musulmana, hanno invece
alla loro base una tradizione di ospitalità e di accoglienza, ‘mutatis
mutandis’.”
“Dove
lo straniero diventa ospite e viene accolto, si smonta gradualmente la
possibilità di vedere l'altro come un nemico” ha proseguito l’Arcivescovo, che
ha sottolineato come “accogliere lo straniero, per il vero cristiano, significa
accogliere Dio stesso”. Mons. Marchetto ha rilevato che “anche il mondo islamico
ha una tradizione di ospitalità che si manifesta nel Corano. La tradizione
all’apertura è quindi alla base pure della religione islamica, che però conosce
oggi frange, anche assai consistenti purtroppo, estremiste e violente”.
Infine
il ricordo dell’11 settembre, che “ha evidenziato grandi contraddizioni nel
ruolo delle religioni nella costruzione della pace” e “la necessità di un salto
di qualità nell'incontro interreligioso: siamo tutti invitati ad ascoltare e a
metterci in gioco per l'altro”. Al termine del suo intervento, Mons. Marchetto
ha osservato: “la ricerca di un equilibrio soddisfacente tra un codice comune di
convivenza e l'istanza della molteplicità culturale pone problemi delicati e di
non facile soluzione… Talora, queste paure prendono la via dell'annientamento o
della negazione dell'identità dell'altro, volendola magari assimilare alla
cultura dominante; tal altra, la paura conduce all'adozione di pratiche
meramente assistenziali, che umiliano coloro che ne beneficiano perché feriscono
la stima che essi hanno di sé. Il compito da assolvere è allora quello di
gettare sul tavolo del dibattito la proposta di una via capace di scongiurare
Scilla e Cariddi, cioè l'imperialismo culturale, che porta all'assimilazione
delle culture diverse rispetto a quella dominante, e il relativismo culturale,
che conduce ad una balcanizzazione della società.” (S.L.) (Agenzia Fides
15/9/2009 – Righe 68; Parole 942)
La Paz
(Agenzia Fides) – Lo scorso fine settimana, 12 e 13 settembre, la Prelatura
territoriale di Corocoro (suffraganea di La Paz, Bolivia), ha dato inizio alla
Missione Permanente continentale. Durante la Santa Messa di lancio della
missione, Mons. Toribio Ticona, Vescovo della Prelatura, ha ricordato ai
presenti che a partire dal giorno del battesimo, “ci convertiamo in profeti del
Signore e siamo chiamati ad annunciare la Buona Novella senza vergogna né
timori”. Per cui “non possiamo temere di essere cattolici e cristiani”,
soprattutto se “la nostra fede si fonda nella vita della Santissima Trinità, che
è Padre, Figlio e Spirito Santo”. Il cammino da percorrere – ha aggiunto il
Vescovo durante l’omelia – “non può ridursi alle sole parole, e la missione non
termina oggi, anzi comincia proprio con questi sandali, simbolo delle scarpe del
Pescatore”. I sandali, infatti, sono il simbolo che Mons. Ticona ha scelto per
il lancio della Missione, e con il testo della Bibbia ed il Trittico della
Missione, saranno inviati a tutte le parrocchie. (GT) (Agenzia Fides 16/9/2009)
Mumbai
(Agenzia Fides) – “Il Congresso Missionario Indiano è, da un lato, la
celebrazione dei 2.000 anni di cristianesimo in India, ma anche un richiamo
attualissimo a rinnovare la nostra fede”: è quanto afferma, in una nota inviata
all’Agenzia Fides, S. Em. il Card. Oswald Gracias, Presidente della Conferenza
Episcopale dell’India, parlando della prossima apertura dei lavori del Congresso
Missionario Indiano, che si terrà a Mumbai dal 14 al 18 ottobre 2009.
Con
l’avvicinarsi dell’evento–clou della comunità cattolica indiana del 2009 è stato
annunciato l’inno che sarà colonna sonora del Congresso, intitolato “Let your
light shine”; e, soprattutto, è stato presentato il nuovo sito Internet
www.indianmissioncongress.com dove si potranno seguire costantemente i lavori
del Congresso e attingere tutte le informazioni utili.
Il
Cardinale Gracias ricorda che “è sempre stata una volontà di Papa Giovanni Paolo
II, poi confermata da Papa Benedetto XVI, l’organizzazione di Congressi
Missionari Continentali e poi nazionali, visti come opportunità di rinnovare
l’impegno alla missione a tutti i livelli. Il fine è approfondire la fede di
ciascun fedele, riconoscere il proprio diritto–dovere all’opera missionaria,
sensibilizzare il popolo di Dio sui bisogni delle missioni e sulla necessità di
proclamare Cristo al mondo intero”.
Il
Congresso è stato preparato nei mesi scorsi da un lavoro di équipe in tutte le
diocesi, che si sono impegnate a stendere riflessioni, suggerimenti e progetti
da includere nel documento preparatorio del Congresso, che delineerà le sfide e
le proposte per la missione nella vasta nazione indiana.
L’evento è stato indetto sulla scia del Congresso Missionario Asiatico e intende
attualizzare e contestualizzare le indicazioni e le sfide emerse nel grande
evento celebrato dalle Chiese del continente asiatico in Thailandia nel 2006.
“L’evangelizzazione non è uno dei compiti della Chiesa, ma è l’unico compito”,
affermano gli organizzatori, sottolineando come il Congresso potrà aumentare la
sensibilità missionaria nella Chiesa indiana.
Vi si
riuniranno Vescovi, delegati, teologi, dalle diocesi dei tre riti presenti in
India: Latino, Siro–malabarese e Siro–malankarese. (PA) (Agenzia Fides 10/9/2009
righe 27 parole 279)
Tai Pei (Agenzia Fides) – La comunità cattolica
di Taiwan si sta preparando intensamente a vivere la festa della Patrona delle
Missioni, Santa Teresina del Bambino Gesù, il 1° ottobre, ed il mese
missionario, che avrà il suo culmine nella Giornata Missionaria Mondiale. Ieri,
23 settembre, è iniziata
Mons. Zeng Qing Dao, Rettore magnifico
dell’Università Cattolica di Fu Ren, ha presieduto la preghiera del primo
giorno, 23 settembre, dedicata alla pace del mondo e alla prosperità. Oggi, 24
settembre, il Vescovo della diocesi di Hsinchu presiederà la preghiera dedicata
alla costruzione della Chiesa locale. Domani, 25 settembre, un sacerdote di Tai
Pei guiderà la preghiera per la santificazione della famiglia cattolica. Il
Vescovo di Kiayi e un missionario saveriano guideranno la preghiera dedicata
agli anziani e ai malati il giorno 26. Sarà invece un sacerdote dell’arcidiocesi
di Tai Pei a presiedere la preghiera dedicata ai lavoratori il 27 settembre. Il
Vicario generale di Tai Pei pregherà per tutte le persone disagiate il giorno
28, mentre il Vescovo di Tai Chung presiederà la celebrazione del 29 settembre
“perché i giovani possano dedicarsi a Cristo con coraggio”. Il 30 settembre sarà
il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Regionale di Taiwan a guidare
la celebrazione dedicata all’annuncio del Vangelo. Infine Mons. Hong Shan Chuan,
Arcivescovo di Tai Pei e Presidente della Conferenza Episcopale Regionale,
presiederà il 1° ottobre la solenne celebrazione in onore della Santa Patrona
delle Missioni e Dottore della Chiesa, Santa Teresina del Bambino Gesù. (NZ)
(Agenzia Fides 24/09/2009 – righe 19, parole 280)
Roma
(Agenzia Fides) – Ufficialmente il 17° Capitolo Generale dei Missionari
Comboniani si aprirà con una solenne Concelebrazione Eucaristica domenica
prossima, 6 settembre. Tuttavia già dal 31 agosto i 72 capitolari e gli 11
osservatori che vi prenderanno parte sono arrivati a Roma da tutto il mondo per
vivere questa settimana nell’incontro, nella preghiera, nella condivisione di
riflessioni ed esperienze. A questo 17° Capitolo Generale partecipano 72
capitolari. I membri di diritto sono 28: 23 Superiori di Provincia o Delegazione
e 5 membri del Consiglio Generale. I delegati scelti dalla base sono invece 44,
35 sacerdoti e 9 fratelli.
In
questa settimana interverranno il Rettor Maggiore dei Salesiani, P. Pascual
Chavez Villanueva, sul tema “Spiritualità e Missione”; il Superiore Generale dei
Gesuiti, p. Adolfo Nicolas; Sua Ecc. Mons. Agostino Gardin, Segretario della
Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita
Apostolica; Madre Adele Brambilla, Superiora Generale della Missionarie
Comboniane. La settimana di preparazione si concluderà con gli incontri con gli
ultimi tre Superiori Generali dei Missionari Comboniani (padre Francesco Pierli,
padre David Glenday, padre Augusto Ferriera), e con due esperti (il boliviano p.
Marcos Recolons de Arguer e il ciadiano p. Jean Roger Ndombi, membri del
Consiglio Generale dei Gesuiti e rispettivamente coordinatori per l’America
Latina e l’Africa).
Fondati
nel 1867 da San Daniele Comboni (1831–1881), canonizzato da Giovanni Paolo II il
5 ottobre 2003, a conclusione del precedente Capitolo generale, i Missionari
Comboniani del Cuore di Gesù (MCCI) oggi sono complessivamente 1.702 (18
Vescovi, 1.252 sacerdoti, 266 fratelli religiosi e 173 studenti nell’ultima fase
di preparazione) sono presenti in 182 diocesi di 42 nazioni di Africa, Asia,
America Latina, Europa e Nord America. Operano nei contesti più diversi della
missione: prima evangelizzazione, periferie delle megalopoli, formazione degli
operatori pastorali, promozione degli indios e degli afroamericani, animazione
vocazionale, senza contare una forte presenza nel campo dei mass media.
L’attuale Superiore Generale, padre Teresino Serra, concludeva la lettera
ufficiale d’indizione del Capitolo con queste parole. “Il Capitolo Generale sarà
grazia se è un evento pentecostale. Dobbiamo, quindi, lasciare tutto lo spazio
allo Spirito perché ci illumini, ci parli e ci guidi”. I temi e i problemi che i
Capitolari dovranno affrontare sono, infatti, impegnativi e si centrano su due
domande sostanziali: Cosa significa essere missionari oggi? Qual è l’apporto che
la Chiesa Missionaria si aspetta dai Comboniani e dal loro specifico carisma? La
società di oggi non solo è religiosamente pluralista, incerta e confusa, ma vive
l’esperienza religiosa in contesti di guerra, violenza, migrazioni, tensioni
sociali, economiche e politiche. “La preghiera in preparazione al Capitolo apra
le porte a quello Spirito di Dio che ispirò, illuminò e confermò la missione di
Daniele Comboni”, concludeva la sue lettera p. Teresino: “Pieni di Spirito
Santo” (Atti 2,4), come gli apostoli della Pentecoste, sapremo sempre mettere
Dio e la missione al primo posto”. (S.L.) (Agenzia Fides 2/9/2009; Righe 35 –
Parole 473)
Buenos Aires
(Agenzia Fides) – Fervono gli ultimi preparativi nella Diocesi argentina di San
Martín in vista del II Congresso Missionario diocesano che si svolgerà sabato 26
e domenica 27 settembre presso il Collegio del Sacro Cuore. Come si legge in una
nota inviata all’Agenzia Fides, l’incontro ha per tema “Chiesa di San Martín,
sei discepola missionaria: Annuncia!” ed è rivolto “a tutti coloro che sentono
che Gesù li chiama per conoscerlo”. Le tematiche intorno alle quali sarà
incentrato il Congresso sono “Discepolo”, “Missionario” e “Sfide dell’annuncio”,
oltre alla presentazione delle conclusioni del III Congresso Missionario
Americano (CAM 3). Ad aprire i lavori sarà Mons. Guillermo Rodríguez Melgarejo,
Vescovo di San Martín, al quale seguirà l’indirizzo di saluto di don Osvaldo
Leone, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie dell’Argentina.
Nel pomeriggio di domenica 27 settembre, a conclusione del Congresso, si
celebrerà una Santa Messa di invio, con la quale si darà il via alla Missione
Continentale nella Diocesi.
A tale proposito,
i decanati della Diocesi hanno diffuso nei giorni scorsi alcune istruzioni del
Vescovo in merito alla Missione continentale, che ha tra le sue caratteristiche
“quella di educare le comunità parrocchiali nell’ottica di una missione
permanente”. “Nel caso del battesimo, non è realista presupporre che i genitori
e i padrini si assumano in maniera efficace l’educazione cristiana dei loro
figli”, perciò è necessario che ciascuna comunità parrocchiale “si faccia carico
di mantenere una relazione personale e assidua con le famiglie”, che desiderano
ricevere questo e gli altri sacramenti. “Nella misura in cui si vada espandendo
la coscienza missionaria in ciascuna comunità parrocchiale, si percepirà che il
mese di ottobre non è sufficiente per la missione, ma si dovrà passare ad una
missione di carattere permanente, affinchè i vincoli con le famiglie si
rafforzino, personalizzandosi in uno spirito di rispetto e gradualità
pedagogica” sottolinea Mons. Rodríguez Melgarejo. (GT) (Agenzia Fides 23/9/2009;
righe 23, parole 311)
Lima
(Agenzia Fides) – “Riflettere alla luce di Aparecida sulla visione e la missione
della Pastorale Sociale/Caritas nel continente, per rispondere, a partire dal
nostro essere Chiesa, alle sfide dell’epoca attuale, nel contesto della Missione
Continentale”. È questo l’obiettivo dell’Incontro tra Presidenti e Direttori di
Pastorale Sociale/Caritas dell’America Latina e dei Caraibi e della Caritas
Nordamericana, in corso dal 14 al 19 settembre presso il Centro di spiritualità
“Hermaise Paget” delle Suore del Sacro Cuore di Lima.
L’incontro, organizzato dal Dipartimento di Giustizia e Solidarietà (DEJUSOL)
del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM) e dal Segretariato della
Caritas Latinoamericana e dei Caraibi (SELACC), è stato inaugurato con una Santa
Messa presieduta dal Cardinale Julio Terrazas Sandoval, Arcivescovo di Santa
Cruz de la Sierra (Bolivia) e Presidente del Dipartimento di Giustizia e
Solidarietà del CELAM.
L’iniziativa – si legge in un comunicato del Dipartimento di Giustizia e
Solidarietà inviato a Fides – tiene conto del presente contesto in cui si trova
a vivere la Chiesa dell’America Latina e dei Caraibi ed intende riflettere,
“alla luce di Aparecida ed in chiave della Missione Continentale, gli attuali
temi sociali, politici, economici, culturali e religiosi che riguardano il
nostro popolo e che a loro volta richiedono un deciso impegno dei Discepoli
Missionari di Gesù Cristo”. Lo scopo principale è quello di individuare “azioni
di Pastorale Sociale” per rendere effettiva “l’opzione preferenziale per i
poveri, attraverso un attivo impegno per l’instaurazione del Regno della Vita,
dove vi è spazio per tutti”. (GT) (Agenzia Fides 16/9/2009)
Buenos
Aires (Agenzia Fides) – Come ogni anno, le Pontificie Opere Missionarie
dell’Argentina hanno celebrato in tutto il Paese, durante l’intero mese di
agosto, il “Mese dell’Infanzia e dell’Adolescenza Missionaria–IAM”. La Giornata
Missionaria Nazionale ha avuto luogo domenica 23 agosto, sul tema “160 anni di
amicizia con Gesù… seminando Vita in Argentina”.
La
ricorrenza di quest’anno ha rivestito un “valore singolare” si legge nel
Messaggio scritto per l’occasione dal Direttore Nazionale delle POM
dell’Argentina, P. Osvaldo Leone, inviato all’Agenzia Fides, proprio perchè si
sono commemorati i 160 anni di storia della Pontificia Opera della Santa
Infanzia, successivamente trasformatasi in IAM.
La
Giornata ha proposto “a bambini ed adolescenti di tutte le Diocesi un programma
di vita fondato sulla preghiera, sul sacrificio e su gesti concreti di
solidarietà, come cammino di formazione dei discepoli missionari di Gesù” e per
diventarlo “in una relazione di amicizia con i bambini e gli adolescenti del
mondo intero”.
“Sappiamo bene che questo impegno di missione e di solidarietà non si limita ad
alcune settimane o solamente al mese della IAM – ha scritto P. Leone –, ma si
estende a tutta la vita”. Per questo, occorre ancora una volta aprire gli animi
per “rispondere generosamente alle innumerevoli richieste di aiuto che ci
giungono dai paesi più poveri del nostro”.
Fortunatamente, “esistono storie bellissime di ragazzi che, per aiutare i loro
amici, si sono immedesimati nel dolore e nelle sofferenze di moltissimi altri
ragazzi come loro; per liberarli dall’obbligo della lotta, hanno rinunciato a un
gioco o ad un divertimento costoso; e per finanziare i libri del catechismo o
per costruire scuole in zone di missione si sono impegnati a realizzare
differenti forme di lotteria” scrive ancora il Direttore Nazionale. Quindi,
tutti sono chiamati a “partecipare a questo miracolo” ed è proprio “nei bambini
e negli adolescenti più bisognosi” – si legge ancora nel testo – che “possiamo
riconoscere il Volto di Gesù”, allo stesso modo in cui vissero “grandi
missionari come Francesco Saverio, Matteo Ricci, Charles de Foucauld, Madre
Teresa di Calcutta e tanti altri”.
“Le
necessità dei bambini del mondo sono tanto numerose e complesse – aggiunge P.
Leone – che nessuna rinuncia e nessun gesto di solidarietà, pur grande che sia,
basterebbe a risolverle. È necessario il sostegno di Dio”. A questo proposito,
il Direttore nazionale delle POM, ricordando che i membri dell’IAM hanno preso
l’impegno quotidiano di recitare un’Ave Maria perché riconoscono “che
l’efficacia della missione si trova anzitutto nella preghiera”, li invita a
perseverare “in questa grande pratica con un impegno rinnovato”.
A
conclusione del Messaggio viene ricordata la pratica del Rosario missionario,
con la decina “bianca” per l’Europa, “affinché sia capace di recuperare la forza
evangelizzatrice che ha generato tante Chiese”; la decina “gialla” per l’Asia,
“affinché brulichi di vita e di gioventù”; la decina “verde” per l’Africa,
“provata dalla sofferenza ma disponibile all’annuncio”; la decina “rossa” per
l’America, “promessa di nuove forze missionarie” e la decina “azzurra” per
l’Oceania, “che attende una maggiore diffusione del Vangelo”.
In
occasione del 160mo anniversario della Pontificia Opera dell’Infanzia e
dell’Adolescenza Missionaria in Argentina, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto
giungere a tutti membri la Sua Benedizione Apostolica attraverso un messaggio
firmato dal Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone. Rivolgendosi ai
bambini, agli adolescenti e agli animatori dell’IAM, il Sommo Pontefice li
“raccomanda fervidamente nella sua preghiera, chiedendo a Dio che questo evento
rappresenti un forte stimolo affinché si incrementi il loro ardore
evangelizzatore e siano sempre più discepoli autentici di Gesù Cristo”.
Nell’impartire con affetto la Benedizione Apostolica, “ricca di copiosi doni
celestiali”, il Papa conclude “invocando la materna intercessione di Nostra
Signora di Luján”. (GT) (Agenzia Fides 1/9/2009; righe 29, parole 416)
Toronto
(Agenzia Fides) – “Mission Today” il magazine pubblicato dalla Pontificia Opera
della Propagazione della Fede a Toronto (Canada), che è dedicato alla missione
universale della Chiesa, recentemente ha dedicato uno dei suoi servizi
all’importanza dell’Evangelizzazione attraverso i moderni mezzi di
comunicazione. In continuità con questo tema, secondo quanto comunica
all’Agenzia Fides il Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in
Canada–Toronto, Marie Deans, l’ufficio delle Pontificie Opere Missionarie di
Toronto ha lanciato la “World Mission TV”. L’iniziativa rientra nel piano di
aggiornamento del sito delle POM, che sarà effettivo in questo mese di
settembre, ma può già essere vista in internet, su Youtube.
World
Mission TV è nata per aumentare la consapevolezza dell’importanza della Giornata
Missionaria Mondiale, che si celebra nella penultima domenica di ottobre, quando
i cattolici in tutto il mondo sono chiamati in modo speciale ad unirsi nella
preghiera e nell’aiuto economico per sostenere l’attività missionaria della
Chiesa. Ogni video–giornale getta uno sguardo realistico sul mondo missionario.
Sfide e ritardi si alternano a momenti di ispirazione e di progresso, in modo
che il telespettatore possa seguire ogni vicenda missionaria profondamente
radicata nella fede. Le storie missionarie dell’Indonesia, della Tailandia, del
Pakistan, delle Filippine, del Malawi, del Perù e della Nigeria sono precedute
da due interventi introduttivi, che illustrano il background del lavoro
missionario in Canada e nella Chiesa universale. Delle indicazioni guida per
ogni servizio saranno presto disponibili per gli insegnanti che desiderano
utilizzarli con e per i loro studenti. (A:R.) (Agenzia Fides 3/9/2009; righe 18,
parole 242)
Londra
(Agenzia Fides) – Mercoledì 9 settembre, nella Cattedrale di Westminster,
l’Arcivescovo di Westminster e Presidente della Conferenza Episcopale di
Inghilterra e Galles, Mons. Vincent Nichols, presiederà una Concelebrazione
Eucaristica in occasione dell’adozione della nuova denominazione, “Missio”,
adottata dalle Pontificie Opere Missionarie inglesi (vedi Fides 9/6/2009).
Secondo le informazioni inviate a Fides dalla Direzione nazionale delle
Pontificie Opere Missionarie (POM), alla celebrazione prenderanno parte i
rappresentanti delle centinaia di migliaia di persone che nel corso di tanti
anni, hanno generosamente sostenuto le Pontificie Opere Missionarie nel sostegno
alle missioni. Ci sono infatti tante occasioni in cui la generosità dei
cattolici di Inghilterra e Galles ha potuto, attraverso le Pontificie Opere,
oggi Missio, toccare la vita di persone che non conosceranno mai.
In
tutto il mondo, e soprattutto con la rapida espansione della Chiesa in Africa e
in Asia, queste giovani Chiese che si trovano spesso a dover affrontare
difficoltà notevoli, hanno bisogno di un aiuto urgente. Attraverso sacerdoti,
religiosi, religiose e laici, Missio sostiene 194.855 scuole, 5.246 ospedali,
17.350 dispensari, 577 centri per la cura della lebbra e 80.560 progetti sociali
e pastorali. E’ l’unica organizzazione della Chiesa che sostiene tutte le 1.069
circoscrizioni ecclesiastiche missionarie, in tutto il mondo, a crescere ed a
svilupparsi.
Mons.
John Dale, Direttore nazionale delle POM (ora Missio) in Inghilterra e Galles,
ha sottolineato il cambiamento di denominazione con queste parole: “Missio, dal
latino mandare fuori, è una parole semplice, facilmente riconoscibile, che
esprime bene l’impegno per la missione affidata da Dio alla sua Chiesa. Questo
cambiamento di denominazione è stato accolto bene anche dai Vescovi di
Inghilterra e Galles. Il logo presenta la Croce al centro del servizio reso al
Vangelo. Il nuovo motto – “Sharing faith, giving life” (Condividendo la fede,
donando la vita) – esprime l’impegno vitale di Missio al servizio della Chiesa,
soprattutto dove la Chiesa è giovane o povera”. (A.R.) (Agenzia Fides 4/9/2009;
righe 25, parole 309)
Canberra (Agenzia Fides) – E’ una “partnership strategica” quella instaurata fra
“Catholic Mission Australia” (come sono denominate nel Nuovissimo continente le
Pontificie Opere Missionarie) e la Conferenza di Pastorale Giovanile delle
Scuole cattoliche, organismo che riunisce docenti, animatori e studenti degli
istituti scolastici cattolici disseminati sul suolo australiano. “Il legame e
l’accordo per operare insieme è parte del nostro ruolo primario, quello di
sensibilizzare e formare i fedeli cattolici australiani alla missione”, ha
sottolineato il laico Martin Teulan, Direttore Nazionale delle POM australiane.
In una
recente assemblea tenutasi a Canberra, oltre 140 educatori e operatori di
Pastorale Giovanile delle Scuole Cattoliche si sono riuniti e confrontati per un
tempo di formazione e di programmazione delle nuove attività.
La
presenza delle POM ha garantito l’inserimento di metodi, eventi, tematiche
legate all’evangelizzazione nei programmi di Pastorale Giovanile destinati agli
alunni delle scuole cattoliche di ogni ordine e grado. Tali eventi e programmi
saranno condotti tramite modalità e linguaggi tipicamente giovanili come
rappresentazioni teatrali, videoclip, iniziative musicali che rendano i giovani
protagonisti dell’evangelizzazione soprattutto verso i loro coetanei.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del nuovo progetto globale di Pastorale
giovanile presentato e diffuso dalla Chiesa australiana (vedi Fides 27/7/2009).
Le nuove linee guida nel settore sono state raccolte nel testo dal titolo
“Consacrati e inviati. Una visione australiana per la Pastorale Giovanile”, reso
noto durante il raduno annuale dei movimenti e delle aggregazioni laicali
australiane, che si terrà ogni anno nel giorno dell’anniversario dell’arrivo di
Papa Benedetto XVI a Sydney. Il grande evento della GMG di Sydney ha offerto
nuovi elementi e stimoli per la stesura del testo che parla di “gioventù come
dono da condividere e non come problema da risolvere”.
Ricordando che i giovani sono una parte importante della comunità cattolica
australiana, il nuovo progetto di Pastorale Giovanile è un insieme di strategie
educative per promuovere l’incontro tra i giovani e Gesù Cristo. (PA) (Agenzia
Fides 8/9/2009 righe 27 parole 273)
Washington
(Agenzia Fides) – Oltre 4.000 ragazzi e studenti sono attesi alla Basilica
nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington, per partecipare ad una Ora di
Adorazione eucaristica dei bambini di tutto il mondo, venerdì prossimo, 2
ottobre, primo venerdì del mese di ottobre e Giornata dell’Infanzia Missionaria.
L’informazione è stata inviata all’Agenzia Fides dalla Pontificia Opera
dell’Infanzia Missionaria degli Stati Uniti d’America e dall’Apostolato Mondiale
di Fatima di St.Paul/Minneapolis, che organizzano l’incontro. L’evento sarà
trasmesso in diretta dal canale cattolico EWTN (Eternal Word Television
Network), con inizio alle ore 10, e sarà trasmesso in 140 paesi. I ragazzi
reciteranno il Rosario Missionario in comunione con i loro coetanei di tutto il
mondo, dinanzi al Santissimo Sacramento.
Questa “Ora Santa
dei Ragazzi di tutto il mondo”, giunta alla settima edizione, costituisce una
opportunità per i bambini di “riunirsi dinanzi al Santissimo Sacramento, per
pregare per le loro famiglie e, in questo Anno Sacerdotale, ci saranno speciali
intenzioni di preghiera preparate dai ragazzi stessi, per i sacerdoti di tutto
il mondo” informa il comunicato dell’Apostolato Mondiale di Fatima. A presiedere
l’incontro di preghiera sarà l’Arcivescovo di New Orleans, Mons. Gregory Aymond.
Sarà presente anche il Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie
(POM) negli Stati Uniti, mons. John Kozar, il quale ha realizzato un video per
promuovere l’evento, disponibile sul sito You Tube delle POM. Le POM degli Stati
Uniti auspicano che i bambini del mondo possano ritrovarsi insieme e prendere
parte a questa Ora di adorazione nel primo venerdì di ottobre, giornata
dell’Infanzia Missionaria. (AR) (Agenzia Fides 30/9/2009; righe 17, parole 229)
Pontificie Opere
Missionarie
– AFRICA/ZAMBIA – L’Infanzia Missionaria celebra il 10mo anniversario della sua
presenza in due diocesi dello Zambia, Lusaka e Monze
Lusaka (Agenzia
Fides) – Il 12 settembre 2009, l'Arcidiocesi di Lusaka ha celebrato il 10 °
anniversario dell'Infanzia Missionaria nell’Arcidiocesi, che, a sua volta,
celebra il suo Giubileo d’oro, 50 anni di vita dedicata a trasmettere il dono
della fede. “Abbiamo celebrato con gioia, gratitudine e speranza che il dono che
abbiamo ricevuto e che continuiamo a condividere: il dono della nostra fede”
dice all’Agenzia Fides p. Bernard Makadani Zulu, Direttore Nazionale delle
Pontificie Opere Missionarie dello Zambia.
“Migliaia di bambini
hanno partecipato alla manifestazione. I bambini hanno riempito la Cattedrale di
Gesù Bambino che ha 6mila posti a sedere” dice p. Bernard. “L'anniversario è
stato un momento per i bambini di rinnovare il loro impegno. Essi rappresentano
infatti il tesoro della Chiesa. Essi amano la Chiesa, l’accompagnano, indicano
la strada della gioiosa generosità, ripongono in lei la loro fiducia e
consentono l'apertura di nuove vie di evangelizzazione nei confronti di coloro
che non hanno ricevuto la Buona Novella”.
Anche la diocesi di
Monze ha celebrato il 10 °anniversario dell’Infanzia Missionaria dal 24 al28
agosto. Il tema scelto per la riflessione era “Fatti prossimo”. “Anche a Monze
la partecipazione è stata numerosa” dice a Fides il Direttore Nazionale delle
POM dello Zambia. “È stato gratificante vedere i bambini indossare l'abito
raffigurante i colori del rosario missionario che rappresentano i vari
continenti, bianco per l'Europa, rosso per l'America, verde per l'Africa, blu
per l'Oceania, e giallo per l'Asia. Il rosario missionario è uno strumento molto
importante per la coscienza missionaria e l’animazione. Attraverso il rosario, i
bambini si uniscono ai figli di Dio in tutto il mondo, milioni di persone che
quotidianamente subiscono i danni della povertà, del dolore e dell'ingiustizia,
le innumerevoli persone a cui la Chiesa si rivolge, attraverso i suoi
missionari”.
“Insieme con Maria,
essi pregano perché la Buona Novella di Gesù possa essere proclamata e diventi
viva ovunque e per tutti. Mentre pregano un mistero del rosario per un
particolare continente, i bambini abbracciano nella fede e nella solidarietà
tutti i suoi popoli. Il Rosario Missionario ricorda ai bambini che non stanno
facendo un cammino da soli.
Il Direttore
Nazionale delle POM dello Zambia ricorda lo spirito che anima coloro che
aderiscono all’Infanzia Missionaria. “Lavoriamo tutti insieme per aiutare i
bambini a mantenere vivo e a diffondere il Vangelo. I bambini devono essere
missionari a casa, tra i loro amici, a scuola, rimanendo sempre pronti e aperti
agli orizzonti del mondo intero”.
La cura pastorale dei
bambini si articola in due modi, prosegue p. Bernard. “Il primo è l’educazione
missionaria e il secondo è la promozione della cooperazione missionaria con i
bambini di tutto il mondo. Attraverso questi servizi i bambini diventano agenti
della pastorale missionaria, ricevendo l'educazione missionaria e acquisendo lo
spirito missionario”.
“Sono molto felice di
far parte della Santa Infanzia. Felice di essere un missionario con loro! Felice
perché il futuro è luminoso, è nelle loro mani! Tra altri 50 anni, avremo
certamente una nuova Chiesa ancora più missionaria e ancora più radicata nella
vita di questi bambini. La fede dei bambini arricchisce la famiglia di Dio, con
la loro allegria e creatività. Infatti la Chiesa li abbraccia con gratitudine.
Che Dio benedica tutti i bambini missionari, i loro animatori e tutti coloro che
li sostengono e pregano per loro” conclude p. Bernard. (L.M.) (Agenzia Fides
17/9/2009)
Pontificie
Opere Missionarie – AMERICA/BOLIVIA –
“Non si può parlare di formazione missionaria se non vi è spazio per un incontro
con Gesù Cristo”: incontro di formazione per 80 animatori missionari e III
Incontro dei Segretari dell’Infanzia e dell’Adolescenza Missionaria del Cono Sur
Intanto, da
ieri, giovedì 24 settembre e fino a domenica 27, presso
Secondo suor
Cilenia Rojas, questo appuntamento vuole essere un momento di condivisione di
esperienze e di riflessione sull’attività dell’Infanzia Missionaria, ed in
particolare dell’Adolescenza Missionaria, nei riguardi della quale vi è “grande
preoccupazione”. La prima giornata di lavori ha registrato la presentazione
della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria in Bolivia da parte del
Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM), P. Eugenio
Scarpellini; sono inoltre previsti dei momenti per ascoltare le testimonianze
degli animatori e dei missionari adolescenti. Nella sua nota, inviata a Fides,
suor Cilenia Rojas fa sapere che l’incontro “manifesta il sentimento di
comunione e corresponsabilità presente nella Regione”. Infatti “le Chiese locali
che fanno parte del Cono Sur hanno più volte espresso la loro gioia per il
lavoro missionario sviluppato in Bolivia”. (GT) (Agenzia Fides 25/9/2009; righe
36, parole 500)
Khartoum (Agenzia Fides) – Ha suscitato forti perplessità la dichiarazione del
generale Martin Luther Agwai, comandante uscente della forza di pace mista
Nazioni Unite– Unione Africana in Darfur (MINUAD), secondo il quale la guerra in
Darfur è virtualmente conclusa. “Ad oggi, non direi che sia in corso una guerra
in Darfur. Dal punto di vista militare non c'è molto. Quello che abbiamo di
fronte sono al più problemi di sicurezza: banditismo, persone che cercano di
risolvere dispute per il controllo dell'acqua e dalla terra, a livello locale.
Ma la guerra vera, in quanto tale, penso che sia finita” ha affermato il
generale nigeriano, poco prima del passaggio delle consegne al suo successore,
il generale rwandese Patrick Nyamvumba.
Diversi
operatori umanitari che operano nella regione occidentale del Sudan hanno però
criticato la presa di posizione del generale, sottolineando come la situazione
umanitaria nel Darfur rimanga estremamente grave, anche a causa degli attacchi
contro i convogli di aiuti inviati dalla comunità internazionale.
Anche
Mons. Antonio Menegazzo, Amministratore Apostolico di El–Obeid, la diocesi
sudanese nel cui territorio rientra il Darfur, si è detto sorpreso per le
dichiarazioni dell’ex comandate della MINUAD. “Le parti in conflitto stanno
ancora cercando di giungere ad un accordo di cessate il fuoco. Non si può dire
che la guerra è finita. Sono stato davvero sorpreso di sentire la dichiarazione
del Generale Agwai” ha affermato Mons. Menegazzo all’Agenzia ENI.
“È vero
che la situazione nella regione è migliore di prima e non c'è quasi nessun
combattimento in questo momento, ma la guerra può ricominciare in qualsiasi
momento” ha aggiunto l’Amministratore Apostolico di El–Obeid, che ha
sottolineato che i Janjaweed (le milizie filo–governative responsabili di
atrocità contro la popolazione civile) “sono ancora lì e nessuno cerca di
fermarli”.
Vi sono
ancora 2 milioni e 700.000 abitanti del Darfur che vivono in campi per rifugiati
(su una popolazione di circa 5 milioni). Le organizzazioni umanitarie
internazionali denunciano la grave insicurezza provocata dalla diffusione del
banditismo, che impedisce ai convogli di aiuti di giungere in diverse località
della regione.
Sul
piano politico, la ribellione locale è divisa in almeno una ventina di gruppi e
ha perso buona parte della sua capacità militare. Gli Stati Uniti partecipano a
un’iniziativa diplomatica insieme a Libia ed Egitto, per unificare i 9 più
importanti gruppi di guerriglia al fine di creare un interlocutore credibile con
il quale il governo sudanese possa negoziare la pace. Il negoziato con il
governo di Khartoum è però condizionato dal mandato di arresto emesso dalla
Corte Penale Internazionale nei confronti del Presidente sudanese Omar Al
Bashir, accusato per i crimini contro l’umanità commessi nel Darfur. (L.M.)
(Agenzia Fides 3/9/2009)
Kampala
(Agenzia Fides) – Oltre 200 persone sono comparse di fronte al tribunale di
Kampala, in Uganda, con l’accusa di aver partecipato ai violenti scontri della
settimana scorsa, nei quali hanno perso la vita almeno una ventina di persone
mentre centinaia di altre sono rimaste ferite (vedi Fides 14/9/2009). Altre 400
persone saranno giudicate nei prossimi giorni.
Gli
scontri sono nati quando la polizia ha impedito ad un esponente del regno di
Buganda di recarsi nel villaggio di Kayunga, in un distretto a nord–est di
Kampala, per avviare i preparativi in vista di una visita del sovrano.
La
situazione sembra essere tornata calma ma i commentatori locali temono le
ripercussioni che questa fiammata di violenza potrebbe avere sulle elezioni
presidenziali del 2011. Il giornale locale “The Monitor” sottolinea che il
Presidente Museveni, al potere dal 1986, ha un complesso rapporto con i 4 regni
tradizionali, e in particolare con quello di Buganda (un territorio di 23mila
km2 nell’Uganda centrale). I regni tradizionali erano stati aboliti dal
Presidente Obote nel 1966, ma erano stati restaurati (con funzioni in gran parte
simboliche) da Museveni nei primi anni ’90. Questa decisione aveva fatto
guadagnare ampi consensi al Presidente tra la popolazione del regno di Buganda,
tanto che nelle elezioni del 2001, come ricorda The Monitor, Musevani ottenne il
72% dei voti nelle aree rurali del Buganda, contro il 52% delle circoscrizioni
urbane di Kampala, Wakiso e Mukono. Complessivamente il Presidente ottenne il
62% dei voti (oltre 3 milioni) nelle circoscrizione elettorali che comprendevano
il Buganda. Risultati simili furono registrati nelle elezioni precedenti (1996)
e in quelle successive (2006). Secondo il giornale ugandese, esiste dunque una
“relazione simbiotica” tra il Presidente e il Buganda che dura da 28 anni. Per 5
anni Museveni ha combattuto in un’area compresa nel regno di Buganda, prima di
riuscire a conquistare il potere. Una buona parte dei soldati del suo movimento
di guerriglia (National Resistance Army) erano di etnia Baganda, i cui 52 clan
formano il regno di Buganda, e sono la principale etnia del Paese (circa il 17%
della popolazione).
Questa
relazione si è deteriorata due anni fa quando sono diventate pressanti le
richieste del regno di Buganda di trasformare l’Uganda in una federazione
(“Federo”) nella quale i regni tradizionali detengono poteri reali e non solo
simbolici.
Sullo
sfondo rimangono altre questioni, come ad esempio lo sfruttamento delle risorse
petrolifere ugandesi, da poco iniziato, che si trovano nei pressi del Lago
Albert, in un territorio situato in gran parte nel regno di Bunyoro. Questo
regno è destinato a diventare l’epicentro dell’economia ugandese, una situazione
che se gestita in modo inappropriato rischia però di creare nuove tensioni.
(L.M.) (Agenzia Fides 15/9/2009)
Violenza –
AMERICA/BRASILE – Don
Ruggero Ruvoletto, missionario Fidei donum italiano, ucciso nella canonica della
sua parrocchia a Manaus
Manaus (Agenzia Fides) – Don Ruggero Ruvoletto,
missionario Fidei donum italiano di 52 anni, è stato ucciso intorno alle ore 7
di mattina (ora locale) di sabato 19 settembre, nella sua parrocchia dedicata al
“Sagrado Corazon de Maria” nel barrio Santa Etelvina, quartiere periferico di
Manaus (Brasile). Secondo le informazioni diffuse dalla diocesi di Padova, di
cui era originario don Ruggero, il diacono della parrocchia, sentiti gli spari,
è accorso e ha trovato il corpo senza vita di don Ruggero, inginocchiato vicino
al letto, con il capo reclinato, colpito alla nuca da un proiettile. Da
testimonianze raccolte sul luogo, pare che siano stati rubati una cinquantina di
Real (circa diciannove Euro), lasciando molto altro denaro nell’abitazione.
Don Ruggero
Rivoletto era nato a Galta di Vigonovo il 23 marzo
“Era un buon
sacerdote. Molto amato dalla comunità” ha detto alla stampa padre Danival de
Oliveira, dell’arcidiocesi di Manaus. Non appena appresa la notizia, centinaia
di persone si sono riunite presso la parrocchia, dove sono rimaste a lungo.
Celebrazioni di suffragio e momenti di preghiera e di riflessione si sono svolti
sia a Manaus che nella diocesi di Padova, dove è atteso il rientro del corpo del
sacerdote. (S.L.) (Agenzia Fides 21/9/2009)
Lahore
(Agenzia Fides) – “E’ una legge ingiusta che chiediamo al governo di revocare.
E’ il provvedimento in ultima analisi responsabile degli ultimi episodi di
violenza contro i cristiani pakistani. Per questo abbiamo lanciato, tramite la
Commissione Giustizia e Pace, una petizione e una raccolta di firme, che
presenteremo al Primo Ministro Raza Gilani. Dopo il massacro di Gojra, egli ci
ha già manifestato il suo parere favorevole all’abolizione, per tutelare
l’armonia religiosa nel paese. Speriamo, dunque, che qualcosa accada. Ma è anche
vero che la maggioranza dei musulmani conservatori sostiene fortemente questa
legge ed è contraria a rimuoverla”: è quanto ha spiegato, in un colloquio con
l’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Lawrence Saldanha, Presidente della Conferenza
Episcopale del Pakistan, commentando la situazione di gravi violenze e
intimidazioni che i cristiani stanno vivendo in Pakistan. L’ultimo, grave
episodio riguarda il giovane cristiano Robert Fanish, accusato e arrestato per
blasfemia, ucciso in carcere in quella che è stata definita “una autentica
esecuzione extra giudiziale”.
La
polizia carceraria che lo aveva arrestato ha parlato di “suicidio in cella”, ma
la comunità cristiana descrive il fatto come “omicidio programmato” e accusa
l’amministrazione locale di voler coprire i colpevoli.
La
Commissione “Giustizia e Pace” in seno alla Conferenza Episcopale ha parlato di
“negligenza da parte della polizia e del governo”, rifiutando di accettare la
tesi del suicidio. In un comunicato inviato a Fides, la Commissione domanda “una
inchiesta immediata per accertare i responsabili, con l’accusa di omicidio”.
“Questa legge sulla blasfemia, di continuo strumentalizzata, è una vera
catastrofe per le minoranze religiose”, nota la Commissione.
“Nelle
scorse settimane, sulla base di false accuse e circostanze simili, sono stati
attaccati insediamenti cristiani a Karachi e nella regione del Punjab. Ribadiamo
con forza la richiesta di abolire il provvedimento”, afferma il comunicato.
Secondo
gli ultimi dati forniti a Fides dalla Chiesa pakistana, negli ultimi 25 anni
sono circa 1.000 i casi di persone accusate ingiustamente di blasfemia, fra i
quali numerosi cristiani e membri di altre minoranze religiose, ma anche
musulmani. Almeno 30 persone sono morte e centinaia hanno sofferto molto per le
vicende di ingiusta carcerazione, emarginazione, perdita delle proprietà, in
seguito alle false accuse di blasfemia.
Per
“legge sulla blasfemia” si intendono, nel dettaglio, gli articoli 295, commi b),
c) e 298 commi a), b), c) del Codice Penale pakistano. Il Codice condanna
“quanti con parole o scritti, gesti o rappresentazioni visibili, con
insinuazioni dirette o indirette, insultano il sacro nome del Profeta”. Le pene
relative prevedono carcere duro, fino all’ergastolo e alla pena di morte. (PA)
(Agenzia Fides 16/09/2009 righe 29 parole 298)
Vocazione
–
ASIA/CINA – Le religiose di diverse congregazioni diocesane cinesi hanno emesso
i voti in questi giorni, alla vigilia della festa della Natività della Beata
Vergine Maria
Gui
Zhou (Agenzia Fides) – In vista della festa della Natività della Beata Vergine
Maria, l’8 settembre, diverse Congregazioni femminili diocesane cinesi hanno
celebrato solennemente la professione dei voti. Secondo le informazioni
pervenute all’Agenzia Fides, cinque religiose della Congregazione della Sacra
Famiglia della diocesi di Gui Zhou hanno emesso i voti perpetui domenica 30
agosto. Oltre mille fedeli hanno partecipato alla liturgia, insieme a 40
religiose della stessa congregazione, che è stata presieduta dal Vescovo
diocesano mons. Andrea Wang Chong Yi e concelebrata da 20 sacerdoti. Essendo una
zona etnica, erano presenti anche i fedeli di etnia tibetana, quindi alla fine
della celebrazione le religiose hanno anche ricevuto dai fedeli l’HaDa, una
fascia bianca che simboleggia l’omaggio nella cultura tibetana.
Mons.
Giuseppe Li Lian Gui ha presieduto nei giorni scorso la professione dei voti
perpetui di 7 religiose della Congregazione della Santa Speranza della diocesi
di Xian Xian. Nella stessa cerimonia 5 postulanti sono entrate tra le novizie,
20 religiose hanno rinnovato i voti temporanei ed altre religiose hanno
festeggiato 3 anni di professione dei voti perpetui. Inoltre la congregazione ha
invitato appositamente numerosi sacerdoti a condividere questo momento come
segno della celebrazione dell’Anno Sacerdotale. Secondo le Costituzioni della
Congregazione, il processo di maturazione della vocazione dura quasi 10 anni,
per garantire che la vocazione sia autentica e convinta. Nonostante questo lungo
periodo, non sono mai mancate le vocazioni, anzi, fioriscono sempre più
abbondanti. La congregazione conserva sempre la tradizione di emettere la
professione dei voti nei giorni vicini alla festa mariana. (NZ) (Agenzia Fides
08/09/2009 – righe 25, parole 257)
Roma
(Agenzia Fides) – Il 13 settembre, nel Santuario del SS Crocifisso di Boca (NO),
16 giovani del Noviziato dei Legionari di Cristo a Gozzano hanno emesso la loro
prima professione religiosa, a conclusione di un periodo di formazione durato
due anni. Dei 16 giovani che hanno emesso i voti religiosi, quasi tutti con
esperienze di apostolato in Italia nel Movimento laicale Regnum Christi dei
Legionari di Cristo, 4 sono francesi, 3 provengono dal Messico e 1 dalla
Polonia. Il numero maggiore è costituito dagli otto italiani provenienti da
diverse diocesi italiane. Dopo aver compiuto insieme la prima tappa di una
formazione spirituale fatta di preghiere, raccoglimento, lavoro, i 16 novizi
hanno deciso di proseguire nel cammino della vita religiosa che li condurrà al
sacerdozio Inoltre il 12 settembre si è svolta la cerimonia di consegna
dell’abito religioso dei Legionari di Cristo, a 15 giovani: 10 italiani, 2
francesi, 1 messicano, 1 croato e 1 congolese, che inizieranno così la prima
importante tappa di formazione spirituale per il loro futuro sacerdozio. (AP)
(15/9/2009 Agenzia Fides; Righe:12; Parole:177)
·
SUPER QUAESTIONES
Città
del Vaticano (Agenzia Fides) - Come i discepoli ai tempi di Gesù, anche noi oggi
facciamo fatica a credere e ad abbandonarci alla Sua onnipotenza; non sempre ci
rivolgiamo a Lui con quella fiducia schietta e semplice che dovrebbe
caratterizzare l’esistenza del vero credente in Cristo. Pur professando la
nostra fede nella Divinità di Gesù Cristo, sapendo che per Dio niente è
impossibile, siamo non di rado esitanti nelle nostre preghiere, e nel nostro
rapportarci a Gesù non “osiamo” abbastanza, come se tra Lui e noi ci fosse un
abisso.
Gesù,
che possiede un incommensurabile amore verso di noi, vorrebbe colmarci di Sé,
facendo sovrabbondare in noi la Sua vita divina. Noi, davanti a questo oceano
sconfinato di amore, invece di tuffarci ed immergerci in esso, siamo tentati di
restare sulla spiaggia, a scavare buche, accontentandoci di quella poca acqua
che vi troviamo.
Proprio
come ai tempi di Gesù: la gente lo ascoltava, gli passava accanto, vedeva i suoi
miracoli, ma quando si trattava di fare il passo decisivo della fede in Lui,
allora si voltava indietro e pochi erano quelli che restavano e lo seguivano.
Gesù è
venuto per donare a tutti il vero Amore, la salvezza, la liberazione dal male e
dal peccato, ma alla sua indicibile offerta, assolutamente gratuita, quante
volte l’uomo oppone resistenza!
Il
Vangelo ci testimonia che non c’è nessun miracolo che Gesù abbia rifiutato a chi
glielo chiedeva con fiducia, non c’è nessuna mano che si sia aperta a Lui e sia
restata vuota, non c’è nessun cuore che abbia cercato in Lui consolazione e sia
rimasto sconsolato... Gesù non respinge nessuno, tutti accoglie e,
instancabilmente, ripete ad ognuno l’invito di sempre: “venite a me, voi tutti
che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11, 28), “se qualcuno ha
sete, venga a me, e beva chi crede in me” (Gv 7, 37-38).
La
scorsa Domenica, la Liturgia della Parola ha attirato la nostra attenzione
sull’evento del sordomuto guarito da Gesù: “e gli condussero un sordomuto,
pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla,
gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando
quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: ‘Effatà’ cioè: ‘Apriti!’. E
subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e
parlava correttamente” (Mc 7, 32-35).
E’
interessante anche constatare che quel sordomuto non è andato da solo da Gesù ma
si è lasciato accompagnare: “gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli
la mano”.
Quante
volte avremmo bisogno dell’aiuto di discepoli del Signore, che ci aiutino a
nuotare nel “mare” di Gesù, a credere di più nella sua onnipotenza di grazia. E’
un grande dono della divina Provvidenza quello di incontrare tali cuori,
veramente aperti alla grazia di Dio, che, con la loro fede e testimonianza di
vita, ci incoraggiano ad andare da Gesù, ci “portano” da Lui, attirandoci con il
fascino di una vita spesa per Lui, di una gioia che non conosce eguali. Cuori
generosi che intercedono per noi presso il Padre per chiedergli quello che noi,
ancora, non osiamo sperare.
Che
bello sarà un giorno, in Cielo, rivedere i volti, lassù trasfigurati, di chi, su
questa terra, ci ha indicato, anche senza rendersene conto, il Volto di Gesù!
Questo Volto si nasconde dietro i tanti volti di chi lo testimonia, spesso con
piccoli segni dell’amore: un sorriso o uno sguardo pieno di comprensione, una
parola o un gesto di carità, un silenzio discreto o un consiglio disinteressato…
Anche il più piccolo dono è carico di eternità, quando lo si compie uniti a
Gesù!
E’
famosa la frase di Paolo VI sull’importanza dei testimoni: “l’uomo contemporaneo
ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa
perché sono dei testimoni” (Evangelii Nuntiandi, 41). Il testimone, con la sua
testimonianza di vita, ci “trasporta” da Gesù. Ad esempio, quanti “santi”
predicatori, con la loro parola e la loro vita, hanno guidato le anime, aperte
al soffio di grazia, ad incontrare Gesù e a fare, in tal modo, esperienza della
divina misericordia!
Dovremmo essere tanto riconoscenti a Dio per ogni “testimone” di Cristo che
abbiamo incontrato sul nostro cammino, da quando, mediante il battesimo, siamo
diventati figli di Dio. Egli, nella sua bontà, non ci fa mancare il sostegno di
tali anime che, però, dobbiamo avere l’umiltà di saper riconoscere quali
strumenti di grazia che ci “portano” da Lui!
Il
sordomuto, come il paralitico (cfr. Lc 5, 18-25), si è lasciato condurre da Gesù
da chi si fidava di Lui, da chi sapeva, per intuito di fede o per diretta
esperienza, che se si va da quell’Uomo non si resta a mani vuote.
Il
Signore Gesù prima di morire sulla Croce ci ha lasciato come nostra Madre la sua
stessa Madre (cfr. Gv 19, 25-27). Il 15 settembre celebreremo la memoria della
Madonna Addolorata e, così, ricorderemo e riaccoglieremo l’immenso dono
dell’affidamento che Gesù fece a noi della sua Santissima Madre. La Vergine
Maria ci porta infallibilmente a Gesù e se veramente confidiamo nella sua guida,
intorno a noi fiorirà il deserto, a partire dai nostri cuori!
“Santa
Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo, puro e trasparente come
l'acqua sorgiva. Ottienimi un cuore semplice che non indugi ad assaporare le
umane tristezze, un cuore magnifico nel donarsi, tenero alla compassione, un
cuore fedele e generoso che non dimentichi alcun beneficio e non serbi rancore
per nessuna offesa. Dammi un cuore umile che ami senza chiedere contraccambio,
felice di sparire in altri cuori sacrificandosi davanti al Tuo divin Figlio, un
cuore grande e indomabile che nessuna ingratitudine possa chiudere, nessuna
indifferenza possa stancare, un cuore tormentato dalla passione della gloria di
Gesù Cristo, ferito dal Suo Amore con una piaga che non guarisca se non in
Cielo. Amen”. (L. de Grandmaison) (Agenzia Fides 9/9/2009; righe 64, parole 980)
Città
del Vaticano (Agenzia Fides) - Con la ripresa dell’attività parlamentare
italiana, è stato riaperto il dibattito sul cosiddetto “testamento biologico”,
che noi preferiamo chiamare “testamento di vita”. Con esso si è messa nuovamente
in moto l’altalena degli equilibri (o degli squilibri) tra chi sostiene che
l’attuale disegno di legge sarebbe “troppo clericale” e chi, al contrario, lo
ritiene equilibrato e sufficientemente rispettoso dalla dignità umana.
Un
presupposto, prima di ogni altra riflessione, è da chiarire: legiferare sulla
vita è sempre qualcosa di estremamente complesso e delicato, mai sottoponibile
né a slogan politici né a emozioni sociali. Inoltre si è obbligati a tale opera
normativa unicamente dalle nuove circostanze tecnico-scientifiche permesse dalla
medicina e, soprattutto, dalle “tempeste di morte” che paiono abbattersi sul
nostro paese. Tempeste che è assolutamente urgente e doveroso arginare.
Qualunque Stato che non voglia divenire totalitario, deve accettare di essere al
servizio della persona ed espressione della società, quindi mai al dì sopra di
esse, in nessun caso, e sempre e solo a tutela dell’integrità e della dignità di
ogni essere umano. Lo Stato non è padrone della vita, la quale, per i credenti è
un dono del Creatore e per i non credenti è, e rimane comunque, un mistero. La
vita è “data” da altro e nessuno è all’origine né è autore della propria vita.
In tal senso, ne viene postulata l’assoluta indisponibilità a qualunque
arbitrio, primo tra tutti quello dello Stato.
L’unica
opera legislativa legittima, in tal senso, è quella tendente a difendere la
vita, a preservarne il valore assoluto ed indisponibile, a tutelarne la dignità,
a sostenerne lo sviluppo, anche e soprattutto laddove ci si trovasse di fronte
ad esperienze di “vita ferita” che, anche se non in grado di esprimersi
pienamente, è e rimane vita.
Noi, e
molti con noi, crediamo che prima di smettere di prendersi cura di chi ha più
bisogno, ci siano molte altre cose che l’uomo deve smettere di fare! Una società
che voglia dirsi civile ha il dovere ed il diritto di chiedere allo Stato, che
ne è espressione, di legiferare tenendo sempre fermo il principio del “favor
vitae”, per il quale la vita gode, e deve godere, del “favore della legge”
sempre e comunque.
Invece
di preoccuparsi di come permettere di uccidere impunemente le persone
sofferenti, la legge dovrebbe prevedere strutture adeguate per accogliere tali
persone, finanziamenti generosi a chi si occupa di loro, rinunciando anche ad
una professione ed alla propria stessa esistenza: ci sono padri e madri, sposi e
spose, fratelli e sorelle che trascorrono la vita accanto ai propri cari in
cosiddetto “stato vegetativo persistente” e che sono, spesso, abbandonati da
quello stesso Stato preoccupato più di come “liberarsi” dei problemi,
compiacendo una certa cultura nichilista, che di come concorrere almeno ad
accompagnarli, accogliendone e sostenendone anche economicamente le necessarie
implicanze.
Chi sa
davvero prendersi cura dell’altro, e dell’altro più bisognoso e sofferente,
merita la più grande attenzione e sollecitudine, non solo sociale e legale, ma
anche culturale, poiché vibrano in queste persone le energie migliori
dell’umanità, è questa la parte migliore dell’uomo: quella che, “dimentica di
sé”, direbbe san Paolo, è capace di amare e donare tutto, nel silenzio e nella
fedeltà.
Lo
Stato, ogni Stato, sia solo ed unicamente al servizio della vita, non se ne
concepisca mai padrone, anche per la propria sopravvivenza, perché ogni uomo
sano, tra lo Stato e la vita, sceglierà sempre la vita. (Agenzia Fides
10/9/2009, righe 40, parole 572)
Città del Vaticano
(Agenzia Fides) - Dal 4 al 25 ottobre si terrà in Vaticano la seconda Assemblea
Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi. Il Card. Francis Arinze, Prefetto
emerito della Congregazione per il Culto Divino e
Alla vigilia
dell’Assemblea Sinodale, l’Agenzia Fides ha chiesto al Card. Arinze, che è
originario dell’arcidiocesi di Onitsha, in Nigeria, di cui fu Arcivescovo prima
di essere chiamato in Vaticano, una sua considerazione sui temi centrali
dell'assise e sul posto che avrà l'evangelizzazione, anche in riferimento al
Sinodo del 1994.
“Il tema che è
stato scelto – “
Città
del Vaticano (Agenzia Fides) – In occasione della fine del mese del Ramadan (‘Id
al–Fitr, 1430 A.H./2009 A.D.) il Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso ha inviato come di consueto un messaggio augurale ai Musulmani,
firmato del Presidente del Pontificio Consiglio, il Card. Jean–Louis Tauran, e
dal Segretario, l’Arcivescovo Mons. Pier Luigi Celata. Il messaggio ha per tema:
"Cristiani e Musulmani: insieme per vincere la povertà".
“L’attenzione, la compassione e l’aiuto che tutti, fratelli e sorelle in
umanità, possiamo offrire a colui che è povero per ridargli il suo posto nella
società degli uomini, è una prova vivente dell’Amore dell’Altissimo, poiché è
l’uomo in quanto tale che Egli ci chiama ad amare e ad aiutare, senza
distinzione di appartenenza” è scritto nel messaggio. Viene quindi ricordato che
“la povertà umilia e genera sofferenze intollerabili; esse sono spesso
all’origine di isolamento, di ira, addirittura di odio e di desiderio di
vendetta. Ciò potrebbe spingere ad azioni di ostilità con tutti i mezzi
disponibili, cercando di giustificarli anche con considerazioni di ordine
religioso… È per questo che respingere i fenomeni di estremismo e di violenza
esige necessariamente la lotta contro la povertà attraverso la promozione di uno
sviluppo umano integrale”.
Il
messaggio cita poi l’Enciclica Caritas in Veritate, dove Benedetto XVI “mette in
luce, tra l’altro, la necessità di una ‘nuova sintesi umanistica’ (n. 21) che,
salvaguardando l’apertura dell’uomo a Dio, lo ricollochi ‘al centro e al vertice
di tutto quanto esiste sulla terra’ (n. 57).” Ed ancora l’omelia del Santo Padre
del 1° gennaio scorso, Giornata Mondiale della Pace 2009, dove distingueva due
tipi di povertà: una povertà da combattere ed una povertà da abbracciare. “La
povertà da combattere è sotto gli occhi di tutti: la fame, la mancanza di acqua
potabile, la scarsità di cure mediche e di alloggi adeguati, la carenza di
sistemi educativi e culturali, l’analfabetismo, senza peraltro tacere
dell’esistenza di nuove forme di povertà… La povertà da scegliere è quella che
invita a condurre uno stile di vita semplice ed essenziale, che evita lo spreco,
rispetta l’ambiente e tutti i beni della Creazione”.
Il
testo del messaggio sottolinea poi che, da parte dei credenti, la ricerca di
“soluzioni giuste e durature al flagello della povertà significa anche
riflettere sui gravi problemi del nostro tempo e, quando è possibile, impegnarsi
insieme per trovare una risposta. É necessario, in questo, che il riferimento
agli aspetti della povertà legati alla globalizzazione delle nostre società
rivesta un senso spirituale e morale, poiché condividiamo la vocazione a
costruire una sola famiglia umana”. L’origine del complesso fenomeno della
povertà si trova “nella mancanza di rispetto della dignità innata della persona
umana e ci chiama ad una solidarietà globale, per esempio attraverso l’adozione
di un ‘codice etico comune’.”
In
conclusione si evidenzia un aspetto positivo, “in diversi luoghi del mondo siamo
passati dalla tolleranza all’incontro, a partire da un vissuto comune e da
preoccupazioni condivise”, e si esprime l’auspicio che “il dialogo mobiliti le
forze vive di quanti sono in cammino verso Dio” in quanto “il povero ci
interpella, ci sfida, ma soprattutto ci invita a collaborare per una nobile
causa: quella di vincere la sua povertà!”. (S.L.) (Agenzia Fides 11/9/2009)
Città
del Vaticano (Agenzia Fides) – Sua Altezza Reale il Granduca Henri di
Lussemburgo, primogenito del Granduca Jean e della Granduchessa
Josephine–Charlotte di Lussemburgo, è stato designato come il vincitore del
premio intitolato al Cardinale Van Thuân. La Fondazione San Matteo, istituita
nel 2007 presso il Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace” “per continuare –
come si legge nello statuto di fondazione – a ricordare un eminente testimone
evangelico della fede, della speranza e della carità e un convinto assertore
della necessità di approfondire e di diffondere la dottrina sociale della
Chiesa, riconosce che la sua testimonianza cristiana costituisce un’eredita che
non può essere dispersa e che va fatta fruttificare”. Per questo il Cardinale
Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”,
ha sottolineato nella presentazione della cerimonia di consegna del premio, che
avrà luogo mercoledì 16 settembre presso il palazzo Colonna a Roma, che “il
Premio Van Thuân ripone tutto il suo senso nell’eredità umana e spirituale del
Cardinale Van Thuân. La sua sofferenza durante i tredici anni di ingiusta
reclusione nelle carceri vietnamite invita a vigilare affinché i diritti umani
vengano difesi e promossi e il cardinale Van Thuân, con la sua straordinaria
testimonianza di vita, insegna che, attraverso l’ autentica pace, il sincero
perdono, e la speranza viva e fedele al messaggio evangelico, si può lottare per
la difesa della dignità dell’uomo.”
Quest’anno la statuetta di san Matteo, simbolo del Premio, sarà consegnata al
Granduca Henri di Lussemburgo. Sposato da 28 anni con Maria Teresa Mestre, padre
di cinque figli, membro attivo della “Mentor Foundation”, creata sotto il
patrocinio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per vietare il consumo di
droghe tra i giovani, fondatore con la moglie della “Fondation Grand–Duc
Henri–Grande–Duchesse Maria Teresa” con scopi assistenziali e umanitari,
soprattutto il Granduca “vive concretamente i principi cattolici, in particolare
la difesa della vita e della libertà religiosa.”
Insieme
al Premio per insigni personalità, la Fondazione assegnerà anche il “Premio Van
Thuân–Solidarietà e Sviluppo”, che “si rivolge a Istituzioni, Enti, Associazioni
che svolgono progetti umanitari che operano in Paesi in via di sviluppo per la
difesa dei diritti umani, attraverso la promozione e la diffusione dei principi
evangelici, seguendo le linee guida della dottrina sociale della Chiesa.” A
differenza del Premio Van Thuân, il Premio Van Thuân–Solidarietà e Sviluppo, si
“caratterizza per un sostegno concreto alle opere che i progetti realizzano. Il
contributo in denaro è segno tangibile della vicinanza e dell’ attenzione della
Fondazione San Matteo affinché i progetti umanitari premiati, scelti tra
numerosi candidati, raggiungano lo scopo benefico prefissato.”
I
quattro vincitori di questo premio sono: la COMIS, un’associazione missionaria
per l’evangelizzazione e la crescita dei Paesi in via di sviluppo nata nel 1989
presso la Parrocchia Madonna di Fatima, a Salerno. Il progetto Alas, della
Fondazione “Caminos de Libertad” – creata nel 1997 dall’Arcidiocesi di Bogotá,
in Colombia – che vuole costruire un Centro che prevede 10 alloggi con cappella,
aule, laboratori di formazione per l’avviamento al lavoro, ambulatori e
consultori psicologici per i detenuti, gli ex–detenuti e le loro famiglie, con
un’attenzione particolare ai detenuti stranieri e i loro familiari. Lo “Skills
Development Centre for the Blind”, guidato da don Carlo Velardo, sacerdote
salesiano, che ha sede a Pakkred, Nont’Haburi, in Tailandia, e si occupa di
aiutare le persone non vedenti (vedi Fides 19/5/2006). Infine “Le Rocher”,
un’associazione – nata da un’intuizione di Cyril Tisserand, un giovane e
coraggioso uomo della Comunità dell’Emmanuele – che ha come obiettivo quello di
realizzare azioni educative e sociali al servizio della popolazione dei
quartieri delle città della Francia dove delinquenza, emarginazione e violenza
sono molto frequenti. (M.T.) (Agenzia Fides 16/9/2009; righe 27, parole 608)